mercoledì 31 ottobre 2012

PIANTE SACRE E MAGICHE IN ABRUZZO: CORONE DI TASSO PER I DEFUNTI.

Ringraziamo il Professor Aurelio Manzi per averci concesso di pubblicare questo testo tratto dal suo libro "Piante sacre e magiche in Abruzzo" - Collana Scienza ed Ambiente Rocco Carabba Editrice -2003.
Le Montagne, alte, impervie, invalicabili sono gli elementi geografici che maggiormente caratterizzano la regione: i personaggi più prepotenti della vita abruzzese, ebbe a scrivere Silone riferendosi proprio alle interminabili quinte montuoso che si dispongono da nord verso sud, senza soluzione di continuità, e che per secoli hanno isolato e circoscritto le piccole comunità umane. I villaggi e le cittadine dell'interno sono "piccole capitali della montagna, ognuna con usanze sue" annotava Guido Piovene nel suo viaggio in Italia. L'Abruzzo una regione che si caratterizza anche per il tenace attaccamento degli uomini alle proprie radici, per Silone, "stretti in una comunità di destino assai singolare, caratterizzata da una tenace fedeltà alle loro forme economiche e sociali oltre ogni pratica utilità, il che sarebbe inesplicabile se non si tenesse conto che il fattore costante della loro esistenza è appunto il più primitivo degli elementi, la natura". Una natura forte e protagonista, che ha condizionato pesantemente la vita degli uomini, e il forte attaccamento degli abruzzesi alle proprie tradizioni sono elementi che, più di ogni altro, hanno contribuito alla differenziazione di uno straordinario patrimonio etnoculturale. Le finalità del libro del Professor Manzi sono state quelle di raccogliere le manifestazioni culturali collegate al mondo vegetale, in particolare quelle connesse alla sacralità delle piante nella società abruzzese, il loro utilizzo in antichi e consolidati rituali di natura magico-esoterica, il valore simbolico ed evocativo degli elementi vegetali nella cultura popolare.

CORONE DI TASSO PER I DEFUNTI
F. P. Michetti (Tocco da Casauria, 1851 - Francavilla al mare, 1929) dipinto i "Morticelli".
Per le notizie sul dipinto cliccare sulla foto.
Il tasso (Taxus baccata) è un albero dalle foglie sempreverdi, simile ad un abete, che cresce nelle faggete, in particolare nelle forre o in ambienti rocciosi: le tassinete più belle in Abruzzo si rivengono sui Monti Pizzi e nel territorio Morino sui Monti Simbruini. 
Nel territorio di Lucoli sono stati censiti solo tre esemplari raggruppati a portamento cespuglioso arbustivo. L’aspetto è risultato sofferente, sicuramente in regresso. Sono ubicati nella stessa zona relittuale dell’aquifolium.
E’ specie protetta dalla Legge Regionale 11.9.1979 n. 45.  A causa della curiosità e dei pregiudizi verso questa specie botanica la sua localizzazione sul territorio è stata mantenuta riservata sul sito botanico che illustra la flora di Lucoli.
Un meraviglioso esemplare di albero di Tasso che vegeta in area privata a Lucoli
Le foglie e le altre parti verdi contengono, tra l'altro, la tassina, una sostanza velenosa e dagli esiti mortali anche per gli uomini: sembra che l'aggettivo tossico derivi proprio dal nome di quest'albero noto anche per la sua proverbiale longevità. Per questo, la specie viene indicata anche come albero della morte o "ammazzasomari" poiché il principio velenoso è altamente tossico per gli erbivori non ruminanti, in particolare per gli equini. Questa sua qualità era ben nota anche a Gabriele D'annunzio che nella sua tragedia pastorale "La figlia di Iorio" fa chiedere a Mila di Codra i frutti di tasso per darsi la morte: "...per giunta la pelle di pecora dove hai dormito ti do e tu di quelle coccole dammi rosse che sai....di nasso...Poi va, satollati e cionca".
Il Tasso, dunque, evoca e simboleggia la morte sin dal periodo classico. Infatti alla dea degli Inferi, Ecate, i Romani sacrificavano tori neri che portavano ghirlande di tasso, albero a lei consacrato. Il nome classico di questa pianta, Taxus, deriva probabilmente dal latino texo (Io tesso), dato che le fibre della scorza di tasso erano un tempo utilizzate, come quelle del tiglio, per la confezione di tessuti grossolani. II tasso ha avuto un'enorme importanza spirituale sin dai tempi più antichi. Il più antico arco di tasso, circa 2.600 a.C. fu rinvenuto addosso all'"Uomo venuto dal ghiaccio," (cliccare sul link. L'uomo di Similaun - BZ) trovato al confine tra l'Italia e l'Austria: questo aveva con sé un arco di tasso che misurava 1,8 m, nonostante lui fosse alto solamente 1,55 m.
In maniera sorprendente l'uso funerario del Tasso, caro alla cultura classica, in Abruzzo si è conservato fino a qualche anno addietro nel piccolo centro montano Sant'Eufemia a Majella, non distante da Sulmona, la città peligna che diede in natali ad Ovidio. In questo paese nel giorno della commemorazione dei defunti, veniva portata in processione al camposanto una corona realizzata proprio con le foglie del tasso. Si tratta dunque, di una tradizione che ha radici profonde, tramandata attraverso i millenni fino ai nostri giorni e che non costituisce un caso isolato.
Lucoli: il cimitero di San Giovanni, le tombe sono già piene dei fiori per la celebrazione dei defunti.
 Foto di Gianni Soldati

giovedì 25 ottobre 2012

SPECIE ALLOCTONE: CHE FARE?

Di tanto in tanto si rinvigorisce e alimenta la ormai vecchia polemica tra coloro che ritengono, eticamente non accettabile eradicare una specie aliena o meglio alloctona da un territorio e coloro che al contrario ne ritengono prioritaria l'eliminazione con tutti i mezzi efficaci.
Come scritto egregiamente da Mauro Furlani, presidente della Federazione Nazionale Pro-Natura, tale schematismo rende difficile un terreno comune di dialogo e alimenta piuttosto scontri ideologici di cui si ha poca necessità.
Scoiattolo grigio
In Italia dove facilmente ogni discussione si sposta su queste sabbie mobili, ciò conduce di fatto ad un immobilismo dannoso. L'ultimo fatto che di nuovo ha alimentato questa polemica è la questione dello Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) e la sua eradicazione dalle aree ove esso si è insediato e da dove questa specie si sta diffondendo. 
La prima coppia fu liberata nel 1948 in un parco a sud di Torino. Nel 1966 a Genova e nel 1994 a Trecate (Novara) altri scoiattoli grigi (Sciurus carolinensis) sono stati introdotti nell’habitat da cui dipende la sopravvivenza dello scoiattolo comune (Sciurus vulgaris). La specie nordamericana si è ambientata fin troppo bene in Italia, e mentre dal 1992 la Convenzione sulla biodiversità di Rio de Janeiro invitava gli Stati a prevenire l’introduzione, controllare o eradicare le specie alloctone che minacciano gli ecosistemi o le specie autoctone, nei negozi, negli allevamenti e anche online acquistare scoiattoli (e non solo) è tuttora facilissimo. In base al progetto finanziato dalla Commissione europea per il controllo dello scoiattolo grigio, questa specie verrà «eradicata» dalla Lombardia, dal Piemonte e dalla Liguria. Per il progetto sono stati stanziati 1.930.000 euro. È dal 1995 (First European Workshop on Squirrel Ecology) che si parla del problema dello scoiattolo grigio in Europa. In questi anni il roditore dei boschi americano si è moltiplicato mettendo a rischio la sopravvivenza dello scoiattolo rosso e anche la produzione di nocciole di alcune aree d’Italia, nelle Langhe per esempio. Ora che minaccia di varcare le Alpi, l’Europa interviene.
Cambiando specie, ma rimanendo in tema, le stime dei danni creati dai cinghiali all'agricoltura sono miliardarie: e non parliamo più del nostro cinghiale maremmano, piccolo e integrato nell’ambiente, ma di una sottospecie più grande e aggressiva, rilasciata per scopi venatori. Il problema, insomma è a monte: l’uomo. L’etologo Roberto Marchesini elencava le tre modalità con cui gli alloctoni mettono a rischio la sopravvivenza degli autoctoni senza mettere in dubbio la competizione ecologica ai danni dello scoiattolo rosso. Auspicava uno studio sulla realtà italiana della «guerra tra scoiattoli». La sottrazione di risorse alimentari è certamente la più significativa. Inoltre la competizione tra le due specie potrebbe anche essere mediata anche dalla presenza del Poxvirus che, diffuso in Gran Bretagna e Irlanda, uccide in poche settimane gli scoiattoli rossi ma non quelli grigi che agiscono da portatori sani: in Italia sono in corso ricerche per capire se è presente.
Scoiattolo appenninico presente ancora in grandi colonie a Lucoli 
Cliccare sull'immagine per visionare un filmato sugli scoiattoli
Esemplare di Ghiro fotografato a Lucoli che aveva fatto pensare ad uno scoiattolo grigio
A Lucoli come in Abruzzo vive la subspecie tipica dell’Appennino che si differenzia poiché è sempre di colorito molto scuro (quasi nero) e non rossiccio come lo scoiattolo Nord-Europeo. E’ una specie diffusa in tutte le aree boschive delle montagne Abruzzesi. Dove non viene disturbato è facilmente osservabile anche di giorno. E’ particolarmente comune nei boschi di conifere, dove a terra è facile trovare le pigne rosicchiate in maniera tipica dello scoiattolo. La Legge ne vieta la caccia. Qualche segnalazione riporta a Lucoli l'avvistamento di scoiattoli grigi, facilmente confondibili, però, con i piccoli ghiri.
Riportiamo integralmente un articolo scritto da Mauro Furlani che ben esplora la problematica in tutte le sue sfaccettature: 
"Per tentare di risolvere la questione ritengo necessario partire da un terreno comune o comunque che può accomunare visioni diverse: quello della biodiversità e dalla sua definizione elaborata, condivisa, dalla comunità scientifica, assunta, avvalorata da istituzioni ai massimi livelli come lo IUCN e l' Unione europea successivamente ratificata e inserita in normative internazionali e a cascata fino a quelle nazionali.
La biodiversità è un bene inalienabile che va difeso con i mezzi disponibili da quelli tecnici a quelli normativi fino a quelli culturali. Nella valutazione della biodiversità non vanno tralasciate le questioni etiche, estetiche e i servizi eco sistemici che ambienti ben conservati e ricchi di biodiversità riescono ad offrirci anche dal punto di vista economico.
La biodiversità d'altra parte, non è una sorta di Arca di Noè, all'interno della quale sono imbarcati quante più specie possibili. E' molto di più. Essa comprende oltre che il numero di specie, le diversità genetiche anche le relazioni tra le specie che contribuiscono a diversificare gli habitat e con ciò a mantenere in equilibrio un ambiente.
Anche nelle aree dove la presenza dell'uomo è meno invasiva le specie naturalmente si confrontano, alcune si espandono altre comprimono i propri areali, talune irrompono in nuovi territori altre naturalmente scompaiono.
Addomesticamento di specie, traslocazione di alcune, trasformazione di interi ecosistemi hanno accompagnato la nostra presenza da almeno diecimila anni a questa parte. Talvolta con effetti catastrofici per centinaia, migliaia di specie.
Oggi, grazie alle straordinarie potenzialità dell'uomo di alterare ambienti con la sua invasività, è stato capace di modificare sensibilmente l'intera biosfera, fenomeno mai riuscito ad alcuna altra specie.
Dunque la biodiversità è un bene di cui l'uomo dovrebbe essere, come tutte le specie un fruitore, sapendo coglierne in più anche il suo valore scientifico, estetico ed economico.
E' ormai riconosciuto in modo unanime che tra i fattori che maggiormente influiscono sulla biodiversità vi sono le specie aliene, non autoctone e che, seppure il fenomeno appare difficilmente arrestabile, esso va comunque contrastato e limitato dove ve ne siano ancora le possibilità.
Ciò ci conduce al problema da cui eravamo partiti, esemplificativo di molti altri analoghi: quello della presenza di nuclei di Scoiattoli grigi e delle operazioni da intraprendere per arginare la diffusione ed eradicare i nuclei che altrimenti escluderebbero la presenza della specie autoctona.
L'ipotesi di una loro sterilizzazione, seppure praticabile, non sembra priva di rischi. Tecnicamente appare possibile malgrado i costi molto elevati e il rischio di una elevata mortalità durante le diverse fasi, e forse anche una cattura e una sterilizzazione selettiva degli individui.
Così come appare estremamente dispendiosa una cattura degli individui e successiva stabulazione in ambienti predisposti.
Tra i rimedi praticabili per una loro eradicazione vi è anche una soppressione che deve avvenire con mezzi che non comportino per l'animale inutili sofferenze.
Tali operazioni di eradicazioni, dolorose, perché comunque comportano con tutte le attenzioni, un certa sofferenza per l'animale e dispendiose, sarebbero del tutto inutili se un incisivo intervento non venisse effettuato per interrompere la filiera della loro commercializzazione.
Basta entrare in un qualsiasi negozio che commercia animali o nelle fiere per ritrovare un po' di tutto e non è difficile prevedere una volta acquistati e una volta costatata l'impossibilità di detenerli in casa, perché magari si accrescono troppo o semplicemente perché un qualsiasi animale comporta un significativo impegno, molti non trovino di meglio che rilasciarli, magari in buona fede, in qualche luogo.
Accanto all'interruzione della filiera di commercializzazione è necessario dunque anche un'opera di sensibilizzazione delle persone che li renda responsabili del fatto che un animale non può essere trattato alla stregua di un oggetto e che talvolta la liberazione di essi in natura comporta per l'individuo una probabile morte o in altri casi, ancora peggio, un danno ambientale non facilmente quantificabile.
Il più delle volte il rilascio in natura costringe queste povere bestiole ad una vita di stenti e probabilmente ad una morte per inedia o di altro tipo, in alcuni altri casi, al contrario, ad un insediamento nel territorio. Purtroppo in quest'ultimo caso gli esempi sono numerosi per tutte le classi di vertebrati per non parlare poi di invertebrati.
Dai pesci acclimatati nei nostri fiumi come il pesce siluro sul Po fino ai rettili come la Testuggine dalle guance rosse agli uccelli come le colonie di Pappagallo monaco, di Parrocchetto dal collare oltre alle numerose specie introdotte con finalità venatorie, fino ai molti mammiferi tra cui la nutria, e il già citato Scoiattolo grigio, la Tamia siberiana e altri".
http://www.pro-natura.it/index.php
Il filmato sugli scoiattoli di ARNICA di Gianni Valente è tratto dal sito "ECOO" dedicato all’Ecologia che fa parte del Network Nanopress. E’ edito da Trilud SpA ed è supplemento editoriale della testata giornalistica Tuttogratis.it registrata presso il Tribunale di Milano n° 314/08.

lunedì 22 ottobre 2012

I COLORI DELL'AUTUNNO A LUCOLI

J. Oxicedrus - Le bacche sono mature
Clitocybe geotropa (forse? Notare che il fungo è molto ingrandito)
Valico la Chiesola - Prato Agapito (Capito) - Le faggete si ingialliscono
Valico la Chiesola - Prato Agapito (Capito) - Rosa del genere canina e sullo sfondo il bosco
Bosco località Santa Croce - Quercia secolare con foglie ancora non ingiallite per l'autunno benigno
Crataegus laevigata (Biancospino) con i suoi frutti

mercoledì 17 ottobre 2012

LE FRAZIONI TERREMOTATE E ABBANDONATE SONO PREDA DEI LADRI

Una casa del Colle dove forse non c'è niente da rubare......



"Vorrei suggerire a tutti gli occhi di considerare con attenzione le vecchie porte che proteggono i casolari abbandonati, o stalle o rifugi per animali. Non ci sono motivi artistici che potranno consolarvi e nessun lavoro speciale di artigiani, ma un incontro con la vecchiaia e il tempo. 
D'improvviso vi accorgerete che sono oggetti che ci guardano col cuore e così vi trovate a toccare il mondo con gli occhi dei ciechi." 
 (Tonino Guerra, Una Foglia Contro I Fulmini)




Le Frazioni terremotate di Lucoli, pressochè abbandonate, sono una risorsa culturale, proteggiamole non solo dai danni devastanti della burocrazia che ne impedisce la ricostruzione ma anche dai LADRI.........

Il 16 ottobre a Colle di Lucoli sono state scoperte cinque abitazioni forzate e derubate è certamente stato un lavoro da bambini per i ladri: a Colle di Lucoli abita una sola famiglia.
Perchè non parlare, poi, dei furti avvenuti a  Pratolonaro di quello recentissimo di opere d'arte alla Chiesa della Spogna o di quello avvenuto in una casa della Frazione delle Ville?
Pensiamo che occorra accendere l'attenzione sulla legalità, perché è dal suo rispetto che parte la sicurezza delle persone e dei loro averi.
In un normale ed equilibrato consorzio sociale esiste la fisiologica componente delinquenziale tenuta a bada dalle leggi create dall’uomo nei millenni a tutela della parte migliore di sé. E quindi quei pochi che rubano colpiscono in genere i più derubabili o i più ricchi in un normale rapporto probabilistico. Se tale consorzio sociale viene alterato da un'assenza di popolazione e dalla presenza massiva di individui aggiunti e facilitati dalle circostanze, che per quantità e qualità dovessero soverchiare massivamente i normali equilibri demografici di cui sopra, in concomitanza dei fenomeni delinquenziali che si stanno verificando a Lucoli, non potremo più parlare di “furti”, ma di “predazione“ incipiente ed ampiamente annunciata e denunciata. 
Il senso stretto e letterale della parola è questo: ovvero case abbandonate lasciate in balìa della strafottenza numerica di chi depreda il bene altrui alla luce del sole secondo il principio proto-sociologico della legge del più forte.
Come possiamo invertire questa tendenza?
E' solo compito dei privati proteggersi come nel Far West di americana memoria?
Oppure......? Quali altre idee.....?
I proprietari delle case dovrebbero vigilare maggiormente, recandovicisi senza lasciarle incustodite per lungo tempo, cercando di rendere anche più difficile l'intrusione utilizzando strumenti di siscurezza, la presenza umana, se sorvegliata dai ladri interessati è certamente un deterrente. Chiunque di passaggio nei paesi potrebbe segnalare movimenti e persone sospette alle autorità di polizia.
L'Amministrazione comunale, inoltre, potrebbe agire nel raccordo con le forze dell'ordine per una maggiore vigilanza del territorio, tenendo conto dello stato di vulnerabilità in cui versano le case lesionate e non abitate delle Frazioni di Lucoli. 
Abbiamo notizia che alcuni Comuni dell'Abruzzo hanno stipulato una convenzione con la Polizia Provinciale per far sì che i loro agenti coadiuvassero le risorse locali, le risorse dei Carabinieri e quelle del Corpo Forestale, quest'ultime hanno,anche funzioni di polizia e potrebbero transitare nei paesi, tutti potrebbero effettuare un controllo di persone sconosciute sul territorio.
Il rapporto tra un'Amministrazione comunale e le Forze dell'ordine del territorio è complesso e va sviluppato in modo virtuoso per preservare gli interessi della popolazione residente e non residente. Ci chiediamo se le risorse umane dei vai corpi di polizia con la responsabilità del territorio non possano agire in modo più coordinato ed efficace vista la situazione di pericolosità dilagante. Domandiamo se non possa essere possibile dotare le vie delle Frazioni più isolate di servizi di videosorveglianza, costituirebbero un deterrente psicologico oltre che concreto: a riguardo, molti privati, potrebbero essere interessati a proteggere le loro case (debitamente e agevolmente autorizzati) installando telecamere che osservino anche le vie pubbliche.
Dal secondo dopoguerra, in modo inesorabile, ha preso l'avvio il processo di cambiamento economico e lo spopolamento dei paesi montani, vari fattori hanno interagito e si sono autoalimentati innescando un ciclo retroattivo che in meno di un secolo, associato a politiche di tutela dell'economia agricola inesistenti o totalmente sbagliate, ha bruscamente svuotato le Frazioni di Lucoli. Il sisma del 2009 ha peggiorato la situazione impedendo la presenza dei pochi residenti ora alloggiati nei MAP e dei non residenti, che sarebbero comunque fortemente legati ai paesi e, comunque presenti, per i fine settimana e nei giorni festivi.
Il paesaggio rurale proprio delle comunità abbandonate o poco abitate è ancora oggi, però, un testimone eccezionale: racconta le interazioni uomo-ambiente e il modo in cui erano percepite le strutture del territorio, indicandoci così la sua più vera e profonda identità. Pensiamo che i Paesi siano veri e propri musei all'aperto dell'architettura e della cultura rurale, rischiano di sprofondare nell'abbandono anche per i danni del sisma del 2009 portandosi dietro un inestimabile corollario di risorse culturali e testimonianze di un passato a noi vicino ma, per crudeltà delle circostanze, sempre più lontano.
A nulla serviranno gli sforzi profusi dall'associazionismo locale e anche  parrocchiale per perpetrare occasioni di convivere sociale delle comunità, volti a motivare, far fermare e tornare le persone; se non si fronteggia la nuova minaccia, quella del furto, dell'intrusione nelle case già ferite, che aliena gli oggetti di famiglia antichi o quelli ereditati di uso comune della cultura minore rurale, allora non ci sarà proprio scampo perché alla precarietà si unirà la paura e la gente non tornerà più.
Forse aspettiamo un nuovo Daniele Kihlgren che si comperi tutto perché Lucoli sarà abbandonato dalla sua gente impossibilitata a viverci?
Colle di Lucoli desertificato: un gioco da bambini rubare per  i "predatori"

Un vicolo di Collimento: chi ci passa in inverno e di  notte?

lunedì 15 ottobre 2012

CAMBIA LA CACCIA IN ABRUZZO, MARCHE, PUGLIA E PIEMONTE


In Abruzzo il Tar conferma la bocciatura di gran parte del calendario venatorio. Una vittoria di Wwf e Animalisti italiani. Nelle Marche e in Puglia vittoria dei ricorsi anticaccia. Soddisfazione dell'Associazione vittime della caccia. Rispettate le indicazioni dell'Ispra per la caccia ad alcune specie. 
È stata pubblicata l'ordinanza del Tar dell'Aquila che, confermando il proprio decreto urgente dell'8 settembre scorso, ha accolto la richiesta di sospensiva di gran parte del calendario venatorio della Regione Abruzzo avanzata dal Wwf e dagli Animalisti Italiani.
Il Wwf ricorda ora i divieti imperanti:
- è vietata la caccia a Quaglia, Tortora, Allodola, Beccaccia, Marzaiola, Beccaccino, Moriglione e Pavoncella;
- è vietata la caccia a tutte le specie (quindi l'attività venatoria è vietata completamente) nell'area del Piano d'Azione di Tutela dell'Orso Marsicano (Patom);
- è vietata la caccia a tutte le specie (quindi l'attività venatoria è vietata completamente) nelle decine di Siti di Interesse comunitario e Zone di protezione speciale presenti nella regione Abruzzo.
Non solo. Il Tar ha ulteriormente censurato il calendario venatorio voluto dalla Regione, accogliendo le tesi delle Associazioni, suffragate dal parere dell'Ispra, in merito alla necessità di utilizzare munizioni con pallini privi di piombo in aree a rischio per determinate specie.
«Le nostre tesi - ha dichiarato Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia - vengono così accolte dalla magistratura amministrativa. È l'ennesima sconfitta sulla caccia inanellata dalla Regione Abruzzo - ha aggiunto il Responsabile Wwf - che su questa materia rimedia continue brutte figure. Speriamo che questa bocciatura faccia riflettere la Giunta regionale ed i partiti che la sostengono sulla necessità di gestire l'attività venatoria in maniera corretta, ritirando, ad esempio, l'atto con il quale è stata recentemente aperta la strada alla caccia di cervi e caprioli nella nostra regione».
Le Associazioni ricordano come nei Siti Natura 2000, purché non sottoposti a tutela di altro tipo (ad esempio perché inseriti all'interno di Parchi o Riserve naturali) la caccia può essere permessa, purché sia scientificamente dimostrata la mancanza di effetti negativi sull'ecosistema o su alcune sue componenti di particolare pregio naturalistico (le aree SIC di Lucoli sono accorpate dal 2004 in quelle del Velino Sirente 7110206).
«La sentenza del Tar - hanno riferito in una loro nota le Associazioni - dimostra ancora una volta la inadeguatezza della Giunta Regionale nella gestione di una materia così delicata come la tutela dell'ambiente naturale e della fauna selvatica». Un nuovo effetto, sempre secondo le Associazioni, dei favoritismi verso l'elettorato venatorio.
Per quanto riguarda invece la mancanza del Piano Faunistico venatorio regionale, il Tar, pur riconoscendo la validità della censura mossa dalle associazioni ambientaliste e animaliste, non ha ritenuto di sospendere del tutto la caccia in quanto la Regione «ha dato inizio alle procedure di elaborazione del Piano Faunistico Venatorio». Ma, sottolineano le Associazioni, come sia possibile che l'avvio delle procedure di elaborazione del Piano Faunistico Venatorio (peraltro già avviate da anni) possa supplire alla sua mancanza non è dato sapere.
Per le associazioni ricorrenti si tratta indubbiamente di una vittoria anche se parziale che consente di tutelare le aree più sensibili e interessanti sotto il profilo naturalistico.
La decisione del Giudice amministrativo creerà non pochi problemi ai cacciatori e ai soggetti incaricati della vigilanza perché non tutte le zone interessate sono tabellate. Solo quelle inserite nelle aree protette sono facilmente identificabili sul campo, mentre per tutte le altre (la cui estensione è pari a circa il 6% della superficie venabile del Piemonte) si dovrà fare riferimento alla cartografia pubblicata sul sito web della Regione.
Regno delle due Sicilie la mappa venatoria dei Borboni
Anche per le aree percorse dal fuoco, vietate per 10 anni alla caccia (e non tabellate) i cacciatori devono fare riferimento alla cartografia presente in ogni Comune, ma nel caso di Zps e Sic la violazione del divieto di caccia esporrà il cacciatore non ad una semplice sanzione amministrativa bensì ad una più grave sanzione a carattere penale.
Notizia tratta da:
http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=14797%3Acambia-la-caccia-in-abruzzo-marche-e-puglia&catid=5%3Aultime&Itemid=121&lang=it 

mercoledì 10 ottobre 2012

FROM WISCONSIN TO LUCOLI (AQ). Rediscovering My Past by Todd Cambio

I am visiting Lucoli and L'Aquila from the United States to discover the history of my great grandparents, who immigrated from here in the early 1900's.  Part of my trip has been to obtain documents pertaining to my great grandparent's, primarily their birth certificates, the other part of my trip is to see the land where part of my family came from and to hopefully understand more about what their lives were like.  From the beginning of our trip in Rome, I have been blown away by the friendship and hospitality extended to my family and I.
Our friend Fabrizio picked us up in Rome and we made the trip to Lucoli.  Our first stop was to the municipality, where I had the chance to meet and thank some of the people who have helped to uncover my family history.  Next we stopped at the shop of a local cheese maker, where we ate fresh mozarella made that morning.  The cheese was incredible, still warm and squeaky on the teeth, a quality which we use to judge the freshness in my home Wisconsin (a region of America known for its cheese). 
The little family (part of it without two sons) walking in the main square of l'Aquila

Just some cards

First page of the population register regarding 1879
Old documents destroyed by the war in Scontrone regarding Tirilli Caterina
Later in the afternoon we visited L'Aquila, the hometown of my great grandfather.  I was struck by the beauty of the city and heartbroken by the devastation.  I knew of the earthquake, I had read about it and seen some videos and programs on it, but there was no way I could fathom what had happened without seeing it in person.  Still I have a hard time grasping the events.  To see such a beautiful place in such a state, is overwhelming.  I am at a loss for words.
L'Aquila the Santa Maria della Misericordia little square where Domenico Cambio was born
We were able to find the place where my great grandfather was born, very near the church Santa Maria di Misercordia.  He was born in a charity home and given to the midwife who attended the birth.  The midwife brought him to the Mayor of L'Aquila who gave him his name, Domenico Cambio.  Domenico because he was born on a Sunday, Cambio because his history was to be changed.  He was given to a woman, Antonia Rotilio who breast fed him and swore to take responsibility for his life.  An incredible story.
That evening we had a wonderful dinner with people from Lucoli, L'Aquila and Paganica (Fernando).  Again I was struck by the warmth of everyone.  It was wonderful to hear more about the area, to have conversation about Italy now, and to make new friends.  The evening ended with wonderful guitar, mandolin and violin playing by Vincenzo and Fabrizio (professional musicians and teachers) and a sing a long with the crowd.  It was a joyous evening. 
Today we went to Scontrone, in the south of Abruzzo, the village of my great grandmother.  It is a beautiful village, perched on the side of a mountain.  We met with an official of the town to obtain a birth certificate for my great grandmother.  It was a very windy drive through mountain passes.  We were late for our appointment, but the official was kind enough to wait for us.  It was quite an experience to walk the streets of some of my ancestors. 
One thing that it difficult for me to fathom is how my ancestors made the journey to Napoli, in order to catch a ship to the U.S.  I will need to do further research on this.  I cannot imagine making the trip on foot or with a donkey.  My great grandparents returned to Lucoli when my grandfather was one year old.  My great grandfather went back to the U.S. ahead of my great grandmother.  She had a baby while in Lucoli, then made the trip back to the U.S. with her new baby and my two year old grandfather.  This for me is impossible to imagine.  We are making the trip with our youngest son who is one year old, with all the modern conveniences and a guide, and it is at times difficult.  She must have been a very strong woman as she accomplished the near impossible.
Tomorrow we go back to L'Auila.  I look forward to seeing the beautiful city a second time.  I will always remember what we have found here, incredible land and wonderful people, "fuerte e gentile".
Saluti Cordiale,
Todd Cambio

lunedì 8 ottobre 2012

STORIE DI DONNA: GIOVANNINA SOLDATI DI PROFESSIONE CARBONAIO

Dalle pagine di questo blog cerchiamo di narrare delle "storie" che ci parlino di Lucoli e della sua gente.

Con pazienza certosina, intervistiamo gli anziani, raccogliamo vecchi libri, interpelliamo il web e costruiamo relazioni e collaborazioni con storici e cattedratici che possano supportarci. Molti dei nostri articoli sono il frutto di ricerche storico contemporanee, verifiche delle fonti, supporti acquisiti ed autorizzazioni concesse. La nostra ambizione è quella di valorizzare la storia recente di Lucoli: una storia da tramandare e tutelare, che possa contribuire a mantenere vivo questo piccolo paese. Ci impegniamo sul "bene comune" inteso come "bene culturale" in quanto espressione di civiltà della Comunità locale. In molti sanno che i confini dell’”interesse culturale” sono stati allargati, fino ad includere nel campo della tutela sia i beni materiali che i beni immateriali, considerando beni da tutelare tutto ciò che è ascrivibile alla sapiente opera dell’uomo, in quanto espressione di cultura e quindi oggetto di tutela. Ogni elemento che esprima un valore di civiltà può essere annoverato fra quello che a pieno titolo viene considerato bene culturale sia che sia un bene tangibile o intangibile. Diffondiamo le "storie" che troviamo utilizzando lo strumento di questo "BLOG" pensando prioritariamente ai giovani, affinché i ragazzi possano scoprire, in modo semplice e veloce, ciò che è accaduto nel passato recente di questo territorio. Siamo convinti che la conoscenza delle radici sia utile per migliorare il futuro.

La nostra curiosità si allerta soprattutto su temi inesplorati o scarsamente trattati da altre autorevoli fonti lucolane che, comunque, molto ci hanno trasmesso in termini di ricerca e studi prodotti. E' per questo che abbiamo avviato un filone di narrazione nel campo delle figure femminili che sono vissute a Lucoli e delle quali si può tramandare memoria costruttiva.
Con questo articolo vi vogliamo parlare di una donna che lavorò come carbonaio: Giovannina Soldati nata a Lucoli  il 14/05/1920 da Pietro e Falasca Antonina e coniugata con Antonelli Antonio.   Giovannina è scomparsa da tempo, ma rimane un suo racconto affidato ad un'intervista contenuta nello studio "Migrazioni" realizzato da Roberto Soldati. (http://www.3dmaker.it/pubblicazioni/MIGRAZIONI.pdf)
Mestiere insolito il suo, svolto al seguito del padre e dei fratelli.  Giovannina tra il 1938 e il 1940 nel corso dei lavori della Bonifica Pontina, lavorava nelle carbonaie dove venivano utilizzate le enormi quantità di legname provenienti dai disboscamenti che dovevano fare spazio alle nascenti città dell’Agro Pontino. Giovannina seguiva la famiglia per lavorare alla produzione di carbone nel terreno di bonifica. Vissero per mesi in una casetta in muratura, cosa di un certo privilegio rispetto alla solita capanna di fogliame alla quale erano abituati, ma il privilegio in realtà non c'era visto che l'area era infestata dalle pulci. Ma qual'era il lavoro di Giovannina? Lavorava senza pietà nè compassione: toglieva il carbone, controllava la fornace e portava acqua perchè il carbone non bruciasse completamente, poi prendeva il rastrello e tirava via quello più bello, ma prendeva anche la carbonella che rimaneva mischiata con la terra. Poi cucinava per i suoi, lavava, portava legna e il carbone nei sacchi. Nell'Agro Pontino era l'unica donna, in un posto, pieno di gente estranea e, in una sua intervista riferì che spesso piangeva. Le uniche donne le aveva viste alla stazione all'arrivo e le rivide, dopo sei mesi di duro lavoro, nel momento della partenza.  Rimaneva molto da sola. I parenti uomini andavano a fare carbone lontano anche due o tre chilometri dalla casetta dove rimaneva per cucinare, restava sola, con continuo passaggio dei cacciatori, degli altri taglialegna e boscaioli del suo stesso gruppo. Giovannina era bella non deve essere stata un'esperienza facile, ma l'etica della donna era quella del sacrificio alimentata dalla povertà e dalla cultura patriarcale.  I sacrifici si facevano perché non si poteva fare altrimenti, non perché si scegliesse di farli in nome di un superiore ideale morale. Il sacrificio consentiva il risparmio attento e pertinace, utile ad assicurare il mantenimento della propria famiglia, necessario per sopravvivere alla condizione di precarietà materiale e per prefigurare un possibile cambiamento. Una donna, non maritata, era comunque al servizio del capo famiglia.
Tratto dal sito: http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-LOM60-0004173/

Carbone di legna: la sua lavorazione è stata attiva fino agli anni '50
Carbonaia - ricostruzione storica custodita nel museo di Piana delle Orme 

Sacchi di carbone di legna - ricostruzione storica custodita nel museo di Piana delle Orme 
Nel passato i carbonai svolgevano un'attività complementare a quella del taglio della foresta. In genere le compagnie erano formate da tre o quattro persone, spesso familiari e, in molti casi, con la presenza della moglie, in questo caso della figlia, del capo compagnia. Una comodità? No, forse l'esigenza di avere due braccia in più, infatti le donne lavoravano quanto gli uomini. Dopo aver lavorato in alcune carbonaie, gli operatori, uomini e donne, diventavano del colore dello stesso carbone e arrivavano al punto che in loro si distinguevano solo i denti e il luccicare degli occhi. Ogni giorno si lavavano le mani, ma solo per la polvere, con l'acqua che portavano dalla sorgente o dal fiume, non avendola corrente. La domenica o qualche giorno particolare in cui non erano molto impegnati, cercavano di fare una pulizia più accurata, ma sempre molto limitata, dal momento che la polvere di carbone penetrava nei pori della pelle e non se ne andava nonostante le forti abluzioni. Le loro mani in particolare erano nere e cotte dal carbone.  Il mestiere del carbonaio è il termometro più adatto per misurare l'evoluzione avvenuta nel Centro-Sud, e il progresso economico di tutto il Paese. Il carbonaio con il suo destino di categoria. Destino ormai segnato dalla forza delle cose nuove venute fuori dopo l'ultima guerra. Fino a pochi anni fa il carbone di legna veniva usato largamente dai borghesi, piccoli e grossi, e per la cucina e per il riscaldamento delle case. Se ne consumava abbondantemente nei piccoli e grossi centri, particolarmente nei paesi di marina lontani dai boschi e quindi privi di legna, e nelle grandi città zeppe di impiegati. Se ne faceva uso d'estate e d'inverno ed era necessario come il pane. Da quando si è diffuso l'uso del gas, di carbone non si fa più uso per la cucina, nemmeno nei paesi di montagna. I motivi sono diversi e plausibili: igiene, comodità, economia. Inoltre, l'intensità boschiva è diminuita sempre di più; e poi, i giovani, già dallo scorso secolo, più inquieti e più esigenti dei padri, hanno cambiato mestiere, sono emigrati in paesi dove la vita era da uomini civili e assai diversa da quella del carbonaio. 


Operazioni di bonifica dell'Agro Pontino e carbonaia - Foto storica custodita nel museo di Piana delle Orme 
Nella visione popolare il carbonaio, è un uomo che distrugge, che dietro di sé lascia un senso di morte e una terra senza padrone. Dopo il taglio, rimane la terra nuda, che sarà lavata dalle acque, spazzata dai venti, arroventata dal sole: terra bruciata che rende tragico un paesaggio. Terra del vento, terra bruciata. E a bruciarla, secondo l'opinione popolare, sono spesso i carbonai, uomini del fuoco, che dietro di loro lasciano sempre piazza pulita, che sempre sono poco vestiti e affamati, come nuda lasciano la terra; che sempre sono sporchi e poveri: senza casa, senza un pezzetto di terra, sempre in cerca di pane, di un bicchiere di vino, sempre con le viscere arse e la gola secca; sempre pronti a saltare in una vigna e a rubarvi dell'uva; a strappare delle lattughe e dei frutti. Come se il fuoco, quello stesso fuoco con cui consumano i boschi, arda dentro le loro budella e dia un eterno bisogno di dissetarsi. In molte regioni d'Italia il carbonaio era tenuto a distanza dagli altri, anche dai braccianti che vivevano meglio di lui. Quasi che si portasse dietro una misteriosa maledizione. Un po' come quella degli zingari, destinati a errare per il mondo senza casa e senza patria. Così i carbonai: condannati a correre da un bosco all'altro, da una provincia all'altra e tante volte da una regione all'altra. 






LUCOLI: Giovannina Soldati con Beniamino Properzi di Collimento - foto proveniente dall'archivio del Consorzio di bonifica dell'Agro Pontino

LUCOLI: Una foto di Giovannina negli anni '80 (la prima da sinistra)

Si ringrazia la Direzione del Museo di Piana delle Orme di Latina per averci consentito di reperire materiale fotografico per questo articolo. Si raccomanda la visita di questo Museo Storico ricco di testimonianze ed ambientazioni realizzate con oggetti di vita quotidiana del passato.

lunedì 1 ottobre 2012

Il programma dei lavori di consolidamento e restauro dei luoghi di culto previsto per Lucoli


Foto di alcuni danni causati dal sisma del 2009 al chiostro dell'Abbazia di San Giovanni Battista
Come molti sapranno a seguito delle previsioni dell’OPCM n.4013 del 23.03.2012, art.1, co.4-5, alla data del 31.03.2012 sono cessate le funzioni del Vice Commissario ex art.2 dell’OPCM n.3761 del 01.05.2009, che entro la medesima data ha fornito “…alla Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo … una relazione sullo stato degli interventi realizzati ed in corso di realizzazione, con la relativa situazione contabile.
La Direzione Regionale ha quindi provveduto alla conduzione tecnico/amministrativa dei cantieri programmati, assumendo ogni deliberazione utile al fine di dare impulso alle iniziative di conservazione del patrimonio culturale in L’Aquila e nel suo territorio, anche avvalendosi dell’“Ufficio per la Semplificazione e Accelerazione delle Procedure”, appositamente istituito, modulo organizzativo e procedimentale che ha dato utili risultati nel completare i procedimenti di valutazione e autorizzazione delle opere.
Tra le iniziative di conservazione del patrimonio culturale del territorio aquilano, naturalmente, sono inseriti anche i beni di Lucoli.
Una nuova declinazione organizzativa, ha posto in primo piano la necessità di valutare priorità e bisogni del restauro del patrimonio culturale danneggiato dal sisma del 2009.
E' stato elaborato un programma di interventi, consultabile sul sito  Ministro per la Coesione Territoriale che riporta la stima degli interventi ai prezzi attuali – argomenta la centralità del bene culturale, i vantaggi concreti della ripartizione pluriennale della fonte di finanziamento sviluppata sulla proiezione della capacità progettuale e di spesa, l’orientamento condiviso con gli attori pubblici proprietari di beni culturali (in particolari le diocesi interessate al recupero di edifici ecclesiastici). 
Il programma di interventi deve essere considerato come uno strumento strategico e di regia delle diffuse necessità di restauro ed espressione delle priorità basate su fonti di finanziamento complementari. 
Secondo quanto stabilito dal Ministero il programma di cui si parla,  inquadra il valore economico, materiale e immateriale, dei beni culturali, quale strumento di potenziale sviluppo, in grado cioè di riattivare il circolo virtuoso tra conoscenza, ricerca, tutela e occupazione, nel promuovere diffusamente l’impresa specializzata nel campo del restauro dei beni culturali.
La prima annualità del programma corrisponde alle priorità d’intervento attualmente individuate e ad un corrispondente fabbisogno finanziario; le annualità successive, conformemente alla formazione dei programmi pluriennali, saranno oggetto di approfondimenti e aggiustamenti, sia per la quantificazione dei finanziamenti, che per l’individuazione dei beni su cui intervenire prioritariamente, anche per occorrenze non prevedibili al momento.
E come si posiziona Lucoli con il suo patrimonio di beni culturali ecclesiastici in questa programmazione strategica?

Cliccare sulla tabella per visionare l'elenco completo degli interventi previsti per i beni culturali
Ad esempio l'Abbazia di San Giovanni Battista dovrebbe essere interessata da finanziamenti per il consolidamento e restauro in una prima tranche nel 2015 con €1.100.000 ed in una seconda nel 2021 con altri €1.100.000.
Ci viene spontaneo ricordare e considerare il valore ufficiale dei primissimi danni stimati all'indomani del terremoto per questo bene storico architettonico che erano valorizzati in €5.190.000 comprendendo sia i danni alla Chiesa che all'Abbazia.
Perché tutto questo tempo per intervenire e perché così pochi fondi che non coprono l'entità dei danni certificati?

Stralci della scheda per il rilievo del danno sismico subito dall'Abbazia di San Giovanni Battista
E' veramente improbabile che a di stanza di sei e dodici anni dal terremoto, considerando le date previste per gli interventi di restauro, i danni a suo tempo stimati possano essersi ridotti al valore di quanto stanziato al ribasso. 
Ci chiediamo come possano essere state definite le priorità di intervento ed i relativi capitolati di spesa, un esempio tra tutti: la chiesetta rupestre di Peschio Cancelli, peraltro già restaurata ed inaugurata questa estate, come può risultare destinataria di finanziamenti, nel 2018, per ben €500.000? Per quali danni? Ma qualcuno del Ministero per la Coesione Territoriale ci sarà mai andato a vederla?
Chiesa rupestre della Madonna di Peschio Cancelli - foto L. Quartaroli
Abbiamo letto in molti documenti ufficiali che il restauro post sisma del Patrimonio Culturale dell’Aquila e del territorio del cratere doveva prioritariamente passare attraverso i luoghi simbolo di un territorio e l'Abbazia di San Giovanni Battista può certamente annoverarsi in questa categoria. E’ stato questo il tema al centro della prima riunione di coordinamento convocata dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, tenutasi all’Aquila alla presenza del direttore Fabrizio Magani, a cui hanno partecipato la Curia dell’Aquila con Don Alessandro Benzi Vicario Episcopale per i Beni Culturali. In quella riunione furono individuati alcuni siti di particolare significato per la storia dei territori e per i quali  iniziare concretamente i procedimenti per il restauro. 

Come mai si è arrivati a definire per il territorio di Lucoli una programmazione che appare evidentemente poco oggettiva e starata?
Ci piacerebbe poter avere delle risposte, soprattutto per quanto riguarda l'Abbazia di San Giovanni Battista che rappresenta un luogo simbolo di Lucoli, che è stato riconosciuto come un “bene comune” infatti, al di là della logica stereotipata di questa definizione, le pietre dell’Abbazia rappresentano un segnatempo e un segnaspazio della Comunità lucolana che vi ritrova da sempre la sua trama storica.
Ringraziamo in anticipo qualunque Ente preposto alla ricostruzione del patrimonio storico artistico dei luoghi di culto del cratere sismico che volesse chiarire le nostre perplessità.
Veduta dell'Abbazia di San Giovanni Battista - foto R. Soldati