venerdì 31 agosto 2012

RICORDI DI LUCOLI ALTO

RIPORTIAMO UN BELLISSIMO ARTICOLO SCRITTO PER L'"ANSE" (Periodico dell'Associazione Nazionale Seniores Enel - anno XII - n. 2/2012) da DOMENICO TRESCA.

"I ricordi a volte dormono a lungo, ingannano la nostra memoria, poi un evento, una notizia, un incontro o anche la carezza di una persona amata, ci riportano al passato.
Veduta della Frazione di Lucoli Alto
Una frase di Euripide mi è rimasta impressa: "Non c'è dolore più grande della perdita della terra natìa". Questa frase mi è ritornata in mente quando ho letto di una iniziativa di un giornale on line della mia città che chiedeva ai propri lettori di scrivere un racconto su un fatto di guerra vissuto. In quel momento ho pensato alla mia fanciullezza nel mio paese di origine, Lucoli Alto, a 20 km da l'Aquila, ancora oggi ricco di stupendi paesaggi immersi in una bellissima natura.
Come un album di fotografie che la memoria cerca di cancellare, il ricordo di centinaia di bombardieri che sorvolavano il mio paese oscurando il cielo ed i bambini corsi fuori casa tutti eccitati. In quel momento la voce di mio padre: "vanno ad uccidere" spegneva il nostro entusiasmo. Così era mio padre, pronto ad aiutare i ricercati, condannava la guerra anche quando era fatta dagli alleati. Quel giorno nel bombardamento del quartiere di San Lorenzo a Roma è morto un nostro parente.
Ho rivissuto l'irruzione dei tedeschi nella mia casa. I miei genitori avevano sfamato un fuggiasco, qualcuno in paese aveva parlato, qualcuno doveva pagare. Così era fatto mio padre, per lui un fuggiasco era innanzitutto un uomo affamato, qualunque fosse la sua divisa. Così sono diventato un eroe involontario. I soldati entrano in casa cercando mio padre, ma trovano me accanto a mio nonno e mia nonna terrorizzati, un bambino che urla e batte i pugni sulle gambe degli intrusi. Un ufficiale decide che non si è arruolato per fare del male ad un bambino e rinuncia alla perquisizione; mio padre, rifugiatosi sul tetto è salvo mentre altri due paesani ricercati vengono passati per le armi: rivivo ancora il mesto corteo che al calar del sole accompagnava il rientro delle loro salme. Il giorno dopo quell'ufficiale ha nuovi problemi, nuove persone ed una guerra che stanno perdendo, e si dimentica di mio padre, oppure decide di dimenticarsene. Non so chi fosse quel militare, ma a lui o ai suoi figli voglio dire grazie per essere stato un uomo prima che una macchina da guerra. La guerra non porta bei ricordi.
Ma i posti della mia infanzia sono ancora lì per essere goduti da tutti. Prima dello spaventoso sisma del 6 aprile 2009 mi recavo spesso a Lucoli Alto, adagiato ai piedi di una montagna alla cui sommità si erge dal medioevo la Chiesa di San Michele, distrutta dal terremoto del 1915 e ricostruita ed oggi nuovamente danneggiata dal recente sisma. Nella Chiesa, oltre alla statua del santo, vi è un affresco del 1300 rappresentante una Madonna col Bambino.
La parte più alta del paese, vista dalla strada statale che conduce agli impianti di sci di Campo Felice, appare come un grappolo di case appeso alla montagna: è una immagine particolare, da non perdere. Lungo il percorso che da l'Aquila conduce a Lucoli Alto, il gioiello della comunità: la Chiesa dedicata a San Giovanni Battista facente parte del complesso della omonima Abbazia benedettina.
Veduta dell'Abbazia di San Giovanni Battista - foto di Roberto Soldati
La Chiesa costruita nel 1077 e fortemente danneggiata dal terremoto del 1703 e da eventi successivi, è stata più volte restaurata. L'ultimo restauro, terminato nel 1994, ha consentito il recupero di importanti affreschi - alcuni attribuiti ad Andrea De Litio (1420-1495) - che rendono l'idea dell'antico splendore.
Affresco raffigurante San Lorenzo attribuito al De Litio
Affresco raffigurante San Giorgio attribuito al De Litio, oggi celato da una messa in sicurezza del pilastro ove è posto
Al di sopra della porta d'ingresso è posizionato un prezioso organo, costruito nel 1569 da Giovanni Farina da Guardiagrele, per il cui restauro si stanno impegnando le Istituzioni ed una Associazione del territorio. Nelle adiacenze della struttura conventuale l'Associazione di volontariato "NoiXLucoli" ha realizzato e ne cura la manutenzione, "il Giardino della Memoria delle vittime del sisma del 2009", luogo di raccoglimento, di ricordo di speranza.
Due pezzi importantissimi dell'Abbazia di San Giovanni sono stati esposti per diversi mesi a Castel Sant'Angelo in Roma nell'ambito della mostra "S.O.S. Arte dell'Abruzzo - una mostra per non dimenticare".
Croce processionale appartenente al tesoro dell'Abbazia
Particolare dello scettro appartenente al tesoro dell'Abbazia
Una visita al complesso di San Giovanni Battista è di particolare interesse per gli amanti dell'arte e della natura e particolarmente produttiva per la vicinanza a l'Aquila, per il turista che si reca a vedere il centro storico della "moderna Pompei d'Italia".

I due lucolani fucilati dai tedeschi furono: Ugo Ammanniti e Benedetto Di Carlo, vennero catturati e uccisi  all'altezza di Pratolonaro, avevano con loro attrezzi da lavoro ma furono creduti ugualmente dei fuggiaschi. I loro corpi furono riesumati negli anni '60.
  
Notizie sull'autore dell'articolo Domenico Tresca: classe 1939. Fanciullezza vissuta a Lucoli Alto. Trasferitosi a L'Aquila per frequentare le scuole superiori vi è rimasto sino al 1992, salvo un breve periodo( circa 18 mesi) vissuto ad Avezzano. A L'Aquila ha lavorato in ENEL prima nell'Area Commerciale e successivamente in qualità di Capo Ufficio Personale per la Regione Abruzzo. Ha concluso l'attività lavorativa quale Responsabile Gestione del Personale e delle Relazioni Industriali di ENEL Telecomunicazioni.  Dal mese di Luglio del 2009, a seguito dell'evento sismico che ha colpito la nostra zona, vive a Milano. Attività Sociale: E' stato Presidente, per la Regione Abruzzo, dell'ANSE ( Associazione Nazionale Seniores ENEL) per due mandati e tutt'ora fa parte del Comitato di Redazione del Periodico di detta Associazione.

giovedì 30 agosto 2012

1 E 2 SETTEMBRE PRE-APERTURA DELLA CACCIA: E' CONFERMATA NONOSTANTE LE RICHIESTE DI MORATORIA






“E’ stato possibile inserire la preapertura della caccia alla tortora e al merlo (il 1° e il 2 settembre) nel calendario venatorio solo dopo il parere favorevole dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e pertanto ogni specie è garantita e salvaguardata da tale Istituto”. Questa la risposta dell’assessore alle Politiche agricole e Caccia Mauro Febbo alle dichiarazioni del delegato della Lega italiana per la protezione degli uccelli (Lipu).
IL WWF AVEVA CHIESTO DI: Annullare la pre-apertura della caccia dell' 1 e 2 settembre.
COMUNICATO STAMPA DEL 25 AGOSTO 2012 SICCITA', INCENDI E FAUNA: WWF CHIEDE ALLA REGIONE ABRUZZO DI ANNULLARE LA PRE-APERTURA DELLA CACCIA DELL'1 E 2 SETTEMBRE.
Siccità, incendi e fauna. Il WWF: fermare la preapertura della caccia in Abruzzo. Situazione difficile per gli animali per la scarsità di acqua, l'associazione scrive alla Regione.
Dall'ISPRA un chiaro parere scientifico sulla necessità di non aggravare con l'attività venatoria la già difficile condizione della fauna.
La gravissima siccità di questi mesi e i numerosi incendi stanno mettendo a dura prova la fauna selvatica. Lo certifica un parere dell' Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione dell'Ambiente, massimo organo scientifico statale del settore in Italia. Per questo Il WWF ha inviato stamattina una nota urgente alla Regione Abruzzo affinché annulli la cosiddetta preapertura alla caccia programmata per il prossimo 1 e 2 settembre, anche in considerazione delle nuove previsioni meteo che indicano un innalzamento delle temperature la prossima settimana. L'associazione ha anche chiesto di interrompere l'addestramento dei cani, pratica che è stata avviata in Abruzzo il primo agosto, nonostante il parere negativo dell'ISPRA su questo punto del calendario venatorio approvato dalla Giunta Regionale.
Il WWF ha allegato alla richiesta alla Regione la recentissima nota dell'ISPRA, inviata all'eurodeputatoZanoni che aveva richiesto un parere sugli effetti sulla fauna della siccità in corso e l'impatto dell'attività venatoria in tali particolari condizioni.
Ebbene, l'ISPRA ha chiarito che la fauna selvatica è fortemente stressata per le condizioni ambientali di questo periodo. Per questo l'istituto ritiene opportuno sospendere le preaperture, l'addestramento cani e, se dovessero perdurare queste condizioni ambientali avverse, modificare anche il resto delle regole della stagione venatoria contenute nei calendari venatori (la lettera dell'ISPRA viene allegata al Comunicato).
Dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo “Il nostro appello alla Regione è basato sul buon senso oltre che su un approccio scientifico rigoroso. Chi può immaginare di continuare a mandare come se nulla fosse migliaia di cacciatori a sparare alla fauna su un territorio danneggiato da siccità e incendi e con gli animali stremati da mesi di mancanza di piogge e dal fuoco? Il calendario venatorio varato dalla Regione Abruzzo contiene già numerose criticità che sarebbero censurabili in una stagione normale, poiché si consente un prelievo e una pressione del tutto insostenibile sulla preziosa fauna selvatica della nostra regione. In condizioni di grave crisi ambientale, certificata addirittura dallo stesso Assessore Febbo che ha richiesto lo stato di calamità naturale, però, tale situazione diviene completamente ed evidentemente inaccettabile Riteniamo, quindi, che l'assessore Febbo non possa far finta di nulla sugli effetti di tale situazione sulla fauna, visto che è competente sul calendario venatorio. Ricordiamo, infatti, che l'assessorato non è posto alla tutela degli interessi dei cacciatori ma alla conservazione per tutti i cittadini della fauna selvatica per la quale è possibile il prelievo venatorio. Dopo le numerose censure che la Regione Abruzzo ha ricevuto nei mesi scorsi da TAR e Corte Costituzionale sulla materia venatoria appare evidente la necessità di un cambio di rotta che purtroppo non sta avvenendo. Per questo il WWF sta lavorando in questi giorni per l'apertura di una vertenza caccia in Abruzzo a tutti i livelli, da quello amministrativo giudiziario a quello comunitario”.

martedì 28 agosto 2012

LO SFREGIO SUL LOGO IN CERAMICA DEL GIARDINO DELLA MEMORIA

Nei possibili giorni del 24  (notte) e 25 agosto 2012 la formella con il logo del Giardino è stata danneggiata. Realizzata in gres porcellanato è resistente agli urti ed al gelo: è occorsa molta "buona volontà" per romperla con l'aiuto di un corpo contundente.


Da G. Verga, Un processo, in Tutte le novelle, 1887.
‹‹- Conoscete da molto tempo l'imputato? (chiese il giudice alla testimone, una prostituta soprannominata Malerba)
  - Sissignore. Questo qui me l'ha fatto lui, tre anni sono -.
  E indicò fieramente uno sfregio che le segnava la guancia, dall'orecchio sinistro al labbro superiore.
- E non ve ne querelaste?
  - No. Era segno che mi voleva bene.››
 ...
‹‹ Quando mi vedeva insieme al doganiere del molo, che era un bell'uomo, mi diceva: "Vedi questo temperino arrotato, che io tengo in tasca apposta? con questo ti taglierò la faccia, e dopo m'ammazzo io". E mi tagliò davvero. Io gli dissi: «A che serve? Ora che m'avete sfregiata nessuno mi vorrà, e non sarete più geloso».
***
La nostra Associazione lascerà la formella ceramica con il logo del Giardino della Memoria, ideato dall'artista Valter di Carlo, nello stato in cui è stata danneggiata. 
Ora che è stata "sfregiata" forse non ci sarà altro da distruggere e chi si è preso tanta cura nel compiere tale atto "non sarà più geloso".

giovedì 23 agosto 2012

L'ATTIVITA' PASTORALE A LUCOLI DAI DOCUMENTI DI ANTONIO E MARIO LICO

«Pane d'affranco», è la dicitura con la quale si intendeva il corrispettivo in denaro consegnato ai lavoratori in cambio del pane, il bene utilizzato come pagamento corrente.
Questo è il titolo del volume del professor Antonio Porto che la Camera di Commercio dell'Aquila ha realizzato in occasione della quarantasettesima edizione della "Rassegna degli ovini di Campo Imperatore" (2006). Ci è piaciuto riprenderne degli spunti che illustrano la vita del territorio in quegli anni e l'attività di una delle famiglie di Lucoli, quella del massaro Lico.
L'autore del libro, nel corso di un incontro casuale con il Sig. Mario Lico, scoprì che suo padre Angelomaria Lico aveva svolto la professione di massaro presso l'impresa armentizia del Sig. Giovanni Barone di Torre Bianca duca di Iesi (vendette i suoi terreni nelle Marche e si stabilì a Foggia) ed aveva lasciato una valigia piena di documenti manoscritti. I manoscritti riguardavano schede contabili utilizzate per registrare gli atti di gestione dell'azienda pastorale dal 1921 al 1968. Mario Lico, insieme al fratello Antonio furono intervistati nel 2003, il primo era della classe 1923, aveva smesso di fare il pastore nel 1950, iniziando questo lavoro all'età di nove anni; come studi, la sola seconda elementare, prendeva 30 Lire al mese. I ragazzini al seguito della transumanza si chiamavano 'MPISCINI, portavano l'acqua e tanto altro: "quatrà piglia quello, quatrà piglia quell'atru, quatrà lava le secchie...". 
Angelomaria Lico, nato nel 1893, massaro e compilatore delle schede, aveva frequentato solo la terza elementare, ha utilizzato il linguaggio dialettale e in questi scritti ha evidenziato anche un certo intuito amministrativo. A Lucoli c'erano cinque o sei masserie: Barone, Leone, Paoluccio di Troia, Giovanni gliu Poce, poi c'erano quelli che andavano a Roma: Turlana e D'Antonio.
Il libro al quale si fa riferimento è molto interessante sia per desumere i costi ed i ricavi derivanti dalla gestione di un gregge, attività economica che a Lucoli ha riguardato un cinquantennio e che si rivela anche utile per conoscere il contesto storico-economico dei tempi. Le annotazioni contabili di Angelomaria cessarono nel 1968 quando si ammalò e morì, gli eredi della famiglia Barone colpiti dall'attaccamento del loro massaro gli assegnarono finchè fu in vita e poi a sua moglie ed ai figli una rendita vitalizia di 50.000 Lire.
Quando si parla di gregge di pecore o di ovini, normalmente ci si riferisce ad animali ben individuati attraverso la lettura della contabilità redatta dal massaro ci si rende conto che dietro questa generalizzazione si nasconde una complessa varietà di specie. La transumanza armentizia era un'attività economica a Lucoli: il proprietario delocalizzava l'azienda (in questo caso da Foggia e viceversa) il fine era quello di abbattere i costi di gestione del gregge e di non far scendere la produzione dei prodotti caseari, nell'arco della stagione, mantenendo così uno standard di profitto.

Dalla fine dell'800, data in cui entrò in vigore la legge sul Tavoliere (26.2.1865) iniziò una forte diminuzione della consistenza delle greggi ed un fenomeno, che è ancora in atto, la transumanza dalla puglia all'Abruzzo. Il percorso che veniva fatto dalle greggi partiva da Torre bianca (Foggia) e giungeva, attraverso la dorsale montana interna, da Lucoli a Roccaraso passando per Celano, Scanno, Pettorano sul Gizio e Pescasseroli.

Stazzi a Lucoli: Morretano, Puzzillo, Valle Leona, Curti, Tericcio, Ciufolone, Campitello, Settacque
Le greggi sono tuttora portate al pascolo sulle montagne di Lucoli nella stagione estiva, provengono prevalentemente dal Lazio e dalla Puglia, oggi si sono aggiunte anche mandrie bovine ed equine. Ciò significa che il nostro territorio ha nei pascoli una risorsa appetibile per gli allevatori: i pascoli rappresentano un enorme valore economico ed ambientale e ciò nonostante la scarsa cura che gli Enti locali hanno dato a questa risorsa.   La qualità dei pascoli dovrebbe essere salvaguardata e tutelata con una politica di risanamento e di riorganizzazione, capace di stimolare la ripresa di un allevamento che produca carni sane e certificate dal marchio IGP, affinché si possa produrre ricchezza per la comunità locale. Potrebbe sembrare anacronistico che oggi, con le problematiche economiche che stiamo vivendo, tanto distanti dal mondo della pastorizia, questa attività possa essere riconsiderata non solo per salvaguardare la storia delle origini, ma soprattutto per indicare un modello di sviluppo sostenibile. La storia della transumanza a Lucoli potrebbe essere utilizzata anche in chiave di marketing, per valorizzare il territorio. 

Nei fogli contabili riportati si evince che le operazioni di gestione non sono annotate sotto l'aspetto ricavi o costi ed è per questo che non si riesce a desumere quali siano stati gli utili o le perdite del periodo in questione: il rendimento di una pecora risulta pari al suo valore di mercato, dalla quantità degli armenti si può ricavare in via approssimativa il reddito derivante dalla gestione.
La composizione del gregge dell'impresa Barone. Campo Felice immagine di uno stazzo contemporaneo (2012)

Da analisi fatte si desume che il margine di profitto di un'impresa pastorale fosse dell'8% in periodi di crisi e del 21% durante le fasi di sviluppo (J.A.Marino, l'economia pastorale nel Regno di Napoli, a cura di L. Piccioni, Napoli 1992). Gli introiti derivavano da tre fonti: lana (48%), animali-carne-pelli (33%), formaggio (20%) le spese invece, riguardavano quattro voci: salari (20%), pascoli e tasse (45%), provvigioni e investimenti (20%), spese varie (15%). Dal punto di vista del valore patrimoniale del gregge si registra un culmine di floridezza dell'impresa nel 1925-1929, la variazione più vistosa durante la seconda guerra mondiale: gli anni più duri risultano quelli dal 1944 al 1945. Per avere un'idea del valore economico dei capi di bestiame che componevano il gregge nell'intervallo 1921-1968 si riportano alcune cifre. Asino nel 1940 400 Lire e 3.220 nel 1947; Cavallo  da sella 230.000 Lire nel 1965; Mulo 25.000 Lire nel 1960; Capra 90 Lire nel 1930 e 6.000 Lire nel  1953; Vellato 1.000 Lire nel 1942 e 40.000 Lire nel 1958. La pecora generalmente non veniva venduta, solo quando era vecchia e malata, costituiva l'investimento dal quale l'azienda traeva reddito, un valore è del 1950 Lire 6.000 a capo.

I pastori svolgevano un mestiere impegnativo, senza limiti di orario, soprattutto nel periodo della transumanza, quello del pascolo montano e  nell'epoca del parto delle pecore. La loro dieta doveva essere capace di fornire alimenti in grado di fornire energia, vitalità e un po' di euforia per combattere la fatica e lo stress. Il massaro annotava le spese per i pastori e quando i lavori diventavano stressanti la dieta si arricchiva con il vino. I ruoli delle maestranze andavanoin ordine gerarchico dal massaro (gestore dell'azienda) al casiere (chi lavorava il latte trasformandolo in formaggio), ai butteri (coloro che conducevano cavalli e muli), agli scapoli (pastori non coniugati), ai montonari (curavano i montoni), ai caprari ed ai semplici ragazzi impiegati come tuttofare. L'azienda ha avuto tra il 1921 ed il 1968 generalmente quindici dipendenti, il numero è sceso dal 1955 fino ad arrivare ai dieci nei primi anni 2000. I pastori con un alto livello di fidelizzazione erano originari del Comune di Lucoli: da ciò si desume il ruolo svolto dal Lico che vi risiedeva. Il salario dei pastori era costituito da pane, sale ed olio: dal 1921 al 1944 la quota di sale è stata pari a 1,500 kg, quella di olio a lt 1,000. I dipendenti oltre alle retribuzioni beneficiavano di altri emolumenti e premi che, probabilmente, erano corrisposti al di fuori di quelli previsti dal contratto, legati a situazioni occasionali o a prestazioni periodiche. Tra questi citiamo la "mazzetta del tratturo" che nel priodo della transumanza ammontava per il massaro a 160 Lire, per il casiere a 100 Lire per il pastore a 50 Lire per il ragazzo a 30 Lire. C'era la "sboglia" che consisteva nella pulizia della parte superiore della pecora prima della tosatura, la retribuzione era di 10 Lire a capo. C'era il "ripasso della mungitura", una seconda mungitura serale, che ammontava a Lire 1.500 a pastore (nel 1958). Per le nascite degli agnelli veniva erogata la "figlianna" una remunerazione in natura consistente in vino. 
Tratto dal libro di Antonio Porto "Pane d'Affranco - La transumanza come politica di gestione di un'impresa armentizia: analisi contabile, socio-economica e territoriale 1921-1968" edito dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricolutura - l'Aquila.

martedì 14 agosto 2012

LA FRAZIONE DI COLLE DI LUCOLI COLPITA DA GRAVI LUTTI ED IL RISPETTO DELLA COMUNITA'

La comunità del Colle è stata colpita da molti e diversi lutti, concentrati in pochi giorni, molte le persone anziane, anche se ieri è stata salutata per l'ultima volta una donna e madre ancora nel pieno degli anni, che ha perso la sua battaglia con una lunga malattia, senza rinunciare mai, però, alla gioia di vivere.
In una società che tende al cinismo come la nostra contemporanea, che allo stesso tempo è nemica della vita e rimuove la morte, queste tragedie familiari fanno scattare impreviste spinte di partecipazione emotiva.  I lutti,  ci rendono consapevoli di qualcosa di misterioso che ci unisce tutti e che si chiama natura umana.
È questa natura che ci permette di soffrire per le persone che soffrono, è questa stessa natura che ci rende felici quando possiamo alleviare la sofferenza altrui. L'uomo è un essere che si realizza pienamente nella relazione, la stessa che volevamo facilitare con la nostra cena di una "notte di mezza estate". L'anoressica povertà relazionale del nostro mondo ipertecnologico viene così scossa dalla nudità, dalla fragilità, a cui, seppur inconfessabilmente, sentiamo di far parte. È la consapevolezza della fragilità ciò che permette di costruire relazioni veramente umane e società veramente civili.
Il nostro piccolo mondo associativo partecipa a questo dolore diffuso della Gente del Colle e, per questo motivo, nonostante il lavoro di mesi svolto per realizzare l'evento programmato e gli acquisti già fatti per la cena comunitaria del 16 agosto p.v., abbiamo deciso di sospendere la festa in segno di rispetto verso i defunti e le loro famiglie.
A tutti, da queste pagine, esprimiamo il nostro cordoglio.

l'evento è sospeso a data da destinarsi

venerdì 10 agosto 2012

NOTTE DI SAN LORENZO E NON LA SOLA....... PER OSSERVARE LE STELLE: 14 AGOSTO SERATA G' ASTRONOMICA

«Stella, mia bella stella, desidero che...». 
Oggi è San Lorenzo e come tradizione e/o scienza vuole il cielo piangerà. 

Le stelle cadenti sarebbero le lacrime di San Lorenzo martire ucciso arso vivo il 10 agosto 258 (dicono leggenda e tradizione). In realtà sono le particelle di polvere della cometa Swift-Tuttle che entrando nell'atmosfera s'incendiano e si trasformano in meteore (spiegano gli astronomi). Con un picco di cento scie luminose all'ora che quest'anno, a dire il vero, arriverà con due giorni di ritardo, soltanto nella notte a cavallo tra domenica e lunedì. E sarà uno spettacolo godibilissimo: la luna sarà calante e sorgerà dopo mezzanotte regalandoci un palcoscenico particolarmente adatto all'osservazione. 
La nostra Associazione riproporrà solo quattro giorni dopo questa notte: il 14 agosto p.v., una serata per l'osservazione delle stelle guardando il cielo di Campofelice.
L'appuntamento è previsto per le ore 20.00 presso la rivendita del Caseificio Campofelice la serata astronomica avrà inizio con il video didattico "Il Cosmo in 3D" che Roberto Soldati ha realizzato per l'Istituto di Fisica Nucleare di Frascati e per l'Università della Sapienza in collaborazione con i laboratori del Gran Sasso: il filmato ha vinto il primo premio nell'edizione 2008 di "Science on stage".
L'evento prevederà, nubi permettendo, l'osservazione di pianeti, costellazioni e stelle, il tutto affiancato da una serie di splendide immagini cosmiche in 3D. 
L'astrofilo Saverio Tiberi, del Gruppo dell'Aquila, sarà il conduttore della serata. Come ciliegina sulla torta, alle ore 22 e 43 passerà, luminosissima sulle nostre teste la Stazione Spaziale, evento da non perdere. 
Riusciremo anche a vedere qualche stella cadente ritardataria: gli astronomi assicurano che se i fattori cielo-buio, cielo-sereno e posizione dell'osservatore saranno adeguati si potranno vedere molte stelle cadenti in un'ora.

mercoledì 8 agosto 2012

VADO LUCOLI: 12 AGOSTO 2012 MOSTRA MERCATO ARTIGIANALE DI MEZZ'AGOSTO


L'artigianato come prodotto di cultura, come testimonianza di un modo di essere, di lavorare e di "fare" oggetti legati a determinate localizzazioni geografiche e a precise tradizioni storiche è anche questo lo spirito della "mostra mercato artigianale di mezz'agosto" a Vado Lucoli.
In Abruzzo vi è sempre stata grande ricchezza e varietà di forme artigianali: dalla ceramica di tradizione teramana (Castelli) e aquilana (San Bernardino) ai lavori in pietra, legno, metalli, dalla tessitura, ai gioielli. Una ricchezza che ha portato talvolta all'indifferenza verso un patrimonio artistico che appare troppo abbondante e disponibile. Da questo disinteresse sono state comunque immuni alcune categorie: gli umili, in primo luogo, i contadini, i pastori, la gente di paese non ancora completamente dominata dal consumismo e dalla plastica che dell'artigianato sono sempre stati fruitori trovandovi gli oggetti d'uso necessari alla vita quotidiana; le persone colte, che hanno visto nell'artigianato la testimonianza e la continuità delle tradizioni di costume. Cultura, civiltà e arte; i turisti, infine, che nell'oggetto di artigianato non hanno mai cessato di materializzare ricordi, emozioni, atmosfere. L'artigianato di una regione o di un paese,  oltre che fatto culturale e artistico, costituisce una importante componente del turismo, un richiamo che si unisce alla bellezza della natura, ai patrimoni artistici, e culturali, ai fattori climatici e ambientali per attirare verso l'una o l'altra località. 
L'Associazione Amici di San Michele, fondata nel 2003 grazie all'amore di un gruppo di "vadolucolani" (nativi e non) verso la chiesa di San Michele Arcangelo, che domina la piccola Frazione di Lucoli, ha già organizzato cinque edizioni del mercatino dell'artigianato (Mercato Artigianale di Metà Agosto) sospendendole dal 2009 anno del sisma.
L'iniziativa era volta a valorizzare la Frazione di Vado Lucoli, richiamando quasi come per una festa, gli abitanti delle altre sedici frazioni, i villeggianti ed anche persone dalla vicina Città dell'Aquila. Ad oggi, trascorsi tre anni dal terremoto, ecco la nuova edizione del 2012 che sarà ricca della presenza di molti artigiani che hanno voluto accettare la sfida commerciale di metà agosto.
Non possiamo che essere contenti di questa iniziativa che oltre a richiamare presenze a Lucoli facilita l'incontro della Comunità locale e mantiene in vita quel filo sottile che ci lega agli antichi mestieri della Regione e del territorio.
Saranno diversi gli artigiani ceramisti nel mercatino.
Nella foto un frammento del Paliotto della Chiesa di San Michele di Vado Lucoli che testimonia la tradizione ceramica di Castelli (TE) ora custodito al Museo di Celano.

domenica 5 agosto 2012

L'ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DI LUCOLI LUOGO DEL CUORE FAI

A tre mesi dal lancio, la sesta edizione del censimento 'I Luoghi del Cuore', promosso dal Fai, Fondo ambiente italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo ha già ricevuto oltre 70.000 segnalazioni. 
C’è tempo fino al 31 ottobre 2012 per partecipare al censimento, che mette in palio la possibilità di restaurare un bene storico-artistico italiano, scelto attraverso il voto dei cittadini che quest'anno per la prima volta è aperto a tutti i cittadini del mondo.
A guidare la classifica provvisoria dei luoghi più votati: il Faro della Guardia dell’Isola di Ponza (Lt), edificato nel 1886 su una rocca a strapiombo sul mare, per il quale sono già state raccolte quasi 6.600 segnalazioni. Questa costruzione versa in stato di abbandono e ha bisogno di urgenti restauri. Segue la Cattolica di Stilo (Rc), con più di 4.400 voti: chiesa bizantina edificata tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, oggi in attesa di interventi di messa in sicurezza e valorizzazione. C'è poi: l’oratorio della Madonna della Senigola a Pescarolo ed Uniti (CR), con oltre 2.700 firme: Villa Ponam a Rieti, villa tardo-barocca costruita tra il 1706 e il 1714 per la famiglia Ponam con 2.200 segnalazioni; la Ferrovia del Drinc e la miniera di Colonna a Cogne (Ao), con 1.550 voti; la Chiesa di San Giovanni Battista a Bassano del Grappa (Vi), risalente al 1308 e votata da più di 1.500 persone. 
L'Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli ha ottenuto, al momento 500 segnalazioni, stiamo lavorando per raccogliere altre firme che presenteremo alla scadenza dei termini.
Ricordiamo a tutti i nostri lettori di firmare on line accedendo dal link posto nello spazio in alto a destra.

venerdì 3 agosto 2012

Meraviglie della natura a Lucoli

Come attirare farfalle nel proprio giardino?
Piantando fiori appetibili per esse come lavanda, centaurea e margherite varie. Se il terreno è umido arrivano ancora più numerose e danzano sui fiori.


Un esemplare di Papillo Machaon

Al mattino ci si siede vicino ai fiori e si fa colazione osservando centinaia di farfalle ed insetti vari come bombi, calabroni, vespe e api che non hanno nessuna intenzione di pungere, vogliono solo mangiare e godere di quanto la natura offre loro. Si nutrono di nettare, vanno e vengono freneticamente. Si possono si fotografare e si determinano anche i nomi. Sicuramente è un mondo affascinante da scoprire. 
Anche l'edera nella fioritura attira moltissimi insetti interessanti da vedere.
Quest'anno poi a Lucoli la varietà ed il numero di farfalle presenti è maggiore rispetto al solito. Attenzione quindi a non lasciarsi sfuggire l'occasione per immortalarle in immagini uniche.
Nella foto un "Macaone" che con i suoi quasi 8 cm di apertura alare massima non è difficile da vedere a Lucoli dall'inizio della primavera (periodo in cui le crisalidi sfarfallano), fino ad autunno inoltrato.

Crisalide di Papillo Machaon

Bombo

giovedì 2 agosto 2012

SURNAMES IN LUCOLI IN 1753

Tratto da www.italyworldclub.com
Our mission is to provide information on Italian regions, provinces, communes, on the history of places, points of interest and natural parks and accommodation in Italy, images, events and songs, as well as help with Italian genealogy research.

I COGNOMI DELLE FAMIGLIE DI LUCOLI NEL 1753
The "catasti" are among the most important resources for the study of the social and economic history of Southern Italy, as well as family genealogy back into the 1700's.
Until mid-18th century the ancient catasti were evaluations of the possessions of the citizens and the revenue of their activities, to establish the amount of taxes due and this kind of fiscal levy was called "battaglione". However, it was possible for the Universitates (the municipalities) to pay taxes with a simpler method, called "gabella" which was basically a tax on consumer goods. For this reason only a minority of municipalities, until 1740, chose to pay taxes with the "battaglione" method, and for many places there are no ancient catasti.
However all this changed with a Law by Charles II Bourbon of 4 October 1740, ordering the catasto system for the whole kingdom. In the following two years 1741 and 1742 the Regia Camera della Sommaria gave out instructions on how to make these catasti, and on 28 September 1742 the final ordnance was to deliver the catasto fiscal census within four months. Over ten years later many "universitates" had not accomplished the job, so the king sent his Commissioners in May 1753 to close the works where the municipalities had not been able to do the catasto by themselves.
The result was a kind of census of all the population of Southern Italy with all their ages, profession and property, including houses and lands with extension and boundaries, big animals (horses, cows, oxen, donkeys, sheep, goats), debits, rents, credits. A kind of Domesday book, that each universitas (municipality) had to make out in two copies, one to be kept at the universitas for further updates, the other to be sent to Naples to the regia Camera della Sommaria, the central tax authority of the Kingdom.
Since then, many of the copies that were held locally have been destroyed or delivered to province archives. The copies that were sent to Naples are now kept in a special section containing thousands and thousands of books, most of them still not studied.
In the lists here supplied, however incomplete and certainly not without mistakes, of the onciari books existing in Naples, the places are listed alphabetically divided by Province and are followed by the official date when the book was finished. The books can be requested for study in the Archive of Naples, and the archive has a photographic section that can release microfilms or prints from microfilms of whole books.
For a thorough family and demographic study a very good knowledge of handwritten Italian and acquaintance with land use regulations, measures, names of places of the mid 18th century is advisable
The list of different surnames is based on the index of the "capo fuochi", including widows, single ladies and priests, in the catasto onciario of 1753. Source: the original manuscript in the Archivio of l'Aquila.
171 different surnames are recorded, in 409 fuochi (families) for an estimated population of about 2000 inhabitants.
There may be transcription mistakes, since the index is a manuscript. Details on any single family, with individuals, relation and age are available in the original manuscript. For professional help in obtaining genealogical data, visit the genealogy section of www.italyworldclub.com

Nel 1753 erano registrate 409 famiglie e la popolazione di Lucoli era di 2.000 abitanti. Segue l'elenco dei cognomi registrati.

Abbruscia * Alessandrini * Ammacca 2 * Ammannito 4 * Baldassarro * Baldi 2 * Bellini * Benedetto * Bernabeo * Bianchini 5 * Bianco 3 * Bruno * Brusco * Bulmini * Bulmino * Cacervo * Calcagni 3 * Canciulla * Cappelli * Carissimo * Carrozzi 3 * Cassetti 5 * Castellano * Centofanti 5 * Cerella * Chiappino 5 * Chiarelli 2 * Cialente 4 * Cianfrini 3 * Cianfrino * Ciavatta 2 * Ciccano 2 * Ciotti 4 * Cipriani 2 * Cipriano 2 * Cirella * Ciufilitto 5 * Colacchia 5 * Colafarina * Colafiglio 9 * Colaiuda 2 * Colangelo 3 * Conti * Conti * Cordeschi 4 * Cosella 2 * Cozza * Croce 5 * Cruciani * Cruciano 2 * Curti 2 * D'Angelosanto * D'Anibale * D'Orazio 2 * De Marchi * De Santis * Del Bianco * Del Fante * Del Signore 2 * Del Soldato * Di Battista * Di Carlo * Di Dioniso * Di Fabio 5 * Di Felice 2 * Di Giamberardino 2 * Di Giandomenico * Di Girolamo * Di Giuseppe * Di Gregorio 3 * Di Marco * Di Marzio * Di Massimo * Di Pasquale * di Persio * Di Pietro 2 * Faggia 5 * Fante 3 * Fattapposta * Fiaschetta 3 * Figliolo * Fiorenza * Fiori Pasqualetta * Flati * Franchetta * Francischino * Francischitto 2 * Fratecola * Fulgenzio * Gabriele 3 * Galle * Giannone 2 * Giardino 2 * Giulianetti * Grugnale * Iannini 4 * Iapadre 10 * Infoca 3 * Lepre * Lico * Ludovicis * Lupacchino * Magagnino * Mancino * Mandi * Mariani seu Ferro * Marinanza * Marinanzi 3 * Marinardi 6 * Marinella * Marola 2 * Marotta 7 * Marrelli 6 * Martinella 2 * Masciocchi 11 * Mazza 2 * Micarelli 3 * Michitti 3 * Michitto * Miocco 2 * Montagna 3 * Morelli 2 * Mosca 6 * Moscone * Mucciola * Nardi * Palummo 5 * Paolucci 2 * Pasqualetta * Peretti 12 * Perticoni * Pesce * Petricone 7 * Petriconi 6 * Pierromurro * Pietrogiacomo * Pietrogiacomo * Pirro * Properzio 6 * Pupatti * Ranieri 8 * Ratini 3 * Ratino 3 * Ricci 2 * Ricciardi * Rincotto * Rosone * Rossi 2 * Ruberti 3 * Savotta 2 * Sciasciara 2 * Seneca 2 * Senica * Sollecchia 11 * Sponta 8 * Taddeo * Taggia * Tartaglia * Tempesta 5 * Tocci * Tornaglia 2 * Trapasso 2 * Tribuzio * Ulpiani 2 * Ulpiano 3 * Valente 6 * Vannicelli 5 * Vanozzi * Vecchi * Vespasiano * Visconti.

IL CATASTO ONCIARIO

Prima della redazione del catasto onciario, le università (comuni) del Regno di Napoli adottavano due metodi di esazione fiscale: esse, come si diceva, vivevano a gabella oppure a battaglione. Con il sistema delle gabelle il prelievo fiscale consisteva esclusivamente in dazi che gravavano sui consumi. Con il sistema a battaglione, invece, veniva fatto l'apprezzo dei beni stabili di proprietà dei cittadini e dei redditi derivanti dalle loro attività, che, una volta detratti i pesi, vale a dire gli oneri finanziari ai quali erano assoggettati (censi, interessi, ecc.) erano sottoposti a prelievo fiscale.

Il CATASTO ONCIARIO fu ordinato da Carlo III di Borbone con dispaccio del 4 ottobre 1740 e regolato da una serie di disposizioni emanate dalla Regia Camera della Sommaria tra il 1741 ed il 1742. L'esigenza di razionalizzare il prelievo fiscale attraverso la redazione di un catasto si inscrive nella nuova temperie culturale dell'età dei lumi ed è avvertita un po' dovunque: basti pensare al catasto teresiano della Lombardia ed a quello leopoldino della Toscana, coevi all'onciario napoletano.
I lavori preparatori del catasto incontrarono le resistenze dei maggiorenti locali, che furono più forti nelle università abituate a vivere a gabella, dove i proprietari erano più restii a fare le rivele dei propri beni.

L'ultima prammatica sui catasti del 28 settembre 1742 ordinava che i catasti fossero approntati entro quattro mesi. Più di dieci anni dopo, tuttavia, la redazione del catasto in molti comuni non era stata ancora completata. Il re, pertanto, nel maggio del 1753, emanò una nuova prammatica che prevedeva l'invio di commissari nelle università inadempienti per portare a termine i lavori: ciò spiega perché la maggior parte dei catasti onciari sia stata redatta tra il 1753 ed il 1754. Ciò nonostane, non dovunque si arrivò al completamento del catasto: alla fine il sovrano fu costretto a cedere e ad accettare il principio che i comuni potessero scegliere a loro arbitrio se vivere a gabella oppure se fare il catasto.
La denominazione di questo catasto deriva da oncia, che era una moneta di conto, non reale, in base alla quale si calcolavano i redditi e le relative imposte.
Nel 1749 Carlo III fece coniare una nuova moneta denominata oncia napoletana, del valore di sei ducati, che, tuttavia, ebbe scarsa diffusione, in quanto si continuarono ad usare il ducato ed i suoi sottomultipli: il carlino, che era la decima parte di un ducato, la grana, che era la centesima parte, ed il cavallo, che era la millesima parte.
1 ONCIA Napoletana = 6 Ducati
1 DUCATO = 10 CARLINI
1DUCATO = 100 GRANE
1 DUCATO = 1000 CAVALLI
c’è da distinguere che :
Oncia per reddito imponibile equivaleva a 3 Carlini
Oncia per redditi animali equivaleva a 6 Carlini.
In questo libro del 1753 si rilevava che:
i capo fuochi venivano tassati per (il loro lavoro) Industria pari a 12 once così tutti i componenti del nucleo familiare se maschi da 18 anni in su = 12 once e da 14 a 18 anni per metà tassa d’industria pari a 6 once.
Non pagavano tasse sull’industria (di fatto sul lavoro) i maschi " DECREPITI " oltre i 75 anni.
Le imposte previste dall'onciario erano di tre tipi:
il testatico, che gravava sui capifamiglia, ad eccezione di coloro che avevano compiuto i sessant'anni, ed era uguale per tutti (in genere ammontava ad un ducato per fuoco);( quì 12 once )
l'imposta sui redditi da lavoro - sull'industria - che gravava sui soli maschi a partire dall'età di quattordici anni (dai quattordici ai diciott'anni si pagava la metà), che era calcolata in base al reddito presuntivo previsto per i vari mestieri e non in base al reddito reale;
l'imposta sui beni, che gravava sugli immobili (case, terreni, mulini, frantoi, ecc.) sul bestiame e sui capitali dati in prestito ad interesse.
I proprietari sono divisi per categorie: i cittadini, le vedove e le vergini in capillis (vale a dire le nubili che non avevano preso i voti religiosi), i forastieri abitanti, i forastieri non abitanti bonatenenti (coloro che possedevano beni nel comune senza risiedervi), gli ecclesiastici secolari tanto cittadini che forestieri, le chiese e i luoghi pii, sia locali che forestieri.
Nell'ambito di ogni categoria i contribuenti sono elencati in ordine alfabetico per nome e non per cognome.
Il catasto fornisce dettagliate informazioni sui beni dei contribuenti: delle abitazioni è descritta la tipologia, l'ubicazione, spesso anche la grandezza ("casa palaziata", "comprensorio di case di vani ... soprani e sottani"); dei terreni sono indicati i confini, l'estensione e la natura delle colture; vi è quindi la descrizione degli eventuali capi di bestiame.
All'elenco dei beni segue quello dei pesi, costituiti, in genere, dal pagamento di censi e canoni agli enti ecclesiastici e al feudatario e da interessi su capitali presi in prestito. Il catasto fornisce altresì dettagliate informazioni sui nuclei familiari, indicando, per ciascuno di essi, il numero dei componenti, la loro età, l'attività svolta ed il rapporto di parentela con il capofamiglia.
Dal testatico e dall'imposta sul lavoro erano, esonerati coloro che vivevano more nobilium, cioè di rendita, o che esercitavano professioni liberali.
Il catasto si conclude con la collettiva delle once, vale a dire con l'elenco dei contribuenti, divisi per categoria, e delle rispettive rendite.