giovedì 31 ottobre 2013

Environment health and intraspecific biodiversity in T. tubifex: a preliminary analysis of a population from Apennines springs

Credits:
V. Romano SpicaS. GiampaoliL. BuggiottiM. VitaliG. GianfranceschiR. Soldati
 
Tubifex Tubifex Rossanensis - Campo Felice (AQ) - Photo by Rossano Soldati - CLICCARE SULL'IMMAGINE
photo footage

The cosmopolitan freshwater oligochaete Tubifex tubifex is an important health indicator of the aquatic environment. Water pollutants can affect the intraspecific biodiversity grade of local Tubifexcolonies. A genetic profile of specimens collected in an environment with reduced anthropic presence is particularly important to define genetic variability in unperturbed Tubifex populations, and it is still missing in the international literature. Therefore, it has been performed the analysis of lineage composition in a T. tubifex colony from high mountain spring ponds in Central Italy, characterized by a very low concentration of heavy metals. The sampling was performed during spring 2010 and 2011, in the Sett’acque valley (1,900 m above mean sea level), within the township of Lucoli. Data presented in this work depicted a peculiar composition of the population, characterized by a reduced complexity compared to other urban environments, and with no specimens belonging to the lineage I, largely described in many European populations. Interestingly, lineage 2e, previously discovered only in a natural reserve, results to be the most common lineage in this population. Considerations on environmental health and genetic evolution are discussed.
This article is a summary the full article was published in the INTERNATIONAL JOURNAL OF ENVIRONMENTAL SCIENCE AND TECHNOLOGY, ISSN: 1735-1472.The tubifex tubifex Rossanensis spoken of was discovered in Campo Felice (AQ).
For more information:
http://www.springer.com/environment/journal/13762

lunedì 28 ottobre 2013

IL FOGBOW A CAMPO FELICE: UNO SPETTACOLO MERAVIGLIOSO!

Campo felice - Foto di Rossano Soldati
Campo Felice - Foto di Rossano Soldati
Campo Felice - foto di Rossano Soldati
 La nebbia sarà anche uno dei fenomeni atmosferici più noiosi, ma a volte è in grado di generare dei giochi ottici sorprendenti: come quello che vedete, che viene solitamente chiamato fogbow, "arcobaleno di nebbia”.
Come per gli arcobaleni tradizionali, la caratteristica forma dell’arco è causata da minuscole goccioline d’acqua presenti nell’aria, disposte nella migliore angolazione per riflettere la luce del sole all’osservatore. Ma le gocce che costituiscono la nebbia sono talmente fini e fitte, che non si comportano come dei prismi, in grado di scomporre la luce solare nelle sue diverse lunghezze d’onda; l’arco che ne risulta è quindi privo di colori, ma ugualmente spettacolare.
Gli arcobaleni sono dei fenomeni ottici, che si vengono a creare quando la luce del Sole passa attraverso alle gocce d’acqua rimaste sospese in aria dopo un temporale, o anche vicino a una cascata. I colori che compongono gli arcobaleni non sono mai nettamente separati tra di loro e, solitamente, ciò che vede il nostro occhio è un arco rosso esternamente, poi una banda di colore arancione, seguita da una gialla, verde, azzurra, indaco e, alla fine, viola. Le foto riportate rappresentano un caso particolare quelle in cui un arcobaleno è percepito dai nostri occhi come bianco.
Secondo quanto pubblicato sulla rivista Focus, un altro arcobaleno di nebbia apparve nei cieli del Polo Nord, davanti alla macchina fotografica del fotografo russo Sam Dobson, un’apparizione spettacolare avvenuta durante una spedizione nel Circolo Polare Artico, mentre il fotografo russo stava viaggiando su una rompighiaccio partita dalla città russa di Murmansk. In quel caso, il bellissimo fenomeno naturale si formò, come nel caso dei classici arcobaleni, grazie a delle goccioline d’acqua sospese in aria che infrangevano la luce del Sole, con l’unica differenza che le gocce di nebbia e condensa erano talmente sottili (più fini di 0,05 millimetri) che non agivano come spettri di luce che separano le varie lunghezze d’onda e rimandavano quindi un arco privo di colori o meglio, meravigliosamente bianco.
Se volete provare a rivederlo a Campo Felice dovete essere sulposto subito dopo l'alba..... 
Per saperne di più: http://www.focus.it/ambiente/natura/bianco-come-il-ghiaccio_C38.aspx

giovedì 24 ottobre 2013

FINANZIAMENTI REGIONALI PER COMUNI DEL CRATERE - NOTIZIA DI STAMPA

L’Aquila: finanziamenti regionali per Comuni e Province del cratere

22 ottobre 2013 |
l'aquila
L’assessore regionale Gianfranco Giuliante comunica che a seguito della delibera di giunta n. 657 del 16 settembre 2013 sono stati assegnati spazi finanziari per 30 milioni di euro ai Comuni e alle Province del cratere ed ai Comuni afferenti ai COM inerenti il patto di stabilità verticale della Regione Abruzzo. Per quel che concerne il nostro territorio:

EE.LL.  richiedentiSpazi finanziari  assegnati
Aielli*
314.000 €
Barisciano
704.000 €
Bugnara
89.000 €
Cagnano Amiterno
35.000 €
Castelvecchio Subequo
111.000 €
Celano*
530.000 €
L’Aquila
5.279.000 €
Lucoli
35.000 €
Montereale
203.000 €
Pizzoli
291.000 €
Rocca Di Mezzo
8.713.000 €
Provincia dell’Aquila
9.502.000 €

*Comuni non ricompresi nel cratere sismico ma afferenti ai COM

«In un momento di difficoltà complessiva – ha affermato Giuliante – che vede i Comuni soggetti al patto di stabilità impossibilitati a far fronte ad interventi necessari e al pagamento di imprese private, la possibilità di utilizzare spazi finanziari per 30 milioni di euro rappresenta una boccata di ossigeno sia per gli Enti locali che per le imprese creditrici. Si tratta di un dato importante soprattutto perché indirizzato a tutti quei soggetti che oltre alle difficoltà economiche generali devono fare i conti con una ricostruzione che procede a stento per mancanza di risorse certe e immediatamente disponibili.
Mentre tutti gli Enti Locali cercano di ottenere dal governo centrale miglioramenti stabili ed efficaci circa il patto di stabilità divenuto ormai insostenibile, la Regione Abruzzo grazie a questo strumento è riuscita a trovare una soluzione accettabile per allentare una morsa che rischia di divenire mortale».

mercoledì 23 ottobre 2013

BIOMASSE: ENERGIA PULITA E RINNOVABILE? 24 OTTOBRE CONFERENZA ALL'AQUILA ORGANIZZATA DALL'ASSOCIAZIONE PRO NATURA.

La Centrale a Biomasse dell'Aquila dovrebbe sorgere nella zona industriale tra Monticchio e Bazzano, si tratta di un impianto da 4,996 MWe che verrà realizzato dalla Futuris Aquilana (partecipata da Futuris S.p.A. all’ 86% e al 14% da MA&D Power Engineering). 

Il problema degli impianti a biomasse è nazionale e c’è un lungo elenco di precendenti in cui la realizzazione delle centrali è stata bloccata da pronunciamenti del Tar. Come in Piemonte, dove il tribunale amministrativo con la sentenza 219 del 2011 ha detto no a una centrale in una zona dove la qualità dell’aria è “quasi ai limiti”.
Come affermava recentemente Legambiente in un comunicato stampa: «Le biomasse possono giocare un ruolo importante nel contributo al fabbisogno energetico regionale e italiano, ma perché questa opportunità venga colta al meglio occorre porre attenzione alle risorse presenti nei territori e alla sostenibilità dei processi: nessuna preclusione, pertanto, nei confronti delle biomasse, a condizione che la portata dei progetti sia valutata in ogni suo aspetto».
Molte le questioni da affrontare per informare e rassicurare i cittadini tra queste ad esempio il piano di approvvigionamento delle biomasse. Più volte si è chiesto di rendere pubblici gli accordi che permetteranno di garantire una corretta gestione della filiera territoriale. Risulterebbe, infatti, fondamentale promuovere una filiera agroenergetica di collegamento con le imprese agricole. Altra importante questione riguarda l’inquinamento atmosferico producibile dalla centrale. Uno studio pubblicato da ricercatori dell’Università dell’Aquila sulle emissioni della centrale ha evidenziato discordanze con il quadro emissivo dichiarato dalla Futuris Aquilana in sede di progetto ed ha alimentato dubbi tra i cittadini.
Un'altra questione riguarda il teleriscaldamento, che rappresenta una opportunità per il territorio e anche una condizione rilevante per la sostenibilità complessiva dell’intervento: il calore generato dall’impianto dovrebbe essere recuperato e utilizzato dalle attività presenti nel Nucleo Industriale di Bazzano e nelle frazioni limitrofe. 
Nella conferenza organizzata da Pro Natura l'Aquila si dibatterà intorno a molti aspetti con il contributo di un patologo ambientale, di elementi del Corpo Forestale dello Stato, di un agronomo e di un ingegnere chimico, ognuno con le sue competenze, per offrire nella loro ottiche i tanti tasselli di un mosaico di comprensione complesso.


mercoledì 16 ottobre 2013

LO STEMMA DI UN COMUNE RAPPRESENTA LA SUA STORIA....QUAL'E' QUELLA DELLO STEMMA DI LUCOLI?


Un tempo l’araldica era nota come “Nobilissima Armorum Scientia”; a lei era demandato il compito di ricordarci le glorie (e anche le disgrazie) del passato. Lo è ancora. In un piccolo scudo era ed è raccolto un affascinante mondo di vita vissuta, di arte, di cultura, di lotte politiche e non, perché no, anche il nostro futuro. Nonostante ciò, ai tempi nostri questa scienza è snobbata dai più in quanto ritenuta un retaggio del passato.
Cos’è l’Araldica? E’ una disciplina scientifica, che molti definiscono ausiliaria della Storia ma che in verità essa stessa è Storia. E’ lo studio degli stemmi, dei simboli e delle complesse norme che regolano la difficile materia. Studia e insegna a comporre le armi; intendendo per arma il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e gli ornamenti che servono ad individuare un ente, una famiglia, una persona. Una scienza che coinvolge varie discipline come l’antroponimia (scienza che studia i nomi propri e delle persone), la biografia, il diritto, la genealogia, la iconologia, la storia, la storia dell’arte, la sociologia, e altro ancora.
Certo, sembra incredibile che un semplice stemma, con alcune figure effigiate nello scudo, possa raccontare la storia di una famiglia, di una città, di un ente. Ogni comune (il 90%) della nostra bella Italia ha il suo stemma. Magari non riconosciuto dallo Stato perché gli amministratori si sono scordati di farlo. Lo troviamo stampato sui documenti, sui gagliardetti, sulle bandiere, senza però conoscerne quasi mai il significato, la storia che si porta appresso.
Viviamo in una società dove tutto o quasi è identificato in un logo, un segno che serve a far sapere chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo. Gli stemmi comunali identificano la peculiarità di ogni Comune.
Il Comune è il più piccolo ente il cui territorio forma e costituisce la più piccola circoscrizione amministrativa generale dello Stato. Ma, paradossalmente, è forse anche l’ente che maggiormente possiede nei suoi archivi la vera storia del nostro Paese. Storia che, salvo rari casi, si trova spesso sepolta nei faldoni, depositati in cantine ed archivi.
“La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia Dell’antichità.” Così Cicerone nel suo “De Oratore”. Cosa meglio di uno stemma araldico, con la sua storia, può condensare questo pensiero del grande Cicerone?
Esistono precise norme che regolano la tematica degli stemmi comunali: il RD. 21/01/1929 n. 61, R.D. 12/10/1933 n. 440 art. 1, RD 07/06/1943 n. 652.
L’entrata in vigore della legge n. 142 del giorno 08.06.1990 ha fatto scattare il diritto/obbligo per Comuni e Province di dotarsi di apposito Statuto sul quale va riportato, tra gli elementi identificativi propri dell’ente locale, la descrizione dello stemma e gonfalone.
A Roma, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, c’è l’Ufficio Araldico diretto da valenti studiosi ed esperti araldici e giuridici, che istruisce e provvede a predisporre i relativi decreti da sottoporre al Capo dello Stato e del Governo per la relativa firma.
Attualmente presso l'Archivio Centrale dello Stato sezione Ufficio Araldico-Fascicoli comunali (http://151.12.58.148/comuni/) non è registrato alcun decreto di concessione di stemma e gonfalone per il Comune di Lucoli.
Sotto l’aspetto tecnico lo stemma di un Comune, come quello di una Provincia, Regione o Ente, deve soddisfare alcune precise regole. Ecco le principali.
LO SCUDO - Forma e misure.
Lo scudo deve misurare 7 moduli di larghezza e 9 moduli di altezza. Lo scudo generalmente adottato è di tipo sannitico, detto anche francese moderno.
CORONA - Un esempio
Comune: formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero. (art. 97, R. D. 7 giugno 1943, n. 652).
ELEMENTO DECORATIVO: Un esempio
Due rami, uno di quercia con ghiande e uno di alloro con bacche, fra loro decussati, posti sotto la punta dello scudo e annodati da un nastro con i colori nazionali.

Lo stemma odierno del Comune di Lucoli
Il Comune di Lucoli ha per stemma uno scudo doppiamente sbarrato in direzione diagonale, con due rose a cinque petali maggiori, una posta al cantone destro del capo ed un'altra al cantone sinistro della punta. 
L'esemplare più antico di questo stemma è quello scolpito su pietra sulla facciata dell'Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli, fregiato di mitra e pastorale fra le iniziali maiuscole L e A (Luculana Abbatia) e due rose sottostanti.
Abbiamo fatto una ricerca di archivio partendo dal periodo della "restaurazione" quindi dal ritorno dei Borboni e del Regno di Napoli in Abruzzo ed abbiamo ritrovato i documenti ufficiali (che seguono) con i quali due sindaci di Lucoli trasmettevano lo stemma comunale senza dare però indicazioni della sua storia e sul significato dei simboli raffigurativi. 
Anche oggi, consultando il web, abbiamo visto che sul sito ufficiale dei comuni Italiani manca la descrizione del profilo araldico dello stemma di Lucoli 
Stemma in uso nel 1818 recante ancora la dicitura dell'Università di Lucoli
Lettera del 4 ottobre 1818 del Sindaco Gualtieri con la quale fu inviato lo stemma precedente

"Antico Stemma del Comune di Lucoli" a colori inviato dal sindaco Gualtieri l'8 ottobre 1818
Lettera al "Signor Intendente di Aquila" di trasmissione dello stemma precedente di Lucoli questa volta inoltrato dipinto con colori
Stemma trasmesso il 10 maggio 1881 dal Sindaco Marrelli al Prefetto di Aquila
Lettera del Sindaco C. Marrelli, del 10 maggio 1881, di trasmissione dello stemma al Prefetto di Aquila
Sarebbe interessante aprire un dibattito ricercando anche immagini di stemmi precedenti a quelli riportati nel presente articolo siamo aperti ad ogni contributo.
Si ringrazia Fernando Rossi per l'infaticabile opera di ricerca delle radici che svolge quotidianamente anche per Lucoli.

martedì 15 ottobre 2013

Fermiamo l’Ecocidio in Europa: un’iniziativa dei cittadini europei per garantire diritti alla Terra

www.endecocide.eu

Si tratta di una petizione a livello europeo (una sorta di proposta di legge) per rendere l’Ecocidio un crimine e per proteggere il nostro futuro.L’ Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) è una forma di democrazia diretta che permette ai cittadini europei di proporre emendamenti o nuove leggi europee. Possiamo dire che sottoscrivere un’ICE ha dunque lo stesso potere di un voto.

LA LEGGE DELL’ECOCIDIO
La distruzione ambientale deve diventare un crimine. Un crimine per il quale le persone colpevoli devono essere ritenute responsabili. Questo crimine ha un nome: Ecocidio.
Eco-cidio deriva dal greco oikos, che significa casa. In latino, caedere significa distruggere, demolire, uccidere. Ecocidio si può intendere come la distruzione della nostra casa.
Attraverso questa ICE, si invita dunque la Commissione Europea ad approvare una legislazione che proibisca, prevenga ed ostacoli l’ecocidio – il danneggiamento estensivo, la distruzione o la perdita dell’ecosistema di un determinato territorio.
Per fare qualche esempio concreto, potenziali casi di ecocidio possono essere lo spianamento delle montagne, la discarica di Bussi (nella falda acquifera è stata trovata un'alta concentrazione di sostanze tossiche e di diossina. Si è scritto di un vero disastro ambientale e dell'avvelenamento delle acque destinate al consumo umano) e perché no possiamo citare anche le minacce ambientali al sito SIC di Campo Felice.
Una delle discariche comunali oramai dismesse di Campo Felice pulite dai volontari
Obiettivi principali:
1. Introdurre il reato di Ecocidio e garantire che sia le persone fisiche quanto quelle giuridiche che commettono un Ecocidio siano considerate responsabili secondo il principio della responsabilità di comando (e sottoporre le persone fisiche o giuridiche ad una valutazione pubblica del rischio e/o dell’effettivo danneggiamento estensivo).
2. Proibire e prevenire ogni atto di Ecocidio sul territorio europeo o nelle acque territoriali sotto giurisdizione europea, in aggiunta ad atti esterni all’UE commessi da persone giuridiche ufficialmente riconosciute nell’UE o da cittadini dell’UE.
3. Instaurare un periodo di transizione per agevolare l’evoluzione verso un’economia sostenibile.
Perchè ne abbiamo bisogno:
- Per disporre di una legge che ponga fine a diversi tipi di distruzione ambientale
- Perché le persone in grado di decidere siano ritenute responsabili dirette
- Per preservare e proteggere la biodiversità
- Per proteggere gli ecosistemi, non solo i suoi componenti come il suolo, l’aria, la flora e la fauna
- Per avviare la trasformazione verso un mondo sostenibile
- Per assicurare un futuro alle prossime generazioni
- Per contribuire a un cambiamento nei valori e nei diritti che attribuiamo alla terra
Le firme possono essere prodotte in modo tradizionale ma anche direttamente via web, sullo specifico sito (a livello europeo lo strumento web viene infatti formalmente ed ufficialmente accettato): www.endecocide.eu
Occorre raggiungere almeno un milione di voti di cittadini europei da almeno 7 Paesi, in tal modo la legge dovrà essere discussa a livello europeo: come potete notare questa petizione, essendo vincolante, ha dunque il potere di influenzare il mondo della politica.
Al momento, le firme raccolte solo attraverso la sottoscrizione on line raggiungono circa quota 60.000: è necessario l’impegno di tutti per raggiungere il traguardo.
Campo Felice da preservare anche firmando la legge sull'ECOCIDIO

giovedì 10 ottobre 2013

RIFORMA DELLA LEGGE SUI PARCHI - Comunicato stampa









IL SENATO FAVORISCA UNA LARGA INTESA STRALCIANDO DAL TESTO I TEMI PIU’ CONTROVERSI
Si stanno svolgendo in questi giorni le audizioni della Commissione Ambiente del Senato sulle proposte di Legge per la modifica della normativa quadro sulle aree naturali protette, la Legge 394 del 1991. Le maggiori Associazioni ambientaliste, CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pro Natura, Touring Club Italiano e WWF Italia hanno presentato le loro osservazioni critiche alle quattro proposte di legge al momento in esame e rivolto un appello ai Senatori della tredicesima Commissione affinché dal testo che sarà portato in aula siano eliminati i temi per i quali restano forti criticità e che richiedono un necessario approfondimento e dibattito con tutte le parti sociali interessate. Accantonare le criticità e dare la giusta priorità alle parti condivise favorirebbe senz’altro la ricerca di una larga intesa per una utile e condivisa riforma della Legge sui parchi.
Le 8 maggiori Associazioni ambientaliste, nel rispetto dell’autonomia del Parlamento, hanno richiesto alla Commissione Ambiente del Senato di evitare ulteriori forzature e colpi di mano, dopo l’approvazione della dichiarazione d’urgenza ritenuta dalle Associazioni inopportuna, eliminando dal testo unificato che sarà portato in aula per l’approvazione definitiva cinque temi su cui intervengono a vario modo con troppe criticità le proposte di legge in esame:

1. COMPOSIZIONE DEI CONSIGLI DIRETTIVI: Dopo l’approvazione del DPR n.78 del giugno scorso che ha rivisto la composizione dei Consigli direttivi dei Parchi nazionali, portando da 12 a 8 i componenti e modificando i soggetti coinvolti, si ritiene inopportuno intervenire di nuovo con l’inserimento di un rappresentante delle Associazioni di categoria degli agricoltori, senza rivedere la composizione ed il ruolo della Comunità del Parco. Nell’organo di governo dei parchi nazionali devono sempre prevalere gli interessi pubblici generali rispetto a pur legittimi interessi particolari e di settore. In una eventuale revisione della composizione dei Consigli direttivi dovrebbe essere valutato anche l’inserimento di un esperto in temi di tutela paesaggistica e beni culturali. Su questo tema tra l’altro interviene anche il Governo con un articolo presente nella Legge di Stabilità per correggere il DPR n.78 approvato da pochi mesi e non ancora attuato.

2. NOMINA DEL DIRETTORE DEL PARCO: Le 8 Associazioni contestano la nomina diretta da parte del Presidente senza, tra l’altro, una procedura trasparente per una selezione dei possibili candidati all’unica figura di dirigente presente oggi nelle piante organiche dei Parchi. Per le Associazioni ambientaliste la nomina del direttore deve essere a cura del Consiglio direttivo previa selezione attraverso concorso pubblico.

1. FINANZIAMENTO DEI PARCHI ATTRAVERSO ROYALTY: Contestato dalle Associazioni Ambientaliste il meccanismo di pagamento di royalty agli Enti Parco da parte di titolari di attività economiche ad elevato impatto ambientale operanti o possibili all’interno delle aree naturali protette e nelle aree contigue. Il rischio di gravi condizionamenti dell’operato degli Enti Parco è senza dubbio elevato se dovesse essere confermato l’approccio previsto dalle proposte di legge in discussione. Serve piuttosto un necessario approfondimento per introdurre nel nostro ordinamento il tema del pagamento dei servizi ecosistemici per assicurare comunque la prevalenza della tutela della natura su altri particolari interessi economici e, al tempo stesso, il rafforzamento dei divieti nella legge, in modo da porre il Parco più al riparo dalle possibili, e anzi probabili pressioni finalizzate all’ingresso di nuove attività.

2. CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA NELLE AREE NATURALI PROTETTE: Le Associazioni hanno evidenziato i rischi di pericolosi effetti collaterali delle modifiche proposte alla Legge quadro sui parchi sulla normativa nazionale sulla caccia (la Legge n.157/92), che porterebbero sicuramente all’avvio di una nuova procedura d’infrazione dal parte dell’Unione Europea. Con artifizi giuridici si vuole legittimare l’ingresso dei cacciatori nei parchi per la gestione della fauna selvatica, confermando pratiche che si sono già diffuse in molti parchi senza una soluzione concreta dei problemi dovuti al sovrannumero di alcune specie, come il cinghiale.

3. IL RUOLO DELLA FEDERPARCHI: Le proposte di Legge dei Senatori D’Alì (PDL) e Caleo (PD) attribuirebbero a Federparchi il ruolo esclusivo di rappresentanza degli Enti gestori delle aree naturali protette, sebbene Federparchi sia un’Associazione di categoria che non riunisce tutti i soggetti che hanno oggi la responsabilita’ della gestione delle aree naturali protette. Si costituirebbe per legge una sorta di monopolio della rappresentanza degli Enti gestori dei Parchi e Riserve naturali del nostro Paese che davvero non pare giustificato e corretto.

Stralciare questi cinque punti dal testo che il Senato dovrà approvare nelle prossime settimane favorirebbe quel sereno confronto sulla riforma della legge che le Associazioni ambientaliste sollecitano da tempo e che ci vedrebbe convintamente partecipi, a fronte di un percorso diverso e mirato al rilancio delle aree protette e della loro missione.
Per questo, le otto Associazioni chiedono al Parlamento di favorire le condizioni per un ampio confronto con tutte le parti interessate sul rilancio del ruolo dei parchi e delle riserve naturali per garantire una efficace conservazione del patrimonio naturale del Paese e si adopereranno nei prossimi giorni per far meglio comprendere al Senato l’importanza di riavvolgere il nastro e far ripartire, anche rapidamente, un percorso diverso.

Roma, 10 ottobre 2013

domenica 6 ottobre 2013

ABBIAMO DATO LE NOSTRE GAMBE AGLI ALBERI PER FARLI SFILARE TRA LA GENTE A ROMA


NoiXLucoli Onlus attraverso Pro Natura Abruzzo e Pro Natura Nazionale ha partecipato, oggi 6 ottobre 2013 alla marcia degli alberi.
E' successo oggi a Roma per la seconda della Marcia degli alberi. Mutuando il rito di avvicinamento alle Olimpiadi, ogni partecipante si è trasformato in 'fitoforo', un portatore di alberi per le vie e le piazze della città. E' stato un modo molto dolce per sensibilizzare l'opinione pubblica ritrovandooci fra amanti del verde, degli alberi e delle foreste.
Gli alberi che hanno sfilato saranno poi messi a dimora nelle scuole, negli spazi verdi urbani concertati, nei parchi, nei giardini, durante la Giornata dell'Albero il 21 Novembre, a cura dell'associazione Respiro Verde Legalberi. Un piccolo esemplare di Orniello sarà piantumato a Lucoli dalla nostra Associazione a ricordo dell'evento.
Abbiamo realizzato una marcia 'simbolica', per richiamare la scarsa attenzione dei governi e della politica nei confronti dello straordinario patrimonio di foreste, boschi e biodiversità che il nostro Paese custodisce da secoli. Un patrimonio ereditato e che deve farci sentire in dovere di preservarlo per le generazioni future, un lascito di bellezza e natura e benessere grazie al quale l'Italia può ancora essere chiamata il "giardino d'Europa".
Un percorso partito da Piazza del Popolo che, con varie tappe, si è concluso davanti al Ministero è delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.


Foto di Alberto Colazilli


Foto di Alberto Colazilli

Foto di Alberto Colazilli
Foto di Emanuela Mariani

Foto di Emanuela Mariani

Foto di Emanuela Mariani

Foto di Fabrizio Soldati

Foto di Emanuela Mariani
Foto di Alberto Colazilli - Gli alberelli posti davanti al Ministero con tutti i messaggi di protesta e speranza
L’edizione di quest’anno, con il patrocinio del Comune di Roma, ha visto l’adesione di diverse associazioni e comitati tra cui la Federazione Nazionale Pro-Natura, Pro Natura Abruzzo, il Conalpa, il C.o.r.i.t.a,  il Comitato per la Bellezza, Lipu, FederTrek, Movimento per la Decrescita Felice, Respiro Verde Legalberi, Coordinamento Salviamo il Paesaggio Roma e Provincia,Touring Club Italiano, Memento Naturae, Alberi di Roma, Ginkgo Farm, Sentinelle degli Alberi,Verdi Roma-Lazio, Lipu Lazio.

mercoledì 2 ottobre 2013

ESEMPI DI BIODIVERSITA' NELL'ALTOPIANO DI CAMPO FELICE: LA SEDUM NEVADENSE. The Sedum sp. was found in Campo Felice.

La Sedum nevadense è una pianta del Mediterraneo occidentale, recentemente rinvenuta a Campo Felice, nuova per l'Italia e per l'Europa sud orientale (Minutillo F., Tondi G. & Conti F., 2009 - Sedum nevadense (Crassulaceae), new for the Italian flora. Fl. Medit. 19: 115-117.)
Sedum Nevadense

La specie botanica, è presente ma comunque rarissima, solo in Spagna e Nord Africa.
ALCUNE TAPPE DI UN'OSSERVAZIONE ATTENTA
Questa piccola e fragile entità botanica, è stata monitorata sull'altopiano di Campo Felice dal 2009 fino ad oggi. 
E' stata individuata nell’area est dell’altopiano, nella zona mediamente più umida, preferisce infatti le zolle fangose, con poca vegetazione concorrenziale. La colonia, nel 2009, aveva una estensione di ca 1.000 mq ed una buona densità di individui disposti in gruppi più o meno estesi. Nel 2010 c’è stato un regresso per motivi che non conosciamo, ma comunque le piante e fiori erano presenti e diffusi. In maniera minore di ca il 70%.
Foto di Rossano Soldati
Nel 2011 e 2012, la riduzione dell’area e degli individui, si è rivelata molto più drastica: sono stati osservati solo pochissimi individui decentrati rispetto alla colonia originale.
Il 2013, è stato un anno sorprendente. Potrebbe aver influito la stagione fortemente umida: la colonia, ha avuto una crescita esponenziale sia come allargamento dell’area passando da ca 1.000 mq a 10/12 ha. L’area è rimasta concentrata nel raggio di quella originale allargandosi di 300/400 ml. E' presente sotto la costa di monte Cefalone, nella parte mediamente umida. 
Ha interessato in pochi casi zone mediamente aride, risalendo di pochi metri altitudinali, la scarpa del Cefalone. Nessun individuo è stato osservato nelle zone particolarmente umide. Nessun individuo è mai stato rinvenuto al di fuori dell’area originale e nel lato sud della strada che taglia l’altopiano. 
La concentrazione delle piantucole, è stata simile a quella dell’anno 2009. Nessuna area è risultata particolarmente densa. La fioritura è da considerare buona. 
Foto di Rossano Soldati
Gli habitat sono risultati sempre uguali, privi di vegetazione o comunque con erba rada. 
Foto di Rossano Soldati
La forte gelata tardiva di quest'anno, ha toccato il periodo di germinazione, essendo stati osservati alcuni individui già prima della gelata di fine giugno che ha toccato punte di -7°/-10°. 
Le ulteriori minacce, oltre quelle climatiche, che potrebbero colpire la specie, già rilevate, potrebbero essere determinate dalla forte concentrazione del carico di bestiame al pascolo che, dovrebbe essere ridotto di almeno il 50%. 
C'è poi il possibile inquinamento proveniente dagli autoveicoli legati allo sport sciistico che nelle giornate di punta originano una coltre nebbiosa proprio nell’area popolata dal Sedum e da altre specie a rischio. 
Uno dei forti pericoli, potrebbe essere rappresentato dal nuovo lago nivale che nel 2013 ha coperto per alcuni mesi, un’area di 16 ha, fino a lambire l’area interessata dal Sedum e da altre specie molto rare come Artemisia atrata e la Klasea lycopifolia.
Lago nivale - Foto di Rossano Soldati
Il Parco Velino Sirente ed i lavori della galleria hanno forti responsabilità sulla modificazione idrogeologica di questo delicatissimo habitat. 
La carenza o mancanza del procedimento VIA. È il fattore maggiormente responsabile di questa grave modificazione ambientale. 
In linea generale, riteniamo che il Sedum nevadense, sia in assoluto la specie maggiormente a rischio di estinzione su tutto l’altopiano e quindi dall’Italia intera. 
Un monito va presentato alle Istituzioni ed alle Amministrazioni locali, affinchè tutelino a sufficienza queste aree di estremo interesse scientifico e naturalistico contrastando la speculazione turistica o affaristica elaborando con maggiore professionalità e senso etico le valutazioni di impatto ambientale.
Il parcheggio di Campo Felice situato nelle vicinanze delle aree umide e popolato nei mesi invernali da molte auto
Foto di Rossano Soldati
 
SEDUM NEVADENSE DETAIL

During a floristic excursion carried out in Abruzzo (central Italy) a Sedum sp. was found in Campo Felice.
Campo Felice, Lucoli (L’Aquila), depressioni umide con Sesleria uliginosa, 1528 m a.s.l., 42°13’26’’ N 13°26’50’’ E, 12.06.2009, F. Conti (APP!); ibidem, 26.06.2009, R. Soldati (APP!)
According to literature data and on the basis of the comparative morphological analysis of herbarium specimens (MA, SALA, APP) it has been identified as Sedum nevadense Coss. 
In the same locality some other very interesting plants occur such as Sesleria uliginosa, Ranunculus marsicus, Serratula lycopifolia and Artemisia atrata.
S. nevadense is a west oro-mediterranean plant occurring in Spain (Castroviejo & Velayos 1997), France (Haut-Var) (Raymond-Hamet 1952, 1957, Bouchard 1956), Algeria and Morocco (Maire 1976, Quézel & Santa 1962, Fennane & al. 1999). In France it is considered extinct (Olivier & al. 1995) and, although it has been sought, needs to be confirmed (Michaud, in litt.).
Plants from Abruzzo have five well developed stamens and five more reduced to a brief part of the filaments. This character was also observed in the specimens from Morocco and Spain. The new locality is the eastermost of the species’ distribution area. S. nevadense is new for SE Europe and can be considered as an Oro-Mediterranean plant.
In the new locality some hundreds of individuals of S. nevadense have been observed in a few square metres surface. Given the rarity and phytogeographical importance we recommend to include this species in the Red Book of Italian vascular Flora.
References
Bouchard, J. 1956: Plantes nouvelles ou peu signalées pour le départment du Var (2éme supplément au catalogue d’Albert et Jahandiez). – Bull. Soc. Bot. France 103: 619-624.
Castroviejo, S. & Velayos, M. 1997: Sedum L. – Pp. 121-153 in: Castroviejo S. & al., Flora Iberica 5. – Madrid.
Fennane, M., Ibn Tattou M., Mathez, J., Ouyahy, A .& El Oualidi J.(eds.) 1999: Sedum. – P. 473 in: Flore pratique du Maroc, 1. – Rabat.
Jahandiez, E. & Maire R., 1932: Sedum. – P. 321 in: Catalogue des Plantes du Maroc, 2. – Alger. Maire, R. 1976: Flora de l’Afrique du Nord, 14. – Paris.
Olivier, L., Galland, J. P. & Maurin H. 1995: Livre rouge de la flore menacée de France, 1. – Paris. Quézel, P. & Santa, S.1962: Sedum. – P. 446 in: Nouvelle Flore de l’Algérie et des régions désertiques méridionales, 1. – Paris.
Raymond-Hamet 1952: Sur une plante nouvelle pour la flore de France. – Bull. Soc. Bot. France 99: 5-7.
— 1957: Percistance d’un minuscule fragment excentrique de l’aire de répartition géographique de deux Crassulacées. – Bull. Soc. Bot. France 104: 291-293.