martedì 22 febbraio 2011

L'ATERNO: IL FIUME CHE UNISCE.

Sandro Cordeschi, ha presentato sabato 19 febbraio u.s. a Casa Onna il libro che ha scritto con i contributi di David Maria Adacher, Antonio Porto e Giordano Silvetti.
Il libro contiene un grande messaggio politico, che tutti noi condividiamo: l'Aterno è un fiume che unisce, che scorre dalle montagne al mare, da L'Aquila a Pescara. Scrivere questo libro è stato per gli autori, tutti aquilani, un gesto di grande riconoscenza per la gente della costa che tanto ha aiutato le persone colpite dal sisma nei momenti difficilissimi del post-terremoto.
Bellissimo il senso del percorso narrativo del libro che consigliamo a tutti di leggere: lungo le rive (e dentro le acque) dell’Aterno-Pescara e dei suoi affluenti si cammina a cercare identità, memoria, segni di bellezza troppo spesso nascosti. Il viaggio, ripetuto più volte dagli autori nel corso di molti anni e con mezzi ed intenti diversi, si trasforma in storie, che trovano contatti sorprendenti con la il presente ed il senso dei tempi che stiamo vivendo.
Si scoprono sentieri, realtà vive, possibilità, verità prima sconosciute alimentate ora dai sentimenti di sofferenza scatenati dal sisma. Si comprende che insieme all’acqua scorrono infinite vite e visioni, di cui le persone, che ora abitano questa terra, sono parte. Nell’acqua e sulle rive dell'Aterno non si incontrano soltanto ricordi e nostalgie, ma si gioca parte del futuro di molte persone di l'Aquila. Il sistema-Abruzzo è caratterizzato da un rapporto complesso tra zone interne e zone costiere. I fiumi che solcano le vallate, per quanto di ridotte dimensioni, offrono radici e opportunità, legano in modo indissolubile la montagna al mare. Tra essi, l’Aterno è la vena centrale, addirittura il cuore.
Fratello Fiume racconta allora, nello spirito del viandante e del viaggiatore sentimentale, ma anche in quello dello studioso e dell’economista, del rapporto che esiste tra l’Aterno-Pescara e la gente d’Abruzzo, con un percorso diviso in differenti sezioni: nella prima oscilla tra la realtà dei luoghi e l’immaginazione che li riproduce; nella seconda documenta epoche storiche e vite vissute; nella terza getta uno sguardo, analitico ed appassionato al tempo stesso, sulle forme in cui l’eco-nomia legata al fiume può sposarsi con l’eco-logia e lo sviluppo di un territorio che vuole e deve rinascere.
La pubblicazione del libro è inserita nel progetto Tesori Liquidi del Laboratorio Autonomo di Studi Antropologici - LHASA ed è volta a valorizzare gli aspetti naturalistici, storici ed artistici della valle del fiume e dei suoi principali affluenti, senza dimenticare la tradizione culturale ed economica nel suo sviluppo fino al periodo attuale.
Accogliendo appieno le motivazioni degli autori, contribuiamo nel nostro ambito sociale a divulgare il lavoro scientifico svolto, affinchè i Tesori liquidi d'Abruzzo non rimangano nascosti ai viaggiatori ed agli appassionati come noi, ma alimentino anche con il "passa parola" la volontà della scoperta e l'amore per il territorio.
Un grazie a Sandro, nostro socio, per essere riuscito a darci quest'opera scientifica e di sentimento, in questo momento della nostra vita di donne e uomini volenterosi che, per dirla con le parole del libro, ha bisogno di una "ineguagliabile spinta all'ottimismo della volontà....".

venerdì 4 febbraio 2011

PERCHE' NON CI OCCUPIAMO DI FUTURO?


Ci occupiamo di futuro. Un po’ tutti. Ognuno di noi lo sta costruendo il futuro, anche senza volerlo, anche inconsapevolmente, con ciò che dice e ciò che fa.
Ma il futuro non si riproduce, non si produce per replica.
Per una rinascita su basi nuove del nostro territorio di Lucoli (e perché no?) dell’Italia tutta, abbiamo bisogno di res novae, di un’atmosfera che rifletta l’energia positiva che troppo spesso è assopita e che pure esiste in ogni individuo.
Per questo non basta occuparsi solo della propria attività personale né di curare il “Sistema-Lucoli” pensando ognuno al suo ambito di interesse soggettivo, mantenendo i propri confini e magari combattendo chi vuole provare ad agire con schemi autonomi e diversi.

Occorre a nostro avviso anche ragionare in termini di costruzione della “Comunità di Lucoli”.


Per ripartire, in un comune del cratere, per provare a rilanciarne la crescita, generale (non solo legata al settore edile), occorrono delle “discontinuità”. Se giocassimo una partita a scacchi, servirebbe la capacità di “fare la mossa del cavallo”. Ovvero la mossa imprevedibile.
Per ripartire, per promuovere la crescita, occorre un progetto territoriale. Condiviso da tutti i portatori d’interesse. Occorre fare un’agenda delle azioni e delle iniziative necessarie per ripartire collaborando. Potremmo dire una reagenda, che strutturi le modalità per reagire, per agire in modo nuovo, tenendo conto delle lezioni che possono aver suggerito questi 19 mesi del dopo terremoto. Per ripartire, per rilanciare la fiducia verso il coinvolgimento dei singoli (che magari potrebbero firmare i loro scritti sul blog) in un clima positivo e non contrapposto occorrerebbe un nuovo consenso, un sentire comune che favorisca il convergere delle energie, il superamento delle posizioni di clan e di campanile, senza perdere la ricchezza e la positività della dialettica, occorrerebbe riscoprire la necessità di fare sistema plurale all’interno di una Comunità.
Forse occorrerebbe pensare a rifondare la Comunità di Lucoli.
Occorrerebbe accettare, non solo con le parole ufficiali, la “biodiversità” (consentiteci il termine provocatorio) rappresentata da NoiXLucoli Onlus e la voglia di impegno di molti “non residenti”.
Sarebbe ora di sentirci tutti responsabilizzati in un “cantiere” (con una metaforica legge per la ricostruzione condivisa e con necessarie le sole ricchezze degli animi e la buona volontà) che possa ricostruire il domani di Lucoli.
Senza Comunità non c’è "cantiere", ci sono solo singole iniziative.
Senza Comunità non c’è futuro, perché questo è sempre più frutto della capacità di fabbricare insieme idee, progetti, realizzazioni.
Il “Fare comunità” e “promuovere comunità” (come senso di appartenenza, come reti fiduciarie di operatori locali ed enti pubblici e morali che costituiscono un’unica filiera, come “capitale sociale locale”) ci sembrano allora priorità fondamentali per la rinascita del territorio di Lucoli.

Queste riflessioni a noi donne ed uomini consociati in una Onlus ci sono scaturite prepotenti, come possibile lenimento del rammarico che abbiamo provato leggendo sul Blog “Ricostruire Lucoli” tanti scritti aggressivi e contrapposti, carichi di risentimento e faziosità a tutto campo, di voglia di rivalsa e di annullamento dell’”avversario”. Qualunque esso sia: la Pro Loco di Lucoli o la nostra Associazione NoiXLucoli Onlus.
A tutti coloro che hanno contribuito a questo dibattito che ha fornito un quadro preoccupante del livello di pacificazione di quella parte della Comunità che si è espressa, lanciamo questo spunto di riflessione: crediamo che la crescita del “sistema territorio” (e non del sistema di interessi soggettivi) non può essere stabilmente assicurata senza una riflessione circa le regole dello stare insieme su base plurale e responsabile.

La cooperazione e la sussidiarietà sono il punto di forza.

La coesione intorno a valori condivisi offre la garanzia circa la stabilità di lungo termine del nostro agire in un territorio che tutti abbiamo nel cuore.
Ci piacerebbe che l’Amministrazione Comunale e tutti i suoi Consiglieri riflettessero su questi pensieri e sulle dinamiche e posizioni personali che li hanno originati. Un’Amministrazione ne dovrebbe cercare i significati più profondi ed i possibili rimedi politici e sociali pensando al futuro di Lucoli e della sua Comunità.

Questo testo vuole offrire riflessioni serene che potrebbero essere condivise in un incontro tra chi nell'associazionismo lucolano incarna il "vecchio" e chi si presenta come "nuovo" (citazioni fornite in uno degli scritti del Blog) a patto che si liberino le menti dai pre-giudizi.

NoiXLucoli Onlus
Emanuela Mariani