domenica 27 gennaio 2013

ARMANDO TRESCA UN GRANDE AMORE PER LUCOLI

Una vecchia foto mi ha riportato in memoria una giornata particolare della mia fanciullezza vissuta con zio Armando.

Armando Tresca era nato a Lucoli Alto verso la fine dell'800 ma il lavoro lo aveva portato a vivere a Roma.
Armando Tresca
A Roma lavorava come custode in Via Fratelli Ruspoli, in quella che fu l'abitazione romana dei coniugi Maria e Goffredo Bellonci. Due intellettuali di grande spessore nel nostro panorama letterario. Nella loro casa aveva sede il salotto letterario "Amici della Domenica" ed Armando assaporava l'aria di cultura che queste frequentazioni emanavano. 
Subito dopo la guerra, gli «Amici della Domenica» si ritrovavano nel salotto di casa Bellonci. Erano un gruppo nutrito di letterati, un tempo indice degli umori dell'ambiente culturale e politico del paese e forza capace di indirizzare i gusti dell'establishment intellettuale. Tra i partecipanti alle riunioni c'erano Carlo Emilio Gadda, Roberto Longhi, Ennio Flaiano, solo per citarne alcuni. 
Di recente la Fondazione Bellonci era stata sfrattata dal proprietario dell'immobile, ma un mese fa il Comune di Roma lo ha acquistato, dopo una lunga trattativa, e riassegnato, in comodato agli «eredi» del salotto letterario degli «Amici della Domenica». 
Armando era un appassionato ciclista e periodicamente percorreva con la sua bicicletta il tratto Roma- Lucoli, con sosta a L'Aquila per salutare la sorella Ersilia.
Tornava a Lucoli Alto, come era solito dire, "per rivedere il paradiso"; la Chiesetta di San Michele lo faceva sentire "più vicino al cielo".
Armando Tresca
Ero piccolo e non ricordo se mi ero mai allontanato dal paese. Ho fatto comunque salti di gioia quando un pomeriggio, appena giunto da Roma, zio Armando ha proposto ai miei di portarmi per una gita a Campo Felice.
Il mattino successivo, con il pulman che trasportava i minatori alla cava di bauxite, siamo giunti alla piana di Campo Felice per poi proseguire a piedi verso quello che era il nostro obiettivo: una fontana da cui sgorgava acqua fresca e purissima. Non ricordo come veniva chiamata quella fontana. Qualcuno mi ha suggerito il nome di "Fonte del Campo". Il percorso era un incanto della natura; non sentivo stanchezza, ero estasiato dallo stupendo paesaggio che stavamo attraversando. Un gregge al pascolo ci ha incuriosito; mi è rimasto impresso il movimento dei cani che cercavano di tenere unito il gregge. Il pastore ci ha offerto del formaggio che ha reso ancora più ghiotto il pasto consumato nei pressi della fontana. Il pomeriggio, al punto d'incontro prestabilito, siamo risaliti sul pulman per ritornare a Lucoli Alto; una giornata che vorrei rivivere.
Campo Felice il lago niveo
Campo Felice cartolina d'epoca
Testimonianza di Domenico Tresca

martedì 22 gennaio 2013

GLI ANIMALI E L'INVERNO


In località Secinaro è stato girato questo filmato che evidenzia le difficoltà degli animali alle prese con un inverno duro e con la neve.
Un cinghiale vola sulle rocce per 30 metri, sembra morto e invece poi....riparte.
Cliccate sul titolo "IL VOLO DEL CINGHIALE" per vedere il filmato.
Per gli animali, lupi, volpi, cinghiale, cervi e camosci, spingersi a valle dalle montagne per cercare del cibo, raggiungendo zone abitate dall'uomo è una necessità, ma è anche la normalità perché spesso ci si dimentica che è stato l'uomo ad avvicinarsi alla montagna sempre con più disinvoltura piuttosto che gli animali selvatici ad avvicinarsi a all'uomo. E oggi è diventato un fenomeno sempre più frequente che trova risposta in un ambiente incontaminato spesso messo in pericolo dall'uomo e dalla sua ingerente presenza. Per questo non è più impossibile vedere volpi che mangiano davanti ai ristoranti gli scarti della cucina, oppure i lupi che sbranano - oche provano a farlo - le pecore nelle stalle, o i camosci che attraversano l'autostrada per raggiungere luoghi meno selvaggi e più adatti agli erbivori.
Tutti hanno un destino comune perché sono spinti a quote più basse dalle condizioni climatiche avverse. Per questo si spostano verso aree territoriali più facili da percorrere o dove possono trovare cibo. Le segnalazioni e gli avvistamenti sono sempre di più ma ci sono sempre stati. Solo quando la neve sparirà, il lupo sarà più elusivo e tornerà nei boschi, i cervi torneranno sui monti del parco nazionale d'Abruzzo o sul Monte Velino, e i camosci riprenderanno a mangiare nel loro habitat ideale. E così si grida "al lupo al lupo" e con l'arrivo della neve, nelle aree rurali della Marsica, della Valle Peligna e nelle zone esterne ai parchi abruzzesi, ci sono sempre più casi di avvistamenti di animali selvatici.

sabato 19 gennaio 2013

LE FESTE TRADIZIONALI DI LUCOLI SUL CALENDARIO DELLA SBAE ABRUZZO


La Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell'Abruzzo esercita il proprio compito istituzionale con obiettivi fondamentali quali la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. Per tutela si intende l'esercizio di funzioni e attività tese ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione; la valorizzazione consiste invece nell'esercizio di funzioni e attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurarne le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica, anche da parte delle persone diversamente abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. In tema di valorizzazione, la Soprintendenza si occupa inoltre, di programmare, organizzare e coordinare manifestazioni, mostre, convegni e seminari, con finalità scientifiche e divulgative.
In tale ottica ogni anno redige anche un calendario di eventi programmati nella Regione: feste religiose, feste laiche, eventi legati alle tradizioni locali.
Festa di San Giovanni Battista  Patrono di Lucoli- 24 giugno
Da questo anno sul sito della Soprintendenza vengono riportati anche alcuni degli eventi più importanti e legati alla tradizione che si realizzeranno a Lucoli, è la prima volta che il lavoro degli operatori culturali e religiosi locali viene "censito" e pubblicizzato dall'Ente sommo per la valorizzazione etnoantropologica e culturale dei territori abruzzesi.
Ne siamo molto contenti, il lavoro di paziente ricerca dei tecnici della Soprintendenza e di comunicazione allargata attraverso gli strumenti del web raggiungerà chi fosse interessato ad un turismo culturale o di tematica religiosa a Lucoli e ciò aiuterà il territorio.
Cliccare sull'immagine per l'elenco degli eventi etnoantropologici

mercoledì 16 gennaio 2013

UNA VITA RICAMATA QUELLA DI DALMA CHIAPPINI DI VADO LUCOLI (AQ)


Il ricamo entra nel mondo delle donne coinvolgendo l’idea stessa di famiglia. 
Infatti i corredi realizzati a mano sono, per chi li possiede, qualcosa di prezioso e di distintivo della propria appartenenza ad una cultura, ad un territorio, ad un progetto di vita insieme e si tramandano da sempre con amore e con orgoglio. Non solo il ricamo ha questo compito di accompagnare unioni familiari e rapporti sociali, ma anche l’uncinetto, la maglia, il filet. 
Il ricamo è anche ricerca, conoscenze tecniche, tradizione, un’eccellenza che affonda profonde radici nella storia, nell'aquilano poi, si arricchisce anche dell'esperienza del merletto a tombolo. Ci sono musei italiani che aprono le porte alla nobiltà di gusto e all’abilità di molte artigiane, in quanto il ricamo è arte creativa e strumento della memoria storica.

Vi sono storie infinite raccontate dai fili, a Lucoli molte donne hanno sostenuto silenziosamente le proprie famiglie realizzando ricami, per corredi di giovani spose del luogo ma anche per le "straniere" delle città.
La Signora Dalma Chiappini
Oggi vogliamo parlare di Dalma Chiappini di Vado Lucoli. Strano nome Dalma, che potrebbe avere la stessa etimologia di Alma, oppure avere origine illiriche, e significare “pecora” (cfr. l’odierno albanese delme), questo nome le fu dato dal papà di ritorno dalla Sardegna ove lavorava con le greggi ed a suo dire non le è mai piaciuto.
Dalma, anche oggi che è anziana, è a nostro parere bellissima, i suoi occhi sono limpidi, sorridenti e rispecchiano la sua anima serena e positiva nonostante gli acciacchi dell'età. Conversa con noi apertamente, è sincera, simpatica, ironica. Ha un carattere allegro.
E' stata la prima di cinque figli e la scuola la frequentò molto poco per aiutare la famiglia.
Imparò l'arte del ricamo giovanissima da Santina Marotta di Lucoli Alto. 
Sposò suo marito Valentino De Santis a ventuno anni appena lui tornò dalla prigionia in Germania, nel 1945: il 9 settembre. 
Insieme ai ricami che hanno accompagnato tutta la sua vita ha costruito una bella famiglia di tre figli.
Ci racconta di aver ricamato con tanti tipi di punto: il punto piatto, il punto rodi, i retini e tanti altri. 
Ha fatto dei lavori anche per la comunità religiosa di Lucoli si ricorda di una tovaglia fatta per l'altare della Chiesa di San Menna.
Ha scritto poesie con i fili ed i nodi, intrecciando fili di cotone per disegnare immagini e parole col sottile prodigio del filato. Le sue mani con i loro movimenti magici hanno lavorato tanto, mani che portavano sempre il ditale inserito dentro il dito medio della mano destra e nel momento che ne era senza, quel dito sembrava talmente scarno dal suo assiduo lavoro. Quelle "sante" mani: che eseguivano i ricami seguendo un sapere acquisito da bambina, erano addolcite dal bene della pazienza, dalla fertilità dell’umiltà, dalla fantasia, mani che si avversavano alla povertà del tempo, ma che le facevano costruire il futuro.
E' di questi giorni la notizia che verrà premiata la merlettaia più anziana d'Abruzzo: Maria Concetta Egidio, che all'età di 108 anni, sta per ricevere l'Oscar della tradizione, un premio che il Cata (Centro di antropologia territoriale d'Abruzzo) ha deciso di consegnarle, non sarebbe male premiare anche le ricamatrici di Lucoli.
Adolfina e Dalma Chiappini, nella foto con il marito di Adolfina
Quella di Dalma e della sorella Adolfina, anch'essa ricamatrice, sono esperienze che andrebbero non solo ricordate ma valorizzate cercando di tramandare quest'arte alle giovani generazioni, arte che testimonia il fascino indiscutibile di una tradizione che non dovrebbe morire.
Noi abbiamo voluto dedicarle uno spazio per ricordare il suo lavoro e per dirle che è proprio una bella persona!

mercoledì 9 gennaio 2013

I PATRIARCHI DELLA NATURA DI LUCOLI, TESTIMONI MUTI DELLA STORIA LOCALE, VANNO TUTELATI E SALVAGUARDATI COME MONUMENTI ARBOREI

A Lucoli vegetano, disseminati sul territorio, molti alberi pluricentenari, è possibile ricostruire delle storie di vita della Comunità ad essi collegate, ciò li fa annoverare tra i  monumenti storici in ottica sia botanica sia antropologica.
Nella foresta reale di Sherwood, cuore storico della Gran Bretagna, il Major Oak sotto le cui chiome leggenda vuole che si nascondesse Robin Hood è ancora saldamente in piedi. Anzi, sulle sue radici. I custodi del parco raccolgono i turisti attorno all’albero millenario e raccontano una storia: «La quercia ci mette 300 anni per crescere, poi riposa 300 anni e per altri 300 declina con grazia». In alcuni casi fortunati, vive anche di più. Com’è successo alla quercia dell’eroe popolare inglese. 
La morte improvvisa della pianta, in natura, non esiste. Avviene solo quando l’uomo arriva con la motosega o qualcosa di più subdolo e silenzioso.
I pochi alberi che vengono ancora messi a dimora nelle città hanno una durata media di 8 anni, senza grosse differenze tra Roma e New York. Otto anni, un soffio.
Nessuno dei nostri nuovi alberi urbani o dei territori anche extraurbani, probabilmente, arriverà alle venerande età dei Monumentali, piante centenarie, imponenti, che hanno fatto la storia del nostro pianeta e anche delle nostre religioni, più antichi dei santi e di Cristo. Come gli olivastri di Luras, provincia di Sassari, 3.500 anni compiuti, che ancora oggi combattono con i venti della Sardegna, accompagnando il genere umano silenziosi e pazienti. Alberi che raccontano storie da ricordare sotto le loro chiome. "Monumento", dal latino monere, ricordare. Questo sono gli alberi, testimoni del nostro passato e, si spera, anche del nostro futuro. Eroi sopravvissuti a guerre, carestie, urbanizzazioni e spopolamenti. Opere architettoniche viventi che anche il Corpo Forestale italiano da anni individua e cataloga. Ogni regione e provincia ormai ha avviato il suo inventario, e quasi tutte si sono dotate di un regolamento per la tutela degli «alberi notevoli». Ma ancora non esiste una definizione unica a livello nazionale, e ancor meno internazionale. 
Alcuni alberi centenari presenti sul piazzale dell'Abbazia di San Giovanni Battista
Lucoli ha molti di questi monumenti arborei e la nostra Associazione sta pazientemente lavorando per vederne formalmente riconosciuti alcuni seguendo il Decreto Regionale n. 72. 
Siamo convinti che sia necessaria una nuova cultura dell’albero, c’è sempre posto per un albero, se si vuole trovarlo, ed il suo futuro sarà garantito soltanto se le comunità locali arriveranno a comprendere la sua importanza e il suo valore.
Sono passati trent’anni dal primo censimento nazionale degli alberi monumentali d’Italia, completato dal Corpo Forestale dello Stato nel 1982: secondo i risultati di quell’immane lavoro, esistevano 22.000 alberi “di particolare interesse”, dei quali 2.000 “di grande interesse”, tra i quali solo 150 “di eccezionale valore”. La tutela di quest’enorme patrimonio ecologico, storico e culturale diveniva quindi possibile, essendone note e geo-referenziate le componenti fondamentali. Ma la loro effettiva protezione era ancora affidata alla sensibilità dei proprietari e degli operatori forestali, salvo ricorrere alla contestazione del reato di “distruzione o deturpamento di bellezze naturali”, previsto dall’art. 734 del Codice Penale per “chiunque, mediante ostruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell'Autorità”. Poiché in moltissimi casi gli alberi monumentali si trovano in aree sottoposte a vincoli speciali (primo fra tutto quello idrogeologico), la contestazione del reato è possibile, anche se è attuata solo in casi di particolare gravità.  
La definizione degli alberi monumentali come “beni di notevole interesse pubblico”, e quindi da tutelare in modo assoluto al pari dei più importanti monumenti e complessi archeologici, entra nella legislazione italiana a pieno titolo con le modifiche al Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 22/01/2004 n. 42) apportate dal D.Lgs. 26/03/2008 n. 63.
Un recentissimo Decreto della Regione Abruzzo pone finalmente sotto la massima tutela, al momento, 370 alberi monumentali censiti e georeferenziati. Con il decreto 72, la Regione Abruzzo ha inteso classificare gli alberi come monumenti naturali, come ha affermato il Presidente della Regione Chiodi come "beni da salvaguardare e valorizzare anche da parte dei sindaci, perché le nostre comunità amano e voglio proteggere queste piante".
Recentemente, a fine legislatura, inoltre, è stata approvata una Legge contenente norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani che interessa anche i "patriarchi della natura".
In sintesi quanto prevede la normativa:
1. In base alle modifiche del 2008 al Codice dei beni culturali e del paesaggio, ogni danneggiamento di alberi monumentali dichiarati "beni di notevole interesse pubblico" è punito penalmente, con la reclusione da 1 a 4 anni.
2. Il disegno di legge "Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani" è divenuto Legge, in data 21/12/2012: la Commissione Ambiente del Senato lo ha approvato in sede deliberante, quindi con i poteri dell'aula.
3. La nuova normativa, pur essendo di ottima qualità, presenta però parecchi problemi:
  • si sovrappone a quella del Codice del paesaggio, innovata appena 4 anni fa, creando due procedure parallele per il riconoscimento formale degli alberi monumentali (senza considerare l'altra procedura della LR dell'Abruzzo);
  • stabilisce una lunga e complessa procedura per tale riconoscimento, delegando il censimento ai Comuni, la raccolta dei dati alle Regioni e il definitivo inserimento in un Elenco nazionale gestito dal CFS;
  • la legge non prevede sanzioni penali, bensì solo amministrative, anche se molto elevate (da 5.000 a 100.000 Euro, quindi 10.000 Euro se il pagamento in misura ridotta avviene immediatamente).
Lucoli faggi pluricentenari presenti ai prati di Cerasolo
Per saperne di più: http://www.patriarchinatura.it/contenuti/it/home/index.php
http://www.progettoconalpa.org/index.php?option=com_content&view=article&id=115&Itemid=132

mercoledì 2 gennaio 2013

LUCOLI PRIMA E DOPO IL TERREMOTO DEL 6 APRILE 2009. IMMAGINI DI BELLEZZA E DI ROVINA.

 
CLICCARE SUL TESTO PER VEDERE IL FILM DI ROBERTO SOLDATI


J'UCURU ME
Ucuru me, che in piani, rupi e mmondi
sse sétici villette tu sparpagli,
tu che rrenfrischi co' singere fondi
l'arzura de lle pecore e ccavagli,

tu che mme 'ici sembre tande cose
e sembre nòve, sembre, tutte quande
me recali j'odore delle ròse,
de fiori e ffieno e dde ste ggioie tande.

De mmatina, de sera, tutti i jorni
scì sembre uquale, eppure sembre novo:
Ucuru me, paese de gli stormi,
de canti e d'allicrie tu scì gliu covo.

Ju riu che scorre silenziosamende
se porta tandi sogni 'e gioventù
Ucuru me - te 'ice lendamende -
quanta pace se gode da essusù
 
Poesia di Francesco di Gregorio tratta da: "La Limbarda" - Versi dialettali 1960-1966.