lunedì 20 febbraio 2017

ASSEMBLEA ANNUALE STRAORDINARIA DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA: NoiXLucoli Onlus è federata ed ha partecipato ai lavori.


Si è svolta ieri a Roma l'Assemblea straordinaria della Federazione volta anche ad approvare la modifica all’art. 1 dello Statuto, come richiesto dal Ministero dell’Ambiente, nella formula seguente: 
È costituita un’Associazione con la denominazione “Federazione Nazionale Pro Natura”, indipendente, apartitica e senza fini di lucro, con sede in Torino, riconosciuta con decreto ministeriale del 20 febbraio 1987, composta di Organizzazioni associate suddivise in: 

c. Associazioni federate;
d. Associazioni aggregate;
L'Associazione ha durata indeterminata e si scioglie nei casi previsti dalla legge italiana e dal presente Statuto. Il logo che contraddistingue l’Associazione è allegato al presente Statuto e ne costituisce parte integrante. L’ordinamento interno dell’associazione è ispirato a principi di democrazia ed uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, all'osservanza del principio dell'equilibrio e dell'uguaglianza di genere, in ossequio a quanto dettato dall'art. 51 della Costituzione Italiana e dal “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna” art. 6 L.246/2005 e dal Dgls. 198/2006. Tali principi vengono osservati con particolare riferimento all’elettività delle cariche associative, all’esercizio del voto individuale ed all'effettività del rapporto associativo.
Secondo gli indirizzi del Ministero, infatti, è stato previsto che ogni direttivo nazionale e regionale, pena la non validità, si debba dotare di un ragionevole numero di cariche direttive a componenti di sesso femminile secondo il principio di equilibrio in genere, come da Costituzione (art.51) e dall’art. 6 della legge n. 246/2005 e da D.lgs 198/2006“.



Il Presidente Nazionale di Pro Natura il Professor Mauro Furlani


giovedì 16 febbraio 2017

Paolo Nespoli: “Ecco come porterò tutti voi nello Spazio”

Paolo Nespoli e i suoi colleghi partiranno a maggio per la Stazione spaziale internazionale: pronta anche una nuova app, #Spac3, per seguire passo passo la missione.


Manca poco alla partenza di Paolo Nespoli, l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa), che rimarrà per sei mesi a bordo della Stazione spaziale internazionale
Nelle prossime settimane Nespoli sarà in viaggio tra l’Italia, la Germania, la Russia, gli Stati Uniti e il Giappone per ultimare i preparativi di Vita, la terza missione di lunga durata dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).
Paolo Nespoli ha adottato un albero di Pero a Giardino della Memoria di Lucoli
Ricordiamo Nespoli con amicizia per aver adottato un albero del Giardino della Memoria di Lucoli.
Oltre ad avere a disposizione i social network più tradizionali, Nespoli potrà servirsi di nuovi strumenti e iniziative per rendere sempre più condivisa la sua esperienza in orbita, che ci permetteranno di seguirlo passo dopo passo nella sua avventura e di interagire a colpi di foto e flash mob. Infatti, nelle prossime settimane sarà disponibile una nuova app gratuita (per Android e iOS), chiamata #Spac3, che permetterà agli utenti di scattare foto su argomenti specifici, come la vita sulla Terra, la salute e le città sostenibili, sovrapponendole alle immagini spaziali che Nespoli pubblicherà sui social, in un flusso continuo di immagini visibili sul web.
Va ricordato, tra l’altro, che Nespoli è stato il primo europeo a twittare direttamente dallo Spazio, inviandoci foto mozzafiato del nostro pianeta. "Il riscontro che ho avuto è stato molto forte e mi ha permesso di sentirmi più legato alla Terra: è stato bello condividere e leggere i tweet di risposta prima di andare a dormire", racconta con entusiasmo l’astronauta. “Quando ero ragazzino e vedevo gli astronauti sulla Luna", l’app è stata presentata il 14 febbraio al Museo della scienza e della tecnologia di Milano, durante un incontro con gli studenti, ed è stata realizzata dall’Esa con Asi, insieme a Michelangelo Pistoletto, autore del logo della missione. “La scienza e l’arte, nei tempi antichi, sono sempre andati mano nella mano”, ha spiegato Nespoli “poi pian piano hanno preso strade divergenti ma quello che stiamo cercando di fare è riportarle insieme perché non solo è corretto e giusto ma nell’unione di queste cose alla fine si riesce ad arrivare sempre più lontano, come stiamo cercando di fare: portare la scienza nello Spazio, portare l’arte e portare tutti noi”.
Paolo Nespoli intervistato nella scuola di Lucoli
Tratto da WIRED: https://www.wired.it/scienza/spazio/2017/02/15/nespoli-preparativi-lancio/

mercoledì 1 febbraio 2017

I CAVALLI DI CAMPO FELICE RECUPERATI DICIOTTO ESEMPLARI

Sono stati recuperati ieri dai proprietari i cavalli che stazionavano sulla piana di Campo Felice in prossimità dei resti dell'elicottero del 118 caduto.
Per catturare gli animali sono intervenuti uomini della Polizia, dei Carabinieri, della Forestale e dell'ANAS. Sono state anche usate le motoslitte.
I cavalli catturati sono stati 18 su 21: tre giovani equidi sono fuggiti alla cattura e saranno recuperati in seguito dai proprietari.




Questi cavalli vivevano al gelo, affamati e minacciati dai lupi.

Ricordiamo che dovrebbero essere una sessantina che si erano divisi in tre gruppi: quelli recuperati erano in prossimità dell'Hotel Vecchia Miniera, ce ne sono altri sul Monte Cefalone ed altri presso l'uscita dell'autostrada a Tornimparte. 
I corpi molto magri,  la tristezza negli occhi liquidi. 
C'è stata sinergia tra le Istituzioni, Forze di polizia, Autorità locali ed Associazioni per gestire contemporaneamente al meglio sia l'applicazione delle misure giudiziarie, sia le operazioni di cattura.
I proprietari sono rientrati in possesso dei cavalli, dei quali non si erano curati per diversi mesi non foraggiandoli ed accudendoli, riteniamo che in queste situazioni gli animali dovrebbero essere inviati in custodia giudiziaria ad Associazioni autorizzate dando a loro il compito di trovare affidatari in modo da non farli finire in macelleria visto che si è ignorata la loro sofferenza: si chiuderebbe il cerchio con un doppio positivo risultato, la punizione del reato e il futuro benessere degli animali sottratti a quel destino.
Ci auguriamo che il Prefetto continui a monitorare il fenomeno che, nella quasi totalità dei casi ha finito tante volte per essere ignorato a Lucoli, andando ad aggravarsi con il passare del tempo e diventando drammatico in presenza di circostanze atmosferiche estreme quali ad esempio la neve di questo periodo.
http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0004520.pdf
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/11/carne-di-cavallo-essere-animali-no-alla-macellazione-sai-cosa-ce-dietro/1151591/

lunedì 30 gennaio 2017

I CAVALLI DI CAMPO FELICE


Venerdì 27 gennaio sono stati rintracciati alcuni dei proprietari dei cavalli abbandonati sulla Piana di Campo Felice. L'attività non è però terminata altri cavalli presenti non sono di loro proprietà.
Gli allevatori portano sacchi di mangime


L'azione è stata coordinata dal Prefetto. 
Come si evince dalla foto i cavalli continuavano a stazionare vicino ai resti dell'elicottero del 118 caduto a Campo Felice
Molte forze hanno collaborato ad una operazione congiunta il Comune di Lucoli, l'Esercito (alpini), la Forestale, la Campofelice SPA (che ha messo a disposizione un gatto delle nevi e personale per l'operazione), l'ANAS. 


Gli allevatori convocati sul posto e oggetto di contestazioni formali hanno portato da mangiare agli animali (perchè solo venerdì? Si sono anche presentati con un legale).
Ringraziamo il Signor Prefetto, che ha avviato un'azione per il ripristino della legalità e per la salvaguardia degli animali.
E' comunque una guerra di mondi. 
In Italia sono in molti a considerare i cavalli animali d'affezione, al pari del cane e del gatto: esseri viventi da rispettare e tutelare. 
Gli allevatori non hanno questa visione: i cavalli sono "carne" che cammina. Sono "oggetti" che caratterizzano un'attività a basso costo che rende tantissimo anche con finanziamenti comunitari.
L'attuale normativa, recepisce poco sui diritti dei cavalli con la conseguenza che spesso cavalli e altri equidi vengono trattati come beni di consumo. 
Noi siamo tra quelli che avvertono l'esigenza di un quadro legislativo che ponga fine alla vergogna della macellazione degli equidi e che contempli la difesa del loro benessere in tutti gli ambiti. 
Gli equidi, infatti, sono gli animali maggiormente utilizzati o sfruttati nei modi più diversi: competizioni legali e corse clandestine, palii, maneggi, traino di carrozze per turisti, circhi, trasporti, macellazione, vivisezione, pellicce…l'elenco è davvero troppo lungo. 
Molte di queste pratiche vengono svolte senza il minimo rispetto della vita e della sofferenza di questi nobili animali, anche perché le attuali leggi sono ampiamente insufficienti a garantire loro la tutela necessaria e a punire adeguatamente i maltrattamenti.
Gli allevatori rintracciati dalle Forze di polizia si sono ricordati (dietro sollecitazione) che avrebbero potuto avere fame lì dove li avevano lasciati a Campo Felice?
La nostra Associazione si è adoperata per divulgare attraverso i media questa pratica illecita anche in passato e vorremmo impegnarci in futuro per realizzare attività che illustrino il "linguaggio" degli equidi per contribuire al rispetto delle loro caratteristiche etologiche e della loro dignità. Condividiamo l'azione della Horse Protection Onlus ed alleghiamo il testo dell'esposto da loro presentato al Prefetto di L'Aquila.


giovedì 26 gennaio 2017

LUCOLI A RESCUE HELICOPTER CRASHED

Lucoli - Campo Felice the crashed helicopter
A rescue helicopter crashed in a mountainous region of central Italy on Tuesday, killing all six people on board, according to published reports.

Investigators “found the bodies of the six deceased in the snow,” a police spokesman told the AFP news agency.The chopper was transporting an injured skier to a hospital in L’Aquila, the capital of the Abruzzo province, when it sent out an emergency signal and then plunged from the sky near the Campo Felice ski resort, the BBC reported.

Witnesses reported hearing a massive explosion after the helicopter went down.

Authorities said they were in the preliminary stages of probing the cause of the crash.

“The area where it came down is hard to access at the best of times, and thick fog is making it even more difficult. Several teams are trying to get there,” a police spokesman told the BBC.

Last Tuesday, an avalanche hit another ski resort on the other side of the mountains, killing at least 29.

The avalanche was triggered by a powerful earthquake, burying the victims under piles of snowfall and rubble. Fifteen people have been declared dead, and 14 more are still missing.

mercoledì 25 gennaio 2017

La vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante. Si muore anche così: cercando di salvare gli altri.

"Le persone che hanno perso qualcuno da poco hanno sul viso una certa espressione, forse riconoscibile solo da coloro che hanno visto quell’espressione sul proprio. Io l’ho notata sul mio e ora la noto sugli altri. È un’espressione di estrema vulnerabilità, nudità, trasparenza.

Il dolore è diverso. Il dolore non tiene le distanze. Il dolore arriva a ondate, parossismi, ansie improvvise che ti tagliano le gambe e ti accecano e cancellano la quotidianità della vita".
Joan Didion
L'anno del pensiero magico

Joan Didion dice che il pensiero magico è un'espressione che ha imparato studiando antropologia, che il pensiero lo usavano le culture primitive, e che funziona se collochi un Se all'inizio di ogni proposito. «Se sacrifichiamo una vergine, la pioggia tornerà». Lei dice che nessuno pensa che possa capitare, che noi non pensiamo ci possa mai capitare. Quando successe quello che successe — che è una cosa che lei non pronuncia mai, che non può permettersi di dire, ché le parole giuste spariscono dal vocabolario —, quando successe, pensò: «Se avessi tenuto le scarpe, lui sarebbe tornato». Se fosse tornato, avrebbe avuto bisogno di scarpe.
Una donna che interroga la tragedia, che ripercorre attimo dopo attimo, a cercare l'errore, così da provare a porre rimedio all'inevitabile. L'ospedale sbagliato, il dottore sbagliato, l'ora sbagliata nel giorno sbagliato di un anno sbagliato. Quando la vita cambia, e cambia in un istante, aggrapparsi a un precario perché sembra l'unica soluzione, disperata e necessaria. Se avesse trovato una spiegazione, il dolore, forse, sarebbe andato via. 
Qualcuno pensò che fosse diventata pazza per la perdita del marito. 
Dice che lo è stata, ma che ora non lo è più.
«Dovevi sentire che cambiava, la marea. E dovevi abbandonarti al cambiamento».
Non ci sono commenti per la disgrazia che è accaduta ieri a Campo Felice siamo attoniti ed addolorati, non ci si "abbandona al cambiamento" determinato dalla perdita della vita di una persona che abbiamo amato o conosciuto. 
Si muore anche così: cercando di salvare gli altri.

Esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle sei vittime.


martedì 24 gennaio 2017

Sulla piana di Campo Felice c’è da gestire in questi giorni l’annoso problema del pascolo abusivo.

AGGIORNAMENTO AL 25 GENNAIO 2017

Il 24 u.s. si è verificato a Campo Felice il tragico incidente dell'elicottero dei soccorritori del 118, testimoni muti anche i poveri cavalli affamati. Le foto del 25 gennaio mostrano i cavalli seguire la scia della neve smossa dai soccorritori per ricercare erba sotto la neve.
La drammatica vista dell'elicottero - Foto R. Soldati

I cavalli salgono verso il relitto seguendo la neve smossa









I cavalli presenti sul vastissimo territorio del Comune di Lucoli, sono nella quasi totalità, abusivi. Provenienti dal Comune di L'Aquila, dall’Altopiano delle Rocche, da Rosciolo, da Corvaro. Sui nostri pascoli in alcune occasioni hanno gravitato anche 300 capi. Essi creano problemi alle colture, al manto erboso dell’area protetta SIC di Campo Felice, alla viabilità e anche dissapori rilevanti all'interno del territorio: ci sono allevatori in regola con le imposte ed i permessi che si vedono tolti i pascoli. 

Al momento non c'è un’idea precisa di quanti capi potrebbero trovarsi prigionieri della neve. Ricordiamo che tutti i capi al pascolo, secondo normativa, avrebbero dovuto essere ritirati entro il 30 novembre 2016. Potrebbero essere circa 60 in almeno tre branchi separati sopra a Cefalone, Altopiano di Campo Felice  e Monte Orsello. 

Nel territorio il problema delle mandrie vaganti continua ad essere preoccupante. Alcuni allevatori non rispettano la normativa e creano una concorrenza sleale per le imprese agricole locali e regolari e un rischio per la salute pubblica, poiché gli animali non risultano sottoposti alla prevista profilassi veterinaria e causano danni anche all’integrità dei terreni e dei pascoli in cui gli animali si stabiliscono senza alcun controllo. Tale fenomeno è proibito dalla legge 320 del 1954 ed è perseguibile in base al dettato dell’articolo 636 del Codice penale, che vieta l’introduzione e l’abbandono di animali su terreni altrui e la pratica del pascolo abusivo. 

Tutti gli enti preposti sono a conoscenza che c’è una situazione che genera problemi di vario tipo e di vario livello di gravità, la prima tra tutte: le mandrie stazionano sulle strade frequentate per le località sciistiche, non è raro trovarsele di fronte all’improvviso e causano incidenti. Siamo in un momento di emergenza per le comunità colpite da eventi naturali catastrofici ma non è male pensare anche alla tutela dei diritti degli animali che ora a Campo Felice sono abbandonati, senza cibo e saranno prede dei lupi. 

Gli umani non imparano facilmente cos'è il rispetto della vita. 

Non considerano gli altri animali come compagni con cui convivere, ma come cose da utilizzare e buttare via subito dopo. 

Il cavallo è la specie che più di tutte subisce questa cultura, che ha poco di naturale e molto di antropocentrico. Quasi mai il cavallo è considerato un amico, perché è sempre un "cavallo da": da trotto, da galoppo, da salto a ostacoli, da dressage, da scuola di equitazione, da carrozza, da circo....da macello: anche la stessa terminologia sottolinea che, nella considerazione media, non esiste come individuo, ma solo in base alla sua utilità. Non ha diritti.

Ci sono sempre tutti gli estremi per intervenire bloccando chi deve essere bloccato anche se molti allevatori operano al limite del lecito e navigano benissimo tra leggi e cavilli. Alcuni di questi allevatori dimostrano, oltre al non rispetto delle leggi in materia, anche scarsissima sensibilità e considerano il loro branco come selvatico. Ovvero, essendo il cavallo, un animale rustico e frugale, viene lasciato al pascolo brado come se fosse un selvatico. La teoria, per dirla in maniera spicciola: quello che vive è un valore, quello che muore va bene lo stesso. Si guadagna in ogni caso con pochissime spese.
C’è da dire che le sanzioni sono irrisorie e difficili da applicare, ora il reato è anche tra quelli depenalizzati. Gli organi di controllo hanno difficoltà ad operare (avvicinare un cavallo non è cosa semplice specialmente a causa delle condizioni in cui si opera ed ora siamo in inverno con diversi centimetri di neve. Nel caso in cui si rileva un animale microchippato e quindi si risale al proprietario, si eleva una sanzione che quasi certamente non verrà pagata o verrà contestata per vari motivi. Anche la denuncia penale per pascolo abusivo e per mancato controllo sanitario non è semplice da spiccare. Molti cavalli non hanno microchip ed in questo caso nessuno pagherà e nessuno verrà denunciato. Ricordiamo che il cavallo privo di microchip diventa proprietà del Comune che ne è responsabile. Il sequestro dei cavalli è soggetto a procedure complesse ed onerose. Gli animali vanno radunati e poi caricati in appositi mezzi per raggiungere la stalla di sosta. Particolarmente delicata è la fase di carico dei cavalli, che essendo inselvatichiti non sono abituati a salire sull'autocarro, occorre professionalità per procedere alle operazioni di carico, soprattutto per rispettare la normativa sul benessere animale. Poi è necessario avere un contratto con una stalla autorizzata per la sosta, cattura e trasporto. Il sequestro va organizzato con il Corpo Forestale e con il personale veterinario e ora sappiamo tutti che il Corpo Forestale non c'è più........
Si sono verificati in passato episodi di contrasto malavitoso alla vendita dei cavalli sequestrati che debbono essere venduti all’asta: minacce di ritorsioni portano spesso ad aste deserte o alla presentazione di offerte ridicole. Molto spesso i cavalli sono ricomprati dagli stessi allevatori che li avevano abbandonati.
In questo momento sollecitiamo alle Autorità Preposte una ricognizione aerea per individuare i cavalli che sono in difficoltà e per portare loro del cibo. La neve a 2000 metri potrebbe andare via anche ad aprile.
Il Comune di Lucoli dovrebbe farsi promotore di un tavolo tecnico che coinvolga tutte le Istituzioni. In emergenza maltempo e terremoto e con la difficoltà di essere ascoltati, insieme al Vice Sindaco di Lucoli, abbiamo chiesto aiuto alla nostra rete di associazioni animaliste ed ambientaliste per monitorare i cavalli e dargli assistenza e cibo...perchè noi siamo dalla parte dei cavalli!



COSA FA LA HORSE PROTECTION ONLUS              
 (cliccare sul link del testo)

Ci è venuta in aiuto IHP - L'Italian Horse Protection Onlus che è un'Associazione di Firenze nata per tentare di favorire un cambiamento e per scuotere le coscienze della gente: svolge il suo solenne impegno per gli equini, che, con la loro delicatezza, la loro profondità e la loro fierezza fanno diventare persone migliori. 

Ringraziamo il Presidente Sonny Richini per il suo efficace interessamento e lo invitiamo sin da ora a Lucoli a vedere il nostro bel territorio. http://www.horseprotection.it/
Ringraziamo l'amica giornalista Maria Trozzi infaticabile difensore dell'ambiente dalle pagine del suo blog: REPORT-AGE.COM.
https://report-age.com/2017/01/21/decine-di-cavalli-prigionieri-della-neve-senza-cibo-da-settimane-a-campo-felice/

venerdì 20 gennaio 2017

I ribelli della campagna: "Così barattiamo semi per liberare la terra". Genova, il mercato dei chicchi dimenticati dall'industria: "Da noi il denaro è bandito".

Semi della tradizione agricola d'Abruzzo
Vogliamo raccontarvi un'esperienza che si svolge a RONCO SCRIVIA (GENOVA). L'articolo è tratto dal quotidiano La Repubblica".
Una manciata di semi di zucca gialla in cambio di un pugno di fagioli di Feltre. Un cesto di limoni delle Cinque Terre per quei chicchi di frumento toscano. Conosce il cavolo lucano, perché non pianta questo bel melo trentino? Provi il peperoncino nero di Salerno, è una rarità. Niente denaro, qui si baratta. Si parla, ci si conosce. Vent'anni fa erano poche decine di fuorilegge, come minimo rischiavano un'ammenda. Adesso a ogni appuntamento sono migliaia. E alle loro spalle cresce un movimento "neorurale" che potenzialmente - tra campi, orti, giardini e balconi riadattati, in paese ed in città - conta in Italia sui tre milioni di praticanti. Almeno. 
Ieri a "Mandillo dei semi" erano oltre duemila persone. A Ronco Scrivia, un paese sulle alture di Genova. Mandillo, in dialetto, sta per fazzoletto: e dunque, scambiarsi i semi prodotti dalla propria terra - piccola o grande che sia - , riporli in un mandillo per regalarli al prossimo. Uno sconosciuto, un nuovo amico. Un mercato di idee, di ribellione, di speranze: un nuovo modo di vivere. "Libera festa del libero scambio di semi autoprodotti e lieviti di casa, esposizione di frumenti e frutta antica", recitava la locandina. In Italia ci sono almeno 80 appuntamenti così, durante l'anno. Un altro mondo possibile: di piccoli contadini indipendenti, di appassionati che tornano alla terra per tanti motivi diversi. E non importa se è un campo, un orto urbano o sociale, un giardino o un grande vaso su di un balcone nel cuore della metropoli: "L'importante è vedere che la pianta cresce. E con lei, anche noi".
Giovanni Zivelonghi era operaio in una nota una industria chimica di Verona, la Glaxo. Da quando è in pensione, è una seconda vita sulle montagne della Lessinia. "Zappo, semino, bagno, raccolgo. Vivo bene". Vuole condividere, e allora con alcuni amici è venuto fin giù vicino al mare di Genova e in alcune bustine regalava semi di tutto: zucca forte, gialla, costoluta, insalata del Tita (il "Tita" era un vecchio contadino delle sue parti, che ha lasciato una "straordinaria eredità ", racconta), fagiolini nani, tegolini del Monte Pastello. Arriva un signore di Pieve Ligure, lascia un paio di limoni e si prende una bustina. Un altro allunga dei semi di tabacco: "Fa fiori bellissimi, se avete pazienza ci potete riempire la pipa". Giovanni ringrazia. Spiega che il mese scorso ha ritrovato una signora che a Milano fa l'architetto: "Le avevo dato del radicchio rosso veronese. Piccolino, non come quello di Chioggia: mi ha detto che lo ha tenuto in casa e al caldo ha sviluppato un cuoricino stupendo. Era felice". "Giangi" Benetti, un amico, sorride: pure lui faceva l'operaio, poi si è messo a coltivare i campi. "Qui la gente scambia esperienze che a volte non ci credi: io piantavo da anni una zucca spinosa e non succedeva niente, poi è arrivato uno - di mestiere fa il bancario, pensa un po' - e mi ha spiegato come facevano dalle sue parti, in Piemonte. Ha funzionato". 
L'"altra" agricoltura. Quella che non punta al profitto ma alla qualità anche morale, alla piccola soddisfazione personale. Pure in un metro quadro, in un balcone o in un orto urbano o sociale, come quello chiesto e ottenuto da Luca Fiorelli, studente universitario di Cesate, provincia di Milano: "Un anno fa eravamo in 4: adesso siamo in 30, a coltivare".
Gli italiani riscoprono la terra, in campagna e in città. Vogliono sapere, informarsi. Il mensile Terra Nuova ha 130 mila lettori e come casa editrice ogni anno pubblica circa duecento titoli, altre case editrici - come Pentàgora - vivono di questo. Il gruppo Facebook di Terre Rurali, associazione protagonista del recupero delle varietà di frumento conta su oltre 12 mila iscritti. Sì, vent'anni fa erano dei fuorilegge. "Prima del 2000, scambiarsi semi prodotti dalla propria terra era un delitto punito dal codice con un'ammenda salata. Le uniche varietà di semi ammessi erano quelle stabili, nazionali", racconta Massimo Angelini. Che cominciò una sorta di disobbedienza civile: il primo "scambio delle sementi". Dieci anni fa il governo riconobbe la biodiversità italiana. "Da allora siamo passati da 5 o 6 varietà di frumento conosciute a 110. Tanti panifici, in Puglia e Toscana, Sicilia, li stanno adottando. È solo l'inizio".
Anche i soci della nostra Associazione hanno iniziato prima a donarsi semi, poi direttamente piante da orto ricavate dai semi della tradizione agricola dell'Abruzzo. Lo scorso anno abbiamo avuto dei raccolti interessanti di pomodori. Anche chi fosse interessato ai semi dei frutti che vivono nel Giardino della Memoria può contattarci.
La patata "Turchesa" sarà oggetto di scambio tra i nostri soci nel 2017

La Patata Turchesa è una varietà di patata tipica del territorio dell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso. La sua è una storia molto simile a quella di altri prodotti di antica memoria ed utilizzo, abbandonati a favore di altri più semplici da coltivare ed utilizzare.

Ma più che una storia, quella della Turchesa è la favola di una Principessa. E in ogni favola che si rispetti, ad un certo punto, c’è sempre l’intervento di una fatina o di un mago. Con l’ormai diffusa coltivazione della Patata del Fucino (dalla buccia liscia e senza bitorzoli) la Turchesa era praticamente scomparsa, caduta in disgrazia a causa di un carattere non facile e di quelle gobbe che la rendevano un po’ bruttina. Ma qualcuno si ricordava ancora di lei: erano i vecchi contadini che raccontavano di questa varietà di patata dal colore così particolare e talmente buona che si mangiava cotta sul coppo, oppure sotto la brace e con tutta la buccia. E, poiché, il detto non sbaglia mai e si sa che “il contadino ha scarpe grosse e cervello fino”, anche in questa favola che vi stiamo raccontando, quando la situazione sembrava ormai irreparabile, è arrivato il tocco di magia. Era il 2002 e nelle vesti di “fatina” della nostra storia è intervenuto il Parco del Gran Sasso che, grazie agli agronomi del Servizio AgroSilvoPastorale dell’Ente, ha recuperato gli ultimi 33 tuberi esistenti nelle zone di origine ad Isola del Gran Sasso e a San Giorgio di Crognaleto, in Provincia di Teramo, per avviarne la riproduzione in vitro. Dopo due anni sono nate 10.000 minipatate con cui è stata avviata la produzione in due zone, ad Assergi e Barisciano (AQ).
I nostri semi: albero denominato "susina Goccia d'Oro" cresce nel Giardino della Memoria
Per chi fosse interessato a tali iniziative di scambio semi in Abruzzo si segnala l'attività dell'Associazione Movimento Zoè di Sulmona, da anni impegnata nello sviluppo della cultura rurale, che organizza in genere nel mese di Febbraio la Fiera della Neo Ruralità – Scambio dei semi, presso i locali del Parco Nazionale Majella, all’Abbazia S. Spirito al Morrone a Badia di Sulmona (AQ).

L’evento è in primis un incontro tra coloro che stanno vivendo l’Abruzzo Rurale valorizzandone le risorse, soprattutto quelle eco-compatibili e la biodiversità. Ognuno a suo modo, chi con scelte tradizionali chi con quelle innovative in campi molto differenti come quello agricolo, zootecnico, ma anche nel turismo “sensibile”, chi con progetti sociali, architettura sostenibile, enogastronomia, artigianato, arte, mobilità sostenibile, altra educazione, villaggi ecosostenibili, democrazia partecipata, energie rinnovabili, e tanto altro… ognuno a suo modo contribuisce a creare indirettamente un movimento Neo Rurale.

giovedì 12 gennaio 2017

IL 2017 È L’ANNO NAZIONALE DEI BORGHI ITALIANI

E’ ufficiale. Il 2017 sarà l’Anno Nazionale dei Borghi Italiani. L’Italia è un Paese davvero meraviglioso dal punto di vista storico, culturale e naturalistico. E’ necessario valorizzarlo a partire dai borghi che rischiano di essere dimenticati nonostante la loro bellezza insuperabile.

I borghi d’Italia sono un patrimonio molto importante che va conservato sia a favore della popolazione locale che di viaggiatori e turisti. Vanno tutelate le bellezze naturali, artistiche, storiche e culturali che fanno parte dei borghi italiani e che li rendono inimitabili.
La decisione di rendere il 2017 un anno dedicato ai borghi autentici d’Italia arriva direttamente dal Ministero dei Beni Culturali (MIBACT).
Il nuovo Piano Strategico per il Turismo pensato per il nostro Paese riguarderà anche i nostri borghi nella loro unicità e autenticità.
Per valorizzare i borghi italiani il Ministero punterà su sostenibilità, accessibilità e innovazione. I borghi autentici d’Italia verranno riconosciuti ancora di più come luoghi dei cammini, del turismo lento, del’autenticità e della qualità della vita.
La direttiva del Ministero vuole favorire l’organizzazione di un Forum Nazionale sui borghi turistici italiani, al di sotto dei 5000 abitanti, per individuare le buone pratiche utili per la loro valorizzazione.
A questo importante tema viene dedicata la prima settimana del Piano Editoriale comune tra i social team di Enit e delle Regioni. Con l'hashtag #ItalianVillages è infatti iniziato il racconto collettivo della bellezza di quell'Italia meno conosciuta ma autentica ed affascinante. Tutti possono partecipare con foto, racconti, video o segnalazioni sui principali social media.
L'iniziativa è la prima di una serie di azioni frutto della progettualità di quel Laboratorio Social delle Regioni voluto da Enit per dare continuità ed efficacia a iniziative di comunicazione partecipate.
I contenuti saranno tradotti e rilanciati in varie lingue dalle Sedi Estere di Enit. I Borghi, secondo la direttiva del ministro Dario Franceschini, saranno protagonisti quest'anno di un grande progetto per la promozione e valorizzazione del nostro patrimonio storico ed artistico più antico. Compito dell'Enit quello di stimolare nuovi flussi turistici, anche internazionali, alla scoperta di esperienze di vita reale e di interazione diretta con i luoghi in un contesto umano, sociale e culturale sinonimo del buon vivere, di un saper fare creativo che si apre all'esterno e diviene comunità ospitale.
L'Italia dei Borghi rientra fra le priorità del Piano Strategico Triennale di Enit che già lo scorso anno aveva firmato una Convenzione con l'Associazione "I Borghi Più Belli d'Italia" per sottolinearne il ruolo e l'importanza come chiave di crescita e sviluppo delle aree interne.
Ci vogliamo provare a descrivere Lucoli?
La Chiesa della Beata Cristina - Foto di Roberto Soldati



giovedì 5 gennaio 2017

LA REGIONE ABRUZZO DIFFIDATA AD ADOTTARE IL PIANO DEL P.R. SIRENTE VELINO

Riportiamo il comunicato stampa dell'Associazione Appennino Ecosistema della quale facciamo parte.
dicembre 22, 2016



Mentre il Consiglio Regionale si appresta a porre la pietra tombale sul mai decollato ed unico Parco Regionale abruzzese, gli ecologisti chiedono che sia rispettata la legge con l’approvazione del Piano del Parco.

L’Aquila, 22/12/2016. Le Associazioni Appennino Ecosistema, Mountain Wilderness, Salviamo l’orso e LIPU hanno inviato stamattina al Presidente della Giunta Regionale Abruzzese una formale diffida ad adottare il Piano del Parco Regionale Sirente Velino.
La Regione è stata diffidata, in forza del D.lgs. n. 198/2009, art. 3 (norme sull’efficienza delle Pubbliche Amministrazioni), a provvedere all’avvio del procedimento amministrativo finalizzato all’adozione del Piano del Parco Regionale Sirente Velino, esercitando i poteri sostitutivi nei confronti dell’Ente del Parco, inerte da oltre sei anni, in base a quanto previsto dall’art. 4, comma 1, della L.R. n. 42/2011 (Nuova disciplina del Parco Regionale). La Regione è stata anche diffidata a provvedere alla nomina di tutti i membri del Consiglio Direttivo e della Comunità del Parco non ancora nominati o designati, anche esercitando i poteri sostitutivi in base a quanto previsto dall’art. 11, comma 7, della L.R. n. 38/1996 (Legge quadro sulle aree protette della Regione Abruzzo).
Nel documento, elaborato dai giuristi delle Associazioni, si lamenta che:
  • il Piano del Parco è stato predisposto nel 2010 dall’Ente Parco (presso la sede del quale è depositato), ma non è mai stato approvato dal suo Consiglio Direttivo, che manca ancora di alcuni dei suoi componenti e che non ha ancora attivato la procedura prevista dall’art. 14 della L.R. n. 38/1996;
  • l’adozione del predetto Piano da parte della Regione Abruzzo sarebbe invece dovuta avvenire al termine del predetto procedimento amministrativo, mai compiutamente avviato dall’Ente Parco;
  • la mancata approvazione del Piano del Parco Regionale Sirente Velino ha provocato gravi danni, che si protraggono fin dall’anno 1990 (entro il quale, in base all’art. 11 della L.R. n. 54/1989 di istituzione del Parco, la Regione avrebbe dovuto approvare la zonazione ed il Regolamento del Parco); si è trattato di danni all’economia delle comunità dei Comuni compresi nel territorio del Parco, di ingiustificate limitazioni ai diritti soggettivi ed agli interessi legittimi dei residenti e dei turisti generalizzate al tutto il territorio del Parco, nonché di obiettive limitazioni ai doverosi interventi di conservazione attiva degli ecosistemi e delle specie da effettuarsi particolarmente nelle zone A e B del Parco, mai compiutamente delimitate. Infatti, fino all’approvazione del Piano del Parco vigono su tutto il suo territorio, in modo generalizzato, i divieti previsti dalle “Norme transitorie di salvaguardia”, in base all’art. 8 della L.R. n. 38/1996, e quelli previsti dalle “Misure di salvaguardia”, in base agli artt. 6 e 11 della L. n. 394/1991 (che si applicano anche alle aree naturali protette regionali, con le relative sanzioni previste dall’art. 34, c. 3 della L.R. n. 38/1996);
  • nonostante l’inerzia dell’Ente Parco relativamente all’adozione del Piano, la Giunta regionale non ha utilizzato i poteri sostitutivi, ex art. 4, comma 1, della L.R. n. 42/2011;
  • nonostante l’inerzia nella designazione o nomina dei membri del Consiglio direttivo del Parco, la Giunta regionale non ha provveduto alle nomine sostitutive, ex art. 11, comma 7, della L.R. n. 38/1996.
In base alla diffida inviata, la Regione ha ora 30 giorni per rispondere alle Associazioni, pena la violazione dell’art. 328, comma 2, del codice penale (rifiuto di atti d’ufficio). Altri 60 giorni sono concessi alla Regione dalla legge per provvedere a quanto richiesto dalle normative regionali, con l’adozione del Piano del Parco. In caso di mancato adempimento, le Associazioni ricorreranno al T.A.R., al quale chiederanno di accertare l’omissione e di condannare la Regione ad adottare il Piano.
A fronte dell’attuale situazione di crisi, malfunzionamento e malcontento generalizzato nei confronti del Parco Regionale Sirente Velino, dovuta alla cronica mancata applicazione delle leggi regionali, la Regione sta per approvare una completa revisione della legge istitutiva del Parco, che comprende la riduzione dei suoi confini, in particolare nella Valle Subequana, senza alcuna base scientifica e per puri motivi localistici, con una perdita secca di quasi tutto il versante sinistro orografico della Valle dell’Aterno e di una superficie di circa 5-10.000 ettari, pari al 10-20% dell’intera superficie protetta, in zone caratterizzate da habitat e specie prioritarie a livello europeo, destinate secondo il (mai approvato) Piano del Parco a divenire zone “B” di Riserva Generale.
Si punta insomma ad avviare lo smantellamento del Parco, senza pensare che la Legge regionale prevede che l’adozione formale del Piano del Parco sarebbe già dovuta avvenire da oltre vent’anni, secondo le procedure previste dalle tre precedenti leggi, mai attuate, che ne prevedevano l’entrata in vigore entro 6 mesi (nel 1989), entro 18 mesi (nel 2000) ed entro 18 mesi (nel 2011), nonché la possibilità di esercitare i poteri sostitutivi da parte della Giunta Regionale.
Se la Regione non cambiasse rapidamente rotta, l’unica alternativa sarebbe la rinuncia alla tutela regionale e l’istituzione del Parco Nazionale del Velino Sirente, lanciata all’inizio di quest’anno da Appennino Ecosistema, che comprende l’approvazione della zonazione del territorio (secondo la bozza già elaborata dagli esperti di Appennino Ecosistema) fin dal momento dell’istituzione del nuovo Parco Nazionale. La zonazione prevista dal Piano del Parco Regionale avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili. Senza il Piano del Parco, permangono invece in vigore in modo “provvisorio” (da ormai quasi trent’anni!) assurdi ed immotivati divieti di assoluta inalterabilità dei luoghi, su tutto il territorio del Parco, persino nei centri abitati e nelle zone agricole, che fanno degli abitanti di tutti i Comuni compresi nel Parco veri e propri ostaggi della mancata applicazione della legge e dell’assoluta discrezionalità dell’Ente Parco per le autorizzazioni relative a qualsiasi intervento sul territorio.
Sarah Gregg – Direttore di Appennino Ecosistema
Carlo Alberto Pinelli – Presidente di Mountain Wilderness
Stefano Orlandini – Presidente di Salviamo l’orso
Fulvio Mamone Capria – Presidente della Lega Italiana Protezione Uccelli

mercoledì 21 dicembre 2016

E' FINITO IL 2016

Facciamo gli auguri a tutti i nostri lettori per un Buon Natale 2016.

Alcuni pensieri dello scrittore Franco Arminio sui paesi dell'Italia interna e sugli alberi arricchiscono questo post.


"Ho passato due ore perfette, ho fatto delle belle fotografie, ho voluto bene a ognuno di quegli alberi e loro hanno voluto bene a me. Li andrò a trovare quando c’è il sole, voglio fare una mostra fotografica sulla solitudine degli alberi lucani. È raro che le persone mi diano emozioni belle come quelle che mi hanno dato tre giorni fa gli alberi lucani. Le persone puntualizzano, chiariscono, aggiungono, ti tirano da una parte, ti prendono, ti lasciano, le persone fanno e disfanno patti con la tua presenza e con la tua assenza, parlano col silenzio o con le parole. Gli alberi hanno la stessa omertà dei morti, parlo degli alberi invernali. Le chiome estive le amo di meno. Nelle chiome può nascondersi qualsiasi cosa. Mi piace vedere i rami, vedere come graffiano l’aria, respirare l’aria ferita dai rami. Non so quando le cose che sto dicendo arriveranno a incrociarsi con la grazia di essere fragili. 
La solitudine e la compagnia sono come le facce del nastro di Moebius dove interno ed esterno si scambiano di segno continuamente. È così oggi anche per l’algebra degli affetti. Si aggiunge e si ritrova il meno, si sottrae e si ritrova il più. Allora per salvare i paesi dell’Italia interna non bisogna pensare di aggiungere,  non bisogna pensarli come luoghi in cui manca qualcosa che noi dobbiamo mettere. Ogni paese è un testo. Un paese può essere un racconto o può essere una poesia, può essere un romanzo o un aforisma. Bisogna lavorare con le regole della lingua più che con quelle della politica. La politica non può fare nulla per i paesi se lavora solo con le leggi e non con la lingua. Un paese deve essere aiutato a stare nella sua lingua, a crescere nella sua parola o nel suo silenzio, a farsi sempre più nitido, eloquente. Bisogna intervenire sulla società, bisogna fare leggi per le persone, bisogna lasciar stare i paesi. Un corpo mitico, un corpo mistico non può essere messo nel lenzuolo dell’attualità. Bisogna lasciargli la polvere che ha, la luce che ha. La paesologia non ama i rivestimenti, semmai si tratta di scorticare e lasciare a vista i tubi, gli allacciamenti. Ecco la grazia di esporsi, di essere esposti. E dunque anche la fragilità di questa grazia".

martedì 13 dicembre 2016

CONFERENZA SU VENANZIO LUPACCHINI E LA PARTECIPAZIONE PER UNA CULTURA DI TUTTI E PER TUTTI..........

La Conferenza su Venanzio Lupacchini si terrà presso il Civil Centre a San Menna di Lucoli sabato 17 dicembre p. v. alle 15.
La targa che ricorda Venanzio Lupacchini a Lucoli

L’evento è patrocinato da: Comune di Lucoli, Dipartimento DISCAB dell’Università dell’Aquila, Società Italiana di Storia della Medicina e Gruppo Italiano di Paleopatologia.

L'evento di prossima realizzazione è un'attività culturale promossa dall'Amministrazione comunale rivolta a ripercorrere la storia locale attraverso l'opera dei suoi insigni cittadini. 

La conferenza percorre il filone dell'alleanza tra potere e memoria di una comunità.


Ci eravamo offerti di partecipare a questo lodevole evento realizzando a nostra cura un semplice programma divulgativo sullo scrittore per i bimbi delle scuole di Lucoli, in modo da affiancare questa iniziativa rivolta ad un pubblico di adulti e, forse, di colti, con un'altra essenziale e semplificata dedicata alle generazioni del futuro. Il Sindaco si era dimostrato interessato ed avrebbe dovuto, su sua indicazione, metterci in contatto con i relatori della conferenza per progettare le linee della comunicazione da tradurre in immagini per i ragazzi. I numerosi impegni dell'Amministrazione, forse, hanno impedito di dare seguito alla nostra offerta di volontari e non se ne è fatto nulla. 

Ci dispiace potevamo essere utili.

Non possiamo che prendere atto di una certa "opacità" e difficoltà di relazione dell'Amministrazione con la nostra Associazione (che porta anche a non rispondere a nostre missive formali) e, evidenziamo, a nostro parere, una solitudine dell'Amministrazione Comunale di Lucoli, che sta percorrendo vie di cattivi esempi di governo, non centrati sulla collaborazione, che si sa richiedono investimenti ed energie, capacità di concertare, pazienza e spirito di servizio verso la Comunità (tutta: anche quella costituita da non residenti).

Il “servire” una comunità senza far degenerare l'azione di governo in un mestiere, amministrando la vita locale, alimentando la sussistenza dell'interesse pubblico e la partecipazione di tutti i portatori d'interesse agli eventi comuni è uno specifico obbligo della politica. 
Cattive prassi portano al crollo della fiducia e non contrastano un declino locale da molti paventato e considerato inevitabile.

Legalità, trasparenza, democrazia e partecipazione dovrebbero essere il metodo attraverso il quale ridare a Lucoli un'amministrazione competente, efficiente ed efficace. 

La promozione della cultura di tutti e per tutti (ad ogni livello di di educazione e di fascia di età) dovrebbe diventare un'occasione di crescita diffusa per la valorizzazione delle risorse del territorio e di quelle che lo amano.

Un conferenza di "dotti" cattedratici, spesso autoreferenziati, con discenti esperti della materia rischia di divenire incomprensibile ai non addetti ai lavori, ci auguriamo comunque il successo dell'iniziativa.
La "dotta" allegoria del Buono e del Cattivo Governo, dipinta da Ambrogio Lorenzetti tra il 1328 e il 1340 nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena.
Bellissima ma di difficile interpretazione.

martedì 6 dicembre 2016

IL PITTORE E SCULTORE GIOVANNI ANTONIO DA LUCOLI IN MOSTRA ALL'AUDITORIUM SERICCHI

LA MOSTRA

Memoria e Appartenenza l’arte sacra dell’Aquila

La collezione dell’ex Carispaq in mostra dal 7 dicembre all’Auditorium Sericchi Dal Quattrocento all’Ottocento un percorso nell’identità storica del capoluogo.
03 dicembre 2016
di Giuliano Di Tanna
Un dipinto di Giovanni Antonio da Lucoli

“Memoria e Appartenenza - Arte sacra all'Aquila tra il XV e il XIX secolo” è il titolo della mostra, organizzata dalla Fondazione Carispaq, che sarà inaugurata, il 7 dicembre alle ore 17, nell'Auditorium Sericchi (sede della Bper) in via Pescara, 4 all'Aquila.
Per la prima volta, un'accurata selezione di opere della collezione ex Carispaq viene esposta al pubblico. Si tratta di quattordici opere che compongono un percorso lungo quattro secoli in cui si ripercorre la storia dell'Aquila e del suo territorio. La mostra, curata dalla giornalista e storica dell'arte Angela Ciano, intende «condividere una memoria storica ed artistica privata riuscendo a restituire il senso di appartenenza ed identità al proprio luogo».
Il pubblico potrà visitare l’esposizione dall'8 dicembre al 5 febbraio. La mostra sarà aperta nei giorni feriali dalle 15 alle 18, e nei festivi dalle 10.30 - 12.30 e dalle 15.30 alle 18.
« Questa mostra è la presentazione di un patrimonio privato ad una comunità che si riappropria di una parte delle sua identità», spiega il presidente della Fondazione Carispaq, Marco Fanfani. «La collezione della ex Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila rappresenta l'aspirazione di un istituto bancario, storicamente radicato sul territorio, a lasciare testimonianza e memoria della sua appartenenza. Chiunque avrà la possibilità di visitare questa mostra-presentazione potrà rendersi conto di persona della bellezza e della suggestione delle opere esposte ed immergersi in una storia fatta di splendore e potere ma anche di decadenza e tragedia. Un percorso - viaggio nelle vicende dell'Aquila viste con gli occhi degli artisti che qui hanno operato oppure attraverso il gusto e la sensibilità delle famiglie gentilizie che grazie ad uno spiccato spirito collezionistico hanno fatto conoscere alla città i maggiori artisti italiani».
Nell'anno in cui Papa Francesco ha voluto il Giubileo straordinario della misericordia, la Fondazione Carispaq offre un'occasione per scoprire la storia dell'arte sacra dell'Aquila e del suo territorio.
«Nella selezione di capolavori esposti», si legge nelle note di presentazione della mostra, «si ricompone la vicenda di una città in un percorso cronologico che ricuce fatti e personaggi di una storia lunga e preziosa che attraverso le stesse opere d'arte esposte diventa, di nuovo memoria condivisa e scambio delle proprie personali memorie».
Tra gli artisti presenti in mostra ci sono nomi di primo piano: Saturnino Gatti, Giovanni da Lucoli, Maestro dei Polittici Crivelleschi, Cola dell'Amatrice, tutte personalità che contribuirono alla grande stagione di potere e splendore dell'Aquila. Il periodo tra la seconda metà del Trecento e i primi decenni del Quattrocento fu quello in cui si sviluppò la cosiddetta Scuola aquilana, il momento più alto del Rinascimento abruzzese.
La mostra raccoglie anche opere di artisti come Luca Giordano, Mattia Preti, Francesco Solimena, Francesco De Mura, Vincenzo Damini e Teofilo Patini che, spiegano le note del catalogo, « raccontano un'altra storia fatta di dominazione e impoverimento, di terremoti e rinascite durante la quale le famiglie gentilizie aquilane danno impulso al fenomeno del collezionismo che porterà in città nomi di risonanza internazionale».
La mostra espone anche un bozzetto di Teofilo Patini riguardante la grande pala d'altare che si trovava nella Cattedrale dell'Aquila, San Carlo Borromeo che visita gli appestati. Il terremoto del 2009 ne ha fatto scempio ed essa è uno dei tesori che quell'evento ha cancellato per sempre.
«Ci resta», spiegano le note del catalogo, «questa testimonianza come Memoria e Appartenenza mai persa, come incitamento alla rinascita di questa città e di tutte le altre che hanno vissuto la stessa
dolorosa sorte.

sabato 3 dicembre 2016

"A MIDSUMMER NIGHT DREAM" FILM REALIZZATO CON IMMAGINI DI LUCOLI.

La cantante lirica Deborah York
La soprano britannica Deborah York ha concesso l'utilizzo della sua voce per la colonna sonora del film di Roberto Soldati. Di seguito il suo messaggio.

Dear Roberto, 
Of course I have read about L'Aquila and am happy to help in any way I can. 
Your project sounds very admirable and inspiring. I wish you all the best with it and yes, please feel free to use the clip. Anyway, I am happy for you to go ahead and use it. Please keep me informed of the project and what you a re doing in L'Aquila. Are any musicians going to play there live? That would be good wouldn't it? All the best, Deborah York. 

Il FILM (CLICCARE PER LA VISIONE) REALIZZATO DA ROBERTO SOLDATI INCLUDE ANCHE LA CELEBRE MARCIA NUZIALE.

martedì 29 novembre 2016

I piccoli Comuni scompaiono, ma loro cosa fanno per sopravvivere? (di Roberto Mette)

Abbiamo trovato questo articolo che ci è sembrato molto interessante e anche calzante nel descrivere alcune dinamiche sociali ed economiche del territorio di Lucoli (pur essendo stato scritto per un'altra realtà). 
Non siamo completamente d'accordo con l'Autore che, ringraziamo e citiamo per aver potuto utilizzare il suo testo, perché riteniamo che la politica non sia esente da colpe, molte sono le difficoltà conclamate se ne deve dare atto, ma forse gli Amministratori dovrebbero essere più consapevoli dell'esigenza di qualificare le loro azioni rendendole concrete e, soprattutto, dovrebbero sviluppare sinergie di squadra e non soggettive, perché volenti o nolenti, per il ruolo che ricoprono, costituiscono un esempio.
Buona lettura.
Lucoli campanile della chiesa della Beata Cristina - Foto R. Soldati

"I piccoli comuni si spopolano e molti di essi tendono a scomparire. Per reazione si tende troppo spesso a scaricare tutte le responsabilità sulla politica, in particolare su quella regionale, incapace secondo alcuni di trovare soluzioni e altresì svogliata nell’intervenire.

Io, volendo uscire dal coro, non mi rivolgo alla politica e al contrario mi chiedo: quanto stanno facendo i piccoli comuni per sopravvivere?

E in tal maniera vorrei interrogare sia i coraggiosi amministratori locali sia – e soprattutto – i cittadini dei piccoli comuni, senza necessariamente buttare la croce sulla politica.

I sistemi economici ottimali si conservano e crescono anche senza bisogno della politica. Per contro, sistemi economici imperfetti sono destinati a morire appunto per questa loro imperfezione, nonostante una politica attenta!

Il sistema economico ottimale è quello dove la ricchezza circola velocemente al suo interno (e quanto più possibile al suo interno!) e i flussi finanziari sono attratti quanto più in entrata e il meno possibile in uscita.
Tutto ciò in una comunità presuppone l’esistenza di una discreta coesione sociale, la consapevolezza dell’importanza vitale del servirsi di fornitori e produttori del luogo, lo stesso dicasi per la forza lavoro, che deve essere reclutata quanto più possibile sotto casa, e inoltre significa coltivare le proprie peculiarità come ricchezze suscettibili di attirare cash-flow dall’esterno.
Un paese dove non esistono individualismo estremo, odio, invidie, piccole faide personali, contrapposizioni per futili motivi, e invece c’è rispetto reciproco, spirito collaborativo e nessun tentativo di sopraffazione verso l’altro, con al contrario la tendenza alla valorizzazione delle caratterizzazioni storiche, linguistiche, tradizionali, enogastronomiche, in una visione di esse come prodotto di nicchia, si avvicina abbastanza al sistema economico ottimale.
Purtroppo tanti nostri paesini vedono al contrario contrapposizioni forti, odio e invidie verso il prossimo a noi più vicino, tutte cose che ovviamente si manifestano anche con scarse interazioni economiche tra i cittadini, che dunque si rivolgono all’esterno, generando deleteri flussi di cassa in uscita, e impedendo nel contempo la circolazione di ricchezza all’interno del sistema.
Situazione spesso accompagnata dal non coltivare le proprie peculiarità, spesso per ignavia o per stupidità, o ancora per una visione distorta della modernità, che significa non generare entrate dall’esterno e dunque il degrado verso un sistema economico fallimentare!
Non si tratta di mere valutazioni sociologiche dilettanti, alcuni anni fa le stesse relazioni economiche del Banco di Sardegna indicarono l’individualismo e l’invidia applicata ai sistemi economici una delle cause del sottosviluppo dell’isola!
Purtroppo spesso i sindaci dei piccoli centri, invece di puntare sul cambiamento da un sistema imperfetto e fallimentare a un sistema ottimale e che crei sviluppo, insistono con le sovvenzioni, l’assistenzialismo, il sostegno pubblico a “essere piccoli”, creando dei palliativi temporanei e incancrenendo il problema. Il peggio è che i cittadini solitamente vedono in tale posizione, l’unica via percorribile e conseguentemente sostengono e votano sindaci del genere!
E così i comuni vivacchiano passivamente, sperando di rallentare la discesa (invece di evitarla), cercando dunque disperatamente di allungare il più possibile la vita del proprio paese, considerato quindi già destinato a morire! La colpa è dunque della disattenta politica regionale? Anche, ma non principalmente!
La responsabilità è fondamentalmente del cittadino comune, che – incapace di fare sistema e di contribuire a creare un sistema economico ottimale – si rassegna alle piccole sovvenzioni e le pretende come panacea del proprio male!
Qualcuno potrebbe eccepire che non è creando 300 piccole autarchie o 300 piccoli sistemi chiusi che si crea un sistema Sardegna efficiente. Non si tratta ovviamente di autarchie o di sistemi chiusi.
I nostri piccoli paesini hanno già di per sé, per loro conformazione e localizzazione, delle bilance commerciali fortemente negative. Si comprende benissimo che al momento di acquistare un’autovettura, un macchinario di lavoro, prodotti iper-tecnologici, i cittadini dei piccoli centri devono necessariamente rivolgersi all’esterno, spesso addirittura fuori dall’isola, come è facilmente intuibile il fatto che al di sotto di un certo numero di abitanti (che io stimo attorno ai 2000) anche le più banali attività manifatturiere e le intraprese commerciali più semplici (abbigliamento, telefonia, e tutti i punti vendita al dettaglio in genere) comportano dei costi fissi che rendono non sostenibile l’iniziativa.
Non si tratta dunque di creare sistemi chiusi, bensì di ridurre il più possibile il segno meno della bilancia commerciale di ogni comunità.
Cambiamo dunque mentalità: un sistema economico funzionante è quello dove esiste collaborazione, mutuo soccorso, atteggiamento positivo verso gli altri, conservazione delle proprie peculiarità e trasformazione delle stesse ricchezze intangibili in plusvalore.
Dove non esiste odio, invidia, contrapposizione sterile e per banalità, cose che purtroppo si ripercuotono negativamente nelle interrelazioni economiche interne e nei flussi finanziari in uscita dal sistema.
I sindaci dei piccoli centri possono ovviamente sollecitare queste esternalità positive: innanzitutto promuovendo un atteggiamento positivo e propositivo ai propri cittadini, smorzando le tensioni e garantendo una politica di giustizia sociale che non metta uno contro l’altro i cittadini in assurde e spesso frequenti “guerre tra poveri”; inoltre si possono porre in essere strumenti atti a fidelizzare il cittadino-cliente verso gli acquisti in loco (centri commerciali naturali, sconti sulle imposte comunali e sui canoni per i servizi comunali per chi acquista da venditori e produttori locali, strumenti che permettano di avere sconti da Tizio se acquisti da Caio, etc) e si devono proporre iniziative anche estemporanee di valorizzazione delle proprie peculiarità che portino periodicamente dei discreti flussi finanziari in entrata.
Ma è fondamentale la mentalità del cittadino comune: se non si fa sistema, il sistema crolla! E la politica poco può fare, se non cambia la testa del singolo abitante!"
ROBERTO METTE