martedì 24 dicembre 2013

NATALE DI IERI E DI OGGI. PENSIERI PER IL NATALE 2013.




NATALE DI IERI E DI OGGI
"Vi era in Abruzzo qualche antica usanza natalizia di cui non conoscevo l'origine.
Quando, dopo la messa di mezzanotte, si tornava a casa, nostro padre lasciava socchiusa la porta d'ingresso.
La mamma ci spiegava che, da mezzanotte, la Santa Famiglia vagava per il mondo per sfuggire ai terribili soldati di Erode che avevano l'ordine di uccidere il Bambin Gesù.
Bisognava dunque che, in caso di pericolo, la Santa Famiglia potesse, senza perdere tempo, rifugiarsi nella casa più vicina.
Per questo la porta doveva rimanere aperta, il camino acceso tutta la notte e la tavola apparecchiata, con buone provviste.
La nostra notte di Natale trascorreva di conseguenza nell'insonnia e nell'ascolto più ansioso.
Il minimo rumore ci faceva trasalire. 


Ci si commuoveva all'idea che Maria e Giuseppe col Bambino si rifugiassero in casa nostra. 

Se ne aveva un'impressione che probabilmente avrebbe lasciato una traccia per tutto il resto della vita".

Ignazio Silone
***
Anche ai giorni nostri la festa di Natale rappresenta un evento di straordinaria importanza. Essa viene celebrata con simboli e riti in quasi tutti i paesi del mondo. Infatti in occasione di queste festività, ad esempio tutti siamo soliti addobbare le nostre case, e le strade con i caratteristici alberi di Natale e i Presepi.
Non tutti conoscono alcuni significati dell'albero di Natale (non potevamo non trattare di alberi...) che rappresentava le esperienze di un essere umano fatte durante una vita. L'albero di Natale rappresenta proprio quest’albero della vita. Alla base dell'albero natalizio stanno gli antichissimi usi, presso varie culture, di decorare i vari Alberi del Paradiso con nastri e oggetti colorati, fiaccole, piccole campane, animaletti votivi, nonché la credenza che le luci che li illuminavano corrispondessero ad altrettante anime. Egualmente venivano ornati anche i vari alberi cosmici con simboli del Sole, della Luna, dei Pianeti e delle stelle.
In particolare l'abete era sacro a Wotan, il potente dio dei Germani. L'abete è uno degli alberi che mantiene i suoi rami verdi tutto l'anno e anche perché presso la sua forma simmetrica e i rami sempre verdi, simboleggiavano una vita che dura per sempre. Nel Medioevo oltre a significare la potenza offerta alla natura da Dio, l'albero divenne quindi simbolo di Cristo, inteso come linfa vitale, e della Chiesa, rappresentata come un giardino voluto da Dio sulla terra. Nella Bibbia il simbolo dell'albero è peraltro presente più volte e con più significati, a cominciare dall'Albero della vita posto al centro del paradiso terrestre (Genesi, 2.9) per arrivare all'albero della Croce, passando per l'Albero di Jesse.
Un tempo al posto delle luci elettriche, sull’albero venivano fissate le candele, le quali simboleggiavano le perle di saggezza. Le perle di saggezza sono la saggezza che si conquista per ogni esperienza fatta e compresa. Esse sono come delle porte per un futuro equilibrio. Le luci delle candele, che illuminano l'albero, rappresentavano la fiamma sacra che è in ogni essere umano e i potenziali e le possibilità che possono scaturire dalle decisioni o dalle scelte che si fanno durante una vita.
Anche le palline colorate avevano un profondo significato. Infatti oltre ad abbellire l’albero, esse rappresentavano le esperienze che si erano fatte o che si volevano fare.
Ogni cosa sull’albero era una celebrazione. I festoni, ad esempio, simboleggiavano la celebrazione della vita.
La stella che viene messa in cima all’albero, rappresentava la Grande Opera. In parole semplici, la Grande Opera è il viaggio di ritorno a Dio. Il viaggio consiste nel conquistare tutte le perle di saggezza disponibili attraverso le esperienze e nel ricordare chi siamo. La stella in cima all’albero è quindi il punto di arrivo, dove ogni essere umano eventualmente dovrebbe arrivare. Essa veniva posta in cima per ricordare il viaggio di ritorno da completare.
I regali sotto l’albero rappresentavano la grande virtù del dare. Essendo Dio colui che da, quando diamo, senza attaccamento o bisogno di avere indietro, facciamo circolare energia divina. La virtù del dare è tipica dei cuori evoluti.
Per quanto riguarda il Presepe lasciamo che siano le immagini del Presepe realizzato a Casavecchia di Lucoli (AQ) a descrive l'emozione del Natale.

                                                             

Lucoli - Il Presepe di Casavecchia







Pensieri di noi volontari.

Con la nostra attività di volontari abbiamo ritrovato il senso perduto del dono.

Donare è compiere un gesto di gratuità che diventa rivoluzionario. In una società che ha fatto della contrattazione il suo sistema di valore, che conosce solo acquisti e vendite e incontri sociali sulla base dell’“io do una cosa a te e tu la dai a me”, avere a che fare con qualcuno che fa un regalo significa scardinare un sistema, e quindi significa fare un gesto rivoluzionario. 

La rivoluzione non è solo scendere in piazza, ma può essere anche un comportamento che, sfuggendo al vissuto sociale, promuove un mondo diverso e dimostra che è possibile realizzarlo.

Forse, noi uomini e donne dell'associazionismo, non siamo ancora del tutto consapevoli di questa rivoluzione in atto grazie alle tante ore regalate alla nostra Associazione, ai nostri alberi del Giardino Botanico della Memoria, alla salvaguardia dell'Ambiente ed ai nostri progetti per ritrovare le radici di una Comunità. Donare tempo per un ideale di vita migliore implica sempre spreco di fantasia, aumenta i costi personali, impone scelte onerose, perdite di tempo e tante frustrazioni. Noi siamo contenti così e tante volte abbiamo ritrovato il filo sottile del senso dell'esistenza, in questa vita contemporanea, praticando i valori della solidarietà, dell'amicizia e del lavoro per valorizzare un Bene comune del territorio.
Anche per l'anno che verrà vogliamo continuare ad essere "rivoluzionari", ringraziamo tutti gli amici del nostro gruppo che hanno condiviso fatiche e speranze ed auguriamo a tutti un Buon Santo Natale 2013.




venerdì 20 dicembre 2013

31 DICEMBRE 2013 SANTA MESSA E FIACCOLATA A VADO LUCOLI (AQ)

Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Soprintendenza BSAE dell'Abruzzo

Calendario etnoantropologico
Santa Messa nella Chiesa di San Michele Arcangelo
Vado Lucoli (AQ)
31 dicembre, 2013 - Festa

Sono più di dieci anni che l'Associazione Amici di San Michele di Vado Lucoli, insieme al Parroco per gli aspetti religiosi, organizzano questo evento suggestivo, prima la Santa Messa nella piccola Chiesa sulla collina e poi, per la discesa, una fiaccolata. Al ritorno nella Frazione, sulla piazza di Vado Lucoli, viene bruciato in un falò un fantoccio che rappresenta l'anno passato. La manifestazione è suggestiva e senz'altro ha radici lontane, i partecipanti attivi alla Messa ed alla processione del ritorno, in quei momenti si sentono protagonisti di una vita diversa, si sentono parte di una Comunità come un anello di una catena che li unisce al vecchio e li proietta al nuovo. Questa dimensione sentimentale è ricordata ancora oggi in molti paesi dell'Abruzzo dove, per la forte emigrazione non c’e piu un ricambio generazionale e molti anziani si sentono defraudati del futuro perchè non vedono piu il ripetersi di riti antichi: le fiaccole nessuno le accende più, anche se sono ben vive nei loro ricordi di gioventù. La tradizione di questo evento coltivata dagli Amici di San Michele costituisce un bene culturale locale da salvaguardare e da proteggere, poliforme e straordinariamente fragile, trattandosi di un patrimonio non soltanto oggettuale ma largamente spirituale.
L'attività organizzata ogni anno il 31 dicembre alimenta un bene comune che merita di essere partecipato da più persone possibili, proprio per costruire il senso della Comunità locale, minacciata come tante altre, dalla massificazione.
La fiaccolata del ritorno, su di un terreno impervio, ha tante valenze antropologiche arcaiche: il fuoco nelle sue molteplici sfaccettature brucia, scalda, purifica, propizia, trasforma, distrugge, cancella, attira, ricrea, concentra, allontana, consuma, ispira, da energia, feconda, trasmuta, fonde, ma illumina anche il mondo, l’anima e la mente. Il fuoco ha una valenza molto contrastante, è utile ed è devastante, è santo ed e maledetto, illumina ma si disperde nel buio, scende dal cielo e riempie l’inferno. Il fuoco fonde i contrari. Il fuoco è considerato il mediatore tra il divino e l’umano per questo è stato usato in tutti i sacrifici agli dei ed è divenuto il simbolo della presenza divina. Nell'Aquilano era vivo nella tradizione delle feste natalizie l'uso della "'ntossa", è probabile che anche a Lucoli fosse presente e, le fiaccole di oggi, sono le eredi di questa. Ogni famiglia preparava la tradizionale torcia che veniva ricavata munendosi di una cerquotta, ossia tagliando una piccola quercia ricavandone dal tronco dritto un grosso bastone della lunghezza minima di 150 cm, la cui sommità veniva aperta ad imbuto e inzeppata di altro legno fino a formarne una grossa estremità, che veniva fatta seccare in attesa della vigilia di Natale. Dato fuoco alle `ntosse, le famiglie, guidate dal piu giovane che portava in mano la caratteristica fiaccola, si avviano alla funzione religiosa. Giunti nei pressi della chiesa, le `ntosse venivano ammucchiate tutte in un punto in mezzo alla piazza del paese così da formare un ulteriore falò (tradizione citata per San Giovanni Valleroveto AQ).

venerdì 13 dicembre 2013

L'ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA NON E' STATA PRESCELTA PER BENEFICIARE DI UN INTERVENTO DIRETTO DEL FONDO ITALIANO PER L'AMBIENTE

 

TUTTO HA AVUTO ORIGINE DALLE 4.310 FIRME RACCOLTE NEL 2012 SUL TERRITORIO DI LUCOLI
E IN TUTTA ITALIA PER 
L'ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
NoiXLucoli Onlus ha lavorato, dopo aver raccolto le firme per i sei mesi del 2012, dal 5 agosto fino al 10 ottobre 2013, in collaborazione con l'Arcidiocesi di L'Aquila, con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo, con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per l'Abruzzo, con la Parrocchia di San Giovanni Battista, con il Presidente Regionale Abruzzo della delegazione FAI, Marchese Massimo Lucà Dazio, alla stesura di un progetto da presentare per il finanziamento diretto.
E' stato predisposto il progetto per il restauro dell'altare della Pietà e dei Santi gravemente lesionato dal sisma del 2009 ed i cui frammenti lapidei giacciono all'interno dell'Abbazia di San Giovanni Battista.
Il progetto è stato redatto a titolo di donazione da due tecnici: la Dottoressa Berta Giacomantonio restauratrice esperta di opere lignee e lapidee oltre che su dipinti e dall'Architetto Giuseppe Tempesta, i nostri soci hanno lavorato alle attività decisorie di gruppo, alla redazione delle varie stesure progettuali, alla facilitazione degli adempimenti burocratici, prestandosi per la ricerca e presentazione dei documenti oltre, che, per la ricezione dei relativi, numerosi, nulla osta a procedere, necessari per l'inoltro del progetto al FAI.
NoiXLucoli Onlus, l'Associazione Amici di San Michele di Vado Lucoli e la Parrocchia di San Giovanni Battista si sono offerte per cofinanziare la realizzazione del restauro, seppur con cifre minime, frutto di quote sociali ed anche di.... elemosine (nel vero senso del termine).
Il progetto è stato valutato da una commissione, composta da FAI, Intesa Sanpaolo e con la collaborazione del MiBACT e delle sue Direzioni Regionali.
Altare della Pietà e dei Santi

Frammenti lapidei dell'altare da restaurare

Il distacco delle colonne che affiancano l'altare
Il progetto per l'Abbazia di San Giovanni Battista concorreva con altri 128 luoghi che avevano ricevuto almeno 1.000 segnalazioni durante la VI° edizione del Censimento. 
Il progetto dell'Abbazia
 La graduatoria finale il posizionamento del progetto dell'Abbazia

Il progetto presentato da NoiXLucoli Onlus si è posizionato al 32° posto su 70 presentati nel complesso ed al 16° posto dei progetti ammessi ma non finanziati per esaurimento fondi.
Nessun progetto dell'Abruzzo è stato finanziato, pur vivendo questa terra una situazione di estrema difficoltà relativa al suo patrimonio storico architettonico, in alcuni casi lesionato dal sisma del 2009 come l'Abbazia.

Motivazioni del punteggio attribuito

Il progetto da presentato richiedeva un contributo di 25.000€ e prevedeva un cofinanziamento di 700€ (molto per Associazioni del territorio ed una Parrocchia)
Ci permettiamo di dissentire con il FAI in merito al giudizio espresso relativamente al  "non eccezionale valore storico-artistico dell'opera", inserita in un complesso architettonico del 1077.
Parimenti, non riusciamo a comparare e comprendere il valore storico-artistico riguardante "l'edicola dei giornali di Piazza Leonardo Vigo" ad Acireale, che ha conseguito 4.221 segnalazioni (meno dell'Abbazia) e che riceverà invece un finanziamento di 22.000€.
Classifica dei progetti finanziati

Sono le persone che danno valore a un territorio, in quanto la persona umana, con la sua presenza è l’unica essenziale motivazione per attivare idee, progetti, risorse economiche. Ben sappiamo che per innescare meccanismi di sviluppo endogeno, arrestando anche processi di emigrazione, di spopolamento e fuga di giovani generazioni, non basta il solo trasferimento di risorse finanziarie (ne stanno arrivando dopo il sisma del 2009 ci si restaurano le case che, senza vita sociale, resteranno dei simulacri), ma che è indispensabile attivare un sistema autopropulsivo promosso dal basso che pensi allo sviluppo territoriale in termini di integrazione e valorizzazione delle specificità locali, delle risorse naturali, artistiche, storiche, materiali ed immateriali, occorre sviluppare un sistema collaborativo, sinergico, di cooperazione pubblico-privato. 
Noi ci stiamo provando da tempo concentrando gran parte delle nostre energie sul recupero del bene storico architettonico del territorio più prezioso, centro di spiritualità e di attrazione turistica: l'Abbazia di San Giovanni Battista e continueremo a lavorare in questa direzione nonostante il FAI.
Ringraziamo tutti coloro tra i nostri soci (e non) che hanno lavorato a questo progetto, ringraziamo in modo particolare S.E. il Vescovo Ausiliare dell'Aquila Monsignor Giovanni d'Ercole che ci ha seguito nelle fasi della predisposizione del progetto facilitando il supporto dei tecnici dell'Arcidiocesi.


mercoledì 11 dicembre 2013

11 DICEMBRE 2013 E LA FESTA DELLA MONTAGNA - NOIXLUCOLI OLUS LA DEDICA A CAMPO FELICE ED AI SUOI MONTI

Le nostre montagne sullo sfondo dell'altopiano di Campo Felice - foto E. Mariani
Campo Felice panoramica - Credits Wikipedia
La Festa della Montagna fu designata nel 2003 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite: la Giornata internazionale della montagna è frutto del successo dell’Anno internazionale della montagna dell’Onu del 2002, che aumentò la consapevolezza globale sull’importanza delle montagne, stimolò la costituzione di comitati nazionali in 78 Paesi e rafforzato le alleanze promuovendo la creazione del partenariato internazionale per lo sviluppo sostenibile in regioni di montagna.
In Italia la Festa della Montagna è probabilmente in declino, come ricorda il Presidente del Cai, "una volta si festeggiava al Quirinale». È un ricordo costellato di celebrazioni ufficiali quello di Umberto Martini, della prima giornata internazionale della montagna. Un tuffo indietro, fino all’11 dicembre 2002, quando la manifestazione si celebrava in pompa magna. Con entusiasmo istituzionale suscitato dal successo dell’anno internazionale della montagna targato Onu, avvenuto nello stesso anno. A cui seguirono azioni concrete come, per esempio, assicurare le Dolomiti nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Oppure, la creazione di comitati nazionali (78 in tutto il mondo) per la tutela e lo sviluppo sostenibile delle regioni di montagna. Oggi quello dell'11 dicembre è un appuntamento che, pur avendo perso la sua antica risonanza e con meno fondi da destinare alle zone alte, ritorna con un ricco programma di eventi, mostre e manifestazioni allestisti da appassionati, enti e studiosi. 
Noi dedichiamo le nostre parole di appassionati ambientalisti.
Il tutto per promuovere zone che si possono vivere 365 giorni e non solo durante la stagione sciistica. Ma anche, afferma il presidente del Club Alpino, «per cercare di spiegare e salvare un paesaggio che lasciato all’incuria o affrontato con sventatezza può diventare molto pericoloso».

NoiXLucoli Onlus vuole dedicare la giornata odierna alle montagne di Lucoli ed all'altopiano di Campo Felice circondato dalla catena del
Velino-Sirente.
Ai nostri lettori ricordiamo che l'Altopiano è compreso all'interno della dorsale centrale dell'
Appennino abruzzese, è incastonato tra il massiccio montuoso del Monte Velino, di cui rappresenta la porta settentrionale di accesso, il gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno e le Montagne della Duchessa. L'altopiano, di origine carsico-alluvionale, è esteso nelle dimensioni massime per 10 km in lunghezza e 5 km in larghezza ed è situato ad una altitudine media di poco superiore ai 1500 m s.l.m. ha la forma di una conca nella quale digradano le pendici delle montagne circostanti, tutte prossime o superiori ai 2000 m (Monti di Campo Felice); tra esse svettano il Monte Orsello (2043 m), il Monte Puzzillo (2174 m), il Monte Cefalone (2145 m), la cresta di Serralunga, Cisterna, Colle del Nibbio, Punta dell'Azzocchio, Cimata di Pezza, Cimata del Puzzillo ed infine Monte Rotondo (2064 m), sulle cui pendici nord-occidentali è adagiata la stazione sciistica, e dalla cui sommità nelle giornate limpide si possono ammirare le più elevate cime circostanti, dal Gran Sasso al Sirente, dal Velino alla Maiella, il Terminillo e le Montagne della Duchessa. Al di là di tale cresta montuosa si trovano l'altopiano delle Rocche e i piani di Pezza.


LE NOSTRE MONTAGNE SONO GIGANTI FRAGILI 
La montagna, ha un equilibrio fragile. Spesso minato da fenomeni come l’erosione, le frane, le valanghe, i cambiamenti di clima e la sedimentazione. Per non parlare delle opere che realizza l'uomo: sono tutti da verificare gli effetti della costruzione della Galleria di Serralunga a Campo Felice per non parlare delle cementificazione di tante parti dell'altopiano per la costruzione di parcheggi. Pensiamo che per evitare ulteriori disastri occorra investire nella sua manutenzione e sullo sviluppo di una cultura ambientale.
Campo Felice - foto Rossano soldati


"La Montagna – commentano in proposito il Presidente Uncem Enrico Borghi il presidente di UNCEM Toscana Oreste Giurlani – è una essenziale risorsa vitale per l’uomo, e in quanto tale necessita di adeguate politiche per essere tutelata, salvaguardata e valorizzata. In Toscana, ad esempio, i territori montani coprono quasi il 60% del territorio, e giorno dopo giorno ci rendiamo sempre più conto di quanto sia importante intervenire per la loro tutela. La montagna non può essere lasciata sola neanche per un breve periodo, non può essere trascurata mai perché oltre che fonte di acqua, aria pura, legname, è anche la base di sicurezza di qualsiasi territorio. Se si programmano regolari interventi sul dissesto idrogeologico in montagna, possono beneficiarne non solo le popolazioni montane, ma anche quelle a valle e le grandi città".
Oggi, con questo post scritto in occasione della giornata mondiale della montagna, vorremmo creare l’occasione per accendere una scintilla e fare un pensiero attorno all’importanza delle montagne per la vita dell’uomo e degli animali e per sollecitare uno sviluppo equilibrato nelle regioni montane.
Campo Felice 1953 - Festa della Montagna - Archivio fotografico IAF Images
Nella foto: Cesare, Manola Roberto, Ida, Emidio, Iva

giovedì 5 dicembre 2013

ABRUZZO, APPROVATA A MAGGIORANZA LA LEGGE CONTRO IL RANDAGISMO

Nel tardo pomeriggio di ieri il Consiglio regionale dell'Abruzzo ha approvato a maggioranza (con l'astensione di alcuni consiglieri di centrodestra) la nuova legge "Norme sul controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali da affezione", che sostituisce quella del 1999.
Il testo licenziato tiene conto di importanti emendamenti migliorativi proposti dalle associazioni animaliste, che hanno così evitato l'emanazione di una legge incostituzionale e inefficace, sia in termini di prevenzione del randagismo che di corretta gestione del fenomeno. Tra gli aspetti più rilevanti che hanno permesso miglioramenti sostanziali alla legge l'eliminazione dei contestati articoli che prevedevano l'uccisione, da parte del veterinario, del cane o gatto su richiesta del proprietario, e la possibilità di abbattimento dei cani "inselvatichiti". Introdotte, invece, alcune fondamentali norme richieste dalle associazioni, come l'istituzione di uno sportello per i diritti animali in ogni comune, la presenza obbligatoria delle associazioni di volontariato nei canili, l'obbligo di annotare nel registro di carico e scarico dei canili anche il decesso degli animali, e il divieto di offrire animali in premio o omaggio. "Grazie agli emendamenti da noi proposti, e approvati, sarà molto difficile lucrare sul fenomeno del randagismo: a parità di condizioni la gestione delle strutture pubbliche dovrà essere data alle associazioni e il numero di animali presenti canili rifugio non potrà superare i 250 soggetti", dichiarano LAV, Lega Nazionale Difesa del Cane e Enpa. "Plaudiamo – proseguono – anche alla scelta di responsabilità del Consiglio regionale, che ha voluto introdurre la possibilità di consentire l'ingresso degli animali nelle strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate dal Sistema Sanitario Regionale, e il divieto di detenzione del cane a catena. La legge può e deve comunque essere migliorata. Sono infatti rimasti esclusi tre emendamenti di fondamentale importanza che avevamo richiesto: il pronto soccorso esteso anche ai gatti, la sterilizzazione obbligatoria per tutti i randagi e l'obbligo di emanare il Regolamento applicativo della nuova legge." A tal proposito quindi le associazioni chiedono al Consiglio di mantenere fede all'impegno di ieri in aula di introdurre le tre norme nella legge di bilancio che si appresta ad approvare. "Ringraziamo infine – concludono Lav, Lega nazionale difesa del cane ed Enpa - i 5550 cittadini italiani che si sono uniti alla nostra protesta, scrivendo ai consiglieri regionali per manifestare il loro dissenso una proposta di legge che avrebbe costituito un enorme passo indietro nella prevenzione del randagismo". Soddisfazione è stata espressa anche dal consigliere regionale abruzzese Walter Caporale, presidente dell'associazione Animalisti italiani onlus: "La nuova legge sul randagismo ha innanzitutto abolito l'anacronistica norma del 1999 che consentiva in Abruzzo, fino ad oggi, "la soppressione eutanasica degli animali da affezione su richiesta del proprietario e per fondati motivi di ordine sanitario e/o sociale, ad opera di un medico veterinario". Non sarà dunque mai più consentita, in Abruzzo, la soppressione degli animali da affezione né su richiesta del proprietario, né per motivi di ordine sanitario e/o sociale, ma "solo se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità, con il consenso del proprietario e ad opera di un medico veterinario. Ma soprattutto – prosegue Caporale - la nuova Legge introduce alcuni elementi innovativi ed importanti: il divieto di utilizzo della catena, salvo per ragioni sanitarie (siamo la seconda regione in Italia!); la possibilità di consentire l'accesso degli animali negli ospedali (con regolamento da emanare entro 180 giorni); il divieto di offrire animali in premio, vincita o omaggio nei luna park, nelle lotterie, nelle fiere, nei mercati, nelle mostre; il diritto di prelazione per le associazioni animaliste nella richiesta di gestione dei canili, che permetterà di bloccare i canili lager e le truffe ad opera di privati senza scrupoli; la presenza delle associazioni animaliste e della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Teramo nelle varie fasi di applicazione della legge. Inoltre, non potranno esistere rifugi con più di 250 cani (la legge attuale ne consentiva fino a 500, creando i presupposti per la nascita di veri e propri canili-lager)".

lunedì 2 dicembre 2013

LE NOZZE DI FELICIANTONIA MARRELLI DEL COLLE NELL' ANNO 1775

Nel XVIII secolo, i riti nuziali erano dettati sia dalle convenienze sociali, sia dalle usanze, con predominanza dell'uno o dell'altro a seconda che si trattasse di matrimoni aristocratici o popolari.
Anche la gente di Lucoli non si comportava diversamente.
Nel nostro costante intento di far riaffiorare la memoria della gente che ha vissuto anche fino agli ultimi duecento anni nelle "Ville" di Lucoli svolgiamo un'attività paziente di ricerca di documenti, storie narrate scritte e verbali, disegni e fotogrammi d'epoca.
Non è un'attività semplice la nostra anche se l'Abruzzo si caratterizza per il tenace attaccamento degli uomini alle proprie radici alle forme economiche e sociali (anche contro presumibili pratiche di utilità), la documentazione è comunque carente, circoscritta, spesso difficile da reperire.  
Le fonti inesauribili di notizie sono i notai, gli unici che "scrivevano" ed hanno lasciato tracce indelebili dei nomi e della vita dei tempi passati.
E così ci siamo imbattuti in Feliciantonia Marrelli del Colle (sarebbe bello partire dal suo nome per arrivare ai nostri giorni e capire di chi fosse parente, tra i tanti Marrelli del Colle) che andò sposa a Giuseppantonio Corona di Valle d'Ocre.
Particolare del quadro di Murillo "donne alla finestra"

Nell'atto notarile di Domenico Marcantonio Rietelli di Aquila, stipulato in Aquila, il 13 Gennaio 1775 abbiamo ritrovato i capitoli matrimoniali fra Feliciantonia Marrelli del Colle di Lucoli, e Giuseppantonio Corona di Valle d’Ocre.
Riportiamo il testo integrale del documento.
"Costituiti personalmente avanti di Noi il Reverendo D. Nicola Marrelli del Colle di Lucoli, il quale spontaneamente interviene a quest’atto tanto in suo nome, quanto in nome, e parte del Magnifico Francesco Marrelli su Padre assente, da cui tiene la piena facoltà.
Anzi appiena cautela si obbliga, che per tutto il mese di Giugno del corrente anno 1775 abbia a rattificare il presente pubblico atto, e quanto in esso si contiene, altrimenti vuol esser tenuto de proprio, senzacché possa esser […] d’aver promesso il fatto alieno, animo novandi et eredi da una parte.
E dall’altra il Magnifico Giuseppantonio Corona di Valle d’Ocre, similmente aggendo alle cose infrascritte per se stesso, et eredi.
Quali suddette parti hanno in nostra presenza asserito, come per mezzanità, e trattato de’ communi Amici si è già per la divina grazia conclusa parentela tra essi loro nel modo che siegue.
Primieramente detto Reverendo D. Nicola Marrelli, anche in nome di detto Padre promette, e si obbliga di dare per legitima sposa, e moglie al prefato Giuseppantonio Corona la Magnifica Feliciantonia Marrelli sua sorella utrinque congionta, e quella fare isposare ante faciem Ecclesia per verba vis, et volo (vuoi, e voglio - nda), secondo ordina Iddio, la Santa Madre Chiesa Cattolica Romana, e Concilio di Trento.
Et versa vice esso Magnifico Giuseppantonio Corona parimenti promette, e si obbliga di prendere per sua legitima sposa, e moglie la ridetta Feliciantonia Marrelli, e quella anche isposare ante faciem Ecclesia, come sopra, e sposata che l’averà bentrattarla, e tenerla, come vera, cara, e legitima sposa, e moglie.
Ed a contemplazione di detto matrimonio, ed acciocché detto futuro sposo possa più facilmente sopportare i pesi matrimoniali, e vivere più comodamente nel suo stato: Quindi è, ch’esso Reverendo D. Nicola Marrelli, come fratello, ed anche in nome di detto suo padre, et eredi le assegna, e costituisce le doti, e per essa a detto futuro sposo presente accettante in Ducati 100 in contanti, da soddisfarsi nell’atto dello sposalizio, e questi, oltre li mobili, che si stilano in detta terra di Lucoli, da consegnarsi parimente nell’atto, che si tradurrà detta sposa; con esser tenuto detto futuro sposo rinvestir detti Ducati 100 in contanti, a beneficio di essa sposa, ed eredi, sopra corpi stabili, o annue entrate ad electionen, et capacitatem.

La moneta del tempo: Napoli - Ferdinando IV - 4 Ducati 1765

E di dette doti se ne dichiara esso futuro sposo ben contento, e soddisfatto, senza che altro pretender possa, o domandare sopra i beni paterni tantum, riserbandosi bensì lo stesso l’azione sopra la legitima materna, e beni zierni, e non altrimenti.
Ed in caso di restituzione di dette doti, il che Iddio non voglia, sia tenuto detto futuro sposo quelle restituire a chi spetteranno, cioè li contanti in contanti, o sopra quei corpi, ove saranno rinvestiti, e li mobili nel modo, che si ritroveranno.
E con patto ad invicem convenuto, che in caso, quod absit, che restasse detta futura sposa vedova; in tal caso vuole il medesimo Giuseppantonio Corona, per dimostrare atto di gratitudine, e benevolenza verso la medesima, che sia la stessa Signora, e Padrona unitamente con i figli del suo primo letto, ed altri (deo dante nascituri) di tutti i beni, che lo stesso possiede, e lascierà, convivendo con i medesimi, oltre il frutto delle sue doti, e mantenendo l’abito vedovile.
Ma se passerà a seconde nozze decada in tal caso da detto usofrutto; e possa soltanto ripetere le sue doti: Ma tenendo detto abito vedovile, come sopra, in caso venisse maltrattata, possa in tal caso abbitare senza de’ medesimi figli del primo letto, ed altri nascituri, come si è detto, se venisse anche da questi maltrattata, con usufruttuarsi le sue doti; ed oltre di ciò, che sieno tenuti li medesimi suoi figli a darle un congruo assegnamento da sua pari, durante la sua vita naturale tantum".

La cifra di 100 ducati non era ingente (ci si sarebbe potuto restaurare il tetto dell'Abbazia di San Giovanni)  ciò indica anche il livello sociale della famiglia "Marrelli", inseribile, forse, tra i benestanti locali, visto che era rappresentata anche all'interno della compagine ecclesiastica con un proprio componente: Don Nicola Marrelli.
Feliciantonia Marrelli era già stata maritata, era vedova ed aveva anche dei figli, si pensi che peso poteva rappresentare per la sua famiglia di origine, mantenere lei e la sua prole.
Nel nuovo contratto di matrimonio lei è la grande assente la "Magnifica Feliciantonia Marrelli"  non è fisicamente presente, neanche l'essere vedova l'ha emancipata  e, non ha, quindi, avuto voce in capitolo nel poter autoderminare il suo nuovo futuro di moglie, madre dei figli di primo letto, degli eventuali nuovi......neanche con una firma.
Chissà quale sarà stata la sua nuova vita di sposa e di donna?
Catasto Preonciario del 1627 nella villa del Colle sono presenti molti capi famiglia con il nome Marrello
Le famiglie del Colle
Si ringrazia Fernando Rossi per l'opera di ricerca storica che con grande motivazione compie a beneficio delle Comunità.
 

martedì 26 novembre 2013

ASSEMBLEA DI PRO NATURA ABRUZZO A SULMONA - 23 NOVEMBRE 2013

Assemblea di Pro Natura Abruzzo a Sulmona - 23 novembre 2013

Il giorno 24 Novembre presso la sede distaccata della Provincia dell’Aquila, a Sulmona, si è svolta l’Assemblea dell’Organizzazione Regionale “Pro Natura Abruzzo”.
Durante l’incontro è stata presentata una relazione delle attività svolte nell’ultimo anno dall’Organizzazione Regionale Pro Natura: numerosi e vari sono stati gli impegni dell’Associazione su vari fronti, dalle battaglie insieme ad altre Associazioni per la tutela dell’ambiente e della biodiversità, all’organizzazione di seminari e convegni tematici.  Degna di nota è senza alcun dubbio la stipula di una convenzione con il Comune di Pollutri per la consulenza tecnico-scientifica della Riserva Naturale Regionale “ Bosco di don Venanzio”.
E’ stato poi dato ampio spazio alle Federate Locali che, con i loro presidenti, hanno relazionato sulle azioni che stanno conducendo sul territorio.
Anche NoiXLucoli Onlus ha presentato una sintesi delle attività realizzate nel 2013.
Una delle attività 2013 realizzate dai soci di NoiXLucoli Onlus: l'Ecopulizia di Campo Felice
All'indomani dell'Assemblea regionale il sistema consortile di Pro Natura può considerarsi rafforzato. Infatti, accanto a una rappresentanza Scientifica, Organizzativa e Politica rappresentata dalla Federazione Nazionale Pro Natura il gruppo delle associate si sta maggiormente integrando in un “sistema” consortile e sussidiario organizzato su più livelli e non solo in ottica territoriale ma anche competenziale. Per espletare al meglio le finalità del proprio statuto, infatti, Pro Natura, come sappiamo, è costituita come soggetto associativo con associazioni federate ed aggregate sull'intero territorio nazionale. Attraverso il rafforzamento della rete regionale volta a recepire i bisogni dei singoli territori ove operano le associate, la Federazione potrà essere più incisiva e maggiormente rappresentativa dei bisogni dei singoli territori. 
Il coordinamento regionale che sarà svolto dalla Pro Natura Abruzzo valorizzerà al meglio le iniziative autonome delle associate sorte nel tempo per “gemmazione”, e garantirà un forte interscambio comunicativo e relazionale tra le stesse, compresa NoiXLucoli Onlus, che condividerà pienamente tale percorso.
Nel prossimo periodo la missione dell’Organizzazione Regionale Pro Natura Abruzzo sarà quella di operare per la tutela dell’ambiente e della biodiversità, per la difesa del territorio,  dei paesaggi, e per il raggiungimento del bene comune che naturalmente deriva da tali azioni: infatti solo  dalla tutela e dal rispetto dell’ambiente e della madre Terra  può nascere il rispetto per l’uomo. 
LE FEDERATE PRO NATURA DELL'ABRUZZO
A PIEDI NEL PARCO
Località Rocca Calascio, 67020 CALASCIO AQ, info@roccacalascio.it
ASSOCIAZIONE SOLE ITALICO
Via Fracasso 7, 65026 POPOLI PE
ASSOCIAZIONE NOIXLUCOLI ONLUS
Via Madonna del Colle 13, 67045 COLLE LUCOLI AQ, noixlucoli@gmail.com
IL NIBBIO
Casella postale 57, 67031 CASTEL DI SANGRO AQ
ORSA PRO NATURA PELIGNA c/o dott.a Maria Clotilde Iavarone, Via Michele Torcia 13, 67039 SULMONA AQ
PRO NATURA ABRUZZO
c/o Savocchio Domenico, via Tripoli 81, 67030 INTRODACQUA AQ
PRO NATURA ATERNOc/o Gianfranco Di Felice, Via della Croce 35, 67030 VITTORITO AQ, pierlisa@tin.it
PRO NATURA LAGA
Via Saragat 20, 64100 TERAMO TE, pronaturalaga_onlus@alice.it
PRO NATURA L'AQUILA
c/o Studio Ing. Properzi, via F.P. Tosti 15, 67100 L'AQUILA AQ, pronaturalaquila@libero.it

domenica 24 novembre 2013

MORE TRAVEL NOTES ABOUT LUCOLI (L'AQUILA) BY GILLIAN NEVERS

There is an abundance of pears at my market right now — Bosc, Comice, Seckel, red and green Anjou— but I’m only buying Williams (we call them Bartlett in the United States) pears.  Whenever I bite into one, I’m taken back to last month when Dan and I, along with my son Joshua, paid our first visit to the Giardino Botanico della Memoria.  Our NoiXLucoli friends  (members of a small local group born after the Abruzzo earthquake of 2009, working to raise awareness of the beauty of this area) provided instructions for locating the tree that had been planted with our support, but we decided to walk through the garden and come upon it on our own. Strolling through rows of young trees, many already bearing fruit,  I was struck by the intimacy of the garden.  Set on a small hillside in the shelter of the Abbey of San Giovanni Battista and the shadow of the Sirente Velino mountain range, it is a peaceful place, a place where one can go to remember lost loved ones, or like I, who lost a city I had come to love, remember a place and find solace.

 


Gillian e Dan Nevers



A light rain fell, the sky was grey and clouds hung low over the mountains as the three of us traversed, from different directions, the young orchard.  We were in no hurry; we knew that we would eventually find “our” tree. When we did find it, I was delighted that it was a pear tree — a Williams pear. The tree was planted no more than three years ago, but it already bore several pears.   I looked down to read the plaque at its base and  found a small, yellow pear on the ground.  A sweet spot of color in the otherwise dark day.  I put the pear in my pocket and carried it with me for the rest of our stay in Italy, hoping it would ripen before we had to leave for Wisconsin.  It never did ripen, but knowing that I wouldn’t be able to get it through customs, the night before we flew home I ate it anyway.  It was hard and slightly bitter.  The earthquake that devastated the region April 6, 2009 was hard and bitter.  It takes time for sweetness to find its way back into a world that has been hit by great tragedy.   The  "Giardino Botanico della Memoria" is a place where, I believe, people will come and remember and find a way to let sweetness return to their lives.


Gillian and Dan are supporters of the Botanical Garden of Remembrance: every year since 2010 they do not forget to
arrange for care of their pear tree. We thank them heartily.
 

venerdì 8 novembre 2013

IL PIANORO DI CAMPOLI E LE "CASE MICHETTI" STORIE DI PASTORIZIA E DI QUEL CHE RESTA

La più elevata delle montagne di Roio è la còsta rànne, che si eleva a sudest di Poggio fino ai confini con Lucoli e Bagno. Possiede lo stesso nome che a Lucoli è attribuito al Monte (di Roio). Viceversa, questa montagna a Lucoli non ha un nome definito, perché da quel versante si presenta come una semplice elevazione che fa da contorno alla più elevata Serralunga. La cartografia IGM riporta il toponimo Costa Grande che, si compone della voce costa 'pendio', con l'aggettivo grande. 

L'antica via di salita alle quote più elevate della Costa Grande passa per il pianoro di Campoli. Può essere imboccata anche dalla carrareccia della Via del Monte, più o meno all'altezza della località Noce. Da queste parti scende, solcando il ripido costone, il fùssu sfonnàtu. Questo nome vale, letteralmente, 'fosso senza fondo', forse per il fatto che l'impluvio è completamente impraticabile, e quindi come se, per gli usi della pastorizia, non avesse fondo. 
Nell’altopiano seminascosto di Campoli tra due catene di montagne, cento anni fa e fino agli anni '60, durante i mesi estivi, intere famiglie di contadini e pastori di alcune frazioni lucolane seminavano grano e patate mentre le greggi pascolavano ai lati della vallata, e la sera fornivano latte per ottimo formaggio. Renato Giardini del Colle ancora studente delle elementari, di otto anni, ci andava a lavorare la mattina: partiva dal Colle alle 4.30/5 legato sulla groppa di un asino ed impiegava 90 minuti per attivare a Campoli dove lo aspettava il pastore Vittorio (che si chiamava Colangeli di cognome) e lui lo aiutava a tenere ferme le pecore per essere munte e fatto il suo lavoro andava a scuola. 
La paga settimanale era di 20 Lire somma giusta per comprarsi il giornaletto di Capitan Miki. Il pastore "Vettorio" morì negli anni '70 e da allora in poi sembra che nessuno abbia soggiornato più o meno stabilmente agli stazi delle case "Michetti" in estate.
Vittorio Colangeli uno degli ultimi pastori
Oggi rimangono due serie di costruzioni, una: sul crinale ovest della valle, ridotta ormai a un cumulo di macerie, l'altra costituita da un nucleo abitativo più grande e meglio conservato è situato nella piana vicino ad un pozzo artesiano con annesso abbeveratoio.
E' un posto "incantato" per amanti dei suoni della montagna e del silenzio, oggi vi pascolano cavalli e mucche, ma tanti sono i ricordi dei lucolani di sprazzi di vita faticosa e gioiosa passati in questo scorcio di natura meraviglioso.
Le case "Michetti" rappresentano un insediamento storico di matrice agricola che costituisce una delle componenti fondamentali di caratterizzazione dei paesaggi rurali tradizionali. Questo patrimonio architettonico e urbanistico rappresenta una testimonianza fondamentale del rapporto armonico tra l’attività umana e l’ambiente che caratterizzava il mondo premoderno e le economie agricole. Ha pertanto un valore inestimabile e insostituibile per la salvaguardia della nostra identità storico-culturale.
Gran parte di questo patrimonio, come le case "Michetti" dislocato in area montana interna, è stato abbandonato dai suoi abitanti e/o utilizzatori in conseguenza del declino delle economie agricole e silvo-pastorali, ed ora versa in condizioni di elevato degrado. Anche a Lucoli questa realtà è ignorata e dimenticata, gli armenti e le ortiche si sono impadroniti delle vecchie mura gli antichi fuochi sono ora abbandonati ad un inevitabile degrado.


Le case "Michetti" veduta dall'alto

Piana di Campoli - Foto E. Mariani
Le pietre e la vecchia porta di ingresso di una delle case ora trasformata in stalla - Foto E. Mariani
Foto E. Mariani


Muri incisi - Foto E. Mariani


I “muri vecchi” incisi o disegnati delle casette "Michetti" hanno un carattere “caldo”, di immediato coinvolgimento emozionale, rappresentano la sovrapposizione delle tracce del vissuto della comunità, i miti generazionali o l’atemporale, bonario turpiloquio dell’immaginario popolare (almeno di quello che fino a 40, 50 anni fa poteva essere definito tale). C’è un sentore di passato, su questi muri, un sapore di “paese” e vengono in mente le notti passate con gli armenti alla luce delle stelle o le feste della mietitura quando si ballava e si scherzava felici al calore dell'estate.
Altri nomi e disegni realizzati con carbone di legna - Foto E. Mariani
Foto E. Mariani


venerdì 1 novembre 2013

1° NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI: PENSIERI A TUTTO CAMPO

Il Cimitero di San Giovanni a Lucoli che evidenzia ancora i danni del sisma del 2009 ad esempio la targa con la scritta PAX non è stata mai ricollocata
Cimitero di San Giovanni uno scorcio delle sepolture
L'idea di commemorare i defunti in suffragio nasce su ispirazione di un rito bizantino che celebrava infatti tutti i morti, il sabato prima della domenica di Sessagesima - così chiamata prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II - , ossia la domenica che precede di due settimane l'inizio della quaresima, all'incirca in un periodo compreso fra la fine di gennaio ed il mese di febbraio. Nella chiesa latina il rito viene fatto risalire all'abate benedettino sant'Odilone di Cluny nel 998: con la riforma cluniacense stabilì infatti che le campane dell'abbazia fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i vespri del 1° novembre per celebrare i defunti, ed il giorno dopo l'eucaristia sarebbe stata offerta "pro requie omnium defunctorum"; successivamente il rito venne esteso a tutta la Chiesa Cattolica. Ufficialmente la festività, chiamata originariamente Anniversarium Omnium Animarum, appare per la prima volta nell'Ordo Romanus del XIV secolo. 
Nell’antico e colorito, ma realistico, mondo contadino esiste un proverbio legato al primo giorno del mese di novembre: "Ognissanti, manicotti e guanti", la comparazione è chiara: comincia la stagione fredda.


Cimitero di San Giovanni una vecchia tomba, l'albero sembra fondersi in essa

I cimiteri dei Comuni del cratere da tempo sono interessati da polemiche, spesso danneggiati e/o da ripristinare o oggetto di odiosissimi furti di rame.
Da tempo alle amministrazioni  comunali vengono richieste maggiori misure di sicurezza,  che, anche a Lucoli vengono disattese: ad esempio tutti i cancelli del cimitero di San Giovanni sono sempre aperti, non che sia difficile scavalcarli o forzarli, però, forse, incentivare e tranquillizzare i ladri è troppo. Parte del cimitero è ancora da riparare e i fondi sembra non si riescano a trovare, il vecchio ossario è lasciato aperto ed incustodito e nel suo stato pericolante, infatti, i solai sono stati danneggiati dal sisma.
Nel giorno dedicato ai defunti ed alle visite, il cimitero si ravviva dei colori dei fiori, si anima di vivi, di cure, di pensieri e ricordi. Spesso tutto ciò dura lo spazio di uno o due giorni e poi tutto torna nell'oblio, "congelato", anche dall'inverno che avanza, eppure non bisogna dimenticare di assicurare decoro e sicurezza ai luoghi sacri che riflettono il grado di civiltà di una comunità. Il Cimitero di San Giovanni è curato nella manutenzione dall'addetta del Comune, che denota sensibilità anche nella sistemazione delle aiuole, però non ha solo questa mansione da espletare ed il tempo non basta mai, potrebbe essere fatto qualcosa di più soprattutto a livello strutturale.

Per riflettere insieme e dedicare un pensiero alla commemorazione dei defunti pubblichiamo questa bella poesia di Giovanni Teresi.

TRISTE REALTA'
Il tempo trascina le ore,
travolge il presente...
cresce sulle lapidi il muschio, e
tra le lettere consunte,
un timido lumino
rischiara le tenebre.
Un fiore, ch'era gioia
di profuni e colori
anch'esso reciso alla natura
è posto a fermare
i ricordi .....il freddo.
Triste e doloroso giorno
rapito dall'infinito!
Accanto la solitudine la foto
e il volto ch'offre ancora
un attimo di sorriso.
Tra rami rinsecchiti
si nasconde il tempo
e nella nuda umida terra
il passato.

giovedì 31 ottobre 2013

Environment health and intraspecific biodiversity in T. tubifex: a preliminary analysis of a population from Apennines springs

Credits:
V. Romano SpicaS. GiampaoliL. BuggiottiM. VitaliG. GianfranceschiR. Soldati
 
Tubifex Tubifex Rossanensis - Campo Felice (AQ) - Photo by Rossano Soldati - CLICCARE SULL'IMMAGINE
photo footage

The cosmopolitan freshwater oligochaete Tubifex tubifex is an important health indicator of the aquatic environment. Water pollutants can affect the intraspecific biodiversity grade of local Tubifexcolonies. A genetic profile of specimens collected in an environment with reduced anthropic presence is particularly important to define genetic variability in unperturbed Tubifex populations, and it is still missing in the international literature. Therefore, it has been performed the analysis of lineage composition in a T. tubifex colony from high mountain spring ponds in Central Italy, characterized by a very low concentration of heavy metals. The sampling was performed during spring 2010 and 2011, in the Sett’acque valley (1,900 m above mean sea level), within the township of Lucoli. Data presented in this work depicted a peculiar composition of the population, characterized by a reduced complexity compared to other urban environments, and with no specimens belonging to the lineage I, largely described in many European populations. Interestingly, lineage 2e, previously discovered only in a natural reserve, results to be the most common lineage in this population. Considerations on environmental health and genetic evolution are discussed.
This article is a summary the full article was published in the INTERNATIONAL JOURNAL OF ENVIRONMENTAL SCIENCE AND TECHNOLOGY, ISSN: 1735-1472.The tubifex tubifex Rossanensis spoken of was discovered in Campo Felice (AQ).
For more information:
http://www.springer.com/environment/journal/13762