giovedì 26 aprile 2012

L'AMBASCIATORE DEL GIAPPONE RINGRAZIA NOIXLUCOLI ONLUS

La nostra Associazione Onlus ha ricevuto un attestato di  riconoscimento dall'Ambasciata del Giappone in Italia per aver dedicato un albero del Giardino della Memoria alla Popolazione Giapponese colpita dal terribile tsunami dell'11 marzo 2011.
Il giorno dell'inaugurazione del Giardino della Memoria piantumammo simbolicamente un albero di Olivo, insieme agli amici del Keren Kayemeth LeIsrael, nostri partner esteri ed alla rappresentante dell'Ambasciata del Giappone intervenuta per l'occasione.
L'Olivo, già acclimatato in terreni di montagna e protetto durante l'inverno, ha superato il primo anno di vita; ai suoi piedi una targa lo dedica a tutte le popolazioni colpite da calamità naturali.
Lucoli, con la sua iniziativa è ufficialmente annoverata, tra le Comunità solidali con il Giappone nell'elenco redatto dalla Fondazione Italia Giappone.
Ringraziamo l'Ambasciatore del Giappone per l'attestazione di amicizia dimostrataci, la nostra stima è accresciuta verso un popolo dal quale dovremmo prendere esempio per il coraggio, la compostezza, la solidarietà nazionale che ha saputo opporre alla  difficilissima situazione generata dalla catastrofe naturale del marzo 2011.


Kiyori Ueno WFP Japanese Staff - Rome, legge il suo messaggio il 29 maggio 2011

L'albero di Olivo piantato dal Karen Kaiemeth LeIstrael e dalla nostra Associazione in memoria delle vittime di tutte le calamità naturali in special modo per ricordare il terribile tsunami del Giappone del marzo 2011

MESSAGGIO DELL'AMBASCIATA DEL GIAPPONE
letto in occasione dell’inaugurazione del
“Giardino della Memoria”
Lucoli (AQ), 29 maggio 2011


Gentili Signore e Signori,
a causa del Grande Terremoto del Giappone Orientale, verificatosi lo scorso 11 marzo, il nostro Paese si trova ad affrontare una crisi senza precedenti, la più grande calamità naturale dalla fine del secondo conflitto mondiale. Tuttavia, il nostro Paese non si limiterà ad una semplice ricostruzione, ma, facendo leva sulla sua forza caratterizzata da sicurezza, stabilità e tecnologia ad alto livello, percorrerà la via per una ricostruzione innovativa che punta al futuro.
In questi mesi abbiamo ricevuto messaggi di cordoglio e offerte di donazioni da moltissimi cittadini italiani. Colgo l’occasione, pertanto, per ringraziare quanti hanno saputo immedesimarsi con il nostro Paese in questo momento di difficoltà. Non ho mai avvertito così fortemente come in questo momento il significato del noto proverbio “gli amici si vedono nel momento del bisogno”.
Ho appreso che in occasione dell’inaugurazione del “Giardino della Memoria” che commemora le vittime del terremoto di L’Aquila, si terrà una cerimonia di piantumazione di un albero d’ulivo dedicato anche alle popolazioni colpite dal Grande Terremoto del Giappone Orientale in segno di cordoglio. Il sostegno da parte di quanti hanno continuato ad adoperarsi con tutte le proprie forze per la ricostruzione dopo il terremoto di L’Aquila, infonde a noi cittadini giapponesi una grande forza. Sono certo che il Giappone, traendo linfa da tale caloroso sostegno e solidarietà, rinascerà quale Paese ancor più ricco di attrattive.
Concludo rivolgendo i miei migliori auspici per tutti Voi e per l’evento in corso.

Seiichiro Takahashi
Consigliere per gli Affari Culturali
Ambasciata del Giappone

giovedì 19 aprile 2012

LA MONTAGNA ALTA DEL COMUNE DI LUCOLI: DIVIETO AL PUBBLICO TRANSITO

La montagna per tutti, per pochi o per i consapevoli? La montagna da guardare solo da una finestra piccola?
 “Le montagne sono proibite” 
è un racconto di Dino Buzzati, nel quale lo scrittore ipotizza una società che vieta il solo pensare alle montagne e prevede pene severe per chi osi frequentarle.
Per fortuna nella realtà le montagne non sono proibite, ma la loro fruizione va regolata come ha fatto il Comune di Lucoli.
Che cosa significa affrontare il problema della difesa dell'ambiente per un Comune di montagna e per alcune Associazioni del territorio che si spendono anche per l'ambiente?
La domanda non è nè scontata né accademica. 
Non è scontata perché i Comuni di montagna, soprattutto il Comune di Lucoli, uno di quelli del cratere sismico, dovrebbe avere l'obiettivo dello sviluppo socio-economico del suo territorio, che vede nel turismo il suo sbocco principale e quindi dovrebbe attirare, con il suo bene principale (il territorio), i frequentatori della montagna e non i soli protezionisti della natura. 
La frequentazione della montagna comporta infatti un impatto sull'ambiente (naturale ed umano) di persone animate dalla voglia di esplorare e di conoscere il territorio nonché dal desiderio estetico, emotivo e fisico di ricavarne piacere o appagamento. 
In queste motivazioni di fondo si rileva anche la "diversità" delle motivazioni del vivere la montagna di un'Associazione come la nostra: la preoccupazione prioritaria per noi è quella di una frequentazione responsabile dell’ambiente montano, compatibile con l'esigenza del rispetto di territori delicati sotto il profilo ecologico e di paesaggi particolari sotto il profilo antropologico ed etnografico. 
Non siamo convinti che un ambientalismo ispirato alle sole filosofie del “non agire” o dell'“paradiso incontaminato” o dell'"uso locale geloso ed esclusivo" sia il più giusto, in senso assoluto e, per Lucoli, in questo contesto storico.
Non è un parlare accademico, riteniamo che il "vivere la montagna" debba tradursi in modi di comportamento accettati e condivisi da tutti gli interessati e non da poche "anime belle" depositarie di diritti esclusivi o di un sapere scientifico elitario. 
E' con la condivisione che una Comunità locale cresce ed acquista coscienza del valore del suo territorio e di sè stessa: responsabilizzandosi sul rispetto, governo e difesa delle sue ricchezze naturali.
Più volte, da questo blog, abbiamo parlato di possibili incontri formativi da realizzare con gli operatori locali, la Comunità, la Scuola, per sviluppare una sensibilità ambientale che si potesse tradurre, anche, nell'erogazione di  servizi turistici di qualità ed ecosostenibili. Riteniamo che un utile impegno ambientalista si debba esplicare in atti di attenzione e sensibilità verso l'ecosistema montagna nella sua complessità, con un solido ancoraggio al "principio di realtà": che è quello di una realtà fragile e precaria da fruire con circospezione. 
Ecco perchè il problema viene ad acquistare un significato culturale e morale. 
La sua rilevanza è infatti misurata dal grado di maturazione critica di escursionisti/cacciatori/frequentatori motorizzati della montagna/operatori turistici, che dovranno essere tutti consapevoli che il loro "terreno di gioco" dovrà essere vissuto più come presa di coscienza del senso del limite che la montagna impone, piuttosto che di spazio da consumare nella ricerca ossessiva della performance tecnica o dello sfruttamento egoistico.
Un Comune di montagna dovrebbe favorire la maturazione di una sensibilità di autoregolamentazione etico-comportamentale capace di trasformare l'impegno alla salvaguardia ambientale in un imperativo categorico della coscienza morale individuale e collettiva. 
Sarebbe meglio, quindi, se il “Tu devi” scaturisse da una sensibilità condivisa piuttosto che da un'obbligazione imposta per mezzo di un'ordinanza astratta e lontana dal vissuto territoriale e/o dei possibili turisti, che, non lo dimentichiamo, sono comunque necessari per combattere un'economia stagnante. 
Dal 12 aprile 2012 a Lucoli è stato vietato, con l'ordinanza n.16, il pubblico transito su tutte le strade e/o piste esistenti nella Montagna Alta con i fuoristrada e le moto da cross (Ordinanza n° 16).
E' un positivo inizio e l'Ordinanza Comunale potrebbe essere condivisibile, a patto che non sia l'unico passo, ma l'inizio di un percorso.
E' risaputo che il passaggio dei veicoli a motore sui sentieri di montagna comporta una serie di problemi di diversa natura. Prima di tutto di tipo tecnico, procurando danni in particolare sulla terra battuta e con il fondo bagnato. Poi di tipo ambientale, con la distruzione di flora e vegetazione oltre al disturbo sempre estremamente nocivo alla fauna, in particolare nei periodi di riproduzione. Infine, provoca problemi di sicurezza per coloro che frequentano la montagna a piedi, dagli escursionisti ai ciaspolatori ed a chiunque altro.
Come già scritto la montagna e la natura più in generale, rappresentano un argomento complesso che va affrontato con una visione di ampio respiro salvaguardando tutti i diversi aspetti e contenuti che lo riguardano. 

A nostro parere un passo successivo all'Ordinanza n°16 dovrebbe essere fatto verso la definizione di una Politica ambientale del territorio di Lucoli, che si concretizzi con un Piano di salvaguardia delle sue aree di valore ambientale e con la messa a punto, ad esempio, anche di strumenti semplici di comunicazione per i turisti (che valorizzino, illustrandole, le ricchezze naturali) e di quant'altro necessario per aiutare, gli escursionisti, gli amanti della montagna ed ogni possibile fruitore ad una pratica di frequentazione della stessa che lasci dietro di sé soltanto i segni materiali ed immateriali dell'intelligenza.
Senza un vero progetto per il territorio, chiaro e comunicato a tutti, i provvedimenti emanati potrebbero risultare alla stregua di "atti di imperio", non compresi e scollegati dalle vere strategie necessarie per affrontare il futuro.
L'altopiano di Campo Felice 

lunedì 16 aprile 2012

Lettera a M.r L'ABE' VITO GIOVINAZZI di VENANZIO LUPACCHINI

Pubblichiamo una lettera scritta da Venanzio Lupacchini nel 1771 all'abate Vito Giovinazzi, continuando nella nostra opera di riattualizzazione delle figure e delle opere dei cittadini illustri di Lucoli.

"Aquila 25 Settembre 1771
La vostra pazienza non può essere peggio impiegata che in tollerare un dente quando sia notabilmente guasto. Ogni poco sarete da capo, ed i dolori de' i denti non sono dolori da burla. Vanno a picchiare proprio alla porta dell'anima. I medici dicono che bisogna aspettare che i denti guasti siriducano totalmente a uno stato da non poter più servire, e che van cavati colla tenaglia di piombo. Ma essi per lo più confortano i cani all'erta. Se dunque è difettoso assai, cavatelo e gettatelo via. Al cappello rubato non saprei veramente che rimedio applicare. Fate co' i preti della Rotonda come si fece con Calandrino. Se no, volete che io ne parli a un Negromante come dire a questo Priore di S. Vito, col quale ho da consultare questa mattina in presenza del Generale de' Celestini per un frate impazzito. E' si è ripromesso di guarirlo perfettamente in due giorni, piantando in un vaso di terra nera due occhi di gatto, e facendovi così nascere un'erba, che manipolata da lui, e data a certo punto di Luna, farà questo miracolo. Mi parrebbe più facile trovare il vostro cappello.
***
In occasione che il mio Signor Compare D. Luigi venga a trovarvi, ditegli che ricevei la sua a cavallo, e che la lessi camminando verso Paganica, e che quando io non rispondo subito subito, e differisco alla settimana ventura, soglio per certa pigrizia, o altro che sia, differire poi sempre all'altra settimana, e poi all'altra, e poi all'altra ecc. come mi è succeduto all'altra sua lettera. Ma per S. Giovanni protettore dei Compari non lascierò passare l'altra settimana, e gli farò un letterone che se non sarà lungo non vaglia.
A Paganica ho trovato un pezzo buono d'Iscrizione. E' il supplemento di quella dell'Ercole Sificolano, come potrete vedere riscontrandola con essa. Dico supplemento riguardo a i primi versi, che hanno un apostrofe graziosa.
Ve la copio qui in fretta.

Comunicatela al Signor Abate Marini. D. Ciccio Caraccioli vuole assolutamente da voi la vostra Dissertazione sopra di Aveja, e che gliela mandiate, quando tutto manchi, per la posta. Se gliela manderete, avvisatemelo etc. Sono chiamato. Cert'altra roba, pur trovata a Paganica, la manderò altra volta".

Questo testo è tratto dall'Epistolario lupacchiniano, scritto da Francesco Di Gregorio in occasione del II centenario della morte di Anton Ludovico Antinori, di cui Lupacchini fu medico personale, amico e compagno di studi, soprattutto per l'archeologia. L'Epistolario riveste un'importanza speciale perchè presenta aspetti dell'illuminismo aquilano e mette in luce certi aspetti della personalità di Lupacchini, uomo nato a Lucoli ma, di dimensione nazionale ed europea. Senza il lavoro svolto da Di Gregorio questo ampio respiro culturale non sarebbe emerso, condannando probabilmente per sempre il grande scrittore di Lucoli all'interno del solo schema provinciale e regionale, per quanto non necessariamente minimale.
Tratto dal Sito http://www.paganica.it/

Relativamente alle origini di Paganica, Lupacchini sostenne la tesi dell'esistenza primordiale di un tempio dedicato a Giove Paganico, rinvenendo sull'agro paganichese una iscrizione in lapide che diceva: IOVI PAGANICO SACRUM e tale iscrizione la si troverebbe pubblicata dal Muratori nel "Tesoro delle iscrizioni". Questo testo originale di Lupacchini non è stato ma rinvenuto, così come il reperto lapideo.



Il testo è tratto da: "Venanzio Lupacchini - Epistolario - A cura di Francesco Di Gregorio - Marino Solfanelli Editore 1978".
Si ringrazia Fernado Rossi editore del Sito Web Paganica.it.


sabato 14 aprile 2012

So L’Aquila and Celestino V and the Third Age?

A photo turned into an image of a dream that seems out of the past Celetino V time: Lucoli the 5th april night during the ceremony in the Giardino della Memoria to not forget.
Una foto trasformata in un'immagine di un sogno che sembra uscita dal tempo passato di Celetino V: Lucoli la cerimonia notturna del 5 aprile al Giardino della Memoria per non dimenticare.
IV
So L’Aquila and Celestino V and the Third Age?
“A good friend, Fabrizio, and I went to a vigil in L’'Aquila at three thirty in the morning on April 6th. Ten thousand people showed up. We walked the ghost streets with torches, in silence. Then we met in the main piazza and two women read the names of those who died in the quake while a church bell tolled. And earlier, in Lucoli, his beautiful wife, Emanuela, read the story of Julia, a student whose body was never found - only one shoe and a laptop.
Fabrizio, Emanuela and some their good friends, against all odds, had built a memorial to all the quake victims next to the church in Lucoli with an altar and a beautiful ceramic memorial. They had dedicated themselves to rebuilding the church and the ancient abbey of San Giovanni Battista partially destroyed by earthquakes 10 times in 900 years.
“And it interests me, ten thousand showing up in the middle of a cold April night. Ordinary people doing extraordinary things, taking it upon themselves anonymously to make a memorial, to repair a church.”
“It seems anachronistic to rebuild a Church and to restore its Organo (built in 1569 the fourth oldest in Italy).”
“But don’t you see? You have to have a base, a center. Convince everyone to act against their collective reserve, to act together toward a common goal. At least in Italy you start with a church, create a center and work outward. Anonymously, with their own money, the Church is now a functioning Church again and the memorial is a permanent testament against the implacable force of forgetfulness. And the ten thousand. The politicians and the banks and investors depend on forgetfulness. The process of rebuilding seems impossible and they want it to seem impossible, because the impossible is cheap.”
“There must a quantum theology. Mass memory, heart.”
“Come on, say it.”
“Ok, Celestino’s third way. Start small, a garden, a vigil, a march. You plant trees, make a memorial, repair a church and the ancient organ.
“I think you have something here. The third age is all of us.”
This is part of a longer work called “The Third Age of Celestino V” by Don Cushman






Don Cushman is the publisher of Cloud Marauder Press and author of "Visitation", a novel recently published by Wyatt Books at St. Martin's Press. A first novel from Berkeley publisher Cushman tells the implausible tale of an American priest, sent by the Vatican to investigate a series of apparent miracles, who loses his faith through the discovery of a supernatural world. Gabriel D'Amato is young, bright, and ambitious. As a seminarian in California, he writes a dissertation on the cult of the Virgin Mary, a thesis that brings him to the attention of High Church officials in Rome. Summoned abroad, D'Amato is inducted into a secret organization of scholars charged with the investigation of miraculous events throughout the world, then is sent to observe a number of such incidents himself. In Italy, he solves the mystery surrounding a weeping statue; in England, he attempts to explain crop circles. But while D'Amato's ostensible concern is the impartial analysis of any event that appears to have supernatural origins, he quickly comes to see that the Vatican is interested above all else in maintaining its own power and discrediting any rival movement that threatens to win the allegiance of the masses. He finds himself on an even more direct collision course with the Church after he meets a young visionary in California whose apparitions of the Virgin give every indication of being genuine--which not only threatens the moral authority of the Church, but arouses unwelcome publicity that a scandal-ridden Vatican is eager to avoid. D'Amato, caught between his faith and his intuition, is initially at a loss how to proceed, but he acquires friends (among them two attractive females) who help him to understand the real nature of the events unfolding around him. ""What Mary is saying,"" he learns, ""is that we have to open our hearts."" This heretical idea, apparently not having occurred to him before, puts his life in jeopardy from Church authorities who will brook no dissent. The resolution is tragic--and no more credible than what's preceded it. New Age cant, obvious and pretentious at once.


***




Lo scrittore californiano Don Cushman è un grande amico di Lucoli, che ha visitato molte volte. Lo scorso autunno ha contribuito alle riparazioni della staccionata del Giardino della Memoria, danneggiata per atti vandalici ed ha adottato una delle piante degli antichi pomari del Giardino.

E' autore, tra gli altri, di un romanzo ambientato in Italia dal titolo "Visitation".

The California writer Don Cushman and his wife Joan Ugolini
Lo scrittore Don Cushman insieme alla moglie Joan Ugolini sostenitori del Giardino della Memoria

martedì 10 aprile 2012

E' TEMPO DELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI: DONATECI IL VOSTRO CINQUEXMILLE



Cos’è il CinquexMille?

A partire dalla Legge Finanziaria del 2006, lo Stato ha stabilito di destinare – a titolo sperimentale – in base alla scelta del contribuente, una quota pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a finalità di sostegno di particolari enti no profit, di finanziamento della ricerca scientifica, universitaria e sanitaria.
Il cinque per mille è una forma di finanziamento che non comporta oneri aggiuntivi per il contribuente, dal momento che questi, tramite la compilazione dell’apposita sezione nella dichiarazione dei redditi, sceglie semplicemente la destinazione di una quota della propria IRPEF.
Il contribuente può destinare il 5 per mille della propria imposta sul reddito, apponendo la propria firma in uno degli appositi riquadri che figurano nei modelli, corrispondenti alle finalità di sostegno previste dalla normativa.
Il contribuente, oltre a scegliere la finalità di destinazione apponendo la propria firma in una delle aree previste, può scegliere il soggetto (organizzazione, ente, associazione) indicando il codice fiscale dello stesso.

Perché Donare il CinquexMille a NoiXLucoli Onlus?


NoiXLucoli Onlus dal 2010 opera per il territorio di Lucoli, ha realizzato e mantiene a totale sua cura il Giardino della Memoria del sisma, un bene comune a disposizione della collettività e si occupa, inoltre, del recupero e valorizzazione dei beni storico-artistico-architettonici.
E' ora impegnata nella ricerca di fondi per il restauro dell'Organo più antico d'Abruzzo sito nell'Abbazia di San Giovanni Battista e costruito nel 1569 da Giovanni Farina da Guardiagrele.
Il sostegno del CinquexMille ci aiuterà concretamente a cofinanziarne il restauro, visto che nella situazione di rovinosa difficoltà dei beni artistici dell'area del cratere, non sarà possibile fruire di finanziamenti pubblici.
Tutta la nostra attività per questo progetto è realizzata in sinergia con l'Arcidiocesi dell'Aquila, proprietaria del bene e con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell'Abruzzo.


Cosa potete fare per NoiXLucoli Onlus?

Se siete lavoratori dipendenti, quando il datore di lavoro consegna il CUD, chiedergli di dare anche il modello aggiuntivo del cinque per mille (modello integrativo CUD 2011) e firmare la prima casella per il “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale...”, trascrivendo il codice fiscale di NoiXLucoli Onlus: 93047640664.
Se si deve presentare il 730, chiedere al CAF di compilare il modello aggiuntivo del cinque per mille (730/1) e firmare la prima casella “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale...”, trascrivendo nella prima casella il codice fiscale di NoiXLucoli Onlus: 93047640664.
Se si è lavoratori autonomi e si deve presentare il modello della dichiarazione dei redditi chiamato UNICO Persone Fisiche, chiedere al commercialista di indicare la destinazione del cinque per mille a NoiXLucoli Onlus, trascrivendo il codice fiscale della nostra associazione: 93047640664 nella prima casella. 

 
G R A Z I E della fiducia.

lunedì 9 aprile 2012

CAMPO FELICE SI RISVEGLIA DALL'INVERNO. LA NATURA CI PARLA E CI CHIEDE RISPETTO

Un magnifico esemplare di  Bulbocodium Versicolor e le montagne di Campo Felice.
Foto di E. Mariani
Una famiglia di Bulbocodium Versicolor. Foto di E. Mariani
Campo Felice si è colorata del viola dei crochi.
Il Bulbocodium Vernum che da poco ha cambiato nome e si chiama Bulbocodium Versicolor è un genere di pianta molto antica e rara a Campo Felice. E' genericamente definito "croco" il termine "kròke" fu dato da Teofrasto per indicare il filamento e i lunghi stimmi che simboleggiavano un legame d'amore.
Nella mitologia greca Kròkos era un giovane innamorato della ninfa Smilax: un amore destinato a finire perchè lui era mortale. Gli dei impietositi decisero di trasformare Smilax in Salsapariglia (Smilax aspera) e Kròkos in un bel fiore. In ricordo di tale amore impossibile il fiore rappresentò il "desiderio d'amore" e venne usato per adornare le tombe dei morti per amore. Anche nella civiltà minoica era un fiore sacro infatti a Cnosso e Festo compare come motivo ornamentale e per produrre una sostanza detta "crocina" usata come tintura.
Arrivando ai giorni nostri il croco è stato citato da tanti poeti tra cui G. Pascoli la cui prima strofa di questa poesia dice:

O pallido croco,
nel vaso d'argilla,
ch'è bello,e non l'ami,
coi petali lilla
tu chiudi gli stami
di fuoco....
Com'è facile calpestare un piccolo croco uccidendolo. L'Altopiano non deve essere calpestato va invece difeso.
Foto di E. Mariani

Natura da rispettare rifiuti di morte tra la neve che si scioglie: cartucce esplose.
Foto di E. Mariani

Natura da rispettare molti i rifiuti non biodegradabili: una sedia di plastica abbandonata nel sito del lago niveo.  Recuperata e gettata nella differenziata!
Foto di E. Mariani

Il lago niveo si sta lentamente formando. Foto di E. Mariani

Nella pseudocultura dominante non c’è comprensione per principi fondamentali come: equilibrio ecologico, sviluppo sostenibile, attività compatibili, sfruttamento durevole delle risorse… In un Paese confuso e destabilizzato, il rilancio dell’agricoltura la defiscalizzazione delle attività di tutela del patrimonio ambientale, la rivalutazione della cultura in ogni sua forma ed espressione (non solo ambientale) potrebbero essere delle valide soluzioni.
Abbiamo pubblicato appelli per l'altopiano di Campofelice ove sembra si stia consumando la solita logica della rapina della natura in nome del massimo guadagno per lo sfruttamento turistico. 
Forse la risposta a questi interrogativi è insita nel nuovo Manifesto per la costituente della cultura, già sottoscritto da numerosi intellettuali: “Noi, analfabeti seduti su un tesoro”. Noi italiani, “brava gente”, sapremo magari leggere e scrivere, ma soffriamo di un male peggiore, noto a livello internazionale come “analfabetismo funzionale” (functional illiteracy): non vediamo né custodiamo per il futuro i nostri beni più preziosi. Anzi, ci affanniamo piuttosto a svenderli e a distruggerli. Eppure è chiaro che continuare su questa strada significherà soltanto andare verso il declino.
Forse è giunto il momento di aprire gli occhi e rimboccarsi le maniche, per avviarsi sulla via della conoscenza e della salvaguardia di uno dei tesori di Lucoli: Campo Felice.

L'articolo 9 della Costituzione «promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Sono temi saldamente intrecciati tra loro.


venerdì 6 aprile 2012

GRAZIE LUCOLI! 5 APRILE 2012: UNA NOTTE ALL'INSEGNA DELLA SPIRITUALITA' PER RICORDARE

Le candele sotto gli alberi del Giardino della Memoria danzano nella notte
Nella notte la preghiera di tante persone: nessun volto, un solo cuore per non dimenticare
La lettura del libro di Dacia Maraini "Per Giulia" da parte della mamma di Giulia, Angela Carnevale
Il monumento con i nomi delle vittime del sisma del 2009 illuminato nella notte
Le immagini ducumentano, non rendendo giustizia, ciò che abbiamo vissuto nella notte tra il 5 ed il 6 aprile 2012: momenti di grande spiritualità e commozione, dove le celebrazioni per il triduo dellla Settimana Santa si sono fuse con la commemorazione del terzo anniversario del terremoto d'Abruzzo del 2009.
Veramente molti i convenuti nonostante la pioggia, che alle 22.00 miracolosamente è cessata ed ha consentito a tutti di vivere il Giardino della Memoria illuminato dalle candele poste sotto ad ogni albero; candele che hanno danzato per tutta la notte ricordando lo scopo per il quale questo luogo è nato: coltivare la memoria di chi ha perso la vita in quella tragica notte.
Ringraziamo Angela e Giulio Carnevale per essere intervenuti ed averci regalato le commoventi parole del libro  "Per Giulia" scritto dalla scrittrice Dacia Maraini.
Ringraziamo i tanti lucolani presenti: ci siamo sentiti tutti come una sola persona. Ringraziamo il Parroco per aver saputo commemorare con parole toccanti le due giovani vite prese ad esempio tra le tante: Elpidio Fiorenza e Giulia Carnevale.
Ringraziamo il Sindaco per essere intervenuto.
Ringraziamo i nostri soci che hanno lavorato, in condizioni non facili, per rendere possibile questi momenti che ci hanno dato un senso di vera umanità

martedì 3 aprile 2012

5 APRILE 2012 ALLE ORE 20.30 - AL GIARDINO DELLA MEMORIA PER RICORDARE LE VITTIME DEL TERREMOTO E QUELLA NOTTE DI APRILE DEL 2009


Nella notte tra il 5 ed il 6 aprile 2012 ricorderemo tutti coloro che persero la vita nel terremoto del 2009 illuminando con le luci delle candele il Giardino della Memoria.
Saranno accese delle fiammelle attorno agli alberi da frutto del Memoriale, messi a dimora in quel luogo per tenere vivo il ricordo della 309 vittime del terremoto.
Alle ore 20.30 il Parroco dell'Abbazia di San Giovanni Battista commemorerà con una piccola cerimonia le vittime del sisma presso il monumento con tutti i loro nomi. Insieme ripercorreremo con il ricordo e la preghiera l'itinerario di dolore di tante vite, consumato nel buio, in pochi sussulti, vite volate via in un brivido.
Gli alberi del Giardino, testimoni viventi del ricordo, illuminati dalle fiammelle, sembreranno prendere vita e comunicare con coloro che saranno intervenuti per non dimenticare.
Nella vicina Abbazia di San Giovanni Battista dalle ore 21.00 fino alle 24.00 si terrà una messa dedicata alle vittime del sisma ed una veglia di preghiera.


Su gentile concessione della famiglia di Giulia Carnevale, studentessa morta in quella terribile notte e della scrittrice Dacia Maraini che ha scritto l'opera teatrale "Per Giulia", pubblichiamo alcuni brani di questo testo commovente che ci fa rivivere, nel dialogo tra Giulia e la Mamma,  sentimenti di grande dolore per una vita al colmo delle speranze spezzata in pochi secondi.




Il nome di Giulia Carnevale, insieme a quello di tanti altri, ricordato sul monumento del Giardino della Memoria

"GIULIA:
Avrei voluto gridare, ma avevo la bocca piena di sabbia. La sabbia dolce di un mare lontano. La sabbia umida di una casa che si disfa.
Mi è andata tutta in gola, ma non ho sentito dolore, solo un momento di sorpresa: "Che succede mio Dio, che succede?". Ma era già tutto concluso e le mie ossa si sono arrese al peso di una casa che non era la mia. Una casa che noi studenti amavamo. Per le sue luci, i suoi ritmi asimmetrici, il suo odore di fritto e di libri.
Io comunque uscirò da qui, perchè l'aria mi aspetta. E mi aspettano le rose dell'Aquila. Mi aspettano le amiche. Ho delle bellissime storie da raccontare: mi aspetta mia madre dagli occhi malinconici. Mi aspetta mio padre che tiene ancora stretta al petto la mia scarpa di quel giorno.
MADRE:
Nell'ultimo anno studiava tanto, come se avesse paura di non fare in tempo a completare gli esami....Tra lezioni e laboratori faceva circa 40 ore la settimana. Noi cercammo di convincerla a non frequentare tutti quei corsi: "Lascia un esame da parte, lo frequenterai l'anno prossimo, tanto se ti laurei un anno dopo non è un problema. Fai le cose con più tranquillità. Ma non c'è stato verso di convincerla. Si era messa a studiare con impeto, come se avesse fretta....
GIULIA:
Mamma tu non sai com'è facile morire. Un soffio, un sussulto, un salto e sei già di là, pronta a farti trasportare dai venti come un seme di piume leggere.
MADRE:
Ricordo ancora l'ultima volta che mi ha salutata.....era così tenera, così tranquilla: "Ciao mamma, aspettami".
GIULIA:
Aspettami mamma. E dai un bacio a papà.....
*** 
GIULIA:
Sono morta una notte tiepida, all'inizio di aprile, precisamente il 6 aprile del 2009. Troppo presto per dimenticare il mondo, per dimenticare mia madre, per dimenticare il gelato di cioccolata, per dimenticare le amiche e mia sorella Laura, per dimenticare mio padre....

La mia voce vi raggiungerà un poco flebile forse. Sono sospesa, come le larve che se ne stanno attaccate a un ramo aspettando di mettere fuori le ali sgualcite e spiccare il volo. Sento che il vento mi fa dondolare. Ma non ho paura. Le paure le ho lasciate dentro la mia stanza di Via XX Settembre 79, proprio di fronte alla Casa dello Studente dell'Aquila. 
Del mio corpo fatto a pezzi non è rimasto che un anello e una scarpa. Mio padre mi ha riconosciuto da quella scarpa."

lunedì 2 aprile 2012

NELLA SETTIMANA SANTA: LA POESIA DI MICHELE PALUMBO "MARIA SUL CALVARIO"

1
Chi vuol saper chi sia
La Vergine Maria,
La miri sul Calvario
Nel colmo del dolor.
Mira con fermo ciglio
Languir sul tronco il figlio;
E' Sacerdote e vittima
Anche essa per amor.
2
Nella sua doglia atroce
Ascende sulla Croce;
E ferma come scolio
Sta della Croce a piè.
Contempla ed arde e gela,
Ma il suo martirio cela;
E del suo figlio un palpito
Ignoto a Lei non è.
3
Dovea patir da Madre,
Ma dell'eterno Padre
L'alto voler doveasi
Solo da Lei voler.
Forte però sostiene
Un mar di tante pene
E tra pietà e giustizia
Adempie il suo dover.
4
Da Dio che pena e nuore
Da Dio, nel suo dolore
Da Dio voleva un'anima
Che usasse a Lui pietà
Che s'Egli soffre e forte
Riceve la sua  morte;
Soffre Maria e debile
Un sol pensier non ha.
5
Anzi il suo figlio stesso
Di amore per eccesso
Svenato il Sacrificio
Avrebbe di sua man
Con la pupilla pura
Vedea, che la natura
Si rimetteva in ordine
Con quel soffrire arcan.
6
Sotto l'augusto legno
Diede il più vivo segno
Della virtù ineffabile
Che racchiudeva in sen
Di madre così forte
Stupì natura e morte:
Guardolla e fuggi Satana
Qual rapido balen.
7
Del Figlio nella pena
Mirò la rea catena
Dai piè dell'uomo sciogliersi
Per trarlo a libertà.
Onde nel sen costante
Martire e fida amante
Misto ebbe al duolo un gaudio
Che esprimer non si sa.
8
E pago il figlio eterno
Mirò nel sen materno
Un cor capace a reggere
A Tanto suo soffrir.
Così l'amore stesso
Ebbe in due cori impresso
Con un ardor scambievole
Patire e compatir.
9
Il verecondo assenso
Diè pur per duolo immenso
Quando lo diede all'Angelo
Pel Figlio Redentor.
Come accettò l'onore,
Così accettò il dolore;
Fu uguale a quello di Efrata
Del Golgota l'amor.
10
Tanto ci amò la Diva
Madre, che il figlio offriva;
Ma solo sul Calvario
Per figli ci accettò.
E con la Croce il fronte
Ci segnerà sul monte:
E nella solitudine
Al nostro ben pensò.
11
Perciò non può l'amore
Goder del suo bel core,
Chi rifiutando il calice
La croce sprezzerà.
L'alme trafitte e amanti,
Sol nel dolor costanti
Col suo Gesù se penano
Per care figlie avrà.
12
Eccomi, o Madre cara,
Nella mia doglia amara;
Come ho bevuto il calice,
La croce abbraccerò
Sotto il sacrato legno
Per farmi di te degno
Con saldo amore e fervido
Te amando morirò.
Mosè Bianchi, ''Crocifissione'' (1881)
Michele Palumbo, poeta di Lucoli, scrisse otto Canzoni, quella che abbiamo voluto pubblicare in occasione della Settimana Santa risponde alla domanda che si fece il poeta su chi fosse veramente Maria. Preliminarmente per sapere chi Ella sia, occorre guardarla sul Calvario "nel colmo del dolore". Maria è colei che "contempla ed arde e gela" e che sa nascondere il dolore che prova per il figlio in Croce. Qualcuno dei nostri lettori si chiederà che senso abbia ai giorni nostri rileggere un testo di pregnante carattere religioso (oltre al fatto di essere stato composto da un uomo colto di Lucoli che di per sè potrebbe essere un buon motivo). Tra i tanti ce n'è anche uno di ordine storico, i versi di Michele Palumbo acquistano speciale significato per il loro intento di mostrare non solo che Dio non è nè un rischio nè un credo superfluo ma sia "Egli", addirittura, la condizione necessaria dell'agire umano inteso nelle sue molteplici sfaccettature. I versi di Palumbo - che costituiscono l'essenza della sua vita - dimostrano che il sentire religioso è e deve essere un momento costitutivamente vitale dell'agire umano. Con queste parole Francesco Di Gregorio commentava, nel libro dal quale abbiamo tratto questo scritto poetico, i versi di Palumbo. Nel nostro piccolo lavoro di ricerca e di rivitalizzazione di quanto di prezioso abbia prodotto Lucoli, riproponiamo il testo "Michele Palumbo - Memorie Poetiche" a cura di Francesco Di Gregorio, edito nel 1969 da L.U. Japadre Editore - L'Aquila.

Il pronipote di Palumbo: Giulio Alfonso (n. l'1.9.1894 - m. il 25.8-1963) iniziò la ricerca degli scritti del suo avo (che nessuno della sua famiglia si era mai preoccupato di custodire) con l'intenzione di pubblicarli. Per ragioni di carattere economico dovette però desistere e non ci riuscì finche fu in vita. La Raccolta delle opere di Michele Palumbo fu pubblicata con l'aiuto e la passione di Francesco Di Gregorio nel 1969.

***

La Settimana Santa è la grande settimana. La settimana madre di tutte le altre. In questi giorni si moltiplicano gesti, parole, riti, simboli, quasi a sprecarsi rispetto alla nostra reale capacità di assumerli e interiorizzarne il senso profondo. Quest'anno coincide anche con il terzo anniversario del terremoto: nella notte tra il giovedì ed il venerdì Santo scatterà il ricordo delle fatidiche ore '3.32 del 2009.
L’itinerario spirituale e liturgico della Settimana Santa accompagna i credenti lungo i tornanti della passione, morte e risurrezione di Gesù, per vedere e riconoscere, in filigrana, le nostre personali e comunitarie passioni, morti e risurrezioni.
Abbiamo voluto rivolgerci con questa poesia piena di spiritualità a tutta la Comunità di Lucoli, costituita da credenti e non, riproponendo il pensiero di due suoi grandi concittadini: uno del passato, l'altro contemporaneo e che ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca letteraria ed al desiderio di costruire ed arricchire culturalmente la Comunità di Lucoli.
Ci è sembrato il miglior contributo, discreto ed equilibrato, per offrire degli stimoli ai cuori ed alle menti; stimoli che possano generare nuovi atteggiamenti di vita a partire da questo periodo dell'anno che, per i cristiani, ha un significato di rinascita.

domenica 1 aprile 2012

IL GIARDINO DELLA MEMORIA E LA MAGIA DELLA VITA


I fiori del pesco platycarpa

I fiori del susino angeleno

Erba rasata, piante concimate, fiori sempre nuovi e curati: questo è il lavoro dei nostri soci

I 309 nomi ed i fiori bianchi nel terreno
MAGIA DELLA VITA
In un campo ho veduto una ghianda: sembrava così morta, inutile.
E in primavera ho visto quella ghianda mettere radici e innalzarsi,
giovane quercia verso il sole.
Un miracolo, potresti dire:
eppure questo miracolo si produce mille migliaia di volte
nel sonno di ogni autunno e nella passione di ogni primavera.
Perchè non dovrebbe prodursi nel cuore dell'uomo?


K a h l i l   G I B R A N 

I sessantacinque alberi da frutto del Giardino della Memoria di Lucoli sono in piena vegetazione, in una stagione precoce, sembrano promettere con i loro fiori molti frutti. 
II memoriale di Lucoli, voluto dalla nostra Associazione per ricordare le vittime del terremoto d'Abruzzo del 2009, vuole costituire una memoria-reale (questa è l'etimologia della parola), la ripresentazione attraverso gli alberi di ciò che è commemorato, la presenza reale di ciò che è già storia passata e che qui in questo luogo si comunica in modo efficace, per chi sa ascoltare e capire.
Per noi volontari è un'emozione coltivare con amore gli alberi che abbiamo piantato nella primavera del 2010 volendo ricordare le 309 vittime del terremoto.
Questi alberi, oggi, sono i narratori della storia di tante altre storie umane: quelle dei ragazzi della casa dello studente, quelle delle famiglie intere distrutte, quelle delle comunità dei paesi ed anche di quelle delle vittime di Lucoli.
C'è qualcosa di incredibilmente folosofico, se non addirittura di  mistico nel dar vita e coltivare un giardino, soprattutto se è inteso come un bene comune donato alla Comunità. 
Prendersi cura di un giardino risveglia i sensi intorpiditi dalla vita di tutti i giorni, è un luogo di evasione, un angolo di "paradiso" dove risvegliare i ricordi di un "uomo" ideale, dove poter ammirare i colori e la bellezza di fiori e frutti, dove lasciarsi avvolgere da profumi dimenticati, quasi un luogo dove poter ricreare condizioni ottimali di vita.
E tutto questo con l'orgoglio di un piccolo gruppo di amici che hanno la consapevolezza di aver costruito da soli un luogo simbolico per tenere vivo un ricordo, un luogo che curano con i loro sacrifici e senza stancarsi, simbolo della bellezza della natura, che arricchisce il territorio e l'Abbazia di San Giovanni Battista.
Questo è il nostro dono, disinteressato ed umile per ricordare, ancora, trascorsi tre anni, quel 6 aprile del 2009.