giovedì 23 marzo 2017

"Che l'uomo si serva abitualmente della bellezza, che la bellezza diventi il nostro pane quotidiano"

Quelle del titolo sono le parole di LUIS BARRAGÀN l'architetto-ingegnere messicano amico di Clemente Orozco e Diego Rivera, due figure chiave dell'arte messicana e internazionale.  Barragan realizzò il JARDINES DE PEDREGAL a Città del Messico.

Questa citazione è come un faro: NoiXLucoli Onlus insegue la bellezza attraverso la natura ed è per questo motivo che dedica le sue energie al Giardino della Memoria di Lucoli (AQ) per arricchirlo e renderlo più bello nel tempo e soprattutto "parlante", con fiori, colori e frutti nelle varie stagioni dell'anno.
In occasione dell'ottavo anniversario del sisma del 2009 il Giardino si arricchirà di 1.000 bulbi della specie "Iris Hollandica" che saranno piantati lungo il perimetro del terreno che custodisce il Giardino della Memoria.

Il genere Iris racchiude circa duecento specie di piante della famiglia delle Iridacee, il cui fiore è comunemente conosciuto anche con il nome di Giaggiolo. Il nome del genere deriva dalla parola greca Iris che significa arcobaleno.
Nella mitologia greca, era personificato dalla dea Iris, messaggera velocissima degli ordini celesti, soprattutto di Era, che consegnava agli dei e agli uomini scendendo e risalendo gli arcobaleni dal Monte Olimpo a terra e nelle profondità terrestri e marine.
L'Iris simboleggia la fede e la speranza ma anche il desiderio di trasmettere un messaggio dove si danno buone o cattive notizie, per fare gli auguri in generale e in particolare a chi sta per iniziare qualcosa d'importante, è per questo motivo che lo abbiamo scelto per confermare il messaggio che da anni vogliamo testimoniare con questo monumento verde di Lucoli.
Nonostante la sua bellezza e il suo aspetto abbastanza riconoscibile, l'Iris è stato spesso confuso con il Giglio. La specie che cresce in Francia, ad esempio, che compariva sullo stemma dei re d’oltralpe, altro non è che un Iris. La storia narra che Luigi VII, combatté una battaglia, in cui ne uscì vittorioso, su di un campo completamente ricoperto da questo fiore, così da farne il suo emblema. Da quel momento in poi il popolo lo soprannominò fleure de Louis ossia Fiore di Luigi, ma a causa della pronuncia contratta diventò ben presto fleur de lys, ovvero Fiore di Giglio.
Continuando nella simbologia di questo fiore possiamo scrivere che nella religione cattolica, per la sua forma, l’iris è associata al mistero della Trinità. Il fiore presenta lo stelo eretto, su cui si ergono i tre petali del fiore ed, a volte, tre foglie e tre boccioli, che richiamano questo significato di natura mistica e trascendentale.
L’iris è legata anche alla Vergine Maria ed è simbolo dell’Immacolata concezione. Nelle raffigurazioni dell’Annunciazione, soprattutto nei Paesi Bassi, in luogo dei gigli appare l’iris bianca che, per la forma slanciata delle sue foglie, viene anche considerata una premonizione dei dolori della Vergine alla quale, secondo Luca, “una spada trafiggerà l’anima”. E nei paesi di lingua tedesca l’iris è chiamata “giglio a spada”. In alcune rappresentazioni della natività, l’iris azzurro o blu è il fiore che tengono in mano i pastori che si recano ad adorare la Vergine e il Bambino. 
Ricchi di un significato religioso e laico sono anche i vari colori dei fiori di iris. 
Quelli del Giardino saranno di colore viola e significano “sapienza”, virtù legata alla terza persona della Trinità, lo Spirito Santo, che viene anche definito “Spirito di Sapienza e di Intelligenza”. Tra l’altro l’iris blu simboleggia una grande fede, nell’Ottocento era considerata simbolo di un sentimento ipocrita, che svaniva senza lasciare traccia. Ma essendo un fiore “blu” era considerato anche simbolo dell’impossibile, un raffigurazione del centro che richiama il Graal.
Proseguendo nella iconografia di questo fiore riportano che il sognare l’iris indichi coraggio e saggezza, il suggerimento di prendere maggiore consapevolezza di sé, ad aumentare l’autostima, la fiducia nelle proprie possibilità. Quando si sognano di iris in tutte le sfumature di colore significa che si desidera far emergere alcuni aspetti nascosti della propria personalità. Non dimentichiamo che iris significa “arcobaleno”, cioè una realtà fatta da tante sfumature di colore che bisogna far emergere e armonizzare per vivere una vita piena ed appagante.
Altra curiosità: l’Iris con il crisantemo e la peonia è un fiore nazionale del Giappone. Specificatamente: essendo primaverile, l’iris (shohu) è sinonimo di rinascita, di purificazione e protezione. Le sue foglie vengono usate per il bagno (protezione del corpo contro le malattie e dagli spiriti maligni), poste sui tetti delle case (protezione contro le influenze negative dall’esterno e contro gli incendi), il fiore è addirittura coltivato sui tetti di paglia delle case.
Il 5 maggio in Giappone è il giorno dell’iris, i giapponesi fanno il bagno d’iris per assicurarsi tutti i vantaggio della sua simbologia.
Gli Iris del Giardino appartengono alla specie Hollandica e fioriranno a giugno. La messa a dimora con i nostri soci è prevista per sabato 25 marzo 2017.
1889 - Iris di Vincent van Gogh.

venerdì 17 marzo 2017

Giardino della Memoria di Lucoli iniziano i lavori di mantenimento per il 2017

Fare volontariato in un piccolo territorio, è una cosa rischiosa. È come giocare in fondo a un pozzo. 
Si nasce per uscire, per vagare nel mondo. Il paese ti porta alla ripetizione. In paese è facile essere infelici. I progetti di sviluppo o interesse locale devono tenere conto di questo fatto: perché in paese non c’è progetto, c’è ripetizione e diffidenza.
In un certo senso il paese ti mette nello schema dell’oltranza e non in quello della brevità. 
Per i nostri soci è stato difficile provare ad essere innovatori, ideando il Giardino della Memoria del Sisma del 2009 (di alberi.... poi..., ce n'erano tanti). 
Mela rossa d'estate del Giardino della Memoria
Ci siamo confrontati con due blocchi di pensiero, quello dei "ripetenti" e quello degli "scoraggiatori" militanti. Spesso le due figure sono congiunte, nel senso che lo scoraggiatore è per mestiere abitudinario, non cambia passo, continua a scoraggiare, è appunto un militante. Più difficile essere militanti della gratitudine, della letizia, della costanza e del donarsi agli altri.
È come se la natura umana in paese fosse più contratta, non riuscisse a diluirsi, non ci si mischia poi con i "non residenti" ai quali in gran parte appartengono i nostri soci. 
Con queste premesse, ben declinate dallo scrittore Franco Arminio e che condividiamo, come si fa ancora a cercare di portare avanti progetti di volontariato locale, come si fa a non arrendersi? 

Noi il territorio lo abbiamo scelto anche se talvolta lo subiamo. 
Siamo arrivati da fuori, dopo il terremoto, con un piglio e una disponibilità diversi, promuovendo la bellezza e l'apertura e speriamo che il tempo ci dia ragione. Abbiamo provato a suscitare dinamiche contrarie allo spopolamento: abbiamo cercato di agitare le acque, perché pensavamo ad una comunità ruscello e non una comunità pozzanghera.
Il Giardino della Memoria del Sisma, un monumento verde donato a tutta la comunità, voleva anche essere il cuore pulsante di nuove idee, centrate sul ricordo e su un progetto botanico di frutti antichi, sono passati sette anni ed è ben vivo, rivelandosi uno dei luoghi antropoformizzati più belli di Lucoli. 
Il Giardino della Memoria del Sisma - Foto Roberto Soldati
Noi non abbiamo mollato e curiamo le piante del Giardino con sempre rinnovato interesse e risorse private (che sono scarse per tutti). Ogni anno in prossimità dell'anniversario del sisma apportiamo qualche innovazione o realizziamo migliorie.
Ieri abbiamo iniziato a prepararlo per la primavera con le potature, le concimazioni e togliendo le protezioni invernali.
L'ulivo proveniente da Gerusalemme, a ricordo dello tzunami del Giappone, viene scoperto

La potatura degli alberi
Quest'anno metteremo a dimora 1.000 rizomi di Iris Hollandica (è una pianta perenne alta fino a 65 cm, con un rizoma sotterraneo nodoso che ogni anno emette nuove foglie e scapi fiorali. I fiori sono appariscenti generalmente di colore viola scuro. Fiorisce a giugno. Vive bene nei luoghi montanilungo il perimetro del Giardino le fioriture abbelliranno ulteriormente il luogo, i rizomi si inselvatichiranno.

mercoledì 8 marzo 2017

LA GRAZIA DI ESSERE FRAGILI

The Grace of Being Fragile 

di Franco Arminio

Like the fissure that crosses a house hit by an earthquake, placeology is the fissure of impatience that crosses me. Without an earthquake, placeology would not make any sense. My first book is titled Viaggio nel cratere (“A trip into the crater”), and maybe this should have been the title of all my other books as well. They all continue that book—for I never left that crater. More than a crater, it feels like a uterus. And I am inside it, with my body and with my place (paese) inside my body, with my place and my body inside my place. The fissure won’t close. Writing fertilizes it, and so I become a farmer of the fissure, the manager of my discontent. I use the intimate side of my fissure as I say these things. In these very days, I used the other side—the civil one—to write up a proposal for an area of Basilicata. There, the mayors appointed me as technical spokesman. There, I was called to indicate the expected outcomes, the actions to achieve these outcomes, the ways to check these outcomes, the timescale to achieve them. After you’ve kept your tongue in check for a few days, after you’ve kept the brakes on, finally comes the tongue I like—the tongue moving downhill, the body crashing into the page. Placeology, then, is like scattered limbs after a huge accident: here an arm and a foot, there the heart, there the spleen. In such a text, it doesn’t make much sense breaking writing into paragraphs, paragraphs themselves don’t make any sense, and tables and charts even less so. I could say that I just went to the bathroom after five days of constipation, and, before I started writing, I thought that nothing would be like it was before, I thought that my tongue would take another path, and even the discourse on placeology would take another tack. I even had some coffee. Today it is as if I feel committed to contribute to collective despair. The place (paese) is a pledge: those who stay there must be either moderately or very unhappy. There are no other possible conditions. The placeologist doesn’t live in the place, he crosses it, he moves through it even as he stays put: moving through is placeology’s natural condition. Passing by and gazing, a sort of voyeurism of the outside world. I don’t live inside the world, I spy on it. The world is beyond the window. And if the world is inside, I am outside. A feeling of fragility comes from this implacable exile. I often speak of community, and I put a lot of energy in creating what I call “Temporary Communities,” but then I am the first to admit I am not able to live in them. I don’t even live in this text, I unroll it like a carpet. All of a sudden, the carpet is finished and I haven’t covered anything; the only thing that remains is the time I’ve spent unrolling it. And here comes the issue of death, which is, after all, the typically placeological issue. This morning, as I was getting dressed, I thought that sooner or later we all die. It’s a very common thought—and still, it was different from the same thought I had so many times. It wasn’t a dark or trembling thought, it was a somewhat dull thought, the premise for a yawn rather than a panic attack. I’ve triggered this intensity by thinking of my own death, but it’s not a given that this formula always works. It might be that sometimes death doesn’t heat the soul, and so not even writing makes any sense. For words, in that case, don’t help me frighten death or dilute it; they only help me pass the afternoon. And here comes a sublime definition of placeology: everything that helps you pass the afternoon in a place. The critical time is between 4 and 6 pm. Today every minute looks critical to me—even every second—but this is another story. For me the afternoon is the time of chocolate, the time when my happiness pays me a visit and I welcome it with open arms. There are people that tell others about how they became good and beautiful and luminous. These people send encouraging messages to the world. Recently, I have also tried to send encouraging messages; I have tried to say that a place in the Italian South can be a wonder. It’s something I can only say to people that live far away from places. The day before yesterday the landscape between San Mauro Forte and Craco looked like a mystical landscape to me. I’ve taken pictures of lonely trees on ploughed hills. I had the feeling that that landscape was everything to me. Nobody passed by. And I was inside a church, I crossed it in my car—but it was a church. Placeology offers this kind of illumination—not frequently, but still sometimes. I spent two perfect hours, I took nice pictures, I loved each and every one of those trees—and they loved me back. I will visit them when it’s sunny, I’d like to have a photo-exhibit about the loneliness of the Basilicata trees. Rarely do people give me such a beautiful feeling as the one that came three days ago from these Basilicata trees. People point out, clarify, add, they pull you from one side, they drag you, leave you, people make and unmake deals with your presence and your absence, they speak with silence and with words. Trees have the same code of silence as the dead—I’m talking about winter trees. I love summer canopies less. In canopies everything can hide. I love to see the branches, to see how they scratch the air, and breathe the air that has been hurt by branches. I don’t know when the things I am talking about will cross with the grace of being fragile. I certainly don’t know the opposite condition: the poverty of being strong.

Now, I like the way this writing is going. My job is to draw up words, I am confident that a hint of placeology will appear between the lines, above or below words, on their back or belly, words have their back turned to the sky, they stretch out, with their belly on the floor. Each writing is a raft placed on the paper’s terra firma. The grace of placeology lies in being a dry shipwreck. Or in that, from one page to the next, you pass from being a castaway to being dried-out. Placeology doesn’t talk about places, but about those who cross them, it talks about the creatures that live in places, but its gaze is not an asserting one, it doesn’t require any supplementary analysis. It’s a quick look, a short walk with friends, a temporary proximity. I don’t know how and when this writing is going to end, I am not telling a story, nor am I describing a place, I am just doing placeology, that is, I am writing down words and it’s up to me to decide when to stop. Outside, there’s the January sky. The dead lay in the graveyard, my son is whistling, the electrical wires are lit by a beam of sun, the snow on the rooftops sometimes reveals a tile. I am saying too much, and still I am not quite able to get close to a saying as a pure saying, as a pure being in the world of words. Placeological writing doesn’t push you anywhere, and when it does it, it does it by way of approximation, it does it for lack of a better way of doing it. Writing is not to hit reality, it’s to move toward reality and dodge it at the very last moment. Readers must see this jolt. It takes agility to write well, it’s a job for gymnasts. Think of workouts with trestles. You stay on the apparatus in order to avoid it. Maybe something similar also happens with love. It’s not lying in or on one another, it’s dancing toward one another, the beauty of dancing consists in concentrating the movement’s width within a minimum possible space. I embrace you, I hold you—and still some room remains, we feel free, we don’t suffocate. Intimacy and distance are a beautiful intertwinement to manage a territory as well as to live in a place or a love story, to write a poem or a piece of prose. Those who are simply mutually intimate or distant, fly as if with one wing only. Maybe one can only fly with one wing, but it must be made of two half-wings, the wing of distance and the wing of intimacy. The concepts of placeology are few. I’ve just described one of these. Another one is that of choral autism. We’re in the oxymoron’s heart. Community as a heap of autistic ruins, autistic ruins as the only possible community. Solitude and company are like the faces of a Möbius strip, where inside and outside ceaselessly change their sign. It’s the same for the algebra of affects, too. You add, and you find yourself with a minus, you subtract and find yourself with a plus. And so, to save the places of inner Italy you don’t have to think about adding, you don’t have to think of them as places where something is missing—something we must put there. Each place is a text. A place can be a tale or a poem, it can be a novel or an aphorism. You have to work with the rule of language more than with those of politics. A place must be helped to live in its language, to grow in its word or its silence, to become more and more translucid, eloquent. You have to work on society, you have to create laws for the people, you have to leave the places alone. A place is a mythical body, a mystical body that cannot be wrapped in the shroud of actuality. You have to leave this body its own dust, its own light. Placeology doesn’t love shroudings, it rather has to do with scraping and leaves pipes and wires in view. Here lies the grace of exposing oneself, of being exposed. And here lies the fragility of this grace, too.


(Translation by Serenella Iovino)
Lucoli's Abbey - Roberto Soldati photo
Si ringrazia lo scrittore Franco Arminio per aver potuto fruire del suo testo.

lunedì 27 febbraio 2017

UN APPUNTAMENTO DA NON PERDERE SABATO 4 E DOMENICA 5 MARZO 2017

L'Associazione Movimento Zoè organizza la 7a fiera mercato dellaneoruralità; è nata nel 2008, da anni si occupa di educazione attiva, salvaguardia ambientale, turismo sostenibile, agricoltura sociale e promozione di eventi culturali ed artistici attraverso linguaggi creativi e modalità partecipate e innovative. 
La mission dell’associazione è quella sostenere la visione neo-rurale affinchè coloro che approcciano adesso alla ruralità possano farlo tenendo conto della salvaguardia delle risorse, del rispetto e valorizzazione dell’ambiente naturale, delle tradizioni e della cultura locale. I suoi membri hanno una formazione peculiare in qualità di “animatori della Rural Social Innovation” in quanto operano alla creazione di un network locale che aderisca ai principi della eco-sostenibilità quale base per lo “sviluppo” delle risorse economiche, sociali e culturali locali. Attualmente Movimento Zoè gestisce il Centro Informazioni del Parco di Sulmona (AQ) ma sta per aprire, in collaborazione con l’Ente Parco, un laboratorio permanente sulla eco-sostenibilità finalizzato a favorire le pratiche eco-sostenibili legate all’autoproduzione, con aule laboratoriali appositamente allestite e a disposizione della comunità locale. 
"SULMONA (L'AQUILA) - Oltre 70 artigiani, agricoltori e casari, laboratori didattici per adulti e bambini, dibattiti e tavole rotonde con al centro progetti e concrete esperienze di vita delle montagne e delle aree interne abruzzesi in via di spopolamento, ma che sono ancora miniere di bellezza e ricchezza capaci di futuro, in cui tanti giovani tornano o vogliono restare a vivere.
Questo ed altro propone l'edizione 2017 della "Fiera della NeoRuralità- Scambio Semi", che si svolgerà sabato 4 e domenica 5 marzo, all'interno dell'Abbazia di Santo Spirito al Morrone di Sulmona (L'Aquila).
Contenuti e obiettivi della Fiera, giunta alla settima edizione, e che l'anno scorso ha visto la partecipazione di oltre 3 mila visitatori, da tutto il bacino del centro Italia, sono stati illustrati in conferenza stampa da Franco Iezzi, presidente del Parco Nazionale della Majella e dagli organizzatori della manifestazione: Ass. Movimento Zoè, Civiltà contadina e il movimento NeoRurale.
Ha subito spiegato Roberta Viggiani: "La Fiera è una Festa ma anche un momento di incontro e confronto tra realtà NeoRurali esistenti che da tempo provano a darsi un'organizzazione per operare un reale cambiamento socio-economico. Sarà infatti questo l'obiettivo delle tavole rotonde e dei lavori del movimento NeoRurale che seguiranno la Fiera".
NeoRurale è un modo per descrivere, continuano gli organizzatori, chi torna alla terra fondendo tradizione ed innovazione. Chi vede nella NeoRuralità una concreta opportunità per se stessi, le proprie famiglie e le comunità locali. Coraggiosi, onesti, rispettosi...ma anche...determinati, competenti, imprenditori.
Ha aggiunto Massimo Moca: "Per noi la Fiera è uno spazio in cui confrontarsi con un diverso approccio allo sviluppo, che rivolge attenzione verso la salvaguardia e la rivitalizzazione del territorio, ma anche verso l'innovazione. Un luogo fisico e simbolico dove incontrarsi, conoscere e riconoscersi. Un appuntamento ormai fisso per le comunità rurali della regione che ogni anno si afferma sempre di più come contenitore di realtà ed esperienze che dal basso si adoperano per un migliore rapporto tra natura ed essere umano, per un ripopolamento consapevole e moderno delle aree interne".
Durante la due giorni, sabato dalle 15.00 alle 20.00 e domenica dalle 10.00 alle 20.00, cuore dell'evento saranno come sempre lo scambio dei semi, il mercato contadino ed artigianale, con alimenti di nicchia, tipici e naturali, come solo per citarne alcuni, pecorini a latte crudo, pane di grano solina, aglio rosso, salumi di maiale nero, rare varietà di legumi, farine, patate e ortaggi, prodotti nei territori di confine, che soprattutto nell'agricoltura e nella zootecnia sostenibile possono trovare una rinnovata linfa vitale.
Un mercato che diventa anche un momento di trasmissione della conoscenza della civiltà delle montagne, grazie alle dimostrazioni gratuite da parte degli artigiani del legno, della pietra, della lana, dei segreti dei loro mestieri, antichi di secoli, e tramandati di generazione in generazione.
E poi le tavole rotonde: in programma sabato a partire dalle 15.30 "Primi semi", dedicata all'educazione dei piccoli, ovvero alle scuole pubbliche, d'ispirazione montessoriana, steineriana e home-schooling. E "Semi di Esperienze", momento dedicato alla condivisione di realtà e progetti NeoRurali, tra cui le esperienze delle Brigate della Solidarietà attiva, progetti legati alla coltivazione della canapa, altro da scoprire.
Domenica alle 10.30 in programma invece "Semi e Custodi", tavola rotonda sulla salvaguardia delle semenze autoctone e delle filiere locali in Abruzzo, con la proposta di costituzione di una rete diffusa di Custodi NeoRurali. E "Semi di Cambiamento", una riflessione condivisa su nuovi modelli di polis, di città di transizione, sulle concrete esperienze delle cooperative di comunità.
Sarà poi possibile partecipare ai laboratori per bambini, e non solo, su espressività e movimento (ContaKids), sull'uso creativo di materiale naturale e di riuso (Storia di uno spaventapasseri) e di tessitura a telaio (Facciamolo insieme).
Saranno presenti stand di editoria locale e associazioni che offrono servizi in campo ambientale, sociale e di turismo sostenibile. Nella giornata di domenica infine, concerti itineranti del Gruppo Incanto, e dei CadiCanPo, con il loro vasto repertorio di tarantelle raccolte lungo i tratturi.
Ancora, visite guidate nelll'antica Abbazia Morronese e ai suoi spazi museali a cura delle guide della Sovrintendenza dell'Aquila e percorsi del gusto e degustazioni a cura delle Guide del Gusto – Aq."
http://www.parcomajella.it/?alto_contrasto=1%3Fvideo%3DzYBnYLZxde8%3Fvideo%3DpU8otAzFark
INFORMAZIONI
0864/251863 – 333/4722342 (Roberta Viggiani) – 349/5700857 (Caterina Palmucci) - info@movimentozoe.com
Noi parteciperemo ci vediamo lì.....

lunedì 20 febbraio 2017

ASSEMBLEA ANNUALE STRAORDINARIA DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA: NoiXLucoli Onlus è federata ed ha partecipato ai lavori.


Si è svolta ieri a Roma l'Assemblea straordinaria della Federazione volta anche ad approvare la modifica all’art. 1 dello Statuto, come richiesto dal Ministero dell’Ambiente, nella formula seguente: 
È costituita un’Associazione con la denominazione “Federazione Nazionale Pro Natura”, indipendente, apartitica e senza fini di lucro, con sede in Torino, riconosciuta con decreto ministeriale del 20 febbraio 1987, composta di Organizzazioni associate suddivise in: 

c. Associazioni federate;
d. Associazioni aggregate;
L'Associazione ha durata indeterminata e si scioglie nei casi previsti dalla legge italiana e dal presente Statuto. Il logo che contraddistingue l’Associazione è allegato al presente Statuto e ne costituisce parte integrante. L’ordinamento interno dell’associazione è ispirato a principi di democrazia ed uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, all'osservanza del principio dell'equilibrio e dell'uguaglianza di genere, in ossequio a quanto dettato dall'art. 51 della Costituzione Italiana e dal “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna” art. 6 L.246/2005 e dal Dgls. 198/2006. Tali principi vengono osservati con particolare riferimento all’elettività delle cariche associative, all’esercizio del voto individuale ed all'effettività del rapporto associativo.
Secondo gli indirizzi del Ministero, infatti, è stato previsto che ogni direttivo nazionale e regionale, pena la non validità, si debba dotare di un ragionevole numero di cariche direttive a componenti di sesso femminile secondo il principio di equilibrio in genere, come da Costituzione (art.51) e dall’art. 6 della legge n. 246/2005 e da D.lgs 198/2006“.



Il Presidente Nazionale di Pro Natura il Professor Mauro Furlani


giovedì 16 febbraio 2017

Paolo Nespoli: “Ecco come porterò tutti voi nello Spazio”

Paolo Nespoli e i suoi colleghi partiranno a maggio per la Stazione spaziale internazionale: pronta anche una nuova app, #Spac3, per seguire passo passo la missione.


Manca poco alla partenza di Paolo Nespoli, l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa), che rimarrà per sei mesi a bordo della Stazione spaziale internazionale
Nelle prossime settimane Nespoli sarà in viaggio tra l’Italia, la Germania, la Russia, gli Stati Uniti e il Giappone per ultimare i preparativi di Vita, la terza missione di lunga durata dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).
Paolo Nespoli ha adottato un albero di Pero a Giardino della Memoria di Lucoli
Ricordiamo Nespoli con amicizia per aver adottato un albero del Giardino della Memoria di Lucoli.
Oltre ad avere a disposizione i social network più tradizionali, Nespoli potrà servirsi di nuovi strumenti e iniziative per rendere sempre più condivisa la sua esperienza in orbita, che ci permetteranno di seguirlo passo dopo passo nella sua avventura e di interagire a colpi di foto e flash mob. Infatti, nelle prossime settimane sarà disponibile una nuova app gratuita (per Android e iOS), chiamata #Spac3, che permetterà agli utenti di scattare foto su argomenti specifici, come la vita sulla Terra, la salute e le città sostenibili, sovrapponendole alle immagini spaziali che Nespoli pubblicherà sui social, in un flusso continuo di immagini visibili sul web.
Va ricordato, tra l’altro, che Nespoli è stato il primo europeo a twittare direttamente dallo Spazio, inviandoci foto mozzafiato del nostro pianeta. "Il riscontro che ho avuto è stato molto forte e mi ha permesso di sentirmi più legato alla Terra: è stato bello condividere e leggere i tweet di risposta prima di andare a dormire", racconta con entusiasmo l’astronauta. “Quando ero ragazzino e vedevo gli astronauti sulla Luna", l’app è stata presentata il 14 febbraio al Museo della scienza e della tecnologia di Milano, durante un incontro con gli studenti, ed è stata realizzata dall’Esa con Asi, insieme a Michelangelo Pistoletto, autore del logo della missione. “La scienza e l’arte, nei tempi antichi, sono sempre andati mano nella mano”, ha spiegato Nespoli “poi pian piano hanno preso strade divergenti ma quello che stiamo cercando di fare è riportarle insieme perché non solo è corretto e giusto ma nell’unione di queste cose alla fine si riesce ad arrivare sempre più lontano, come stiamo cercando di fare: portare la scienza nello Spazio, portare l’arte e portare tutti noi”.
Paolo Nespoli intervistato nella scuola di Lucoli
Tratto da WIRED: https://www.wired.it/scienza/spazio/2017/02/15/nespoli-preparativi-lancio/

mercoledì 1 febbraio 2017

I CAVALLI DI CAMPO FELICE RECUPERATI DICIOTTO ESEMPLARI

Sono stati recuperati ieri dai proprietari i cavalli che stazionavano sulla piana di Campo Felice in prossimità dei resti dell'elicottero del 118 caduto.
Per catturare gli animali sono intervenuti uomini della Polizia, dei Carabinieri, della Forestale e dell'ANAS. Sono state anche usate le motoslitte.
I cavalli catturati sono stati 18 su 21: tre giovani equidi sono fuggiti alla cattura e saranno recuperati in seguito dai proprietari.




Questi cavalli vivevano al gelo, affamati e minacciati dai lupi.

Ricordiamo che dovrebbero essere una sessantina che si erano divisi in tre gruppi: quelli recuperati erano in prossimità dell'Hotel Vecchia Miniera, ce ne sono altri sul Monte Cefalone ed altri presso l'uscita dell'autostrada a Tornimparte. 
I corpi molto magri,  la tristezza negli occhi liquidi. 
C'è stata sinergia tra le Istituzioni, Forze di polizia, Autorità locali ed Associazioni per gestire contemporaneamente al meglio sia l'applicazione delle misure giudiziarie, sia le operazioni di cattura.
I proprietari sono rientrati in possesso dei cavalli, dei quali non si erano curati per diversi mesi non foraggiandoli ed accudendoli, riteniamo che in queste situazioni gli animali dovrebbero essere inviati in custodia giudiziaria ad Associazioni autorizzate dando a loro il compito di trovare affidatari in modo da non farli finire in macelleria visto che si è ignorata la loro sofferenza: si chiuderebbe il cerchio con un doppio positivo risultato, la punizione del reato e il futuro benessere degli animali sottratti a quel destino.
Ci auguriamo che il Prefetto continui a monitorare il fenomeno che, nella quasi totalità dei casi ha finito tante volte per essere ignorato a Lucoli, andando ad aggravarsi con il passare del tempo e diventando drammatico in presenza di circostanze atmosferiche estreme quali ad esempio la neve di questo periodo.
http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0004520.pdf
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/11/carne-di-cavallo-essere-animali-no-alla-macellazione-sai-cosa-ce-dietro/1151591/

lunedì 30 gennaio 2017

I CAVALLI DI CAMPO FELICE


Venerdì 27 gennaio sono stati rintracciati alcuni dei proprietari dei cavalli abbandonati sulla Piana di Campo Felice. L'attività non è però terminata altri cavalli presenti non sono di loro proprietà.
Gli allevatori portano sacchi di mangime


L'azione è stata coordinata dal Prefetto. 
Come si evince dalla foto i cavalli continuavano a stazionare vicino ai resti dell'elicottero del 118 caduto a Campo Felice
Molte forze hanno collaborato ad una operazione congiunta il Comune di Lucoli, l'Esercito (alpini), la Forestale, la Campofelice SPA (che ha messo a disposizione un gatto delle nevi e personale per l'operazione), l'ANAS. 


Gli allevatori convocati sul posto e oggetto di contestazioni formali hanno portato da mangiare agli animali (perchè solo venerdì? Si sono anche presentati con un legale).
Ringraziamo il Signor Prefetto, che ha avviato un'azione per il ripristino della legalità e per la salvaguardia degli animali.
E' comunque una guerra di mondi. 
In Italia sono in molti a considerare i cavalli animali d'affezione, al pari del cane e del gatto: esseri viventi da rispettare e tutelare. 
Gli allevatori non hanno questa visione: i cavalli sono "carne" che cammina. Sono "oggetti" che caratterizzano un'attività a basso costo che rende tantissimo anche con finanziamenti comunitari.
L'attuale normativa, recepisce poco sui diritti dei cavalli con la conseguenza che spesso cavalli e altri equidi vengono trattati come beni di consumo. 
Noi siamo tra quelli che avvertono l'esigenza di un quadro legislativo che ponga fine alla vergogna della macellazione degli equidi e che contempli la difesa del loro benessere in tutti gli ambiti. 
Gli equidi, infatti, sono gli animali maggiormente utilizzati o sfruttati nei modi più diversi: competizioni legali e corse clandestine, palii, maneggi, traino di carrozze per turisti, circhi, trasporti, macellazione, vivisezione, pellicce…l'elenco è davvero troppo lungo. 
Molte di queste pratiche vengono svolte senza il minimo rispetto della vita e della sofferenza di questi nobili animali, anche perché le attuali leggi sono ampiamente insufficienti a garantire loro la tutela necessaria e a punire adeguatamente i maltrattamenti.
Gli allevatori rintracciati dalle Forze di polizia si sono ricordati (dietro sollecitazione) che avrebbero potuto avere fame lì dove li avevano lasciati a Campo Felice?
La nostra Associazione si è adoperata per divulgare attraverso i media questa pratica illecita anche in passato e vorremmo impegnarci in futuro per realizzare attività che illustrino il "linguaggio" degli equidi per contribuire al rispetto delle loro caratteristiche etologiche e della loro dignità. Condividiamo l'azione della Horse Protection Onlus ed alleghiamo il testo dell'esposto da loro presentato al Prefetto di L'Aquila.


giovedì 26 gennaio 2017

LUCOLI A RESCUE HELICOPTER CRASHED

Lucoli - Campo Felice the crashed helicopter
A rescue helicopter crashed in a mountainous region of central Italy on Tuesday, killing all six people on board, according to published reports.

Investigators “found the bodies of the six deceased in the snow,” a police spokesman told the AFP news agency.The chopper was transporting an injured skier to a hospital in L’Aquila, the capital of the Abruzzo province, when it sent out an emergency signal and then plunged from the sky near the Campo Felice ski resort, the BBC reported.

Witnesses reported hearing a massive explosion after the helicopter went down.

Authorities said they were in the preliminary stages of probing the cause of the crash.

“The area where it came down is hard to access at the best of times, and thick fog is making it even more difficult. Several teams are trying to get there,” a police spokesman told the BBC.

Last Tuesday, an avalanche hit another ski resort on the other side of the mountains, killing at least 29.

The avalanche was triggered by a powerful earthquake, burying the victims under piles of snowfall and rubble. Fifteen people have been declared dead, and 14 more are still missing.

mercoledì 25 gennaio 2017

La vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante. Si muore anche così: cercando di salvare gli altri.

"Le persone che hanno perso qualcuno da poco hanno sul viso una certa espressione, forse riconoscibile solo da coloro che hanno visto quell’espressione sul proprio. Io l’ho notata sul mio e ora la noto sugli altri. È un’espressione di estrema vulnerabilità, nudità, trasparenza.

Il dolore è diverso. Il dolore non tiene le distanze. Il dolore arriva a ondate, parossismi, ansie improvvise che ti tagliano le gambe e ti accecano e cancellano la quotidianità della vita".
Joan Didion
L'anno del pensiero magico

Joan Didion dice che il pensiero magico è un'espressione che ha imparato studiando antropologia, che il pensiero lo usavano le culture primitive, e che funziona se collochi un Se all'inizio di ogni proposito. «Se sacrifichiamo una vergine, la pioggia tornerà». Lei dice che nessuno pensa che possa capitare, che noi non pensiamo ci possa mai capitare. Quando successe quello che successe — che è una cosa che lei non pronuncia mai, che non può permettersi di dire, ché le parole giuste spariscono dal vocabolario —, quando successe, pensò: «Se avessi tenuto le scarpe, lui sarebbe tornato». Se fosse tornato, avrebbe avuto bisogno di scarpe.
Una donna che interroga la tragedia, che ripercorre attimo dopo attimo, a cercare l'errore, così da provare a porre rimedio all'inevitabile. L'ospedale sbagliato, il dottore sbagliato, l'ora sbagliata nel giorno sbagliato di un anno sbagliato. Quando la vita cambia, e cambia in un istante, aggrapparsi a un precario perché sembra l'unica soluzione, disperata e necessaria. Se avesse trovato una spiegazione, il dolore, forse, sarebbe andato via. 
Qualcuno pensò che fosse diventata pazza per la perdita del marito. 
Dice che lo è stata, ma che ora non lo è più.
«Dovevi sentire che cambiava, la marea. E dovevi abbandonarti al cambiamento».
Non ci sono commenti per la disgrazia che è accaduta ieri a Campo Felice siamo attoniti ed addolorati, non ci si "abbandona al cambiamento" determinato dalla perdita della vita di una persona che abbiamo amato o conosciuto. 
Si muore anche così: cercando di salvare gli altri.

Esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle sei vittime.


martedì 24 gennaio 2017

Sulla piana di Campo Felice c’è da gestire in questi giorni l’annoso problema del pascolo abusivo.

AGGIORNAMENTO AL 25 GENNAIO 2017

Il 24 u.s. si è verificato a Campo Felice il tragico incidente dell'elicottero dei soccorritori del 118, testimoni muti anche i poveri cavalli affamati. Le foto del 25 gennaio mostrano i cavalli seguire la scia della neve smossa dai soccorritori per ricercare erba sotto la neve.
La drammatica vista dell'elicottero - Foto R. Soldati

I cavalli salgono verso il relitto seguendo la neve smossa









I cavalli presenti sul vastissimo territorio del Comune di Lucoli, sono nella quasi totalità, abusivi. Provenienti dal Comune di L'Aquila, dall’Altopiano delle Rocche, da Rosciolo, da Corvaro. Sui nostri pascoli in alcune occasioni hanno gravitato anche 300 capi. Essi creano problemi alle colture, al manto erboso dell’area protetta SIC di Campo Felice, alla viabilità e anche dissapori rilevanti all'interno del territorio: ci sono allevatori in regola con le imposte ed i permessi che si vedono tolti i pascoli. 

Al momento non c'è un’idea precisa di quanti capi potrebbero trovarsi prigionieri della neve. Ricordiamo che tutti i capi al pascolo, secondo normativa, avrebbero dovuto essere ritirati entro il 30 novembre 2016. Potrebbero essere circa 60 in almeno tre branchi separati sopra a Cefalone, Altopiano di Campo Felice  e Monte Orsello. 

Nel territorio il problema delle mandrie vaganti continua ad essere preoccupante. Alcuni allevatori non rispettano la normativa e creano una concorrenza sleale per le imprese agricole locali e regolari e un rischio per la salute pubblica, poiché gli animali non risultano sottoposti alla prevista profilassi veterinaria e causano danni anche all’integrità dei terreni e dei pascoli in cui gli animali si stabiliscono senza alcun controllo. Tale fenomeno è proibito dalla legge 320 del 1954 ed è perseguibile in base al dettato dell’articolo 636 del Codice penale, che vieta l’introduzione e l’abbandono di animali su terreni altrui e la pratica del pascolo abusivo. 

Tutti gli enti preposti sono a conoscenza che c’è una situazione che genera problemi di vario tipo e di vario livello di gravità, la prima tra tutte: le mandrie stazionano sulle strade frequentate per le località sciistiche, non è raro trovarsele di fronte all’improvviso e causano incidenti. Siamo in un momento di emergenza per le comunità colpite da eventi naturali catastrofici ma non è male pensare anche alla tutela dei diritti degli animali che ora a Campo Felice sono abbandonati, senza cibo e saranno prede dei lupi. 

Gli umani non imparano facilmente cos'è il rispetto della vita. 

Non considerano gli altri animali come compagni con cui convivere, ma come cose da utilizzare e buttare via subito dopo. 

Il cavallo è la specie che più di tutte subisce questa cultura, che ha poco di naturale e molto di antropocentrico. Quasi mai il cavallo è considerato un amico, perché è sempre un "cavallo da": da trotto, da galoppo, da salto a ostacoli, da dressage, da scuola di equitazione, da carrozza, da circo....da macello: anche la stessa terminologia sottolinea che, nella considerazione media, non esiste come individuo, ma solo in base alla sua utilità. Non ha diritti.

Ci sono sempre tutti gli estremi per intervenire bloccando chi deve essere bloccato anche se molti allevatori operano al limite del lecito e navigano benissimo tra leggi e cavilli. Alcuni di questi allevatori dimostrano, oltre al non rispetto delle leggi in materia, anche scarsissima sensibilità e considerano il loro branco come selvatico. Ovvero, essendo il cavallo, un animale rustico e frugale, viene lasciato al pascolo brado come se fosse un selvatico. La teoria, per dirla in maniera spicciola: quello che vive è un valore, quello che muore va bene lo stesso. Si guadagna in ogni caso con pochissime spese.
C’è da dire che le sanzioni sono irrisorie e difficili da applicare, ora il reato è anche tra quelli depenalizzati. Gli organi di controllo hanno difficoltà ad operare (avvicinare un cavallo non è cosa semplice specialmente a causa delle condizioni in cui si opera ed ora siamo in inverno con diversi centimetri di neve. Nel caso in cui si rileva un animale microchippato e quindi si risale al proprietario, si eleva una sanzione che quasi certamente non verrà pagata o verrà contestata per vari motivi. Anche la denuncia penale per pascolo abusivo e per mancato controllo sanitario non è semplice da spiccare. Molti cavalli non hanno microchip ed in questo caso nessuno pagherà e nessuno verrà denunciato. Ricordiamo che il cavallo privo di microchip diventa proprietà del Comune che ne è responsabile. Il sequestro dei cavalli è soggetto a procedure complesse ed onerose. Gli animali vanno radunati e poi caricati in appositi mezzi per raggiungere la stalla di sosta. Particolarmente delicata è la fase di carico dei cavalli, che essendo inselvatichiti non sono abituati a salire sull'autocarro, occorre professionalità per procedere alle operazioni di carico, soprattutto per rispettare la normativa sul benessere animale. Poi è necessario avere un contratto con una stalla autorizzata per la sosta, cattura e trasporto. Il sequestro va organizzato con il Corpo Forestale e con il personale veterinario e ora sappiamo tutti che il Corpo Forestale non c'è più........
Si sono verificati in passato episodi di contrasto malavitoso alla vendita dei cavalli sequestrati che debbono essere venduti all’asta: minacce di ritorsioni portano spesso ad aste deserte o alla presentazione di offerte ridicole. Molto spesso i cavalli sono ricomprati dagli stessi allevatori che li avevano abbandonati.
In questo momento sollecitiamo alle Autorità Preposte una ricognizione aerea per individuare i cavalli che sono in difficoltà e per portare loro del cibo. La neve a 2000 metri potrebbe andare via anche ad aprile.
Il Comune di Lucoli dovrebbe farsi promotore di un tavolo tecnico che coinvolga tutte le Istituzioni. In emergenza maltempo e terremoto e con la difficoltà di essere ascoltati, insieme al Vice Sindaco di Lucoli, abbiamo chiesto aiuto alla nostra rete di associazioni animaliste ed ambientaliste per monitorare i cavalli e dargli assistenza e cibo...perchè noi siamo dalla parte dei cavalli!



COSA FA LA HORSE PROTECTION ONLUS              
 (cliccare sul link del testo)

Ci è venuta in aiuto IHP - L'Italian Horse Protection Onlus che è un'Associazione di Firenze nata per tentare di favorire un cambiamento e per scuotere le coscienze della gente: svolge il suo solenne impegno per gli equini, che, con la loro delicatezza, la loro profondità e la loro fierezza fanno diventare persone migliori. 

Ringraziamo il Presidente Sonny Richini per il suo efficace interessamento e lo invitiamo sin da ora a Lucoli a vedere il nostro bel territorio. http://www.horseprotection.it/
Ringraziamo l'amica giornalista Maria Trozzi infaticabile difensore dell'ambiente dalle pagine del suo blog: REPORT-AGE.COM.
https://report-age.com/2017/01/21/decine-di-cavalli-prigionieri-della-neve-senza-cibo-da-settimane-a-campo-felice/

venerdì 20 gennaio 2017

I ribelli della campagna: "Così barattiamo semi per liberare la terra". Genova, il mercato dei chicchi dimenticati dall'industria: "Da noi il denaro è bandito".

Semi della tradizione agricola d'Abruzzo
Vogliamo raccontarvi un'esperienza che si svolge a RONCO SCRIVIA (GENOVA). L'articolo è tratto dal quotidiano La Repubblica".
Una manciata di semi di zucca gialla in cambio di un pugno di fagioli di Feltre. Un cesto di limoni delle Cinque Terre per quei chicchi di frumento toscano. Conosce il cavolo lucano, perché non pianta questo bel melo trentino? Provi il peperoncino nero di Salerno, è una rarità. Niente denaro, qui si baratta. Si parla, ci si conosce. Vent'anni fa erano poche decine di fuorilegge, come minimo rischiavano un'ammenda. Adesso a ogni appuntamento sono migliaia. E alle loro spalle cresce un movimento "neorurale" che potenzialmente - tra campi, orti, giardini e balconi riadattati, in paese ed in città - conta in Italia sui tre milioni di praticanti. Almeno. 
Ieri a "Mandillo dei semi" erano oltre duemila persone. A Ronco Scrivia, un paese sulle alture di Genova. Mandillo, in dialetto, sta per fazzoletto: e dunque, scambiarsi i semi prodotti dalla propria terra - piccola o grande che sia - , riporli in un mandillo per regalarli al prossimo. Uno sconosciuto, un nuovo amico. Un mercato di idee, di ribellione, di speranze: un nuovo modo di vivere. "Libera festa del libero scambio di semi autoprodotti e lieviti di casa, esposizione di frumenti e frutta antica", recitava la locandina. In Italia ci sono almeno 80 appuntamenti così, durante l'anno. Un altro mondo possibile: di piccoli contadini indipendenti, di appassionati che tornano alla terra per tanti motivi diversi. E non importa se è un campo, un orto urbano o sociale, un giardino o un grande vaso su di un balcone nel cuore della metropoli: "L'importante è vedere che la pianta cresce. E con lei, anche noi".
Giovanni Zivelonghi era operaio in una nota una industria chimica di Verona, la Glaxo. Da quando è in pensione, è una seconda vita sulle montagne della Lessinia. "Zappo, semino, bagno, raccolgo. Vivo bene". Vuole condividere, e allora con alcuni amici è venuto fin giù vicino al mare di Genova e in alcune bustine regalava semi di tutto: zucca forte, gialla, costoluta, insalata del Tita (il "Tita" era un vecchio contadino delle sue parti, che ha lasciato una "straordinaria eredità ", racconta), fagiolini nani, tegolini del Monte Pastello. Arriva un signore di Pieve Ligure, lascia un paio di limoni e si prende una bustina. Un altro allunga dei semi di tabacco: "Fa fiori bellissimi, se avete pazienza ci potete riempire la pipa". Giovanni ringrazia. Spiega che il mese scorso ha ritrovato una signora che a Milano fa l'architetto: "Le avevo dato del radicchio rosso veronese. Piccolino, non come quello di Chioggia: mi ha detto che lo ha tenuto in casa e al caldo ha sviluppato un cuoricino stupendo. Era felice". "Giangi" Benetti, un amico, sorride: pure lui faceva l'operaio, poi si è messo a coltivare i campi. "Qui la gente scambia esperienze che a volte non ci credi: io piantavo da anni una zucca spinosa e non succedeva niente, poi è arrivato uno - di mestiere fa il bancario, pensa un po' - e mi ha spiegato come facevano dalle sue parti, in Piemonte. Ha funzionato". 
L'"altra" agricoltura. Quella che non punta al profitto ma alla qualità anche morale, alla piccola soddisfazione personale. Pure in un metro quadro, in un balcone o in un orto urbano o sociale, come quello chiesto e ottenuto da Luca Fiorelli, studente universitario di Cesate, provincia di Milano: "Un anno fa eravamo in 4: adesso siamo in 30, a coltivare".
Gli italiani riscoprono la terra, in campagna e in città. Vogliono sapere, informarsi. Il mensile Terra Nuova ha 130 mila lettori e come casa editrice ogni anno pubblica circa duecento titoli, altre case editrici - come Pentàgora - vivono di questo. Il gruppo Facebook di Terre Rurali, associazione protagonista del recupero delle varietà di frumento conta su oltre 12 mila iscritti. Sì, vent'anni fa erano dei fuorilegge. "Prima del 2000, scambiarsi semi prodotti dalla propria terra era un delitto punito dal codice con un'ammenda salata. Le uniche varietà di semi ammessi erano quelle stabili, nazionali", racconta Massimo Angelini. Che cominciò una sorta di disobbedienza civile: il primo "scambio delle sementi". Dieci anni fa il governo riconobbe la biodiversità italiana. "Da allora siamo passati da 5 o 6 varietà di frumento conosciute a 110. Tanti panifici, in Puglia e Toscana, Sicilia, li stanno adottando. È solo l'inizio".
Anche i soci della nostra Associazione hanno iniziato prima a donarsi semi, poi direttamente piante da orto ricavate dai semi della tradizione agricola dell'Abruzzo. Lo scorso anno abbiamo avuto dei raccolti interessanti di pomodori. Anche chi fosse interessato ai semi dei frutti che vivono nel Giardino della Memoria può contattarci.
La patata "Turchesa" sarà oggetto di scambio tra i nostri soci nel 2017

La Patata Turchesa è una varietà di patata tipica del territorio dell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso. La sua è una storia molto simile a quella di altri prodotti di antica memoria ed utilizzo, abbandonati a favore di altri più semplici da coltivare ed utilizzare.

Ma più che una storia, quella della Turchesa è la favola di una Principessa. E in ogni favola che si rispetti, ad un certo punto, c’è sempre l’intervento di una fatina o di un mago. Con l’ormai diffusa coltivazione della Patata del Fucino (dalla buccia liscia e senza bitorzoli) la Turchesa era praticamente scomparsa, caduta in disgrazia a causa di un carattere non facile e di quelle gobbe che la rendevano un po’ bruttina. Ma qualcuno si ricordava ancora di lei: erano i vecchi contadini che raccontavano di questa varietà di patata dal colore così particolare e talmente buona che si mangiava cotta sul coppo, oppure sotto la brace e con tutta la buccia. E, poiché, il detto non sbaglia mai e si sa che “il contadino ha scarpe grosse e cervello fino”, anche in questa favola che vi stiamo raccontando, quando la situazione sembrava ormai irreparabile, è arrivato il tocco di magia. Era il 2002 e nelle vesti di “fatina” della nostra storia è intervenuto il Parco del Gran Sasso che, grazie agli agronomi del Servizio AgroSilvoPastorale dell’Ente, ha recuperato gli ultimi 33 tuberi esistenti nelle zone di origine ad Isola del Gran Sasso e a San Giorgio di Crognaleto, in Provincia di Teramo, per avviarne la riproduzione in vitro. Dopo due anni sono nate 10.000 minipatate con cui è stata avviata la produzione in due zone, ad Assergi e Barisciano (AQ).
I nostri semi: albero denominato "susina Goccia d'Oro" cresce nel Giardino della Memoria
Per chi fosse interessato a tali iniziative di scambio semi in Abruzzo si segnala l'attività dell'Associazione Movimento Zoè di Sulmona, da anni impegnata nello sviluppo della cultura rurale, che organizza in genere nel mese di Febbraio la Fiera della Neo Ruralità – Scambio dei semi, presso i locali del Parco Nazionale Majella, all’Abbazia S. Spirito al Morrone a Badia di Sulmona (AQ).

L’evento è in primis un incontro tra coloro che stanno vivendo l’Abruzzo Rurale valorizzandone le risorse, soprattutto quelle eco-compatibili e la biodiversità. Ognuno a suo modo, chi con scelte tradizionali chi con quelle innovative in campi molto differenti come quello agricolo, zootecnico, ma anche nel turismo “sensibile”, chi con progetti sociali, architettura sostenibile, enogastronomia, artigianato, arte, mobilità sostenibile, altra educazione, villaggi ecosostenibili, democrazia partecipata, energie rinnovabili, e tanto altro… ognuno a suo modo contribuisce a creare indirettamente un movimento Neo Rurale.