sabato 30 luglio 2011

GLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Melo Gelata - Malus domestica (L.).


La mela Gelata è una pianta diffusa nel centro e sud Italia ed è stata citata dai pomologi Gallesio (1817-39), Molon (1901), Tamaro (1929).
Batolomeo Bimbi (1648-1740)i: Natura morta Mele, Villa Medicea di Poggio a Caiano, Prato
Una mela Diacciata, di caratteristiche simili, è raffigurata in un quadro del Bimbi alla fine del XVII° secolo e viene descritta dal Micheli, che ne riporta la caratteristica vitrescenza del frutto: 'maculis vitreis foris et intus notato' (Bignami e Rosati). La mela Gelata rappresentava fino al 1964 il 20% della produzione in Abruzzo e Molise ed il 9% di quella siciliana. Probabile sinonimo è anche 'Iaccia', denominazione ancora oggi utilizzata in Molise. Oggi essa può definirsi in via di estinzione, perché riscontrabile solo in qualche esemplare sparso o in piccoli frutteti specializzati, presso coltivatori amatori. La mela Gelata con le sue diverse denominazioni locali: Oleata, Diacciata, Cera, è caratterizzata dal presentare la polpa con zone vitrescenti e la buccia cerosa; caratteristiche da cui probabilmente sono derivate le varie denominazioni locali attribuitele. La Gelata è ottima da consumare fresca, per la spiccata fragranza e croccantezza dei frutti appena raccolti, conferitale anche dalla caratteristica "vitrescenza" della polpa. Questa fisiopatia, che di norma è un aspetto negativo su altri frutti, sulla Gelata conferisce una ulteriore caratterizzazione del gusto.
La conservazione in ambiente naturale si presenta piuttosto difficile perché i frutti vanno facilmente incontro a disfacimenti e marciumi. In frigorifero, i frutti di Gelata si conservano bene ed a lungo, ma possono perdere il caratteristico aroma di vaniglia.
La pianta ha un portamento compatto, dotato di media vigoria. E' ancora presente in provincia di Chieti e Pescara.
UTILIZZAZIONE ALIMENTARE
Il frutto è di pezzatura media, di forma tondeggiante, appiattita e spesso asimmetrica, con peduncolo corto inserito in una cavità mediamente profonda. La buccia è di colore giallo iverde, liscia e fine. La polpa è di colore bianco, leggermente acidula, molto aromatica, succosa e zuccherina.
COLTIVAZIONE
La coltivazione è di tipo tradizionale.
La raccolta vien fatta manualmente in ottobre.
NOTE
Il frutto contiene molta acqua, poche proteine (0,2%) e grassi (0,3%), fibra, diversi zuccheri (11%), fosforo (12 mg), calcio (6 mg), ferro (0,3 mg), è povera di sodio e potassio, apporta vitamine C, PP, B1, B2 e A. Fornisce 45 kcal o 188 kjoul ogni 100 grammi.
Ha azione diuretica e dissetante.
Il cultivar della Mela Gelata rientra nel progetto condotto dal Parco Nazionale della Majella in collaborazione con l'Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo (A.R.S.S.A.) di "conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche agricole autoctone del proprio territorio". Il progetto cofinanziato dalla Direzione Conservazione della Natura del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio si pone l'obiettivo di recuperare, conservare e valorizzare le varietà agricole tradizionalmente coltivate in Abruzzo.
In parte tratto da http://www.ars.alimentaria.it/; http://www.unamelaalgiorno.com/; www.parks.it/parco.nazionale.majella.it

GLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Melo Zitella - Malus communis pumila var. Zitella


Cézanne: Mele
IL MELO E' PROTAGONISTA NEL GIARDINO DELLA MEMORIA CON MOLTE VARIETA'
Nella mitologia Greca Gaia, la Madre Terra, regalò a Zeus ed Hera un albero carico di mele d'oro nel giorno del loro matrimonio. Vigilato da Ladon, il serpente che non dorme mai, l'albero era stato posto nel giardino delle Esperidi, figlie della Stella della Sera. Le Mele d'Oro di quell'albero divennero il centro di tante, famose storie d'amore, tentazione e corruzione, passando dal rapimento di Elena di Troia, fino al racconto della sconfitta e conseguente matrimonio di Atlanta. Per quanto ci è dato sapere i nostri antenati sono sempre stati Innamorati della frutta: infatti è l'unico alimento – a parte il latte ed il miele – che la natura ci regala quanto è nella sua forma migliore e la mela, in tutto questo, ha una sua storia particolare: è da sempre associata a simboli anche estremi tra loro. Se da una parte la troviamo a simboleggiare l'amore, la bellezza, la fortuna e la salute, il conforto, e la saggezza, dall'altra la troviamo testimone di tentazione, sensualità e sessualità, virilità e fertilità. Le mele sono state sempre considerate l'ideale fine pasto: non solo avevano un sapore squisito ed aiutavano la digestione, ma venivano interpretate come potente afrodisiaco che preannunciava i piaceri del dopo pasto. Nessun dubbio quindi riguardo al fatto che le mele venissero considerate il miglior frutto che la terra potesse regalare e per questo assai ricercate: alberi di mele presero sin da allora il posto che gli spettava nei giardini dei potenti e delle personalità di tutto il mondo.
Il melo è una pianta d'origini antichissime proveniente dalle regioni transcaucasiche, diffusa in moltissime parti del mondo. La sottospecie più conosciuta è il malus communis pumila, da cui si sono ottenute gran parte delle varietà di mele presenti sul nostro mercato. Altre specie sono utilizzate per la produzione di piantine da portainnesto. La coltivazione del melo è molto diffusa in Italia e in Abruzzo, infatti, prediligendo i climi umidi e freddi, la maggior concentrazione dei frutteti da produzione si trova in tutto l'arco alpino ed appenninico. Il melo può raggiungere gli 8-10 metri d'altezza, ha foglie di color verde scuro di forma ovale con il margine seghettato, i fiori sono composti da cinque petali di color bianco rosato. Produce frutti di forma tondeggiante le cui dimensioni e colore variano secondo le numerosissime varietà attualmente coltivate. Negli ultimi anni c'è stata una tendenza a suggerire vecchie varietà di melo ormai abbandonate, le quali hanno ottime caratteristiche organolettiche e soprattutto una grandissima resistenza alle più diffuse malattie. Le mele, oltre che per il consumo fresco, sono utilizzate dall'industria per la produzione di marmellate, succhi, gelatine e per l'essiccazione.
In questo post parliamo della MELA ZITELLA O CERINA. La pianta del Giardino della Memoria è stata donata dalla Federazione Abruzzo e Molise delle Banche di Credito Cooperativo, come riportato dalla targa posta ai piedi dell'albero. Molti alberi sono stati "adottati" dai sostenitori dell'iniziativa che hanno offerto contributi in denaro per la realizzazione di questo progetto che voleva coltivare la memoria delle vittime del sisma d'Abruzzo del 2009.
E' detta “zitella” per la sua maturazione tardiva e l’elevata serbevolezza. La buccia è di colore giallo citrino con sfumature rosse, abbastanza sottile, liscia, lucente e molto untuosa. Il frutto ha pezzatura media rotondeggiante, schiacciato ai poli con polpa bianco-nivea, molto croccante, semi-succosa, dolce o molto dolce, lievemente profumata. L’albero ha buona vigoria e rusticità. Questa un tempo era una cultivar un tempo largamente diffusa, assieme ad altre varietà tradizionali.  La sua polpa bianca, compatta e croccante, è molto succosa e ha un sapore dolce e aromatico. L'albero ha dei rami corti con portamento compatto, e risulta molto produttivo con tendenza all'alternanza se non viene potato in modo appropriato.
UTILIZZAZIONE ALIMENTARE
Viene consumata fresca o cotta.
COLTIVAZIONE
La coltivazione è di tipo tradizionale. La raccolta avviene manualmente a partire dalla prima decade di ottobre e la conservazione in fruttaia per tutto l'inverno.
NOTE
Ogni 100 grammi di prodotto commestibile mediamente contengono: circa 85 grammi d’acqua, 0,2 grammi di proteine, 0,1 grammi di grassi, 11 grammi di zuccheri di diverso tipo, tra cui fruttosio, glucosio e saccarosio, 2 grammi di fibre, per un totale di circa 45-50 chilo calorie o 11-12 chilojoule, e circa 4 grammi di sali minerali tra cui potassio, zolfo, fosforo, calcio, magnesio, sodio, ferro, oltre a tracce di rame, iodio, zinco manganese, e silicio. La mela è ricca anche di vitamine: C, PP, B1; B2, A e contiene inoltre acido malico (circa 0,6-1,3 grammi).
CURIOSITA'
Si dice che la mela zitella, «bella d' aspetto, pregevole», nel 1600, venisse svuotata della polpa e riempita di olio di gelsomino, veniva anche usata come candela profumata.
NELLA CUCINA
RISOTTO CON LARDO E MELA ZITELLA
Ricetta tratta dalla rivista "Sale&Pepe" del novembre 2009.
Ingredienti:
500g riso vialone nano
1 mela zitella
45g lardo stagionato a fette
15g castagne lesse
40g provolone piccante
rosmarino
burro
liquore nocino
2 dadi
1l acqua
sale
Sciogliere il lardo con il burro ed il rosmarino, unire il riso e far insaporire. Cuocere con acqua e dado; a metà cottura unire la mela, sbucciata e tagliata in piccoli pezzi. Proseguire la cottura e successivamente aggiungere le castagne sbriciolate grossolanamente ed un goccio di liquore. Aggiustare di sale. Mantecare con il provolone a pezzetti e servire.

lunedì 25 luglio 2011

GLI ANTICHI POMARI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DEL SISMA: I PRIMI FRUTTI.

Come più volte scritto il progetto botanico connesso alla relizzazione del Giardino della Memoria del sisma del 2009 dedicato alle vittime del terremoto d'Abruzzo si poneva l'obiettivo fondamentale della CONSERVAZIONE non solo della memoria dei "giusti", ma della tradizione fruttifera dell'Abruzzo.
Conservazione è un sostantivo al femminile e al femminile è stata per millenni l’opera di difendere e conservare l’albero da frutta, il cibo, la terra, la pace. Ora i ruoli sociali sono meno netti e donne e uomini capiscono, forse con ritardo, che è dovere di tutti conservare. Conservare ciò che esiste in tutte le sue forme perché la sopravvivenza e la naturale evoluzione di tutti noi si basa proprio su questa ricchezza: la grande e misteriosa eterogeneità della vita. Quali sono i frutti che chiamiamo “antichi”? Basta andare indietro di due generazioni e già si può parlare di antichità. Potrà sorprendere ma è così. I frutti antichi sono quelli che, nell’arco di questi ultimi 30-40 anni, hanno conosciuto un lento e, silenzioso abbandono per l’affermazione della frutticoltura moderna ovvero di quella cosiddetta industriale oltre che per l'abbandono delle campagne e delle attività agricole. I frutti antichi sono espressione di un valore che può racchiudersi in un concetto: quello di biodiversità, l’agrobiodiversità, intesa come il risultato del processo evolutivo che ha generato, attraverso la selezione dei contadini, la molteplicità di animali e vegetali addomesticati. Il tema dei frutti antichi è vasto, come abbiamo potuto apprendere nelle attività di approfondimento tecnico connesse alla realizzazione del progetto del Giardino della Memoria, complesso, anche perché non si ha un’idea precisa del numero delle tante varietà che ne fanno parte. In Abruzzo il patrimonio varietale di interesse agrario è decisamente ricco, grazie all’eterogeneità geologica e agroambientale; ciò nonostante sono molte le cultivar andate perdute a causa principalmente dell’agricoltura intensiva. I contadini e gli anziani sono ancora, ma non per molto, custodi di questo straordinario patrimonio genetico, frutto di selezioni millenarie. Nella loro memoria si conservano conoscenze che sono preziose. Il nostro progetto è stato concepito nel 2010 che è stato l'anno internazionale della biodiversità: e vuole anche rappresentare un piccolo contributo locale finalizzato all'aumento della sensibilità collettiva verso il tema della diversità delle forme viventi. La Mela Rosa, la Mela Jelata, la Mela Diecio, la Mela di Maggio, la Mela Peperona e la Mela Bianchina, che sono identificative non solo di diversi sapori ma anche di molteplici momenti di maturazione, sono state via via rimpiazzate dalle poche varietà oggigiorno presenti sui banchi del mercato. Il nome dei frutti antichi è spesso collegato all’epoca di maturazione (Fico d’Agosto) e alla località di provenienza (Pero Marchisciano), mentre altre volte il frutto riporta il nome del contadino (Pero Marcantonio) che lo ha trovato e coltivato. Plinio elencava 39 tipi di pero e parlava di Pere Picentine, Pere Alessandrine, Pere Pompeiane per evidenziarne la provenienza, nonché Pere Cucurbitine, per sottolinearne la pezzatura grossa o globosa. I frutti del passato sono elementi basilari delle agricolture tradizionali e in grado talvolta di sopravvivere grazie al ritrovamento della struttura poderale che li caratterizzava, quali piccoli campi irregolari separati da siepi e muretti a secco. Ogni frutto antico o locale non rispecchia solo i caratteri ambientali a cui è legato, ma risponde anche a precise tecniche agronomiche necessarie a ottimizzare le risorse disponibili, comprese quelle umane. Non si devono dimenticare i limiti che queste agricolture avevano costruite su risorse scarse o poco disponibili e, pertanto, con risposte produttive non sempre sufficienti. Da sole, però, hanno, nella maggioranza dei casi, sfamato intere comunità con un’alimentazione varia e soprattutto sana; la diversità frutticola ha rappresentato infatti una importante fonte alimentare, ricca anche sul piano nutrizionale. Il concetto di agrobiodiversità non è ancora entrato nel linguaggio comune, ma viene utilizzato soprattutto dagli addetti ai lavori. Secondo Büchs (2003) “l’agrobiodiversità è la ricchezza di varietà, razze, forme di vita e genotipi, nonché la presenza di diverse tipologie di habitat, di elementi strutturali (siepi, stagni, rocce, ecc.), di colture agrarie e modalità di gestione del paesaggio.” L’entità della perdita di biodiversità vegetale è accertata nei cereali, mentre è poco noto quanto la stessa abbia colpito l’arboricoltura (Bevilacqua, 2003): sono quasi scomparse dalla tavola e dalla coltura tante specie di cosiddetti frutti minori quali a esempio i gelsi neri, i corbezzoli, le carrube, i sorbi, gli azzeruoli, i cornioli e il fico, elemento quest’ultimo tipico della frutticoltura del Sud. Il cambiamento ha interessato principalmente specie a ciclo breve come pesco, susino e ciliegio, e ha influito meno su specie più longeve quali l’olivo. Per il pero, le statistiche ufficiali, almeno agli inizi degli anni Novanta del ‘900, elencavano circa 30 varietà, ma nei mercati oggi ne troviamo al massimo sei, che costituiscono circa l’80% di tutta la produzione. Esse hanno nomi curiosi, come Abate Fetel, William, Conference, Kaiser, Decana del Comizio e Passa Crassana, perché molte di loro non sono italiche. Per il melo, la situazione è ancora più drastica poiché l’80% dei frutti che mangiamo e coltiviamo sono riconducibili principalmente a tre sole varietà. Le antiche varietà e, in particolare, i grandi patriarchi da frutto (pensate al grande Gelso che vegeta davanti all'Abbazia di San Giovanni) che sono sopravvissuti e si sono adattati alle avversità dell’ambiente, mostrano caratteristiche che li rendono, in generale, più plastici; per questo motivo sarebbe più opportuno parlare non di frutti del passato bensì di un futuro in cui l’agricoltura dovrebbe essere necessariamente sostenibile e non potrà fare a meno di piante rustiche e a scarso apporto energetico. L’agricoltura è l’unica attività umana che utilizza energia pulita attraverso il processo della fotosintesi ed è per questo che l’agricoltura sostenibile può essere totalmente rinnovabile. Inoltre, l’agricoltura è produttrice di cultura perché sono cultura tutte quelle attività che ruotano intorno a ogni varietà tradizionale, quali le modalità di coltivazione, di raccolta, di conservazione e di impiego nella preparazione dei cibi. Chi consuma questi prodotti tradizionali, fortemente legati al territorio e al cosiddetto “chilometro zero”, dovrebbe tenere ben presente che, così facendo, contribuisce al mantenimento delle aziende agricole tradizionali, spesso ubicate in aree marginali, dove l’uomo ha un ruolo fondamentale nel presidio del territorio stesso.
I FRUTTI ANTICHI ED IL PAESAGGIO.
Il paesaggio agrario è un elemento tipico del territorio italiano e spesso sono proprio le coltivazioni che caratterizzano i luoghi e ne fanno percepire la storia. Le microunità collinari del paesaggio sono ancora abbastanza presenti, mentre in pianura ormai regna l’uniformità. Il Giardino della Memoria è stato impiantato in un bellissima collina, in cima alla quale domina l'Abbazia di San Giovanni Battista, circondata da aree boschive, siepi, prati e pascoli, era quindi il luogo ideale per porre le piante dai frutti dimenticati. La collina già da ora suscita suggestione e bellezza, come piccolo testimone di una vita rurale e religiosa che fu. In questo paesaggio che abbiamo voluto riproporre possiamo comprendere le relazioni naturalistiche, biologiche, agronomiche, sociologiche e paesaggistiche che concorrono a definire l’identità territoriale di Lucoli. Queste identità organizzative e spaziali sono definite dall’Unesco “paesaggi viventi”, dove si conserva ancora la cultura antica dell’uomo e delle sue attività. Piantare alberi ha in Italia radici millenarie: “semina alberi che torneranno utili alle prossime generazioni” scriveva Cecilio Stazio (Commedia, II sec. a.C.); nella cultura contadina il nonno faceva l’oliveto per i nipoti, il padre, invece, la vigna per i figli.

LE PIANTE ANTICHE CI STANNO FACENDO DONO DEI LORO FRUTTI.
E' con gioia e con la soddisfazione di chi, con umiltà, ma seriamente, approccia anche tecnicamente un mestiere non proprio, che osserviamo le piante vegetare ed i frutti ingrossarsi. Un'altra soddisfazione ci viene dal coinvolgimento di qualche anziano di Lucoli che ci dispensa consigli ed aiuto....li ringraziamo di cuore.






Spunti tratti dalla pubblicazione: "Frutti dimenticati e biodiversità recuperata" - Quaderno Natura e Biodiversità 2010 - ISPRA.

domenica 24 luglio 2011

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Viburno

Il genere Viburnum appartiene alla Famiglia delle Caprifoliaceae e comprende circa 200 specie di arbusti sempreverdi o decidui (che perdono cioè le foglie in inverno) originari di Asia ed Europa. I viburni sono usati per formare delle siepi ed è stato anche il nostro caso: ne Giardino della Memoria è stato collocato dietro alla rete di recinzione.
Le specie a foglia caduca infatti fioriscono in primavera, mentre la gran parte delle specie sempreverdi fioriscono sia in primavera che in autunno-inverno.  I viburni, di forma arrotondata o eretta, hanno foglie ovali o lanceolate e quasi tutti producono bacche e fiori riuniti ad ombrella.
Sono specie coltivate sia per il fogliame che per i fiori, belli e molto abbondanti, solitamente bianchi e profumati, riuniti in grappoli o in grossi corimbi talvolta appiattiti. Nel nostro paese crescono spontanei nei boschi di querce il Viburnum opulus (palla di neve) e il Viburnum tinus. Nel Giardino è stato piantumato il Viburnum tinus. La pianta è molto rustica, non richiede potature e difficilmente si ammala. Oltre al gradire la mezzombra, sopporta bene anche l'ombra, e sotto gli alberi di querce dove è stata posta ce n'è molta, dove vive benissimo magari fiorendo un po' meno. Il suo portamento è morbido, espanso e se non si interviene con le potature, regala fioriture che si ricordano per la profusione e per la grazia dei fiori che, in primis, sono boccioli rosa scuro e man mano si aprono diventano piccoli merletti bianco avorio.

Il suo nome Viburnum, è di derivazione latina "viere" che significa intrecciare, in riferimento all'estrema flessibilità e tenacia dei suoi rami, tanto che quelli del Viburnum opulus erano utilizzati come scudisci.
CURIOSITA'
medicina: V. tinus L. contiene viburnina, saponina, tannini e salicilati, è usato per la cura di dolori mestruali, mal di testa e mal di denti, stati febbrili, è comunque una pianta tossica, l’utilizzo dev’essere sotto l'osservanza del farmacista. Nelle allergie la fitoterapia consiglia le sue gemme che regolano i meccanismi dello spasmo bronchiale e normalizzano la funzione respiratoria.
NELLA STORIA
Sia “viburnum” che “tinus” indicavano per i Romani delle piante: nei dizionari la prima indica dei generici viburni, la seconda il nome volgare con il quale è identificata questa pianta: la lentaggine, le fonti conosciute, sono di Virgilio. Nelle Georgiche (IV,112) usa il termine “tinos” e invita a piantare queste piante vicino agli alveari. Nelle Bucoliche (I,25) scrive “Questa città ... di tanto ha innalzato il capo tra le altre, di quanto sono soliti (innalzarsi) i cipressi fra i flessuosi viburni.” Come appare evidente, in queste citazioni non c’è nulla che possa determinare con chiarezza la specie in questione, ma forse Linneo aveva anche altre fonti.
Si può citare un uso curioso del nome francese della pianta.
Nel calendario rivoluzionario francese, elaborato da una commissione scientifica e utilizzato in Francia dal 24 ottobre 1793 al 1° gennaio 1806 e poi durante la Comune di Parigi nel 1871 ogni nome di mese richiama un aspetto del clima o di momenti della vita contadina. I giorni di ciascun mese sono chiamati con il nome di piante, di animali o di attrezzi contadini, inerenti a quel periodo dell’anno.
Così nel mese “pluviose” (piovoso), che corrispondeva al periodo che va da circa il 20 di gennaio al 20 di febbraio, il sesto giorno era chiamato Laurier Thym, che non è altro che il Viburno.
Gli antichi arcieri usavano frecce realizzate con legno di viburno (viburnum lantana), legno adatto a tale scopo per leggerezza e dirittura.NELLA LETTERATURA


"Sulla cima d'un colle verde d'erba tenera,
giunse Orfeo, e toccò le corde della cetra:
e subito d'intorno nacque l'ombra. E apparve la quercia
e l'albero delle Eliadi, e l'ischio dalle alte fronde,
il tiglio delicato, il faggio, il vergine lauro,
il fragile nocciòlo, il frassino utile per l'aste,
l'abete senza nodi, il leccio curvato dalle ghiande,
il platano felice, l'acero di vari colori,
il salice che vive lungo i fiumi e il loto delle acque,
il bosso sempre verde e l'umile tamerice,
 il mìrto di due colori e il viburno dalle bacche cerule.
da "Cyparissus" di Salvatore Quasimodo
ORNITOLOGIA
In un interessante articolo apparso sul sito web "Galileo" si spiega che dei ricercatori americani avrebbero osservato su alcuni uccelli migratori che compiono lunghi viaggi nella migrazione stagionale che questi selezionano e mangiano grandi quantità di bacche scure, modificando le loro abitudini alimentari. Questa strategia sembra dettata dal fatto che questi frutti scuri siano ricchi di antiossidanti che facilitano il superamento dello stress che gli uccelli subiscono in quella delicata fase della loro esistenza. Questo indica che si cibano, tra le altre, di grandi quantità di bacche di Viburno.
Tratto in parte da: http://www.giardinaggio.it/

martedì 19 luglio 2011

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Cotoneaster


CARATTERISTICHE
Cotonastro -Cotoneaster Salicifolius “Repens”. Il nome del genere deriva dal latino ed ha significato di "Falso cotogno", in realtà i frutti sono più simili a quelli del Biancospino che a quelli del Melo cotogno; il nome potrebbe anche essere riferito alle foglie cotonose inferiormente.
Questo genere di pianta, di grande effetto decorativo, annovera molti arbusti utilizzati a scopo ornamentale nei giardini. Il genere Cotoneaster (conosciuto anche con il nome volgare di cotognastro) comprende arbusti della famiglia delle Rosacee, con piccoli frutti simili a mele.
Il genere Cotoneaster è spontaneo in Europa, Asia e Nordafrica, con forte diversificazione di specie soprattutto in Cina e nella regione dell'Himalaia. La Cina è il loro regno. Così hanno voluto gli imperscrutabili disegni della natura, che però si è dimostrata generosa con la Cina, facendola diventare il vero regno di queste piante. Sotto il profilo scientifico, la denominazione Cotoneaster nacque nella seconda metà del Settecento, ma fu solo con il botanico e farmacista svizzero-tedesco Friedrich Ehrhart (1742-75), discepolo di Linneo, che essa venne definitivamente assegnata alle nostre piante. Il significato del nome latino con ogni probabilità si riferisce alla somiglianza che molte di queste specie hanno con il melo cotogno - il cotoneum di Plinio. Il Pyracantha è spesso associato al Cotoneaster, dai meno esperti: per differenziare i due generi è sufficiente osservare che il primo è dotato sempre di spine, mentre il secondo ne è del tutto privo.
Il genere Cotoneaster è inserito nella famiglia delle Rosacee. Comprende, secondo gli autori, da 70 a 300 specie. Esistono varietà decidue e specie sempreverdi dal portamento eretto, ricadente o strisciante. I fusti esili e semilegnosi sono ricoperti da piccole foglie di colore verde brillante che in alcune varietà, in autunno, virano verso il rosso. I fiori, bianchi o rosati, che sbocciano copiosi dalla tarda primavera fino all’ estate vengono sostituiti in autunno da piccole bacche rosse di forma ovoidale.
VARIETA'
Cotoneaster Salicifolia: un arbusto sempreverde con fiori bianchi e bacche rosse, ideale per siepi.
Cotoneaster Bullatus: arbusto a foglie caduche di colore verde scuro, fiori rosati e bacche rosso vivo.
Cotoneaster Horizzontalis: arbusto a foglie caduche con fiori rosa, foglie di colore di colore rosso in autunno e bacche rosse, ideale per giardini rocciosi e per tappezzare muretti. Quest'ultima specie è stata piantumata nel Giardino ai margini della bordura di recinzione. In primavera i cotoneaster si ricoprono di fiori bianchi molto visitati dalle api e ricchi di nettare, che in autunno si trasformano in piccoli pomi rossi o aranciati, molto decorativi e appetiti dagli uccelli durante la stagione fredda. I frutti del cotoneaster e della pyracantha sono minuscole mele, da sapore dolciastro, che un tempo venivano utilizzati per l'alimentazione umana; rimangono sulla pianta per tutto l'inverno, donando al giardino un tocco di colore.
La pianta contiene, nei frutti o nei semi, un principio attivo tossico la amigdalina, che per azione enziamtica nel tubo digerente libera  l'acido cianidrico. L'amigdalina è presente nella parte carnosa dei frutti dei Cotoneaster ssp. e nei semi, ad esempio, dei generi Prunus e Sorbus. L'amigdalina, D(-)-mandelonitrile-beta-D-gentiobioside, altrimenti nota come vitamina B17, è un glicoside contenuto nei semi di diverse Rosacee, in gran quantità nelle mandorle amare, In particolar modo, l'amigdalina è un glucoside cianogenico, ovvero capace di liberare acido cianidrico. L'amigdalina viene commercializzata sotto il nome improprio di vitamina B17, pur non essendo una vitamina. La carenza di questa sostanza non causa infatti alcun quadro patologico.
Questa pianta è stata inserita nel giardino secondo le logiche del birdgarden che è la pratica di organizzare il giardino in modo da favorire la biodiversità. Si inseriscono piante e si realizzano ambienti diversi in modo da favorire di conseguenza la diversità di animali. La ricchezza di biodiversità è tipica di un ambiente sano, favorisce l’equilibrio dell’ ecosistema. Il Giardino della Memoria è stato concepito per essere accogliente per gli uccelli  questo criterio si fonda su due cose fondamentali: il rispetto per tutti gli esseri viventi considerando anche la piu' piccola forma di vita come un piccolo miracolo che merita massima considerazione e sull'idea di favorire al massimo la biodiversità degli animali e delle piante cercando di creare piu' varietà di ambienti possibili cosi' che ogni eventuale intervento per la difesa del Giardino dalle malattie e dai parassiti sia ridotto al minimo indispensabile e solo con metodi naturali.
Per favorire la presenza degli uccelli e godere della loro presenza abbiamo inserito i cibi naturali disponibili ovvero abbiamo piantato arbusti che producono bacche e alberi da frutta in modo che ci potesse essere sempre qualcosa a disposizione per alimentarsi. Per gli uccelli insettivori le muraglie dei terrazzamenti del Giardino della Memoria, piene di fessure, sono una ricchezza nella ricerca degli insetti anche sotto la corteccia delle Querce che delimitano l'area (tra le specie: rampichino e picchio muratore).
Picchio
Ingrandimento delle bacche
Ci auguriamo che i numerosi cacciatori lucolani dimostrino sensibilità verso questo luogo della Memoria dedicato alle vittime del sisma del 2009 soprattutto non uccidendo i possibili visitatori alati che vi trovano ristoro.
In parte tratto da: www.giardini.biz; www.giardinaggio.it

giovedì 14 luglio 2011

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: La Pyracantha.


La PYRACANTHA è uno stupendo arbusto spinoso rustico. Ha un'abbondante fioritura primaverile, ma è soprattutto belissima per i piccoli grappoli di pittoreschi frutti rossi, aranciati o gialli che addobbano la pianta per tutta la stagione invernale. Nel Giardino della Memoria abbiamo piantumato la Pyracantha coccinea, chiamata comunemente agazzino o roveto ardente, con fiori bianchi e bacche di color rosso vivace. L'essenza è collocata a ridosso della recinzione che delimita il terreno. "Non badare alle apparenze": questo è il significato attribuito alla piracanta. Nella simbologia delle piante del Giardino ci piaceva inserire anche questo messaggio virtuoso.
Tale simbologia è pienamente giustificata dall'aspetto quasi insignificante che queste piante hanno in primavera e in estate, mentre appena giunge l'autunno esplodono in una straordinaria macchia di colore, coprendosi di bacche variopinte.
STORIA
Il nome scientifico Pyracantha deriva dai vocaboli greci "pyr = fuoco" e "àkantha = spina", col significato di "fiamma spinosa", in riferimento sia alla forma piramidale della chioma, simile appunto a una fiamma, sia al vivido color rosso delle bacche.
Specie prevalentemente coltivata come ornamentale e per difesa, dato che forma barriere difficilmente valicabili lungo i confinii. Richiama molta avivauna frugivora è chiamata anche la "mensa dei merli".
DESCRIZIONE
Appartiene alla famiglia delle Rosacee.
Il genere comprende 6 specie.
L'origine: bacino del Mediterraneo, Asia Minore, Cina e Himalaya.
L'aspetto: arbusto sempreverde.
Le foglie sono ovali o rotonde, lucenti, piuttosto coriacee, di color verde vivo I fiori piuttosto piccoli, simili a minuscole roselline, raccolti in ricchi ciuffi; il colore può essere bianco, rosa, arancio o rosso.
La fioritura avviene solitamente in maggio e dura circa 15 giorni.
I frutti sono a forma di piccole bacche rotonde, riunite in gruppi come i fiori; i colori variano dal giallo all'arancio al rosso vivo; raggiungono il momento di maggior valore decorativo in autunno.
L'utilizzazione per siepi, gruppi isolati, pendii, scarpate o roccaglie, oppure per la decorazione del balcone (in cassette profonde 70 cm).
E' una pianta antica, conosciuta dal Mediterraneo all'Asia Orientale, i Greci e i Romani la chiamavano la pianta spinosa di fuoco.
In tempo di guerra si utilizzivano i semi come surrogato del caffè.
Tratto in parte da: http://www.giardinaggio.it/; http://www.inseparabile.com/

mercoledì 13 luglio 2011

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Bosso

antica scheda botanica del Bosso

Tipica forma della pianta realizzata nei giardini

BOSSO (Buxus sempervirens) della famiglia delle Buxacee.
Nel Giardino della Memoria è stato posto al lato interno della recinzione, parte inferiore, che delimita il perimetro dell'area.
Caratteristiche morfologiche:
Arbusto di 1 - 5 m, sempreverde.
Rami giovani giallastri, opposti, quadrangolari.
Foglie: opposte, coriacee, piccole (lunghe 20 - 25 mm), ovali, di colore verde scuro e lucente sulla faccia supenore.
Fiori maschili e femminili distinti ma sulla stessa pianta, piccoli e verdastri, in infiorescenze all'ascella delle foglie, quelle maschili a circondare le femminili.
Frutti: capsule sessii, a 3 logge e 3 corni, verdi poi brune; semi neri e lucenti.
CARATTERISTICHE BIOLOGICHE
Longevità: 100- 600 anni.
Fioritura: da mano ad aprile.
Impollinazione entomofila.
Specie di mezzombra, tollera l'ombreggiamento totale.
Specie termofila e xerofila.
Si trova su suoli variabili come tessitura ma superficiali (anche su calcarei compatti e pietrale), anche molto aridi.
USI E PROPRIETA' DELLA PIANTA
Il legno, duro, compatto e di grana fine si usa in ebanisteria, per strumenti musicali, scatole e pezzi di macchine. Le foglie sono amare per la presenza di un alcaloide (la Bossina) e altri principi ad azione purgativa. Si utilizza anche contro l'epilessia ed ha proprietà emetiche sudorifere ed atifebbrili.
PROPRIETA' FARMACEUTICHE
Diuretiche, depurative, febbrifughe, sudorifere. (Droga usata: corteccia dei rami e foglie). La pianta è tossica, le foglie in particolare. Principi attivi: buxina, busseina, bussimidina, può provocare dermatite da contatto.
CURIOSITA'
Il bosso (Buxus spp.) è noto, soprattutto, come specie da siepe caratterizzata dalle foglie lucide di colore verde brillante, che si rinnovano costantemente, e che può venire sagomata nei modi più diversi.
E' una pianta di antichissime origini, deve la sua fama alla sua caratteristica di essere un sempreverde dotato di lentissimo accrescimento e di risultare, quindi, adatto all’impiego nell’ars topiaria (sculture con le piante). In Grecia era sacro ad Ade, che proteggeva in particolar modo le piante sempreverdi, emblemi della Vita che continuava negli “inferi” dell’inverno; per questo motivo simboleggiava la perpetua Riviviscenza della natura e, in senso più ampio, l’Eternità.Oltre che per il suo valore ornamentale nei giardini il bosso è stato utilizzato con molti altri scopi. Il suo impiego per le realizzazioni artigianali è storicamente comprovato ed è dovuto al fatto che si tratta di un legno molto duro e resistente. L’etimologia stessa della parola Buxus ne è la dimostrazione: si tratta, infatti, di un termine latino a sua volta derivante dal vocabolo greco pyksos che si considera affine a pyx, “pugno chiuso”, e a pyknos, “stretto, serrato”, con riferimento al legno durissimo e liscio, con il quale un tempo si fabbricavano le tavolette da scrittura e le pissidi, cioè coppe per la conservazione delle ostie consacrate.
Attualmente sono in corso numerose ricerche per l’estrazione di alcaloidi che potrebbero venire utilizzati nella lotta all’HIV.
Ha una crescita lenta ed è una pianta molto robusta, il suo significato (sapete che ogni fiore o pianta ne ha uno) è legato all’eternità, abbiamo scelto questa pianta, nell'intreccio di significati botanici, storici e di cultura popolare legati alla botanica, perchè ben rappresentava il senso del rispetto duraturo che volevamo diffondere per le vittime del terremoto del 2009.
In parte tratto da: http://www.verdeblog/; www.pollicegree.com

domenica 10 luglio 2011

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: L'Agrifoglio

antica scheda botanica


cespuglio di agrifoglio Ilex
L'Agrifoglio: grande arbusto o piccolo albero, alto fino a 8-10 metri, a crescita abbastanza lenta, originario dell’Europa e dell’Asia; ha portamento eretto, e sviluppa una folta chioma di forma ovale o piramidale, a volte anche disordinata. Il fogliame sempreverde è di colore verde brillate e di forma ovale; è cuoioso e ceroso, le giovani foglie hanno margine munito di spine aguzze, mentre le foglie più vecchie hanno margine intero e privo di spine. Si tratta di una pianta dioica, gli esemplari femminili producono piccoli fiori bianchi, a quattro petali, seguiti in estate-autunno, da piccole bacche rosse, che rimangono sulla pianta anche durante tutto l’arco dell’anno. Arbusto molto apprezzato in tutta Europa, viene particolarmente utilizzato per le decorazioni Natalizie. Esistono varietà particolarmente decorative, con fogliame bruno-violaceo, o variegato di bianco o di giallo. La famiglia: Aquifoliacee. Sono295  le specie che lo compongono.
L'origine: America meridionale e altre zone temperate, a esclusione dell'Africa e dell'Australia dove si trovano raramente esemplari di Ilex; in Europa è spontaneo l'I. aequifolium.
I frutti assai decorativi, con forma simile a una bacca e in varie tonalità di rosso; assumono la colorazione rossa verso l'autunno e si mantengono inalterati sulla pianta per quasi tutto l'inverno; si conservano a lungo anche sui rami recisi.
Agrifoglio Ilex

Nel Giardino della Memoria abbiamo piantumato l'Agrifoglio Ilex.
I frutti, drupe di colore rosso rubino, chiamate anche bacche sono presenti solo negli esemplari femminili. I rossi frutti, velenosi per l'uomo, sono cibo ricercato ed appetito dagli uccelli.
Contengono un glicoside e diversi alcaloidi che li rendono pericolosamente purgativi ed emetici.
È quasi superfluo ricordare che sono pericolosi soprattutto per i bambini che vengono inevitabilmente attirati dal colore rosso vivo.
Fioritura: l’agrifoglio fiorisce nella tarda primavera; i suoi fiori profumati sono di colore grigio tenue
UTILIZZO
Il legno viene usato per lavori artigianali
Le foglie servono per preparare tisane che aiutano a combattere l’influenza, il raffreddore e i reumatismi.Contiene saponine, la xantina teobromina e un pigmento giallo, l'ilexantina. Oggigiorno l'agrifoglio viene usato raramente in fitoterapia per via della sua tossicità, ma presenta proprietà diuretiche, febbrifughe e lassative. Ha inoltre un effetto simile a quello della serotonina.
Il decotto delle giovani radici raccolte in autunno è diuretico
Il decotto e il vino medicato della corteccia raccolta in qualunque periodo dell'anno vantano proprietà febbrifughe
L'infuso delle foglie raccolte prima della fioritura e fatte essiccare all'ombra ha proprietà calmanti, febbrifughe e curative dell'itterizia, contiene tra le altre sostanze la ilicina.
I frutti raccolti a maturazione da ottobre a dicembre e fatti essiccare al calore hanno azione purgativa.
Le radici hanno proprietà diuretiche
CURIOSITA'
In antichità l'agrifoglio veniva utilizzata come pianta-amuleto “scacciaguai” che teneva lontano dalla casa gli spiriti maligni, era consigliabile quindi piantarla vicino all'ingresso dell'abitazione. Facendo tesoro di questa antica credenza ed in modo scaramantico .......abbiamo collocato le piante di Agrifoglio nella parte destra del Giardino della Memoria vicino a due delle entrate.
Gli antichi Romani ritenevano i rametti di agrifoglio dei veri e propri talismani e usavano piantare questa pianta spinosa nelle vicinanze delle abitazioni per assicurarsi buona fortuna e prosperità.
Nei paesi a nord delle Alpi ed anche in Gran Bretagna i contadini solevano appendere rametti di agrifoglio in casa ma anche nelle stalle per allontanare la malasorte e per assicurarsi una ricca produzione di bestiame.
In antichità vi era anche la tradizione di proteggere la carne salata dall'attacco dei topi con l'aiuto proprio delle foglie spinose e coriacee dell'agrifoglio che per questo era conosciuto anche con il nome di pungitopo maggiore. Anche l'usanza di decorare la casa con ramoscelli di pungitopo e di agrifoglio è una delle più antiche e gioiose tradizioni natalizie. Si credeva che le foglie acuminate e pungenti come armi di difesa avessero il potere di scacciare gli spiriti maligni. Oggi si tiene volentieri in casa un ramo di agrifoglio; il fatto che sia una pianta sempreverde, é promessa di vita perenne e le sue bacche rosse esprimono gioia ed esultanza. Perciò l'agrifoglio si accompagna bene alla letizia che circonda la nascita di Gesù, alle campane festose, alle risa dei bambini, alle melodie. I rami di agrifoglio hanno una loro storia. I romani usavano regalarlo agli sposi novelli in segno di augurio e di simpatia. Quando invasero la Britannia, essi stupirono di notare che l'agrifoglio era considerato pianta sacra. I Druidi, sacerdoti di quel paese, credevano che l'agrifoglio proteggesse dai disagi dell'inverno e che un grosso ramo di questa pianta, scagliato contro una belva in procinto di assalire l'uomo, avesse il potere di ammansirla, così come aveva il potere di rendere docile un cane rabbioso.
Abbiamo piantumato l'AGRIFOGLIO perchè è una pianta PROTETTA: ne è assolutamente vietata la raccolta. Nel nostro intento di preservare le essenze autoctone in via di estinzione ed anche altre piante rare abbiamo voluto dare uno spazio anche a questo arbusto bellissimo.
PENSANDO ALL'AGRIFOGLIO IN CUCINA MA NON UTILIZZANDOLO....Si tratta di un piatto natalizio decorato con l'immagine dell'Agrifoglio
Ingredienti per decorare/disegnare:
spinaci cotti per fare i contorni
piselli cotti e frullati per colorare le foglie
3 pomodorini pachini per fare le drupe globose rosse
Ingredienti per la ricetta (a piacere):
spaghetti
spinaci
piselli
insalata mista (contenente tra i vari ingredienti, anche il radicchius orribilus o olive nere e verdi
panna
vino bianco
olio
peperoncino
sale
cipolla
Procedimento:
Cuocete gli spinaci. A metà cottura unite i piselli (anche frullati). A parte rosolate la cipolla col peperoncino, e appassite l’insalata mista insieme al vino bianco. Cuocete anche gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolateli ed amalgamateli al composto unendo anche la panna e le olive. Servite caldo con un filo d’olio a crudo.

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: L'Origano


fiore
differenti varietà di origano
foglie

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: La Salvia



SALVIA OFFICINALIS
Pianta suffruticosa perenne, alta fino a 70 cm, con fusto ramoso; le foglie sono grigio-tomentose, bislunghe-lanceolate e persistenti in inverno. I fiori, blu-violacei, sono riuniti in verticillastri apicali.
Descrizione botanica: Piccola pianta sempreverde arbustiva alta circa 50-60 cm, con fusto legnoso alla base ed erbaceo alla sommità. Le foglie, dal profumo caratteristico, sono allungate, ispessite e ricoperte da una fitta peluria. I fiori, dalla corolla blu-violacea, sono disposti in spighe.
Habitat:Originaria dell’area mediterranea, soprattutto delle regioni adriatiche, la Salvia viene coltivata in tutto il mondo.
Parti Utilizzate: Foglie.
Componenti Principali: Le foglie di Salvia contengono principalmente tannini (3-7%), flavonoidi (1-3%), triterpeni, sostanze amare (picrosalvina) ed un olio essenziale (1-2,5%) composto soprattutto da tujone (30-60%), cineolo ed altri mono- e sesquiterpeni.
IMPIEGO COSMETICO
L’antico uso popolare delle foglie di Salvia per l’igiene dei denti e della bocca è soprattutto giustificato dalle loro proprietà antibatteriche e deodoranti. Gli estratti di Salvia possiedono infatti spiccate attività antisettiche, nonchè purificanti, sebonormalizzanti e stimolanti e tonificanti del microcircolo subepidermico. Riguardo all’impiego cosmetico, l’azione tonico-stimolante degli estratti di Salvia viene sfruttata soprattutto nei prodotti cosmetici destinati all’attivazione della microcircolazione periferica, quali lozioni e shampoo per il cuoio capelluto atonico e con tendenza alla perdita di capelli. Per gli stessi motivi, gli estratti di Salvia entrano nella composizione di bagnoschiuma e geli tonificanti per la pelle del corpo. Le proprietà sebonormalizzanti, purificanti ed antisettiche sono invece molto utili nel trattamento di pelli grasse e tendenzialmente acneiche, come anche nel trattamento di capelli e cuoio capelluto con tendenza alla seborrea. Per la loro azione rinfrescante, deodorante ed igienizzante, gli estratti di Salvia rientrano infine nella formulazione di collutori e dentifrici come anche di deodoranti ascellari e prodotti per l’igiene intima
CURIOSITA'
Salvia in latino significa "salvare", le proprietà benefiche attribuite alla pianta, sono così numerose che i Greci, i latini e più recentemente la scuola medica di Salerno la consideravano la panacea universale. Nelle foglie di salvia è possibile isolare due categorie di composti chimici: la componente fissa (flavonoidi, fenoli, acidi ossitriterpenici, diterpeni, tannini catechici, ecc.) e la componente volatile (alfa e beta-pinene, canfene, beta-mircene, alfa-terpinene, limonene, eucaliptolo, gammaterpinene, linalolo, ecc.). L'utilizzo più specifico della salvia è correlato alla sua proprietà antisudorifera. Tale attività è dovuta al tuione, un componente della frazione volatile, che paralizza le terminazioni nervose periferiche delle ghiandole sudorifere ed inibisce la sudorazione, qualsiasi sia la sua origine. La salvia presenta attività antispastica, può favorire la secrezione della bile, è ipoglicemizzante ed antibatterica.
PREPARAZIONI
Infuso: 20 g di foglie secche in un litro d’acqua bollente, coprire, lasciare in posa per 10 minuti, filtrare e bere.
Decotto: bollire per qualche minuto in una tazza di latte un cucchiaio di foglie secche sminuzzate, filtrare e bere.
Vino: macerare per 10 giorni 60 g di foglie in un litro di Marsala secco, meglio se vecchio, filtrare e conservare in bottiglia scura e luogo fresco.
Tintura, olio essenziale: si trovano in erboristeria o nelle farmacie con reparto erboristico. L'olio essenziale va usato con parsimonia: non superare mai le 3 gocce sciolte in un cucchiaino di miele, di tintura non più di 20 gocce tre volte al giorno.
In aromaterapia è usato maggiormente l’olio di salvia sclarea, poiché non è presente l’alta percentuale di tujone che è sostanza tossica.
SALUTE
Asma, laringiti, infezioni della bocca (gengiviti), stomatiti ed afte: usare l’infuso di salvia freddo per fare sciacqui. L’operazione va ripetuta più volte al giorno.
Dermatiti, ulcere, eczemi, piaghe in genere: applicare sulle parti interessate compresse preparate con il decotto.
Influenza e disturbi della gola, raffreddori, apparato respiratorio: una tazza di decotto due o tre volte al giorno dolcificato con un poco di miele.
Regolarizzazione del ciclo mestruale: una o due tazze d’infuso due o tre volte al giorno.
Irrigazioni vaginali: in caso di leucorrea fare sciacqui con un decotto composto da un pugno di fiori e foglie di salvia essiccate per litro d’acqua. Filtrare e usare tiepido.
Eccessiva sudorazione: una tazza d’infuso una volta al giorno. Nel caso di sudorazioni e vampate da menopausa, bere due bicchierini d’infuso in due ore, quotidianamente.
Per stimolare la digestione e calmare la diarrea: dopo un ricco pasto prendere una tazza d’infuso o bere un bicchierino di vino alla salvia. In caso di diarrea bere una tazza di decotto.
BELLEZZA
Tonico astringente: 4 cucchiai di salvia essiccata in 4 cucchiai di alcol etilico a 45°, o vodka, macerare per 2 settimane. Filtrare, sciogliere un quarto di cucchiaio di borace in 3 cucchiai di amamelis, unire 10 gocce di glicerina, l’alcol alla salvia e travasare in bottiglia con tappo sottovuoto. Agitare prima dell’uso. È adatto a tutti i tipi di pelle.
Maschera di bellezza per pelli grasse: frullare due manciate di foglie fresche e tre cucchiai di foglie secche con un po’ d’acqua minerale. Per rendere più solida la maschera aggiungere un po’ di farina di mandorle o argilla. Applicare e tenere per 20 minuti, sciacquare con acqua tiepida.
Normalizzare i capelli secchi: dopo l’ultimo risciacquo, versare sui capelli un decotto ottenuto con 3 cucchiai di salvia essiccata per un litro d’acqua, filtrare e aggiungere un bicchiere di aceto di mele. È consigliato per chi ha capelli scuri.
Tintura per capelli scuri: versare sui capelli un decotto ottenuto con 50 g di foglie essiccate per litro d’acqua e bollito per 20 minuti. L’effetto di scurire i capelli si ottiene con la frequenza delle applicazioni.
Pulizia dei denti: una foglia di salvia passata sui denti li pulisce, li sbianca rendendoli brillanti.
ALTRI USI
in cucina è un aromatizzante per carni grasse, selvaggina, per zuppe, verdure, formaggi, burro, aceto, per farcire polli e tacchini, per le cipolle, con la zucca, frittate, pane, pizze. Le foglie di salvia passate nella pastella e fritte sono una leccornia.
È usata anche per tenere lontane le tarme dagli armadi e proteggere i tessuti.
LINGUAGGIO DEI FIORI
è considerata la pianta dell’immortalità, poiché le si riconoscevano poteri per confrire la longevità.
ANEDDOTI E CREDENZE
si dice che la salvia sia una delle piante preferite dalle api, che sia a torto non riconosciuta come pianta ornamentale. Nel Medioevo le levatrici la usavano per favorire le contrazioni uterine durante i parti laboriosi. Proprio per questa sua caratteristica, non è consigliata alle donne in gravidanza. Sempre secondo le tradizioni, era utile contro i morsi di serpente. Alcuni detti popolari vogliono che nelle case dove la salvia cresce bella e forte sia la moglie a spadroneggiare, mentre se la pianta di salvia che si ha in giardino muore, gli affari andranno male.
Si pensa che, come il rosmarino, stimoli la memoria e sia utile per il cervello in genere, un tempo era usata per alleviare le emicranie croniche.
Un trattato che si data nel medioevo recita che "Il desiderio della Salvia è di rendere l'uomo immortale"
arte:questa essenza è usata anche per tenere lontane le tarme dagli armadi e protegge i tessuti.
Amata dai Cinesi che la ritenevano capace di donare la longevità, nel 1600 un cesto di foglie di salvia veniva scambiata dai mercanti olandesi con tre cesti di Tè.
USO IN CUCINA
Le foglie di salvia vengono molto usate in cucina, per aromatizzare i cibi e facilitarne la digestione.
Vengono comunemente impiegate per condire pasta e gnocchi al burro, per preparare sughi, carni arrosto e in umido, pesci, legumi, oli e aceti aromatici. Le foglie possono essere fritte in pastella.
Ricetta per stuzzichini di salvia
Ingredienti ricetta
30 Foglie Salvia
1 Uovo
Farina (o Pangrattato)
Formaggio Provolone Dolce
Olio D'oliva
Sale
Lavate le foglie di salvia. Asciugatele. Sbattete l'uovo con il sale e immergetevi le foglie per 2 minuti. Sgocciolatele bene, passatele nel pangrattato finissimo. In una padella scaldate abbondante olio, immergetevi le foglie di salvia e friggetele. Quando sono dorate asciugatele su carta da cucina e servitele per aperitivo con il provolone tagliato a dadini. Vini di accompagnamento: Barbera Del Monferrato 'Frizzante' DOC, Rosso Conero DOC, Lamezia DOC.
Contenuti in parte tratti dal sito http://www.elicriso.it/ 

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Rosmarino

fiore del rosmarino

fiore e foglie

Rosmarino prostrato

venerdì 8 luglio 2011

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: l'Elicriso



Nel giardino della Memoria l'elicriso è piantato sulla muraglia all'altezza delle scale che accedono al giardino.
CARATTERISTICHE GENERALIL'elicriso, nome scientifico Helichrysum Italicum L., appartiene alla famiglia delle Asteraceae (Compositae). E' una pianta arbustiva originaria dell'Europa meridionale tipica della macchia mediterranea alla quale conferisce il profumo caratteristico. E' molto utilizzata non solo in profumeria ma anche molto apprezzata per le tante proprietà terapeutiche.
L'Elicriso è una pianta perenne che ha la particolarità di essere completamente ricoperta da una fitta peluria biancastra che emana un aroma caratteristico. I fusti sono alti fino a 30 cm, senza rami. Le foglie sono lineari-lanceolate. I fiori sono piccoli, raccolti in ombrella di colore giallo pallido e fiorisce per tutta l'estate.
PROPRIETA'L'Elicriso contiene olio essenziale, tannino, acido caffeico.
Le proprietà dell'elicriso sono: sedativo, bechico e stimolante della circolazione sanguigna.
PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA
Dell'elicriso si utilizzano le sommità fiorite raccolte all'inizio della fioritura e lasciate essiccare in luoghi ventilati e bui.
Conservano a lungo il colore e l'aroma anche dopo l'essicazione.
COME SI UTILIZZA
L'infuso o il decotto di elicriso sono ottimi nei casi di bronchite e tosse, per i dolori reumatici e le varici.
Gli impacchi per le pelli irritate ed infiammate, i geloni, le emorroidi. Gli impacchi inoltre sono ottimi per riattivare la circolazione sanguigna quindi molto efficaci nel caso di mani e piedi freddi.
L'olio essenziale di elicriso è molto apprezzato in profumeria, rinforza la pelle dagli agenti atmosferici, tonifica e decongestiona.
CURIOSITA'L'elicriso è anche conosciuto come Semprevivo probabilmente dovuto al fatto che conserva il colore dei fiori molto a lungo assieme al suo profumo.
L'ELICRISO IN CUCINA
Riso al cocco, arachidi e elicriso
Ingredienti
Per due persone:
200g riso
100ml crema di cocco
4 cucchiai di burro di arachidi
1 cucchiaini di miele
1 cucchiaio di foglie di elicriso
Preparazione
Cuocere normalmente il riso.
Preparare una salsa con la crema di cocco, il burro di arachidi, il miele, e le foglie di elicriso tritate, ponrla sul fuoco a fiamma bassa per alcuni minuti.
Condire il riso con la salsa di cocco e arachidi.

Contenuti in parte tratti dal sito http://www.elicriso.it/

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Timo




CARATTERISTICHE GENERALI
Il genere Thymus appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, comprende specie originarie delle regioni mediterranee occidentali. Questo genere rappresenta un insieme di piante (comunemente conosciute come Timo) straordinarie che crescono spontanee soprattutto nei terreni aridi e sassosi sia in montagna (fino ad un'altitudine di 1.500 m s.l.m.) che in prossimità del mare. La parola timo deriva dal greco "Thymon" attraverso il latino "Thymum che indica appunto questa pianta. E' una pianta arbustiva perenne alta fino a 40-50 cm con un fusto legnoso nella parte inferiore e molto ramificato che forma dei cespugli molto compatti.
Le foglie in quasi tutte le specie sono piccole e allungate con una colorazione variabile dal verde più o meno intenso, al verde chiaro, al grigio, all'argento, ricoperte da una fitta peluria in quasi tutte le specie.
I fiori sono di colore bianco - rosato, ermafroditi e crescono all'ascella delle foglie in infiorescenze a spiga e sono ad impollinazione entomofila, soprattutto ad opera delle api. I frutti sono degli acheni contenenti ciascuno quattro semi ricoperti da un guscio di colore marrone.
Nel Giardino della Memoria abbiamo piantumato il THYMUS VULGARIS e si trova nella parte sinistra della muraglia vicino alla strada di accesso all'Abbazia.
Il Thymus vulgaris è una pianta straordinaria che possiede numerose virtù e viene normalmente utilizzata a scopi terapeutici. Le foglie sono lanceolate, strette e sono di colore verde-grigiastro e ricoperte da una fitta peluria nella pagina inferiore. I fiori, di colore bianco - rosati compaiono dalla primavera inoltrata e per tutta l'estate.
PROPRIETA' AROMATICHE
E' una pianta dalle innumerevoli virtù e benefici. La composizione in principi attivi è variabile a seconda dell'epoca di raccolta, delle condizioni di coltivazione e di come la pianta viene raccolta e conservata. In linea di principio comunque i principali costituenti responsabili delle innumerevoli virtù del timo sono i fenoli per in particolare: il timolo (per un 30-70%); l'altro è il carvacloro (per un 3-15%). Altri costituenti degli oli essenziali sono: linalolo, cimolo, cimene, timene, apinene, luteolina ed altri. Se il timo viene raccolto durante l'inverno il contenuto in fenoli è basso con predominanza del timolo, se raccolta in estate si ha un'alta concentrazione di fenoli e soprattutto carvacloro.
PROPRIETA'
La composizione in principi attivi del timo è variabile a seconda dell'epoca di raccolta, delle condizioni di coltivazione e di come la pianta viene raccolta e conservata. In linea di principio i principali costituenti responsabili delle loro innumerevoli virtù sono i fenoli ed in particolare: il timolo (per un 30-70%) che è un antisettico, antispasmodico e vermifugo che si usa nella preparazione dei prodotti a base di timo da utilizzare per uso interno ed esterno (viene utilizzato dagli imbalsamatori moderni); l'altro è il carvacloro (per un 3-15%), un antisettico molto utilizzato in profumeria.
Altri costituenti degli oli essenziali di timo sono: linalolo, cimolo, cimene, timene, apinene, luteolina.
Se la pianta viene raccolta durante l'inverno il contenuto in fenoli è basso con predominanza del timolo, se raccolta in estate si ha un'alta concentrazione di fenoli e soprattutto carvacloro.
In virtù dei suoi principi attivi il timo trova largo impiego per la sua azione antisettica, antimicrobica, balsamica ed espettorante.
PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA
Del timo si utilizzano le sommità fiorite che si raccolgono da aprile e per tutta l'estate e le foglie che vanno raccolte con tutto il fusto fin dove non è lignificato e poi messe a seccare in un posto ombreggiato e ventilato.
COME SI UTILIZZA
Per uso interno gli infusi di timo sono molto efficaci come calmanti della tosse e per problemi all'apparato digerente (diarrea e meteorismo), della bronchite, della pertosse e in caso di difficoltà digestive.
Per uso esterno l'infuso può essere usato per gargarismi, efficaci per le laringiti e le tonsilliti, come collutorio per l'igiene del cavo orale e per disinfettare piccole ferite.
Per le proprietà antisettiche del timo è usato nelle paste dentifrice e come calmante per il prurito ed i dolori reumatici.
Per uso cosmetico il timo è ottimo per le pelli grasse ed i suoi oli essenziali sono usati per la preparazione di sciampi, lozioni, deodoranti.
L'Uso del timo in cucina è conosciuto a tutti per il suo deciso potere aromatizzante. E' utilizzato in numerose pietanze a base di pesce, verdure, carne, secondo le ricette tipiche delle diverse zone, in maniera più o meno abbondante.
CURIOSITA'Gli antichi egizi utilizzavano il timo nei processi di imbalsamazione.
Gli antichi greci lo utilizzavano per la cura del corpo e lo bruciavano come incenso nei templi dedicati ai loro dei, perchè lo consideravano una fonte di coraggio.
Nel Medioevo si credeva che porre sotto i cuscini un ramo di timo facilitasse il sonno e tenesse lontano gli incubi inoltre le dame erano solite donare ai propri cavalieri una sciarpa dove avevano ricamato un'ape che volava intorno ad un ramoscello di timo. Questa credenza è stata colta da Cesare Ripa (perugino vissuto nel XVI secolo, autore di una vasta iconografia) che descrive la virtù della diligenza come una donna che tiene nella mano destra un ramoscello di questa pianta sopra il quale vola un'ape e nella mano sinistra un ramoscello di mandorlo avvolto in uno di gelso e ai suoi piedi c'è un gallo che ruspa. Il suo significato è legato al fatto che il mandorlo, primo albero a fiorire ed il gelso l'ultimo, rappresentano il fatto che la diligenza non si può avere con la fretta ma con la pazienza. Il gallo che ruspa rappresenta di per se la diligenza in quanto fruga, cerca, fino a quando non trova ciò che cerca. L'ape è di per se stessa simbolo dell'instancabile operosità. Per cui, secondo Ripa, la diligenza si ottiene con l'instancabile ricerca e con tanta pazienza.
Nel Rinascimento scrive Castore Durante (ha scritto "Herbario novo", pubblicato per la prima volta nel 1585, dove parla delle piante medicinali dell'Europa e delle Indie Orientali ed Occidentali) che il timo cotto nel vino veniva utilizzato per gli asmatici e per curare le infezioni alla vescica, eliminare la tenia e guarire dagli avvelenamenti.
IL LINGUAGGIO E LA SIMBOLOGIA DELLA PIANTAIl Timo da sempre rappresenta la diligenza, l'operosità, l'amore duraturo. Questo è legato al fatto che il timo è strettamente legato alla api dalle quali è ricercatissimo come lo stesso Virgilio ricorda nell'Eneide I, 430-435:

"Così all'inizio dell'estate il lavoro
per i campi fioriti affatica le api al sole,
quando guidano fuori i figli adulti della specie
o stipano il liquido miele e ricolmano di dolce nettare
le celle o ricevono il peso dalle venienti, o fatta una schiera
scacciano dalle arnie i fuchi, neghittoso sciame;
ferve l'opera, olezza il fragrante miele di timo".

USO IN CUCINA
L'uso del timo in cucina è conosciuto a tutti per il suo deciso potere aromatizzante. E' utilizzato in numerose pietanze a base di pesce, verdure, carne, secondo le ricette tipiche delle diverse zone, in maniera più o meno abbondante. Secco mescolato ad altre erbe entra nella costituzione della famosa "herbes de Provence" una miscela di spezie molto famosa e molto utilizzata nel sud della Francia, nata intorno agli anni '60, che contiene una miscela, in misura variabile a seconda delle ditta che la produce, di rosmarino, origano, basilico, alloro, lavanda ed il timo che domina sulle altre spezie.
In Giordania è molto famosa la "zahtar" una miscela di erbe molto usate come condimento la cui spezia principale è il timo.
Un altro esempio è la "dukka" in Egitto, anch'essa un miscuglio di erbe dove entra nella sua costituzione assieme al coriandolo, al cumino, al pepe, al sesamo, ecc. molto utilizzata come condimento delle carni e del pane.
Contrariamente a quanto accade ad altre erbe (ad esempio al prezzemolo, all'aglio, basilico, ecc) il timo con l'essicazione mantiene il suo aroma, anzi risulta più forte e concentrato come accade anche nel rosmarino e nell'origano. Questo potrebbe essere spiegato con il fatto che la distruzione dei tessuti vegetali, rende maggiormente disponibili gli oli essenziali non volatili che quindi si diffondono maggiormente negli alimenti.
L'infuso di timo è un ottimo succedaneo del te o del caffè.
Le sue proprietà aromatiche ed antisettiche ne fanno una pianta molto importante per la conservazione degli alimenti.
Ricetta per tagliolini al timo
Ingredienti ricetta
600 G Pasta Tipo Tagliolini Freschi
1 Cucchiaio Timo
Sale
6 Cespi Radicchio Di Treviso
1 Cipolla
60 G Burro
Olio D'oliva
Panna
300 G Passata Di Pomodoro
Pepe
Affettare la cipolla e farla stufare in un tegame con acqua e sale per 10 minuti, unire l'olio e farla dorare. Aggiungere il radicchio lavato e tagliato a striscioline e farlo insaporire per 10 minuti, quindi unire il pomodoro. Proseguire la cottura finché il radicchio sarà tenero. Salare, pepare e aggiungere un pizzico di timo. Cuocere i tagliolini al dente e trasferirli nel tegame con la salsa; unire il burro, la panna, mescolando delicatamente.
Ricetta per quaglie al timo
Ingredienti ricetta
6 Quaglie
6 Fette Sottili Pancetta Affumicata
50 G Burro
1 Mazzetto Timo Fresco
1/2 Bicchiere Vermouth
6 Salsicce Piccole
6 Fette Pane Di Miglio Tostato Al Forno
Sale
Pepe Macinato Grosso
Pulite le quaglie, fiammeggiatele e togliete le interiora. (vedi anche Quaglie All'uva) Lavorate il burro con poco sale, timo e pepe. Riempite le quaglie con questo composto e avvolgetevi attorno le fette di pancetta affumicata. Legatele e disponetele in una pirofila da forno. Ungetele con un filo d'olio extra vergine di oliva e cospargetele di timo. Fate cuocere a 230 gradi per circa 15 minuti. Fate tostare le fette di pane. Aggiungete al sugo di cottura il vermouth. Disponete le quaglie sui crostoni, decoratele con le salsicce e versatevi sopra la salsa.
tagliolini al timo
quaglie al timo
Contenuti in parte tratti dal sito http://www.elicriso.it/