giovedì 27 dicembre 2012

LE MANI DELLE DONNE RACCONTANO: IL MERCATINO DI NATALE DI LUCOLI



Gli oggetti esposti

Si è svolto l'8 ed il 9 dicembre nei locali parrocchiali della Chiesa dell'Ave Maria il tradizionale mercatino di Natale. 
Sono stati esposti lavori creativi che rappresentano sempre un fenomeno interessante, legato alla tradizione ed al mondo femminile. Gli oggetti esposti sono da considerare come il frutto dei mestieri della creatività, di alcune attività legate alla tradizione, come il ricamo a tombolo, il patchwork, il decoupage.
Le espositrici sono state in maggioranza donne che sono riuscite a trasformare una passione, un hobby creativo in tentativo di nuova professione. 

Gli oggetti presentati erano unici ed originali, creazioni ricche di manualità e di cultura che discende dai saperi familiari. 



Occorrerebbe dare maggiore attenzione a questa insopprimibile risorsa delle economie locali e rilanciare questo settore attraverso azioni pubbliche mirate, dando nuovo slancio ad esempio alle produzioni del passato, anche questa potrebbe essere una via da percorrere per lo sviluppo del territorio.

Come ogni anno promotrice del "mercatino di natale" è stata la Parrocchia, mentre un'analoga iniziativa di successo è stata realizzata a Vado Lucoli la scorsa estate.

venerdì 21 dicembre 2012

Presentata oggi a L'Aquila l'opera di Lucia Arbace: "Saturnino Gatti, i volti dell'anima” - Vita e opere di un artista del Rinascimento". Una delle sue bellissime opere è custodita a Lucoli

Chiesa di S. Menna Affresco di Saturnino Gatti - La Crocifissione

A 550 anni dalla nascita di Saturnino Gatti: pittore, scultore, artista creativo dallo straordinario talento, è stato presentato oggi a L'Aquila il libro che racconta la "storia di un uomo “nato in mezzo alle cave di pietra e ai calanchi di quella straordinaria culla di civiltà che è l’area a nord dell’Aquila, accanto all’'antica Amiternum d’i origine sabina e poi prefettura romana. Saturnino Gatti non tradì mai la sua vera e più genuina indole di modellatore di forme, guadagnando altresì una solida reputazione come originale pittore, di tavole dipinte e d’affreschi smaglianti per le invenzioni e i colori”".  

Queste sono le parole con le quali lo descrive Lucia Arbace, soprintendente BSAE Abruzzo nonché autrice del libro. Ha presenziato alla presentazione del libro anche il Sindaco di Lucoli. Un meraviglioso affresco del Gatti: "la Crocifissione" è custodito a Lucoli nella Chiesa di San Menna. La Chiesa è dedicata a Mènas un soldato egiziano dell'esercito romano che si convertì al cristianesimo e che fu ucciso nel 303 D.C. sotto l'imperatore Diocleziano. L'affresco della "Crocifissione" ripercorre il tema di quelli custoditi nella Chiesa romanica di S. Panfilo a Tornimparte che illustrano sempre gli episodi della Passione di Cristo. 
In questi tesori architettonici di Lucoli e Tornimparte sono custodite queste "gemme" meravigliose dell'arte di Saturnino Gatti.

Della vita privata di questo grande e misconosciuto artista si conosce poco o nulla. La data della nascita si desume dal libro dei fuochi del 1508 dove è registrato come Mastro Satornino fillio di Johan Gatto di Sancto Vectorino di anni 45. Dal Bindi si apprende che il padre era macellaio e che aveva quattro fratelli. Si sa ancora che intorno al 1494 si trasferì a L’Aquila con la moglie, Faustina di Bernardino Sfrajo di Paganica, da cui ebbe cinque figli. I legami con Silvestro di Giacomo, di cui presumibilmente fu allievo, sono documentati da alcuni atti notarili che coprono l’arco di circa un ventennio, dal 1477 al 1494. Morì nel 1518, come risulta da un rogito del 25 Giugno dell’anno successivo. 

La sua attività si svolse tra Abruzzo, Umbria e Calabria a cavallo del XV e del XVI secolo, nell’ambito di quella fortunata e fervida temperie artistica, che animava la città di L’Aquila con la presenza di pittori, scultori, architetti di successo, come lo stesso Silvestro di Giacomo, come Giovanni di Biasuccio, Francesco da Montereale e Cola dell’Amatrice, come quell’Antonio di Percossa, di cui sembra si siano perse le tracce, ma che sicuramente rivestì un ruolo non secondario in questo ambiente, documentato quale socio di Saturnino sia nell’Abbazia Morronese, sia nel Convento di Terranova Sappo Minulio in Calabria, tutti luoghi celestiniani. 

La lettura del libro: "Saturnino Gatti, i volti dell'’anima” - Vita e opere di un artista del Rinascimento" farà luce anche sulle sue opere custodite a Lucoli ed a Tornimparte e contribuirà a svelarci i tesori artistici del nostro territorio.


Testo in parte tratto da: Abruzzoweb.

venerdì 14 dicembre 2012

MA CHE MALE HA FATTO A QUALCUNO DI LUCOLI IL GIARDINO DELLA MEMORIA?

Questa mattina ci è stato fatto un regalo per Natale.
Rete di recinzione tagliata lato Abbazia

Rete di recinzione tagliata lato strada provinciale

Nuovi atti vandalici contro il Giardino della Memoria di Lucoli: rete di recinzione tagliata in più punti, lucchetto di un cancello divelto.  Dal cancello aperto, sono entrati 14 cavalli che hanno spezzato alcuni alberi appartenenti alle piante da frutto in via di estinzione. Queste piante provengono da ceppi recuperati attraverso un programma di ricerca avviato dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L'impianto di irrigazione è stato danneggiato dagli animali ed altre specie botaniche appartenenti alle piante officinali sono state mangiate.

Il branco di cavalli lasciati incustoditi sul terreno parrocchiale non sono entrati da soli nell'area del Giardino della Memoria, assolutamente chiusa e recintata, una mano umana ha rimosso le sicurezze del cancello e lo ha aperto: il danneggiamento è volontario.

Questo, in ordine di tempo (dal maggio 2011) è il quarto vandalismo che colpisce questo bene comune botanico che la nostra Associazione ha realizzato e mantiene a sue spese per l'uso di tutti.

Ripristineremo con l'aiuto di chi vorrà sostenerci quanto danneggiato e sporgeremo denuncia alle autorità competenti.

Lucchetto divelto: la parte di metallo a chiusura di colore nero è staccata sul legno
Alcune delle piante irreparabilmente danneggiate: specie di Albicocco di Rocca Calascio spezzata

Specie denominata "melo a candela" spezzata

I cavalli lasciati incustoditi di fronte all'Abbazia di San Giovanni Battista
Ringraziamo il Sindaco di Lucoli per l'attenzione volta alla ricerca delle responsabilità per i danni subiti dal Giardino della Memoria.

mercoledì 12 dicembre 2012

LA GALLERIA DI SERRALUNGA UN VANTAGGIO PER IL TERRITORIO DI LUCOLI?


Interrogativi sulle prospettive future: Galleria di Serralunga un vantaggio per il territorio di Lucoli?

La galleria di Serralunga: oggi, prima dell'inaugurazione
Campo Felice la strada che porta agli impianti

Sarà inaugurata il 22 dicembre prossimo la galleria "Serralunga", lunga 1.299 metri (dei quali 48 metri in galleria artificiale) che collegherà la Piana di Campo Felice e l'Altopiano delle Rocche della strada statale 696 "del Parco Sirente Velino", per una lunghezza complessiva di 2,5 chilometri.
Con la costruzione della galleria la strada statale n° 696 avrà continuità collegandosi dallo svincolo di Tornimparte della A24 Roma-L'Aquila-Teramo con il versante della Piana di Campo Felice.
In questo modo, si raggiungeranno facilmente gli abitati di Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Ovindoli e Celano. Inoltre, si otterrà anche il collegamento tra le due autostrade A24 e A25, considerato che l'abitato di Celano è collegato anche dall'autostrada A25 Roma-Pescara.
Il tracciato - che si sviluppa interamente nel comune di Rocca di Cambio - ha inizio in località "La Brecciara", attraverso un tratto di 1.060 metri, e prosegue con la galleria "Serralunga" terminando con una rotatoria sulla Piana di Campo Felice, al km 18,500 della strada statale 696.
L'investimento totale ha interessato circa 25 milioni di euro.
Un'indagine condotta dal gruppo Cresme per Legambiente e Confcommercio sui comuni italiani con meno di 2000 abitanti ha individuato in Rocca di Mezzo e Ovindoli i due Comuni abruzzesi con le migliori performance insediative per la elevata utilizzazione delle strutture turistico-ricettive nonché "per la capacità dei singoli territori di offrire sé stessi, nel rispetto delle proprie vocazioni/tradizioni e nel rispetto del rapporto con le proprie doti ambientali". Nella percezione degli amministratori  ed operatori locali, le potenzialità turistiche dell'Altipiano però, non sono sembrate pienamente valorizzate fino a questo momento per problemi quali l'elevato grado di stagionalità delle attrezzature, la loro scarsa interconnessione, la mancanza di specificità e di rapporto con il contesto. 
Tutti problemi ben noti sui quali si è dibattuto da molto tempo, anche da prima del terremoto del 2009, problematiche che oggi sembrano trovare miracolosa soluzione nella prossima apertura della galleria di "Serralunga".
Ma ci chiediamo se il territorio di Lucoli si avvantaggerà realmente dal rilascio di quest'opera infrastrutturale.
Senz'altro il numero di presenze, che si immaginano massicce, che percorreranno l'Altipiano nella parte del territorio di Lucoli non porteranno agli operatori locali benefici economici commisurati al livello di usura ambientale che produrranno nel contesto. I turisti, inoltre, tenderanno a non fruire delle strutture ricettive e commerciali delle Frazioni di Lucoli collocate nella vallata (unica eccezione, forse, Casamaina), dirigendosi, invece, verso i comuni meglio organizzati e con più offerte di servizi, raggiungibili proprio attraverso la galleria.
La vera ricchezza del Comune di Lucoli è compresa nella sua biodiversità e naturalità che va conservata e difesa strenuamente combattendo soprattutto le idee di facile trasformazione del territorio portate avanti sull'esigenza del miglioramento economico, purtroppo al momento, di altri comuni che hanno già fatto delle scelte turistiche intensive. 
L'Altopiano di Campo Felice è un sito di importanza Comunitaria (SIC) che ricade nell'area omogenea n° 9  che, con l'apertura della galleria di "Serralunga", sarà ridotto in una sua ampia parte ad una strada di percorrenza e passaggio: la parte di territorio di Lucoli rappresenterà un comprensorio spaziale dove ci si sposterà, scierà, camminerà, ma dove non si alloggerà perché le strutture ricettive saranno al di là della galleria in altre aree comunali. 
Questa tendenza prospettica di minor vantaggio potrebbe essere in parte contenuta con la realizzazione di opere di miglioramento della SS584 verso l'Aquila, strada che consentirebbe ai flussi turistici di raggiungere facilmente questa Città passando per Lucoli, apprezzandone i contesti abitativi ed i borghi (belli anche se terremotati) e viceversa.
Molti sostenitori dell'apertura della galleria hanno spesso parlato di strenue resistenze di tutela ecologica messe in atto da parte degli ambientalisti, ignorando, a vantaggio di altri interessi, i processi irreversibili di modifica degli ambienti naturali dell'Altipiano, originati da opere infrastrutturali quali: la galleria, i 20 km di asfalto della SS696 (che ricadono sul nostro territorio), i parcheggi e, in ultimo, le presenze turistiche intensive, veloci e poco consone per natura del loro stesso target alla conservazione della natura.
Non siamo convinti che siano stati previsti tutti gli accorgimenti per evitare le pesanti ricadute di queste infrastrutture sui contesti naturali dell'Altopiano. La realizzazione di queste opere mira all'esclusivo potenziamento dell'offerta turistica sciistica ed alberghiera dei Comuni di Rocca di Cambio, Ovindoli e Rocca di Mezzo raggruppati insieme a Lucoli nell'"area omogenea della neve". 
Il modello di territorio come "sistema vitale" ipotizzato  in tutti gli studi strategici per lo sviluppo di quest'area,  indirizza, sulla carta, verso una rappresentazione utile a supportare decisioni di governo che migliorino le probabilità di sopravvivenza del sistema territoriale nel suo complesso: quindi, della parte ricettiva alberghiera e di servizi e della parte ambientale e naturale
Le componenti fisico-naturali e di scenario, rappresentano il punto di forza del territorio di Lucoli ed andranno tutelate rispetto alla prospettiva di sviluppo che si intravede con l'apertura della galleria di "Serralunga", rendendo centrale il rapporto "impresa-salvaguardia del territorio" in un’azione di governo ispirata ad una visione di sviluppo sostenibile.
Riteniamo che gli Amministratori di Lucoli siano consapevoli della loro responsabilità di gestione operativa del "sistema vitale" del territorio che si sta caratterizzando con un intreccio di dinamiche che coinvolgono i portatori di una varietà di interessi e, sono, al momento, sbilanciate e difficili da conciliare. La salvaguardia e la tutela delle ricchezze ambientali sono oggi strettamente connesse al grado di civiltà degli uomini, alla loro cultura e sensibilità, un turismo "mordi e fuggi" non ha i tempi per tutelare ed assaporare i valori ambientali, tende ad essere intensivo e distruttivo. 
Probabilmente il territorio andrà protetto con sistemi di lotta tecnologicamente avanzati (le ordinanze già ci sono), le sanzioni e la vigilanza dovrebbero essere intensificati, oppure dovranno essere prodotte altre iniziative in presenza di una coscienza sociale poco attenta alle esigenze dell'ambiente. Un "piano di area", più volte auspicato da queste pagine, consentirebbe di regolare e vincolare anche interventi infrastrutturali futuri.


Con il disgelo sul terreno di Campo Felice si trovano le plastiche

In ultimo, ma non ultime per importanza, dovrebbero essere realizzate attività di sensibilizzazione e di informazione della Comunità, anche con il coinvolgimento dei mass media, che non saranno mai pienamente efficaci se non mirate a realizzare una cultura della tutela del patrimonio ambientale, inteso come bene imprescindibile che appartiene alla stessa collettività, promuovendo la consapevolezza che uomini e risorse ambientali appartengono al medesimo contesto naturale.

Per le ipotesi/soluzioni di scenario strategico riportate in questo post si rimanda alla consultazione della pubblicazione: "Ricostruzione dei Territori - Progetti a supporto dei Comuni di Ovindoli, Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio, Lucoli nella Provincia di l'Aquila" - a cura di Lucina Caravaggi - Alinea Editrice - 2010.
Riferimenti stampa: http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=29596

lunedì 3 dicembre 2012

C'ERANO TANTI BIMBI A COLLE DI LUCOLI NEL 1930. OGGI IN ITALIA E IN EUROPA LE CULLE SONO VUOTE

1930 - Colle di Lucoli foto di bambini con la loro insegnante (foto per gentile concessione di Edda Giannone)

Due saggi recenti spiegano che presto in Europa a crescere saranno soltanto cimiteri e paesi abbandonati.
Dall’Italia alla Germania, spira un vento di abissale inverno demografico. A Madrid è uscito il libro di Alejandro Macarrón Larumbe dal titolo emblematico, “El suicidio demográfico de España”. Dagli attuali 47 milioni di abitanti, la Spagna è destinata a passare a 35 milioni in trent’anni. “La Spagna sta attraversando una grave crisi economica, ma alla fine molto più pericolosa, anche se vi si presta poca attenzione, è la crisi demografica”.
Secondo i dati recenti dell’Instituto Nacional de Estadística, rispetto al 2011 c’è stato ben il 3,5 per cento in meno di figli in Spagna. La fertilità è scesa al tasso irrisorio di 1,35 figli per donna, 1,31 per le donne spagnole native. Scrive Macarrón Larumbe che “in ventuno province spagnole su cinquanta, ci sono più morti che nati”, e senza il contributo dei bambini degli immigrati, il numero di province con popolazioni in declino sarebbe stato di almeno quaranta. “L’età media del popolo spagnolo è in aumento senza sosta, a un ritmo di un anno di età ogni quattro anni”. Larumbe parla della “morte demografica a cui ci siamo condannati da quando abbiamo insieme deciso di ignorare il più fondamentale di tutti gli istinti di sopravvivenza, avere dei figli”.
Anche in Italia un libro prende di petto la questione dell’eclisse demografica. Scrive l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, nel suo recente saggio “Sviluppo e declino demografico in Europa e nel mondo” (edizioni Marietti), che la popolazione italiana – al pari di quella giapponese – è la più invecchiata del mondo. “Se non ci saranno aumenti nei prossimi decenni per l’indice di fertilità, nel corso di due generazioni il numero delle donne italiane e quindi degli italiani sarà dimezzato”. In generale per l’Europa, Fazio sostiene che “popolazioni con tendenze in atto come quelle rilevate e sommariamente descritte nei paesi europei sembrano condannare queste popolazioni nel giro di qualche generazione a una sorta di eutanasia sociale”.
Nel 1910, al tempo della Belle Epoque, due milioni di bambini nascevano ogni anno in Germania. Un secolo più tardi, con il cinquanta per cento di persone in più, ne sono nati meno di 700 mila all’anno, di cui oltre 200 mila da genitori stranieri. Il numero delle nascite in Germania è sceso ai livelli del dopoguerra. Il tutto nonostante gli incentivi del governo a ribaltare il trend in quella che è la più fiorente economia d’Europa.
Le statistiche dell’Onu, da poco diffuse, sono una condanna a morte per l’Europa: Grecia (con un tasso di fertilità pari a 1,46), Portogallo (1,36), Italia (1,38) e Germania (1,36) sono le più deprimenti. Francia (1,97), Inghilterra (1,83) e Svezia (1,9) fanno meglio, ma soltanto grazie a una nutrita presenza di immigrati. Adesso paragoniamo le cifre degli stessi paesi negli anni Sessanta: Grecia (2,27), Spagna (2,7), Portogallo (3,29), Italia (2,29), Germania (2,3), Francia (2,7), Inghilterra (2,49) e Svezia (2,23).
In Italia il numero di nascite è stato soverchiato dal numero di morti: ogni anno a cominciare dal 1994.

Questo fenomeno è ben conosciuto a Lucoli, dove ci si incontra sempre più spesso ai funerali, questa ultima estate è stata drammatica per i decessi verificatisi.
E' dimostrato che non è vero che i bambini non nascono a causa della mancanza di risorse: la città più fertile d’Italia è Napoli, la “capitale dei disoccupati”. Il distretto finanziario di Milano ha uno dei tassi di natalità più bassi al mondo. Genova, storica città industriale, è tristemente nota per avere la proporzione di anziani per giovani più alta al mondo. E se si deve individuare un “ground zero” di questa epidemia di fertilità si deve andare a Bologna, la città della cultura per eccellenza in Italia.
Se lo sarebbero immaginato questo futuro i bambini raffigurati nella foto del 1930?
La Frazione del Colle, come le altre di Lucoli, in un tempo non troppo remoto erano ansimanti di vita ed era possibile udire le voci dei bimbi intenti nei loro giochi, ascoltare, per le vie strette, i dialoghi tra vicini di casa che narravano degli scarsi raccolti, della miseria che albergava nelle loro dimore, e del futuro, denso d’incognite, privo, apparentemente, di speranze.
Dalle pagine di questo blog suggeriamo spunti per percorsi intellettuali nella realtà geografica ed umana di Lucoli, quella delle Frazioni abbandonate, dei ricordi degli anziani e di una Comunità che inizia a faticare per riconoscersi, è per questo che riproponiamo le foto della vita che fu.
Con le nostre immagini ritrovate vorremmo suscitare i ricordi, anche sui luoghi, anche questi ultimi per noi hanno un sentimento: sono la testimonianza del lungo cammino della gente verso la conoscenza di se e delle proprie radici. La descrizione dei luoghi, la loro storia, le foto che ritraggono immagini di persone, chiese, paesaggi, particolari ed altro, per noi esprimono un solo linguaggio, sono strumenti, che, vorremmo rigenerassero l'amore per la terra dove si è nati ed il desiderio di tornarci il più possibile e viverci.
La foto della scolaresca del Colle ci fa immaginare le difficili condizioni di vita di un tempo non troppo lontano:  volti di bambine e bambini già grandi nonostante l'età, diffidenti di fronte allo scatto fotografico, impegnati già a combattere la miseria.
Ma erano tanti. Il problema demografico allora non c'era, i paesi erano vivi.
La foto pubblicata è uno strumento di ricerca sulle persone, sulle loro storie, siamo riusciti a riconoscere pochissimi di loro, chi potesse aiutarci a trovare gli altri nomi è pregato di scriverci.
I bambini riconosciuti: n° 29 Ettore Giannone e n° 28 Carlo Giannone.

DONNE DI LUCOLI: PASQUALINA IAPADRE CHE HA RICEVUTO IL PREMIO FEDELTA’ AL LAVORO


Recentemente si è svolta all’Aquila la premiazione della Fedeltà al lavoro e del progresso economico, promossa dalla Camera di commercio.
Alla presenza del Sindaco Cialente, molti artigiani e professionisti sono stati premiati e tra questi Pasqualina Iapadre che a Lucoli tutti conoscono perché titolare dell’omonimo ristorante nella Frazione di Casamaina.
La finalità del premio era quella di riconoscere il sistema di piccole imprese radicate sul territorio che creano sviluppo e progresso anche per le famiglie che vi lavorano e crescono intorno a questi esercizi produttivi.
Pasqualina Iapadre con il suo ristorante “Pasqualina” rappresenta uno dei casi emblematici che confermano il trend evidenziato dall’Osservatorio dell’imprenditoria femminile di Unioncamere che segnala una sostanziale tenuta nella dinamica anagrafica delle imprese a guida femminile: tra settembre 2011 e settembre 2012 – periodo durante il quale lo stock delle imprese italiane si e’ complessivamente ridotto di 29.911 imprese – il numero delle imprese ‘rosa’, seppur ha fatto registrare una lievissima riduzione (593 unita’ in meno, pari a -0,04%), si è attestato però sul valore di 1.435.123 aziende (pari al 23,5% di tutte le imprese italiane).
Il premio fedeltà al lavoro ha chiuso all’Aquila la tre giorni di manifestazioni in occasione dei 150 anni dalla fondazione della Camera di commercio ed è un riconoscimento che annualmente l'ente camerale assegna ai lavoratori con oltre 25 anni di servizio e alle imprese che si sono particolarmente distinte per progetti innovativi.
Fino a qui abbiamo descritto il contesto logico e pubblico di una onorificenza attribuita che non può essere però ben compreso se non si scende nel particolare, nel locale di Lucoli e nel personale di Pasqualina.
Insomma se non arriviamo a parlare di Pasqualina, classe 1956, che nella sua vita ha costruito tantissimo, prima di tutto una bella famiglia (è già plurinonna) e poi un’attività nella ristorazione che è ben conosciuta anche al di fuori dell’Abruzzo e di Lucoli, non diremmo tutto.
Vorremmo raccontare al femminile gli attimi di quotidianità spicciola del lavoro di questa signora, caratterizzati magari, da qualche fotogramma del suo percorso esistenziale e familiare vissuto in un territorio che risente di una stagnazione economica e dove l’infinita capacità rigeneratrice di una donna come lei ha prodotto un orizzonte migliore e dà un’immagine di qualità alla Frazione di Casamaina.
Ma......, Pasqualina è riservatissima.
Pasqualina ha cominciato la prima sua opera importante nel 1979: si sposò e i due figli sono cresciuti nel luogo di lavoro familiare, prima il bar che si chiamava “Casa di Maino” nel 1984 e, poi, nel 1987 nel ristorante, nato per la sua passione per la cucina; dal 2010, inoltre, l'attività si è sviluppata, affiancata da quella di affittacamere realizzata attraverso il ”Ginepro d’Abruzzo”.
Nel ristorante Pasqualina sono preparati piatti e sapori della cucina locale di tradizione abruzzese legati alle festività e ai momenti di abbondanza, una gastronomia popolare che presenta una varietà sorprendente di sapori gustosi, che le donne di un tempo sapevano creare con sapienza partendo da ingredienti poveri e molto semplici. Tutta la famiglia ha lavorato nella ristorazione anche le due nonne, che fino a qualche tempo fa impastavano a mano.
La cucina di Pasqualina è legata alla memoria del Paese e dell’aquilano, luoghi che hanno fornito le ricette e le loro storie legate alle tradizioni familiari, al ritmo delle stagioni, alle credenze legate all'uso di certi cibi oppure di altri.
Alcune delle materie prime utilizzate provengono dalla coltura di alcune varietà tipiche di granaglie di montagna (i legumi) che stanno divenendo rare sulle tavole cittadine o dalla raccolta delle erbe spontanee, un'altra usanza quasi dimenticata.
Pasqualina non ha avuto mai paura di lavorare, anche oggi che il suo ristorante è conosciuto, si impegna su tutte le attività della gestione, aiutando i collaboratori al bisogno, vivendo le esigenze che la circondano con la sua generosità a testardaggine.
Chi la conosce e ce l’ha descritta rileva proprio questo suo tratto distintivo: la tenacia della sua laboriosità, Pasqualina è un tipo “tosto”, lo si capisce da come si pone verso i suoi clienti: sicura, orgogliosa del suo lavoro, ma estremamente gentile ed ospitale è questo che ha fatto la differenza.

Grazie Pasqualina del bell'esempio al femminile.