giovedì 27 dicembre 2012

LE MANI DELLE DONNE RACCONTANO: IL MERCATINO DI NATALE DI LUCOLI



Gli oggetti esposti

Si è svolto l'8 ed il 9 dicembre nei locali parrocchiali della Chiesa dell'Ave Maria il tradizionale mercatino di Natale. 
Sono stati esposti lavori creativi che rappresentano sempre un fenomeno interessante, legato alla tradizione ed al mondo femminile. Gli oggetti esposti sono da considerare come il frutto dei mestieri della creatività, di alcune attività legate alla tradizione, come il ricamo a tombolo, il patchwork, il decoupage.
Le espositrici sono state in maggioranza donne che sono riuscite a trasformare una passione, un hobby creativo in tentativo di nuova professione. 

Gli oggetti presentati erano unici ed originali, creazioni ricche di manualità e di cultura che discende dai saperi familiari. 



Occorrerebbe dare maggiore attenzione a questa insopprimibile risorsa delle economie locali e rilanciare questo settore attraverso azioni pubbliche mirate, dando nuovo slancio ad esempio alle produzioni del passato, anche questa potrebbe essere una via da percorrere per lo sviluppo del territorio.

Come ogni anno promotrice del "mercatino di natale" è stata la Parrocchia, mentre un'analoga iniziativa di successo è stata realizzata a Vado Lucoli la scorsa estate.

venerdì 21 dicembre 2012

Presentata oggi a L'Aquila l'opera di Lucia Arbace: "Saturnino Gatti, i volti dell'anima” - Vita e opere di un artista del Rinascimento". Una delle sue bellissime opere è custodita a Lucoli

Chiesa di S. Menna Affresco di Saturnino Gatti - La Crocifissione

A 550 anni dalla nascita di Saturnino Gatti: pittore, scultore, artista creativo dallo straordinario talento, è stato presentato oggi a L'Aquila il libro che racconta la "storia di un uomo “nato in mezzo alle cave di pietra e ai calanchi di quella straordinaria culla di civiltà che è l’area a nord dell’Aquila, accanto all’'antica Amiternum d’i origine sabina e poi prefettura romana. Saturnino Gatti non tradì mai la sua vera e più genuina indole di modellatore di forme, guadagnando altresì una solida reputazione come originale pittore, di tavole dipinte e d’affreschi smaglianti per le invenzioni e i colori”".  

Queste sono le parole con le quali lo descrive Lucia Arbace, soprintendente BSAE Abruzzo nonché autrice del libro. Ha presenziato alla presentazione del libro anche il Sindaco di Lucoli. Un meraviglioso affresco del Gatti: "la Crocifissione" è custodito a Lucoli nella Chiesa di San Menna. La Chiesa è dedicata a Mènas un soldato egiziano dell'esercito romano che si convertì al cristianesimo e che fu ucciso nel 303 D.C. sotto l'imperatore Diocleziano. L'affresco della "Crocifissione" ripercorre il tema di quelli custoditi nella Chiesa romanica di S. Panfilo a Tornimparte che illustrano sempre gli episodi della Passione di Cristo. 
In questi tesori architettonici di Lucoli e Tornimparte sono custodite queste "gemme" meravigliose dell'arte di Saturnino Gatti.

Della vita privata di questo grande e misconosciuto artista si conosce poco o nulla. La data della nascita si desume dal libro dei fuochi del 1508 dove è registrato come Mastro Satornino fillio di Johan Gatto di Sancto Vectorino di anni 45. Dal Bindi si apprende che il padre era macellaio e che aveva quattro fratelli. Si sa ancora che intorno al 1494 si trasferì a L’Aquila con la moglie, Faustina di Bernardino Sfrajo di Paganica, da cui ebbe cinque figli. I legami con Silvestro di Giacomo, di cui presumibilmente fu allievo, sono documentati da alcuni atti notarili che coprono l’arco di circa un ventennio, dal 1477 al 1494. Morì nel 1518, come risulta da un rogito del 25 Giugno dell’anno successivo. 

La sua attività si svolse tra Abruzzo, Umbria e Calabria a cavallo del XV e del XVI secolo, nell’ambito di quella fortunata e fervida temperie artistica, che animava la città di L’Aquila con la presenza di pittori, scultori, architetti di successo, come lo stesso Silvestro di Giacomo, come Giovanni di Biasuccio, Francesco da Montereale e Cola dell’Amatrice, come quell’Antonio di Percossa, di cui sembra si siano perse le tracce, ma che sicuramente rivestì un ruolo non secondario in questo ambiente, documentato quale socio di Saturnino sia nell’Abbazia Morronese, sia nel Convento di Terranova Sappo Minulio in Calabria, tutti luoghi celestiniani. 

La lettura del libro: "Saturnino Gatti, i volti dell'’anima” - Vita e opere di un artista del Rinascimento" farà luce anche sulle sue opere custodite a Lucoli ed a Tornimparte e contribuirà a svelarci i tesori artistici del nostro territorio.


Testo in parte tratto da: Abruzzoweb.

venerdì 14 dicembre 2012

MA CHE MALE HA FATTO A QUALCUNO DI LUCOLI IL GIARDINO DELLA MEMORIA?

Questa mattina ci è stato fatto un regalo per Natale.
Rete di recinzione tagliata lato Abbazia

Rete di recinzione tagliata lato strada provinciale

Nuovi atti vandalici contro il Giardino della Memoria di Lucoli: rete di recinzione tagliata in più punti, lucchetto di un cancello divelto.  Dal cancello aperto, sono entrati 14 cavalli che hanno spezzato alcuni alberi appartenenti alle piante da frutto in via di estinzione. Queste piante provengono da ceppi recuperati attraverso un programma di ricerca avviato dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L'impianto di irrigazione è stato danneggiato dagli animali ed altre specie botaniche appartenenti alle piante officinali sono state mangiate.

Il branco di cavalli lasciati incustoditi sul terreno parrocchiale non sono entrati da soli nell'area del Giardino della Memoria, assolutamente chiusa e recintata, una mano umana ha rimosso le sicurezze del cancello e lo ha aperto: il danneggiamento è volontario.

Questo, in ordine di tempo (dal maggio 2011) è il quarto vandalismo che colpisce questo bene comune botanico che la nostra Associazione ha realizzato e mantiene a sue spese per l'uso di tutti.

Ripristineremo con l'aiuto di chi vorrà sostenerci quanto danneggiato e sporgeremo denuncia alle autorità competenti.

Lucchetto divelto: la parte di metallo a chiusura di colore nero è staccata sul legno
Alcune delle piante irreparabilmente danneggiate: specie di Albicocco di Rocca Calascio spezzata

Specie denominata "melo a candela" spezzata

I cavalli lasciati incustoditi di fronte all'Abbazia di San Giovanni Battista
Ringraziamo il Sindaco di Lucoli per l'attenzione volta alla ricerca delle responsabilità per i danni subiti dal Giardino della Memoria.

mercoledì 12 dicembre 2012

LA GALLERIA DI SERRALUNGA UN VANTAGGIO PER IL TERRITORIO DI LUCOLI?


Interrogativi sulle prospettive future: Galleria di Serralunga un vantaggio per il territorio di Lucoli?

La galleria di Serralunga: oggi, prima dell'inaugurazione
Campo Felice la strada che porta agli impianti

Sarà inaugurata il 22 dicembre prossimo la galleria "Serralunga", lunga 1.299 metri (dei quali 48 metri in galleria artificiale) che collegherà la Piana di Campo Felice e l'Altopiano delle Rocche della strada statale 696 "del Parco Sirente Velino", per una lunghezza complessiva di 2,5 chilometri.
Con la costruzione della galleria la strada statale n° 696 avrà continuità collegandosi dallo svincolo di Tornimparte della A24 Roma-L'Aquila-Teramo con il versante della Piana di Campo Felice.
In questo modo, si raggiungeranno facilmente gli abitati di Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Ovindoli e Celano. Inoltre, si otterrà anche il collegamento tra le due autostrade A24 e A25, considerato che l'abitato di Celano è collegato anche dall'autostrada A25 Roma-Pescara.
Il tracciato - che si sviluppa interamente nel comune di Rocca di Cambio - ha inizio in località "La Brecciara", attraverso un tratto di 1.060 metri, e prosegue con la galleria "Serralunga" terminando con una rotatoria sulla Piana di Campo Felice, al km 18,500 della strada statale 696.
L'investimento totale ha interessato circa 25 milioni di euro.
Un'indagine condotta dal gruppo Cresme per Legambiente e Confcommercio sui comuni italiani con meno di 2000 abitanti ha individuato in Rocca di Mezzo e Ovindoli i due Comuni abruzzesi con le migliori performance insediative per la elevata utilizzazione delle strutture turistico-ricettive nonché "per la capacità dei singoli territori di offrire sé stessi, nel rispetto delle proprie vocazioni/tradizioni e nel rispetto del rapporto con le proprie doti ambientali". Nella percezione degli amministratori  ed operatori locali, le potenzialità turistiche dell'Altipiano però, non sono sembrate pienamente valorizzate fino a questo momento per problemi quali l'elevato grado di stagionalità delle attrezzature, la loro scarsa interconnessione, la mancanza di specificità e di rapporto con il contesto. 
Tutti problemi ben noti sui quali si è dibattuto da molto tempo, anche da prima del terremoto del 2009, problematiche che oggi sembrano trovare miracolosa soluzione nella prossima apertura della galleria di "Serralunga".
Ma ci chiediamo se il territorio di Lucoli si avvantaggerà realmente dal rilascio di quest'opera infrastrutturale.
Senz'altro il numero di presenze, che si immaginano massicce, che percorreranno l'Altipiano nella parte del territorio di Lucoli non porteranno agli operatori locali benefici economici commisurati al livello di usura ambientale che produrranno nel contesto. I turisti, inoltre, tenderanno a non fruire delle strutture ricettive e commerciali delle Frazioni di Lucoli collocate nella vallata (unica eccezione, forse, Casamaina), dirigendosi, invece, verso i comuni meglio organizzati e con più offerte di servizi, raggiungibili proprio attraverso la galleria.
La vera ricchezza del Comune di Lucoli è compresa nella sua biodiversità e naturalità che va conservata e difesa strenuamente combattendo soprattutto le idee di facile trasformazione del territorio portate avanti sull'esigenza del miglioramento economico, purtroppo al momento, di altri comuni che hanno già fatto delle scelte turistiche intensive. 
L'Altopiano di Campo Felice è un sito di importanza Comunitaria (SIC) che ricade nell'area omogenea n° 9  che, con l'apertura della galleria di "Serralunga", sarà ridotto in una sua ampia parte ad una strada di percorrenza e passaggio: la parte di territorio di Lucoli rappresenterà un comprensorio spaziale dove ci si sposterà, scierà, camminerà, ma dove non si alloggerà perché le strutture ricettive saranno al di là della galleria in altre aree comunali. 
Questa tendenza prospettica di minor vantaggio potrebbe essere in parte contenuta con la realizzazione di opere di miglioramento della SS584 verso l'Aquila, strada che consentirebbe ai flussi turistici di raggiungere facilmente questa Città passando per Lucoli, apprezzandone i contesti abitativi ed i borghi (belli anche se terremotati) e viceversa.
Molti sostenitori dell'apertura della galleria hanno spesso parlato di strenue resistenze di tutela ecologica messe in atto da parte degli ambientalisti, ignorando, a vantaggio di altri interessi, i processi irreversibili di modifica degli ambienti naturali dell'Altipiano, originati da opere infrastrutturali quali: la galleria, i 20 km di asfalto della SS696 (che ricadono sul nostro territorio), i parcheggi e, in ultimo, le presenze turistiche intensive, veloci e poco consone per natura del loro stesso target alla conservazione della natura.
Non siamo convinti che siano stati previsti tutti gli accorgimenti per evitare le pesanti ricadute di queste infrastrutture sui contesti naturali dell'Altopiano. La realizzazione di queste opere mira all'esclusivo potenziamento dell'offerta turistica sciistica ed alberghiera dei Comuni di Rocca di Cambio, Ovindoli e Rocca di Mezzo raggruppati insieme a Lucoli nell'"area omogenea della neve". 
Il modello di territorio come "sistema vitale" ipotizzato  in tutti gli studi strategici per lo sviluppo di quest'area,  indirizza, sulla carta, verso una rappresentazione utile a supportare decisioni di governo che migliorino le probabilità di sopravvivenza del sistema territoriale nel suo complesso: quindi, della parte ricettiva alberghiera e di servizi e della parte ambientale e naturale
Le componenti fisico-naturali e di scenario, rappresentano il punto di forza del territorio di Lucoli ed andranno tutelate rispetto alla prospettiva di sviluppo che si intravede con l'apertura della galleria di "Serralunga", rendendo centrale il rapporto "impresa-salvaguardia del territorio" in un’azione di governo ispirata ad una visione di sviluppo sostenibile.
Riteniamo che gli Amministratori di Lucoli siano consapevoli della loro responsabilità di gestione operativa del "sistema vitale" del territorio che si sta caratterizzando con un intreccio di dinamiche che coinvolgono i portatori di una varietà di interessi e, sono, al momento, sbilanciate e difficili da conciliare. La salvaguardia e la tutela delle ricchezze ambientali sono oggi strettamente connesse al grado di civiltà degli uomini, alla loro cultura e sensibilità, un turismo "mordi e fuggi" non ha i tempi per tutelare ed assaporare i valori ambientali, tende ad essere intensivo e distruttivo. 
Probabilmente il territorio andrà protetto con sistemi di lotta tecnologicamente avanzati (le ordinanze già ci sono), le sanzioni e la vigilanza dovrebbero essere intensificati, oppure dovranno essere prodotte altre iniziative in presenza di una coscienza sociale poco attenta alle esigenze dell'ambiente. Un "piano di area", più volte auspicato da queste pagine, consentirebbe di regolare e vincolare anche interventi infrastrutturali futuri.


Con il disgelo sul terreno di Campo Felice si trovano le plastiche

In ultimo, ma non ultime per importanza, dovrebbero essere realizzate attività di sensibilizzazione e di informazione della Comunità, anche con il coinvolgimento dei mass media, che non saranno mai pienamente efficaci se non mirate a realizzare una cultura della tutela del patrimonio ambientale, inteso come bene imprescindibile che appartiene alla stessa collettività, promuovendo la consapevolezza che uomini e risorse ambientali appartengono al medesimo contesto naturale.

Per le ipotesi/soluzioni di scenario strategico riportate in questo post si rimanda alla consultazione della pubblicazione: "Ricostruzione dei Territori - Progetti a supporto dei Comuni di Ovindoli, Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio, Lucoli nella Provincia di l'Aquila" - a cura di Lucina Caravaggi - Alinea Editrice - 2010.
Riferimenti stampa: http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=29596

lunedì 3 dicembre 2012

C'ERANO TANTI BIMBI A COLLE DI LUCOLI NEL 1930. OGGI IN ITALIA E IN EUROPA LE CULLE SONO VUOTE

1930 - Colle di Lucoli foto di bambini con la loro insegnante (foto per gentile concessione di Edda Giannone)

Due saggi recenti spiegano che presto in Europa a crescere saranno soltanto cimiteri e paesi abbandonati.
Dall’Italia alla Germania, spira un vento di abissale inverno demografico. A Madrid è uscito il libro di Alejandro Macarrón Larumbe dal titolo emblematico, “El suicidio demográfico de España”. Dagli attuali 47 milioni di abitanti, la Spagna è destinata a passare a 35 milioni in trent’anni. “La Spagna sta attraversando una grave crisi economica, ma alla fine molto più pericolosa, anche se vi si presta poca attenzione, è la crisi demografica”.
Secondo i dati recenti dell’Instituto Nacional de Estadística, rispetto al 2011 c’è stato ben il 3,5 per cento in meno di figli in Spagna. La fertilità è scesa al tasso irrisorio di 1,35 figli per donna, 1,31 per le donne spagnole native. Scrive Macarrón Larumbe che “in ventuno province spagnole su cinquanta, ci sono più morti che nati”, e senza il contributo dei bambini degli immigrati, il numero di province con popolazioni in declino sarebbe stato di almeno quaranta. “L’età media del popolo spagnolo è in aumento senza sosta, a un ritmo di un anno di età ogni quattro anni”. Larumbe parla della “morte demografica a cui ci siamo condannati da quando abbiamo insieme deciso di ignorare il più fondamentale di tutti gli istinti di sopravvivenza, avere dei figli”.
Anche in Italia un libro prende di petto la questione dell’eclisse demografica. Scrive l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, nel suo recente saggio “Sviluppo e declino demografico in Europa e nel mondo” (edizioni Marietti), che la popolazione italiana – al pari di quella giapponese – è la più invecchiata del mondo. “Se non ci saranno aumenti nei prossimi decenni per l’indice di fertilità, nel corso di due generazioni il numero delle donne italiane e quindi degli italiani sarà dimezzato”. In generale per l’Europa, Fazio sostiene che “popolazioni con tendenze in atto come quelle rilevate e sommariamente descritte nei paesi europei sembrano condannare queste popolazioni nel giro di qualche generazione a una sorta di eutanasia sociale”.
Nel 1910, al tempo della Belle Epoque, due milioni di bambini nascevano ogni anno in Germania. Un secolo più tardi, con il cinquanta per cento di persone in più, ne sono nati meno di 700 mila all’anno, di cui oltre 200 mila da genitori stranieri. Il numero delle nascite in Germania è sceso ai livelli del dopoguerra. Il tutto nonostante gli incentivi del governo a ribaltare il trend in quella che è la più fiorente economia d’Europa.
Le statistiche dell’Onu, da poco diffuse, sono una condanna a morte per l’Europa: Grecia (con un tasso di fertilità pari a 1,46), Portogallo (1,36), Italia (1,38) e Germania (1,36) sono le più deprimenti. Francia (1,97), Inghilterra (1,83) e Svezia (1,9) fanno meglio, ma soltanto grazie a una nutrita presenza di immigrati. Adesso paragoniamo le cifre degli stessi paesi negli anni Sessanta: Grecia (2,27), Spagna (2,7), Portogallo (3,29), Italia (2,29), Germania (2,3), Francia (2,7), Inghilterra (2,49) e Svezia (2,23).
In Italia il numero di nascite è stato soverchiato dal numero di morti: ogni anno a cominciare dal 1994.

Questo fenomeno è ben conosciuto a Lucoli, dove ci si incontra sempre più spesso ai funerali, questa ultima estate è stata drammatica per i decessi verificatisi.
E' dimostrato che non è vero che i bambini non nascono a causa della mancanza di risorse: la città più fertile d’Italia è Napoli, la “capitale dei disoccupati”. Il distretto finanziario di Milano ha uno dei tassi di natalità più bassi al mondo. Genova, storica città industriale, è tristemente nota per avere la proporzione di anziani per giovani più alta al mondo. E se si deve individuare un “ground zero” di questa epidemia di fertilità si deve andare a Bologna, la città della cultura per eccellenza in Italia.
Se lo sarebbero immaginato questo futuro i bambini raffigurati nella foto del 1930?
La Frazione del Colle, come le altre di Lucoli, in un tempo non troppo remoto erano ansimanti di vita ed era possibile udire le voci dei bimbi intenti nei loro giochi, ascoltare, per le vie strette, i dialoghi tra vicini di casa che narravano degli scarsi raccolti, della miseria che albergava nelle loro dimore, e del futuro, denso d’incognite, privo, apparentemente, di speranze.
Dalle pagine di questo blog suggeriamo spunti per percorsi intellettuali nella realtà geografica ed umana di Lucoli, quella delle Frazioni abbandonate, dei ricordi degli anziani e di una Comunità che inizia a faticare per riconoscersi, è per questo che riproponiamo le foto della vita che fu.
Con le nostre immagini ritrovate vorremmo suscitare i ricordi, anche sui luoghi, anche questi ultimi per noi hanno un sentimento: sono la testimonianza del lungo cammino della gente verso la conoscenza di se e delle proprie radici. La descrizione dei luoghi, la loro storia, le foto che ritraggono immagini di persone, chiese, paesaggi, particolari ed altro, per noi esprimono un solo linguaggio, sono strumenti, che, vorremmo rigenerassero l'amore per la terra dove si è nati ed il desiderio di tornarci il più possibile e viverci.
La foto della scolaresca del Colle ci fa immaginare le difficili condizioni di vita di un tempo non troppo lontano:  volti di bambine e bambini già grandi nonostante l'età, diffidenti di fronte allo scatto fotografico, impegnati già a combattere la miseria.
Ma erano tanti. Il problema demografico allora non c'era, i paesi erano vivi.
La foto pubblicata è uno strumento di ricerca sulle persone, sulle loro storie, siamo riusciti a riconoscere pochissimi di loro, chi potesse aiutarci a trovare gli altri nomi è pregato di scriverci.
I bambini riconosciuti: n° 29 Ettore Giannone e n° 28 Carlo Giannone.

DONNE DI LUCOLI: PASQUALINA IAPADRE CHE HA RICEVUTO IL PREMIO FEDELTA’ AL LAVORO


Recentemente si è svolta all’Aquila la premiazione della Fedeltà al lavoro e del progresso economico, promossa dalla Camera di commercio.
Alla presenza del Sindaco Cialente, molti artigiani e professionisti sono stati premiati e tra questi Pasqualina Iapadre che a Lucoli tutti conoscono perché titolare dell’omonimo ristorante nella Frazione di Casamaina.
La finalità del premio era quella di riconoscere il sistema di piccole imprese radicate sul territorio che creano sviluppo e progresso anche per le famiglie che vi lavorano e crescono intorno a questi esercizi produttivi.
Pasqualina Iapadre con il suo ristorante “Pasqualina” rappresenta uno dei casi emblematici che confermano il trend evidenziato dall’Osservatorio dell’imprenditoria femminile di Unioncamere che segnala una sostanziale tenuta nella dinamica anagrafica delle imprese a guida femminile: tra settembre 2011 e settembre 2012 – periodo durante il quale lo stock delle imprese italiane si e’ complessivamente ridotto di 29.911 imprese – il numero delle imprese ‘rosa’, seppur ha fatto registrare una lievissima riduzione (593 unita’ in meno, pari a -0,04%), si è attestato però sul valore di 1.435.123 aziende (pari al 23,5% di tutte le imprese italiane).
Il premio fedeltà al lavoro ha chiuso all’Aquila la tre giorni di manifestazioni in occasione dei 150 anni dalla fondazione della Camera di commercio ed è un riconoscimento che annualmente l'ente camerale assegna ai lavoratori con oltre 25 anni di servizio e alle imprese che si sono particolarmente distinte per progetti innovativi.
Fino a qui abbiamo descritto il contesto logico e pubblico di una onorificenza attribuita che non può essere però ben compreso se non si scende nel particolare, nel locale di Lucoli e nel personale di Pasqualina.
Insomma se non arriviamo a parlare di Pasqualina, classe 1956, che nella sua vita ha costruito tantissimo, prima di tutto una bella famiglia (è già plurinonna) e poi un’attività nella ristorazione che è ben conosciuta anche al di fuori dell’Abruzzo e di Lucoli, non diremmo tutto.
Vorremmo raccontare al femminile gli attimi di quotidianità spicciola del lavoro di questa signora, caratterizzati magari, da qualche fotogramma del suo percorso esistenziale e familiare vissuto in un territorio che risente di una stagnazione economica e dove l’infinita capacità rigeneratrice di una donna come lei ha prodotto un orizzonte migliore e dà un’immagine di qualità alla Frazione di Casamaina.
Ma......, Pasqualina è riservatissima.
Pasqualina ha cominciato la prima sua opera importante nel 1979: si sposò e i due figli sono cresciuti nel luogo di lavoro familiare, prima il bar che si chiamava “Casa di Maino” nel 1984 e, poi, nel 1987 nel ristorante, nato per la sua passione per la cucina; dal 2010, inoltre, l'attività si è sviluppata, affiancata da quella di affittacamere realizzata attraverso il ”Ginepro d’Abruzzo”.
Nel ristorante Pasqualina sono preparati piatti e sapori della cucina locale di tradizione abruzzese legati alle festività e ai momenti di abbondanza, una gastronomia popolare che presenta una varietà sorprendente di sapori gustosi, che le donne di un tempo sapevano creare con sapienza partendo da ingredienti poveri e molto semplici. Tutta la famiglia ha lavorato nella ristorazione anche le due nonne, che fino a qualche tempo fa impastavano a mano.
La cucina di Pasqualina è legata alla memoria del Paese e dell’aquilano, luoghi che hanno fornito le ricette e le loro storie legate alle tradizioni familiari, al ritmo delle stagioni, alle credenze legate all'uso di certi cibi oppure di altri.
Alcune delle materie prime utilizzate provengono dalla coltura di alcune varietà tipiche di granaglie di montagna (i legumi) che stanno divenendo rare sulle tavole cittadine o dalla raccolta delle erbe spontanee, un'altra usanza quasi dimenticata.
Pasqualina non ha avuto mai paura di lavorare, anche oggi che il suo ristorante è conosciuto, si impegna su tutte le attività della gestione, aiutando i collaboratori al bisogno, vivendo le esigenze che la circondano con la sua generosità a testardaggine.
Chi la conosce e ce l’ha descritta rileva proprio questo suo tratto distintivo: la tenacia della sua laboriosità, Pasqualina è un tipo “tosto”, lo si capisce da come si pone verso i suoi clienti: sicura, orgogliosa del suo lavoro, ma estremamente gentile ed ospitale è questo che ha fatto la differenza.

Grazie Pasqualina del bell'esempio al femminile.

lunedì 26 novembre 2012

I CENTO ANNI DELLA BANDA MUSICALE DI LUCOLI

Foto storica che dovrebbe risalire al 1930 - Il Gruppo Musicale era composto da 26 elementi


Sabato 24 Novembre u.s. si è tenuta la cerimonia per festeggiare i cento anni della banda musicale di Lucoli, una storia antica che è passata di mano in mano sino a quando il testimone è stato raccolto dall'Associazione Musica e Cultura "Ji Briganti" che, con pazienza e tenacia, sta anche avviando delle nuove leve alla musica. 
Riportiamo volentieri questa notizia del territorio volendo contribuire a valorizzare, seppur con la sola comunicazione, tutte le ricchezze culturali che rappresentano un "bene comune".
C'è stata una cerimonia, che si è svolta presso la Chiesa di San Menna di Lucoli, la data è stata scelta perché è in questo periodo che si festeggia Santa Cecilia, patrona della musica. La celebrazione, dopo il rito religioso, ha visto le esibizioni della banda ed i racconti della storia del gruppo durata per l'appunto un secolo. Se fino a pochi anni fa tutto ciò che era popolare poteva apparire noioso ed addirittura da abolire, adesso, invece, è tornato di grande attualità perché se ne comprende il valore. A questo meccanismo di valorizzazione lavorano anche l'Amministrazione comunale di Lucoli e la Pro Loco che, tra corsi e ricorsi storici, contribuiscono a sostenere l'Associazione musicale "Ji Briganti". Nella cultura popolare italiana ed europea la musica si rivela una delle componenti costanti ed essenziali di tante comunità umane. Il mantenersi di molte tradizioni musicali sino ad oggi è dovuto, in gran parte, alla presenza a livello locale delle bande che svolgono una vasta e capillare opera di educazione musicale, raggiungendo in modo immediato e diretto il pubblico. L’aggregare poi, al proprio interno, generazioni diverse, provenienti dallo stesso ambiente, dalla stessa comunità, ha rafforzato e continua a rafforzare una fondamentale solidarietà sociale. I gruppi musicali e, quello di Lucoli ne è un esempio, non vivono per un impegno unicamente individuale o per il bene di pochi, ma hanno un ruolo sociale ben preciso. 


Festa di San Michele Arcangelo 29 settembre 2012 - Ji Briganti eseguono dei brani musicali
"Un Secolo di Banda" meritava il giusto rilievo ripercorrendo alcune tappe di storia, cultura, tradizione, presenza, nella vita sociale di Lucoli.
Il gruppo fu fondato da lucolani, emigrati nello Stato della Pennsylvania e nacque ufficialmente nel 1923, anche se Enrico Aliucci (promotore indiscusso della banda, nato a Lucoli il 21 settembre 1887, nella frazione di Mancino. Giovanissimo emigrò in America e si stabilì a Latrobe, cittadina dello stato di Pennsylvania) già nel 1912 aveva dato vita a questo progetto. Nella primavera del 1924 i giovanissimi musicanti ebbero l’onore di accogliere il Re Vittorio Emanuele III in visita alla Città di Aquila. La banda era alle prime armi e tuttavia si distinse tra le tante presenti quel giorno. 
La storia della Banda musicale di Lucoli è contenuta in una pubblicazione che merita di essere letta: LA BANDA MUSICALE DI LUCOLI "IL CENTENARIO".
Notizie tratte da:
http://proloco.lucoli.it/-ji-briganti--il-libro.html

venerdì 23 novembre 2012

21 novembre giornata nazionale dell'albero. NoiXLucoli Onlus a Villa dei Quintili a Roma per il progetto "Patriarchi d'Italia".

La "Festa degli Alberi" quest'anno è stata fortemente sostenuta dal Ministero per l'Ambiente nella data del 21 novembre.
Credits: Jerry Uelsmann - 1969 - Alberi galleggianti
Già Plinio ci parla dell'"Arbor intrat", in onore di Cibele, che si celebrava il 22 marzo, con la piantagione di pini domestici. Una tradizione nata nell'antichità e ancora presente in molte civiltà è quella di piantare un albero al momento della nascita di ogni figlio. Anche in Italia una legge del 1992 lo impone, ma a tutt'oggi tale obbligo è stato disatteso dalla maggior parte dei Comuni. Nel corso del Medioevo l'attenzione per i boschi aumentò la connotazione religiosa, soprattutto grazie ad alcuni Ordini monastici: Vallombrosani, Camaldolesi, Benedettini. Il fondatore dell'Ordine dei Vallombrosani, San Giovanni Gualberto, patrono dei Forestali, era solito unire l'esecuzione di lavori selvicolturali alla celebrazione di un rito di ringraziamento, in presenza di una moltitudine di persone, soprattutto di poveri, ai quali venivano distribuiti cibo ed altri doni. L'"Arbor day" nasce negli Stati Uniti nel 1872 (anno, tra l'altro, dell'istituzione del primo parco nazionale nel mondo, Yellowstone) ed ha un successo clamoroso, tanto che in pochi anni vennero messe a dimora 300 milioni di piantine. Nel 1898 il ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli decise di istituire una Festa degli alberi anche in Italia, rivolta soprattutto agli studenti: la prima celebrazione si tenne il 21 novembre a Roma, alla presenza di circa cinquantamila persone, di cui 11 mila studenti. A tale manifestazione parteciparono anche la regina Margherita, la principessa Elena ed una folta rappresentanza di personalità politiche, militari e religiose. Ecco cosa scriveva Baccelli nella circolare istitutiva della Festa degli alberi: "La sapienza degli antichi padri dichiarava sacre le selve: la esecrabile sete dell'oro presso noi le distrusse... Le selve sono salute e ricchezza; sono filtri stupendi e centri di produzione ossigenica, anzi di ossigeno elettrizzato, che è tra le più poderose difese contro gli invisibili organismi malefici. Tutelano il clima, equilibrano la temperatura; disciplinano le correnti dell'aria; provvedono alle condizioni igrometriche del sottosuolo proteggono i colli nella loro coesione; difendono le praterie; conservano le acque; a noi, che non abbiamo il carbon fossile danno il combustibile; ci proteggono dalla grandine; e, poste sui monti, fanno da parafulmini... Noi deploriamo oggi la frequenza delle inondazioni; e se potessimo volgere a beneficio del rimboschimento sulle Alpi e sugli Appennini il denaro che ogni anno si disperde per riparare ai dilagamenti dei nostri fiumi, specialmente del Po, ed alle alluvioni del Mezzogiorno, i grandissimi danni che dobbiamo lamentare, sarebbero immensamente ridotti di numero e di quantità...". Sono trascorsi più di 100 anni, ma queste affermazioni mantengono intatto il loro valore e purtroppo ancora assistiamo con drammatica frequenza a frane ed alluvioni che devastano il territorio italiano.
Quando Baccelli divenne ministro dell'Agricoltura sancì l'ufficialità della festa degli alberi con il Regio Decreto n. 18 del 2 febbraio 1902. Con esso "È istituita in tutti i comuni del Regno la festa degli alberi. Essa sarà celebrata ogni anno in un giorno festivo, di primavera o di autunno, con l'intervento delle autorità e della scolaresca... (Art. 1)". Non fu solo l'Italia a fare propria questa nuova sensibilità nei confronti della cultura degli alberi. A Barcellona, in Spagna, nel 1902 venne fondata una "Associazione degli amici della festa degli alberi", incaricata della celebrazione annuale della cerimonia; in Francia si istituì una "Società forestale degli amici degli alberi". Analoghe iniziative furono intraprese negli stessi anni in Belgio, Russia, Svezia, Austria-Ungheria, Svizzera, Portogallo e Giappone.
Nel 1911 la tradizione riprese nuovo slancio sulla spinta dell'associazione "Pro Montibus" e dopo la pausa della prima guerra mondiale le cerimonie continuarono a diffondersi più o meno regolarmente fino al 1937. La legge forestale n. 3267 del 1923 ribadì all'art. 104 l'opportunità di celebrare la Festa degli alberi. Con l'avvento del Fascismo la festa assunse una veste di propaganda e di esaltazione del regime, come testimonia una cerimonia svoltasi a Roma nel 1939 alla presenza di Mussolini. Tuttavia dalla consultazione dei Bollettini Ufficiali della Milizia Forestale Nazionale si denota come maggiore importanza fosse attribuita ai rimboschimenti volontari, a scapito della tradizionale festa.
Il dopoguerra
Dopo i faticosi primi anni della "ricostruzione", che seguirono la fine della seconda guerra mondiale, dal 1948 vennero istituiti i cantieri di rimboschimento; nel 1951 fu l'allora ministro dell'Agricoltura Amintore Fanfani che stabilì di "...dar nuovo vigore alla celebrazione della festa degli alberi pressoché interrotta nell'ultimo decennio. Si stabilisce pertanto che la festa degli alberi si celebri solennemente in tutto il Paese il 21 novembre di ogni anno a partire dal 1951. La celebrazione può differirsi al 21 marzo solo nei comuni di alta montagna per ragioni di ordine tecnico o per avversità stagionali...". A Roma la festa degli alberi del 1951 venne celebrata sul Monte Mario presso il Collegio Don Orione, per i ragazzi mutilati di guerra; alla cerimonia parteciparono il Presidente del Consiglio De Gasperi, il ministro dell'Agricoltura Fanfani ed il ministro della Pubblica Istruzione Segni. Il decennio 1951-1960 coincise con il periodo di maggior splendore della festa; dagli anni Sessanta iniziò un certo declino delle feste degli alberi, che si svolsero comunque regolarmente fino al 1970 per poi proseguire in modo sporadico ed occasionale nel ventennio successivo. I dati riassuntivi del totale delle feste svoltesi in Italia nel periodo 1951-1970, desunti dal Bollettino Ufficiale del Corpo forestale dello Stato, evidenziano come in quasi 133 mila feste degli alberi svoltesi in 19 anni siano state collocate a dimora quasi 24,5 milioni di piantine ed abbiano partecipato 38,5 milioni studenti (ovviamente questo valore può includere gli stessi studenti che hanno partecipato a più feste successive). La superficie interessata dalle piantagioni in quegli anni è stata superiore a 8 mila ettari, l'estensione del Parco Nazionale del Circeo.
Ai nostri giorni
Negli anni Settanta, con le leggi di trasferimento delle competenze in materia forestale dallo Stato alle Regioni, si perse definitivamente quella centralità propositiva ed organizzativa rappresentata fino ad allora dal Corpo forestale. Per quasi un trentennio la celebrazione della festa degli alberi fu affidata alla iniziativa di singoli enti locali o istituti scolastici, che si organizzavano autonomamente e che richiedevano alla Forestale l'invio di piantine e di materiale divulgativo. A seguito dell'istituzione della "Giornata forestale mondiale" il 21 marzo, promossa dalla Fao nel 1971, in alcune regioni d'Italia si è fatta coincidere tale ricorrenza con la festa degli alberi. Dagli anni Novanta la manifestazione ha ripreso nuovo vigore e diffusione, soprattutto grazie ad un rinnovato impegno promozionale ed organizzativo da parte del Corpo forestale: ad esso si sono aggiunte alcune associazioni ambientaliste che da anni ormai collaborano strettamente e proficuamente con la Forestale per celebrare feste degli alberi in tutte le regioni italiane, soprattutto nelle scuole elementari e medie. Nel 2001 l'allora ministro delle Politiche Agricole e Forestali Alfonso Pecoraro Scanio insieme al collega alla Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro, ripristinarono con un decreto interministeriale la "Festa dell'albero" da tenersi il 4 ottobre e il 21 marzo di ogni anno in tutte le scuole d'Italia. Questa volta l'obiettivo è sensibilizzare i più giovani sulla tutela delle specie arboree da frutto e delle essenze forestali autoctone.
La meravigliosa cornice del progetto "Giardino dei patriarchi dell'Unità d'Italia" a Villa dei Quintili a Roma

Il Dott. Sergio Guidi partecipa alla piantumazione dell'albero di melograno che rappresenta L'Italia centrale e Roma

Nel corso delle celebrazioni previste dal Ministero dell'Ambiente lo scorso 21 novembre a Villa dei Quintili, sull’Appia Antica, la nostra Associazione ha partecipato alla piantumazione di un albero di melograno, che rappresenta la specie del Lazio e di Roma, all’interno del "Giardino dei Patriarchi dell’Unità d’Italia", un giardino davvero speciale, in corso di allestimento, dove sono conservati i “gemelli” degli alberi monumentali più significativi delle varie regioni d’Italia, cioè specie derivate da alberi che già vegetavano nel 1870 alla data dell'unificazione. Tutte le piante sono messe a dimora rispettando la forma della nostra penisola, quando saranno in piena vegetazione, dall'alto, sarà possibile distinguere la sagoma dell'Italia.
Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione fra la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, Arpa Emilia-Romagna, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed il Comitato per la Bellezza di Roma. Il Ministero e il ministro per l’Ambiente hanno accordato il loro patrocinio. La nostra vocazione ambientalista ed il progetto del Giardino della Memoria da noi realizzato a Lucoli con le specie degli antichi pomari d'Abruzzo, ci ha posto in relazione con l'ISPRA, il Corpo Forestale dello Stato e con l'Associazione i Patriarchi della Natura (http://www.patriarchinatura.it/contenuti/it/home/index.php) promotrice dell'iniziativa presso Villa dei Quintili, quest'ultima ci ha invitato all'evento, abbiamo partecipato volentieri alla piantumazione del "melograno di Roma" testimoniando anche la nostra esperienza progettuale di Lucoli.
Le notizie storiche sulla festa dell'albero sono tratte da: http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5920

giovedì 22 novembre 2012

"Quasi senza accorgermene mi sono fermata spesso a guardare i volti femminili". Monika Bulaj e le donne di Lucoli con il grammofono.

"Quasi senza accorgemene mi sono fermata spesso a guardare i volti femminili. Perché se Dio è sempre uomo, le donne rappresentano la vita".....
Monika Bulaj fotografa ed antropologa.

Abbiamo ripreso queste parole di una fotografa, ma anche antropologa, che con i suoi lavori è riuscita molto bene a raccontare la dimensione sacra e spirituale di tutti i popoli che ha incontrato sul suo cammino. Le sue foto ci presentano delle immagini di corpi in movimento e tesi verso l’altro. Perché, come spiega la Bulaj, “il corpo non mente. Il sacro gli passa attraverso, lo trafigge”. Così che sia di uomo o di donna, ogni volto ci racconta in un istante una storia durata centinaia di anni. E' una fotoreporter straordinaria, una donna curiosa, Monika Bulaj, i cui libri sono emblematici: Rebecca e la pioggia, Gerusalemme perduta, Figli di Noè e Genti di Dio. Le sue foto raccontano delle storie, raccontano appunti di mondi perduti in Medio Oriente e in Europa, storie di popolazioni al margine, di tradizioni millenarie: Monika, polacca di nascita, è considerata la più grande fotografa di oggi sul tema del sacro.
Difficile non riconoscere che lo sguardo femminile sul mondo possa essere completamente differente.
Donne con il grammofono - Lucoli, 1945 - Località Fontenova
Abbiamo introdotto la foto di alcune donne di Lucoli in posa con un grammofono, con i bellissimi pensieri della Bulaj: dietro gli sguardi delle nostre madri e nonne la speranza di una vita futura di mogli, madri ed anche di lavoratrici; per alcune, ad oggi, parliamo di una vita già conclusa. 
Questi i nomi delle donne ritratte che siamo riusciti ad identificare:

1) ...........................................................................................................................
2) LUCIA PUPI - Moglie di Eugenio Soldati detto Baggià (Largo Masciocchi) 
3) NINA AMBROSIA - Moglie di Domenico di Pietro mamma di Battista (Ara Iannini) 
4) RITA FALASCA - Moglie di Domenico Michetti 
5) ..........................................................................................................................
6) CRISTINA GIANFELICE - Sorella di Tullio Gianfelice papà di Giulio 
7) .......................................................................................................................... 
8) PINA PROPERZI - Moglie di Ermenegildo Falasca detto “GIRDIGLIO” 
9) DORA SOLDATI - Sorella di Cesare moglie di Eligio Gasperini (la Madonna) 
10) ANNA AMBROSIA - Moglie di Popò (Ara Iannini) 
11) ........................................................................................................................ 
12) ........................................................................................................................ 
13) EVELINA PIETROGIACOMO 
14) ........................................................................................................................ 
15) EMILIA PUPI - Sorella di Iva (Largo Masciocchi) 
16) RAFFELINA PIETROGIACOMO - Mamma di Tony ed Adelmo (Tiglio) 
17) MANOLA MASCIOCCHI - Moglie di Cesare detto “JU PICCIOTTO” (la Madonna) 
18) ARMIDA MICHETTI - Moglie di Mario (Corso Visconti) 
19) LOLA COLAFIGLI - Sorella di Tito moglie di Domenico Falasca mamma di Giulio e Giovanni 
20) ........................................................................................................................


Quello riportato è un fotogramma che segna la speranza del dopoguerra, che potremmo definire "femminista", che ferma un tempo che forse può apparire concluso, ma non del tutto, cancellato e soprattutto rimescolato in forme inedite nei percorsi delle nuove generazioni di donne del territorio.
Non ci dimentichiamo che nel corso del ‘900 le donne hanno ottenuto la parità giuridica; smontati i pregiudizi con i quali si tentava di giustificarne l’esclusione e sembra che oggi non ci siano più problemi: i principi in sé funzionano, basta ritenerli validi per tutti e per tutte e le cose poi si sistemano. La realtà è senz'altro più complessa perché il modello sociale di promozione maschile fondato sulla divisione del lavoro, la competitività e la gerarchia economica si fonda anche ai giorni nostri sulla cancellazione politica e lo sfruttamento quotidiano di tutta l’economia della riproduzione, a cominciare dal lavoro gratuito erogato prevalentemente dalle donne per la crescita di bambine e bambini, l’assistenza di anziani e la manutenzione del domicilio. 
Si tratta di una “struttura” economica profondamente radicata nella cultura vigente o viceversa di una struttura culturale profondamente radicata nel sistema economico ieri come oggi.
Ma quanta grinta traspare dalla foto del 1945 che abbiamo pubblicato: le sigarette in bocca, i sorrisi, la voglia di vivere e divertirsi ascoltando la musica, i volti delle ragazzine più piccole che volevano trovare anch'esse un posto nel momento immortalato dal fotogramma. Sono, quelle della foto, donne che hanno tenuto insieme tutto: lavoro, studio, bambini, la terra, incontri tra donne, lottando con la povertà, con un corto circuito fecondo tra un privato, in cui si trasformavano rapidamente le relazioni tra uomini e donne e tra genitori e figli, e magari un pubblico, fatto di lavoro in cui cercavamo di affermare insieme al diritto all’autodeterminazione una presenza che cambiasse le forme della vita in un senso che potremmo definire, per brevità, più democratico.
Foto vecchie di una generazione che cede il passo. 
La nostra Associazione sta lavorando ad un progetto volto a ricostruire attraverso i fotogrammi il passato del territorio, parte della sua identità. Potremmo definirlo progetto "memorie storiche" nato grazie all'interesse di alcuni nostri soci che hanno iniziato a raccogliere vecchie fotografie delle famiglie lucolane con l'intento di formare un archivio fotografico digitale. 
Una piccola parte delle prime risultanze è stata presentata al mercatino di Vado Lucoli di agosto, questo progetto, è aperto alla collaborazione di tutti per ricerche e interessi futuri, ma ha già consentito alle famiglie direttamente interessate di poter vivere un primo momento di "tuffo nella memoria". 
L'attività è purtroppo ostacolata dalla precarietà post sisma: i "ricordi" fotografici sono negli scatoloni, bauli, in case inagibili nelle quali non si può andare. 
Non vogliamo però arrenderci e lavoreremo per questa "riscoperta", attraverso la raccolta delle immagini delle proprie radici, le proprie storie, storie di guerra, miseria, emigrazione, ma anche di profondi valori morali e civili, di amicizia e solidarietà. Un percorso per immagini, una raccolta di luoghi, uno spaccato di cultura e memoria: una passeggiata virtuale in uno scenario non solo immaginato, ma che cercheremo di ricostruire in un archivio fotografico digitale che raccoglierà famiglie e momenti importanti della nostra Comunità.
Volto femminile in una foto di M. Bulaj

giovedì 15 novembre 2012

L'ATTACCAMENTO ALLA VITA DELLA PIANTA DI MANDORLO CRESCIUTA SUL CAMPANILE DELLA CHIESA DELLA BEATA CRISTINA

Il campanile della Chiesa della Beata Cristina da Lucoli: sulla sinistra la pianta di mandorlo cresciuta tra le pietre -
Foto di Gianni Soldati
Particolare con il mandorlo - Foto di Gianni Soldati
Sono più di cinquant'anni che quella pianta è lì e potremmo giustamente dire "non cresce e non crepa", è stata anche tagliata diverso tempo fa (nel 1984 durante il restauro della Chiesa), ma non ne furono estirpate le radici e, quindi, si è risviluppata.
La realtà di oggi è che continua a vegetare sul campanile di una chiesa inagibile, che, rovinosamente, sta per affrontare un altro inverno dopo il sisma del 2009.
La forza di certe piante che crescono nel grigio delle pietre, che bucano gli intonaci, che vivono con niente... non è forse commovente? 
La forza di madre natura che ci avverte: non siamo onnipotenti. Basta lasciare una casa, un edificio nelle sue mani perché venga inghiottito, ricoperto, invaso da erbe, edere, piante, rami, fronde, frasche, virgulti, germogli, rampicanti, arbusti, cespugli.
Ci viene in mente una massima di Heiddeger: "Ciò che minaccia l'uomo nella sua essenza è l'ingannevole convinzione che, attraverso la produzione, la trasformazione, l'accumulazione e il governo delle energie naturali, l'uomo possa rendere agevole a tutti e in genere felice la situazione umana". 
Che strano destino accomuna, oggi, quella pianta di mandorlo alla Chiesa della Beata Cristina: ambedue sono in una condizione di precarietà, lottano per la loro esistenza, la prima è condannata alla consunzione, la seconda è condannata ad aspettare le risorse economiche per il suo restauro.......cercando nel frattempo di non crollare viste le sue profonde lesioni.
Sarebbe bello trovare soluzioni a lieto fine: in fondo il mandorlo che lotta per la vita se la potrebbe essere meritata un'aspettativa di sopravvivenza in un terreno "normale" e, la Chiesa come da piano di ricostruzione comunale (per l'intero aggregato €936.000,00) e stanziamenti del Mibac (€650.000,00 erogabili nel 2018) potrebbe essere sanata, visto che, sulla carta, i soldi ci sarebbero.
E' impossibile non collegare il mandorlo del campanile a Silone (autore del libro: "Ai piedi di un mandorlo"), al suo pensiero, agli innumerevoli fili rossi che collegano molti dei suoi scritti con i tratti salienti degli abruzzesi "il fattore costante" dell'esistenza degli abruzzesi "è appunto il più primitivo e stabile degli elementi, la natura". La natura è quindi la struttura, e da essa deriva ogni sovrastruttura, compresa anche la configurazione spirituale, poiché "nel quadro severo delle montagne e delle difficili condizioni di vita da esse determinate, il profilo spirituale dell'Abruzzo è stato modellato dal cristianesimo". Il radicarsi di una religiosità tenace in cui l'intransigenza cristiana (di cui Pietro da Morrone è "una figura limite, un archetipo") si intreccia con una peculiare sopravvivenza di "miti e usanze pagane" che sono "raffigurazioni simboliche degli istinti e delle forze naturali", si spiega appunto con la condizione di "permanente difesa da un ambiente fisico ostile". 
Il mandorlo cresciuto sul campanile è "antropologicamente autoctono" è un archetipo (anche se botanico) rappresenta anche il contesto umano del territorio, che resiste ad un ambiente fisico ostile ed oggi cerca di ricostruire le sue case e le sue chiese dopo un terremoto.
C'è di più: secondo una tradizione ebraica, è ai piedi di un mandorlo che si troverebbe la via che permette di accedere alla misteriosa città sotterranea di Luz, dimora dell'immortalità. Giacobbe ebbe la visione proprio presso una città di nome Luz (cf Gen 28,19). Ciò suggerisce che bisogna rompere il guscio, affinchè la mandorla, prima invisibile, si riveli; lo stesso vale per il segreto che è in noi, ossia la vita nuova che è l'immortalità. In Geremia si sarebbe potuta ricorrere ad un'altra metafora, un altro albero, un altro fiore, ma si usa proprio il mandorlo e non è un caso. Infatti, questi versetti, nella versione ebraica, mostrano un gioco fonetico: il termine saqed, «mandorlo», è un nome derivato dal verbo saqad, «vigilare, vegliare, essere attenti», forse anche in forza della forma stessa di questo frutto. È più che naturale che paragoniamo la mandorla ad un occhio ed è l'occhio il nostro organo che «osserva, vigila».
Il mandorlo del campanile, perdendoci nella libertà dei pensieri, e nelle giravolte tematiche, potrebbe essere lì per "vigilare" sulla Chiesa, sulla gente, su tutto...è per questo che non è mai morto?
Se il mandorlo avesse fatto mai un frutto potremmo proporre un altro accostamento ed un possibile, ulteriore, significato recondito: nel cristianesimo la mandorla è Cristo, la cui natura divina rimane dissimulata dalla natura umana, e ancor prima, nel corpo della Vergine. E' per questo motivo che, spesso, nell'iconografia medievale Cristo in maestà, e talvolta anche la Vergine, sono rappresentati nel seno della mandorla mistica.
Con lo sguardo all'insù, concentrandoci sui rami di un'umile pianta (che probabilmente tante persone non hanno mai notato) che dal punto di vista simbolico, rappresenta l’essenziale celato sotto l'apparenza, sotto l'accessorio; quindi, il cuore dell'essere, il divino nell'uomo, abbiamo lanciato degli spunti di pensiero, chiedendo aiuto ad un filosofo ad uno scrittore e perfino ad un Profeta. 
Ci sembra che la sintesi dei nostri pensieri in libertà converga sull'attaccamento all'esistenza e sulla tenacia necessaria per perseguirlo: sia esso delle cose, delle piante, degli uomini e dei loro beni culturali che rappresentano ciò che i padri hanno costruito e lasciato.

Vincent Van Gogh - Rami di Mandorlo in fiore

giovedì 8 novembre 2012

Lucoli, Resilience, and the Kindness of Strangers

Giardino della Memoria - Memorial Garden in Lucoli
Last September I received an email from "NoiXLucoli" telling me about the area around Lucoli (AQ).
I admit I hadn’t heard of Lucoli before they wrote to me. Since then I discovered that it’s just inside the Lazio – Abruzzo border, about an hour and a half from Rome and half an hour from the city of L’Aquila.
As usual I did a quick search and found out a few details. Its population is about 1000 people, its patron saint is San Giovanni Battista celebrated on 24 June, it has 16 districts (if I counted correctly) and it sits at about 1000m above sea level. For those of you who like skiing It touches on Campo Felice which is often the destination of many Romans for their white week snow holiday.
A few years ago I added a page to this blog in which I link to news articles about and related to Abruzzo. On average I add an article once a month – Abruzzo doesn’t feature as often as Tuscany in the mainstream media. If you look at the page Abruzzo In The News, you can see I’ve divided the links into three sections:
  • Travel/Tourism
  • Lifestyle/Culture
  • Earthquake in L’Aquila
I find it very interesting that over a year has passed between my two most recent additions to Travel/Tourism yet in the last month I added 5 articles to the section Earthquake in L’Aquila.
In case you’ve missed it the province of L’Aquila has been in the news a lot lately as a result of the convictions of scientists for giving false assurances before the 2009 Earthquake.
When they wrote to me also referred to the earthquake. After the Earthquake the people of Lucoli created a memorial garden dedicated to those who died. I found it heart warming when they said that many non-Italians helped by sponsoring trees in the garden. People from the United States, Canada, Ireland and Israel contributed.
At the foot of each tree are the names of the supporters of the project


Planted trees belong to species in danger of extinction

The community of Galway has organized a concert to help Lucoli
If your Italian is up to it you can read about it in La Pazienza Degli Alberi Ed Il Sospirato Impianto D’irrigazione and also here.
On the blog NoiXLucoli Onlus you can get an insight into life in the region and the things that are most important to the people of Lucoli.
In the post Travel Notes About Lucoli By Gillian & Dan Nevers, I was particularly taken by the observation:
We did not return to Lucoli until 2010, a year after the earthquake.  The land was still beautiful, although now achingly so, as it was marked by destruction.  Whole towns lay in rubble, and so many buildings were boarded up and closed to inhabitants.
Lucoli is a small community that has a rich tradition and heritage. But being a small community its survival is precarious. The 2009 earthquake was a big blow to the region and it made the lives of many local people so much harder. Even though an earthquake may not have immediate and devastating effects on a community it can still be the cause of prolonged tragedy.
I don’t think more accurate predictions by scientists would ultimately make a difference to the long term effects of natural disasters. Buildings would still collapse, infrastructures would still fail but in the immediacy of the tragedy more lives could be saved.
I’ve had difficulty reaching a conclusion as to whether I think the verdict in the trial of the scientists was justifiable or not. I commented on Alex Roe’s (Italy Chronicles) piece Sentencing Earthquake Scientists: An Unjust and Unjustified Court Decision in Italy and at the time of commenting I felt the verdict was madness.
However I admit that there are layers within layers and although I do not think the sentence is appropriate I think the scientists are accountable if they knowingly gave misleading information.
Did they? I’m still not certain.
But as I said there are layers with in layers and sometimes it isn’t easy or appropriate to apportion blame.
Are those who report the message responsible it they choose not to investigate the complex detail in favour of a sound bite?
Are those who hear a message and rely upon it responsible for not delving into detail?
Is the state responsible for supporting communities in potentially inhospitable locations?
Is God solely responsible since…?
Are those who choose to live in an earthquake zone responsible for their decision to live with the heightened prospect of danger?
This story is complex and I don’t feel I have the right or knowledge to make a just judgement.
There is a riddle I love. It starts with the question how do you eat an elephant? One bite at a time!
Does the Italian judicial system, government and people have the stomach to tackle this elephant and go after all potentially responsible groups?
I’ve more questions than answers I guess.
What I can say with certainty is that it is that when tragedy strikes it is amazing how help and support can often come from surprising sources – I’m thinking of contributions, not only money but also time and effort, that can help restore and rebuild.
Considering this I think the memorial garden at Lucoli in the province of L’Aquila is something well worth visiting.



Noel McCarthy
This article was originally posted on http://aboutabruzzo.com/ here http://aboutabruzzo.com/index.php/2012/11/06/general/lucoli-resilience-and-the-kindness-of-strangers/ and is reproduced with the permission of the author.