mercoledì 27 febbraio 2013

S.O.S. PER IL CAMOSCIO D'ABRUZZO


APPELLO AL GOVERNO ITALIANO, ALL’UNIONE EUROPEA, ALL’AGENZIA AMBIENTALE DELLE NAZIONI UNITE E AGLI ORGANISMI SOPRANAZIONALI IMPEGNATI NELLA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO NATURALE E STORICO

Il camoscio appennico (Rupicapra pyrenaica ornata) è un relitto glaciale proveniente dall'Asia rimasto isolato durante l'ultima glaciazione. Questo lo differenzia dal camoscio alpino e ne fa una delle specie più pregiate delle nostre montagne.
Da notizie dell’ultima ora si apprende con meraviglia e sconcerto che il Camoscio più bello del mondo, splendido endemismo appenninico salvato dal Parco Nazionale d’Abruzzo a prezzo di quasi un secolo di aspre battaglie, starebbe per subire un immotivato declassamento per iniziativa di tutti i Paesi Europei (Italia non esclusa), guidati dalla Danimarca, che ne discuteranno a Bangkok dal 3 al 14 marzo 2013, nell’incontro della Convenzione di Washington sulle specie in pericolo. L’animale non è più a rischio estinzione da qui l’iniziativa di un ‘declassamento’ che secondo alcuni lo potrebbe mettere in pericolo: oggi vivono oltre 1.500 esemplari grazie anche al lavoro del parco e alle leggi che lo hanno tutelato. Dopo la proposta di ‘declassamento’ il Parco Nazionale d’Abruzzo si è subito attivato formulando commenti e osservazioni nei primi giorni dell’anno, nella speranza del sostegno anche da parte della Autorità di gestione CITES nazionale in sede di Conferenza delle parti. «La proposta di review è in qualche modo da collegarsi alla decisione dell’UICN di modificare la categoria di rischio con cui era stata a suo tempo classificata la specie», spiega il commissario straordinario Giuseppe Rossi, «considerandola da endandered a vulnerable. Questo ovviamente a fronte dell’indubbio successo delle operazioni di reintroduzione che hanno consentito il formarsi di nuovi nuclei della specie nei Parchi della Majella, del Gran Sasso-Laga e dei Monti Sibillini portando il numero di effettivi a oltre 1500». 
Secondo il Centro Studi Ecologici Appenninici il provvedimento, che non ha alcuna seria ragione o fondata motivazione, sembra piuttosto frutto di limitata competenza e ancor più ridotta sensibilità ecologica: e potrebbe avere l’effetto di indebolire seriamente la tutela dell’animale, da sempre bramato da cacciatori e collezionisti di trofei, esponendolo così a rischi non del tutto remoti di futuri permessi di quote cacciabili o di immediata corsa al bracconaggio. Verrebbero così vanificati gli sforzi di quanti, fin dal secolo scorso, si erano prodigati per la salvezza di questo gioiello della fauna italiana. Il Camoscio infatti, descritto come Rupicapra ornata da Oscar Neumann nel 1899, era stato purtroppo decimato da deforestazione, caccia e bracconaggio sulle altre montagne d’Abruzzo dove viveva in passato (nel Gran Sasso l’ultimo individuo sopravvissuto era stato abbattuto fin dal 1892). E riuscì infine a sopravvivere soltanto, in numero ridotto, nell’impervia zona della Camosciara, dove nel 1913 non ne rimanevano forse che 15-30 superstiti. Fu allora che, su pressante richiesta del mondo della cultura e della scienza, il Re Vittorio Emanuele III emanò un Decreto di protezione della specie, la cui tutela sarebbe stata poi assicurata dall’ormai nascente Parco d’Abruzzo, istituito su iniziativa privata nel 1922 e poi riconosciuto con legge nel 1923. Il Camoscio d’Abruzzo potè così riprodursi, moltiplicarsi e colonizzare le montagne circostanti, anche se piuttosto lentamente a causa del bracconaggio e delle ripetute crisi del Parco, dovute anche alla soppressione dell’Ente nel ventennio fascista e poi al drammatico periodo bellico. Ricostituito l’Ente nel 1952, non mancarono altri periodi di grande difficoltà: ma nel 1969, nominato dopo una lunga parentesi di inattività il nuovo Direttore Franco Tassi, iniziò la vera rinascita e “redenzione” del Parco. Si contavano all’epoca circa 150-200 capi dell’ungulato, che con la ripresa della tutela tornarono a crescere costantemente, giungendo poi a superare i 500 individui negli anni Novanta. Fu allora che il Parco, superando molti ostacoli, avviò un vasto programma di ricostituzione di nuclei di camosci al Gran Sasso e alla Maiella, registrando un notevole e crescente successo. Nell’anno 2012, il numero di individui presenti allo stato libero nei Parchi d’Abruzzo, Maiella, Gran Sasso, Sirente-Velino e Monti Sibillini, e nelle varie Aree Faunistiche collegate ha toccato finalmente le due migliaia, realizzando l’ambizioso obiettivo di raggiungere tale livello, alle alte quote, al principio del Terzo Millennio (2000x2000x2000). La cancellazione del Camoscio dall’Allegato I della Convenzione di Washington, che assicurava la sua massima tutela, renderebbe più incerto il futuro di questa straordinaria peculiarità della fauna italiana. Ma si tratta dell’inevitabile conseguenza della incomprensibile miopia di operatori, biologi, accademici e istituzioni, che non hanno mai riconosciuto che Rupicapra ornata costituisce un'ottima specie. Eppure la sua evidente diversità era stata ampiamente e ripetutamente dimostrata in ogni sede possibile, e persino in centri visita, mostre, pieghevoli, riviste e … perfino nei francobolli. Il Comitato Parchi Nazionali, il Centro Studi Ecologici Appenninici e il Gruppo Camoscio Italia invitano quindi tutte le autorità e le istanze competenti a riconsiderare attentamente la questione, riconoscendo al Camoscio d’Abruzzo, talvolta denominato anche Camoscio appenninico, la dignità e lo status di specie autonoma, come è stato in più occasioni scientificamente dimostrato per le peculiari caratteristiche ecologiche, etologiche, morfologiche e genetiche, nonché biogeografiche, oggetto di studi accurati e dirimenti, in merito ai quali una documentazione più completa verrà prossimamente diffusa. Rivendica per questa specie straordinaria il nome italiano esclusivo di Camoscio d’Abruzzo, corrispondente all’originale denominazione Rupicapra ornata (Neumann 1899). Sollecita istituzioni e mezzi di informazione a far conoscere meglio l’importante questione zoologica, coinvolgendo l’opinione pubblica affinchè sostenga la richiesta, sottolineandone la grande importanza nell’interesse del nostro Paese.
Lettera scritta dalla Federazione Nazionale Pro Natura al Segretario Generale del CITIES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora)

Lettera scritta dalla Federazione Nazionale Pro Natura al Ministro Clini
Il prossimo congresso del 3-14 marzo in cui si discuterà del Camoscio d'Abruzzo

domenica 24 febbraio 2013

RANDAGISMO EQUINO A LUCOLI: CHI DEVE ARGINARLO?


E' storia nota a Lucoli quella del pascolo vagante e del randagismo equino.
Nel 2010 il Sindaco di Lucoli emise un'ordinanza che disponeva la cattura degli animali per i pericoli derivanti alla circolazione stradale. Per tale motivo, oltre che per ridimensionare il fenomeno del pascolo abusivo vagante di equini, ma anche di bovini, i Forestali del Comando della Stazione di Lucoli, intervennero soprattutto in prossimità della Statale 696 nel tratto che collega Campo Felice allo svincolo autostradale della A24 sequestrando bestiame. 
Gli animali sequestrati furono mantenuti presso la stalla di un privato al costo di 120 euro al giorno cadauno, ivi compresi i costi di guardiania. I cavalli catturati furono messi all'asta e probabilmente ricomperati da quegli stessi proprietari che non li avevano microchippati e riscattati per non pagare le sanzioni amministrative.
Il fenomeno si è riproposto nel 2012 in primavera, in autunno ed è pienamente in corso in questi giorni, le mandrie vagano sul territorio in cerca di cibo.
La nostra Associazione ha rimesso all'autorità giudiziaria una denuncia contro ignoti per pascolo abusivo ed atti vandalici che hanno causato ingenti danni al Giardino della Memoria, bene comune donato alla Comunità locale e curato dai suoi soci. 
Da dicembre scorso non si hanno notizie degli esiti delle indagini a livello locale. 
Un allevatore, che si è dichiarato non responsabile diretto dei danni attraverso le sue bestie, ci propose di indennizzarci con due delle piante spezzate (40€), a puro titolo di buona volontà, visto il valore simbolico del Giardino della Memoria. 
Ci saremmo aspettati un'indagine con degli esiti acclarati da parte dei Carabinieri e del Corpo Forestale: ci chiediamo se sia così difficile vigilare, seppur in un territorio ampio come quello di Lucoli e dare un'appartenenza precisa alle mandrie in evidente stato di randagismo.
Cavalli che hanno danneggiato il Giardino della Memoria davanti all'Abbazia di San Giovanni

Oggi a Lucoli il problema delle mandrie vaganti si sta facendo sempre più preoccupante. Le mandrie equine hanno prodotto danni a Casamaina (ad alcune auto) a Colle ai MAP, rappresentano un rischio per la salute pubblica, poiché gli animali non risultano sottoposti alla prevista profilassi veterinaria e danneggiano l’integrità dei terreni e dei pascoli in cui gli animali si stabiliscono senza alcun controllo. 
Venerdì 22 u.s. un cavallo è stato investito sulla strada presso Collefracido, la povera bestia è probabilmente morta.
Stazionando sulle carreggiate i cavalli rappresentano un pericolo per l'incolumità fisica degli automobilisti.
Molti lucolani si sono rivolti alle autorità (Polizia che ha rimandato al Corpo Forestale) per denunciare il fenomeno che si ripropone senza controllo.
Ricordiamo che tale fenomeno di pascolo abusivo è proibito dalla legge n. 320 del 1954 ed è perseguibile in base al dettato dell’articolo n. 636 del Codice penale, che vieta l’introduzione e l’abbandono di animali su terreni altrui e la pratica del pascolo abusivo. 
Ci chiediamo se si vuole veramente affrontare e risolvere il problema.
 

sabato 23 febbraio 2013

IL GOVERNO CHE VERRA' E L'AMBIENTE. QUALI I PROGRAMMI?

Campo Felice (Lucoli - AQ) un tesoro ambientale da proteggere
Il cartello delle Associazioni ambientaliste, tra le quali la Federazione Nazionale Pro Natura alla quale NoiXLucoli è federata, ha incontrato i partiti prima delle elezioni.
Il cartello di 7 associazioni ha incontrato i leader di partito Antonio Ingroia (Rivoluzione Civile), Roberto Maroni, (Lega Nord Padania), Nichi Vendola (Sel) e complessivamente 19 candidati alle elezioni nazionali.  Il documento alla base del confronto, i resoconti degli incontri raccolti nel “Diario elettorale 2013” e la analisi “L’ambiente nei programmi e nelle agende” sono disponibili on-line sul nostro sito e sui siti delle associazioni per chiunque voglia farsi un’idea del grado di sensibilità ambientale dimostrata da partiti, liste, movimenti. 
Gli incontri sono stati avviati lo scorso 31 gennaio e si sono conclusi il 20 febbraio. I contenuti più importanti dell’Agenda ambientalista trattati in questi incontri e che sono serviti per valutare i contenuti dei programmi, sono stati:
1. l’esigenza di redigere una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse nella produzione dell’energia elettrica, nei trasporti, nell’industria e nei servizi che sostengano la Green Economy;
2. fissare l’Obiettivo del 100% Rinnovabili procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, e rinunciando a ogni piano di trivellazioni petrolifere off shore; 
3. integrare la Strategia nazionale sulla biodiversità (l’Italia è il Paese europeo più ricco di biodiversità) approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici;
4. definire un Piano nazionale della mobilità che superi l’insostenibilità economico e ambientale del Primo Programma delle infrastrutture strategiche, abbandonando il progetto del Ponte sullo Stretto e l’AV Torino Lione;
5. elaborare una nuova legge di Governo del territorio, che aggiorni la disciplina urbanistica ferma al 1942 e pervenire ad una normativa sul consumo del suolo che usi la leva fiscale per disincentivare l’espansione edilizia e incentivare la riqualificazione del patrimonio esistente;
6. introdurre tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell’ambiente e garantire un’adeguate tutela penale dell’ambiente; 7. procedere ad una Programmazione integrata dei beni e delle attività culturali sollecitando la piena collaborazione tra Stato e Regioni;
8. varare un Piano della Qualità per il settore turistico che valorizzi i beni culturali e ambientali;
9. ripristinare i tagli al Bilancio del ministero dell’ambiente, ultimo tra i dicasteri con portafoglio, portando il bilancio dagli attuali 450 milioni di euro (nel 2009 il bilancio del Ministero ammontava a 1,2 miliardi di euro) ad almeno700 milioni di euro.
 



Cliccare sui simboli delle Associazioni per visualizzare il documento


 


 

venerdì 15 febbraio 2013

6° CENSIMENTO LUOGHI DEL CUORE FAI: 55° POSIZIONAMENTO (su n° 10.173 luoghi) PER L'ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DI LUCOLI

Sono stati pubblicati ieri i risultati del 6° censimento “Luoghi del Cuore FAI” che chiedeva di segnalare (via web o con una firma) quei luoghi reali che sono stati trasformati dalle comunità come luoghi dello spirito, luoghi in pericolo o da tutelare o semplicemente da non dimenticare, chiedendo un piccolo gesto, una testimonianza diretta per aiutare quel luogo a sopravvivere o, in alcuni casi, a tornare a vivere. 
Risultati delle segnalazioni per L'Abruzzo
Come pubblicato dai giornali la risposta è stata sorprendente e il censimento ha avuto la partecipazione di un milione di persone: 10.173 sono stati i siti culturali segnalati, tra questi l’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli si è posizionata al 55° posto per numero di segnalazioni; al secondo posto tra i siti del cuore dell’intero Abruzzo. 
Le 4.310 segnalazioni ritenute valide per l’Abbazia, raccolte quasi esclusivamente con firme, hanno superato quelle per la Città di l’Aquila ed hanno superato di tre volte la popolazione del Comune di Lucoli.
E’ stato svolto un lavoro intenso con l’unico obiettivo di comunicare e segnalare, a tutti coloro che potranno fare qualcosa per risanare questo bene architettonico di grande valore e bellezza, l’esigenza di intervenire celermente su questo complesso abbaziale danneggiato dal sisma del 2009. 
Ci siamo chiesti se le opere d’arte val­gono più delle perso­ne viventi e quanto vale l’Abbazia di San Giovanni Battista per la gente di Lucoli. 
Quante volte in Abruzzo ci siamo sentiti dire a gran voce, dopo il sisma, che prima bisognava dare priorità al restauro delle case crollate ed ai luoghi di lavoro della gente e poi, semmai, al restauro di una chiesa o di una torre o di un altro monumento. Il concetto di fondo pone due alternative: tra la Bellezza dell’arte e la Vita comune, tra la Grandezza della storia e l’Umanità contemporanea. 
Certo che no, le opere d’arte non valgono più delle persone, non si dovrebbe mai porre questa scelta per salvare un monumento architettonico, eppure gli uomini passano e invece le opere d’arte ed architettoniche, che pure esprimono lo spirito umano, restano. 
Abbazia di San Giovanni Battista - Foto Roberto Soldati
Nella Lucoli di oggi quanta bellezza è condensata nell’architettura dell’Abbazia di San Giovanni Battista, quanto spirito umano dei suoi costruttori e fedeli dell’anno Mille ci è stato tramandato? Questo bene culturale è il bene più prezioso di questo territorio da considerarsi come vertice e sunto della sua gente passata, presente e futura. 
Abbiamo sempre pensato che la bellezza architettonica ed artistica dell’Abbazia di San Giovanni Battista non fosse estranea alla vita della gente, isolata dalla realtà, questo luogo di culto è un luogo vissuto, respirato, toccato, da qualche tempo anche da tanti fedeli  e pellegrini che arrivano per pregare da molti luoghi dell’Abruzzo, del Lazio, del Molise e della Puglia. 
C’è bisogno di bellezza in questo mondo, occorre viverla, conservarla, rivitalizzarla, l’Abbazia è per Lucoli un simbolo, non un oggetto di cultura morto ed un sepolcro dell’arte che contiene. 
L’uomo ed una comunità valgono per le impronte che lasciano: è per questo motivo che la Comunità di Lucoli ha prima condiviso il progetto di segnalare l’Abbazia tra i luoghi del Cuore FAI e successivamente, ha collaborato per raccogliere le firme: negli esercizi commerciali, nelle Frazioni, nei luoghi di lavoro e nella stessa Abbazia. 
E’ con commozione che abbiamo recapitato al FAI tante firme impresse con la mano tremante di molti anziani del territorio, scritture che debordavano dagli spazi riservati per la compilazione, firme donate da mani poco avvezze alla scrittura. 
La gente di Lucoli ha fatto un miracolo. 
Ha creduto in un progetto comune e nella possibilità di contribuire, seppur con una sola firma, alla salvaguardia dell’Abbazia, che rappresenta da sempre il cuore del territorio. 
Quando la gente di questa terra la guarda, sa che in essa è condensata la vita di chi l’ha costruita, frequentata, di chi ci è stato battezzato, coniugato e ci ha fatto un funerale, di chi l’ha semplicemente ammirata, di tutti coloro che con una firma hanno cercato di salvarla dalla rovina del terremoto e dall’incuria più o meno consapevole di coloro che potrebbero sanarla.
Grazie a tutti coloro che ci hanno creduto ed hanno partecipato per raggiungere questo risultato.
In modo particolare e dedicato ringraziamo il giovane Federico, il più piccolo di noi volontari, che da solo ha raccolto decine e decine di firme.
Classifiche dei siti abbaziali a livello nazionale
Risultati a livello nazionale
Articolo del giornale il Centro su Lucoli e l'Abbazia di San Giovanni Battista

mercoledì 13 febbraio 2013

LUIGI PERETTI IL PASTORE DI LUCOLI: UNA VITA VISSUTA "ASCOLTANDO L'ARIA"

Luigi Peretti in una foto del 2005
Vogliamo raccontarvi la storia di Luigi Peretti, classe 1934, che ha vissuto gran parte della sua vita "ascoltando l'aria" e il suono dei campanacci del gregge. Quando era giovane e fino al 1975, anche il crepitio del fuoco negli stazzi e il tamburellare ritmico della pioggia visto che viveva molto all'aperto. 
"Ascoltava l'aria" ed i suoni che accompagnano le giornate di un pastore, condivisi con la solitudine. Ma ci si abitua alla solitudine, si impara ad osservare e pensare. E poi le bestie sono amiche. 
Quella del pastore è una vita fatta di fatica fisica, caldo, freddo, silenzio e osservazione di tutto ciò che è intorno, per questo Luigi sembra possedere in mano il vero senso della vita. Appoggiato al suo bastone sembra davvero un re. La natura, l'alternarsi sempre uguale e sempre diverso delle stagioni sono il suo regno. E in questo regno Luigi Peretti si muove con umiltà e rispetto. 
Parla il dialetto lucolano e anche questo gli fa acquisire un piglio antico che talvolta lo fa duro e resistente come una roccia, anche perchè le idee le ha chiare su tutto ed è difficile abbindolarlo.
Sorride spesso Luigi, soprattutto quando arriva il sole e sente l'aria tiepida che gli tocca il viso, gli sembra un miracolo dopo il lungo inverno lucolano, fatto di nebbia, freddo e neve. In primavera è tutto diverso quando il sole lo riscalda e mitiga gli acciacchi dell'età e di una vita passata alle intemperie.
La vita di Peretti è stata centrata sul sapere antico del lavoro fisico, che richiede tenacia, costanza, pazienza e spirito di adattamento. Per lui la prospettiva è ancora oggi quella di altri tempi: di media e lunga gittata, incompatibile con la velocità del consumismo. Il suo lavoro si svolge con gli animali e gli "elementi" della natura, è un'attività che pesca all’indietro nella storia a distanze siderali e sfida la contemporaneità promuovendo con le sue attività quotidiane un pensiero economico minimo ma sensato, a misura di persona. 
Pecore alla fonte - Foto di Valentina Tirelli
Ci sembra un poeta contemporaneo perché solletica in profondità il nostro ancestrale bisogno di natura e di contatto con la materia viva dell’esistenza; ci ispira molte riflessioni sul concetto puro della libertà, la radice del nostro essere, sulla nostra ricerca esistenziale. Luigi Peretti è una ricchezza di Lucoli, una persona da ascoltare ed osservare attentamente, di quelle rare che hanno tanto da insegnare. Un uomo come lui, sempre attivo nel suo lavoro, ci fa riscoprire la magia e gli antichi saperi del mondo rurale e pastorale di Lucoli. Imparò da suo padre Valentino il modo di fare il formaggio. 
Peretti nella sua stalla - Foto di Gianni Soldati
Nel dopoguerra il formaggio artigianale era personale non vi era commercio, ogni famiglia con un gregge lo produceva e lo consumava in casa. Luigi già nel 1947 lavorava e seguiva suo padre a Roma nella transumanza che iniziava da ottobre e durava fino a giugno, la meta era la zona di Cesano Romano dove le pecore pascolavano e lì in un casolare facevano il formaggio. Con la primavera riportavano il gregge nel lucolano. 
Dal 1972 si è stabilito definitivamente a Lucoli, ove si vede spesso per le strade con il suo gregge di quasi 200 pecore.
Il suo formaggio è una leccornia completamente fatto a mano!

Inizia la preparazione del formaggio
La mescola del latte per farlo addensare
Il formaggio si addensa
Il formaggio si è consolidato e viene tagliato con una sottile corda di cotone
Tanti pezzi  di formaggio da porre negli stampi
Le mani sapienti, con i segni della fatica del lungo lavoro, modellano il formaggio nelle forme
Gli stampi per far scolare il formaggio
A seguire un giorno nell'acqua salata. Che ci fa un uovo nell'acqua?
Indica il grado di salatura della stessa: quando galleggia il dosaggio è giusto.
A ciclo ultimato il formaggio inizia la stagionatura

venerdì 8 febbraio 2013

LA SALVAGUARDIA DEI PATRIARCHI VERDI: UNA NUOVA LEGGE A TUTELA DEGLI ALBERI MONUMENTALI


CFS - Newsletter


Alberi centenari di Lucoli
Da oggi le piante monumentali d'Italia sono tutelate da una nuova legge che riporta in primo piano il ruolo del Corpo forestale dello Stato. La legge n. 10 del 14 gennaio 2013, che entrerà in vigore il prossimo 16 febbraio, oltre a dettare regole per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, va anche a potenziare il preesistente quadro normativo sulla tutela dei patriarchi verdi, patrimonio paesaggistico e ambientale di grande pregio del nostro Paese. Al fine di dare omogeneità alla differenziata legislazione regionale avente come obiettivo la tutela e la valorizzazione di tali esemplari, la legge statale fornisce una definizione giuridica di albero monumentale univoca che dovrà essere recepita da ogni regione entro un anno dalla sua entrata in vigore.
Con essa viene stabilita l'obbligatorietà per ogni comune di censire i propri alberi monumentali. I risultati di tali censimenti verranno raccolti in elenchi regionali, che costantemente aggiornati, alimenteranno l'elenco degli alberi monumentali d'Italia alla cui gestione provvede il Corpo forestale dello Stato. Tale elenco sarà messo, tramite internet, a disposizione delle amministrazioni pubbliche e della collettività. 
Onde garantire la massima tutela agli esemplari monumentali, la legge stabilisce che chi provoca ne il danneggiamento o addirittura provveda all'abbattimento, salvo il fatto che quest'atto costituisca reato, andrà incontro a sanzioni amministrative comprese tra i 5.000 e i 100.000 euro. Non comporteranno l'applicazione di sanzioni gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell'apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo forestale dello Stato. Non comporteranno l'applicazione di sanzioni gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell'apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo forestale dello Stato.

LA GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI
La legge ridefinisce a livello nazionale anche la "Giornata nazionale degli alberi", celebrata il 21 novembre in tutta Italia all'insegna della valorizzazione dell'ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, in linea con l'attuazione del protocollo di Kyoto.
Un documento del 1920 che celebra la festa degli alberi - documento gentilmente concesso da  Fernando Rossi

Nella "Giornata nazionale degli alberi" il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, realizzerà nelle scuole di ogni ordine e grado, negli istituti di istruzione superiore e nelle università tutte quelle iniziative atte a promuovere la conoscenza dell'ecosistema boschivo, il rispetto delle specie arboree, l'educazione civica ed ambientale sulla legislazione vigente, nonché a stimolare un comportamento quotidiano sostenibile al fine della conservazione delle biodiversità.
Ogni anno la Giornata sarà ispirata ed intitolata ad uno specifico tema di rilevante valore etico, culturale e sociale.
In occasione della celebrazione della Giornata le istituzioni scolastiche cureranno, in collaborazione con i comuni, le regioni e con il Corpo forestale dello Stato, la messa a dimora in aree pubbliche di piantine di specie autoctone secondo modalità che dovranno essere stabilite con apposito decreto. 


Con questa nuova legge le normative fino ad ora emanate risultano numerose e varie e la materia appare comunque controversa. Infatti, i provvedimenti di attuazione delle stesse da parte delle Autorità Statali e Regionali competenti risultano non adeguati. Solo pochissime Regioni hanno adempiuto ad elaborare gli elenchi previsti dalla legge entro il termine previsto, mentre in nessun caso il Ministero competente ha provveduto in via sostitutiva. Quindi, paradossalmente, la protezione degli alberi monumentali è oggi meno effettiva di quella esistente prima dell’emanazione del D.Lgs. 63/2008. Infatti, in assenza degli elenchi approvati dalle Autorità competenti, neppure l’art. 734 del Codice Penale può essere oggi invocato per sanzionare comportamenti dannosi per i beni tutelati.
Dopo più di tre anni di inadempienza da parte di quasi tutte le Autorità competenti, il Parlamento ha ora approvato, nel dicembre scorso, il disegno di legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, che è divenuto finalmente legge, con la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 27 del 01/02/2013. E' la Legge n. 10/2013 (di cui parliamo) e che entrerà in vigore il 16/02/2013, essa pur essendo di ottima qualità, presenta però parecchi problemi, tra i quali:
  • si sovrappone a quella del Codice del paesaggio, innovata appena 4 anni fa, creando due procedure parallele per il riconoscimento formale degli alberi monumentali;
  • stabilisce una lunga e complessa procedura per tale riconoscimento, delegando il censimento ai Comuni, la raccolta dei dati alle Regioni e il definitivo inserimento in un Elenco nazionale gestito dal Corpo Forestale dello Stato. Mente la procedura non prevede alcun termine per il censimento affidato ai Comuni, le Regioni sono obbligate a trasmettere i relativi elenchi al Corpo Forestale entro un anno. L’eventuale inottemperanza da parte delle Regioni comporta la diffida e l’attivazione dei poteri sostitutivi da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
Se già la procedura, più snella, delineata dal Codice del paesaggio è quasi completamente inattuata da più di tre anni, si può ben immaginare quanto questa nuova e più farraginosa procedura potrà esserlo.
Di fronte a tutto ciò, Regioni avanzate in campo ambientale come l’Abruzzo hanno recentemente approvato (con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 72 del 14/09/2012) un elenco ufficiale di 370 alberi monumentali, dichiarati “monumenti naturali protetti” ai sensi della Legge Regionale quadro sulle aree protette n. 38/1996, tutti censiti, documentati e georeferenziati in un volume a colori di 500 pagine appena pubblicato dalla Regione stessa (Artese, Di Fabrizio, Di Giulio & Petriccione, Cogecstre Edizioni, 2012). Peccato però che né la Legge Regionale in questione, né il recente Decreto, prevedano alcuna sanzione per chi li danneggi, non potendosi neppure applicare le sanzioni previste dal Codice del paesaggio, in quanto nel Decreto non vi si fa riferimento alcuno e l’elenco non è stato neppure approvato con la procedura da questo prevista. 
Su suggerisce l'approfondimento della tematica sul sito di Gaianews leggendo l'articolo del Dott. Bruno Petriccione, (biologo e dottore di ricerca in ecologia). 
http://gaianews.it/ambiente/estinzione-ambiente/decine-di-leggi-e-decreti-regionali-e-due-leggi-nazionali-ma-gli-alberi-monumentali-sono-davvero-tutelati-35465.html

giovedì 7 febbraio 2013

NOIXLUCOLI ONLUS E' ADERENTE ALLA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA




NoiXLucoli Onlus dal mese di gennaio è entrata a far parte della rete federata nazionale di Pro Natura.
"L'alba dell'ambientalismo in Italia sorgeva nel giugno del 1948. In Valle d’Aosta, per volontà di alcuni naturalisti direttamente impegnati nella salvaguardia dell'ambiente, riuniti intorno a Paolo e Renzo Videsott, quest'ultimo allora direttore del Parco Nazionale Gran Paradiso, veniva fondato il Movimento Italiano Protezione della Natura (oggi Federazione Pro Natura), mentre con il Congresso Internazionale di Fontainebleau, a ottobre, vedeva la luce l'IUCN, di cui Pro Natura è stato socio fondatore.
In quello stesso momento storico la Costituzione Repubblicana balbettava ancora di natura e di paesaggio intesi come quadri soggettivi di una non meglio precisata “bellezza”, con l'art. 9 della Costituzione e con la precedente legge n. 1497 del 1939.
I gruppi attenti alle componenti naturali del pianeta, operanti sino ad allora, erano indirizzati più allo studio scientifico e agli aspetti culturali che a un vero e proprio indirizzo politico verso un impegno a tutela dell'ecosistema. La caratterizzazione di Pro Natura, rispetto alle associazioni sino ad allora operanti, fu data proprio dalla presa di coscienza delle implicazioni sociali e politiche che l'impegno in difesa della natura e delle sue varie componenti comportava".

Le finalità della “Federazione Nazionale Pro Natura”, nelle quali i soci di NoiXLucoli Onlus si riconoscono, sono:

  1. Diffondere e favorire la conoscenza e il rispetto della natura e dei suoi equilibri;
  2. Adoperarsi per una tutela dell’ambiente che tenga conto delle esigenze biologiche e culturali dell’uomo;
  3. Ottenere la valorizzazione ed un’adeguata protezione delle zone d’interesse naturalistico e/o culturale e delle specie viventi, nonché una seria programmazione di ogni intervento sull’ambiente;
  4. Difendere la biodiversità nelle sue varie forme quale valore naturale oltre che economico, sociale e culturale.
La Federazione Nazionale Pro Natura rappresenta ufficialmente tutte le Organizzazioni Associate sul piano nazionale e internazionale.

Insieme alla rete delle associazioni federate anche i nostri soci potranno lavorare, nell'ambito del territorio di Lucoli, pensando a tutti quei temi ambientali che rappresentano una possibile speranza per il futuro del territorio e dell’Italia intera: 
  • Biodiversità: quale ricchezza della nazione; 
  • Patrimonio costituito dai beni culturali; 
  • Consumo di suolo e Governo del territorio; 
  • Difesa del suolo e adattamento ai cambiamenti climatici; 
  • Contenuti verdi della filiera agroalimentare; 
  • Turismo: sostenere le vocazioni del territorio; 
  • Governo dell’ambiente. 
  • Diritto all’ambiente: tutela costituzionale e penale; 
Difendiamo l'ambiente di Lucoli - Campo Felice lago niveo - Foto Fabrizio Soldati

domenica 3 febbraio 2013

IL TUBIFEX TUBIFEX ROSSANENSIS SCOPERTO A VALLE SETT'ACQUE A LUCOLI

Tubifex tubifex - CLICCARE SULLA FOTO PER VEDERE IL FILMATO
Il Tubifex tubifex
Tutto cominciò per capire come mai alcune sorgenti di alta quota a Lucoli avevano una colorazione rosso brillante. Si pensò ad alghe e batteri descritti in alcuni laghetti di montagna, si temette la presenza di qualche inquinante, ma nessuno avrebbe potuto immaginare che, alla vicinanza, quella colorazione brillante si sarebbe improvvisamente ritratta scomparendo, per poi riapparire, quasi danzando, dopo qualche secondo.
Si trattava di una colonia di Tubifex tubifex, un piccolo innocuo vermicello di pochi millimetri, che vive in sedimenti acquosi. Il suo colore rosso è dovuto ad una sostanza simile alla nostra emoglobina, che utilizza per catturare ossigeno e respirare.
L'attenzione appassionata che a Lucoli viene prestata da attenti ambientalisti verso la fauna e la flora locale porta al voler approfondire gli aspetti naturalistici, geologici ed ambientali, che generalmente restano  materia di studio di cattedratici, è così che si è iniziato a studiare il Tubifex tubifex varietà rossanensis.
La nostra Associazione si spende per promuovere la conoscenza della ricchezza dell'ambiente di Lucoli che risulta elemento indispensabile per promuoverne la valorizzazione e tutela consapevole ed è per questo che pubblichiamo questo articolo sul "vermetto dei fanghi", di cui, quello scoperto a Lucoli potrebbe costituire una nuova varietà mai studiata prima.
L'anellide Tubifex tubifex vive nei fondali fangosi dei corsi d'acqua, è normalmente considerato un indicatore biologico della qualità delle acque dolci. Questi vermi possono sopravvivere con poco ossigeno agitando le estremità, ricche di emoglobina, sfruttando tutto l'ossigeno disponibile. Essi possono sopravvivere in aree così pesantemente inquinate da materia organica che quasi nessun'altra specie potrebbe sopportare. La sua presenza nelle acque sorgive della valle di Sett'acque consentirà di fare particolari considerazioni sugli ecosistemi a ridottissima presenza umana, ma, ad esempio, soggetti a forte pascolamento  inquinante.
Il verme rossastro fu classificato per la prima volta nel 1774 dal naturalista danese Otto Friedrich Muller (1730-1784).
La valle di Sett'acque ed aree simili rappresentano dei veri e propri laboratori ambientali, dove conoscere ed imparare a proteggere la natura e l'ambiente. Sett’acque è una vallata atipica, a circa 1900 m s.l.m. ed è formata da un substrato arenaceo contornata da calcare. L’arenaria forma uno strato impermeabile e permette la formazione di piccoli scorrimenti e pozzanghere che a causa dell’eccessivo carico del bestiame che vi pascola sono sempre fangose e comunque generano un habitat atipico rispetto ai dintorni. 
Anche il mondo di un piccolo vermetto come il Tubifex, ha rivelato una più grande ed elegante complessità e rappresenta un valido esempio di ricerca interdisciplinare che abbraccia tematiche ecologiche di impatto sulla qualità dell'ambiente in cui viviamo e, anche sull'economia locale e la qualità della vita delle persone.
Per saperne di più:
Tubifex tubifex pubblicazione realizzata a cura del costituendo gruppo di  lavoro Centro Ricerche di Lucoli - febbraio 2011
Il presente articolo è liberamente tratto dalla pubblicazione citata.