martedì 26 novembre 2013

ASSEMBLEA DI PRO NATURA ABRUZZO A SULMONA - 23 NOVEMBRE 2013

Assemblea di Pro Natura Abruzzo a Sulmona - 23 novembre 2013

Il giorno 24 Novembre presso la sede distaccata della Provincia dell’Aquila, a Sulmona, si è svolta l’Assemblea dell’Organizzazione Regionale “Pro Natura Abruzzo”.
Durante l’incontro è stata presentata una relazione delle attività svolte nell’ultimo anno dall’Organizzazione Regionale Pro Natura: numerosi e vari sono stati gli impegni dell’Associazione su vari fronti, dalle battaglie insieme ad altre Associazioni per la tutela dell’ambiente e della biodiversità, all’organizzazione di seminari e convegni tematici.  Degna di nota è senza alcun dubbio la stipula di una convenzione con il Comune di Pollutri per la consulenza tecnico-scientifica della Riserva Naturale Regionale “ Bosco di don Venanzio”.
E’ stato poi dato ampio spazio alle Federate Locali che, con i loro presidenti, hanno relazionato sulle azioni che stanno conducendo sul territorio.
Anche NoiXLucoli Onlus ha presentato una sintesi delle attività realizzate nel 2013.
Una delle attività 2013 realizzate dai soci di NoiXLucoli Onlus: l'Ecopulizia di Campo Felice
All'indomani dell'Assemblea regionale il sistema consortile di Pro Natura può considerarsi rafforzato. Infatti, accanto a una rappresentanza Scientifica, Organizzativa e Politica rappresentata dalla Federazione Nazionale Pro Natura il gruppo delle associate si sta maggiormente integrando in un “sistema” consortile e sussidiario organizzato su più livelli e non solo in ottica territoriale ma anche competenziale. Per espletare al meglio le finalità del proprio statuto, infatti, Pro Natura, come sappiamo, è costituita come soggetto associativo con associazioni federate ed aggregate sull'intero territorio nazionale. Attraverso il rafforzamento della rete regionale volta a recepire i bisogni dei singoli territori ove operano le associate, la Federazione potrà essere più incisiva e maggiormente rappresentativa dei bisogni dei singoli territori. 
Il coordinamento regionale che sarà svolto dalla Pro Natura Abruzzo valorizzerà al meglio le iniziative autonome delle associate sorte nel tempo per “gemmazione”, e garantirà un forte interscambio comunicativo e relazionale tra le stesse, compresa NoiXLucoli Onlus, che condividerà pienamente tale percorso.
Nel prossimo periodo la missione dell’Organizzazione Regionale Pro Natura Abruzzo sarà quella di operare per la tutela dell’ambiente e della biodiversità, per la difesa del territorio,  dei paesaggi, e per il raggiungimento del bene comune che naturalmente deriva da tali azioni: infatti solo  dalla tutela e dal rispetto dell’ambiente e della madre Terra  può nascere il rispetto per l’uomo. 
LE FEDERATE PRO NATURA DELL'ABRUZZO
A PIEDI NEL PARCO
Località Rocca Calascio, 67020 CALASCIO AQ, info@roccacalascio.it
ASSOCIAZIONE SOLE ITALICO
Via Fracasso 7, 65026 POPOLI PE
ASSOCIAZIONE NOIXLUCOLI ONLUS
Via Madonna del Colle 13, 67045 COLLE LUCOLI AQ, noixlucoli@gmail.com
IL NIBBIO
Casella postale 57, 67031 CASTEL DI SANGRO AQ
ORSA PRO NATURA PELIGNA c/o dott.a Maria Clotilde Iavarone, Via Michele Torcia 13, 67039 SULMONA AQ
PRO NATURA ABRUZZO
c/o Savocchio Domenico, via Tripoli 81, 67030 INTRODACQUA AQ
PRO NATURA ATERNOc/o Gianfranco Di Felice, Via della Croce 35, 67030 VITTORITO AQ, pierlisa@tin.it
PRO NATURA LAGA
Via Saragat 20, 64100 TERAMO TE, pronaturalaga_onlus@alice.it
PRO NATURA L'AQUILA
c/o Studio Ing. Properzi, via F.P. Tosti 15, 67100 L'AQUILA AQ, pronaturalaquila@libero.it

domenica 24 novembre 2013

MORE TRAVEL NOTES ABOUT LUCOLI (L'AQUILA) BY GILLIAN NEVERS

There is an abundance of pears at my market right now — Bosc, Comice, Seckel, red and green Anjou— but I’m only buying Williams (we call them Bartlett in the United States) pears.  Whenever I bite into one, I’m taken back to last month when Dan and I, along with my son Joshua, paid our first visit to the Giardino Botanico della Memoria.  Our NoiXLucoli friends  (members of a small local group born after the Abruzzo earthquake of 2009, working to raise awareness of the beauty of this area) provided instructions for locating the tree that had been planted with our support, but we decided to walk through the garden and come upon it on our own. Strolling through rows of young trees, many already bearing fruit,  I was struck by the intimacy of the garden.  Set on a small hillside in the shelter of the Abbey of San Giovanni Battista and the shadow of the Sirente Velino mountain range, it is a peaceful place, a place where one can go to remember lost loved ones, or like I, who lost a city I had come to love, remember a place and find solace.

 


Gillian e Dan Nevers



A light rain fell, the sky was grey and clouds hung low over the mountains as the three of us traversed, from different directions, the young orchard.  We were in no hurry; we knew that we would eventually find “our” tree. When we did find it, I was delighted that it was a pear tree — a Williams pear. The tree was planted no more than three years ago, but it already bore several pears.   I looked down to read the plaque at its base and  found a small, yellow pear on the ground.  A sweet spot of color in the otherwise dark day.  I put the pear in my pocket and carried it with me for the rest of our stay in Italy, hoping it would ripen before we had to leave for Wisconsin.  It never did ripen, but knowing that I wouldn’t be able to get it through customs, the night before we flew home I ate it anyway.  It was hard and slightly bitter.  The earthquake that devastated the region April 6, 2009 was hard and bitter.  It takes time for sweetness to find its way back into a world that has been hit by great tragedy.   The  "Giardino Botanico della Memoria" is a place where, I believe, people will come and remember and find a way to let sweetness return to their lives.


Gillian and Dan are supporters of the Botanical Garden of Remembrance: every year since 2010 they do not forget to
arrange for care of their pear tree. We thank them heartily.
 

venerdì 8 novembre 2013

IL PIANORO DI CAMPOLI E LE "CASE MICHETTI" STORIE DI PASTORIZIA E DI QUEL CHE RESTA

La più elevata delle montagne di Roio è la còsta rànne, che si eleva a sudest di Poggio fino ai confini con Lucoli e Bagno. Possiede lo stesso nome che a Lucoli è attribuito al Monte (di Roio). Viceversa, questa montagna a Lucoli non ha un nome definito, perché da quel versante si presenta come una semplice elevazione che fa da contorno alla più elevata Serralunga. La cartografia IGM riporta il toponimo Costa Grande che, si compone della voce costa 'pendio', con l'aggettivo grande. 

L'antica via di salita alle quote più elevate della Costa Grande passa per il pianoro di Campoli. Può essere imboccata anche dalla carrareccia della Via del Monte, più o meno all'altezza della località Noce. Da queste parti scende, solcando il ripido costone, il fùssu sfonnàtu. Questo nome vale, letteralmente, 'fosso senza fondo', forse per il fatto che l'impluvio è completamente impraticabile, e quindi come se, per gli usi della pastorizia, non avesse fondo. 
Nell’altopiano seminascosto di Campoli tra due catene di montagne, cento anni fa e fino agli anni '60, durante i mesi estivi, intere famiglie di contadini e pastori di alcune frazioni lucolane seminavano grano e patate mentre le greggi pascolavano ai lati della vallata, e la sera fornivano latte per ottimo formaggio. Renato Giardini del Colle ancora studente delle elementari, di otto anni, ci andava a lavorare la mattina: partiva dal Colle alle 4.30/5 legato sulla groppa di un asino ed impiegava 90 minuti per attivare a Campoli dove lo aspettava il pastore Vittorio (che si chiamava Colangeli di cognome) e lui lo aiutava a tenere ferme le pecore per essere munte e fatto il suo lavoro andava a scuola. 
La paga settimanale era di 20 Lire somma giusta per comprarsi il giornaletto di Capitan Miki. Il pastore "Vettorio" morì negli anni '70 e da allora in poi sembra che nessuno abbia soggiornato più o meno stabilmente agli stazi delle case "Michetti" in estate.
Vittorio Colangeli uno degli ultimi pastori
Oggi rimangono due serie di costruzioni, una: sul crinale ovest della valle, ridotta ormai a un cumulo di macerie, l'altra costituita da un nucleo abitativo più grande e meglio conservato è situato nella piana vicino ad un pozzo artesiano con annesso abbeveratoio.
E' un posto "incantato" per amanti dei suoni della montagna e del silenzio, oggi vi pascolano cavalli e mucche, ma tanti sono i ricordi dei lucolani di sprazzi di vita faticosa e gioiosa passati in questo scorcio di natura meraviglioso.
Le case "Michetti" rappresentano un insediamento storico di matrice agricola che costituisce una delle componenti fondamentali di caratterizzazione dei paesaggi rurali tradizionali. Questo patrimonio architettonico e urbanistico rappresenta una testimonianza fondamentale del rapporto armonico tra l’attività umana e l’ambiente che caratterizzava il mondo premoderno e le economie agricole. Ha pertanto un valore inestimabile e insostituibile per la salvaguardia della nostra identità storico-culturale.
Gran parte di questo patrimonio, come le case "Michetti" dislocato in area montana interna, è stato abbandonato dai suoi abitanti e/o utilizzatori in conseguenza del declino delle economie agricole e silvo-pastorali, ed ora versa in condizioni di elevato degrado. Anche a Lucoli questa realtà è ignorata e dimenticata, gli armenti e le ortiche si sono impadroniti delle vecchie mura gli antichi fuochi sono ora abbandonati ad un inevitabile degrado.


Le case "Michetti" veduta dall'alto

Piana di Campoli - Foto E. Mariani
Le pietre e la vecchia porta di ingresso di una delle case ora trasformata in stalla - Foto E. Mariani
Foto E. Mariani


Muri incisi - Foto E. Mariani


I “muri vecchi” incisi o disegnati delle casette "Michetti" hanno un carattere “caldo”, di immediato coinvolgimento emozionale, rappresentano la sovrapposizione delle tracce del vissuto della comunità, i miti generazionali o l’atemporale, bonario turpiloquio dell’immaginario popolare (almeno di quello che fino a 40, 50 anni fa poteva essere definito tale). C’è un sentore di passato, su questi muri, un sapore di “paese” e vengono in mente le notti passate con gli armenti alla luce delle stelle o le feste della mietitura quando si ballava e si scherzava felici al calore dell'estate.
Altri nomi e disegni realizzati con carbone di legna - Foto E. Mariani
Foto E. Mariani


venerdì 1 novembre 2013

1° NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI: PENSIERI A TUTTO CAMPO

Il Cimitero di San Giovanni a Lucoli che evidenzia ancora i danni del sisma del 2009 ad esempio la targa con la scritta PAX non è stata mai ricollocata
Cimitero di San Giovanni uno scorcio delle sepolture
L'idea di commemorare i defunti in suffragio nasce su ispirazione di un rito bizantino che celebrava infatti tutti i morti, il sabato prima della domenica di Sessagesima - così chiamata prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II - , ossia la domenica che precede di due settimane l'inizio della quaresima, all'incirca in un periodo compreso fra la fine di gennaio ed il mese di febbraio. Nella chiesa latina il rito viene fatto risalire all'abate benedettino sant'Odilone di Cluny nel 998: con la riforma cluniacense stabilì infatti che le campane dell'abbazia fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i vespri del 1° novembre per celebrare i defunti, ed il giorno dopo l'eucaristia sarebbe stata offerta "pro requie omnium defunctorum"; successivamente il rito venne esteso a tutta la Chiesa Cattolica. Ufficialmente la festività, chiamata originariamente Anniversarium Omnium Animarum, appare per la prima volta nell'Ordo Romanus del XIV secolo. 
Nell’antico e colorito, ma realistico, mondo contadino esiste un proverbio legato al primo giorno del mese di novembre: "Ognissanti, manicotti e guanti", la comparazione è chiara: comincia la stagione fredda.


Cimitero di San Giovanni una vecchia tomba, l'albero sembra fondersi in essa

I cimiteri dei Comuni del cratere da tempo sono interessati da polemiche, spesso danneggiati e/o da ripristinare o oggetto di odiosissimi furti di rame.
Da tempo alle amministrazioni  comunali vengono richieste maggiori misure di sicurezza,  che, anche a Lucoli vengono disattese: ad esempio tutti i cancelli del cimitero di San Giovanni sono sempre aperti, non che sia difficile scavalcarli o forzarli, però, forse, incentivare e tranquillizzare i ladri è troppo. Parte del cimitero è ancora da riparare e i fondi sembra non si riescano a trovare, il vecchio ossario è lasciato aperto ed incustodito e nel suo stato pericolante, infatti, i solai sono stati danneggiati dal sisma.
Nel giorno dedicato ai defunti ed alle visite, il cimitero si ravviva dei colori dei fiori, si anima di vivi, di cure, di pensieri e ricordi. Spesso tutto ciò dura lo spazio di uno o due giorni e poi tutto torna nell'oblio, "congelato", anche dall'inverno che avanza, eppure non bisogna dimenticare di assicurare decoro e sicurezza ai luoghi sacri che riflettono il grado di civiltà di una comunità. Il Cimitero di San Giovanni è curato nella manutenzione dall'addetta del Comune, che denota sensibilità anche nella sistemazione delle aiuole, però non ha solo questa mansione da espletare ed il tempo non basta mai, potrebbe essere fatto qualcosa di più soprattutto a livello strutturale.

Per riflettere insieme e dedicare un pensiero alla commemorazione dei defunti pubblichiamo questa bella poesia di Giovanni Teresi.

TRISTE REALTA'
Il tempo trascina le ore,
travolge il presente...
cresce sulle lapidi il muschio, e
tra le lettere consunte,
un timido lumino
rischiara le tenebre.
Un fiore, ch'era gioia
di profuni e colori
anch'esso reciso alla natura
è posto a fermare
i ricordi .....il freddo.
Triste e doloroso giorno
rapito dall'infinito!
Accanto la solitudine la foto
e il volto ch'offre ancora
un attimo di sorriso.
Tra rami rinsecchiti
si nasconde il tempo
e nella nuda umida terra
il passato.