lunedì 30 settembre 2013

VADO LUCOLI: FESTA DI SAN MICHELE ARCANGELO LE FOTO

La Chiesa di San Michele con i fedeli

L'aperitivo dopo la Santa Messa e prima della cena

Bellissima veduta di Vado Lucoli al tramonto

I fuochi pirotecnici vista in tutta la vallata


lunedì 23 settembre 2013

Festa di San Michele Arcangelo - 28 settembre 2013

La chiesa di San Michele Arcangelo - foto E. Mariani


Festa di San Michele Arcangelo
Lucoli (AQ), Frazione Vado Lucoli.
28 settembre, 2013 - Festa
Testo tratto dal Calendario etnoantropologico della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell'Abruzzo

Ogni anno viene celebrata la Santa Messa nella chiesetta rupestre di San Michele: una semplice cerimonia che si ricollega alle analoghe di molte località dell’Abruzzo che hanno però origini antichissime.
Studi religiosi ed antropologici dimostrano che il culto di San Michele Arcangelo si diffuse, nelle sue origini, in Puglia e successivamente nei territori interessati alla transumanza, quindi l'Abruzzo ed il Molise. Questo culto era molto sentito già dal V° secolo, data dell'apparizione dell'Arcangelo a Monte Sant'Angelo, nei pressi di Foggia. Il 29 settembre e l'8 maggio erano le date che segnavano la partenza della transumanza dai monti al piano ed il ritorno.
Possiamo parlare di una tradizione popolare anche per la piccola Frazione di Vado Lucoli, di una manifestazione radicata nell’animo di gente schietta e generosa, che ogni anno si ritrova e si apre ai visitatori, nel ricordo di un passato che vuole rinnovare nel tempo e che non vuole far morire, per quanto scorrano inesorabili gli anni.
La festa di San Michele viene organizzata ogni anno dall’Associazione Amici di San Michele e dalla Parrocchia e sta divenendo patrimonio locale e "bene comune" culturale dei residenti e non residenti del luogo. Tutti dedicano un grande impegno per la sua realizzazione, lavoro che contribuisce a cementare i valori della Comunità, inesorabilmente spopolata dal calo demografico.
La piccola Chiesa di Vado Lucoli dedicata all'Arcangelo svetta in cima ad un’alta collinetta a ridosso dell’abitato, fu edificata nel Medioevo e, completamente distrutta dal terremoto del 1915, venne ricostruita nel 1938. Oggi, si presenta con una facciata semplice e coronamento orizzontale. 
Al termine della Santa Messa tutti gli intervenuti partecipano ad un piccolo rinfresco, l’evento sarà allietato da fuochi pirotecnici.
All’interno della Chiesa è rimasto conservato un affresco del 1300 raffigurante una Madonna col Bambino in trono con a lato San Giovanni Battista - foto E. Mariani

http://www.sbsae-aq.beniculturali.it/index.php?it/126/calendario-etnoantropologico/824/festa-di-san-michele-arcangelo

 PROGRAMMA


Ogni anno la locandina dell'evento viene completata con la foto di una specie erbacea della bellissima flora di Lucoli, per l'evento 2013 c'è il Cardo (Carduus, Carduncellus, Carlina, Centaurea, Cnicus, Cynara, Echinops, Galactites, Jurinea, Onopordum, Scolymus, Silybum, Tyrimnus, tutti della famiglia delle Asteraceae).

venerdì 20 settembre 2013

IL GIARDINO BOTANICO DELLA MEMORIA HA COMPIUTO TRE ANNI E CI DONA I PRIMI RACCOLTI

I primi frutti del Giardino Botanico della Memoria
La nostra Associazione continua ad occuparsi del recupero e della valorizzazione della frutta antica legata al paesaggio agreste tradizionale. 
Nel Giardino Botanico della Memoria vegetano alberi fruttiferi antichi, provenienti da diverse parti dell'Abruzzo e che ancora sopravvivono a testimonianza di passate attività agricole.
Dopo tre anni dalla messa a dimora queste piante ci hanno donato i primi frutti.
Mele varietà "romanella"


Sorbi

Mele renette
Pesche varietà " Platycarpa"
Mele varietà "gelata"

martedì 10 settembre 2013

Parchi: si vota oggi la dichiarazione d’urgenza per il disegno di legge D’Alì. Contrarie le associazioni ambientaliste.

Cliccare sull'immagine per leggere il comunicato stampa

I confini del Parco Sirente Velino vicinissimo a Lucoli
Oggi al Senato si vota la dichiarazione di urgenza per il disegno di Legge D'Alì n.1820, approvato all’unanimità, in sede deliberante, da parte della commissione Ambiente del Senato. In esso alcune innovazioni: dall’estensione del potere regolamentare del Parco alle aree contigue, allo snellimento delle procedure per l’approvazione degli atti di pianificazione, dalla conferma rafforzata del divieto di attività venatoria nei parchi, all’inserimento degli Enti tra i beneficiari delle royalties per le attività che si svolgono al loro interno, dalla concessione gratuita ai Parchi dei beni demaniali con possibilità di concederli a terzi e riscuotere il relativo canone, alla riduzione del numero dei consiglieri, della giunta, e alla definizione dello status e dei poteri del Presidente, del ruolo di vigilanza del ministero dell’Ambiente e di un comitato nazionale delle aree protette.
Ma alcune Associazioni ambientaliste hanno posizioni discordanti. Non sembra che ci sarà un dibattito, vista la richiesta che sarà votata oggi, il Governo, sembra avere talmente a cuore la questione ambientale da volerla chiudere in fretta e furia.
Sono contrarie le seguenti Associazioni: FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pro Natura, Touring Club Italiano, WWF Italia, Associazione 394, AIDAP, AIGAP e AIGAEE. Mancano all’appello Legambiente e Federparchi.
Le associazioni, con due comunicati differenti, ma sulla stessa lunghezza d’onda, mettono in evidenza che la 394 del 91, la legge quadro sui parchi, è un buona legge, che può essere modificata, ma dopo un’ampia discussione che coinvolga tutti gli attori. Gli argomenti caldi della modifica sono diversi. Uno riguarda il meccanismo delle royalties a favore degli Enti gestori a compensazione di impianti impattanti nei parchi che, secondo le associazioni “rischiano di determinare pesanti condizionamenti nella gestione delle risorse naturali dei territori protetti.” Altro argomento caldo riguarda un nuovo modello di gestione della fauna in collaborazione con le associazioni venatorie: “è piena d’insidie la distinzione artificiosa che si vorrebbe introdurre tra attività venatoria e controllo della fauna selvatica, pur con la supervisione dell’ISPRA, l’Istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente. Si prevede di fatto un diretto coinvolgimento dei cacciatori nella gestione della fauna all’interno delle aree naturali protette. La normativa attuale già consente interventi da parte degli Enti Parco per la gestione dei problemi che alcune specie, essenzialmente il cinghiale, possono determinare se presenti in sovrannumero. "La riforma prevista rischia di aprire le porte alla caccia nei parchi per interessi lontani dalla conservazione della biodiversità nel nostro paese”, spiegano le Associazioni.
E ancora la nomina di presidenti e direttori dei parchi, dei rappresentanti degli organi di gestione a favore di una maggiore rappresentanza degli enti locali, ma questo, secondo le associazioni, senza che ci si sia intesa su quale sia il futuro dei parchi e mettendo forse in secondo piano il fatto che la loro mission principale è la tutela dell’ambiente al di sopra di qualsiasi interesse privato. 
Per questo le Associazioni tutte chiedono che oggi il disegno di legge non sia votato e che sia dato nei prossimi mesi ampio spazio ad una discussione sulla funzione e il futuro dei parchi, discussione che ad oggi non è mai veramente decollata.
Per saperne di più:




domenica 8 settembre 2013

LA TUTELA DEL CREATO NEL PENSIERO DEGLI ULTIMI TRE PAPI

La questione ambientale secondo la Chiesa
di Claudio Farnetani e Martina Valentini
tratto da: Il Forestale n. 75

Campo Felice - foto di Roberto Soldati
L'amore immediato e istintivo per gli elementi naturali espresso da Giovanni Paolo II con le sue azioni, la preoccupazione consapevole per le crisi ambientali che si trasforma in profonda riflessione teologica con Benedetto XVI, la convinzione dell'inscindibile legame tra lotta alla povertà e proposta di un nuovo modello di sviluppo di Papa Francesco. Stili diversi, personalità diverse. Ma accomunate da un "filo verde" che caratterizza i loro magisteri. È stata dedicata agli insegnamenti ambientali che gli ultimi tre papi hanno espresso durante il loro pontificato una delle sessioni dei lavori del X Forum dell'Informazione cattolica per la Salvaguardia del Creato, organizzato a Trento dall'associazione Greenaccord Onlus in collaborazione con la Provincia autonoma e l'Arcidiocesi della città trentina.
Giovanni Paolo II
Un viaggio negli ultimi trent'anni di magistero della Chiesa, per capire come si è sviluppato ed è maturato il messaggio ambientale cattolico. Inevitabile ricordare le escursioni in montagna di Karol Wojtyla, talvolta tenute segrete anche ai suoi collaboratori, come antidoto, per il Papa, alla routine delle stanze e degli impegni vaticani. Con lui gli scarponi da passeggiata estiva, la tuta da sci, il bastone per affrontare i sentieri più impervi sono diventati veicoli di un singolare, ma autentico messaggio religioso, alla stregua del pastorale o dei paramenti sacri. "Le sue visite in Trentino lo hanno dimostrato - ha spiegato Enrico Franco, direttore del Corriere Trentino, che ha ricordato quanto Giovanni Paolo II ebbe a dire durante la sua omelia della messa celebrata all'alba nel rifugio "Le Lobbie" sull'Adamello: "La grandiosità di queste montagne ci parla di Dio". Tanti sono gli insegnamenti, con la parola e con i comportamenti, che Giovanni Paolo II ci ha lasciato sul valore della Creazione e sul rispetto che si deve alla natura che ci circonda. " La Creazione - disse durante l'udienza generale del 2 gennaio 1980 - è un dono, perché in essa appare l'uomo che, come " immagine di Dio", è capace di comprendere il senso stesso del dono nella chiamata dal nulla all'esistenza. Ed egli è capace di rispondere al Creatore col linguaggio di questa comprensione. Interpretando appunto con tale linguaggio il racconto della creazione, si può dedurne che essa costituisce il dono fondamentale e originario: l'uomo appare nella creazione come colui che ha ricevuto in dono il mondo, e viceversa può dirsi anche che il mondo ha ricevuto in dono l'uomo". E rivolto ai giovani che lo ascoltavano a Firenze il 19 ottobre 1986, parlando della natura, definì la natura " un libro": " l'uomo - disse il Papa - deve leggerlo, non imbrattarlo. Nelle sue pagine v'è un messaggio che attende di essere decifrato: è un messaggio d'amore, con cui Dio vuole raggiungere il cuore di ciascuno per aprirlo alla speranza". Ed è rivolta a questa speranza che nella lettera apostolica "Novo millennio ineunte" con la quale chiudeva il grande Giubileo del 2000, la sfida che il Papa lanciava a tutti i cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà: la sfida a proteggere e conservare il nostro pianeta e le sue risorse naturali perché possano far crescere e alimentare anche le generazioni future.
 
Campo Felice - Foto di Roberto Soldati
 
Meraviglioso esemplare di lupo femmina - Foto di Fabrizio Soldati
 Benedetto XVI
Un messaggio importante e diretto che però non è forse stato capito fino in fondo "così come non è capito fino in fondo il messaggio e il valore del Creato e dell'ambiente - ha proseguito Franco - nella "Caritas in Veritate" di Benedetto XVI . In questo importante documento pontificio c'è un passaggio in cui si dice che entrambi gli estremismi - la Natura come tabù intoccabile e la Natura da usare a proprio piacimento - non sono conformi alla visione cristiana della vita. Noi viviamo compressi tra questi opposti estremismi e spesso non si riesce a trovare un equilibrio tra queste due concezioni di vivere e di usufruire dell'ambiente che ci circonda". Proprio l'enciclica di Benedetto XVI è stata indicata da Leonardo Becchetti, economista dell'università di Tor Vergata e presidente del Comitato etico di Banca Etica, come il modo usato da un Papa teologo per esprimere l'esigenza di un'economia diversa e più attenta alla Natura. "In essa si propone una modalità diversa d'azione, partendo dalle tante esperienze fatte da molte comunità cristiane (microcredito, finanza etica, banca etica) e dando loro una maggiore dignità culturale. La vera rivoluzione copernicana della "Caritas in Veritate" è nel ricordare che non possiamo stare seduti in poltrona ad aspettare un sovrano illuminato che ci risolva i problemi ma dobbiamo cambiare passo, diventando cittadini 'consumatori' che aumentino il livello di democrazia economica e premino sulle imprese in grado di creare valore economico in maniera socialmente e ambientalmente sostenibile. Gli obiettivi sono quelli di sempre ma Benedetto XVI indica il modo in cui questi obiettivi possono essere efficacemente perseguiti".

 
Campo Felice ed il lago niveo - Foto Emanuela Mariani


Papa Francesco
Tutelare il Creato significa quindi avere maggiore attenzione ai temi finanziari: "Oggi chi decide le sorti dell'economia sono le aziende e i consumatori. E proprio i consumatori ( in una parola noi tutti) possono premiare chi è più bravo a coniugare valore economico, sostenibilità ambientale e sociale, dando così uno stimolo enorme alla capacità di raggiungere l'obiettivo della Salvaguardia dell'ambiente". In pratica, dalla profondità delle riflessioni contenute nei documenti ufficiali i credenti devono trovare spunto per comportamenti consoni e conseguenti.
"Jorge Bergoglio in questo senso è il pontefice ideale - ha aggiunto Becchetti - perché, anche con il suo modo di proporsi e di comportarsi esprimere in maniera diretta e semplice alti concetti generali, sottolineando che la vita e il modo di vivere di tutti i giorni devono essere coerente con con ciò che si crede e si professa. Il nuovo approccio incontrerà sicuramente resistenze e ostacoli, ma - ha osservato Carlo Di Cicco, vicedirettore de "L'Osservatore Romano", "senza dubbio Papa Bergoglio, oltre che Papa dei poveri, sarà Papa della Natura. Ne ha già dato prova collegando in tutti i suoi discorsi il tema degli ultimi con la custodia delle risorse naturali. La lotta alla povertà e quella contro i disastri ecologici sono estremamente collegate. Se c'è speculazione sulla natura i primi a risentirne sono i poveri che hanno meno mezzi per difendersi". "A considerare i pronunciamenti di Papa Francesco, credo che la tutela del Creato starà al centro della sua attenzione pastorale", concorda mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. "Sarà uno dei grandi temi che lui cercherà di illustrare perché da esso dipende il futuro stesso dell'Umanità. Per la Chiesa il Creato è la casa dell'uomo. Se lo si distrugge si danneggia la stessa casa dell'umanità. Sfruttarlo in maniera eccessiva produce conseguenze sulla vita stessa della specie umana, presente e futura". Inevitabile quindi che tale questione sia sentita a tutti i livelli della Chiesa. "Ma - ha concluso Mons. Toso - dobbiamo riconoscere che il problema della salvaguardia del Creato potrebbe essere affrontato e risolto proponendo soluzioni d'avanguardia. Molto dipenderà dalla capacità organizzativa ed educativa delle comunità ecclesiali e d'ispirazione cristiana".