giovedì 20 aprile 2017

Dossier Processionaria. Parola all’esperto di alberi e foreste Kevin Cianfaglione

La processionaria è il nome comunemente dato ad un fenomeno patologico degli alberi, causato dai bruchi di alcuni insetti dell’ordine dei lepidotteri (quello delle Farfalle e delle Falene). Esistono numerose specie di processionaria al mondo. Le più diffuse in Italia sono due, ossia la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea).
É tra gli insetti più distruttivi per le foreste perché riesce a defogliare interi alberi e persino vaste porzioni di bosco. Questi bruchi sono capaci cioè di privare di ogni foglia vasti tratti di boschi, durante il proprio ciclo vitale, nutrendosi di foglie e germogli. Causando facilmente a quel punto la morte degli alberi, in special modo riguardo alle conifere, che riescono a reagire peggio che le latifoglie a questi attacchi. Le piante molto colpite da tale fenomeno appartengono alla famiglia delle Pinaceae, ma sono altrettanto colpiti anche ciliegi, altre specie di Prunus, le varie specie di quercia, e gli evonimi. Le larve svernano in gruppi molto numerosi di centinaia di individui, protetti dentro dei nidi costruiti con fili sericei da esse prodotti e imbottiti dai loro peli caduti e dai loro escrementi. Preferiscono rami nelle posizioni meno folte e più assolate. Durante le giornate invernali più miti, le larve escono dai loro ripari per nutrirsi degli aghi. A fine inverno, inizio primavera, scendono al suolo in fila indiana, formando le tipiche processioni per poi interrarsi a qualche cm di profondità, dove completano la loro metamorfosi, trasformandosi dapprima in crisalidi e poi in insetto alato. Il taglio dei rami delle piante infette, deve essere fatto con perizia, attenzione e parsimonia. Esso difatti può avere una certa utilità se effettuato quando le larve sono tutte ancora nei bozzoli, prima della loro discesa a terra. I tagli devono essere realizzati con le dovute modalità, in modo da non compromettere la stabilità, la salute e la struttura delle piante, facendo inoltre, particolare attenzione ad asportare meno vegetazione possibile, in modo da evitare di favorire successivi attacchi di processionaria, aprendo la chioma e fornendo condizioni più calde e soleggiate che sono l’ideale per le larve.
bruco di Processionaria
Le larve di processionaria sono ricoperte di peli urticanti che si ritrovano anche nei nidi (bozzoli), questi possono creare dermatiti se vengono massicciamente in contatto con la pelle o le mucose. Il danno da contatto è condizionato anche dalla diversa sensibilità delle persone, si possono avere infiammazioni e reazioni allergiche anche acute. Le persone più esposte sono dunque gli operatori. Anche per questo motivo, gli interventi di disinfestazione vanno fatti da personale preparato ed equipaggiato. Il periodo più pericoloso si colloca indicativamente tra la fine del mese febbraio a la fine del mese di aprile, quando cioè le larve lasciano i nidi per scendere a terra. Il rischio diviene più insignificante a partire da maggio. Basta fare le giuste attenzioni ed essere informati, per ridurre praticamente a zero i rischi per persone e animali al seguito. Il problema principale, causato dalla presenza di processionaria, è la psicosi dilagante che si genera nella popolazione e nelle amministrazioni dei territori. In fondo, un bosco o un albero dovrebbero essere considerati con meno pericoli potenziali di quelli di una città, anche se affetti da processionaria. Così come per gli animali è più facile avere problemi a causa di trappole o esche avvelenate che non per la processionaria. Quello delle processionarie, sia sulle conifere che sulle latifoglie, è un problema forestale molto sentito anche dalla popolazione comune, tanto da essere oggetto di studio e di prove per cercare i rimedi più adeguati. Le infezioni di processionaria sono ricorrenti, con anni molto intensi ed annate blande o asintomatiche, soggette cioè a fluttuazioni d’intensità, con picchi massimi che si manifestano, mediamente, ogni 5 – 7 anni.
Ad oggi le lotte più praticate sono di vario tipo, come da quella balistica, a quella biologica, meccanica, proattiva. Questi rimedi sono tutti molto semplici ed efficaci. Va però precisato che non sono mai rimedi duraturi, poiché il problema può riproporsi di anno in anno. Le infezioni vengono facilitate se gli alberi sono debilitati (per via del’inquinamento, di danni alla chioma o alle radici) ma anche dai tagli forestali, dagli sfoltimenti, dalle pulizie e dalle potature (più forte è l'impatto di queste attività e peggio è). Queste attività infatti influiscono negativamente in 2 modi: direttamente e indirettamente. Direttamente poiché a seguito di queste attività si producono ambienti più caldi e assolati, più adatti alla processionaria. Indiretti poiché queste attività stressano, debilitando le piante, favorendo così ulteriormente le condizioni per l’infezione. Inoltre, le pulizie e gli sfoltimenti del bosco, spesso eliminando la crescita di nuove piante, eliminano anche quegli individui che potrebbero selezionarsi naturalmente come più resistenti alle svariate infezioni dei vari agenti patogeni e parassitari. Ogni soluzione tra quelle esposte ha delle peculiarità, ma nel contempo delle difficoltà di applicazione, per via dei costi o della carenza di personale specializzato. Sicuramente i consigli meno fondati e meno seri sono quelli che riguardano l’abbattimento ad hoc o il non piantare conifere. Ciò non risolverebbe mai il problema e le processionarie non attaccano solo pini o conifere. Le lotte più semplici da effettuare sono quella meccanica (asportazione delle porzioni di rami nei tempi e nei modi congrui) e quella proattiva. Nel primo caso è però necessario ricorrere a personale, formato ad hoc, che possa così agire al meglio e meno invasivamente possibile. L’ultima invece consiste nella installazione di trappole (anche fatte in casa) per catturare e impedire che le lave possano scendere a terra e terminare il loro ciclo.
una trappola per processionarie fatta con una bottiglia di plastica
Questo animale è sicuramente un insetto contro cui lottare e verso cui fare molta attenzione. Anche se occorrerebbe entrare nell’ottica e nella logica della convivenza o meglio della tolleranza, uscendo dall’illusione (erronea) dell’estirpazione totale. Questo è possibile con una educazione ambientale, riflessioni e attività mirate, senza alimentare fobie, allarmismi e psicosi. 
In fondo questi insetti fanno anche parte delle naturali dinamiche della selezione naturale e della rinaturalizzazione dei rimboschimenti, svolgendo un lavoro ecologico gratuito e molto graduale per quelle superfici dove si sia deciso di ri-naturalizzare i rimboschimenti. Le processionarie non hanno agguerriti nemici naturali (l'Upupa, uccello che se ne ciba, è una specie protetta, ma gli esemplari diminuiscono) anche se un bosco sano riesce ad ospitare varie specie che possono assurgere in qualche modo al ruolo di antagoniste alle processionarie che possono fare e fanno una buona parte del lavoro di contenimento del problema. Quelli che seguono sono i  nemici naturali:

S
t
a
d
i
o
Uova
Ooencyrtus pityocampae
Lepidottero - insetto
Baryscapus servadei
Ephippiger ephippiger
Larve
Erigorgus fermorator
Lepidottero - insetto
Phryxe caudata
Nidi invernali
Xanthandrus
comtus
Dittero Sirfide predatore
Parus major
Crisalidi
Upupa epops
Upupa Uccello
Villa brunnea
Coelichneumon rudis
Bisognerebbe coinvolgere le amministrazioni comunali, e la popolazione verso lotte mirate per la salvaguardia del patrimonio arboreo e forestale: urbano, selvatico e agreste. Comprendendo nel discorso anche le note coniferaie da rimboschimento. In questo ultimo caso, la difesa delle coniferaie significa l’evitare che questi boschi possano evolversi verso altri tipi forestali, o che essi possano essere lasciati sparire a causa dei tagli per il legname, secondo la stessa logica usata per altri habitat seminaturali come avviene talvolta per conservare i prati secondari.
Non dimentichiamo che i rimboschimenti, al di la della xenofobia vegetale sono formazioni che rappresentano un grosso valore storico, culturale ed ambientale, ed ecosistemi secondari dal notevole valore paesaggistico, ecologico, idrogeologico ed antropologico. Conservando sia specie native, che altre specie minacciate di estinzione o in condizioni critiche nei loro ambienti di origine (conservazione ex-situ).
Ringraziamo il dott. Kevin Cianfaglione, botanico, ecologo, paesaggista, esperto di alberi e foreste, per averci concesso di pubblicare questo articolo pubblicato su: EA 2219 Géoarchitecture, UFR Sciences & Techniques, Université de Bretagne Occidentale; Brest, France.
Bibliografia essenziale
Cianfaglione K., 2014 – L’importanza degli alberi e del bosco. Cultura, scienza e coscienza del territorio. (A cura di Cianfaglione K., e Di Martino V.). , Trento, Temi Ed., II Voll.
Holden C., Ostlere L., 2003 – Eczemi e dermatiti da contatto. Torino, SEEd Ed.
Longo C., Marziani G., 2006 – Biologia delle piante. Forme e funzioni elementari. Milano, Utet Scienze Mediche Ed.
Moriondo F., Capretti P., Ragazzi A., 2006 – Malattie delle piante in bosco, in vivaio e delle alberature. Bologna, Pàtron Ed.
Pignatti S., 1982 – Flora d’Italia. Bologna, Edagricole Ed. III Voll.
Pirone G., 2015 – Alberi arbusti e liane d’Abruzzo. Nuova edizione, Penne (PE), Cogecstre Ed.

Ringraziamo Maria Trozzi per il consenso a pubblicare il testo liberamente tratto. https://report-age.com/2016/05/03/dossier-processionaria-parola-allesperto-di-alberi-e-foreste-kevin-cianfaglione/

venerdì 14 aprile 2017

"Lettera ai ragazzi del Sud" di Franco Arminio.

I bambini del Colle foto degli anni '50. I ragazzi di oggi non ci sono.........

una poesia da CEDI LA STRADA AGLI ALBERI

di Arminio
Lettera ai ragazzi del Sud
Cari ragazzi,
abitate da poco una terra antica,
dipinta con le tibie di albe greche,
col sangue di chi è morto in Russia, in Albania.
Avete dentro il sangue il freddo delle navi
che andavano in America,
le grigie mattine svizzere dentro le baracche.
Era la terra dei cafoni e dei galantuomini,
coppole e mantelle nere,
era il Sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina,
un pezzo di lardo.
Ora è una scena dissanguata,
ora ognuno è fabbro della sua solitudine
e per stare in compagnia si è costretti a bere
nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra,
tra una faccia e l’altra.
Tutto è spaccato, squarciato, separato.
Sentiamo l’indifferenza degli altri
e l’inimicizia di noi stessi.
Uscite, contestate con durezza
i ladri del vostro futuro:
sono qui e a Milano e a Francoforte,
guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo.
Siate dolci con i deboli, feroci con i potenti.
Uscite e ammirate i vostri paesaggi,
prendetevi le albe, non solo il far tardi.
Vivere è un mestiere difficile a tutte le età,
ma voi siete in un punto del mondo
in cui il dolore più facilmente si fa arte,
e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.
Non lo fate per darvi arie creative,
fatelo perché siete la prua del mondo:
davanti a voi non c’è nessuno.
Il Sud italiano è un inganno e un prodigio.
Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.
Pensate che la vita è colossale.
Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

Si ringrazia Franco Arminio per l'utilizzo del suo testo.

mercoledì 12 aprile 2017

I SENTIERI RIPRISTINATI DI LUCOLI

Sentiero che collegava la Frazione di Santa Croce a Tornimparte: era divenuto impraticabile da moltissimi anni.
Il tessuto sentieristico del territorio di Lucoli è costituito da una fitta rete di percorsi che, si estende verso le frazioni collinari ed oltre, spaziando dai confini con il Comune di Tornimparte verso la Piana di Campofelice.
Questi sentieri hanno costituito, nel passato, un'importante trama di vie di comunicazione tra le frazioni del Paese ed i paesi limitrofi, nonché tra la città di l'Aquila stessa e i paesi vicini. Attualmente, anche a causa della costruzione delle strade carrozzabili, dello spopolamento e della notevole trasformazione del paesaggio collinare, tale realtà offre un insieme di percorsi che, alle quote più basse, attraversano ambienti caratterizzati prevalentemente dallo sfruttamento in termini insediativi; salendo di quota, il paesaggio invece muta radicalmente fisionomia, caratterizzato da ambienti sempre più naturali. Tutti i sentieri necessitavano di manutenzione: la natura li stava in alcuni casi cancellando.
L'Amministrazione Comunale, con l'aiuto di volontari, ha realizzato nel corso di un anno alcuni interventi di manutenzione consistiti principalmente in: sfalcio dell'erba, decespugliamento e taglio di rami, pulizia del piano di calpestio.
Questi sentieri potrebbero essere utilizzati da residenti e turisti per escursioni, o anche soltanto per brevi passeggiate non lontano da casa.
Sarebbe ottimo, a completamento dell'opera, aggiungere alcune azioni migliorative per la fruizione dei sentieri stessi, predisponendo un piano di segnaletica di indicazione verticale ed orizzontale, la dislocazione di attrezzature di arredo (quali panchine e tavoli rustici in legno).
La foto precedente e quella che segue illustrano il lavoro di pulizia fatto. Importanti sono stati i lavori di ripristino del sentiero limitrofo al Bosco di Santa Croce (appartiene all'Istituto per il Sostentamento del Clero) che è popolato da alberi che risultano nell'area già dal 1600, per i quali la nostra Associazione ha richiesto lo stato di "alberi monumentali" (nel 2011 ad oggi senza risposte). E' probabile che il nome Lucoli derivi proprio da questo "Lucus" cioè bosco. 
Questo sentiero era interrotto in più punti e non si usava da tantissimi anni.
Altro sentiero ripristinato è quello in località Fonte Nova.
Località Fonte Nova  dalla Beata Cristina fino a all'Abbazia di San Giovanni lo stato del sentiero prima e dopo
Altro sentiero ripristinato in località Funtizzola (dalla Chiesa della Beata Cristina si snoda verso i MAP del Colle).

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2017 Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, per favorire l’ambiente e, proprio per questo, ci fa piacere riportare questa notizia che riguarda una parte del bellissimo territorio di Lucoli.
Ci piace anche che ci sia stato un percorso partecipativo sulla manutenzione del territorio: una collaborazione tra cittadini e Amministrazione.
Ci riferiscono che Angelo Properzi sia stato un grande animatore del lavoro di ripristino di alcune porzioni bonificate utilizzando l'escavatore del Comune, un grazie particolare anche a lui da tutti noi entusiasti della natura.

lunedì 3 aprile 2017

Ottavo anniversario del terremoto del 2009 al Giardino della Memoria

Veduta del Giardino della Memoria del sisma del 2009 dall'alto - Foto R. Soldati
L'ottavo anniversario: che riguardi un accadimento passato felice oppure luttuoso è di fondamentale importanza ricordare l'evento. E' per questo che nella notte tra il 5 ed il 6 aprile, da quando è stato realizzato il Giardino della Memoria di Lucoli, si accendono le fiammelle delle candele sotto i nomi delle vittime del sisma d'Abruzzo del 2009.
Foto di R. Mikucionyte

Durante la notte le fiammelle hanno ricordato le vittime del 6 aprile 2009
Il nostro presente, infatti, è costituito anche da ciò che abbiamo vissuto in precedenza. 
La nostra memoria è custode di ricordi importanti che ci guidano lungo il cammino della nostra vita: ci fanno da faro, ci rammentano gli errori, ci insegnano le lezioni, sono in grado di liberare emozioni e pensieri: NoiXLucoli Onlus ha affidato la memoria al Giardino, un “luogo comune”, capace di tenere insieme la pluralità del ricordo delle persone senza camicie di forza o linguaggi troppo monolitici. Vi vivono alberi da frutto, non alberi qualsiasi, ma di frutta antica, piante che debbono essere recuperate in biodiversità e che lasciano il segno della vita che va avanti, oltre la morte.
Il Giardino della Memoria di Lucoli è uno spazio silenzioso e contemplativo che apre verso il paesaggio. Un Giardino, un luogo dell'intimità, inserito tra le montagne, un luogo di contemplazione bellissimo: il giusto tributo per ricordare tutti i giorni, con la natura, chi perse la vita il 6 aprile del 2009.

Domenica 9 aprile 2017 il Parroco ricorderà le vittime del sisma durante la messa all'Abbazia di San Giovanni Battista.
La celebrazione del 2016 al Giardino della Memoria - Foto F. Moretti

lunedì 27 marzo 2017

UNA GIORNATA DI LAVORO: I FIORI DI IRIS SBOCCERANNO A GIUGNO

Il vivaista Sebastiani fa il solco per posizionare i bulbi

Schiena rotta........ e tante grazie ai volontari
I sacchetti di bulbi di Iris Hollandica comprati in Olanda

I bulbi posti nel terreno
Ne abbiamo piantati 1000 e ne sarebbero serviti di più..........
Ringraziamo tutti gli amici che sono venuti a lavorare sabato.

Questo il risultato finale che ci attendiamo.


Le specie di Iris hollandica sono piante ibride in grado di produrre una quantità davvero numerosa di fiori dalle colorazioni accese e brillanti. Sono piante ideali per realizzare bordure, aiuole, giardini rocciosi, per abbellire o realizzare fioriere e anche come fiori recisi. I fiori possono assumere colorazioni differenti: dal giallo al bronzo, dal blu al bianco. Esistono anche specie bicolori, di particolare bellezza ed eleganza. I petali non presentano alcun tipo di profumazione. Quando la pianta cresce, la forma dei petali appare come una piccola cresta di gallo. 

Ulteriori informazioni su: Iris hollandica - Iris hollandica - Bulbi - Iris hollandica - Bulbi https://www.giardinaggio.it/bulbi/iris.asp#ixzz4cVhEe618

giovedì 23 marzo 2017

"Che l'uomo si serva abitualmente della bellezza, che la bellezza diventi il nostro pane quotidiano"

Quelle del titolo sono le parole di LUIS BARRAGÀN l'architetto-ingegnere messicano amico di Clemente Orozco e Diego Rivera, due figure chiave dell'arte messicana e internazionale.  Barragan realizzò il JARDINES DE PEDREGAL a Città del Messico.

Questa citazione è come un faro: NoiXLucoli Onlus insegue la bellezza attraverso la natura ed è per questo motivo che dedica le sue energie al Giardino della Memoria di Lucoli (AQ) per arricchirlo e renderlo più bello nel tempo e soprattutto "parlante", con fiori, colori e frutti nelle varie stagioni dell'anno.
In occasione dell'ottavo anniversario del sisma del 2009 il Giardino si arricchirà di 1.000 bulbi della specie "Iris Hollandica" che saranno piantati lungo il perimetro del terreno che custodisce il Giardino della Memoria.

Il genere Iris racchiude circa duecento specie di piante della famiglia delle Iridacee, il cui fiore è comunemente conosciuto anche con il nome di Giaggiolo. Il nome del genere deriva dalla parola greca Iris che significa arcobaleno.
Nella mitologia greca, era personificato dalla dea Iris, messaggera velocissima degli ordini celesti, soprattutto di Era, che consegnava agli dei e agli uomini scendendo e risalendo gli arcobaleni dal Monte Olimpo a terra e nelle profondità terrestri e marine.
L'Iris simboleggia la fede e la speranza ma anche il desiderio di trasmettere un messaggio dove si danno buone o cattive notizie, per fare gli auguri in generale e in particolare a chi sta per iniziare qualcosa d'importante, è per questo motivo che lo abbiamo scelto per confermare il messaggio che da anni vogliamo testimoniare con questo monumento verde di Lucoli.
Nonostante la sua bellezza e il suo aspetto abbastanza riconoscibile, l'Iris è stato spesso confuso con il Giglio. La specie che cresce in Francia, ad esempio, che compariva sullo stemma dei re d’oltralpe, altro non è che un Iris. La storia narra che Luigi VII, combatté una battaglia, in cui ne uscì vittorioso, su di un campo completamente ricoperto da questo fiore, così da farne il suo emblema. Da quel momento in poi il popolo lo soprannominò fleure de Louis ossia Fiore di Luigi, ma a causa della pronuncia contratta diventò ben presto fleur de lys, ovvero Fiore di Giglio.
Continuando nella simbologia di questo fiore possiamo scrivere che nella religione cattolica, per la sua forma, l’iris è associata al mistero della Trinità. Il fiore presenta lo stelo eretto, su cui si ergono i tre petali del fiore ed, a volte, tre foglie e tre boccioli, che richiamano questo significato di natura mistica e trascendentale.
L’iris è legata anche alla Vergine Maria ed è simbolo dell’Immacolata concezione. Nelle raffigurazioni dell’Annunciazione, soprattutto nei Paesi Bassi, in luogo dei gigli appare l’iris bianca che, per la forma slanciata delle sue foglie, viene anche considerata una premonizione dei dolori della Vergine alla quale, secondo Luca, “una spada trafiggerà l’anima”. E nei paesi di lingua tedesca l’iris è chiamata “giglio a spada”. In alcune rappresentazioni della natività, l’iris azzurro o blu è il fiore che tengono in mano i pastori che si recano ad adorare la Vergine e il Bambino. 
Ricchi di un significato religioso e laico sono anche i vari colori dei fiori di iris. 
Quelli del Giardino saranno di colore viola e significano “sapienza”, virtù legata alla terza persona della Trinità, lo Spirito Santo, che viene anche definito “Spirito di Sapienza e di Intelligenza”. Tra l’altro l’iris blu simboleggia una grande fede, nell’Ottocento era considerata simbolo di un sentimento ipocrita, che svaniva senza lasciare traccia. Ma essendo un fiore “blu” era considerato anche simbolo dell’impossibile, un raffigurazione del centro che richiama il Graal.
Proseguendo nella iconografia di questo fiore riportano che il sognare l’iris indichi coraggio e saggezza, il suggerimento di prendere maggiore consapevolezza di sé, ad aumentare l’autostima, la fiducia nelle proprie possibilità. Quando si sognano di iris in tutte le sfumature di colore significa che si desidera far emergere alcuni aspetti nascosti della propria personalità. Non dimentichiamo che iris significa “arcobaleno”, cioè una realtà fatta da tante sfumature di colore che bisogna far emergere e armonizzare per vivere una vita piena ed appagante.
Altra curiosità: l’Iris con il crisantemo e la peonia è un fiore nazionale del Giappone. Specificatamente: essendo primaverile, l’iris (shohu) è sinonimo di rinascita, di purificazione e protezione. Le sue foglie vengono usate per il bagno (protezione del corpo contro le malattie e dagli spiriti maligni), poste sui tetti delle case (protezione contro le influenze negative dall’esterno e contro gli incendi), il fiore è addirittura coltivato sui tetti di paglia delle case.
Il 5 maggio in Giappone è il giorno dell’iris, i giapponesi fanno il bagno d’iris per assicurarsi tutti i vantaggio della sua simbologia.
Gli Iris del Giardino appartengono alla specie Hollandica e fioriranno a giugno. La messa a dimora con i nostri soci è prevista per sabato 25 marzo 2017.
1889 - Iris di Vincent van Gogh.

venerdì 17 marzo 2017

Giardino della Memoria di Lucoli iniziano i lavori di mantenimento per il 2017

Fare volontariato in un piccolo territorio, è una cosa rischiosa. È come giocare in fondo a un pozzo. 
Si nasce per uscire, per vagare nel mondo. Il paese ti porta alla ripetizione. In paese è facile essere infelici. I progetti di sviluppo o interesse locale devono tenere conto di questo fatto: perché in paese non c’è progetto, c’è ripetizione e diffidenza.
In un certo senso il paese ti mette nello schema dell’oltranza e non in quello della brevità. 
Per i nostri soci è stato difficile provare ad essere innovatori, ideando il Giardino della Memoria del Sisma del 2009 (di alberi.... poi..., ce n'erano tanti). 
Mela rossa d'estate del Giardino della Memoria
Ci siamo confrontati con due blocchi di pensiero, quello dei "ripetenti" e quello degli "scoraggiatori" militanti. Spesso le due figure sono congiunte, nel senso che lo scoraggiatore è per mestiere abitudinario, non cambia passo, continua a scoraggiare, è appunto un militante. Più difficile essere militanti della gratitudine, della letizia, della costanza e del donarsi agli altri.
È come se la natura umana in paese fosse più contratta, non riuscisse a diluirsi, non ci si mischia poi con i "non residenti" ai quali in gran parte appartengono i nostri soci. 
Con queste premesse, ben declinate dallo scrittore Franco Arminio e che condividiamo, come si fa ancora a cercare di portare avanti progetti di volontariato locale, come si fa a non arrendersi? 

Noi il territorio lo abbiamo scelto anche se talvolta lo subiamo. 
Siamo arrivati da fuori, dopo il terremoto, con un piglio e una disponibilità diversi, promuovendo la bellezza e l'apertura e speriamo che il tempo ci dia ragione. Abbiamo provato a suscitare dinamiche contrarie allo spopolamento: abbiamo cercato di agitare le acque, perché pensavamo ad una comunità ruscello e non una comunità pozzanghera.
Il Giardino della Memoria del Sisma, un monumento verde donato a tutta la comunità, voleva anche essere il cuore pulsante di nuove idee, centrate sul ricordo e su un progetto botanico di frutti antichi, sono passati sette anni ed è ben vivo, rivelandosi uno dei luoghi antropoformizzati più belli di Lucoli. 
Il Giardino della Memoria del Sisma - Foto Roberto Soldati
Noi non abbiamo mollato e curiamo le piante del Giardino con sempre rinnovato interesse e risorse private (che sono scarse per tutti). Ogni anno in prossimità dell'anniversario del sisma apportiamo qualche innovazione o realizziamo migliorie.
Ieri abbiamo iniziato a prepararlo per la primavera con le potature, le concimazioni e togliendo le protezioni invernali.
L'ulivo proveniente da Gerusalemme, a ricordo dello tzunami del Giappone, viene scoperto

La potatura degli alberi
Quest'anno metteremo a dimora 1.000 rizomi di Iris Hollandica (è una pianta perenne alta fino a 65 cm, con un rizoma sotterraneo nodoso che ogni anno emette nuove foglie e scapi fiorali. I fiori sono appariscenti generalmente di colore viola scuro. Fiorisce a giugno. Vive bene nei luoghi montanilungo il perimetro del Giardino le fioriture abbelliranno ulteriormente il luogo, i rizomi si inselvatichiranno.

mercoledì 8 marzo 2017

LA GRAZIA DI ESSERE FRAGILI

The Grace of Being Fragile 

di Franco Arminio

Like the fissure that crosses a house hit by an earthquake, placeology is the fissure of impatience that crosses me. Without an earthquake, placeology would not make any sense. My first book is titled Viaggio nel cratere (“A trip into the crater”), and maybe this should have been the title of all my other books as well. They all continue that book—for I never left that crater. More than a crater, it feels like a uterus. And I am inside it, with my body and with my place (paese) inside my body, with my place and my body inside my place. The fissure won’t close. Writing fertilizes it, and so I become a farmer of the fissure, the manager of my discontent. I use the intimate side of my fissure as I say these things. In these very days, I used the other side—the civil one—to write up a proposal for an area of Basilicata. There, the mayors appointed me as technical spokesman. There, I was called to indicate the expected outcomes, the actions to achieve these outcomes, the ways to check these outcomes, the timescale to achieve them. After you’ve kept your tongue in check for a few days, after you’ve kept the brakes on, finally comes the tongue I like—the tongue moving downhill, the body crashing into the page. Placeology, then, is like scattered limbs after a huge accident: here an arm and a foot, there the heart, there the spleen. In such a text, it doesn’t make much sense breaking writing into paragraphs, paragraphs themselves don’t make any sense, and tables and charts even less so. I could say that I just went to the bathroom after five days of constipation, and, before I started writing, I thought that nothing would be like it was before, I thought that my tongue would take another path, and even the discourse on placeology would take another tack. I even had some coffee. Today it is as if I feel committed to contribute to collective despair. The place (paese) is a pledge: those who stay there must be either moderately or very unhappy. There are no other possible conditions. The placeologist doesn’t live in the place, he crosses it, he moves through it even as he stays put: moving through is placeology’s natural condition. Passing by and gazing, a sort of voyeurism of the outside world. I don’t live inside the world, I spy on it. The world is beyond the window. And if the world is inside, I am outside. A feeling of fragility comes from this implacable exile. I often speak of community, and I put a lot of energy in creating what I call “Temporary Communities,” but then I am the first to admit I am not able to live in them. I don’t even live in this text, I unroll it like a carpet. All of a sudden, the carpet is finished and I haven’t covered anything; the only thing that remains is the time I’ve spent unrolling it. And here comes the issue of death, which is, after all, the typically placeological issue. This morning, as I was getting dressed, I thought that sooner or later we all die. It’s a very common thought—and still, it was different from the same thought I had so many times. It wasn’t a dark or trembling thought, it was a somewhat dull thought, the premise for a yawn rather than a panic attack. I’ve triggered this intensity by thinking of my own death, but it’s not a given that this formula always works. It might be that sometimes death doesn’t heat the soul, and so not even writing makes any sense. For words, in that case, don’t help me frighten death or dilute it; they only help me pass the afternoon. And here comes a sublime definition of placeology: everything that helps you pass the afternoon in a place. The critical time is between 4 and 6 pm. Today every minute looks critical to me—even every second—but this is another story. For me the afternoon is the time of chocolate, the time when my happiness pays me a visit and I welcome it with open arms. There are people that tell others about how they became good and beautiful and luminous. These people send encouraging messages to the world. Recently, I have also tried to send encouraging messages; I have tried to say that a place in the Italian South can be a wonder. It’s something I can only say to people that live far away from places. The day before yesterday the landscape between San Mauro Forte and Craco looked like a mystical landscape to me. I’ve taken pictures of lonely trees on ploughed hills. I had the feeling that that landscape was everything to me. Nobody passed by. And I was inside a church, I crossed it in my car—but it was a church. Placeology offers this kind of illumination—not frequently, but still sometimes. I spent two perfect hours, I took nice pictures, I loved each and every one of those trees—and they loved me back. I will visit them when it’s sunny, I’d like to have a photo-exhibit about the loneliness of the Basilicata trees. Rarely do people give me such a beautiful feeling as the one that came three days ago from these Basilicata trees. People point out, clarify, add, they pull you from one side, they drag you, leave you, people make and unmake deals with your presence and your absence, they speak with silence and with words. Trees have the same code of silence as the dead—I’m talking about winter trees. I love summer canopies less. In canopies everything can hide. I love to see the branches, to see how they scratch the air, and breathe the air that has been hurt by branches. I don’t know when the things I am talking about will cross with the grace of being fragile. I certainly don’t know the opposite condition: the poverty of being strong.

Now, I like the way this writing is going. My job is to draw up words, I am confident that a hint of placeology will appear between the lines, above or below words, on their back or belly, words have their back turned to the sky, they stretch out, with their belly on the floor. Each writing is a raft placed on the paper’s terra firma. The grace of placeology lies in being a dry shipwreck. Or in that, from one page to the next, you pass from being a castaway to being dried-out. Placeology doesn’t talk about places, but about those who cross them, it talks about the creatures that live in places, but its gaze is not an asserting one, it doesn’t require any supplementary analysis. It’s a quick look, a short walk with friends, a temporary proximity. I don’t know how and when this writing is going to end, I am not telling a story, nor am I describing a place, I am just doing placeology, that is, I am writing down words and it’s up to me to decide when to stop. Outside, there’s the January sky. The dead lay in the graveyard, my son is whistling, the electrical wires are lit by a beam of sun, the snow on the rooftops sometimes reveals a tile. I am saying too much, and still I am not quite able to get close to a saying as a pure saying, as a pure being in the world of words. Placeological writing doesn’t push you anywhere, and when it does it, it does it by way of approximation, it does it for lack of a better way of doing it. Writing is not to hit reality, it’s to move toward reality and dodge it at the very last moment. Readers must see this jolt. It takes agility to write well, it’s a job for gymnasts. Think of workouts with trestles. You stay on the apparatus in order to avoid it. Maybe something similar also happens with love. It’s not lying in or on one another, it’s dancing toward one another, the beauty of dancing consists in concentrating the movement’s width within a minimum possible space. I embrace you, I hold you—and still some room remains, we feel free, we don’t suffocate. Intimacy and distance are a beautiful intertwinement to manage a territory as well as to live in a place or a love story, to write a poem or a piece of prose. Those who are simply mutually intimate or distant, fly as if with one wing only. Maybe one can only fly with one wing, but it must be made of two half-wings, the wing of distance and the wing of intimacy. The concepts of placeology are few. I’ve just described one of these. Another one is that of choral autism. We’re in the oxymoron’s heart. Community as a heap of autistic ruins, autistic ruins as the only possible community. Solitude and company are like the faces of a Möbius strip, where inside and outside ceaselessly change their sign. It’s the same for the algebra of affects, too. You add, and you find yourself with a minus, you subtract and find yourself with a plus. And so, to save the places of inner Italy you don’t have to think about adding, you don’t have to think of them as places where something is missing—something we must put there. Each place is a text. A place can be a tale or a poem, it can be a novel or an aphorism. You have to work with the rule of language more than with those of politics. A place must be helped to live in its language, to grow in its word or its silence, to become more and more translucid, eloquent. You have to work on society, you have to create laws for the people, you have to leave the places alone. A place is a mythical body, a mystical body that cannot be wrapped in the shroud of actuality. You have to leave this body its own dust, its own light. Placeology doesn’t love shroudings, it rather has to do with scraping and leaves pipes and wires in view. Here lies the grace of exposing oneself, of being exposed. And here lies the fragility of this grace, too.


(Translation by Serenella Iovino)
Lucoli's Abbey - Roberto Soldati photo
Si ringrazia lo scrittore Franco Arminio per aver potuto fruire del suo testo.

lunedì 27 febbraio 2017

UN APPUNTAMENTO DA NON PERDERE SABATO 4 E DOMENICA 5 MARZO 2017

L'Associazione Movimento Zoè organizza la 7a fiera mercato dellaneoruralità; è nata nel 2008, da anni si occupa di educazione attiva, salvaguardia ambientale, turismo sostenibile, agricoltura sociale e promozione di eventi culturali ed artistici attraverso linguaggi creativi e modalità partecipate e innovative. 
La mission dell’associazione è quella sostenere la visione neo-rurale affinchè coloro che approcciano adesso alla ruralità possano farlo tenendo conto della salvaguardia delle risorse, del rispetto e valorizzazione dell’ambiente naturale, delle tradizioni e della cultura locale. I suoi membri hanno una formazione peculiare in qualità di “animatori della Rural Social Innovation” in quanto operano alla creazione di un network locale che aderisca ai principi della eco-sostenibilità quale base per lo “sviluppo” delle risorse economiche, sociali e culturali locali. Attualmente Movimento Zoè gestisce il Centro Informazioni del Parco di Sulmona (AQ) ma sta per aprire, in collaborazione con l’Ente Parco, un laboratorio permanente sulla eco-sostenibilità finalizzato a favorire le pratiche eco-sostenibili legate all’autoproduzione, con aule laboratoriali appositamente allestite e a disposizione della comunità locale. 
"SULMONA (L'AQUILA) - Oltre 70 artigiani, agricoltori e casari, laboratori didattici per adulti e bambini, dibattiti e tavole rotonde con al centro progetti e concrete esperienze di vita delle montagne e delle aree interne abruzzesi in via di spopolamento, ma che sono ancora miniere di bellezza e ricchezza capaci di futuro, in cui tanti giovani tornano o vogliono restare a vivere.
Questo ed altro propone l'edizione 2017 della "Fiera della NeoRuralità- Scambio Semi", che si svolgerà sabato 4 e domenica 5 marzo, all'interno dell'Abbazia di Santo Spirito al Morrone di Sulmona (L'Aquila).
Contenuti e obiettivi della Fiera, giunta alla settima edizione, e che l'anno scorso ha visto la partecipazione di oltre 3 mila visitatori, da tutto il bacino del centro Italia, sono stati illustrati in conferenza stampa da Franco Iezzi, presidente del Parco Nazionale della Majella e dagli organizzatori della manifestazione: Ass. Movimento Zoè, Civiltà contadina e il movimento NeoRurale.
Ha subito spiegato Roberta Viggiani: "La Fiera è una Festa ma anche un momento di incontro e confronto tra realtà NeoRurali esistenti che da tempo provano a darsi un'organizzazione per operare un reale cambiamento socio-economico. Sarà infatti questo l'obiettivo delle tavole rotonde e dei lavori del movimento NeoRurale che seguiranno la Fiera".
NeoRurale è un modo per descrivere, continuano gli organizzatori, chi torna alla terra fondendo tradizione ed innovazione. Chi vede nella NeoRuralità una concreta opportunità per se stessi, le proprie famiglie e le comunità locali. Coraggiosi, onesti, rispettosi...ma anche...determinati, competenti, imprenditori.
Ha aggiunto Massimo Moca: "Per noi la Fiera è uno spazio in cui confrontarsi con un diverso approccio allo sviluppo, che rivolge attenzione verso la salvaguardia e la rivitalizzazione del territorio, ma anche verso l'innovazione. Un luogo fisico e simbolico dove incontrarsi, conoscere e riconoscersi. Un appuntamento ormai fisso per le comunità rurali della regione che ogni anno si afferma sempre di più come contenitore di realtà ed esperienze che dal basso si adoperano per un migliore rapporto tra natura ed essere umano, per un ripopolamento consapevole e moderno delle aree interne".
Durante la due giorni, sabato dalle 15.00 alle 20.00 e domenica dalle 10.00 alle 20.00, cuore dell'evento saranno come sempre lo scambio dei semi, il mercato contadino ed artigianale, con alimenti di nicchia, tipici e naturali, come solo per citarne alcuni, pecorini a latte crudo, pane di grano solina, aglio rosso, salumi di maiale nero, rare varietà di legumi, farine, patate e ortaggi, prodotti nei territori di confine, che soprattutto nell'agricoltura e nella zootecnia sostenibile possono trovare una rinnovata linfa vitale.
Un mercato che diventa anche un momento di trasmissione della conoscenza della civiltà delle montagne, grazie alle dimostrazioni gratuite da parte degli artigiani del legno, della pietra, della lana, dei segreti dei loro mestieri, antichi di secoli, e tramandati di generazione in generazione.
E poi le tavole rotonde: in programma sabato a partire dalle 15.30 "Primi semi", dedicata all'educazione dei piccoli, ovvero alle scuole pubbliche, d'ispirazione montessoriana, steineriana e home-schooling. E "Semi di Esperienze", momento dedicato alla condivisione di realtà e progetti NeoRurali, tra cui le esperienze delle Brigate della Solidarietà attiva, progetti legati alla coltivazione della canapa, altro da scoprire.
Domenica alle 10.30 in programma invece "Semi e Custodi", tavola rotonda sulla salvaguardia delle semenze autoctone e delle filiere locali in Abruzzo, con la proposta di costituzione di una rete diffusa di Custodi NeoRurali. E "Semi di Cambiamento", una riflessione condivisa su nuovi modelli di polis, di città di transizione, sulle concrete esperienze delle cooperative di comunità.
Sarà poi possibile partecipare ai laboratori per bambini, e non solo, su espressività e movimento (ContaKids), sull'uso creativo di materiale naturale e di riuso (Storia di uno spaventapasseri) e di tessitura a telaio (Facciamolo insieme).
Saranno presenti stand di editoria locale e associazioni che offrono servizi in campo ambientale, sociale e di turismo sostenibile. Nella giornata di domenica infine, concerti itineranti del Gruppo Incanto, e dei CadiCanPo, con il loro vasto repertorio di tarantelle raccolte lungo i tratturi.
Ancora, visite guidate nelll'antica Abbazia Morronese e ai suoi spazi museali a cura delle guide della Sovrintendenza dell'Aquila e percorsi del gusto e degustazioni a cura delle Guide del Gusto – Aq."
http://www.parcomajella.it/?alto_contrasto=1%3Fvideo%3DzYBnYLZxde8%3Fvideo%3DpU8otAzFark
INFORMAZIONI
0864/251863 – 333/4722342 (Roberta Viggiani) – 349/5700857 (Caterina Palmucci) - info@movimentozoe.com
Noi parteciperemo ci vediamo lì.....

lunedì 20 febbraio 2017

ASSEMBLEA ANNUALE STRAORDINARIA DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA: NoiXLucoli Onlus è federata ed ha partecipato ai lavori.


Si è svolta ieri a Roma l'Assemblea straordinaria della Federazione volta anche ad approvare la modifica all’art. 1 dello Statuto, come richiesto dal Ministero dell’Ambiente, nella formula seguente: 
È costituita un’Associazione con la denominazione “Federazione Nazionale Pro Natura”, indipendente, apartitica e senza fini di lucro, con sede in Torino, riconosciuta con decreto ministeriale del 20 febbraio 1987, composta di Organizzazioni associate suddivise in: 

c. Associazioni federate;
d. Associazioni aggregate;
L'Associazione ha durata indeterminata e si scioglie nei casi previsti dalla legge italiana e dal presente Statuto. Il logo che contraddistingue l’Associazione è allegato al presente Statuto e ne costituisce parte integrante. L’ordinamento interno dell’associazione è ispirato a principi di democrazia ed uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, all'osservanza del principio dell'equilibrio e dell'uguaglianza di genere, in ossequio a quanto dettato dall'art. 51 della Costituzione Italiana e dal “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna” art. 6 L.246/2005 e dal Dgls. 198/2006. Tali principi vengono osservati con particolare riferimento all’elettività delle cariche associative, all’esercizio del voto individuale ed all'effettività del rapporto associativo.
Secondo gli indirizzi del Ministero, infatti, è stato previsto che ogni direttivo nazionale e regionale, pena la non validità, si debba dotare di un ragionevole numero di cariche direttive a componenti di sesso femminile secondo il principio di equilibrio in genere, come da Costituzione (art.51) e dall’art. 6 della legge n. 246/2005 e da D.lgs 198/2006“.



Il Presidente Nazionale di Pro Natura il Professor Mauro Furlani


giovedì 16 febbraio 2017

Paolo Nespoli: “Ecco come porterò tutti voi nello Spazio”

Paolo Nespoli e i suoi colleghi partiranno a maggio per la Stazione spaziale internazionale: pronta anche una nuova app, #Spac3, per seguire passo passo la missione.


Manca poco alla partenza di Paolo Nespoli, l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa), che rimarrà per sei mesi a bordo della Stazione spaziale internazionale
Nelle prossime settimane Nespoli sarà in viaggio tra l’Italia, la Germania, la Russia, gli Stati Uniti e il Giappone per ultimare i preparativi di Vita, la terza missione di lunga durata dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).
Paolo Nespoli ha adottato un albero di Pero a Giardino della Memoria di Lucoli
Ricordiamo Nespoli con amicizia per aver adottato un albero del Giardino della Memoria di Lucoli.
Oltre ad avere a disposizione i social network più tradizionali, Nespoli potrà servirsi di nuovi strumenti e iniziative per rendere sempre più condivisa la sua esperienza in orbita, che ci permetteranno di seguirlo passo dopo passo nella sua avventura e di interagire a colpi di foto e flash mob. Infatti, nelle prossime settimane sarà disponibile una nuova app gratuita (per Android e iOS), chiamata #Spac3, che permetterà agli utenti di scattare foto su argomenti specifici, come la vita sulla Terra, la salute e le città sostenibili, sovrapponendole alle immagini spaziali che Nespoli pubblicherà sui social, in un flusso continuo di immagini visibili sul web.
Va ricordato, tra l’altro, che Nespoli è stato il primo europeo a twittare direttamente dallo Spazio, inviandoci foto mozzafiato del nostro pianeta. "Il riscontro che ho avuto è stato molto forte e mi ha permesso di sentirmi più legato alla Terra: è stato bello condividere e leggere i tweet di risposta prima di andare a dormire", racconta con entusiasmo l’astronauta. “Quando ero ragazzino e vedevo gli astronauti sulla Luna", l’app è stata presentata il 14 febbraio al Museo della scienza e della tecnologia di Milano, durante un incontro con gli studenti, ed è stata realizzata dall’Esa con Asi, insieme a Michelangelo Pistoletto, autore del logo della missione. “La scienza e l’arte, nei tempi antichi, sono sempre andati mano nella mano”, ha spiegato Nespoli “poi pian piano hanno preso strade divergenti ma quello che stiamo cercando di fare è riportarle insieme perché non solo è corretto e giusto ma nell’unione di queste cose alla fine si riesce ad arrivare sempre più lontano, come stiamo cercando di fare: portare la scienza nello Spazio, portare l’arte e portare tutti noi”.
Paolo Nespoli intervistato nella scuola di Lucoli
Tratto da WIRED: https://www.wired.it/scienza/spazio/2017/02/15/nespoli-preparativi-lancio/