lunedì 26 novembre 2012

I CENTO ANNI DELLA BANDA MUSICALE DI LUCOLI

Foto storica che dovrebbe risalire al 1930 - Il Gruppo Musicale era composto da 26 elementi


Sabato 24 Novembre u.s. si è tenuta la cerimonia per festeggiare i cento anni della banda musicale di Lucoli, una storia antica che è passata di mano in mano sino a quando il testimone è stato raccolto dall'Associazione Musica e Cultura "Ji Briganti" che, con pazienza e tenacia, sta anche avviando delle nuove leve alla musica. 
Riportiamo volentieri questa notizia del territorio volendo contribuire a valorizzare, seppur con la sola comunicazione, tutte le ricchezze culturali che rappresentano un "bene comune".
C'è stata una cerimonia, che si è svolta presso la Chiesa di San Menna di Lucoli, la data è stata scelta perché è in questo periodo che si festeggia Santa Cecilia, patrona della musica. La celebrazione, dopo il rito religioso, ha visto le esibizioni della banda ed i racconti della storia del gruppo durata per l'appunto un secolo. Se fino a pochi anni fa tutto ciò che era popolare poteva apparire noioso ed addirittura da abolire, adesso, invece, è tornato di grande attualità perché se ne comprende il valore. A questo meccanismo di valorizzazione lavorano anche l'Amministrazione comunale di Lucoli e la Pro Loco che, tra corsi e ricorsi storici, contribuiscono a sostenere l'Associazione musicale "Ji Briganti". Nella cultura popolare italiana ed europea la musica si rivela una delle componenti costanti ed essenziali di tante comunità umane. Il mantenersi di molte tradizioni musicali sino ad oggi è dovuto, in gran parte, alla presenza a livello locale delle bande che svolgono una vasta e capillare opera di educazione musicale, raggiungendo in modo immediato e diretto il pubblico. L’aggregare poi, al proprio interno, generazioni diverse, provenienti dallo stesso ambiente, dalla stessa comunità, ha rafforzato e continua a rafforzare una fondamentale solidarietà sociale. I gruppi musicali e, quello di Lucoli ne è un esempio, non vivono per un impegno unicamente individuale o per il bene di pochi, ma hanno un ruolo sociale ben preciso. 


Festa di San Michele Arcangelo 29 settembre 2012 - Ji Briganti eseguono dei brani musicali
"Un Secolo di Banda" meritava il giusto rilievo ripercorrendo alcune tappe di storia, cultura, tradizione, presenza, nella vita sociale di Lucoli.
Il gruppo fu fondato da lucolani, emigrati nello Stato della Pennsylvania e nacque ufficialmente nel 1923, anche se Enrico Aliucci (promotore indiscusso della banda, nato a Lucoli il 21 settembre 1887, nella frazione di Mancino. Giovanissimo emigrò in America e si stabilì a Latrobe, cittadina dello stato di Pennsylvania) già nel 1912 aveva dato vita a questo progetto. Nella primavera del 1924 i giovanissimi musicanti ebbero l’onore di accogliere il Re Vittorio Emanuele III in visita alla Città di Aquila. La banda era alle prime armi e tuttavia si distinse tra le tante presenti quel giorno. 
La storia della Banda musicale di Lucoli è contenuta in una pubblicazione che merita di essere letta: LA BANDA MUSICALE DI LUCOLI "IL CENTENARIO".
Notizie tratte da:
http://proloco.lucoli.it/-ji-briganti--il-libro.html

venerdì 23 novembre 2012

21 novembre giornata nazionale dell'albero. NoiXLucoli Onlus a Villa dei Quintili a Roma per il progetto "Patriarchi d'Italia".

La "Festa degli Alberi" quest'anno è stata fortemente sostenuta dal Ministero per l'Ambiente nella data del 21 novembre.
Credits: Jerry Uelsmann - 1969 - Alberi galleggianti
Già Plinio ci parla dell'"Arbor intrat", in onore di Cibele, che si celebrava il 22 marzo, con la piantagione di pini domestici. Una tradizione nata nell'antichità e ancora presente in molte civiltà è quella di piantare un albero al momento della nascita di ogni figlio. Anche in Italia una legge del 1992 lo impone, ma a tutt'oggi tale obbligo è stato disatteso dalla maggior parte dei Comuni. Nel corso del Medioevo l'attenzione per i boschi aumentò la connotazione religiosa, soprattutto grazie ad alcuni Ordini monastici: Vallombrosani, Camaldolesi, Benedettini. Il fondatore dell'Ordine dei Vallombrosani, San Giovanni Gualberto, patrono dei Forestali, era solito unire l'esecuzione di lavori selvicolturali alla celebrazione di un rito di ringraziamento, in presenza di una moltitudine di persone, soprattutto di poveri, ai quali venivano distribuiti cibo ed altri doni. L'"Arbor day" nasce negli Stati Uniti nel 1872 (anno, tra l'altro, dell'istituzione del primo parco nazionale nel mondo, Yellowstone) ed ha un successo clamoroso, tanto che in pochi anni vennero messe a dimora 300 milioni di piantine. Nel 1898 il ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli decise di istituire una Festa degli alberi anche in Italia, rivolta soprattutto agli studenti: la prima celebrazione si tenne il 21 novembre a Roma, alla presenza di circa cinquantamila persone, di cui 11 mila studenti. A tale manifestazione parteciparono anche la regina Margherita, la principessa Elena ed una folta rappresentanza di personalità politiche, militari e religiose. Ecco cosa scriveva Baccelli nella circolare istitutiva della Festa degli alberi: "La sapienza degli antichi padri dichiarava sacre le selve: la esecrabile sete dell'oro presso noi le distrusse... Le selve sono salute e ricchezza; sono filtri stupendi e centri di produzione ossigenica, anzi di ossigeno elettrizzato, che è tra le più poderose difese contro gli invisibili organismi malefici. Tutelano il clima, equilibrano la temperatura; disciplinano le correnti dell'aria; provvedono alle condizioni igrometriche del sottosuolo proteggono i colli nella loro coesione; difendono le praterie; conservano le acque; a noi, che non abbiamo il carbon fossile danno il combustibile; ci proteggono dalla grandine; e, poste sui monti, fanno da parafulmini... Noi deploriamo oggi la frequenza delle inondazioni; e se potessimo volgere a beneficio del rimboschimento sulle Alpi e sugli Appennini il denaro che ogni anno si disperde per riparare ai dilagamenti dei nostri fiumi, specialmente del Po, ed alle alluvioni del Mezzogiorno, i grandissimi danni che dobbiamo lamentare, sarebbero immensamente ridotti di numero e di quantità...". Sono trascorsi più di 100 anni, ma queste affermazioni mantengono intatto il loro valore e purtroppo ancora assistiamo con drammatica frequenza a frane ed alluvioni che devastano il territorio italiano.
Quando Baccelli divenne ministro dell'Agricoltura sancì l'ufficialità della festa degli alberi con il Regio Decreto n. 18 del 2 febbraio 1902. Con esso "È istituita in tutti i comuni del Regno la festa degli alberi. Essa sarà celebrata ogni anno in un giorno festivo, di primavera o di autunno, con l'intervento delle autorità e della scolaresca... (Art. 1)". Non fu solo l'Italia a fare propria questa nuova sensibilità nei confronti della cultura degli alberi. A Barcellona, in Spagna, nel 1902 venne fondata una "Associazione degli amici della festa degli alberi", incaricata della celebrazione annuale della cerimonia; in Francia si istituì una "Società forestale degli amici degli alberi". Analoghe iniziative furono intraprese negli stessi anni in Belgio, Russia, Svezia, Austria-Ungheria, Svizzera, Portogallo e Giappone.
Nel 1911 la tradizione riprese nuovo slancio sulla spinta dell'associazione "Pro Montibus" e dopo la pausa della prima guerra mondiale le cerimonie continuarono a diffondersi più o meno regolarmente fino al 1937. La legge forestale n. 3267 del 1923 ribadì all'art. 104 l'opportunità di celebrare la Festa degli alberi. Con l'avvento del Fascismo la festa assunse una veste di propaganda e di esaltazione del regime, come testimonia una cerimonia svoltasi a Roma nel 1939 alla presenza di Mussolini. Tuttavia dalla consultazione dei Bollettini Ufficiali della Milizia Forestale Nazionale si denota come maggiore importanza fosse attribuita ai rimboschimenti volontari, a scapito della tradizionale festa.
Il dopoguerra
Dopo i faticosi primi anni della "ricostruzione", che seguirono la fine della seconda guerra mondiale, dal 1948 vennero istituiti i cantieri di rimboschimento; nel 1951 fu l'allora ministro dell'Agricoltura Amintore Fanfani che stabilì di "...dar nuovo vigore alla celebrazione della festa degli alberi pressoché interrotta nell'ultimo decennio. Si stabilisce pertanto che la festa degli alberi si celebri solennemente in tutto il Paese il 21 novembre di ogni anno a partire dal 1951. La celebrazione può differirsi al 21 marzo solo nei comuni di alta montagna per ragioni di ordine tecnico o per avversità stagionali...". A Roma la festa degli alberi del 1951 venne celebrata sul Monte Mario presso il Collegio Don Orione, per i ragazzi mutilati di guerra; alla cerimonia parteciparono il Presidente del Consiglio De Gasperi, il ministro dell'Agricoltura Fanfani ed il ministro della Pubblica Istruzione Segni. Il decennio 1951-1960 coincise con il periodo di maggior splendore della festa; dagli anni Sessanta iniziò un certo declino delle feste degli alberi, che si svolsero comunque regolarmente fino al 1970 per poi proseguire in modo sporadico ed occasionale nel ventennio successivo. I dati riassuntivi del totale delle feste svoltesi in Italia nel periodo 1951-1970, desunti dal Bollettino Ufficiale del Corpo forestale dello Stato, evidenziano come in quasi 133 mila feste degli alberi svoltesi in 19 anni siano state collocate a dimora quasi 24,5 milioni di piantine ed abbiano partecipato 38,5 milioni studenti (ovviamente questo valore può includere gli stessi studenti che hanno partecipato a più feste successive). La superficie interessata dalle piantagioni in quegli anni è stata superiore a 8 mila ettari, l'estensione del Parco Nazionale del Circeo.
Ai nostri giorni
Negli anni Settanta, con le leggi di trasferimento delle competenze in materia forestale dallo Stato alle Regioni, si perse definitivamente quella centralità propositiva ed organizzativa rappresentata fino ad allora dal Corpo forestale. Per quasi un trentennio la celebrazione della festa degli alberi fu affidata alla iniziativa di singoli enti locali o istituti scolastici, che si organizzavano autonomamente e che richiedevano alla Forestale l'invio di piantine e di materiale divulgativo. A seguito dell'istituzione della "Giornata forestale mondiale" il 21 marzo, promossa dalla Fao nel 1971, in alcune regioni d'Italia si è fatta coincidere tale ricorrenza con la festa degli alberi. Dagli anni Novanta la manifestazione ha ripreso nuovo vigore e diffusione, soprattutto grazie ad un rinnovato impegno promozionale ed organizzativo da parte del Corpo forestale: ad esso si sono aggiunte alcune associazioni ambientaliste che da anni ormai collaborano strettamente e proficuamente con la Forestale per celebrare feste degli alberi in tutte le regioni italiane, soprattutto nelle scuole elementari e medie. Nel 2001 l'allora ministro delle Politiche Agricole e Forestali Alfonso Pecoraro Scanio insieme al collega alla Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro, ripristinarono con un decreto interministeriale la "Festa dell'albero" da tenersi il 4 ottobre e il 21 marzo di ogni anno in tutte le scuole d'Italia. Questa volta l'obiettivo è sensibilizzare i più giovani sulla tutela delle specie arboree da frutto e delle essenze forestali autoctone.
La meravigliosa cornice del progetto "Giardino dei patriarchi dell'Unità d'Italia" a Villa dei Quintili a Roma

Il Dott. Sergio Guidi partecipa alla piantumazione dell'albero di melograno che rappresenta L'Italia centrale e Roma

Nel corso delle celebrazioni previste dal Ministero dell'Ambiente lo scorso 21 novembre a Villa dei Quintili, sull’Appia Antica, la nostra Associazione ha partecipato alla piantumazione di un albero di melograno, che rappresenta la specie del Lazio e di Roma, all’interno del "Giardino dei Patriarchi dell’Unità d’Italia", un giardino davvero speciale, in corso di allestimento, dove sono conservati i “gemelli” degli alberi monumentali più significativi delle varie regioni d’Italia, cioè specie derivate da alberi che già vegetavano nel 1870 alla data dell'unificazione. Tutte le piante sono messe a dimora rispettando la forma della nostra penisola, quando saranno in piena vegetazione, dall'alto, sarà possibile distinguere la sagoma dell'Italia.
Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione fra la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, Arpa Emilia-Romagna, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed il Comitato per la Bellezza di Roma. Il Ministero e il ministro per l’Ambiente hanno accordato il loro patrocinio. La nostra vocazione ambientalista ed il progetto del Giardino della Memoria da noi realizzato a Lucoli con le specie degli antichi pomari d'Abruzzo, ci ha posto in relazione con l'ISPRA, il Corpo Forestale dello Stato e con l'Associazione i Patriarchi della Natura (http://www.patriarchinatura.it/contenuti/it/home/index.php) promotrice dell'iniziativa presso Villa dei Quintili, quest'ultima ci ha invitato all'evento, abbiamo partecipato volentieri alla piantumazione del "melograno di Roma" testimoniando anche la nostra esperienza progettuale di Lucoli.
Le notizie storiche sulla festa dell'albero sono tratte da: http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5920

giovedì 22 novembre 2012

"Quasi senza accorgermene mi sono fermata spesso a guardare i volti femminili". Monika Bulaj e le donne di Lucoli con il grammofono.

"Quasi senza accorgemene mi sono fermata spesso a guardare i volti femminili. Perché se Dio è sempre uomo, le donne rappresentano la vita".....
Monika Bulaj fotografa ed antropologa.

Abbiamo ripreso queste parole di una fotografa, ma anche antropologa, che con i suoi lavori è riuscita molto bene a raccontare la dimensione sacra e spirituale di tutti i popoli che ha incontrato sul suo cammino. Le sue foto ci presentano delle immagini di corpi in movimento e tesi verso l’altro. Perché, come spiega la Bulaj, “il corpo non mente. Il sacro gli passa attraverso, lo trafigge”. Così che sia di uomo o di donna, ogni volto ci racconta in un istante una storia durata centinaia di anni. E' una fotoreporter straordinaria, una donna curiosa, Monika Bulaj, i cui libri sono emblematici: Rebecca e la pioggia, Gerusalemme perduta, Figli di Noè e Genti di Dio. Le sue foto raccontano delle storie, raccontano appunti di mondi perduti in Medio Oriente e in Europa, storie di popolazioni al margine, di tradizioni millenarie: Monika, polacca di nascita, è considerata la più grande fotografa di oggi sul tema del sacro.
Difficile non riconoscere che lo sguardo femminile sul mondo possa essere completamente differente.
Donne con il grammofono - Lucoli, 1945 - Località Fontenova
Abbiamo introdotto la foto di alcune donne di Lucoli in posa con un grammofono, con i bellissimi pensieri della Bulaj: dietro gli sguardi delle nostre madri e nonne la speranza di una vita futura di mogli, madri ed anche di lavoratrici; per alcune, ad oggi, parliamo di una vita già conclusa. 
Questi i nomi delle donne ritratte che siamo riusciti ad identificare:

1) ...........................................................................................................................
2) LUCIA PUPI - Moglie di Eugenio Soldati detto Baggià (Largo Masciocchi) 
3) NINA AMBROSIA - Moglie di Domenico di Pietro mamma di Battista (Ara Iannini) 
4) RITA FALASCA - Moglie di Domenico Michetti 
5) ..........................................................................................................................
6) CRISTINA GIANFELICE - Sorella di Tullio Gianfelice papà di Giulio 
7) .......................................................................................................................... 
8) PINA PROPERZI - Moglie di Ermenegildo Falasca detto “GIRDIGLIO” 
9) DORA SOLDATI - Sorella di Cesare moglie di Eligio Gasperini (la Madonna) 
10) ANNA AMBROSIA - Moglie di Popò (Ara Iannini) 
11) ........................................................................................................................ 
12) ........................................................................................................................ 
13) EVELINA PIETROGIACOMO 
14) ........................................................................................................................ 
15) EMILIA PUPI - Sorella di Iva (Largo Masciocchi) 
16) RAFFELINA PIETROGIACOMO - Mamma di Tony ed Adelmo (Tiglio) 
17) MANOLA MASCIOCCHI - Moglie di Cesare detto “JU PICCIOTTO” (la Madonna) 
18) ARMIDA MICHETTI - Moglie di Mario (Corso Visconti) 
19) LOLA COLAFIGLI - Sorella di Tito moglie di Domenico Falasca mamma di Giulio e Giovanni 
20) ........................................................................................................................


Quello riportato è un fotogramma che segna la speranza del dopoguerra, che potremmo definire "femminista", che ferma un tempo che forse può apparire concluso, ma non del tutto, cancellato e soprattutto rimescolato in forme inedite nei percorsi delle nuove generazioni di donne del territorio.
Non ci dimentichiamo che nel corso del ‘900 le donne hanno ottenuto la parità giuridica; smontati i pregiudizi con i quali si tentava di giustificarne l’esclusione e sembra che oggi non ci siano più problemi: i principi in sé funzionano, basta ritenerli validi per tutti e per tutte e le cose poi si sistemano. La realtà è senz'altro più complessa perché il modello sociale di promozione maschile fondato sulla divisione del lavoro, la competitività e la gerarchia economica si fonda anche ai giorni nostri sulla cancellazione politica e lo sfruttamento quotidiano di tutta l’economia della riproduzione, a cominciare dal lavoro gratuito erogato prevalentemente dalle donne per la crescita di bambine e bambini, l’assistenza di anziani e la manutenzione del domicilio. 
Si tratta di una “struttura” economica profondamente radicata nella cultura vigente o viceversa di una struttura culturale profondamente radicata nel sistema economico ieri come oggi.
Ma quanta grinta traspare dalla foto del 1945 che abbiamo pubblicato: le sigarette in bocca, i sorrisi, la voglia di vivere e divertirsi ascoltando la musica, i volti delle ragazzine più piccole che volevano trovare anch'esse un posto nel momento immortalato dal fotogramma. Sono, quelle della foto, donne che hanno tenuto insieme tutto: lavoro, studio, bambini, la terra, incontri tra donne, lottando con la povertà, con un corto circuito fecondo tra un privato, in cui si trasformavano rapidamente le relazioni tra uomini e donne e tra genitori e figli, e magari un pubblico, fatto di lavoro in cui cercavamo di affermare insieme al diritto all’autodeterminazione una presenza che cambiasse le forme della vita in un senso che potremmo definire, per brevità, più democratico.
Foto vecchie di una generazione che cede il passo. 
La nostra Associazione sta lavorando ad un progetto volto a ricostruire attraverso i fotogrammi il passato del territorio, parte della sua identità. Potremmo definirlo progetto "memorie storiche" nato grazie all'interesse di alcuni nostri soci che hanno iniziato a raccogliere vecchie fotografie delle famiglie lucolane con l'intento di formare un archivio fotografico digitale. 
Una piccola parte delle prime risultanze è stata presentata al mercatino di Vado Lucoli di agosto, questo progetto, è aperto alla collaborazione di tutti per ricerche e interessi futuri, ma ha già consentito alle famiglie direttamente interessate di poter vivere un primo momento di "tuffo nella memoria". 
L'attività è purtroppo ostacolata dalla precarietà post sisma: i "ricordi" fotografici sono negli scatoloni, bauli, in case inagibili nelle quali non si può andare. 
Non vogliamo però arrenderci e lavoreremo per questa "riscoperta", attraverso la raccolta delle immagini delle proprie radici, le proprie storie, storie di guerra, miseria, emigrazione, ma anche di profondi valori morali e civili, di amicizia e solidarietà. Un percorso per immagini, una raccolta di luoghi, uno spaccato di cultura e memoria: una passeggiata virtuale in uno scenario non solo immaginato, ma che cercheremo di ricostruire in un archivio fotografico digitale che raccoglierà famiglie e momenti importanti della nostra Comunità.
Volto femminile in una foto di M. Bulaj

giovedì 15 novembre 2012

L'ATTACCAMENTO ALLA VITA DELLA PIANTA DI MANDORLO CRESCIUTA SUL CAMPANILE DELLA CHIESA DELLA BEATA CRISTINA

Il campanile della Chiesa della Beata Cristina da Lucoli: sulla sinistra la pianta di mandorlo cresciuta tra le pietre -
Foto di Gianni Soldati
Particolare con il mandorlo - Foto di Gianni Soldati
Sono più di cinquant'anni che quella pianta è lì e potremmo giustamente dire "non cresce e non crepa", è stata anche tagliata diverso tempo fa (nel 1984 durante il restauro della Chiesa), ma non ne furono estirpate le radici e, quindi, si è risviluppata.
La realtà di oggi è che continua a vegetare sul campanile di una chiesa inagibile, che, rovinosamente, sta per affrontare un altro inverno dopo il sisma del 2009.
La forza di certe piante che crescono nel grigio delle pietre, che bucano gli intonaci, che vivono con niente... non è forse commovente? 
La forza di madre natura che ci avverte: non siamo onnipotenti. Basta lasciare una casa, un edificio nelle sue mani perché venga inghiottito, ricoperto, invaso da erbe, edere, piante, rami, fronde, frasche, virgulti, germogli, rampicanti, arbusti, cespugli.
Ci viene in mente una massima di Heiddeger: "Ciò che minaccia l'uomo nella sua essenza è l'ingannevole convinzione che, attraverso la produzione, la trasformazione, l'accumulazione e il governo delle energie naturali, l'uomo possa rendere agevole a tutti e in genere felice la situazione umana". 
Che strano destino accomuna, oggi, quella pianta di mandorlo alla Chiesa della Beata Cristina: ambedue sono in una condizione di precarietà, lottano per la loro esistenza, la prima è condannata alla consunzione, la seconda è condannata ad aspettare le risorse economiche per il suo restauro.......cercando nel frattempo di non crollare viste le sue profonde lesioni.
Sarebbe bello trovare soluzioni a lieto fine: in fondo il mandorlo che lotta per la vita se la potrebbe essere meritata un'aspettativa di sopravvivenza in un terreno "normale" e, la Chiesa come da piano di ricostruzione comunale (per l'intero aggregato €936.000,00) e stanziamenti del Mibac (€650.000,00 erogabili nel 2018) potrebbe essere sanata, visto che, sulla carta, i soldi ci sarebbero.
E' impossibile non collegare il mandorlo del campanile a Silone (autore del libro: "Ai piedi di un mandorlo"), al suo pensiero, agli innumerevoli fili rossi che collegano molti dei suoi scritti con i tratti salienti degli abruzzesi "il fattore costante" dell'esistenza degli abruzzesi "è appunto il più primitivo e stabile degli elementi, la natura". La natura è quindi la struttura, e da essa deriva ogni sovrastruttura, compresa anche la configurazione spirituale, poiché "nel quadro severo delle montagne e delle difficili condizioni di vita da esse determinate, il profilo spirituale dell'Abruzzo è stato modellato dal cristianesimo". Il radicarsi di una religiosità tenace in cui l'intransigenza cristiana (di cui Pietro da Morrone è "una figura limite, un archetipo") si intreccia con una peculiare sopravvivenza di "miti e usanze pagane" che sono "raffigurazioni simboliche degli istinti e delle forze naturali", si spiega appunto con la condizione di "permanente difesa da un ambiente fisico ostile". 
Il mandorlo cresciuto sul campanile è "antropologicamente autoctono" è un archetipo (anche se botanico) rappresenta anche il contesto umano del territorio, che resiste ad un ambiente fisico ostile ed oggi cerca di ricostruire le sue case e le sue chiese dopo un terremoto.
C'è di più: secondo una tradizione ebraica, è ai piedi di un mandorlo che si troverebbe la via che permette di accedere alla misteriosa città sotterranea di Luz, dimora dell'immortalità. Giacobbe ebbe la visione proprio presso una città di nome Luz (cf Gen 28,19). Ciò suggerisce che bisogna rompere il guscio, affinchè la mandorla, prima invisibile, si riveli; lo stesso vale per il segreto che è in noi, ossia la vita nuova che è l'immortalità. In Geremia si sarebbe potuta ricorrere ad un'altra metafora, un altro albero, un altro fiore, ma si usa proprio il mandorlo e non è un caso. Infatti, questi versetti, nella versione ebraica, mostrano un gioco fonetico: il termine saqed, «mandorlo», è un nome derivato dal verbo saqad, «vigilare, vegliare, essere attenti», forse anche in forza della forma stessa di questo frutto. È più che naturale che paragoniamo la mandorla ad un occhio ed è l'occhio il nostro organo che «osserva, vigila».
Il mandorlo del campanile, perdendoci nella libertà dei pensieri, e nelle giravolte tematiche, potrebbe essere lì per "vigilare" sulla Chiesa, sulla gente, su tutto...è per questo che non è mai morto?
Se il mandorlo avesse fatto mai un frutto potremmo proporre un altro accostamento ed un possibile, ulteriore, significato recondito: nel cristianesimo la mandorla è Cristo, la cui natura divina rimane dissimulata dalla natura umana, e ancor prima, nel corpo della Vergine. E' per questo motivo che, spesso, nell'iconografia medievale Cristo in maestà, e talvolta anche la Vergine, sono rappresentati nel seno della mandorla mistica.
Con lo sguardo all'insù, concentrandoci sui rami di un'umile pianta (che probabilmente tante persone non hanno mai notato) che dal punto di vista simbolico, rappresenta l’essenziale celato sotto l'apparenza, sotto l'accessorio; quindi, il cuore dell'essere, il divino nell'uomo, abbiamo lanciato degli spunti di pensiero, chiedendo aiuto ad un filosofo ad uno scrittore e perfino ad un Profeta. 
Ci sembra che la sintesi dei nostri pensieri in libertà converga sull'attaccamento all'esistenza e sulla tenacia necessaria per perseguirlo: sia esso delle cose, delle piante, degli uomini e dei loro beni culturali che rappresentano ciò che i padri hanno costruito e lasciato.

Vincent Van Gogh - Rami di Mandorlo in fiore

giovedì 8 novembre 2012

Lucoli, Resilience, and the Kindness of Strangers

Giardino della Memoria - Memorial Garden in Lucoli
Last September I received an email from "NoiXLucoli" telling me about the area around Lucoli (AQ).
I admit I hadn’t heard of Lucoli before they wrote to me. Since then I discovered that it’s just inside the Lazio – Abruzzo border, about an hour and a half from Rome and half an hour from the city of L’Aquila.
As usual I did a quick search and found out a few details. Its population is about 1000 people, its patron saint is San Giovanni Battista celebrated on 24 June, it has 16 districts (if I counted correctly) and it sits at about 1000m above sea level. For those of you who like skiing It touches on Campo Felice which is often the destination of many Romans for their white week snow holiday.
A few years ago I added a page to this blog in which I link to news articles about and related to Abruzzo. On average I add an article once a month – Abruzzo doesn’t feature as often as Tuscany in the mainstream media. If you look at the page Abruzzo In The News, you can see I’ve divided the links into three sections:
  • Travel/Tourism
  • Lifestyle/Culture
  • Earthquake in L’Aquila
I find it very interesting that over a year has passed between my two most recent additions to Travel/Tourism yet in the last month I added 5 articles to the section Earthquake in L’Aquila.
In case you’ve missed it the province of L’Aquila has been in the news a lot lately as a result of the convictions of scientists for giving false assurances before the 2009 Earthquake.
When they wrote to me also referred to the earthquake. After the Earthquake the people of Lucoli created a memorial garden dedicated to those who died. I found it heart warming when they said that many non-Italians helped by sponsoring trees in the garden. People from the United States, Canada, Ireland and Israel contributed.
At the foot of each tree are the names of the supporters of the project


Planted trees belong to species in danger of extinction

The community of Galway has organized a concert to help Lucoli
If your Italian is up to it you can read about it in La Pazienza Degli Alberi Ed Il Sospirato Impianto D’irrigazione and also here.
On the blog NoiXLucoli Onlus you can get an insight into life in the region and the things that are most important to the people of Lucoli.
In the post Travel Notes About Lucoli By Gillian & Dan Nevers, I was particularly taken by the observation:
We did not return to Lucoli until 2010, a year after the earthquake.  The land was still beautiful, although now achingly so, as it was marked by destruction.  Whole towns lay in rubble, and so many buildings were boarded up and closed to inhabitants.
Lucoli is a small community that has a rich tradition and heritage. But being a small community its survival is precarious. The 2009 earthquake was a big blow to the region and it made the lives of many local people so much harder. Even though an earthquake may not have immediate and devastating effects on a community it can still be the cause of prolonged tragedy.
I don’t think more accurate predictions by scientists would ultimately make a difference to the long term effects of natural disasters. Buildings would still collapse, infrastructures would still fail but in the immediacy of the tragedy more lives could be saved.
I’ve had difficulty reaching a conclusion as to whether I think the verdict in the trial of the scientists was justifiable or not. I commented on Alex Roe’s (Italy Chronicles) piece Sentencing Earthquake Scientists: An Unjust and Unjustified Court Decision in Italy and at the time of commenting I felt the verdict was madness.
However I admit that there are layers within layers and although I do not think the sentence is appropriate I think the scientists are accountable if they knowingly gave misleading information.
Did they? I’m still not certain.
But as I said there are layers with in layers and sometimes it isn’t easy or appropriate to apportion blame.
Are those who report the message responsible it they choose not to investigate the complex detail in favour of a sound bite?
Are those who hear a message and rely upon it responsible for not delving into detail?
Is the state responsible for supporting communities in potentially inhospitable locations?
Is God solely responsible since…?
Are those who choose to live in an earthquake zone responsible for their decision to live with the heightened prospect of danger?
This story is complex and I don’t feel I have the right or knowledge to make a just judgement.
There is a riddle I love. It starts with the question how do you eat an elephant? One bite at a time!
Does the Italian judicial system, government and people have the stomach to tackle this elephant and go after all potentially responsible groups?
I’ve more questions than answers I guess.
What I can say with certainty is that it is that when tragedy strikes it is amazing how help and support can often come from surprising sources – I’m thinking of contributions, not only money but also time and effort, that can help restore and rebuild.
Considering this I think the memorial garden at Lucoli in the province of L’Aquila is something well worth visiting.



Noel McCarthy
This article was originally posted on http://aboutabruzzo.com/ here http://aboutabruzzo.com/index.php/2012/11/06/general/lucoli-resilience-and-the-kindness-of-strangers/ and is reproduced with the permission of the author.

martedì 6 novembre 2012

CAMPO FELICE: flora in pericolo. Intervista al botanico Fabio Conti

Il WWF ha recentemente denunciato in un comunicato l'impatto ambientale dei lavori per la realizzazione in Abruzzo di una galleria che collega la piana di Campo Felice con l'altopiano delle Rocche. La galleria, lunga poco più di un chilometro ha il costo di 25 milioni di euro. Si trova nel Parco Regionale Sirente - Velino e tutta la piana sulla quale affaccerà è tutelata da direttive comunitarie per la salvaguardia di habitat, flora e fauna protetti. 
Cliccando sul link l'intervista al botanico Fabio Conti dell'Università di Camerino.


Il cantiere della galleria
Panoramica della Piana di Campo Felice