venerdì 27 gennaio 2012

UN "TESORO" CHIAMATO CAMPO FELICE

Questa volta abbiamo voluto parlare, con il nostro stile, un po' da ricercatori  un po' da cronisti, di Campo Felice un vero "TESORO" del territorio di Lucoli.
Tratteremo l'argomento con dei flash tematici rendendolo fruibile su questo strumento sintetico che è il Blog. La prima cosa a cui Campo Felice ci fa pensare è quella della meditazione, le montagne che circondano l'Altipiano hanno molto da insegnare, quale archetipi significativi in tutte le culture. Le montagne sono luoghi sacri e l'umanità vi ha sempre cercato guida spirituale e rinnovamento. La montagna è il simbolo dell”asse originario della Terra (Monte Meru), la sede degli dèi (Monte Olimpo), il luogo in cui il capo spirituale incontra Dio e ne riceve i Comandamenti (Monte Sinai). Le montagne comunicano un senso di sacralità e personificano timore e armonia, asprezza e maestà. Elevate sopra il resto del mondo, la loro stessa presenza attira e incombe. La loro natura è primigenia. Dura come la roccia, solida come la roccia. Le montagne sono luoghi di visioni, dove è possibile commisurare la scala panoramica del mondo naturale e la sua commistione con le fragili ma tenaci radici della vita. Nella storia e preistoria dell'umanità hanno svolto funzioni chiave. Fra i popoli tradizionali erano e sono ancora madre, padre, guardiano, protettore, alleato. Il gruppo di montagne che circondano l'Altopiano è stato un nostro riferimento "morale" dopo il sisma del 2009, davanti allo sconcerto mediatico di fatti e misfatti, di sentimenti ed azioni originati dall'umano agitarsi, le montagne erano le uniche a restare ferme. Il sole in quasi tre anni dal sisma ha compiuto il suo percorso nel cielo, i monti semplicemente sono restati fermi, anche se la luce, le ombre ed i colori sono mutati virtualmente ogni momento nella loro adamantina immobilità. Mentre la luce cambia, la notte segue il giorno e viceversa, le montagne restano immote, limitandosi ad essere loro stesse. Cosi rimangono mentre ciascuna stagione sfocia nella successiva e il tempo meteorologico varia da un momento all'altro, da un giorno all'altro. Un'immobilità che contiene tutti i cambiamenti.  Sono rimaste ferme di fronte alle problematiche della ricostruzione, ai piani di recupero, ai soldi che ci sono o non ci sono, alle regole per ricostruire che fermano o facilitano.
Campo Felice è un luogo di pace che risintonizza con la natura e con il Creato.
Ma vogliamo anche fornire qualche piccola informazione da manuale geografico.

Inquadramento Geologico Strutturale
L'altopiano di Campo Felice è collocato nell’Appennino laziale–abruzzese, che costituisce la porzione centrale della catena appenninica e si inquadra nell’ampio processo geodinamico che caratterizza il bacino del Mediterraneo. L'altopiano appenninico è caratterizzato da una intensa attività sismica sia storica che strumentale, con terremoti anche di forte intensità, e da una estensione prevalente orientata nord est – sud ovest ortogonale alla direzione dei principali sistemi di faglie sismogenetici.
Cerchiamo di approfondire (semplificando il più possibile i termini tecnici) il suo assetto geologico, strutturale e le caratteristiche sismologiche di quest'area, ponendo anche una particolare attenzione alle studio dei principali sistemi di faglie sismogenetiche.
La Piana di Campo Felice è situata in gran parte nel territorio di Lucoli e separa il gruppo del Monte Velino, a sud ovest, da quello del Monte Ocre a nord est.
La Piana, allungata in direzione nord ovest - sud est per 8 km circa, è posta a quote comprese tra 1524 e 1600 m s.l.m., ed è bordata a nord est dal M. Orsello, a nord est dal M. Cefalone ad est da M. Rotondo, a sud ovest dal rilievo del M. Puzzillo ed ad ovest dal Momte Cornacchia.
L’area posta a sud ovest dell’Aquila e compresa tra Tornimparte, il M. Ocre ed il M. Velino appartiene al margine nord-orientale della piattaforma carbonatica laziale-abruzzese, nella zona di transizione verso il bacino umbro-marchigiano.
Tutta l’area è interessata dalla tettonica distensiva giurassica, cui fanno seguito durante il Cretacico e il Paleocene nuovi movimenti verticali, ai quali sono associati gli inarcamenti a largo raggio dei blocchi di piattaforma, con emersione e deposizione di bauxiti nelle parti più interne e rilevate. 

Sistema di Faglie ed il sisma del 2009
L’orientazione delle principali faglie normali segue la direttrice appenninica, tali faglie sono responsabili dell’andamento attuale del paesaggio tipicamente costituito da horst e graben e della formazione dell’altopiano di Campo Felice, depressione di origine tettonico - carsica. Il sistema di faglie di Campo Felice–Colle Cerasitto borda l’omonima piana ed è in rapporto en-echelon destro con la faglia di Ovindoli–Pezza che ne costituisce il suo prolungamento a sud. Essa pone in contatto il bedrock carbonatico con i depositi del Pleistocene Superiore. L’attività recente è testimoniata dalla presenza di un’evidente scarpata di faglia e da una valle sospesa al footwall della faglia. Considerazioni geologiche e geomorfologiche hanno permesso la correlazione fra la valle sospesa al footwall della faglia e i depositi continentali intercettati da perforazioni effettuate all’interno della piana. Galadini [2006] individua nell’Appennino abruzzese sette tipologie di DGPV*, diverse sia per tipo che innesco, che interessano l’area. La tipologia individuata nella zona di Campo Felice-M. Cefalone e nella zona di M. Rotella, vede la presenza di due porzioni di faglia parallele presenti nel versante come responsabili dell’evoluzione del movimento gravitativo. La prima è localizzata nella porzione alta del versante, l’altra nella zona pedemontana. La faglia localizzata nella parte pedemontana è responsabile della subsidenza del bacino e causa l’incremento dello stress topografico del versante, mentre quella nella zona alta ha un ruolo passivo, coincidendo con piani di scivolamento del versante, e ne guida il movimento. La differenza fra i due tipi consiste nel fatto che, nel caso di Campo Felice, il versante taglia la faglia a valle mentre nel caso di M. Rotella la faglia è ancora collegata alle porzioni sub superficiali di faglia e disloca in tempi recenti lo scorrimento (fig. seguente).
Evidenza di una delle  Faglie di Campo Felice - foto Fabrizio Soldati

Ubicazione dei DGPV* in area abruzzese (da Galadini, 2006 modificato). MVeF
Faglia di Mt. Vettore; PF Faglia di Preci; NFS Faglia di Norcia; OF Faglia di Ocricchio;
LAGMF Faglie della Laga; CAPF Faglia di Capitignano; MMF Faglia di Mt. Marine; MPF
Faglia di Mt. Pettino; AF2 Faglia di Assergi;CIF Faglia di Campo Imperatore; MSVF Faglia
di Mt. S. Vito; MCAF Faglia di Mt. Cappucciata;MAVF Faglie della media valle
dell’Aterno; LF Faglia di Lucoli; CFF Faglia di Campo Felice; TVF Faglia della Valle del
Tevere; MF Faglia Marsicana; SBGF Faglia S. Benedetto – Gioia dei Marsi; LVF Faglia
della valle del Liri; LMF Faglia di Luco dei Marsi; VF Faglia di Vallelonga; PF Faglia di
Pescasseroli; OPF Faglia di Opi; AF Faglia di Alvagnano; OAT Thrust Olevano – Antrodoco.

In questo contesto l’attività paleosismica e sismica è associabile non tanto alle singole faglie quanto a fasce di deformazione interconnesse in una crosta molto fratturata e scollata a diversi livelli strutturali, dove le più elevate componenti di sollevamento differenziale sono localizzate lungo una fascia interposta tra i settori più interni già ampiamente assottigliati e distesi della zona peritirrenica e quelli più esterni, inspessiti ed ancora soggetti a compressione della zona periadriatica, poco o nulla raggiunti dalla distensione. I terremoti di più elevata magnitudo. Lo sciame sismico culminato con la principale scossa di terremoto del 6 Aprile 2009 nell’Abruzzo aquilano (Ml5.8; Mw6.2) è per molti versi tipico ed esemplificativo dello stile sismico in questa regione centro-Appenninica (EMERGEO Working Group, 2009). Purtroppo i dati sismici indicano che le faglie attive della Regione hanno generato nel recente passato e sono in grado di generare in futuro terremoti molto più energetici (fino a M7). L’attuale stato di conoscenze sull’evoluzione tettonica dell’Appennino in relazione ai processi geodinamici a grande scala suggerisce che la fascia di più intensa sismicità presente ed attuale si collochi in corrispondenza dei settori topograficamente più elevati della catena Appenninica, con rottura di faglie normali a penetrazione crostale di 10-15 km. Relativamente al sisma del 2009, la Faglia di Paganica è considerata da molti la principale indiziata come responsabile diretta del terremoto, sia perché lungo di essa è stata osservata fratturazione e dislocazione centimetrica associata alla scossa del 6 aprile, sia perché essa cade sul prolungamento in superficie della struttura evidenziata dai dati sismometrici e SAR, questa faglia era considerata sorgente nascosta, cioè un elemento di superficie più prossimo al prolungamento verso la superficie del piano di rottura profondo,  che negli anni passati aveva ricevuto meno attenzione da parte della comunità dei geologi del terremoto. 
Tute le informazioni geologiche sopra riportate andrebbero in futuro coniugate con nuove strategie di osservazione e di difesa dai terremoti. Ambiti disciplinari ed elaborazioni, vincoli, oggi patrimonio di settori distinti e talora non contigui, dovrebbero poter dialogare meglio, nel nome di una Geologia più moderna e maggiormente utile.











* DGPV =Deformazioni Gravitative Profonde di Versante sono state messe in evidenza già dalla prima metà del secolo scorso e individuate come movimenti di massa di grandi dimensioni che interessano principalmente lunghi pendii modellati in rocce lapidee disposte in giacitura sub-orizzontale o poco inclinata, poggianti su un sottostante livello duttile.
In parte tratto da: http://www.geoitalia.org/upload/home_page/geoitalia/n28.pdf.

Morfologia
La morfologia di quest'area risulta caratterizzata dall’alternanza di aree pianeggianti e sub-pianeggianti formate dai sedimenti lacustri e dai conoidi, zone terrazzate dovute alla presenza di terrazzi lacustri ed infine da basse colline formate dai corpi morenici. Il drenaggio della piana è di tipo endoreico, come evidenziato da Giraudi (1998) l’idrografia della piana è caratterizzata dalle presenza di tre piccoli bacini, separati tra loro da spartiacque, visibili chiaramente solo in occasione di eventi metereologici eccezionali e dalla presenza di inghiottitoi carsici che permettono, insieme alla porosità dei sedimenti che compongono la piana, il deflusso dell’acqua meteorica e di quella dovuta allo scioglimento delle nevi invernali.
Non tutti gli inghiottitoi risultano visibili, in quanto coperti dai sedimenti dei conoidi o dagli inerti scaricati durante la costruzione del parcheggio al di sotto delle sciovie di M. Rotondo. Dai lavori di Giraudi (1998, 2001) gli inghiottitoi principali risultano localizzati al margine meridionale della piana al contatto tra la base del versante carbonatico ed i depositi lacustri, nella zona del Laghetto di Campo Felice, ed in località l’Inghiottitoio.
Lago niveo foto Fabrizio Soldati
L’evoluzione geomorfologica della Piana di Campo Felice risulta influenzata da diversi agenti morfogenetici quali l’azione delle acque meteoriche, del vento, dei ghiacciai, della neve, della gravità e, recentemente, anche dell’uomo. Non tutte le forme cartografate risultano ancora attive in quanto le condizioni climatiche sono notevolmente cambiate dal Pleistocene ad oggi.

Bibliografia geografica:
Bigi S., Capotorti F., Centamore E. e Fumanti F. (1995) – Caratteri geologico – strutturali dell’area compresa tra Tornimparte ed i Monti d’Ocre (Appennino centrale, Italia). Studi Geol. Camerti, Vol. Spec. 1995/2, pp. 87-94. Bosi C. e Manfredini M. (1967) – Osservazioni geologiche sulla zona di Campo Felice. Mem. Soc. Geol. It., 6, pp. 245-267. Cassoli A., Corda L., Lodoli C., Malatesta A., Molarono M. V. e Ruggeri A. (1986) – Il glacialismo quaternario del gruppo Velino-Ocre-Sirente. Mem. Soc. Geol. It., 35, pp. 855-867, 5 ff. Castiglioni G.B. (2004) – Geomorfologia. Seconda edizione. Utet Chiocchini M., Mancinelli A. e Romano A. (1989) – The gaps in the Middle – Upper Cretaceous carbonate serirs of the Southern Appennines, Abruzzi and Campania Regions, Italy. Geobios, mem. spec. 11, pp. 133.149. Chiocchini M., Farinacei A., Mancinelli A., Molinari V. e Potetti M. (1994) – Biostratigrafia a foraminiferi, dasicladali e calpionelle delle successioni carbonatiche mesozoiche dell’Appennino centrale (Italia). Studi Geol. Camerti, Vol. Spec., 1994, “Biostratigrafia dell’Italia centrale” pp. 9-128. Colacicchi R. e Bigozzi A. (1994) – Stratigrafia ad eventi e rapporti tra piattaforme e bacini. Geologia delle aree di avampaese. Riassunti del 77° Congresso Nazionale S.G.I. Cruden D.M. & Varnes D.J. (1996) - Landslides Types and Processes. Landslides: Investigation and Mitigation. In Turner A.K. & Schuster R.L. (Eds.) Transportation Research Board Special Report 247. National Academy Press, WA, 36-75. Galandini F. e Giraudi C. (1989) – La zona di Ovindoli – Piano di Pezza. In “Elementi di tettonica Pliocenico – Quaternaria ed indizi di sismicità olocenica nell’appennino laziale - abruzzese” , Guida all’escursione, Roma 31/5 – 2/6/1989. Giraudi C. (1998) – The late Quaternari geologic evolution of Campo Felice (Abruzzo, central Italy). Giornale di Geologia, serie 3, vol. 60, pp. 67-82. Giraudi C. (2001) – Nuovi dati sull’evoluzione tardo-pleistocenica ed olocenica di Campo Felice (l’Aquila - Abruzzo). Il Quaternario, Italian Journal of Quaternari Sciences, 14(1), pp. 47-54.

La Flora
Sambucus Ebulus L. - Foto realizzata con tecnica macro da Roberto Soldati
Campo Felice  è  un paradiso botanico con tante essenze di grande interesse, molti endemismi e specie molto rare. In primavera è una distesa sterminata di ranuncoli, genziane, viole, crochi, galium, leguminose e  una marea di altre specie che creano effetti cromatici splendidi in successione nel tempo. Alcune specie presenti sul territorio sono di grande interesse botanico. Alcune di queste sono assai vulnerabili e a rischio di estinzione.
Un esemplare di orchidea Dactylorhiza Sambucina (L.) Soò - foto realizzata con tecnica macro da Roberto Soldati
Molte sono le orchidee, bellissime, che fioriscono in certe zone dell'altopiano.Quando si pensa ad una orchidea si pensa sempre a qualche cosa di esotico, invece queste sono alla portata di "occhio". Delle circa 20.000 specie esistenti quasi tutte sono nei tropici. In Italia ce ne sono circa 120, circa 70 in Abruzzo e 39 quelle determinate a Lucoli. Molte delle orchidee terricole per germinare hanno bisogno di essere micotizzate da funghi o sono simbionti a radici. La riproduzione in vaso di questi fiori, risulta purtroppo infruttuosa e nel massimo rispetto della natura è auspicabile non recidere queste meravigliose piante. Alcune di queste specie, in primavera, riempiono a migliaia interi prati e vallate creando palcoscenici spettacolari policromatici dal giallo al porpora, rosso o rosa con molte sfumature.
In  parte tratto da: http://www.lucoli.it/floradilucoli/Giardino_Botanico.html

Il "Tesoro Campo Felice" ora si chiama anche: 
AREA OMOGENEA DELLA NEVE 
Tanti anni fa, la Piana e le sue montagne non avevano conosciuto la mano dell’uomo, non erano stati costruiti gli impianti di Campo Felice. Il monte Orsello non era sfregiato con il collegamento della Piana all'Autostrada A 24. E soprattutto non si parlava del collegamento tra Campo Felice e l’Altipiano delle Rocche attraverso la costruzione della galleria. Ora la galleria è divenuta quasi realtà. Dopo polemiche, diatribe, interventi delle associazioni ecologiste, la galleria è quasi completata. Milletrecento metri di lunghezza con accessi stradali per duemilacinquecento metri, a breve unirà, due grandi pianure: l’Altipiano delle Rocche e Campo Felice. Costo stimato: venticinque milioni di euro. Nel mese di novembre 2009, ebbe luogo la cerimonia di inizio lavori con la presenza del Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane e dei Sindaci dell'area. «Un’opera strategica, che la Provincia dell’Aquila ha sempre supportato», venne definita allora, ancora, «la valorizzazione della stazione sciistica di questa zona, credo, che sia una delle priorità per il nostro territorio». E pensare che è stata costruita proprio sotto la faglia, ma in molti hanno detto che non sarebbe stato un problema anche con eventuali terremoti. Addio silenzio, addio aria pulita, addio distese infinite senza, macchine: addio natura integra. Dopo la Galleria si è anche pensato al potenziamento degli impianti. Ma che attività sportiva sarà quella di effettuare con gli sci qualche centinaio di metri di discesa, dopo aver atteso un tempo infinito, in fila, per prendere un impianto di risalita? Attività sportiva da programmare per un innevamento sciabile che dura all’incirca da gennaio a febbraio: due soli mesi!
Ed ancora, proprio per lo scarso "sfruttamento" dell'altipiano nell'ottica sciistica si è cominciato a pensare anche ad un turismo estivo. E' così che è stato commissionato all'università della Sapienza di Roma il Piano di sviluppo territoriale titolato "Ricostruzione di teritori" per l'Area Omogena della Neve.

Frontespizio della pubblicazione "RICOSTRUZIONE di TERRITORI” scritto dall’Università la Sapienza di Roma, facoltà di Architettura ed i cui testi sono stati prodotti da Lucina Caravaggi e da Cristina Imbroglini.
(Edizioni Alinea Editrice–Firenze).
Tale pubblicazione, si propone di ri-disegnare lo sviluppo futuro dell’area definita “omogenea”, e riguardante i Comuni che gravitano sull'altipiano di Campo Felice, si tratta di una sorta di Piano del territorio volto al rilancio degli interessi turistici dell'area, redatto all'indomani del sisma del 2009. Tra le molte cose trattate una più delle altre ci lascia perplessi: quella enunciata nel capitolo 3°, centrato sui “Conflitti tra conservazione e trasformazione”, un incipit iniziale, stigmatizza la volontà delle Amministrazioni locali di voler superare l’annoso conflitto tra conservazione e trasformazione, tra legittime esigenze di tutela ecologica e altrettanto legittime istanze di miglioramento sociale ed economico di cui sono portavoce i Comuni. Tutto esatto se la metrica di risoluzione del conflitto sarà paritaria.
Il Piano territoriale è stato naturalmente concepito sul cardine del turismo. Cioè di un turismo mordi e fuggi che lascia poco e niente, anzi sporca, inquina, disprezza, visto che non ha il tempo di amare il luogo ove viene svolto. Mancano i soldi per ricostruire i borghi distrutti dal terremoto e per promuovere progetti e attività di servizio sostenibili, che potrebbero far soggiornare più a lungo i turisti. Attività sostenibili che andrebbero soprattutto diffuse ed incoraggiate presso gli operatori economici locali attraverso iniziative formative e di reale "accompagnamento" economico. Invece, si liberalizzano altre progettualità, spesso creative, di mero interesse privato,  perchè non vincolate da Piani di Area, studiati strategicamente a tavolino da esperti nella disciplina e dagli Amministratori locali, che immaginino in modo lungimirante il futuro dei loro territori.
Il "Tesoro" Campo Felice a nostro parere non deve essere oggetto di cupidigia degli operatori economici, e quindi non deve essere "trasformato", appartiene alla Comunità: a tutti ricordiamo i canoni fissati dalla “Convenzione Europea del Paesaggio”, per la quale “ il territorio va rispettato per come è percepito dalle popolazioni ed il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”, esso è la“componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale, nonché fondamento della loro identità”.
La nostra Associazione del territorio, ben piccola realtà, animata però da persone concrete, libere, non certo velleitarie, ma eticamente ancorate ai principi dei valori ambientali è convinta che si possa sviluppare una cultura tale che consenta di preservare il "Tesoro" Campo Felice dall’interesse speculativo degli imprenditori di turno, volti a massimizzare i guadagni ed a ridurre le azioni "mitigative" degli impatti ambientali ed anche dalla superata cultura di amministratori e politici, convinti che non si possa sviluppare se non si "costruisce" e si cementifica. Ed è per questo che non solo comunichiamo ma ci attiviamo anche su azioni concrete.
L'altopiano ed i rifiuti foto Fabrizio Soldati

L'Altopiano ed i rifiuti foto Fabrizio Soldati
Proseguendo in merito alla trattazione delle responsabilità umane a dispregio del valore ambientale dell'Altopiano, ricordiamo un fatto di cronaca, quello relativo alla discarica abusiva scoperta a ridosso della seggiovia denominata Campo Felice, sotto il pilone nr 3., nella stessa circostanza veniva individuato un altro deposito di materiale inquinante, che si è definito pericoloso per la falda acquifera. Il Sostituto Procuratore Simonetta Ciccarelli, la Polizia Forestale, i Carabinieri, i Vigili del Nucleo biologico chimico radiologico, sono intervenuti per individuare la pericolosità dei materiali sepolti e l’eventuale presenza di altri depositi. I giornali tacciono, al momento, sui risultati dell'inchiesta. E' chiaro che la discarica è il frutto della costruzione degli impianti e della scarsa coscienza ambientale ed umana di chi li realizzò.

La parola chiave è: COSCIENZA AMBIENTALE
Vogliamo lanciare degli spunti di pensiero in questo piccolo summa "edizione blog", relativo a Campo Felice.
L'ecologismo del Ventesimo secolo ha avuto il grosso difetto di parlare alla gente per simboli e per paure. Da un lato i simboli non consentivano di ottenere risultati concreti perché spesso, mentre si salvava un albero plurisecolare (di cui, alla stragrande maggioranza della popolazione, importava comunque poco), magari alle proprie spalle veniva distrutta una foresta amazzonica o nostrana (miopia ecologista?); dall'altro le paure avevano un'azione prettamente negativa, di veto, senza che fossero proposte valide alternative, con il risultato che una cospicua parte dell'opinione pubblica, per ragioni varie, non le prendeva assolutamente in considerazione.
Una coscienza ambientale moderna non può che passare attraverso il concetto di antropentropia, una grandezza che può misurare oggettivamente il livello di invasione della natura da parte dell'uomo. Parliamo forse da marziani?  Scopo di una moderna coscienza ambientale sarebbe quindi il controllo dell'antropentropia. Ovviamente non è pensabile che si possa affidare un controllo così importante solo al singolo individuo (che comunque deve fare la sua parte); come per la Legge e la solidarietà, debbono essere coinvolte le Istituzioni: le Amministrazioni locali, direttamente responsabilizzate sulla predisposizione di Piani di Area, il Governo Nazionale ed ogni autorità preposta, ognuno per la sua sfera di competenza dovrà farsi carico di mediare sugli egoismi individuali, cercando quell'equilibrio fra uomo e natura che offra i migliori risultati possibili.
Occorre entrare in una nuova dimensione personale e sociale dove vengano messe in discussione molte scelte che in passato erano ritenute corrette. Occorrerebbe pensare anche ad una "ecologia umana" espressione usata da Giovanni Paolo II, che ne parlò nella Centesimus annus. Non esiste solo l’ecosistema, anche l’uomo ha una sua natura ed anche i rapporti sociali, prima di tutto quelli familiari, hanno una loro natura che va rispettata. La tesi del Pontefice era, che, quando si procurano danni di natura ambientale il motivo ultimo è che si è alterato qualcosa nell’ecologia umana, nel corretto funzionamento dei rapporti sociali. Ogni ferita all’ecologia umana comporta anche un danno per l’ambiente.
Occorre puntare sui giovani del territorio che ne costituiscono il suo futuro e sviluppare in loro l'interesse verso le tematiche ecologiche: è il solo modo che abbiamo per creare una coscienza civile ed ambientale che aiuterà a salvare Lucoli, già attraverso la sensibilità e l'azione di chi lo vive. Gli strumenti per coinvolgerli sono tanti, le iniziative possibili anche. Perciò è importante informarsi, parlarne, come facciamo noi da queste pagine, e capire cosa succede, qual è la realtà, quali sono i cambiamenti, così da poter essere pronti e aperti ad una riforma etico-ambientalista della società in chiave propositiva e sensibile.
Si può anche cominciare da atti formali. Un adeguato PIANO di AREA per singolo territorio e per l'intera "Area Omogenea" volto a preservare e valorizzare, in ottica sostenibile, le risorse ambientali dell'Altipiano. Una MAPPA DEI VALORI condivisi e non solo degli interessi sfruttabili. Non si costruisce sviluppo senza regole e senza una cultura del territorio: il "Far West" di antica memoria americana ci insegna che molte risorse primarie sono state depredate ed estinte.
Tante le soluzioni per i piccoli passi che sviluppano sensibilità e fidelizzano il turista: ad esempio lo studio di una cartellonistica che illustri ai visitatori di Campo Felice l'ambiente in cui si trovano e/o che solleciti comportamenti appropriati e non devastanti. Un altro esempio: l'apposizione di un numero maggiore di cestini per i rifiuti, da mantenere poi, puliti. L'istituzionalizzazione di attività di pulizia e bonifica periodiche dell'area, anche a carattere volontario (in questo caso da intendersi non come  un surrogato di un servizio comunale doveroso); a riguardo non ringrazieremo mai abbastanza colui che lo scorso anno, di sua iniziativa, ripulì gran parte della Piana da residui ferrosi, con il solo supporto di un mezzo comunale per il trasporto degli stessi. 
Ci domandiamo come mai i Comuni dell'Area Omogenea non si attivino per ripulire "omogeneamente" l'Altopiano ciascuno per sua competenza amministrativa.
Potremmo parlare di tanto altro ancora, ma sfiniremmo il nostro lettore, se non lo abbiamo già fatto. Grazie dell'attenzione. Se fossimo riusciti a farvi immaginare e concretamente percepire, nella realtà di quanto trattato, il grande "TESORO" che costituisce l'Altopiano di Campo Felice ed a farvi sentire un poco come suoi difensori ideali, avremmo svolto un buon servizio alla Comunità.

giovedì 26 gennaio 2012

WHY THIS COMMITMENT TO THE RESTORATION OF ORGAN OF THE ABBEY OF ST JOHN THE BAPTIST?


The date of the construction of the organ, 1569 is sufficient to establish the principle that guides our commitment.


If one were to think of the oldest organ in the world, that of the Church of Notre-Dame of Valere in Sion (Switzerland) which was, according to research conducted by Dr. Friedrich Jacob, built between 1400 and 1436, the historical value of this precious art object is immediately evident.
Very few old organs are preserved in Italy. We have the tools made for the Basilica of San Petronio in Bologna (1471-75 Lorenzo da Prato, and Malamini of 1596), a series of Antegnati, all preserved in northern Italy and manufactured in the second half of the sixteenth century, but not one complete organ from the sixteenth century, whose parts are preserved, and which integrate the phonic structure with the mechanics. Among all of these, the organ of Lucoli turns out to be one of the oldest, certainly the oldest in Abruzzo. To these are added other organs built in the seventeenth century (that of the Basilica of Collemaggio in l’Aquila), but in most cases, the tools were significantly compromised and modified by subsequent interventions put in place especially during the eighteenth century.
The instrument of Lucoli, although in poor condition and missing metal and wooden pipes, has not been defaced or altered in a way which has distorted the original structure and its original appearance.
It is very rare to find to find an instrument in this condition. A situation that makes it even more interesting to restore.

the top of the magnificent wooden case with the crest of the University of Lucoli
To the historic and artistic value of the organ you must add a value which is purely scientific. The restoration will gain invaluable information regarding the building of organs in Abruzzo in the fifteen century.
It should also not be forgotten that the original function and purpose of the organ instrument created and placed in the church was to enrich the liturgical ceremonies with its sound to give praise to God. This will be the first of the functions that will be retrieved once the instrument is restored. Proper decorum and proper solemnity will return to the liturgical ceremonies that regularly take place in the Abbey. Of course, the restoration of the instrument will also promote and encourage concert activity. It has, in fact, two purposes. To revitalize the area with the arrival of the public from the neighboring towns and to provide organists, especially young people, with an instrument where they can study and perfect the literature of sixteenth-century Italian organ musics.
The current condition of mechanisms: the wind-chest
Foreign friends who have known and loved the beauty of the Lucoli land, help us in this work of research funds to restore the organ of the St. John the Baptist Abbey, this could be a great opportunity to aggregate youth and for cultural development.

NoiXLucoli Onlus
Legal Representative
Emanuela Mariani

sabato 21 gennaio 2012

VENANZIO LUPACCHINI CITTADINO ILLUSTRE DI LUCOLI. MA....... IN COSA SI E' DISTINTO?


Venanzio Lupacchini è un cittadino illustre di Lucoli abbiamo cercato di sapere qualcosa in più sulla sua vita di studioso.
Una delle fonti bibliografiche consultate
Pagina con la quale si comincia a descrivere la vita di V. Lupacchini

Siamo nel 1700. Il periodo descritto dal libro riguarda l'ultimo periodo borbonico: quarantuno anni dal "partir di Carlo III al finir del secolo. Incomincia dalla solenne dichiarazione dell'incapacità di Filippo Antonio a regnare; prosegue con una minorità; e termina con una rivoluzione ed una Repubblica efimera".
E la cultura?
"Sotto Carlo III divenne più lieto e più sereno il giorno; sorse a nuova vita al pari della sepolta Ercolano marina, il commercio e la libertà e la sicurezza di più milioni di vassalli. Ma la morte del Cattolico re Ferdinando VI chiamò Carlo ed Amalia in Ispagna al retaggio immenso di quasi due mondi. L'anno 1759 a' 5 di ottobre videsi il Cratere ingombrato da quaranta vascelli Spagnuoli e dà legni Napoletani, e la spiaggia coperta di un popolo immenso intenerito e lagrimoso.
Quel dì memorabile parve ad un tratto festa, trionfo ed amara dipartita. Una Regenza destinata dal re che si allontanava servì da fiaccola al picciolo re nel governare. Si allontanò il buon padre quando il figlio abbisognava del suo esempio e di un soccorso vicino pel disviluppo dè germi di giustizia e di beneficenza onde avealo fornite la natura che per lui fece tutto. Contando tredici anni della sua età erasi già avveduto di essere dal suo popolo amato....Il popolo languiva e dava da temere ai Regenti..."
Nel 1759 Venanzio Lupacchini aveva 29 anni ed aveva già abbandonato Lucoli.
Pietro Napoli-Signorelli, Professore emerito di Critica Diplomatica nella R. Università di Bologna, scrive nel 1811 queste parole su Venanzio Lupacchini.
"Venanzio Lupacchini fu un altro degno discepolo del Serao. Nacque a' 19 di maggio del 1730 in Collimento dello stato di Lucoli poche miglia discosto dall'Aquila, e morì d'idrofobia agli 8 di ottobre del 1775. Ci volle tutta la penetrazione del proprio ingegno per vincere gli errori de' primi suoi maestri ammiratori dell'Achillini, e delle arabe scuole non ancora in qualche paese obbliate. Per buona ventura si condusse in Napoli dove alto splendeva il sole della vera filosofia, e per apprendere la medicina gli toccò in sorte di ascoltare l'incomparabile Serao. All'appressarglisi un novello orizzonte gli si aperse innanzi. Comprese allora la necessità d'iniziarsi nella lingua greca per la facoltà prescelta, e l'apprese dal celebre Martorelli, mercè dé cui insegnamenti giunse a leggere originali gli aforismi del grande osservatore di Coo (1) nel tempo stesso che si deliziava nell'amenità e nel fulgid'oro di Omero, di Demostene e di Tucidite. Percorsi tutti i rami del sapere all'arte medica attinenti, e data opera alla storia naturale, al diritto di natura, all'antiquaria ed alla bibliografia, si ricondusse in Aquila per esercitarvi la medicina; e ben tosto divenne il primo medico di provincia. Espulsi i gesuiti ottenne per concorso a pieni voti la cattedra di lingua greca, e dopo tre anni quella del diritto naturale cui andava congiunta la sopraintendenza delle regie scuole dell'Aquila; ed in seguito il governo del convitto con onorevole assegnamento. Egli ha scritti componimenti italiani e latini in prosa ed in versi, e trattati di medicina e consulti con leggiadria di proprietà e dottrina che con pubblica jattura giaccioni sepolti insieme con molte lettere scritte al Serao ed al Morgagni dè quali godeva stima. Egli aveva pensato ad una ristampa dell'opera di Cornelio Celso consultando le varianti di tutte l'edizioni e dè mss con aggiungervi prolegomeni e dissertazioni per illustrare i luoghi dubbi ed oscuri, ed a tal fine si recò in Roma e riscontrò sette edizioni della Vaticana, e tutto ciò gli permise osservare nella sua raccolta Celsiana il fu dotto Ludovico Bianconi. Due deputati dell'accademia di Edimburgo collo stesso intento di riscontrare i codici di Celso giunsero a Roma, ed informati della perfezione del lavoro del Lupacchini gli domandarono i suoi scritti per imprimerli in Glasgow a suo profitto offerendogli un numero grande d'associati; ma il Lupacchini in convenevol maniera ricusò l'offerta. L'opera avanzata per veder la luce, quando fu dalla morte immaturamente involato al pubblico bene ed alla sua gloria.
Ancora, scriveva di lui, il suo amico Giovanni Lodovico Bianconi nelle Lettere sopra Aulo Cornelio Celso al celebre Abate Girolamo Tiraboschi. "Funesta lettera del Sig. Marchese Gaspare de Torres nobilissimo Cavaliere Abruzzese suo, e mio rispettabilissimo amico coll'inaspettata nuova, che il Lupacchini nel fiore dell'età, e della fortuna è morto gli scorsi giorni, è morto della più crudele delle malattie, alle quali l'umana miseria sia sottoposta. Un cane, un fatal cane da lui amato lo morse quattordici mesi sono inopitatamente, ed ora soltanto è scoppiata un'immedicabile idrofobia, che me lo ha furiosamente rapito. Addio speranze di Celso; addio, fatiche, e viaggi; addio, meditazioni e forse, addio suppellettile Celsiana rimasta colà Dio sa mai in mano di quali ignoranti!".
Interessante un contributo storico di Lupacchini relativo al Paese di Paganica, affermò che ebbe origine dalla esistenza primordiale di un tempio dedicato a Giove Paganico, avvalorando tale ipotesi dal ritrovamento sull'agro paganichese di una iscrizione in lapide che diceva: IOVI PAGANICO SACRUM e tale iscrizione la si troverebbe pubblicata dal Muratori nel "Tesoro delle iscrizioni". Al giorno d'oggi non è stato possibile rintracciare il testo di Lupacchini, poiché molti suoi scritti sono scomparsi.
Il suo amico Biancóni che molto ha scritto su di lui, fu poligrafo (Bologna 1717 - Perugia 1781). Dimorò a lungo in Germania (1744-64), poi a Roma, come ministro di Augusto III di Sassonia. Scrisse di letteratura, arte, epigrafia, archeologia, fisica, medicina. Scritti principali: Lettere sopra alcune particolarità della Baviera e d'altri paesi della Germania (1763); Lettere sopra A. Cornelio Celso (1779).
L'opera su Cornelio Celso non fu mai terminata perchè anche il Bianconi morì prematuramente.
Ma chi era Aulo Cornelio Celso (2) che aveva affascinato Lupacchini e molti studiosi del tempo? Vissuto probabilmente nel settantennio comprendente l'impero di Augusto e di Tiberio, secondo Plinio non fu medico di professione. Fu autore di una vasta opera enciclopedica, chiamata De artibus e composta da sei libri, l'ultimo dei quali dedicato alla medicina. Il suo unico libro giunto fino ai nostri tempi è proprio quest'ultimo, il De Medicina. È una fonte primaria su dieta, farmacia, chirurgia (per Celso i tre settori fondamentali della medicina) e materie connesse. L'opera, compilando e rielaborando numerosi testi greci e latini, fonda un'originale impostazione metodologica che riunisce l'approccio empirico con quello razionale. Il De Medicina di Celso è uno delle migliori fonti sulla conoscenza medica alessandrina. Nel proemio dell'opera, troviamo una discussione sui pro e i contro della sperimentazione medica sull'uomo e sugli animali. Il libro di Celso fu ritrovato da Papa Niccolò V e pubblicato nel 1478. Il suo libro diventò famoso per il suo elegante stile latino. La parte perduta della sua enciclopedia includeva volumi che parlavano di agricoltura, diritto, retorica e arti militari.


incisione che raffigura Aulo Cornelio Celso

Bibliografia su Venanzio Lupacchini
Lettere di Teodoro Momsen agli italiani, pp. 399-400 n. X; F. Di Gregorio, Venanzio Lupacchini: “Litterata marmora Aquilae et in vicinia eius exstantia”, in Bull. Dep. Storia Patria Abruzzo, 64 (1974), 345-427; A. Pasqualini, Gli studi epigrafici in Abruzzo e il contributo di A. L. Antinori, in Antinoriana. Studi per il bicentenario della morte di Antonio Ludovico Antinori (Deputazione Abruzzese di Storia Patria), I, L’Aquila 1978, 98-101; Di Gregorio, Venanzio Lupacchini. Epistolario, Chieti 1979; id., La poesia di Venanzio Lupacchini, Pescara 1984.
(1) Scuola di Coo. Nasce qui il concetto di clinica e della conseguente diagnosi. Il medico è uomo, e la sua opera non ha sfumature soprannaturali, mistiche, astratte o filosofiche. La medicina deve essere una ricerca continua, serena e disinteressata alla quale bisogna dedicarsi solo per amore di essa e della natura umana, ed è basata sull'osservazione diretta del malato. La patologia è per la prima volta intesa come affezione generale e non limitata ad un organo singolarmente.
(2) La scuola di Roma. Come professione, la medicina non era più considerata in Grecia di quanto lo fosse a Roma. I medici erano di base degli artigiani che probabilmente godevano di qualche considerazione presso i loro clienti, ma non erano parte della élite socio-politica. Molti erano schiavi Greci liberati, ed in effetti essendo la qualità di cura ed il successo terapeutico così bassi, c'era un notevole scetticismo sulla loro capacità. Anche Gargilio Marziale, nel III secolo, ricordava (Prefatio, 7) che «Alcuni medici chiedono un prezzo eccessivo per la maggior parte delle inutili medicine e droghe, ed altri nel loro mestiere cercano di trattare malattie che essi ovviamente non capiscono». Analoghi appunti di scherno vengono ritrovati nei celebri Epigrammi (1.47; 5.9 e 8.74). La medicina a Roma per i primi secoli fu quasi esclusivamente magica. Soltanto agli dèi veniva attribuita la facoltà di guarire. L'igiene generale della popolazione era curata e fin dai tempi della repubblica iniziò la costruzione di acquedotti, bagni e piscine, si presero provvedimenti atti a risanare luoghi malsani, si fecero studi per scegliere i luoghi dove costruire insediamenti urbani, vennero emanate vere e proprie ingiunzioni legali al fine di moderare l'alimentazione e di evitare malattie. CELSO, ad esempio, si dilungò parecchio su questo argomento nelle sue opere evidenziando particolarmente l'importanza della dieta, della moderazione nei rapporti sessuali, della necessità di scegliere un clima conveniente e di dedicarsi all'esercizio fisico ed ai bagni. Tra gli aspetti di maggior rilievo trattati dall'igiene romana vanno ricordati l'igiene dell'acqua, quella mortuaria, quella alimentare e l'esercizio fisico.

Le notizie su Paganica sono tratte da: http://www.paganica.it/storia/pagorig.htm

sabato 14 gennaio 2012

FRANCESCO DI GREGORIO E "JU COLLE" CHE NON C'E' PIU'. DOPO IL SISMA LE CASE NON RIPARATE O NON MESSE IN SICUREZZA PERDONO I PEZZI: 13 GENNAIO UN CROLLO

Corso Visconti e la casa crollata il 13 gennaio 2012

Quanno reveto tutte sse casette,
le fenestrelle tutte quande nfiore
stu core no' rresiste e sse commove,
Colle me.
E ppenzo che st'Abbruzzo celestiale,
sta terra accarezzata da gliu sole,
no' ntene 'nu paese a quistu uguale,
Colle me.
Nnascosto a ogni piazza a ogni vvia
'nu sogno andicu te sse refà novo,
n'amore, 'na speranza o che bbuscìa
sa pecché?
Pecché te 'oglio bbene, e ngi starrìa
tutta la vita 'ntera, tutta quanda
e nnend'atru stu còre no' bburria
Colle me!
La cchescia, la fondana, la scaiuccia,
 ju corzu che in ddu parti te divite,
la pecora, la vacca, la jattuccia
revetè
ji' 'urrìa 'gni momendo e gni minutu.
E quella torre che da lucusù
sembre te vete e no-nte làssa cchjù.*
Piano di ricostruzione della Frazione di Colle, in alto a sinistra, di colore giallo, la casa pericolante**.

Corso Visconti ed i pezzi di soglia e finestre in terra dopo il crollo del 13 gennaio

Questo delle foto è "Ju Colle" di oggi.
Congelato ed imprigionato dalla burocrazia non virtuosa della ricostruzione post sisma 2009 e dalle scelte degli uomini: infatti l'edificio crollato, appartenente a molteplici proprietari, era già un rudere da prima del sisma e non è stato definitivamente messo in sicurezza dopo. Ci auguriamo che il Piano di ricostruzione del Colle preveda un definitiva soluzione per questo immobile fatiscente che rappresenta da molto tempo un pericolo per l'area e che ne condiziona l'agibilità.
Colle, come tutti i paesi di montagna, ha subito le conseguenze dello spopolamento degli anni Cinquanta-Sessanta quando, la maggior parte dei suoi abitanti, ha dovuto abbandonare le proprie case e il posto dove aveva sempre vissuto. L'evoluzione dell'economia non permetteva più di riuscire a vivere con i lavori di pastorizia e di agricoltura fino ad allora utilizzati ed il progressivo abbandono della popolazione ha costretto anche i più restii ad andarsene.

Nella casa oggi crollata c'era uno dei due forni della Frazione, con lo spopolamento ne rimase solo uno verso "lucusù". Il forno permetteva alle donne del Paese di cuocere il pane, la cottura veniva pagata con qualche lira alla Signora Dea, figlia di "Filippetto", una vedova che viveva in condizioni disagiate. 
Storie del passato custodite nei ricordi degli anziani che si sfilacciano come la casa che sta crollando, pezzo a pezzo.......
Per le vie del Colle alla vista degli edifici rotti dal sisma (o lasciati nell'incuria), che continuano ad ammalorarsi per gli agenti atmosferici, il nostro cuore si commuove come quello di Di Gregorio, perchè amiamo questo Paese: legate a queste case c'è la ricchezza delle storie delle nostre famiglie e delle radici delle nostre vite, non possiamo seppellirla sotto le macerie di un sisma.

* Poesia "Ju Colle" tratta da: La Limbarda - Versi dialettali - 1960-1966. La Bodoniana Tipografica l'Aquila 1970
** L'immagine con il piano di ricostruzione di Colle di Lucoli è tratta dal sito del Comune di Lucoli.

lunedì 9 gennaio 2012

FRANCESCO DI GREGORIO E "LE SPECIALITA' 'E MANOLETTA"

Se 'nu picchero bbono tè 'o fà
o t'urristi magnà 'na cotoletta
quanno te scàppa tempo va a ttrovà
la moglie 'e gliu Picciotto: Manoletta.
Abbita a lla Matonna. La casetta
tutta pittata, ventro, fòre e sotto
te sembra 'na pittura cchjù perfetta
de 'nu quatru assà celebbre de Ggiotto.
E' tuttu gginuinu, tuttu allètta:
lo càsciu pizzicusu, la saucìccia
ju còre ccuscì rrosso 'e Manoletta
'na luce s'appiccia e s'arrappiccia.
Ngi sta 'nu poch' e tuttu: curtisìa,
'nu mandulinu vecchio che Picciòtto
trasforma quasci sembre a ppuisia
che tte piagne, a sindìgliu, de bbotto.

Poesia tratta da la "limbarda", versi dialettali di Francesco Di Gregorio.

Manola Masciocchi in Soldati è la protagonista di questi versi: classe 1926.

Manola, gran bella donna in gioventù, ha oggi gli occhi piccoli e vivaci, è minuta e forte come un pezzo di pietra. Sguardo colorato come la sua casa, impetuoso come il suo carattere, dolce come i suoi fiori. Figlia di contadini, di quelli che la terra non la coltivavano solo: la ascoltavano, ne percepivano il sapore, gli odori e i colori che solo la terra d'Abruzzo riesce a concedere. E' figlia di una generazione con l'orgoglio in tasca, pronta a combattere la solitudine delle montagne e capace di regalare attimi di incoscienza e felicità dentro l'aridità della vita dura che ha sempre caratterizzato questa terra d'Abruzzo. Appartiene alla generazione dei nostri genitori che tanto ha lavorato e costruito a Lucoli e che ci ha lasciato la responsabilità di questa terra affinchè la potessimo consegnare ai nostri figli.
Manola, è rimasta senza il "Picciòtto" e vive con la tenacia e la grinta di sempre, questo tempo della sua vita.
Ci si è messo anche il terremoto che l'ha fatta temporaneamente scasare ed una brutta caduta dalle scale che la costringe all'immobilità e la rende irrequieta, perchè lei proprio ferma non ci sa stare, ma i suoi occhi vividi sono sempre protagonisti dentro a questa terra con cui ha convissuto, amato e che vuole continuare ad assaporare.
A Manola dedichiamo questi versi scritti per lei da una grande uomo di Lucoli, per farle un dono e perchè tutti i lettori di questo blog la pensino con affetto in questo suo momento di difficoltà.
Manola, bambina, è l'ultima a destra insieme al papà Umberto detto "ju stradarojo" (cantoniere), al fratellino Emidio ed alla mamma Antonina Di Gregorio detta "fiocchetta", la prima a sinistra è la sorella Lilia.

Manola, già donna, è la prima a destra a fianco della sorella Lilia
Tanti auguri di pronta guarigione da tutti noi ad una donna che ha costruito con la sua vita e la sua famiglia sprazzi colorati e profondi di cultura locale.

venerdì 6 gennaio 2012

PRESEPE DI PIAGGIA E CASAVECCHIA RUBATE LE STATUINE DI GESU', GIUSEPPE E MARIA. I SOLITI VANDALI, SEMPRE IGNOTI, IN AZIONE.


Il presepe di Casavecchia
Leggiamo da Abruzzoweb di oggi: "furto di presepe nella frazione Casavecchia del Comune aquilano di Lucoli. I ladri hanno rubato dalla natività le statuine di Gesù, San Giuseppe e Maria. I protagonisti del presepe, grandi circa 30 centimetri, al momento vengono cercate in paese, ma non è escluso che le statuine siano state portate in un'altra zona. Non si sa se si sia trattato di una ragazzata o di un inutile gesto vandalico che ha rovinato la tranquillità del borgo aquilano".

J'AU REFATTU!
Certo che a Lucoli cominciano a verificarsi diversi "vandalismi".
Sono state le stesse persone che hanno fatto i danni a Colle di Lucoli il 4 gennaio del 2011?
Oppure quelle che hanno rotto la recinzione del Giardino della Memoria il 18 agosto 2011?
Qual'è il messaggio che i responsabili ci vogliono dare? Dobbiamo capirlo altrimenti è inutile che compiono tali azioni. Di malessere sociale, noia, cattiveria, gusto della bravata, politico, areligioso o che altro?
Eppure sembrerebbe esserci un minimo comun denominatore: i soliti vandali sempre ignoti di Lucoli  si accaniscono contro ciò che è simbolico, etico, religioso, comunitario, semplice, dove solo la gente comune è interessata. Colpiscono ciò che la gente di buona volontà cerca di costruire insieme, tessendo la faticosa tela del convivere sociale seguendo l'ordito dei suoi valori civili.
Non è semplice dopo il terremoto, ritrovarsi e collaborare insieme verso un risultato condiviso concepito per il bene comune, che magari cerca di fare cultura o di costruire una tradizione.
Esprimiamo solidarietà alle Amiche del Presepe di Piaggia e Casavecchia.
Ringraziamo l'autore del filmato sul Presepe, ripreso da Youtube, che riportiamo nell'articolo.
Il Presepe di Casavecchia ha partecipato alla sesta edizione de La Strada dei Presepi di Tornimparte.
Si è qualificato nella graduatoria della sezione esterna al territorio di Tornimparte. Vi riportiamo le note di graduatoria.
Il Presepe più Bello è stato quello di Fontana di S. Lorenzo di Marruci: «Ambientato in un vecchio lavatoio, sceglie con il recupero dei luoghi, con il ricordo delle genti che lo popolarono, il mondo di Greccio, evoca con gli oggetti, con i versi e le parole, i personaggi antichi del presepe. Tutto intorno parla di un uomo, non solo del bambino di Betlem, ma di tutti quegli uomini, pastori e contadini che vissero questa aspra terra e che per primi visitarono quella grotta.
La Migliore Rispondenza Storica è stata quella della Parrocchia di S. Sisto «per aver saputo rivivere e reinterpretare l’intero percorso della natività, attraverso una rilettura dei brani del vangelo ad essa collegati. Il tutto viene riproposto in un presepe brillantemente diviso in 4 scene, ognuna accompagnata da contenuto evangelico e, fatto ancor più importante, nell'ultima scena appare la risposta alle precedenti domande,"il Cristo Salvatore dell'umanità".
Il più Originale è risultato quello de le Amiche del Presepe Piaggia di Lucoli. «I temi iconografici del Natale, scaldano questo angolo di territorio, i muri e le strade del paese e guidano all'ingresso della natività. Questa, di grande impatto scenografico, sa cogliere l'essenza del paesaggio e della vallata dai forti declivi pedemontani, dalla maestosità delle montagne, al mestiere anticamente preminente dei luoghi. Tutte piccole opere d'arte che condiscono di meravigliosa sorpresa tutta la scena.
La Migliore Realizzazione è quella di Giuseppina Narducci nella Chiesa di Vigliano: «Sviluppa i temi dell'avvento, con scene ispirate ai passi delle scritture, su un paesaggio orientale e mirabile cielo Bizantino. Per la perfetta realizzazione dell'insieme e la grande cura nei particolari sia nella costruzione dei villaggi,  nella colorazione della grotta della Natività e sia per allestimento, la maestosità e la perfezione nella costruzione delle varie parti, da quelle naturali a quelle urbanizzate, della scena».


domenica 1 gennaio 2012

LE TRADIZIONI DI LUCOLI: 31 DICEMBRE A VADO LUCOLI

La Chiesa di San Michele e lo stradello illuminato dalle torce

L'altare delle Chiesa. Il "Paliotto di Lucoli" con le maioliche rimaste e custodite al Museo Nazionale dell'Aquila è simbolicamente tornato sull'altare per il quale fu costruito nel 1713 da Saverio Antonio Grue, ceramista di Castelli.
Le foto sono state gentilmente concesse dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell'Abruzzo

Finita la Santa Messa si prepara la fiaccolata per la discesa a Vado Lucoli

Neve ghiacciata e percorso accidentato, grande prova, ma miracolosamente tutti sono arrivati salvi a Vado Lucoli

L'anno vecchio viene bruciato e mai più ritornerà

Tutte gli eventi brutti dell'anno bruciano simbolicamente con il fantoccio


Tante le persone presenti

Il fuoco del fantoccio dell'anno vecchio ci ricorda una bellissima poesia di Francesco Di Gregorio: "La Limbarda" che dedichiamo a tutti i lettori di questo blog, affinchè la fiamma del camino riscaldi il cuore di ognuno per il nuovo anno.

La Limbarda (la fiamma del camino)


Vicinu alla limbarda quann'è ssera
gni ttandu me ngucuglio a rescallamme,
me bbasta 'nu momendo pé scrollamme
de st'aria fredda che gni ddone fera.
Ma nò nte oglio bbene pé stu fattu
fiammella che scupjitti a gliu caminu!
Tu me rescalli ncore 'nu suspiru
'nu sogno conzervatu sembre ntattu.
E' vvero che la mota t'à cassata;
sò stufe d'ogni fforma e de la manera
che scallanu 'ggi giorno gni ccasata;
ma quanno ch'è dd'inverno e vvè la sera
soio vicinu a tti, limbarda amata,
me ss'arrappiccia ncore poca spera.

Poesia di Francesco Di Gregorio, La Limbarda, versi dialettali 1960-1966. La Bodoniana Tipografica L'Aquila 1970.