martedì 15 agosto 2017

I BAMBINI DEL CENTRO ESTIVO ESTATE IN MOVIMENTO AL MERCATINO DI MEZZ'AGOSTO PERCHE' HANNO UN SOGNO........

Carla, Pietro, Sofia, Silene, Marianna, Lorenzo, Alessandro, Giulia Daniele sono questi i nomi dei bimbi di Lucoli che hanno partecipato al Centro Estivo 2017.
Su iniziativa del nostro presidente Rita Mikucionyte e cura delle animatrici del centro estivo, hanno preparato dei lavori manuali da vendere al mercatino di Lucoli Alto e Vado Lucoli. In pieno spirito artigiano.......
Quasi un mese di lavoro per esporre la loro produzione. 
La nostra Associazione li ha incoraggiati: rappresentano il futuro di Lucoli e si ricorderanno di questa iniziativa estiva che i volontari realizzano da undici anni superando tante difficoltà.
Il mercatino, organizzato dall'Associazione Amici di San michele Onlus, richiede mesi e mesi di lavoro, di contatti, accordi e di progettualità ed anche NoiXLucoli Onlus ha fatto la sua parte curando come consuetudine parte della comunicazione dell'evento.









L'aspetto più bello di questo lavoro estivo che ha coinvolto i nostri bambini è il fine ultimo. 
I bimbi hanno un sogno che realizzeranno con parte dei proventi derivati dalla vendita dei loro lavori: andare tutti insieme con i genitori al Centro Visita del Lupo che è una struttura di proprietà dei Carabinieri Forestali che si trova a Popoli (PE) all’interno della ex Azienda Pilota di Monte Corvo. Ricadente all’interno del Parco Nazionale della Majella, la struttura è inserita in un contesto paesaggistico molto suggestivo sovrastato dalla catena del Morrone. 
I bimbi vogliono andare a trovare il piccolo lupo ritrovato, affamato e malato senza mamma a Lucoli.
In Italia, agli inizi degli anni ’80, il lupo (Canis lupus) era in forte pericolo di estinzione e su tutto il territorio nazionale si stimavano poco più di 100 esemplari. Da questa situazione drammatica nacque il progetto banca genetica del lupo che aveva come obiettivo principale quello di assicurare il mantenimento di un gruppo di individui per poter essere rilasciato in caso di crolli inattesi della popolazione selvatica.
Nel corso degli anni, grazie all’incremento numerico delle popolazioni selvatiche di lupo, sono mutati gli obiettivi specifici di queste aree. Attualmente, la loro funzione è quella di curare e ospitare momentaneamente gli animali rinvenuti feriti in natura, condurre ricerche scientifiche, creare “cultura” nella convinzione che la conoscenza del lupo. Oltre alle emozioni che ne derivano, questo è di fatto uno dei modi migliori per contribuire alla conservazione della specie. 
Ci faremo parte attiva nell'organizzazione di questa visita al Centro Visita del Lupo sostenendo concretamente il gruppo dei bimbi.
Bella storia da raccontare: i bambini hanno sempre qualcosa di buono da insegnarci, soprattutto l'amore per il lupo.

lunedì 31 luglio 2017

"IL GIARDINO DELLA MEMORIA E' UNA SCHIAVITU'"........MA E' ANCHE UN GRANDE ATTO D'AMORE.

Il ricordo, spiegava Soren Kierkegaard nell'opera In Vino veritas, non è la memoria. 
Il vecchio, ad esempio, perde la memoria ma gli resta qualcosa di profetico e poetico, i ricordi. Il ragazzo, invece, ha una forte memoria e pochi ricordi. Miopia e presbiopia delle menti. Il ricordo suscita il sentimento della perdita, la nostalgia. «Un fatto nella vita che sia ricordato, è già entrato nell'eternità».

Chi ricorda non è indifferente, mentre la memoria può essere anche un magazzino di date e di fatti. La memoria, poi, è soprattutto pubblica e storica, il ricordo è soprattutto intimo e affettivo: commemori i defunti, ricordi i tuoi cari. 

Ricordo, lo dice la parola, chiama al cuore; la memoria è più una facoltà intellettiva. 
Ci sono memorie importanti del passato che non sono funeste e ci sono ricordi teneri e dolci: quel che è vivo in loro si fa tradizione. 
Noi salviamo i ricordi e la memoria del terremoto del 2009. Non vogliamo cancellare questo evento e lo facciamo coltivando questo Giardino. 
E' estate, c'è la siccità e le piante soffrono, sono cariche di frutti ma rischiano di morire, è difficile trovare qualche ora nelle nostre vite, piene zeppe di impegni. E' difficile organizzarsi tra amici per fare delle cose insieme, come caricare una cisterna mobile, trasportarla e trasferire la sua acqua in un'altra fissa che garantisce l'irrigazione al Giardino. 
Eppure, con affanno (abbiamo solo il sabato e la domenica) lo facciamo da sette anni. 
Il serbatoio su ruote

I nuovi fiori sotto ai nomi delle 309 vittime

Il "senso" del Giardino della Memoria

Perché ci incaponiamo? Siamo dei fessi? Non abbiamo di meglio da fare? Ci diamo una risposta.
Lo facciamo per una verità elementare ma concreta: ci piace credere che vivere non basta, perché la vita non va solo pienamente vissuta, va anche pensata e poi dedicata. Non ci piace una vita egoista e che rischia di cancellare tutto mischiando il senso delle cose come in un frullatore.
Dedicare la vita a qualcosa o a qualcuno. 
Dal 2009 abbiamo deciso di dedicarla, "coltivando" anche la nostra umanità, al ricordo ed alla memoria di trecentonove persone morte in una notte, cosa che a taluno può risultare inutile e faticosa.
Questi uomini, donne e bambini ce li ricordiamo ad ogni fatica, sotto il sole o al freddo, lavorando con le nostre mani e con la soddisfazione di vedere piante che vivono e che producono frutti. 
Nella nostra tradizione culturale e religiosa il "ricordo" è generalmente un fatto privato. «Nella tradizione ebraica l'ordine di ricordare è categorico. Questo dovere, però, non si esaurisce con l'atto cognitivo del ricordare, ma deve essere connesso sia al suo significato, sia all'azione che esso implica. Oggi noi che abbiamo il ricordo inciso nei nostri cuori e nella nostra carne, dobbiamo passare la fiaccola della memoria alla prossima generazione. Vi tramandiamo anche la lezione fondamentale dell'ebraismo, quella per cui l'esercizio della memoria deve andare di pari passo con fini etici e morali. Questo deve essere il fondamento e il fulcro delle vostre energie per poter creare un mondo migliore.»* è per questo che è stato realizzato lo Yad Vashem in Israele ed è per questo che esiste, proprio in funzione del "Ricordo" e della "Memoria" da preservare e tramandare alle generazioni future. 
Questa è la filosofia per la quale il Keren Kayemeth LeIsrael Italia Onlus ci ha aiutati a Lucoli, voleva ricordare le trecentonove vittime del terremoto ma voleva anche ringraziare la Città dell'Aquila per aver salvato, nascondendoli, tanti ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Tanti concetti appresi in un incontro tra molti volontari, che danno altre motivazioni a questa nostra "schiavitù" e che ci legano ancora al Giardino dopo sette anni. 
Questo "monumento verde" è per tutti noi una grande occasione di conoscenza continua e di miglioramento umano, valori coniugati con la tradizione contadina dell'Abruzzo fatta di mele "zitelle" e di "limoncelle".........


martedì 18 luglio 2017

BIODIVERSITA' RECUPERATA PUBBLICAZIONE DELL'ISPRA SI CITA L'ESPERIENZA DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI (AQ)





Questa serie di quaderni, giunta ormai al 6° volume, raccoglie esperienze regionali incentrate sulla riscoperta e la valorizzazione delle cultivar selezionate per secoli dai contadini locali contribuendo al recupero dell’elevatissima biodiversità agricola del nostro territorio, risultato di una complessa e millenaria evoluzione storica. I frutti “antichi”, in equilibrio per secoli con le condizioni ambientali locali, rappresentano un presidio e un riferimento per la tutela dell’agrobiodiversità e per lo sviluppo di un adeguata filiera biologica in quanto portatori di germoplasma di qualità e per le loro elevate caratteristiche nutraceutiche. 
Le convenzioni e gli strumenti normativi a livello internazionale, comunitario e nazionale incentivano sempre di più politiche funzionali alla conservazione della biodiversità nel settore agricolo, al miglioramento della sicurezza alimentare, alla sostenibilità ambientale e alla salute delle popolazioni. Inoltre nell’opinione pubblica si sta sempre più diffondendo la richiesta di cibi stagionali genuini ad alto valore nutrizionale e biologici. 
I frutti antichi sono espressione di un valore che può racchiudersi in un concetto: la biodiversità, l’agrobiodiversità nel caso in esame, intesa come il risultato del processo evolutivo che ha generato la molteplicità di animali e vegetali addomesticati. Questa collana di quaderni dedicati ai frutti dimenticati e alla biodiversità recuperata ha fra i suoi meriti quello di aver contribuito al recupero e alla valorizzazione delle risorse genetiche a rischio di estinzione e di avere messo in rete gli agricoltori, custodi che con caparbietà e lungimiranza hanno conservato il germoplasma di quelli che potrebbero essere addirittura i frutti del futuro perché hanno ampiamente dimostrato nel tempo di sapersi adattare alle avversità climatiche e parassitarie, resistendo per secoli e millenni.
La protezione e la diffusione di queste preziose varietà rivestono un ruolo fondamentale anche nell’ambito del Piano d’azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi, con particolare riferimento all’eliminazione delle sostanze dannose all’ambiente. La loro diffusione permette di favorire l’ecocompatibilità delle attività agricole nelle aree protette che, in quest’ottica, potrebbero essere individuati come laboratori sperimentali viventi. L’associazione di varietà adatte alla gestione integrata e biologica con opportuni marchi di qualità, finalizzati alla compatibilità ambientale, può rappresentare, inoltre, un’occasione economica, insieme al turismo.
La Regione Abruzzo può vantare un considerevole numero di specie e varietà autoctone, patrimonio della nostra agricoltura e delle nostre genti, patrimonio che, generato dalle mille sfaccettature climatiche e pedologiche delle vallate appenniniche fino al mare, dona alla regione una forte identità ed una connotazione di accoglienza e di condivisione. Le montagne però, se da un lato accentuano le diversità, dall’altra creano ambienti contigui, versanti simili per molti aspetti, comunicanti tramite i numerosi valichi che ne consentono l’attraversamento. Tale condizione porta all’identificazione di un ambiente omogeneo definito come “dorsale appenninica” che va al di là dei confini amministrativi regionali e nel quale non è difficile ritrovare le stesse specie e le stesse varietà, diverse magari solo per il nome e per talune sfumature di gusto. Le catene montuose presentano una disposizione parallela da nord verso sud, delimitano numerose conche interne con caratteristiche climatiche sub-continentali. La fascia collinare, invece, è costituita da argille: plioceniche nel settore settentrionale, ben più antiche quelle meridionali rappresentate da argille “varicolori” dell’Oligocene che manifestano una maggiore salinità. Rare, invece, le aree pianeggianti localizzate lungo le principali aste fluviali in prossimità della foce, oppure nelle conche interne, come quella un tempo occupata dal lago Fucino bonificato nella seconda metà del XIX secolo, la Conca Aquilana o la Conca Peligna, le prime due localizzate ad altitudini maggiori. Inoltre, i grandi altopiani, ampie fosse di origine tettonica come il Piano delle Cinquemiglia, gli Altipiani delle Rocche o Campo Imperatore sul Gran Sasso, aree di scarso valore agronomico in quanto localizzate ad altitudini superiori a 1300 m. La coltivazione dei primi alberi da frutto in Abruzzo sembra abbia avuto inizio verso il periodo finale dell’Età del Bronzo, circa 3500 anni fa. Tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell’Età del Ferro si collocano i primi ritrovamenti archeologici che attestano la coltivazione dell’olivo e della vite. Le prime testimonianze della coltivazione della pianta sacra ad Atena si riferiscono al bacino del Fucino (Cosentino, 1998) e, in modo particolare, alla fascia collinare adriatica, nello specifico al sito archeologico di Fonte Tasca, tra i comuni di Archi ed Atessa (Di Fraia, 1995, 1996). L’Abruzzo è una regione che si caratterizza per la straordinaria ricchezza e diversità della sua flora che ammonta a 3363 entità floristiche (specie e sottospecie) di cui molte endemiche ed esclusive della regione (Conti, Frattaroli, Bartolucci, 2012). Oltre 100 di queste piante risultano specie progenitrici di quelle coltivate (con finalità alimentari) oppure loro affini sotto l’aspetto sistematico (Manzi, 2012b). 

Quando la stagione era ferma, in inverno, i frutti raccolti continuavano a segnare la vita di tutti i giorni: alcune varietà di mele e pere, ad es. le mele Limoncelle (dette “Franzesi”o “Melalice” o “Meloncelle”) e le pere cosiddette “demmièrne”(d’inverno) si conservavano fino a Natale e per tutto l’inverno, noci e mandorle erano “glorificate” nei dolci natalizi, i grappoli di uva più belli erano appesi ad appassire, conservati per i pranzi delle feste. Le cotogne, che si cuocevano unitamente ad alcune pere dure che non maturavano mai, in un paese della Valle Subequana (Castelvecchio Subequo ) assumevano un carattere rituale, era usanza infatti che i ragazzini maschi facessero il giro dei parenti e del paese intero portando l’augurio di Buon Anno in tutte le case. La cantilena rituale era : “Bongiorne, Boncapedanne, mille de quiste juorne, cacce ‘nu petecugne appulmunète” che tradotto suona così: -Buongiorno, Buoncapodanno, mille di questi giorni, tira fuori un melocotogno ben maturo-.
In questa interessante pubblicazione è inserita l'esperienza di salvaguardia della biodiversità del Giardino della Memoria di Lucoli e vengono citati tutti i personaggi che ci aiutano e ci hanno aiutato a realizzarlo.

Melo "cipolla"

Pero cotogno
Melo "gelata d'Abruzzo"


Susino "goccia d'oro"

Mela renetta aranciata
Concludiamo con le bellissime foto dei frutti del Giardino della Memoria.
Per leggere questo interessante quaderno vi forniamo il link: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/quaderni/natura-e-biodiversita/frutti-dimenticati-e-biodiversita-recuperata-lazio-abruzzo.
Ringraziamo l'ISPRA per la grande opportunità di divulgazione del nostro lavoro concessaci.

domenica 9 luglio 2017

MESI DI LAVORO HANNO PRODOTTO UN MERITATO RISULTATO OGGI A CAMPO FELICE


Grazie alla collaborazione dell' ex Assessore al Territorio del Comune di Lucoli con ENCI, con la Regione Abruzzo e con  il Parco Naturale Regionale Sirente Velino, è stato possibile organizzare per il 6-7-8 e 9 Luglio la manifestazione di Campo Felice, in corso di svolgimento, finalizzata alla premiazione di un Master a quaglie e per le prove d’Eccellenza per razze da ferma inglesi.

La manifestazione è stata organizzata con senso di responsabilità anche nei confronti dell'ambiente.

Ci dispiace che questo risultato arrivi in un momento in cui il Comune di Lucoli è commissariato: purtroppo, talvolta, i risultati si concretizzano nel momento sbagliato, in cui tutto sembra essere perduto, ciò non significa che non vadano riconosciuti gli sforzi fatti. 

Ringraziamo tutti coloro, tra gli amministratori, appassionati e tecnici che si sono adoperati al raggiungimento di un così importante traguardo per Campo Felice e per Lucoli.

Si ringrazia Roberto Tinari per la concessione delle foto della manifestazione









Foto Rita Mikucionyte

Foto Rita Mikucionyte

venerdì 7 luglio 2017

LA NOTIZIA SUI GIORNALI. "LUCOLI: SI DIMETTONO ASSESSORI E CONSIGLIERI, SINDACO SENZA MAGGIORANZA".



Pubblicazione: 06 luglio 2017 alle ore 12:36
LUCOLI - Con le dimissioni del vice sindaco Rossano Soldati, dell'assessore Marco Sterponi e dei consiglieri Alfredo Pace e Felicetta Sponta, il sindaco di Lucoli (L'Aquila) Gianluca Marrocchi non ha più la maggioranza per amministrare.
Il segretario comunale ha così scritto al prefetto Giuseppe Linardi per comunicare la situazione.
Il sindaco, dal canto suo, esclude le dimissioni: "Non credo di aver commesso errori e quindi sarà il prefetto a sciogliere il Consiglio comunale", ha detto al Messaggero.
Eletto due anni fa con la lista Proposta per Lucoli, Marrocchi è al suo primo mandato e non esclude la ricandidatura.


Triste epilogo di governo di un territorio.
Non siamo politici e siamo sempre stati lontani dalla politica (per questo nessun sostegno ci ha mai gratificato) ma sentiamo l’urgenza di politiche "alte" per le terre alte dell’Italia interna. La questione è "l’altezza", avere cioè uno sguardo verso il futuro. I paesi italiani sono un patrimonio universale anche se sono con mille abitanti. 
E gli amministratori di Lucoli che, "credono di non aver commesso errori", si sono incagliati e con i piedi piombati, in due anni, di futuro ne hanno costruito poco.
Come si fa a non vedere che la questione dell’Italia è la questione dei paesi? Per anni ci siamo attardati sulla questione meridionale e invece c’era una storia che riguardava tutta la penisola, era la storia dell’Italia alta, dell’Italia interna, quella delle montagne.
L’Italia ha un asso nella manica, i suoi paesi, e non lo usa. 
L’assunto è che l’Italia interna non è un  problema, ma una mancata opportunità per il paese. 
Lucoli non ce la farà mai, con queste prassi di governo locale, a fermare l’anoressia demografica dando forza ai servizi essenziali di cittadinanza: scuola, sanità, ricostruzione di una comunità. A questa base si dovrebbero aggiungere le azioni di sviluppo locale che in tutte le regioni hanno come fuoco centrale il valore dell’agricoltura e dei prodotti tipici, del paesaggio, della tutela delle ricchezze storico architettoniche e del turismo. Forse più che del teatrino della politica bisognerebbe istituire delle "scuole di montagna". Bisognerebbe riflettere sul valore di tutta una serie di mestieri che vanno perdendosi. E' per questo che una'Associazione locale ogni anno organizza una manifestazione sui mestieri artigianali (è ben poco, ma è lo stesso uno sforzo).  Ma  ci si scontra con una burocrazia troppo lenta e con una politica dal fiato corto, attratta dalle azioni che fanno notizia ed è così che si "costruisce" poco.
Siamo convinti che si debba ripartire dai luoghi il che significa ripartire da un patrimonio di biodiversità straordinario. Non parliamo di luoghi della penuria, ma di luoghi della ricchezza. E lo stesso vale per la sociodiversità anche se conflittuale, riottosa, gelosa e con una memoria sugli sgarbi ricevuti da elefante. Questo non favorisce le relazioni virtuose e la collaborazione, eppure non bisogna arrendersi.
La notizia riportata dai giornali rappresenta una fallimento, un'occasione perduta, eppure dobbiamo uscire dal clima depressivo. NoiXLucoli è convinta che la prima infrastruttura su cui lavorare è di tipo morale, è l’infrastruttura della fiducia.
Il pensatore di Rodin
Noi ci saremo e non ci fermeremo per continuare a rendere vivo questo territorio facendolo conoscere ad un pubblico esterno e facendolo vivere con interesse da quello interno.
Auguri a tutti noi!

martedì 27 giugno 2017

Ascolta gli anziani, lascia che parlino della loro vita.......hanno le radici in un tempo lontano.....

"Conosco gli anziani che una volta erano contadini. Li trovo sperduti in paesi sperduti. Hanno le radici in un tempo lontano e adesso sono qui in un tempo che non capiscono. Sono in esilio. Hanno sguardi e posture che a volte commuovono: il lirismo degli sconfitti..... Cosa sentono i vecchi che hanno lottato una vita e che adesso si trovano a sopravvivere con pensioni da fame e cosa sentono i giovani abbandonati nella terra di nessuno dell’apatia forzata, riempita in qualche modo di plastica e pixel? Verrebbe da pensare ad uno sdegno malcelato o a un’agra indifferenza. Verrebbe da immaginare che i vecchi risentano nelle orecchie la voce di chi urlava “armatevi e partite” e i giovani odano l’eco di alcuni professori di materie che trovano indigeste, immangiabili. Non è così. Non accade, non ha luogo questo senso di rigetto perché, per antica cultura appresa dalla vita e per istinto innato, i vecchi e i giovani sanno distinguere ciò che è autentico da ciò che è fittizio". (Franco Arminio).
Con le parole del poeta Arminio introduciamo la nostra devozione per gli anziani.
La festa di San Giovanni a Lucoli ed il pranzo degli anziani organizzato dalla Parrocchia, ci ha visti all'opera: abbiamo voluto esserci per rallegrare il consesso.
Ci piacciono gli anziani, li rispettiamo, ci incuriosiscono le loro storie, ammiriamo le loro potenzialità, il loro bagaglio di cultura, i valori morali, le esperienze professionali e la saggezza. 
Abbiamo così donato tre pacchi alimentari, che sono andati ai presenti dopo essere stati estratti a sorte da due angioletti di bambine. 



I prodotti alimentari da noi donati sono stati acquistati da "Donne in Campo-Cia" che è la principale Associazione italiana di imprenditrici e donne dell’agricoltura. 
Donne in Campo si propone di mettere insieme ‘reti’ di donne sul territorio rurale, tesse relazioni tra le aziende e costruisce comunità e gruppi locali. NoiXLucoli Onlus è entrata in questa "rete" convinta che conoscersi e creare gruppi per le donne sia fondamentale perché contribuisce a rompere l’isolamento ed a sviluppare i territori.
Il connubio straordinario tra donne e agricoltura passa attraverso l’amore per la terra, l’attenzione alla bontà dei prodotti e ai processi produttivi e nell’impegno a tramandare le culture locali e le tradizioni alle nuove generazioni, perché non muoiano le mille culture che hanno animato il nostro paese. La nostra Associazione che coltiva antiche specie da frutto non poteva che ritrovarsi con tali idee. Donne in Campo dà voce alle tante agricoltrici che conservano spontaneamente sementi e varietà locali vegetali e, infatti, erano questi i prodotti contenuti nei nostri pacchi alimentari. 
I prodotti agricoli di donne imprenditrici sono stati acquistati e predisposti dalle nostre socie: una catena di amore che si è compiuta con gli anziani di Lucoli.



lunedì 26 giugno 2017

COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DEL SOCCORSO A CAMPO FELICE. RINGRAZIAMO IL COMUNE DI LUCOLI.


“Con l’intento di ricordare gli amici e colleghi scomparsi nel tragico incidente di Campo Felice del 24 Gennaio u.s. il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo ha organizzato per il giorno 24 Giugno 2017, a partire dalle ore 11.00, una cerimonia commemorativa in località Campo Felice, ai piedi del pendio teatro dell’incidente”, scrivono dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino.

Il 24 gennaio 2017 persero la vita, durante un’operazione di soccorso, sei persone a bordo di un elicottero del 118, che si schiantò nella zona di Campo Felice. 

E' stata celebrata una S. Messa di suffragio, è stata anche effettuata una passeggiata fino alla sorgente dove è stato realizzato un fontanile dedicato all’intero equipaggio.




RINGRAZIAMO IL COMUNE DI LUCOLI perché la nostra Associazione del territorio, insieme a quella "Amici di San Michele Onlus", aveva concepito da tempo un progetto di apposizione di una semplice pietra locale a ricordo, a valle del luogo dell'impatto. Avevamo iniziato a prendere contatti con il 118 e ci apprestavamo a richiedere anche i necessari NULLA OSTA al Parco Velino Sirente. Si voleva "lasciare un segno" alla memoria, un segno della partecipazione locale. 

Si voleva prendere una iniziativa in questo territorio dove si trascura l’importanza del fare qualcosa, dell’agire affinché rimanga un segno, un qualcosa che possa valere la pena di essere ricordato, apprezzato, condiviso o semplicemente per la soddisfazione personale di averlo fatto. Questo è un desiderio che appartiene a tutti gli uomini, siano grandi, giovani e o anziani, celebri e non, e che tutti dovrebbe accomunare.

Abbiamo scritto formalmente al Comune di Lucoli il 3 maggio u.s. una lettera, protocollata, esponendo le nostre intenzioni, ma il Comune non ha risposto, e non ha manifestato alcun interesse.

Dimenticavamo: tutto sarebbe stato a spese delle due Associazioni.
Ieri abbiamo incontrato il Presidente del CAI che ci ha chiesto di non duplicare sforzi: è bene che esista un unico punto di memoria, raffigurato nella foto sottostante.
Non recriminiamo con i volontari del CAI, che ringraziamo: è stata una bellissima cerimonia (meno ci è piaciuta la fontana per i nostri gusti, la nostra pietra sarebbe stata solo tale, niente impatto contemporaneo). 
Abbiamo tributato commossi il nostro cordoglio: eravamo a Campo Felice insieme a tutti, ma avremmo potuto e volevamo fare di più. 
Con rammarico ci viene da pensare che il Comune di Lucoli forse non sappia che farsene del volontariato.

Un'altra occasione persa per Lucoli per poter dimostrare che qualcosa è vivo......sul suo territorio.

Questo testo è scritto dalla redazione di NoiXLucoli Onlus, ce ne assumiamo la soggettività delle idee, quanto esposto non è condiviso con l'altra Associazione.


sabato 10 giugno 2017

ROVINE .........ANCHE LA POLITICA E' IN VIA DI ABBANDONO

Scriviamo queste riflessioni, con preoccupazione, prendendo spunto dalla recente notizia delle annunciate dimissioni del Vice Sindaco del Comune di Lucoli.

Vogliamo parlare di rovine? Che cosa rimane, quando ogni cosa svanisce nonostante ogni dichiarata buona intenzione? 
Ci sono luoghi, in Italia, che ogni anno si trasformano in non-luoghi: paesi piccoli e meno piccoli che si vanno «svacantando». 
Si svuotano. Al posto dei paesi case disabitate, finestre alle quali nessuno si affaccia, borghi inutili, porte sempre chiuse, saracinesche abbassate, uffici pubblici smantellati, scuole che chiudono. 
Sono soprattutto le aree interne a spopolarsi: un fenomeno che, secondo un rapporto di Commissione europea e Legambiente, nel 2006 colpiva un comune italiano su due. Succede dal Piemonte alla Campania, dalla Lombardia alla Sicilia. Succede nella Calabria di Vito Teti, professore di Antropologia culturale all'Università della Calabria che di questi paesini è un narratore appassionato: «Il fatto che non ci sia nessuno ad abitarli, o quasi nessuno, non significa che non vi accada niente. O che ci sia poco da raccontare». Così spiega all'inizio del suo libro, "Quel che resta". L'Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni (Donzelli, pagg. 308, euro 30); e «quel che resta» è appunto il compito da affrontare: «L'assenza e il vuoto sono pieni di segni e di tracce, che vanno decifrati e interpretati caso per caso».
Interessanti queste fenomenologie sociali ed economiche descritte dallo scrittore, ma, se anche la politica non ce la fa, si ingessa, si sgretola, si contrappone, litiga, perde il senso di responsabilità verso la collettività e scava muri insuperabili, chi resta a fronteggiare l'abbandono? Chi resta per costruire il futuro? 
Sempre Teti scrive: «I paesi non hanno bisogno di celebrazione, ma di attenzione, devono essere visti con la loro forza e la loro ombra». Teti parla di riscatto: «Non mi riferisco a una storia di ruderi e di rovine da inserire in itinerari turistici o in parchi archeologici o letterari o da trasformare in case albergo. Non si invoca la restaurazione di un mondo perduto (...), si vuole affermare, oltre che il diritto alla memoria, un diverso modello di sviluppo». Cita le parole di Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace e poi di Campobasso-Bojano: «Se la montagna è verde, il mare azzurro»; cioè sono le comunità dell'interno a proteggere boschi e acque, ad assicurare «il destino delle marine, delle pianure, del mare». Sono anche gli Amministratori locali ad avere questa responsabilità.
A Lucoli c'è stato lo spopolamento, il terremoto, i borghi sono da ricostruire, la gente se ne è andata ed i turisti non tornano. Sempre Teti scrive riferendosi ad Amatrice: «Le immagini delle rovine, le visioni dei vuoti, delle assenze, dei luoghi a cui è stata sottratta la vita sono immagini perturbanti di cui abbiamo bisogno». Perché? Perché la melanconia, spiega Teti, non è solo un topos esistenziale del Centro-Sud, è «la condizione dell'uomo moderno»; e «le rovine e il vuoto dei paesi abbandonati sono lo scenario nel quale la condizione melanconica sperimenta un'intensificazione e una forma peculiari». Quelle rovine sono la nostra civiltà, sono «parti costitutive del sentimento e del pensiero occidentale»: non solo il «Mediterraneo dell'interno» è a rischio di estinzione, ma «l'impasse entro cui si aggira e si smarrisce l'Occidente» è proprio quella fra «culto delle rovine del passato e creazione di moderne rovine». 

È il «senso del crollo», che percepiamo dallo "sfascio" della politica locale: nell'incapacità di andare avanti sul bene comune, mediando, collaborando, costruendo e cancellando gli opportunismi. Eppure ogni amministratore nel suo universo singolo ha ideali, principi e si considera giusto, cos'è che fa fallire tutto? 

I paesi-presepi sono finiti. Prima il loro era un mondo perfino «troppo pieno» (tuguri stipati da otto-dieci persone, più gli animali) dove si pativano le malattie, le alluvioni, le epidemie, le frane, la mancanza di acqua e di igiene, le difficoltà nei collegamenti e soprattutto la fame (ricorda Teti che i «prodotti tipici» non erano quelli che i contadini mangiavano, bensì quelli che speravano di mangiare...). Poi, da quel mondo, migliaia e migliaia di emigranti sono partiti verso l'America, per ricostruire i «doppi» dei loro villaggi e ritornare, costruendo rapporti e portando esperienze nuove; oppure verso la costa, per andare ad abitare in un altro «doppio» marino, di solito dopo una catastrofe naturale. Infine, quei paesi e i loro «doppi» sono diventati il mondo dell'abbandono: luoghi che non si riconoscono più, senza punti di riferimento, corpi-paese ormai smembrati. 
Eppure, a Lucoli, la Pro Loco ed alcune associazioni ci provano e scommettono sul territorio, su un suo nuovo futuro e una nuova vocazione; si prova ad organizzare eventi nelle Frazioni, che si vedono all'improvviso ripopolate e, nel silenzio, «riacquistano voce», perché «i luoghi continuano a vivere fino a quando ci sono persone a essi legate, da essi provenienti, fino a quando qualcuno, magari discendente dalle persone nate nei luoghi, ne avrà ricordo». 
Ma i luoghi possono continuare a vivere nonostante la politica si sgretoli e vengano lasciati comunque a se stessi?
Come possiamo sperare in positivo leggendo queste parole lapidarie pubblicate su Facebook ma anche formalizzate in Comune: "in qualità di Vice Sindaco nonché responsabile dell’Assessorato all’Ambiente e Patrimonio, comunico di aver più volte esposto alcune problematiche riguardanti, sia l’andamento politico di questa Amministrazione che le modalità gestionali che non rispecchiano gli impegni assunti in ordine a trasparenza, e per le quali ho più volte lamentato interferenze nella attività dei singoli Assessorati e nelle Commissioni......
.....Al momento, devo purtroppo constatare una situazione stagnante e di grande caos da cui è quasi impossibile uscire fuori.
.....Il sottoscritto, si dissocia dal modus operandi posto in essere da parte della Amministrazione Comunale, anche in relazione a ciò che potrebbe esser causa di rilievi da parte della Corte dei Conti. Ritengo, infatti, di aver agito facendo ogni possibile azione volta a correggere e risanare una situazione pregressa, di mala gestione del patrimonio demaniale.
In tale contesto e’ evidente che, poiché le attività decisionali riferite a questo Assessorato vengono prese senza consultazione e partecipazione dello scrivente, si configura una piena e totale deresponsabilizzazione del sottoscritto nei confronti di futuri ed eventuali danni patrimoniali e rilevanze penali.
Stante tale richiamata situazione, credo che sia di fatto venuta meno la possibilità di mantenere in essere la collaborazione, per altro unidirezionale, con questo apparato amministrativo, che giornalmente si discosta dai presupposti politici elaborati in campagna elettorale. Infatti l’azione tecnico-amministrativa - che dovrebbe trasferire sul territorio gli impegni politici contratti con i cittadini in fase elettorale - e’ di fatto continuamente vanificata da una prassi di rinvii ed incongrue interferenze, che anziché supportare l’azione degli Assessorati ne’ rallenta o dissolve l’efficacia, trasformando le “deleghe” in un mero atto colloquiale, per altro non supportato giuridicamente ed a cui, in mancanza di adeguata fiducia operativa ed articolazione istituzionale, si sostituisce di fatto una antidemocratica concentrazione decisionale, affidata ad un ristretto nucleo operativo e tutto questo agire, si trasforma in un danno erariale al territorio.
Persistendo tale situazione e non avendo ad oggi ricevuto chiarimenti urgenti ed adeguate rassicurazioni, mi vedrò costretto a presentare le mie dimissioni dalle cariche di Assessore e di Vice Sindaco".
Chi può tranquillizzarci? Perchè le "modalità gestionali" hanno causato questo?
E' pur vero che se non si tocca il fondo e, ringraziamo chi ha avuto il coraggio di farlo, non si può pensare di cambiare.

sabato 3 giugno 2017

Il Gruppo A.N.A. "Salvatore Tosone" di Coppito al Giardino della Memoria di Lucoli


I soci di NoixLucoli Onlus hanno pensato ad una collezione viva di piante da frutto per ricordare quelli che vivi rimarranno nel pensiero collettivo,  quei 309 del terremoto d’Abruzzo del 2009. Hanno pensato che era delicato e perché no ecologico onorare la vita con la vita ed ecco il perché della costituzione di questo giardino-frutteto di antiche varietà. 


Il Giardino della Memoria di Lucoli svolge lo scopo per cui fu ideato e anche oggi, a distanza di otto anni dal sisma, aggrega consensi, persone, gruppi. 
Il "Gruppo A.N.A. Salvatore Tosone" di Coppito ha adottato un albero di melo della varietà antica detta "gelata". Gli Alpini hanno apprezzato il convincimento che anima questo piccolo scrigno di biodiversità botanica: davanti a qualsiasi minaccia la vita ci possa riservare essa avrà qualche chance solo se ci saranno persone o comunità che riusciranno a convivere col cambiamento, a sopravvivere ed a trasmettere quei geni che hanno consentito l’adattamento, cioè le antiche varietà fruttifere.  La diversità della vita, ovvero la biodiversità, è un’assicurazione per tutti noi, è una enorme cassaforte aperta e all'aperto pronta a offrire quel che serve per affrontare, ad esempio, anche i problemi determinati dalla globalizzazione che fanno scomparire i frutti non perfetti.  Per questo motivo ogni pianta coltivata nel Giardino è un piccolo tesoro.

Il momento in cui viene posta la formella di dedica
L'attestato di adozione dell'albero di melo
Il melo "gelata" adottato dagli Alpini

Il monumento con i nomi delle vittime del sisma del 2009

Un momento di raccoglimento davanti al ricordo dei nomi
Una bella giornata ed un patto di amicizia siglato tra persone che pongono in evidenza la solidarietà come valore e come elemento che permette di riconoscersi rispetto agli altri. Persone che investono risorse e stabiliscono relazioni con i simili nello sforzo di tessere una rete volta a costruire un mondo più giusto e umano.
Vi ringraziamo per il vostro abbraccio: il Giardino della Memoria per vivere ha bisogno dell'amore di tutti!