mercoledì 26 giugno 2013

Sito Internet dell'Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del 'cratere', che si può raggiungere all’indirizzo www.usrc.it


FOSSA - È online il sito Internet dell'Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del "cratere", che si può raggiungere all’indirizzo: www.usrc.it.
"Un ulteriore passo verso la trasparenza e la comunicazione diffusa nel territorio dei processi di ricostruzione e sviluppo seguiti dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere", spiegano dall'ufficio, che ha sede nel Comune di Fossa (L'Aquila) ed è diretto da Paolo Esposito.

L’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere è stato istituito a seguito della “chiusura della gestione dell’emergenza determinatasi nella Regione Abruzzo a seguito del sisma del 6 aprile 2009”
D.L. 22-6-2012 n. 83 – Misure urgenti per la crescita del Paese. Pubblicato nella Gazz. Uff. 26 giugno 2012, n. 147, S.O. Articoli 67 bis, 67 ter, 67 quater, 67 quinquies, 67 sexies. Convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134
1. A decorrere dal 16 settembre 2012, la ricostruzione e ogni intervento necessario per favorire e garantire il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite dal sisma del 6 aprile 2009 sono gestiti sulla base del riparto di competenze previsto dagli articoli 114 e seguenti della Costituzione, in maniera da assicurare prioritariamente il completo rientro a casa degli aventi diritto, il ripristino delle funzioni e dei servizi pubblici, l’attrattività e lo sviluppo economico-sociale dei territori interessati, con particolare riguardo al centro storico monumentale della città dell’Aquila. 
2. Per i fini di cui al comma 1 e per contemperare gli interessi delle popolazioni colpite dal sisma con l’interesse al corretto utilizzo delle risorse pubbliche, in considerazione della particolare configurazione del territorio, sono istituiti due Uffici speciali per la ricostruzione, uno competente sulla città dell’Aquila e uno competente sui restanti comuni del cratere. Tali Uffici forniscono l’assistenza tecnica alla ricostruzione pubblica e privata e ne promuovono la qualità, effettuano il monitoraggio finanziario e attuativo degli interventi e curano la trasmissione dei relativi dati al Ministero dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni, garantendo gli standard informativi definiti dal decreto ministeriale di cui all’articolo 67-bis, comma 5, del presente decreto, assicurano nei propri siti internet istituzionali un’informazione trasparente sull’utilizzo dei fondi ed eseguono il controllo dei processi di ricostruzione e di sviluppo dei territori, con particolare riferimento ai profili della coerenza e della conformità urbanistica ed edilizia delle opere eseguite rispetto al progetto approvato attraverso controlli puntuali in corso d’opera, nonché della congruità tecnica ed economica. Gli Uffici curano, altresì, l’istruttoria finalizzata all’esame delle richieste di contributo per la ricostruzione degli immobili privati, anche mediante l’istituzione di una commissione per i pareri, alla quale partecipano i soggetti pubblici coinvolti nel procedimento amministrativo. 
3. L’Ufficio speciale per i comuni del cratere, costituito dai comuni interessati con sede in uno di essi, ai sensi dell’articolo 30, commi 3 e 4, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, previa intesa con il Ministro per la coesione territoriale, con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il presidente della regione Abruzzo, con i presidenti delle province dell’Aquila, di Pescara e di Teramo e con un coordinatore individuato dai 56 comuni del cratere, coordina gli otto uffici territoriali delle aree omogenee di cui all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 marzo 2012, n. 4013.
Art. 67-ter Gestione ordinaria della ricostruzione.
L'organigramma della struttura
I riferimenti per l'Area Omogenea 9 alla quale appartiene Lucoli sono: info@utr9.usrc.it - Via Principe Di Piemonte, 1 - 67048 - Rocca Di Mezzo (AQ)

sabato 22 giugno 2013

IL RIFUGIO SEBASTIANI AL COLLETTO DI PEZZA e VINCENZO SEBASTIANI CHE GLI HA DATO IL NOME


Il rifugio Sebastiani al Colletto di Pezza ha avuto una storia travagliata: progetti, nascite, rinascite. 
La prima proposta venne avanzata in un’assemblea della sezione CAI di Roma il 18 maggio 1913, dove si propose la costruzione di un rifugio che facilitasse l’escursione sul Monte Velino. Nel 1914 si riparlò in concreto del rifugio quando i soci Gallina e Sebastiani, incaricati da un’apposita commissione, identificarono in un sopralluogo una posizione adatta vicino al Colle del Bicchero, crocevia di tre diversi sentieri. La grave situazione internazionale, le ostilità nell’estate del 1914 e il terremoto della Marsica nel gennaio 1915 portarono ad un’arresto della vita della sezione. La guerra coinvolse tutti i singoli soci: l’Ing. Vincenzo Sebastiani si distinse nelle azioni al fronte che gli procurarono due medaglie d’argento. Nel 1919 Ettore Sebastiani, padre di Vincenzo Sebastiani, con una generosa donazione riportò l’attenzione sul progetto, che nel frattempo aveva subito dei cambiamenti della posizione per via del difficile accesso nei mesi invernali. La nuova commissione propose il Colletto di Pezza come sito idoneo per la nuova costruzione il 24 giugno 1921. Il 22 ottobre 1922 alla presenza del sindaco di Ovindoli, dei consiglieri, di trenta soci di Roma ebbe luogo l’inaugurazione del rifugio dedicato a Vincenzo Sebastiani.
Ma chi era VINCENZO SEBASTIANI che ha dato il suo nome al rifugio del CAI?
Vincenzo Sebastiani
Vincenzo era nato a Roma il 26 ottobre 1885 da Ettore e Gaetana Manari. Fin da bambino si appassionò a tutti gli esercizi sportivi, preferendoli a qualsiasi altro passatempo, e mettendo fin dal principio in luce le sue doti atletiche. Negli anni dell’Università dimostrò un notevole impegno soprattutto sotto il profilo sportivo e sociale. Fondò “L’unione giovanile per la moralità”, allo scopo di opporsi alla sfrenata licenza giovanile, combattendola con la rivista La Vita, ma principalmente con l’esempio della sua instancabile attività nelle più disparate discipline sportive.  
Fu abilissimo nuotatore della “Società Romana di nuoto”, con la quale prese parte a diverse gare nel Tevere. Fu ciclista, socio della “Audax”, con la quale vinse una corsa di 400 km. Fu motociclista esperto ed utilizzava le ore libere per istruttivi o dilettevoli viaggi in moto, soprattutto verso l’Abruzzo, regione che amava particolarmente per gli ambienti ancora selvaggi, la natura incontaminata e, soprattutto, per le montagne.
Era infatti, la montagna, la sua più grande passione. “Egli soleva dire che sulle alte cime dei monti i pensieri divenivano più puri, più spirituali”. Consigliere del “Club Alpino Italiano”, fu anche primo delegato in Roma del “S.U.C.A.I.”, associazione di studenti universitari aggregati al “C.A.I.” . Con gli studenti del S.U.C.A.I. fu autore di incredibili scalate su alcune delle maggiori cime della catena alpina. Sempre sulle Alpi, in Val d’Aosta, fu autore, insieme ad altri due giovani studenti, di un'altra impresa, riuscendo a recuperare, passando per una via mai esplorata prima, gli oggetti e i reperti personali appartenuti ai giovani fratelli Segato, alpinisti e figli di un generale dell’esercito, precipitati, nel corso di un escursione, dalla cima del Monte Grivola.
Ma l’attività alpinistica di Vincenzo Sebastiani volgeva verso nuove mete. Nel 1906 aveva infatti ricevuto in dono gli allora quasi sconosciuti “Ski”.  Iniziò così, insieme ad un gruppo di amici universitari, ad esercitarsi in questa nuova disciplina sportiva, presso i campi di neve dell’Abruzzo. Divenuto ormai “skiatore” provetto, partecipò nel 1912 a Cappadocia (AQ) alle gare di “Ski” indette in occasione del “Congresso delle Società Abruzzesi”, e a Roccaraso (AQ) in quelle promosse dallo “Ski-Club”, dove vinse varie gare di velocità e di salto. Nel 1913 fondò il “Gruppo Romano Skiatori”, di cui fu eletto vice-presidente, e stabilì ad Ovindoli (AQ) la sede del gruppo.
Nel frattempo, già dal 1910, Sebastiani si era laureato in Ingegneria Civile nella “Regia Scuola di Applicazione di Roma”. Da ingegnere, altrettanto attivo che come sportivo, condusse diversi lavori, tra i quali: la costruzione della conduttura d’acqua potabile di Amatrice, il risanamento igienico della città di Leonessa, la costruzione, sempre in questa città, della centrale elettrica che illuminò la località e i suoi dintorni. Diresse alcuni lavori anche a Roma.
Il 5 agosto del 1914 venne assunto, con la qualifica di sottocomandante, al Corpo dei Vigili del Fuoco di Roma.
Il 13 gennaio 1915 una fortissima scossa di terremoto distrusse Avezzano e molti paesi della Marsica. Sebastiani, quel giorno, si trovava a Leonessa, e intuì che da Roma sarebbero state inviate delle squadre per coordinare e partecipare ai soccorsi. Cercò fin da subito di rientrare in Roma, ma la situazione dei trasporti, fu subito molto precaria e non riuscì a partire.
Sebastiani non si perdette d’animo, e anche in questo caso, per raggiungere la stazione ferroviaria più vicina, indossò le sue scarpe da alpino, le armò degli “ski”, e giù di corsa “skiando” per le pendici del Terminillo, fino ad arrivare nei pressi della ferrovia dove riuscì a salire su un treno tra Cittaducale e Rieti, e raggiunse Roma.
Vincenzo Sebastiani, riuscì a tornare ad Avezzano con una squadra di vigili del fuoco.
Il Comune di Roma, il Governo del Re e la Fondazione Carnegie conferirono al Sebastiani la medaglia d’argento per gli atti eroici e i salvataggi compiuti.
Il 19 agosto del 1917, mentre era intento a coordinare le squadre di soccorso impegnate a spegnere un grave incendio sviluppatosi in un palazzo a seguito di un bombardamento, lo scoppio di una granata gli provocò delle gravissime ferite.



La salma di Sebastiani
Morì il 20 agosto, all'età di trentadue anni.

La targa in memoria di Vincenzo Sebastiani pressola caserma dei pompieri di Via Genova

Oggi la gestione del rifugio Sebastiani è di Eleonora Saggioro che è presidente della cooperativa Equorifugio. 
Eleonora gestisce da 13 anni il rifugio e recentemente ha contattato altri 49 “colleghi”, da nord a sud, per racchiudere in un libro le loro storie e i loro segreti gastronomici. E' nato così il libro “50 Ricette/50 Rifugi. 
Fatto di "pensieri mentre l’acqua non bolle” edito da Il Lupo, una guida che racchiude in 120 pagine l’amore per la montagna e la passione per la sana cucina. 
Come scrive Eleonora, “Il rifugio non è solo un ristorante sui monti”, ma un modo di accogliere e di vivere in alta quota. Vero, dannatamente vero…..
Di seguito alleghiamo il programma del rifugio Sebastiani per questa estate.



Per saperne di più:
info@rifugiovincenzosebastiani.it
http://gruppostoricovvf.netsons.org/web/?p=457
http://www.anvvf.com/roma/pages/memoria-storica/sede-centrale/i-personaggi-storici/vincenzo-sebastiani.php

venerdì 14 giugno 2013

IL "TESORO" CAMPO FELICE E L'AZIONE DEI VOLONTARI PER RIPULIRLO DAI RIFIUTI

E' questa meraviglia ambientale che vorremmo proteggere ad ogni costo - Foto di Rossano Soldati
Quando parliamo dell’altipiano di Campo Felice, dobbiamo tenere conto della sua storia. Lo sfruttamento economico di quest'area parte da lontano, dalla pastorizia e dall’economia agro-silvo pastorale: basti pensare alla transumanza, ed arriva anche allo sfruttamento minerale e turistico.
Nel dopo guerra, anni 50/60 a causa crisi economica si tentò lo sfruttamento minerario attraverso l'estrazione della bauxite.
Da cave e miniere furono estratti circa un milione di quintali di bauxite. Questa attività venne, però, presto abbandonata per motivi logistici e di commercio. Quello che oggi è rimasto, sono le ferite indelebili causate dalle voragini delle miniere, mai bonificate. Quasi tutte le cave sono divenute ricettacolo di rifiuti riversati con azioni anche legali. Ed è in una di queste cave, divenuta discarica, oggi dismessa, che i nostri volontari hanno lavorato domenica scorsa.
Parlando dei cunicoli delle ex miniere, sussiste oggi anche un pericolo tangibile a causa della mancata messa in sicurezza delle pareti a strapiombo. La miniera di Valleona, ad esempio (500 mq di cunicoli sotterranei) sta producendo un dissesto geologico di tutta la superficie soprastante.
L'altopiano è soprattutto interessato da attività turistiche e commerciali.
Gli obiettivi connessi al turismo sono stati perseguiti dagli anni '60 naturalmente concretizzati con speculazione edilizia, a quel tempo non si pensava a preservare il paesaggio. In questo periodo nasce il mega progetto delle lottizzazioni della Valtour, dei complessi residenziali di terriccio, delle sponde del lago nivale, di Pratolonaro e della superstrada di collegamento Roma/L’Aquila-Campo Felice.
Questi progetti hanno prodotto il cambiamento paesaggistico del versante Sud di Monte Orsello.
Oggi, a Lucoli paese si sente il peso di oltre 1.200 mini appartamenti residenziali abitati da fantasmi. Uno sviluppo ideato a quel tempo strategicamente con un piano di area, avrebbe rafforzato il tessuto economico ed urbano delle principali Frazioni, valorizzando anche i loro borghi, bellissimi.
Queste attività economiche sono state poggiate sul grande valore naturalistico dell’Altipiano. L’unico vero tesoro economico della valle di Lucoli.
Oggi l'Altopiano di Campo Felice, inteso come risorsa turistica, è devastato da scempi irreversibili.
La risorsa ambientale costituita dalle montagne, dai boschi, dalla flora e dalla fauna e da tanto altro ancora, viene erosa passo dopo passo, ad esempio dai parcheggi asfaltati, dai rifiuti, da ciò che viene costruito e non utilizzato perché mal progettato e da ciò che non viene rispettato.
Pensiamo che una volta che sarà danneggiato irreversibilmente l’ambiente, si distruggerà il futuro economico di Lucoli e non solo.
Di seguito elenchiamo i riferimenti a Leggi e normative da rispettare in ogni intervento umano su Campo Felice:
1) CITES - Sul commercio, conservazione e salvaguardia della biodiversità e conseguenti habitat (Convenzione di Washington);
2) P.A.T.O.M .(Piano d’azione per la tutela dell’orso marsicano);
3) Progetto Life Salviamo l’Orso 2003 \ 2007 finanziato dalla Comunità Europea;
4) S.I.C. e Z.P.S. e varie modificazioni. Loro biogeografia di appartenenza secondo suddivisione operata dalla Commissione Europea;
5) Progetto Life Natura 2000;
6) Zone umide, torbiere, sorgenti reocrene e limnocrene perenni o temporanee regolamentate e protette da direttive CEE. (allegato 1 92\43);
7) Gestione dei siti Natura 2000 nella Regione Abruzzo;
8) Progetto A.P.E (Appennino Parco d’Europa);
9) Convenzione di Parigi;
10) Convenzione di Ginevra;
11) Protocollo di Montreal;
12) Convenzione di Aarhus;
13) Convenzione di Rio de Janeiro;
14) Protocollo di Kyoto;
15) S.I.C. N. 62\63;
16) S.I.C Monte Cagno Monte Ocre\IT 7110087;
17) S.I.C Monte Sirente Monte Velino\ IT 7110206;
18) Legge Galasso e successive modificazioni ed integrazioni; 
9) Articolo N. 9 della Costituzione Italiana.
 
La nostra Associazione per voler bene a Campo Felice ha iniziato dai rifiuti.
Una delle due discariche dismesse quella in località "arco"
Come già scritto in altre pagine di questo nostro blog, che vuole rappresentare ai lettori le nostre passioni e le nostre idee, domenica 9 giugno u.s., con diversi amici che ci hanno raggiunto per l'occasione, abbiamo lavorato per raccogliere alcuni rifiuti presenti sull'Altopiano di Campo Felice. Di questa attività di ecopulizia abbiamo fatto il nostro emblema, pensando alle opportunità offerte da una sana relazione con l’ambiente che ci circonda, questa attività è stata inserita in quelle programmate nell'edizione 2013 di Piccola Grande Italia.
Nel territorio di Campo Felice sono stati sversati i rifiuti di Lucoli, utilizzando due discariche (oggi dismesse), che si collocavano negli scavi prodotti dall'attività estrattiva.
Queste aree potrebbero essere oggi sanate in ottica ambientale, realizzando una prospezione geologica ed eliminando i rifiuti più ingombranti ed inassimilabili, in attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, e secondo il Decreto Ronchi, aggiornato, da ultimo, alla Legge 15 dicembre 2004, pubblicata su GU n. 302 del 27 dicembre 2004. 
E' per questo motivo che abbiamo attivato spontaneamente un'azione sinergica tra i cittadini e le Istituzioni locali e Regionali, per dare il via ad una primissima bonifica.

Filmato della giornata
Volevamo anche stimolare le Istituzioni a reagire, prendendo la nostra azione come punto di partenza: non volevamo sostituirci alle stesse ma solo fare in modo che le amministrazioni potessero tenere conto delle esigenze evidenti agli occhi di tutti e della necessità di salvaguardare una bellezza naturale dal valore inestimabile qual'é Campo Felice. Volevamo anche sensibilizzare la coscienza di ognuno nell’adoperarsi in prima persona per il mantenimento di quest'area protetta.
Abbiamo avuto l'appoggio del Comune di Lucoli, del Corpo Forestale che ci ha seguito per l'intera mattinata di domenica e di altre realtà associative: ringraziamo tutti, soprattutto i volontari di L'Aquila, Roma e Tivoli e, naturalmente, i nostri soci.

Una volontaria ed i rappresentanti del Corpo Forestale
La nostra è stata un’azione costruttiva e collettiva per la presa di coscienza di un problema reale ed anche culturale che, purtroppo, solo poche persone a Lucoli hanno compreso, essendosi attivate autonomamente per la raccolta anche dei rifiuti ferrosi. 
Siamo convinti che potremmo fare tutti di più anche collaborando su altre iniziative future.
Filmato della giornata realizzato da Pina Cali: http://www.youtube.com/embed/jCboRvkgVI0

mercoledì 5 giugno 2013

DOMENICA 9 GIUGNO ORE 09.00 APPUNTAMENTO A CAMPO FELICE. ECO PULIZIA DELLA PIANA: LET'S DO IT!



Esiste una campagna italiana denominata «Let’s do it!», che rientra nel quadro di una manifestazione internazionale che dal 2008 punta a ripulire dai rifiuti i simboli del mondo. 
Quest'anno l'appuntamento è sul Vesuvio proprio il 9 giugno 2013.
L’appuntamento per «salvare» il vulcano più visitato al mondo da cumuli di immondizia e scarti edili richiamerà volontari selezionati attraverso il sito internet www.letsdoititaly.org, lavoreranno nelle aree protette delle tredici città che ricadono al’interno dell’ente parco nazionale con ramazze e sacchetti per eliminare gli scempi perpetrati per anni all’interno delle pinete e lungo i sentieri che si arrampicano fino a quota mille.
Noi abbiamo Campo Felice, un tesoro naturalistico per Lucoli, che costituisce uno dei simboli della possibile rinascita del territorio. 
Ci è sembrato opportuno cominciare proprio da qui, riappropriandoci di un territorio che va amato, curato e dove potrebbero perpetrarsi ulteriori sversamenti illeciti ed anche abusi ambientali.
Vogliamo che, Campo Felice diventi un emblema delle opportunità offerte da una sana relazione con l’ambiente che ci circonda.
Sull'Altopiano troveremo diverse tipologie di rifiuti: semplici, come plastiche e lattine, lasciati dai vacanzieri, ma anche pneumatici e rifiuti ferrosi che poco hanno a che fare con i turisti domenicali. 
Abbiamo dedicato questa attività volontaria a quelle previste per la campagna "Voler bene all'Italia" ideata da Legambiente, vogliamo agire in prima persona, per curare ciò che ci appartiene in quanto bene comune naturalistico del territorio. 
Abbiamo proposto un’azione in sinergia tra i volontari di associazioni nazionali e del territorio, le istituzioni locali e regionali,  e con chiunque ci vorrà offrire il suo contributo.
Arriveranno volontari da Roma, da Teramo da Tagliacozzo oltre che dall'Aquila, saremo Aiutati dal Corpo Forestale dello Stato - Stazione di Lucoli e dal Comune di Lucoli. 
Ringraziamo sin da ora i nostri «angeli della monnezza» ai quali forniamo alcune semplici indicazioni pratiche.

PROGRAMMA DEL 9 GIUGNO 2013 - CAMPO FELICE

Ad oggi le previsioni meteo non prevedono pioggia per domenica 9/6: se sabato 8 giugno dovesse copiosamente piovere l'iniziativa sarà annullata, non sarebbe infatti possibile lavorare per la raccolta dei rifiuti soprattutto nelle aree umide. 
Daremo comunque notizia dell'eventuale annullamento sul nostro blog.
  • Appuntamento alle ore 09.00 presso la Baita del Caseificio Campo Felice per la composizione delle squadre dei volontari.
  • I partecipanti dovranno munirsi di scarponi da lavoro, meglio se del tipo antinfortunistica e/o di stivali di gomma per le aree umide, guanti da lavoro ed abbigliamento consono alle temperature della quota (1.600 m circa).
  • Sono gradite cariole ed attrezzi da lavoro: pale e picconi, rigorosamente contrassegnati con il nome del possessore (alcuni rifiuti sono da recuperare in inghiottitoi, vanno estratti e trasportati).
  • La nostra Associazione fornirà le buste per la raccolta dei rifiuti semplici.

All'ora del pranzo sarà offerta ai volontari dalla nostra Associazione una degustazione di prodotti caseari locali.
Lotta al mostro della "monnezza"

martedì 4 giugno 2013

LADRI DI RAME IN AZIONE NELLA NOTTE DEL 4 GIUGNO 2013 NELLA FRAZIONE DI COLLE DI LUCOLI


Per staccare il discendente è stata rotta un'antenna e delle tegole del tetto

Qui c'era un discendente

Questa è una casa che non doveva essere ristrutturata
Il furto di rame all'Abbazia di San Giovanni

Il territorio di Lucoli e la Frazione del Colle, in modo particolare, restano sotto il tiro dei ladri a caccia, soprattutto, di rame. 
Ladri che non si fermano più davanti a nulla. Nemmeno di fronte al culto dei defunti: anche il cimitero è stato  ripulito delle canali così come il muro laterale dell'Abbazia di San Giovanni Battista. 
Queste ruberie richiedono del tempo e l'utilizzo di un mezzo adeguatamente capiente, presumibilmente un furgone o un camion. Eppure nessuno si accorge di nulla, è facile nei paesi abbandonati. 
Sembra che neanche l'appello alle forze preposte al rispetto della legge serva più, gli agenti si sono assuefatti ai crimini divenuti di routine, sono come i medici che si abituano alla morte, senza più reagire con sentimento e magari pietà.
La vigilanza delle forze dell'ordine preposte per questo territorio, di notte, dovrebbe essere intensificata proprio in queste realtà abitative con pochi residenti.
In alcuni paesi dell'aquilano sono scattate le ronde di cittadini dopo l’emergenza dei furti che stanno dilagando nelle abitazioni abbandonate a causa del sisma di quattro anni fa, ormai una vera e propria piaga sociale.
I residenti hanno deciso di organizzarsi e cominciare a pattugliare a turno le proprie case per evitare altre razzie.
Tra questi centri ci sono Sassa, Tornimparte, Pizzoli, Barete e Scoppito, ma il fenomeno sta prendendo piede anche in altre zone.
Ma “non chiamatele ronde – hanno testimoniato alcuni cittadini ad AbruzzoWeb – il nostro intento è quello di segnalare alle forze dell’ordine tutto quello che è sospetto. Sappiamo che i tagli effettuati dal governo e altri problemi hanno ridotto il controllo delle forze dell’ordine perciò noi abbiamo deciso di farci passeggiate notturne, per cercare di evitare che si ripetano i furti”.
E a Lucoli cosa si può fare?
I residenti e tutti i proprietari degli immobili provino a pensare alle loro case finalmente riparate, quando ciò sarà possibile e dopo tempi interminabili, cosa accadrà quando verranno danneggiate e depredate di nuovo?
La piaga sociale va curata anche dal singolo, ognuno di noi potrebbe fare qualcosa: innanzitutto reagire........