mercoledì 27 giugno 2012

PER QUEL FILO SOLIDALE CHE UNISCE LUCOLI A SASSUOLO.....

Per quel filo che ci unisce.....

Abbiamo inviato alla Città di Sassuolo il frutto della nostra solidarietà raccolta tra i soci di NoiXLucoli Onlus.
Per tutti coloro che volessero contribuire all'aiuto per i Comuni terremotati attraverso la Città di Sassuolo indichiamo i riferimenti bancari:


UN CONTO CORRENTE PER LE ZONE TERREMOTATE
Aiutaci ad aiutare

Il codice IBAN è: IT27T0200867019000100984467
Intestato a: COMUNE DI SASSUOLO 
Specificare la causale: TERREMOTO 2012


Disegno realizzato Da Sollecchia Michela - Lucoli 2010

lunedì 25 giugno 2012

Valorizzazione della presenza di San Franco Eremita (n.1154 o1159) nel monastero di San Giovanni Battista di Lucoli (AQ)

Il giorno della festa del Santo patrono di Lucoli è stato inaugurato un manufatto artistico raffigurante San  Franco Eremita donato dalla nostra Associazione all'Abbazia di San Giovanni Battista.
La formella ceramica, realizzata da un maestro maiolicaro con tecniche antiche, è stata posta in opera su di un muro laterale dell'Abbazia di San Giovanni, presso l'entrata del Chiostro.
Il progetto avviato da NoiXLucoli Onlus nel novembre del 2011, in collaborazione con l'Arcidiocesi dell'Aquila, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per l'Abruzzo e con la Soprintendenza per i beni Storico Artistici ed Etnoantropologici per l'Abruzzo, era finalizzato a conservare la memoria del Santo proprio nell'Abbazia che lo aveva ospitato per venti anni e dove non esisteva ricordo visibile della sua permanenza.
Nella formella è raffigurato il Santo con l’Abbazia sulla sinistra, circondata da boschi ed illustra il miracolo della fonte sgorgata dalla roccia. Compaiono nel decoro piante, frutti con bacche selvatiche, delle quali si cibò vivendo nei boschi e fiori, in modo particolare le rose irrorate da angeli, di lussureggiante festosità, tutto ciò alimentato dal “dono” prezioso dell’acqua. Nella realizzazione dell’opera l’autore si è liberamente ispirato ad un affresco del 1945 realizzato dal pittore messicano Fernando Leal per la Cappella del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico. Tale ispirazione è stata suggerita in omaggio al culto Mariano che viene praticato da molti fedeli presso l'Abbazia.
NoiXLucoli Onlus, in stretto raccordo con il Parroco, si è occupata della progettazione del decoro artistico curando tutti i riferimenti storico agiografici, della realizzazione del manufatto ed altresì della richiesta di tutte le autorizzazioni necessarie per la sua posa in opera presso un bene storico-architettonico soggetto al vincolo delle Soprintendenze dell'Abruzzo
.
Il manufatto ceramico raffigurante San Franco l'Eremita
Il momento della benedizione e della scopertura della formella
La formella è stata collocata verso l'entrata del Chiostro ove alloggiavano i monaci
La storia di San Franco Eremita
San Franco nacque a Roio Piano (Aq) durante il pontificato di papa Adriano IV (1154-1159), da una famiglia di contadini benestanti.
Sotto la guida di un sacerdote del paese, Palmerio, fece i primi studi. Dopo aver fatto il pastorello entrò nel monastero benedettino di San Giovanni Battista di Lucoli, dove rimase per vent'anni. L’abate Lucolano l’accolse con religioso affetto e lo destinò alla prosecuzione degli studi. Infatti, lo studio e la pietà furono i primi e grandi ideali a cui consacrò tutta la forza della sua volontà, profondamente consapevole dell’alta missione di servire Dio. Erano tempi terribili per la Chiesa e per l’Italia. Erano i tempi di Federico Barbarossa. Alla morte dell'abate gli venne offerta la carica abbaziale, ma egli rifiutò per dedicarsi alla vita eremitica che lo avrebbe presto condotto alla santità. Egli aspirava alla contemplazione di Dio per mezzo della natura. Per questo, chiese ed ottenne dai suoi superiori il permesso di ritirarsi a vita eremitica in qualche zona dei monti d’Abruzzo. Il primo periodo lo passò nei boschi di Lucoli, cibandosi di miele selvatico, radici di erbe e frutti selvatici. Con l’intensificarsi dell’affluenza di pellegrini che lo visitavano lasciò quel primo rifugio e si stabilì prima in una grotta tra Pizzoli e Montereale e poi in una spelonca del monte Vasto. Da lì passò in una grotta solitaria ed inaccessibile alle falde del Gran Sasso. Qui rimase per quindici anni, fino alla fine della sua vita, vivendo in modo frugale ed in contemplazione, scendendo al vicino paese di Assergi soltanto per ricevere i sacramenti, forse nella chiesa di S. Maria in Silice. È qui che avvenne l'episodio narrato del bambino in fasce salvato dalla bocca di un lupo che lo aveva rapito e miracolosamente restituito alla madre per intercessione del Santo. Quando l'eremita, per la malferma salute, presentì prossima la sua fine, volle ricevere gli ultimi sacramenti, poi fu lasciato solo con le braccia incrociate. L'agiografia del Santo narra che la notte le campane di S. Maria in Silice suonarono da sole prima dell'ora consueta ed i galli del paese cantarono insolitamente. La popolazione si svegliò, immaginò, guardò in direzione della grotta e vide una luce: accorse e trovò l'eremita morto. Con grande venerazione le sue spoglie furono portate al paese e sepolte nella cripta della chiesa del Monastero benedettino di Assergi.
L'eremitismo è un fenomeno che riprese vigore nei secoli centrali el Medioevo, gli eremiti rappresentano una delle caratteristiche fondamentali di questo periodo.
Ciò che ha accomunato gli eremiti fu la ricerca spasmodica della povertà assoluta che costituisce l'aspetto più severo del vasto movimento pauperistico che dopo il Mille cominciò ad animare movimenti riformatori in ambienti popolari, soprattutto come contrasto ai vizi in cui sono caduti gli enti ecclesiastici in seguito al loro inserimento nell'economia curtense e nelle strutture sociali. Inizialmente solo nel monachesimo benedettino era prevista la pratica dell'ascetismo di singoli cenobiti al fine di raggiungere un elevato grado di perfezione spirituale ed individuale. Nei secoli XI e XII si provò così a realizzare una forma di vita ascetica severa, pur permanendo all'interno del cenobio. L'eremitismo solitario, e spesso indipendente da qualunque istituzione, desiderava soltanto l'esperienza mistica del colloquio con Dio e nient'altro. L'eremita voleva rimanere solo ed in costante contatto con Dio, solo nelle intemperie, solo nella fame, solonella lotta contro il demonio. Così ed in nessun altro modo poteva raggiungere la perfezione: tramite la sofferenza, tramite il martirio, quest'ultimo apice del lungo processo di perfezionamento spirituale che passa attraverso il cenobio e l'eremo. In quei tempi si produsse una completa differenziazione tra eremitismo e monachesimo. Il sostantivo eremus assunse una connotazione più precisa. La terra erma si opponeva alla terra culta o culturata: la prima era incolta, non lavorata, completamente abbandonata, addirittura inabitabile, solo successivamente il termine eremus venne utilizzato anche per i siti monastici. Gli eremiti vissuti nel XI e nel XII secolo scieglievano la vita contemplativa ma non escludevano le relazioni umane, venivano cercati e visitati dalla popolazione, infatti, appena si diffondevano le voci sui presunti o reali miracoli avvenuti per loro intercessione, inevitabilmente i pellegrini e popolani intraprendevano il tortuoso percorso per giungere alla loro presenza.
Nel segreto della propria natura l'Abruzzo custodisce quasi cento eremi, un patrimonio che caratterizza maggiormente la sua identità. Una testimonianza così imponente dell'esperienza religiosa eremitica appartiene, in Italia, soltanto all'Abruzzo. Assieme al Tibet, l'Abruzzo è una delle due zone geografiche con la più alta concentrazione al mondo di eremi, le cui origini, si perdono nella Preistoria. Tra gli eremi d'Abruzzo, quelli in cui visse San Franco sono tra i più impervi e difficili da raggiungere.

L'eremo di San Franco ad Assergi

Nel comune di Assergi, nella parte meridionale del monte Gran Sasso, si trova la cappellina dedicata a S. Franco. La cappellina, realizzata con pietra a vista, è stata edificata sopra due cabine nelle quali sgorga la Sorgente di S. Franco; essa presenta un ingresso ad arco e un sedile sulla parete destra. Sopra l'altare si trova una lapide in marmo bianco che ricorda il restauro operato nel 1945, mentre un pannello con 24 maioliche raffigura un miracolo del Santo. La leggenda vuole che S. Franco, percuotendo la roccia con il suo bastone, fece scaturire l'acqua alla quale si attribuiscono qualità taumaturgiche. Molti pellegrini, allora come oggi, si recavano a visitare questa sorgente bevendo e lavandosi con quest'acqua per ottenere la guarigione delle malattie della pelle. Proprio per sfuggire al pellegrinaggio di questi visitatori, il Santo si spostò ben presto recandosi prima a Peschioli e poi nella più impervia grotta sul Cefalone.

Assergi:  Eremo di San Franco. Foto tratta dai siti http://www.sanfranco.valleaterno.it/Storia/index.html e http://blog.abruzzoupndown.com;

L'eremo della Grotta di Peschioli

La grotta di Peschioli è forse quella più legata alla tradizione popolare, probabilmente per il fatto che è più raggiungibile di quella del Cefalone. L'accesso è difficoltoso, ma sappiamo che ciò era usuale e voluto negli habitat rupestri nei quali i passaggi erano attrezzati con strutture lignee mobili quali scale e passerelle. Anche se minimi, sono evidenti i lavori di adattamento che hanno reso più abitabile l'Eremo: due piccoli ripostigli nella parete destra, una soglia appena accennata, una parte di battente, un piccolo pianerottolo sottostante l'ingresso e scalpellature in vari punti, forse per eliminare sporgenze eccessive. Sul fondo, il pavimento presenta un piccolo incavo detto “guanciale di San Franco” ove, secondo la tradizione, il Santo poggiava il capo. Sempre secondo la tradizione usava il proprio ripostiglio per riporvi il breviario.

L'eremo di Pizzo Cefalone

In questo luogo, sotto la vetta del Cefalone (2.533 metri di altitudine), difficilmente accessibile d'estate e inaccessibile d'inverno per la presenza della neve, che San Franco trovò finalmente la pace, vi rimase finché non morì. 

Testo liberamente tratto da:
Audiovisivo didattico, San Franco, eremita del Gran Sasso (2002) realizzato dal Servizio per la ricerca, la documentazione e la produzione audiovisiva del Ministero per i Beni e delle Attività Culturali, formalmente concesso dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell'Abruzzo alla nostra Associazione;
Materiale del Convegno: "San Franco di Assergi: storia di eremitismo e santità alle pendici del Gran Sasso" - Assergi-L'Aquila - 2 giugno, 2012 
Sito Web Santi e Beatihttp://www.santiebeati.it/dettaglio/90280;
Sito Enciclopedia Cattolicahttp://it.cathopedia.org/wiki/San_Franco_da_Assergi
Sito Regione Abruzzohttp://www.regione.abruzzo.it/xcultura/index.asp?modello=eremoAQ&servizio=xList&stileDiv=monoLeft&template=intIndex&b=menuErem2851&tom=851
Sito Abruzzo Up n' Down: http://blog.abruzzoupndown.com;
Sito Itinerari del Gran Sassohttp://www.ilgransasso.com/itinerari.html
Altri siti:

giovedì 21 giugno 2012

L'Associazione iDEE delle donne del Credito Cooperativo sostiene la nostra campagna per il FAI: Un ‘click’ per salvare l’Abbazia di San Giovanni Battista


Riportiamo l'appello inviato dall'Associazione iDEE ai suoi soci:

"Un ‘click’ per salvare l’Abbazia di San Giovanni Battista

Cara Socia, caro Socio,

l’Associazione delle Donne del Credito Cooperativo iDEE diffonde, con grande piacere, la richiesta di NoiXLucoli Onlus.
Tra le tante finalità dell’Associazione del territorio di Lucoli, rientra quella per il recupero di uno dei beni più belli e spirituali del territorio: l’Abbazia di San Giovanni Battista che, dall’anno 1077 quando fu edificata nell’attuale conformazione, cerca di resistere ai tanti terremoti che l'hanno colpita (clic sul testo per conoscerne la sequenza negli anni). La popolazione locale si è sempre prodigata per la sua ricostruzione, ma dal 1917, data dell’ultimo drammatico sisma, molte cose sono cambiate: innanzitutto la situazione di spopolamento demografico, quello della religiosità nel suo complesso e, ovviamente, la crisi economica, che si spalma, inoltre, in un contesto, quello post sisma, di grave danneggiamento complessivo dei beni storico-architettonici della Città dell'Aquila e del cratere sismico.

Questa Associazione oltre ad occuparsi dell’ambiente esterno antistante l’Abbazia, concentra i suoi sforzi sul Giardino della Memoria del Sisma, progetto ecosostenibile coltivato con alberi appartenenti agli “antichi pomari” (quelli delle specie fruttifere in via di estinzione).
Non esistono, al momento, stanziamenti per il recupero di questo bene, situato a 14 km dall’Aquila.
La parte del Chiostro interna è stata gravemente danneggiata nel 2009: esternamente sono visibili le messe in sicurezza di legno.
Vi chiediamo gentilmente di VOTARLA sul sito del FAI entrando dal link che abbiamo posto all’inizio del testo. L’operazione vi richiederà pochi minuti.
Votate e fatela votare: due anni fa il luogo primo classificato tra i "luoghi del cuore", già in corso di restauro, ha ottenuto 35.000 voti; potete intuire quanto possa essere lunga la strada da percorrere!
L’Abbazia è un bene comune e di sempre rinnovata spiritualità, che i nostri avi ci hanno lasciato e che si dovrebbe conservare per i nostri figli.
Grazie a tutti di cuore.
iDEE Associazione delle Donne del Credito Cooperativo
Segreteria Generale
00178 ROMA Italy - Via Lucrezia Romana, 41 - 47
Tel +39.06.7207.5634 Fax +39.06.7207.4590
Cell +39.335.319827
e-mail : idee@iccrea.bcc.it http://www.idee.bcc.it/
"

RINGRAZIAMO L'ASSOCIAZIONE iDEE PER QUESTO SOSTEGNO OFFERTOCI 
L´associazione è finalizzata a promuovere e a valorizzare il contributo delle donne del Credito Cooperativo di tutta Italia attraverso lo scambio, tra gli associati, di valori, conoscenze ed informazioni di reciproco interesse e attraverso la realizzazione di momenti di incontro oltre che di interventi formativi. Fondata sulla partecipazione proattiva degli associati, è ispirata ai principi della responsabilità sociale. È collegata ad associazioni di stampo internazionale con finalità simili, è forte di 636 soci.


Le donne sono preziose. Ognuna di noi è capace con forza insospettabile di affrontare, combattere e vincere delle difficoltà apparentemente insormontabili. 
Nessuna di noi perde mai questo tesoro nascosto nonostante le avversità: siamo capaci di ricominciare da capo ripartendo dalle piccole cose.
Un grazie in più da una vostra socia.
Il Rappresentante Legale
Emanuela Mariani

lunedì 18 giugno 2012

GROTTE SANTO STEFANO, LA SUA PRO LOCO E NOIXLUCOLI ONLUS


La Pro-loco Santo Stefano è l'ideatrice della sagra che realizza da ben 12 anni e con questa iniziativa riesce a ben valorizzare i prodotti locali del suo territorio.
La fettuccina, pasta fatta a mano tipica del territorio laziale, realizzata con farina, uova e sale, è la protagonista degli stand gastronomici della sagra. Il piatto è accompagnato da diversi sughi della tradizione locale, e in sagra abbiamo assaggiato proprio il“Tris”, composto da fettuccine al ragù, fettuccine al cinghiale, e fettuccine con salsiccia e funghi. Incredibile ma vero: pasta servita con cottura perfetta nonostante la grande partecipazione. 
Oltre alle fettuccine in menù c'erano anche altri piatti locali: dagli arrosti ai fagioli con le cotiche, dalla trippa ai formaggi ovviamente il tutto condito con il buon olio extravergine d'oliva, accompagnato da vino locale. Intrattenimento, con musica dal vivo tre serate danzanti per gli amanti del ballo, il sabato per i più giovani discoteca sotto le stelle. Una bella festa popolare gradevole e allegra. 
Quest'anno alcuni soci di NoiXLucoli Onlus, visti i rapporti di amicizia che legano le nostre comunità, hanno partecipato alla sagra apprezzando l'organizzazione complessiva dell'evento, i cibi, e la piacevole compagnia. Riportiamo ai lucolani i saluti del Sindaco di Viterbo: Dott. Giulio Marini, del Presidente della Pro-loco Marco Lilli e di tutti i soci. 
In tre giornate di sagra sono stati serviti più di 3.000 coperti: i numerosissimi partecipanti, venuti da molte parti d'Italia per gustare i piatti e godersi la serata, sono stati intrattenuti da una musica allegra ed invitante alla danza. Il ricordo non poteva non andare all'indimenticabile serata durante la quale si svolse una gara di solidarietà per raccogliere fondi per il Comune terremotato di Lucoli e fu donata una autovettura per i servizi sociali agli anziani e tantissimi oggetti e strumenti per la scuola. Ancora una volta abbiamo goduto dell'immancabile ospitalità e generosità di tutto lo staff che ci ha accolto con caloroso affetto e che speriamo di poter contraccambiare al più presto.....
I partecipanti in fila per essere serviti

Tutti che ballano e volteggiano in allegria

La sede della Pro-loco: una fucina di lavoro per preparare 1.400 coperti nella sola serata di sabato 16 giugno

Il contrassegno del tavolo riservato ai nostri soci

Partecipanti alla sagra che aspettano di ballare

L'amaro di Lucoli portato in dono campeggia sul tavolo a fine serata. Ore 24, i soci sono stanchi ma felici per il grande risultato.
Nella foto il Presidente della Pro loco, Marco Lilli, il loro socio Brunetti e Fabrizio Soldati di NoiXLucoli Onlus


Da Lucoli abbiamo portato in dono l'amaro del Caseificio e siamo tornati con dell'ottimo olio di produzione locale.
Ringraziamo la Pro-loco di Santo Stefano per l'amicizia che ci dona e per la fantastica serata.

venerdì 15 giugno 2012

6° CENSIMENTO LUOGHI DEL CUORE FAI. VOTATE L'ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA


l'Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli ed il Giardino della Memoria - Foto aerea di Roberto Soldati

Partecipate al VI° Censimento dei Luoghi del Cuore, inviate la vostra segnalazione per l'Abbazia di San Giovanni Battista.


La nostra Associazione ha tra le sue finalità il recupero e la valorizzazione di questo importantissimo bene del territorio e fino alla scadenza dei termini, prevista per il 31 ottobre 2012, oltre a promuovere il voto on line, raccoglierà le firme per far classificare e salvare dal FAI l'Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli. Si possono trovare i moduli da firmare all'interno della Chiesa e sono anche scaricabili dal nostro sito. Vi preghiamo di consegnare ogni foglio completo delle firme richieste alla Parrocchia di San Giovanni Battista.

La 6ª edizione del censimento “I Luoghi del Cuore”, promosso dal FAI, quest'anno esce dai confini nazionali e si rivolge per la prima volta non solo agli italiani, ma a tutti coloro che nel mondo amano l’Italia. NoiXLucoli Onlus, approfittando di questa novità chiederà l'aiuto anche ai numerosi amici stranieri che hanno sostenuto il progetto del Giardino della Memoria e che leggono il nostro blog.
Dal 23 maggio al 31 ottobre 2012 i cittadini di ogni nazionalità potranno segnalare il proprio “luogo italiano del cuore”, quel luogo unico, a cui ci si sente legati, che si vuole proteggere e tutelare per sempre. Si tratta della prima campagna internazionale in 37 anni di storia del FAI, che chiede al mondo un gesto d’amore per il nostro Paese, un gesto di fiducia in noi italiani per riaffermare che l’Italia è la “culla della bellezza e della cultura occidentale”. E’ questo il senso dell’appello del Censimento 2012. 
Ancora di più quest’anno, quindi, sarà importante mobilitarsi per coinvolgere parenti, amici e conoscenti che condividano lo stesso amore per L'Abbazia di San Giovanni per raccogliere più segnalazioni possibili, anche valicando i confini nazionali: quante più persone si mobiliteranno spontaneamente per questo bene architettonico, infatti, tanto più il FAI potrà agire nel concreto per dare seguito alla segnalazione, sollecitando le Istituzioni locali e nazionali competenti affinché mettano a disposizione le forze necessarie per recuperarla dai danni del sisma del 2009, anche intervenendo direttamente, se possibile, per il  suo recupero.
Nel 2010, a seguito delle votazioni effettuate per il 5° censimento FAI, l'Abbazia si classificò al 214° posto su più di 12.000 siti censiti.
Il luogo primo classificato: l'Eremo dell'Abbazia di S. Maria di Pulsano in Puglia ha ricevuto 34.118 segnalazioni.

Vedute  aeree dell'Abbazia di San Giovanni Battista  - Foto di Roberto Soldati

mercoledì 13 giugno 2012

L'ULTIMO CONTE DI LUCOLI: IL SOTTOTENENTE URBANO BARBERINI COLONNA DI SCIARRA E IL CORPO DEL 51° STORMO CACCIA

DON URBANO BARBERINI COLONNA DI SCIARRA, 9° Principe di Carbognano ed ultimo Conte di Lucoli, nacque a Frascati il 5 gennaio 1913 e morì a soli 29 anni nei cieli di Malta: l'11 ottobre del 1942, mentre pilotava un caccia appartenente al mitico 51° Stormo.
Tra i suoi titoli nobiliari: 9° Duca di Bassanello, 7° Duca di Nerola, 8° Duca di Montelibretti, Conte di Palazzuolo, Conte di Pacentro, Conte degli stati di Cicoli, Lucoli, Rojo e Tornimparte, Barone e Signore di Rocca Santo Stefano, Rocca di San Giovanni, Sant’Eusanio, Fossa, Casentino, Bassano, Monticchio, Villa Sant’Angelo, Tusillo, Stiffe, Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio, fonte d’Avignone e della valle di Pagliano subaequo, Nobile Romano Coscritto, Nobile d’Ancona e Grande di Spagna di prima classe. 
Con la sua morte il ramo maschile della famiglia si estinse.
Don Urbano apparteneva al ramo di Palestrina della famiglia COLONNA che continuò nonostante la vendita del feudo ai Barberini (1630), poiché Urbano VIII trasferì a Carbognano il titolo principesco. Nel ramo troviamo alcuni personaggi storici molto noti: Francesco Colonna (m. 1636) che combatté a fianco di Alessandro Farnese nelle Fiandre; Giulio Cesare Colonna, principe di Carbognano, che sposò Cornelia Barberini, ultima discendente della famiglia. Da allora il ramo Palestrina si chiamò Barberini-Colonna di Sciarra, estinguendosi nella linea maschile proprio con Urbano Colonna, tenente pilota caduto in combattimento.
In molti sanno che la famiglia COLONNA è un'antica famiglia patrizia romana - tra le più antiche documentate dell'Urbe - fu una delle famiglie più potenti e influenti di Roma e d'Italia nel Medioevo, alla quale donò alcuni dei più illustri condottieri. Uno dei motti della famiglia è Mole sua stat (sta fermo sul suo peso, sta fermo sulla sua grandezza). Le sue origini vengono addirittura fatte tradizionalmente risalire alla Gens Iulia essendo essa un ramo della potente famiglia dei Teofilatti di Roma (o Conti di Tuscolo). Dopo la metà del XVI secolo alcuni feudi dei colonna (Zagarolo, Colonna) passarono ai Ludovisi, altri (Palestrina) ai Barberini. 

Stemma della famiglia Colonna Barberini
Urbano Colonna era sottotenente nel 51° STORMO CACCIA di stanza all'aeroporto di Ciampino. Lo Stormo era stato costituito il 10 ottobre 1939; come da disposizione ministeriale, di cui facevano parte il XX e il XXI Gruppo; il primo era proveniente dal 52° Stormo, il secondo era stato formato da poco tempo; il 51° era costituito da sei squadriglie: la 351^, 352^, 353^ (XX Gruppo) e la 354^, 355^, 356^ (XXI Gruppo); era armato con aerei tipo Fiat CR 32 e Fiat G 50. 
Gli aerei Macchi C. 202
All’inizio dell’anno 1940 lo Stormo era quasi completamente equipaggiato con aerei Fiat G 50. Questo aereo fu ideato nel 1935 dall’ing. Giuseppe Gabrielli, si presentava come un velivolo monoplano aerodinamicamente moderno, ma con caratteristiche di volo imperfette e dalle prestazioni solo leggermente superiori a quelle del CR.42. Dodici velivoli di preserie furono impiegati nelle ultime settimane della guerra di Spagna e nel giugno 1940 appena 95 esemplari risultavano in servizio. In guerra, il G.50 fu utilizzato sulla Manica, sul Mediterraneo e sul fronte nordafricano, dove fu impiegato anche come cacciabombardiere. Migliori furono i risultati conseguiti dall’aeronautica finlandese, che li utilizzò fino al 1944 contro l’Unione Sovietica.
Il 51° Stormo era posto alle dipendenze della III Zona aerea di Roma, nell’ambito territoriale della quale era di stanza; nei primi mesi dell’anno il 51° partecipò a grandi manovre aeree e in special modo a esercitazioni d’intercettazioni contro formazioni di bombardieri attaccanti Roma; quest’attività proseguì sino a poche settimane prima dell’inizio della guerra.
Lo Stormo entrò nel secondo conflitto mondiale con una forza di cinque squadriglie che avevano in dotazione 56 Fiat G 50, più una decina di aerei da collegamento (RO 41 e Nardi F 305).

Aereo RO 41
Aerei Nardi F 305
Il giorno stesso della dichiarazione della guerra il 51° iniziava l’attività bellica con continui voli di vigilanza sul cielo della Capitale, svolti a rotazione da una coppia di velivoli; questi voli diurni, in un primo tempo, furono ben presto effettuati anche nottetempo con una sezione di aerei (Fiat CR 42) distaccati sull’aeroporto di Guidonia.

Il distintivo del 51° Stormo
Perché il distintivo del Gatto nero adottato dal 51°?
Il distintivo era nato al termine di una delle molte esercitazioni compiute nell’immediato anteguerra, fra il 51° Stormo e altri reparti da caccia impegnati a contrastare gruppi da bombardamento dotati di S 79 che cercavano di volare nel cielo di Roma.
Erano i momenti in cui i bombardieri erano in auge, anche per i prestigiosi primati ottenuti in varie competizioni internazionali, e in particolar modo per la risonanza dei voli compiuti dai “Sorci Verdi”, che usavano aerei 5 79. 
Il distintivo dei "Sorci Verdi" dipinto su una aereo Savoia Marchetti
Mentre i CR 32 potevano far ben poco contro i veloci trimotori della Savoia Marchetti, a una delle esercitazioni partecipava anche la 351^ Squadriglia del 51° Stormo su Fiat G 50. Con il nuovo aereo i cacciatori riuscirono a scompaginare i bombardieri attaccanti, e al rientro del volo, qualcuno ebbe a dire che i “Sorci verdi” avevano trovato il gatto in grado di “sistemarli”. 
Il sottotenente Sant’Andrea del cinquantunesimo, non ci pensò due volte e disegnò sul suo G 50 un gatto nero nell’atto di artigliare tre topolini, naturalmente verdi. Il disegno incontrò l’approvazione incondizionata di tutti i piloti e specialisti dello Stormo.
Al ministero qualcuno invece arricciò il naso; il distintivo era un po’ troppo... offensivo per i famosi “manici”, per i superpiloti, gli assi degli S 79, e in particolare della squadriglia dei “Sorci verdi”, nella quale, fra l’altro, militavano diversi grossi nomi dell’aeronautica di quel tempo. Solo dopo alcuni tentennamenti il distintivo fu autorizzato, ma con topi di colore grigio. Poi, quando il 22 settembre 1940, il XX Gruppo alle cui dipendenze era la 35^ Squadriglia, partì con il 56° Stormo per il fronte della Manica, i piloti dello stesso finsero di ignorare la precedente disposizione, e ridipinsero i topolini in verde. Di tal colore rimasero definitivamente in tutti gli anni successivi e lo sono tuttora.
Questo distintivo è, forse, assieme a quello del cavallino inalberato dal 4° Stormo caccia, uno dei più noti fra i tanti dell’aeronautica militare italiana, e anche fra i più gloriosi.
Il Gruppo di cui faceva parte Urbano Colonna ricevette l’ordine di trasferirsi in Sicilia per partecipare alle operazioni aeree su Malta: l’ordine venne eseguito il 29 maggio 1942. Il 10 giugno successivo il reparto era già in volo di guerra; da quel giorno il gruppo cominciò a operare senza soste sull’isola nemica con missioni di caccia libera, ricognizione offensiva e scorta ai nostri bombardieri.
L'aereo MACCHI 202
Gli aerei Spitfire (in Italia chiamati "sputafuoco") furono i grandi vincitori delle battaglie aeree di Malta
Il primo combattimento si verificò il 2 giugno quando una ventina di Macchi 202 del CLV entravano in contatto con una formazione di Spitfire; il capitano Carlo Miani abbatteva il primo apparecchio inglese. Da quel momento i combattimenti si fecero sempre più serrati e difficili. Se il nuovo aereo in dotazione al CLV, il 202, aveva una velocità di tutto rispetto e una manovrabilità eccezionale, era purtroppo armato con due sole armi da 12,7 mm. Per contro lo Spitfire, dalle caratteristiche di volo più o meno della stessa classe di quelle del nostro caccia, era potentemente armato.
Tutti i piloti del CLV e del XX Gruppo combatterono con grande valore per molti mesi, anche quando, per assenza di aerei efficienti, si trovarono in netta inferiorità numerica. In quegli accaniti combattimenti i piloti del “Gatto Nero” riuscirono ad abbattere molti velivoli avversari, principalmente Spitfire. Molte le nostre vittime al 51° non erano rimasti in molti, ma di nuovo, ogni giorno, i suoi 202 volavano nel cielo di Malta. Nel mese di ottobre 1942 si ebbero durissimi combattimenti, resi sempre più difficili dalla superiorità numerica avversaria, e dalla maggior efficienza degli Spitfire. Ma il 51° non mollò e continuò a combattere sino agli inizi del mese di dicembre con grandissimo valore. In questo ultimo periodo operarono nell’isola inglese i piloti del XX Gruppo, mentre i superstiti del CLV, in data 10 novembre 1942, venivano trasferiti sulla base di El Aouina in Tunisia, per essere impiegati sul nuovo fronte del Mediterraneo. Il XX Gruppo era rischierato lo stesso giorno sull’aeroporto di Castelvetrano (Sicilia).
Il 51° Stormo caccia, in sei mesi di durissima ed eroica lotta, perdette quindici dei suoi piloti, forse i migliori: tra questi il sottotenente Urbano Barberini con lui si estinse il ramo maschile della sua famiglia nobiliare: lui fu l'ultimo Conte di Lucoli. Il mattino dell'11 ottobre si alzò in volo con il gruppo di 25 caccia MC 202 comandati dal Maggiore Callieri diretti a Malta col compito di assicurare la scorta avanzata e diretta ad alcuni bombardieri tedeschi, a poche miglia dall'isola furono intercettati ed attaccati da una ventina di Spitfire V, nel combattimento furono abbattuti 4 aerei inglesi. Il Macchi C 202 di Urbano Barberini fu gravemente colpito, ma il giovane pilota riuscì a lanciarsi con il paracadute ed a fare uso del battellino di salvataggio, purtroppo scomparve in mare.


Questo altro capitolo della nostra storia di guerra non lo tratteremo, a tanti anni di distanza queste notizie fanno ancora accapponare la pelle pensando ai nostri soldati che venivano mandati a morire senza mezzi, forti solo del loro coraggio, possiamo solo dire che ad un anno circa di distanza dal dislocamento su Malta, non rimanevano quasi più aeroplani; ancora meno erano i piloti rimasti di quello che era stato uno dei nostri più efficienti Stormi da caccia.
Dopo l'armistizio lo Stormo si ricostituì sull'Aeroporto di Lecce e nel dopoguerra si trasferì definitivamente sull' Aeroporto di Istrana a Treviso dove, attualmente, svolge una intensa attività per la difesa aerea del nostro territorio nazionale.

Abbiamo il rammarico di non essere riusciti a trovare un'immagine del sottotenente Urbano Colonna, abbiamo però scritto a molte possibili fonti e ci riserviamo di arricchire l'articolo in seguito.


ALCUNE IMMAGINI STORICHE DELLE BATTAGLIE NEI CIELI DI MALTA

Su gentile concessione di Alberto PARDUCCI, pittore ed incisore, appassionato di storia militare e collaboratore di molte riviste ad argomento militare, pubblichiamo due sue opere raffiguranti i piloti del 51°: Niclot Doglio e Tarantola.
Una falcidie, un tragico dramma che vedeva coinvolti uomini e mezzi. Ma il duro ciclo operativo, collegato alle sorti rovinose della guerra, non era ancora terminato; s’era aperto il fronte tunisino e, il CLV con soli 22 Macchi 202 (alcuni dei quali del XX Gruppo), al comando del Ten. Colonnello Remondino e del maggiore Fanali, decollava nel novembre 1942 dalla Sicilia e atterrava a El Aouina, una base senza nessuna infrastruttura, frequentemente bombardata dagli aerei anglo-americani. 
Il materiale riportato è tratto dal Capitolo XIX del volume “STORMI D’ITALIA, di Giulio Lazzati, ed. Mursia.
A proposito della storia del 51° Stormo Caccia, si vedano inoltre i seguenti volumi:
Giulio Lazzati - STORMI D’ITALIA, ed. Ugo Mursia, Milano 1977,
Giovanni Massimiello: FURIO NICLOT DOGLIO, un pilota indimenticabile – Edizioni Aerofan
Pier Paolo Paravicini- PILOTA DA CACCIA - Ed. Mursia, Milano 2007
Giovanni Massimello e Giorgio Apostolo – ITALIAN ACES OF WW 2 – Osprey Aircraft of Aces, Vol. No.34 – Osprey Aviation Publishing, UK, 2000
Si ringrazia l'Aeronautica Militare per il materiale concesso: http://www.aeronautica.difesa.it/Organizzazione/Reparti/Repartivolo/Pagine/51Stormo.aspx. http://www.aviation-report.com/dblog/articolo.asp?articolo=18
Si ringrazia il pittore Alberto Parducci: http://users.libero.it/aparducci/index.html
Tutte le informazioni araldiche sono tratte da: http://www.genmarenostrum.com/pagine-lettere/letterac/Colonna/colonna-palestrina.htm.


giovedì 7 giugno 2012

LA FORESTALE APRE UN'INCHIESTA PER IL TAGLIO ABUSIVO DI ALBERI IN UN BOSCO DI LUCOLI

CFS - Newsletter

"AMBIENTE

Oltre 100 alberi abbattuti senza autorizzazioni. Gli uomini del Comando Stazione di Lucoli indagano per danneggiamento del demanio dello Stato. Il personale del Comando Stazione Forestale di Lucoli (AQ) ha aperto un'inchiesta in seguito alla scoperta del taglio abusivo in una faggeta ricadente nel territorio montano comunale. Le indagini hanno permesso di accertare che decine di alberi ad alto fusto, rinvenuti nel corso di un'ampia ricognizione dell'area, erano stati tagliati senza la necessaria autorizzazione. Le piante occupavano un'estesa superficie in una zona sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico ambientale, ai confini con il Parco Naturale della Duchessa.
Gli accertamenti hanno portato al ritrovamento di oltre 100 alberi, ancora presenti sul letto di caduta. Il legname è stato recuperato e dato in disponibilità al comune di Lucoli, custode dei beni rinvenuti. 
Per il reato di danneggiamento ipotizzato contro ignoti, le indagini sono state estese oltre regione poiché l'area colpita dall'illecito si trova al confine tra Lazio e Abruzzo.
A cura dell'ufficio stampa dell'Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato".
Questo il testo del comunicato stampa pubblicato sui  media locali e sulla News Letter del Corpo Forestale dello Stato.
Ci auguriamo che i responsabili dell'illecito siano individuati e sanzionati secondo normativa.
Ci chiediamo come sia stato possibile abbattere i ben 100 esemplari di faggi dichiarati, operazione che ha dovuto necessariamente richiedere tempo e provocare molto rumore delle motoseghe in aree silenziose, senza poter preventivamente contenere, con un'attività di vigilanza puntuale sul territorio, un danno così elevato.
Attraverso il processo di fotosintesi ogni albero sottrae naturalmente CO2 dall’atmosfera, dove questa si accumula a causa di numerosi e svariati processi, tra cui il più rilevante è costituito dalla trasformazione e consumo di energia (specialmente di origine fossile: il petrolio) operato dall’uomo.
Questa cattura è positiva, dato che la CO2 viene sottratta all’atmosfera dove altrimenti -accumulandosi- si comporterebbe come una sorta di “coperta” aumentando l'effetto serra e riscaldando così il clima terrestre.
Un albero (essenza arborea di alto fusto) nel suo contesto naturale, ha un potenziale di assorbimento di CO2 compreso tra i 20 ed i 45 kgCO2/anno, in un range temporale compreso tra i 20 ed i 30 anni.



L'abbattimento di 100 esemplari, produrrà un mancato assorbimento di CO2 che potremmo indicare tra i 4.000/4.500kg/anno.
Sarebbe auspicabile che il Comune di Lucoli, che conosciamo come sensibile verso l'ambiente, perseguendo prassi virtuose di valorizzazione del territorio, si facesse sin da subito promotore della piantumazione di 100 nuovi esemplari in sostituzione degli alberi abbattuti, confidando nel sostegno del Corpo Forestale e dei suoi vivai che rappresentano da sempre una risorsa verde per l'Italia.

martedì 5 giugno 2012

PARLIAMO DELLE SPECIE VEGETALI RELITTE DI LUCOLI NEL GIORNO DELLA GIORNATA MONDIALE DELL'AMBIENTE


Il 5 giugno è la quarantesima Giornata Mondiale dell’Ambiente, o World Enviroment Day, per essere internazionali. E la green economy e lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile sono al centro del dibattito cosmopolita, che festeggia l’edizione 2012 della giornata dell’Ambiente con lo slogan ‘Economia verde: ne fai parte?’

Con la Giornata Mondiale dell’Ambiente si vuole ricordare che ognuno di noi può fare qualcosa per rendere l’economia più sostenibile e maggiormente amica dell’ambiente. In occasione di questa giornata, con lo scopo di sensibilizzare maggiormente i cittadini e le aziende a fare scelte eco, si è reso noto che: entro il 2050, 1,8 miliardi di persone vivranno in zone del mondo dove l’acqua scarseggerà; che ogni anno vengono cancellate 6 milioni di foreste primarie e 13 milioni di ettari di boschi; che cresce la popolazione mondiale e si stima che entro il 2050 si toccherà quota 9 miliardi di persone. Il pianeta Terra è in serio pericolo ed anche il meraviglioso territorio di Lucoli al quale teniamo tanto.

Sulla scia di tale celebrazione ci è venuta voglia di parlare dell'Ambiente di Lucoli e delle sue MAGNIFICHE SPECIE BOTANICHE e questa volta vogliamo parlare di quelle denominate "RELITTE".

Che cosa è una specie relitta? Per "relitto geografico" si intende generalmente un determinsto organismo che, nell'area dove vive attualmente, è rimasto come testimonianza di una situazione passata durante la quale era maggiormente diffuso. Esistono anche "relitti tassonomici", ossia organismi che hanno mantenuto attraverso il tempo caratteristiche morfologiche e biologiche di antica origine. Ad esempio l'albero di ginkgo (Ginkgo biloba) era ampiamente diffuso in Europa durante il mesozoico (oltre 65 milioni di anni fa) ed è rimasto praticamente immutato da allora conservando i caratteri arcaici dell’intero gruppo di piante estinte cui appartiene. Come unico rappresentante vivente di questo, esso può considersi un “fossile vivente” ad elevato isolamento tassonomico e filogenetico. Per capire come sia possibile trovare piante relitte in Italia occorre ripercorrere la storia della terra da 50 milioni di anni fa fino ad oggi. Durante il periodo terziario la deriva dei continenti aveva disposto le terre emerse in una posizione abbastanza simile all'attuale. Il Polo Sud però si trovava poco distante dal Sudafrica e l'Equatore decorreva lungo l'Europa meridionale. Il clima della regione corrispondente all'Italia era quindi tipicamente tropicale e la flora era caratterizzata da specie di clima caldo umido tra cui numerose Sequoie, Ficus, Magnolie, Eucalyptus, Bignonie, Gardenie ecc., giunte fino ai nostri giorni imprigionate nella roccia sotto forma di fossili. Durante tutto il terziario il Polo Nord continuò ad avvicinarsi all'Europa a causa di oscillazioni dell'asse terrestre e corrispondentemente il clima divenne via via più freddo. Fino alla fine del periodo terziario il clima della nostra zona rimase caldo, variando dal clima tropicale dell'eocene (50 milioni di anni fa) al clima temperato-caldo del pliocene (2 milioni di anni fa).
Una visualizzazione della glaciazione terrestre

Le glaciazioni
Dal Pliocene ad oggi, invece, il clima europeo fu sconvolto da una serie di raffreddamenti (glaciazioni) che portarono i ghiacci polari ad avanzare fino all'Europa centrale causando radicali trasformazioni nella copertura vegetale di quell’epoca. Gli eventi glaciali pleistocenici più importanti furono quattro: Günz (600-550.000 anni fa), Mindel (480-430.000 anni fa), Riss (240-180.000 anni fa) e Würm (120-70.000 anni fa) alternati da periodi di progressivo riscaldamento durante i quali il clima era più o meno simile all'attuale. Questi ultimi eventi climatici portarono mutamenti importantissimi nella flora europea ed italiana. Durante le glaciazioni infatti le piante tropicali dovettero arretrare verso Sud e scendere di quota verso il mare, spinte dalla progressiva avanzata dei ghiacci e dalle basse temperature. Alcune poterono sopravvivere in stazioni limitate e particolarmente protette, ma la maggior parte di esse scomparve totalmente dal bacino del Mediterraneo. Il risultato delle glaciazioni fu quindi il quasi totale annientamento della flora tropicale terziaria, l'impoverimento dell’antica flora europea, la formazione di nuove specie adattate ai climi freddi e l'arrivo di specie artiche sulle montagne.
Esaminando  la storia  vegetazionale della flora di Lucoli, dobbiamo tenere presente quella che era la vegetazione  nelle fasi interglaciali più miti, che vanno dai 450.000 (stadio isotopico)  anni indietro, alle ultime fasi glaciali, che risalgono approssimativamente al 1500 DC.
Tra i ghiacciai maggiori dell’arco alpino ed appenninico, presenti in quelle fasi storiche, vi erano quelli presenti nell’appennino centrale abruzzese, che comprendevano anche l’altopiano di Campo Felice, con i rilievi che lo contornano, la cui altezza supera spesso i 2000/ 2200 hlm.
Secondo una percentuale di calcolo approssimativa (poichè i fronti morenici presenti nella zona di Lucoli hanno una altezza di circa  20 m) nell’area vi erano ghiacciai alti tra i 150 m ed i 200 m
Durante le varie fasi di ricerca - le ultime risalgono al 2001-2004 (C.Giraudi), si cercò di ricostruire anche la storia vegetazionale  della zona, confrontandola sia con quella dell’intero Appennino, sia con quella di tutte le zone climatiche, d'Europa analogamente interessate. I risultati emersi dimostrano che in questa conca di circa 15 km2 sono ancora presenti faglie attive, carsismo diffuso, sedimenti lacustri, testimonianze glaciali uniche in tutta la fascia mediterranea e fasi lacustri ancora attive in continua evoluzione e degne di interesse scientifico.
Tutto questo riguarda sia la flora, sia la  fauna, che la microfauna (ultimamente in questa area è stata fatta una importante scoperta, è stato individuato un nuovo ceppo di Tubifex tubifex, un piccolo verme rosso attualmente in fase di studio da parte dell’Università la Sapienza). 
Tornando alla flora relittuale, partiamo di alcune specie che nei periodi interglaciali erano presenti nell’altopiano di Campo Felice e nelle zone limitrofe. Si è potuto risalire ad esse grazie ai pollini fossili esaminati a seguito di studi effettuati da parte dell’ENEA  nel 2004 e grazie alla grande competenza di Carlo Giraudi, che ci ha fornito la relazione della ricerca da lui condotta.
Le specie vegetali di cui si ha la certezza dell'esistenza sono:
  • Raggruppamenti arborei costituiti da Abies, Alnus, Ulmus, Corylus, Fagus e Picea. Di varie specie con una fase evolutiva che va dai querceti misti al faggio, abete ed abete rosso.Questa dinamica, corrisponde per grandi linee alle fasi evolutive interglaciali europee.
  • Nella fase progressiva si prospetta una diffusione di raggruppamenti arborei con predominanza di pino, presenza importante di ginepro, peccio, ephedra fragilis.
  • E’ nota la presenza di molte altre erbacee, con predominanza di artemisiae, cichorioideae, graminacee, asteracee, chenopodium e thalictrum.

Dalla fine delle grandi glaciazioni ed in base alle ultime predominanze, possiamo provare ad indicare l’evoluzione vegetativa di alcune specie. 
L'altipiano era ricoperto fino a circa 500 anni or sono da un lago, con varie fasi di minimo e massimo livello di acque, ed era anche costituito da una torbiera discontinua che forma attualmente il cotico erboso di molta parte di Campo Felice, alternata a zone alluvionali dovute ai flussi d'acqua dei fiumi dei ghiacciai, ai sedimenti morenici ed in alcune zone ai componenti detritici dovuti ad erosione meccanica gravitazionale, o fluvio glaciale. Risulta presente anche una componente più modesta costituita da sedimenti eolici, vulcanici che provengono dalle eruzioni dei vulcani laziali quali quello di Vico e di Albano.
Queste caratteristiche morfologiche, costituiscono, nello stesso contesto, ad esempio delle zone aride popolate in prevalenza da graminacee
Sesleria uliginosa
Invece, in piena torbiera, (identificabile in gran parte con l'area vicina al cantiere della Galleria di Serralunga) e corrispondente alle zone depresse, è diffusa con una buona percentuale la Sesleria uliginosa, una poaceae  molto interessante di cui si trovano alcune colonie  verso il centro nord  ed estremo nord est d’Italia. Questa specie è strettamente legata agli habitat paludosi o al massimo - come nel nostro caso semi paludosi. E’ prevedibile che,  continuando a svilupparsi un sistema di “deumidificazione”, questa specie restringerà il proprio habitat fino ad una sua possibile scomparsa, fenomeno che del resto si sta verificando in tutta la fascia atlantica.
Artemisia atrata
I simboli delle specie da elencare come relittuali sono senz’altro due, a rappresentanza di tutte: l'Artemisia atrata e la Sedum nevadense. Due specie di eccellenza. L’Artemisia atrata è stata  segnalata sull’altopiano di Campo Felice in forma di colonia estesa, su circa 12 ha ed è costituita da un numero di individui calcolato approssimativamente in  400/600 unità.
Si ritiene che questa specie, sia sopravvissuta per migliaia di anni come “residuo glaciale”.  In quei periodi era di gran lunga più diffusa e prosperosa su tutto il territorio limitrofo dell’altopiano e  probabilmente anche nelle valli adiacenti. Alla Sedum nevadense è toccata probabilmente la stessa sorte.
Questa specie, estremamente delicata ed instabile, è assai vulnerabile al sovraccarico animale dovuto al pascolo intensivo, agli eventi atmosferici ed a qualsiasi altro fattore,  che potrebbe disturbarne l’esistenza. Tuttavia si potrebbe conservare la sua presenza ancora per molti anni,  a patto che il suo habitat resti  integro. Questa è la specie a più alto rischio di estinzione a breve; specialmente a causa dei molti interventi antropici a vari livelli.
Moltissime altre sono le specie delle quali si dovrebbe parlare ma siamo costretti, visto il nostro formato editoriale da BLOG, a sintetizzare.
L’altopiano di Campo Felice andrebbe studiato con più attenzione  a livello geologico, vegetazionale e storico,  per le infinite ed uniche peculiarità che ancora conserva.
A nostro avviso quest'area,  dovrebbe essere proposta e salvaguardata come "Percorso tematico del patrimonio mondiale dell'UNESCO" e messa a disposizione della comunità scientifica, delle scuole e dei visitatori interessati, sviluppando un turismo competente e sostenibile.
Ringraziamo Rossano Soldati per il contributo tematico offertoci con questo testo.