mercoledì 31 dicembre 2014

31 DICEMBRE A VADO LUCOLI - SANTA MESSA E IL FALO' DELL'ANNO VECCHIO

Come tradizione si rinnova l'appuntamento del 31 dicembre alla Chiesa di San Michele di Vado Lucoli.
In compagnia del freddo e della neve la sfida è quella di salire e riscendere dalla collina dopo aver assistito alla Santa Messa, finalmente in salvo........ a Vado Lucoli si potrà godere dello spettacolo del falò dell'anno vecchio.
Buon anno nuovo!
Il 2011 è bruciato!

La fiaccolata alla fine della Messa


lunedì 29 dicembre 2014

IL PONTE "SUL NIENTE". SI PARLA DI CAMPO FELICE.



"AMBIENTE, ETERNE INCOMPIUTE, LUCOLI


“FERMO CON LE 4 FRECCE” IL PONTE SUL NIENTE A CAMPO FELICE, PARCO SIRENTE VELINO




Lucoli (Aq). Nel 2009 furono impegnati oltre 300 mila euro, di fondi regionali, per la costruzione di un ponte oggi sospeso nel nulla, a Campo Felice, in un sito di interesse comunitario e l’investimento ricomprendeva anche un’autorimessa per automezzi operativi.  

Per l’esattezza, ogni sguardo su quello scempio nel bel mezzo dell’area protetta, ogni passo virtuale sul l’arcata mai collaudata del viadotto è costato agli abruzzesi 304 mila euro. Nell’altopiano carsico tra Lucoli e Rocca di Cambio, sulla catena del Sirente-Velino, il ponte doveva essere a servizio di una delle 2 piste sciistiche di fondo che in Abruzzo sono omologate Fisi (Federazione italiana sport invernali). Il passaggio pedonale rialzato, realizzato con legno e metallo, sarebbe servito ad evitare l’attraversamento della strada sottostante. Condizionale a parte, la struttura non è mai stata terminata e collaudata, non è mai stata usata in alcuna competizione sciistica, a detta di molti poteva essere evitata e ancora il ponte sospeso sul niente non è funzionante perché non è messo in sicurezza.

É questo uno dei tanti sprechi nella lista di opere all’italiana, tra le eterne incompiute ecco una struttura inservibile, con un forte ed evidente impatto ambientale da 6 anni piazzata nel cuore dell’area protetta. Per questo, a Lucoli, un gruppo di ambientalisti scrive all’Unione Europea per chiederne la demolizione immediata: “L’Unione europea dovrebbe effettuare verifiche ed ispezioni relative ai progetti finanziati con denaro pubblico anche a tutela dei cittadini e del rispetto delle leggi di tutela dell’ambiente e del territorio” spiegano gli ecologisti."

Quello precedente è il testo dell'articolo pubblicato dal Blog Reportage in data 26 dicembre u.s.

Quel "monumento ai caduti" dello sci di fondo.....è lì sotto gli occhi di tutti: inutile e dal brutto impatto ambientale e finalmente qualcuno se n'è accorto. Le rimesse sono parzialmente utilizzate per il rimessaggio dei mezzi battipista ma vi piove all'interno.

Nonostante il protocollo d'intesa tra Governo, Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Comune dell'Aquila ed altri Enti locali, per lo sviluppo degli impianti sciistici dell'aquilano sottoscritto a Roma il 17 febbraio del 2011, dall'anno di costruzione del ponte ad oggi, nulla si è mosso: l'opera è incompiuta, inutilizzata ed ammalorata. Quel protocollo individuava 70 milioni di euro per gli investimenti diretti al rilancio dell’area montana dell’aquilano duramente colpita dal sisma del 6 aprile 2009 e molto si è parlato in merito alla predisposizione di programmi di intervento organici per il suo rilancio, lo sviluppo e la valorizzazione del Comprensorio ambientale turistico del Velino-Sirente, compreso tra la Piana di Campo Felice, l'altopiano delle Rocche e il compendio montano della Magnolia, questi programmi dovevano trovare collocazione sulla base del Decreto Legislativo n. 267/2000 art. 34. 

Molti i dibattiti, lo stesso Ministero dell’Ambiente, in una  nota del 2011 in risposta alle richieste di alcune Associazioni Ambientaliste, ammoniva la Regione Abruzzo e gli Enti Parco interessati, allertando nel contempo la Commissione Europea: secondo il Ministero, nessuna nuova opera poteva essere autorizzata in deroga alle norme in vigore su Valutazione di Impatto Ambientale, VAS e Valutazione d’Incidenza, giacché i territori coinvolti erano tutti compresi nella Rete UE Natura 2000. 

Tutti questi principi sono ben noti eppure il "ponte sul niente" è una realtà. Costituisce un'infrastruttura devastante perché ha modificato in via permanente il territorio nel cuore del sistema di un'area protetta dell’Appennino, ricchissima di biodiversità e risorse ecologiche e per questo ricadente in zona SIC e ZPS, ai sensi di Direttive Comunitarie, e pertanto sottoposta a rigorosa tutela da parte dell’Unione Europea. 
Come ben riassume l'articolo di Reportage l'opera risulta anacronistica perché in essa non è stata contemplata alcuna novità o analisi delle reali condizioni ed esigenze del territorio. 
Il cemento ed il movimento terra sono stati, e sono di fatto, agli occhi di alcuni amministratori locali ancora l’unico motore dell'agognato sviluppo turistico.
Perché non smantellare il "ponte sul niente" per iniziare ad eliminare le testimonianze di questi passati interventi devastanti, di forte impatto ambientale e paesaggistico, per dimostrare a tutti che il volano di ripresa dell’economia delle aree interne può ripartire dalla salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio?


Chissà se il convegno del 16 dicembre scorso su "Ricostruzione aree montane" «Diversità montane-resilienza, sostenibilità e cambiamento nella ricostruzione dei territori abruzzesi» tenutosi all'Aquila abbia prodotto del valore aggiunto per il territorio di Lucoli. «Il gruppo di lavoro del Dipartimento di architettura e progetto dell’Università La Sapienza», si legge in una nota, «ha supportato i Comuni di Lucoli, Ovindoli, Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo avviando la riflessione sulle prospettive di sviluppo già dalle primissime fasi della ricostruzione nel 2009». «La riflessione sulle diversità montane, a partire dalle specificità dell’area omogenea 9, costituita dai 4 comuni interessati» prosegue la nota, «ha guidato la definizione di progetti mirati alla sicurezza del territorio montano, alle filiere agricole legate ai boschi e ai pascoli, alla ricerca di nuove forme di residenzialità per il rilancio “insediativo” dei centri» Al convegno ha partecipato Luciano D’Alfonso presidente della Regione.

mercoledì 24 dicembre 2014

I NOSTRI PIU' SINCERI AUGURI DI BUON NATALE 2014

DOV'E' BETLEMME il 24 dicembre del 2014?

Betlemme continua a parlare, a urlare in certe giornate. Ma richiede un "cuore giovane" per ascoltarla. Betlemme è anche la stanza accanto. Parla ai pastori e non alla gente che conta. 
Parla a chi crede e a chi si interroga.
Auguri di buon ascolto a tutti noi. Riusciremo ad avere un Natale più inteso e il 2015 avrà un po' più di energia duratura.


sabato 20 dicembre 2014

COME RESISTONO I GATTI RANDAGI NELL'INVERNO DI LUCOLI?

Se fa freddo per un gatto randagio, la vita è dura

Non è raro trovare gatti rannicchiati sul motore delle macchine per tenersi caldi ed è accaduto che alcuni siano stati uccisi appena la macchina è stata accesa. 
In generale, i gatti randagi vivono meno di quelli che vivono in casa, in quanto sono soggetti a pericoli quali incidenti stradali, attacchi di altri animali, malattie, ipotermia, e altro. 
I gatti di Lucoli trovano riparo nelle molte case lesionate dal terremoto e trovano luoghi sicuri per proteggersi dal freddo. Il cibo è un problema perchè nelle frazioni ci sono poche persone ed è difficile anche cibarsi di avanzi è per questo che alcuni nostri soci hanno pensato ad una "caritas" felina. 
Siamo stati aiutati dall'Associazione animalista Ran l'Aquila Onlus orientata al sostentamento delle colonie feline createsi a L'Aquila dopo il terremoto del 6 Aprile 2009 ed abbiamo predisposto dei punti di "ristoro" per i gatti lucolani ideati per loro e protetti dalla fame di altri animali quali cani e volpi. In particolare ringraziamo l'amico Luigi Rubei che ci ha regalato le attrazzature.
Gatti di Lucoli



Dispensatore di croccantini a Pratolonaro

Punto di "ristoro" accessibile solo a gatti con dispensatore di croccantini
A pancia piena il freddo non pesa
A loro, ai gatti randagi, va oggi il nostro pensiero, con la bellissima canzone "i gatti randagi" di Augusto Daolio (1947-1992). E, naturalmente, il nostro pensiero grato va anche a tutti i gattari e gattare che sono soci della nostra Associazione visto che si prendono cura delle colonie feline di Lucoli.

I gatti più belli sono i gatti randagi:
girano i quartieri di povera gente.
Amici sinceri di chi non ha niente,
di chi tutto il giorno non fa che sognare;
di notte sui tetti, miagolando alla luna
una carezza gli porta fortuna:
più felice via se ne andrà,
più felice via se ne andrà.
I gatti più belli sono i gatti randagi:
questo il bambino già l’ha capito,
uno sguardo, un sorriso, una carezza, un invito
e amici così si sarà.
Amici sinceri, perché non si è niente,
perché tutto il giorno non si fa che giocare.
Questa carezza gli porta fortuna:
più felice via se ne andrà.
I gatti più belli sono i gatti randagi:
non hanno doveri, non hanno padroni.
Rubando a tutte quelle persone
che sanno odiare ma non sanno amare;
di notte sui tetti miagolando alla luna
una carezza gli porta fortuna:
più felice via se ne andrà,
più felice via se ne andrà.
Siamo un po’ tutti dei gatti randagi:
ce ne andiamo con i sogni in spalla.
Siamo un po’ tutti dei buoni da niente,
siamo un po’ tutti dei tira a campare.
Noi siamo quelli che vogliono andare,
un solo credo: la voglia di amare.
Un solo sogno la libertà,
un solo sogno la libertà.

sabato 13 dicembre 2014

“Et incarnatus est…”. Il presepe di Casavecchia.

Una vecchia foto degli zampognari di Manoppello che allietano nella tradizione il Natale
La preparazione del Presepe a Casavecchia
La magia del Presepe si "riaccende” a Casavecchia di Lucoli.
I personaggi quest'anno hanno una nuova ambientazione logistica, più ampia, alle spalle del muro di contenimento della strada 584, vista la sua recente sistemazione logistica  con una rotatoria (divenuta famosa anche su un blog aquilano, https://www.facebook.com/video.php?v=865062516866785).
Se qualcuno si chiedesse come nasca il presepio allestito a Casavecchia per la Comunità di Lucoli, si potrebbe dire che è l’opera di un gruppo di amici che potremmo definire gli “artisti di presepio”.
Nessuno è un artista nel vero senso della parola, ma ciascuno mette semplicemente a disposizione le sue abilità, per cui le mansioni vengono diversificate in base alle esperienze: chi lavora sull'idea, chi ricerca i materiali, chi sull’assemblaggio, tutti si ritrovano per realizzarlo come evidenziano le foto.
Sono ormai parecchi anni, da prima del terremoto, che realizzano questo servizio, autofinanziandosi ed hanno partecipato anche a delle competizioni sui migliori presepi dell'aquilano.
A Casavecchia, anno per anno, si rinnova il desiderio di ricreare quella scena in cui il Salvatore è nato, non solo come un fatto di 2000 anni fa, ma come un fatto sempre contemporaneo all’uomo, per le realtà di ogni tempo, attuale ora più che mai. Ecco la riflessione sulla Natività attraverso le Sacre Scritture, eccola poi espressa come realtà inserita nel mezzo della Comunità di Lucoli, eccola ancora vista come piena accettazione della volontà di Dio e, perchè no, come riflessione sulla realtà dello specifico territorio lucolano affinchè possa affrontare l’assoluta necessità che la sua popolazione sia protagonista del suo futuro, che trovi voce e ruolo democratico nelle scelte, e possa valorizzare un ricco patrimonio di differenze e somiglianze.

Un sentito grazie per questo bel lavoro!

venerdì 5 dicembre 2014

LE FALENE E FARFALLE DI LUCOLI SUL SITO "FLORA DI LUCOLI"

Ali posteriori della falena Saturnide
Il sito "Flora di Lucoli" ha pubblicato un interessante aggiornamento riguardante la fauna, microfauna ed entomofauna nei confini del territorio di Lucoli. 
Avendo praticamente concluso la ricerca sulla flora del territorio (1.164 entità attualmente determinate) Enzo de Santis e Rossano Soldati  si sono dedicati alla ricerca ed alla determinazione delle specie faunistiche presenti sul territorio lucolano. Quello di Lucoli è un territorio esteso oltre 110 km. quadrati, come dire circa 111 milioni di mq., con una altitudine che varia da circa 800 fino ad oltre 2200 metri slm. Al momento sono state censite un gran numero di specie che riguardano le falene con ca. 250 specie determinate ed altre da determinare, in meno di due anni di ricerche. Ad esse vanno aggiunte tutte le altre famiglie e generi di macro fauna, micro fauna ed avi fauna acquatica e terrestre. Al momento, sono state raccolte quasi 5.000 foto. Gli appassionati ricercatori confessano di essere partiti per questa avventura con "una conoscenza quasi vicina a zero". L'ausilio dei forum entomologici il paziente aiuto di entomologi , faunisti, ornitologi e erpetologi privati hanno coadiuvato i novelli "diogene" nel supporto tecnico. Questa ricerca andrà avanti certamente per diversi anni ma fin da ora hanno dato un anticipo al territorio ed ai ricercatori interessati alle specie presenti nel comune di Lucoli. Sul sito è pubblicata la sezione sulle Falene e Farfalle di Lucoli. 
FALENE E FARFALLE DI LUCOLI (cliccate sul link)

domenica 23 novembre 2014

RICOSTRUZIONE URAGANO SUL CRATERE.

LETTERA AL PREFETTO DENUNCIA INTIMIDAZIONI E ANOMALIE NEGLI UFFICI
RICOSTRUZIONE: URAGANO SUL ''CRATERE''!
ACCUSA DIPENDENTI, INGERENZE POLITICHE

ABRUZZOWEB - di 


"L’AQUILA - Gravi ingerenze, a volte intimidazioni, della politica nella gestione dell’attività di ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009 nei comuni del “cratere”, anche per far passare avanti le pratiche di famiglie influenti con le conseguenti liquidazioni, e la condizione di incompatibilità del coordinatore dei sindaci delle aree omogenee, Emilio Nusca, progettista di alcuni interventi di recupero di immobili in quel territorio.
Oltre all’indicazione, puntuale, di fatti dai risvolti penali in un quadro di disorganizzazione e caos.
È un vero e proprio tsunami quello che si abbatte sull’attività di ricostruzione della zona montana che comprende i comuni di Rocca di Mezzo, Lucoli, Rocca di Cambio e Ovindoli: i cinque dipendenti dell’ufficio territoriale per la ricostruzione (Utr) numero 9 hanno preso carta e penna e hanno scritto una durissima lettera di denuncia che tratteggia una situazione davvero poco edificante e che ha già creato imbarazzo e preoccupazione.
Anche se le accuse sono tutte da dimostrare, la missiva, fatta recapitare in questi giorni, getta ombre molto fosche sull’intera attività post-sisma dei 56 comuni del “cratere”, visto che c’è il sospetto, forte, che le dinamiche denunciate caratterizzino anche il modus operandi delle altre aree omogenee.
Oltretutto l’uragano si scatena in un momento storico di particolare incertezza sui fondi e sulle regole segnato dalla vacatio della figura governativa destinata alla gestione della ricostruzione ormai in atto da tempo dopo le dimissioni di Giovanni Legnini, eletto vice presidente del Consiglio superiore della magistratura.
I cinque dipendenti, che fanno parte della grande infornata fatta con il famoso “concorsone”, danno l’idea di fare sul serio: il grave atto di accusa è stato inviato, oltre ai sindaci dell’area omogenea 9, al prefetto dell’aquila, Francesco Alecci, e al titolare dell’ufficio speciale per la ricostruzione del “cratere”, Paolo Esposito.
Secondo quanto si è appreso, Alecci si è già attivato, tra le altre cose incontrando lo stesso Esposito per avere i primi ragguagli sulla vicenda.
LA DENUNCIA
I dipendenti rivendicano “gravi e continue ingerenze politiche in spregio alla distinzione tra politica e amministrazione”, fatti gravi denunciati in modo senz’altro anomalo che potrebbe spingere Alecci a inviare tutta la documentazione alla procura della Repubblica.
Secondo gli insorti, le ingerenze si concretizzano in “disorganizzazione, forzatura dei procedimenti amministrativi, mancato rispetto dell’ordine di protocollo nell’istruttoria delle pratiche e nell’attività di liquidazione”, in particolare favorendo con insistenza e addirittura intimidazioni la liquidazione di una pratica legata alla famiglia di un amministratore pubblico di un Comune vicino.
Gli Utr sono le strutture nate a seguito di un’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri, la numero 4013 del 2012, con una convenzione tra i Comuni di ogni area omogenea, per accelerare e snellire il processo di esame delle richieste di contributo per la ricostruzione degli immobili privati ricompresi nei piani di ricostruzione.
La lettera è firmata dai tecnici istruttori Enrico Bianchi, Gianfranco Stallone, Agostino Padovani, Vanni Ranieri e Alessandro Da Ros.
Sotto accusa tra gli altri il responsabile dell’Utr 9, Raffaele Iacovitti, ma anche il coordinatore dei sindaci Nusca, ingegnere che esercita l’attività di progettista privato, incompatibile con cariche pubbliche come prevede la cosiddetta “legge Barca”.
....
Quanto a Iacovitti, tra le bordate anche quella di essere “istruttore tecnico a tempo parziale Cat/C1” a fronte dei “4 istruttori direttivi a tempo pieno Cat/D1” vincitori del “concorsone”, per cui “un dipendente pubblico di categoria inferiore autorizza ferie e permessi e attribuisce la responsabilità di procedimenti a personale di categoria D, con grave violazione di ogni principio meritocratico”.
Le denunce di varie carenze nell’Utr 9 contenute nella lettera si affiancano a quelle che i dipendenti di tanti uffici fanno senza peraltro voler comparire per paura di ritorsioni della politica: il rilievo verte sulla mancata di estendere l’esperienza fatta in pochissime Utr da parte dei vertici di stipulare convenzioni tra strutture perché quelle che hanno poco lavoro diano sostegno a quelle in affanno per il troppo lavoro.
E in questo momento ci sono Utr dove ci si girano i pollici per via della scarsa attività con la ricostruzione che va avanti lenta".
Per saperne di più:
http://www.abruzzoweb.it/contenuti/ricostruzionte-uragano-comuni-cratere-lettera-ingerenze-politica-nusca/558257-302/

mercoledì 19 novembre 2014

LE ORCHIDEE DI LUCOLI DIPINTE DALLA PITTRICE BOTANICA ANNA MARIA AULICINO

La pittura botanica è un delicato equilibrio tra arte e scienza
L’amore per la natura, un’attenzione estrema ai dettagli, una particolare sensibilità pittorica sono le caratteristiche indispensabili di un pittore botanico.
Ogni opera è frutto di una studiata preparazione, di una esecuzione lenta e meditata, a seguito di una attenta e appassionata osservazione dell’esemplare da ritrarre, in tutti i suoi dettagli, soprattutto quelli che spesso sfuggono ad uno sguardo distratto e che caratterizzano l’unicità di quel particolare vegetale determinando,al tempo stesso, l’unicità dell’opera pittorica.
Questa arte minuziosa ha ora più che mai lo scopo di veicolare attraverso il linguaggio dell’arte, un maggior interesse e amore per la natura esposta ad uno sfruttamento sconsiderato.
La pittrice botanica Anna Maria Aulicino, diplomata presso la Society of Botanical Artist di Londra, ha rappresentato su carta, per l'Associazione NoiXLucoli Onlus, con la tecnica dell'acquerello, alcune specie di orchidee presenti sul territorio di Lucoli.
La pittrice botanica anna Maria Aulicino
La Aulicino si è distinta nello studio e nella conservazione della Natura e realizza corsi di acquerello per il Parco della Majella.
In occasione dell'evento "Mercatino artigianale di mezz'agosto" a Vado Lucoli ha realizzato per la nostra Associazione delle tavole raffiguranti le orchidee di Lucoli che sono state esposte tra i lavori artigianali anche per valorizzare questa ricchezza botanica del territorio.

L’illustrazione botanica, è una fedele copia dal vero di soggetti vegetali, talvolta più efficace di una fotografia, in quanto nitida in tutti i suoi particolari e richiede grande capacità di osservazione: saper cogliere l’essenza vitale dei soggetti, che siano semi, frutti, fiori, ortaggi, funghi… e saperla imprimere (riprodurre) sul foglio con il pennello con un tocco personale cercando d’interpretarne al meglio lo stato in natura. 
Diverso è l’approccio di ogni artista: c’è chi lavora su foglio bagnato e chi su foglio asciutto. Entrambi i metodi richiedono disciplina e concentrazione. Ad esempio per dipingere un fiore, nel primo caso viene bagnato un petalo alla volta e dopo aver steso il colore nel punto più scuro, viene sfumato nel senso del petalo togliendo infine con il pennello pulito il colore in eccesso nella zona più chiara. L’effetto così ottenuto è una sfumatura molto morbida. Nel secondo caso si lavora sulla carta asciutta: il colore steso nella parte più scura, viene poi trascinato con il pennello bagnato, non inzuppato, nel senso del petalo dandogli la forma e il movimento. Anche in questo caso si sovrappongono diverse velature fino ad ottenere l’effetto desiderato. Spesso gli ultimi tocchi di colore vengono eseguiti a micro puntini o trattini con pennello quasi asciutto. Si ottengono così delle sfumature quasi perfette.
Talvolta viene utilizzata la tecnica della lavatura per togliere effetti indesiderati: il pennello appena bagnato viene passato su piccole zone con delicatezza attenuando i difetti. Di fondamentale importanza per una buona riuscita del lavoro sono i giochi di luci e ombre che danno volume all’immagine. La luce che solitamente arriva dall’alto a sinistra, crea toni chiari nei punti in cui colpisce il soggetto e toni scuri dalla parte opposta. Il candore dei fiori bianchi, le luci e alcuni particolari come talvolta gli stami, sono dati
dalla riserva del bianco della carta. 
Ogni pittore è libero di utilizzare la tecnica a lui più consona; è la sua sensibilità che imprime sulla carta un suo stile particolare e unico che lo distingue e che di conseguenza rende uniche e irripetibili le sue opere. Ben poco viene concesso all’interpretazione dell’artista, tranne la scelta del soggetto da ritrarre, l’impaginazione e la tecnica pittorica.
Alla base di un buon lavoro, oltre alla scelta del soggetto, c’è un buon disegno a tratto, pulito, leggero e molto particolareggiato eseguito generalmente su carta cotone satinata oppure su pergamena, che lo rende ancor più prezioso. Il colore può essere a tempera, acrilico, ad acquerello, raramente ad olio. 

mercoledì 12 novembre 2014

GLI ODORI DELLE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA ESISTE UNA MACCHINA PER FOTOGRAFARLI

La lavanda del Giardino della Memoria
La ricercatrice Radcliffe

Dal punto di vista sensoriale, l’olfatto è uno dei più potenti strumenti di conoscenza che l'uomo abbia per decifrare il mondo che lo circonda. Gli odori possono stimolare la fame, repellerci, metterci in allerta, rivestono un ruolo importantissimo nello sviluppo dell'attrazione sessuale e, come Proust ha brillantemente illustrato, sono il modo più semplice (e doloroso) per viaggiare indietro nel tempo. Eppure, dei nostri cinque sensi, l’olfatto (insieme al gusto) è il meno sfruttato in ambito tecnologico. Al giorno d’oggi abbiamo le tasche piene di dispositivi che ci consentono di immortalare una quantità smodata di suoni, immagini, immagini in movimento, dispositivi con cui ci interfacciamo principalmente attraverso il tatto. 
Ma c’è qualcuno che si è messo in testa di colmare questa lacuna tecnologico-sensoriale. Quel qualcuno si chiama Amy Radcliffe ed ha sviluppato il primo prototipo di un dispositivo chiamato Madeleine (il riferimento a Proust è fin troppo evidente) che nelle intenzioni della sua inventrice dovrebbe essere l’equivalente olfattivo di una fotocamera.
Ci piace trattare questa notizia pensando alle molte specie odorose presenti nel Giardino della Memoria di Lucoli.

La macchina Madeleine

A prima vista, Madeleine ha l’aspetto di un marchingegno senza tempo, che potrebbe appartenere a un’era pre-industriale come a un futuro steampunk. Per “fotografare” un determinato odore, il dispositivo della Radcliffe sfrutta una tecnica chiamata spazio di testa che consiste nel sigillare ermeticamente la fonte della fragranza da intrappolare per poi far passare gas inerti nel contenitore sigillato. Durante questa fase di esposizione il gas cattura microscopiche particelle dell’oggetto da “fotografare”, questo consente in una seconda fase di recuperare il gas marcato e sequestrare le particelle odorose in una speciale “trappola olfattiva” composta da una piccolo pezzo di Tenax , un materiale polimerico poroso in grado di catturare le particelle odorose. Una volta concluso questo processo, il fotografo olfattivo dovrà inviare il campione a un laboratorio dove sarà sottoposto a una gascromatografia-spettrometria di massa, così da poter isolare le particelle che producono l’odore desiderato.
Insomma, il processo non è esattamente immediato quanto scattare una fotografia. Non bastesse, un fotocamera olfattiva come Madeleine (da alcuni chiamata scentography camera) richiede tempi di esposizione assai dilatati. Qualche minuto nel caso di un oggetto piccolo e contenibile (ad esempio una pesca), intere giornate nel caso di una fragranza dispersa nell’aria (come l’odore del pane appena sfornato).
Quello della Radcliffe non è un vero e proprio traguardo, dal momento che la tecnica “spazio di testa” esiste almeno dagli anni ottanta e già altri hanno tentato di sviluppare dispositivi simili a Madeleine. La soluzione ideata dalla designer inglese però ha un approccio amatoriale unico, che ricorda un po’ i tempi in cui per scattare e sviluppare una fotografia erano necessarie diverse fasi e tempi di lavorazione non indifferenti. 
In un futuro in cui sarà possibile catturare e immortalare un odore con la stessa semplicità con cui si posta una foto su Instagram, probabilmente finiremmo per inflazionare, e quindi togliere valore, a un’esperienza (quella olfattiva) che fino ad oggi è stata grossomodo irriproducibile. 
Normalmente i campioni di interesse sono oggetti odoriferi come piante, fiori e cibo. Inoltre, tecniche simili sono usate anche per analizzare le fragranze di luoghi e ambienti come negozi di tè e segherie: dopo che i dati sono stati analizzati, le fragranze possono quindi essere ricreate da un profumiere.

I fiori di Elicriso del Giardino della Memoria
Le specie odorose presenti nel giardino della memoria di Lucoli sono:
Lavanda Lavandula L. è un genere di piante appartenenti alla famiglia della Lamiaceae che comprende circa 40 specie,

Elicriso Helichrysum italicum - Asteraceae;

Timo (Thymus L., 1753) è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Lamiaceae;
Menta (genere Mentha) appartiene alla famiglia delle Labiate (Lamiaceae);
Salvia Salvia officinalis (la salvia in senso stretto);
Rosmarino (Rosmarinus officinalis, L., 1753) arbusto appartenente alla famiglia delle Lamiaceae;
Maggiorana (Origanum majorana),

Origano (Origanum spp.).

Per saperne di più:
1. ^ Kaiser, Roman (1997). Environmental Scents at the Ligurian Coast. Perfumer & Flavorist 22: 7–18.
2. ^ Knudsen, Jette T. (1993). Floral scents—a checklist of volatile compounds isolated by head-space techniques. Phytochemistry 33: 253–280.
3. ^ Sell Charles (Ed.); Karen Jenner, Chapter 14. The Search for Fragrance Ingredients in The Chemistry of Fragrances, 2nd, Royal Society of Chemistry Publishing, 2005, 254–293. ISBN 978-0-85404-824-3
4. ^ Sell Charles (Ed.); Robin Clery, Chapter 12. Natural Product Analysis in the Fragrance Industry in The Chemistry of Fragrances, 2nd, Royal Society of Chemistry Publishing, 2005, 214–228. ISBN 978-0-85404-824-3

mercoledì 5 novembre 2014

OPERAZIONE "PASCOLI VERDI" NEL PARCO REGIONALE SIRENTE VELINO

Riportiamo una notizia che interessa un'area limitrofa al territorio di Lucoli, relativa ad una attività di tutela ambientale condotta dal Corpo Forestale, unico vero ostacolo ai reati agro–ambientali e forestali.
Si tratta dell'OPERAZIONE PASCOLI VERDI condotta nel territorio del Parco regionale Sirente Velino: tante le irregolarità messe in luce dal Corpo Forestale dello Stato. 
Sono state deferite, all’autorità giudiziaria, 31 persone per illeciti penali, sono quasi tutti allevatori e gestori di aziende agricole dell’area protetta che si estende su un territorio di 56 mila 450 ettari e dove la Forestale ha riscontrato innumerevoli irregolarità ed illeciti che vanno da violazioni in campo edilizio al danneggiamento e furto. 
Oltre 31 le violazioni accertate al Codice Penale, sono state comminate 47 multe, per un totale di 37 mila euro, agli imprenditori agricoli dell’area protetta dove sono state riscontrate innumerevoli irregolarità e attività illecite. Tra le violazioni non mancano costruzioni e ingressi abusivi, uccisione di animali protetti, reati predatori e danneggiamento di strutture dell’ente. Non sono mancate segnalazioni e denunce contro la pratica cruenta dei bocconi avvelenati, nella triste faida tra cacciatori, ed ancora nei confronti di cercatori di tartufo, in azione, ma privi di autorizzazione. L’operazione è stata diretta dal Comando Regionale dell'Umbria sotto la guida di Guido Conti. Impegnata, per 2 mesi, una task force di agenti della Forestale agli ordini del Comandante Conti che tra i suoi incarichi assolve anche al compito di coordinatore del Parco naturale regionale Sirente Velino. 
Sono stati 30 gli agenti del Corpo Forestale che hanno proceduto ad una serie di controlli, nel mirino sono finiti 70 allevatori e tra questi oltre la metà è risultata non in regola con le normative facendo emergere una situazione di assoluta illegalità aggravata dal fatto che le situazioni, in alcuni casi, erano ormai consolidate, quasi diventate normalità per gli allevatori sanzionati.
Tra le altre infrazioni rilevate dai Forestali: la mancata iscrizione degli animali allevati negli appositi registri, non tenuta delle previste concimaie e dei registri di stalla e l’abbandono di animali al pascolo. Le verifiche hanno portato alla identificazione di tartufai non autorizzati sorpresi a scavare con attrezzi non regolamentari. Nell’occasione i forestali hanno sequestrato 8 chili di tartufi che sono già stati consegnati alle mense della Caritas e ad alcune case di riposo della zona.
 Insomma, operosi e silenti gli agenti del Corpo forestale dello Stato hanno rimesso un po’ d’ordine nell’anarchia agro-pastorale d’Abruzzo, missione compiuta per un Abruzzo più pulito, in tutti i sensi.
Questo intervento non è il primo, infatti già nel 2011, sempre il Corpo Forestale dello Stato, coordinato dal comandante della Regione Umbria Guido Conti, denunciò 23 persone, sequestrato armi e inflitto alcune centinaia di multe. I controlli a tappeto che furono eseguiti in quell'anno erano mirati a rafforzare il servizio di controllo e monitoraggio a tutela della salute e dell’ambiente. Le azioni a tutto campo anche allora presero di mira il fenomeno del bracconaggio con il sequestro di armi e denunce a raffica. Anche allora nel settore ambientale i controlli certificarono abusi edilizi, scarichi di acque reflue non autorizzati, danneggiamento di bellezze naturali, taglio abusivo e furto di piante, pascolo abusivo e caccia in zone vietate.
Il comandante Conti è sempre in prima linea nelle grandi inchieste dell’Abruzzo, per meriti speciali è stato proposto alla prestigiosa onorificenza di "Commendatore" dai Prefetti di Pescara e L’Aquila si è distinto nelle grandi inchieste dell’Abruzzo e di altre regioni, tra cui le indagini, ricordiamo, sulla più grande discarica di rifiuti tossici d’Europa scoperta a Bussi e che ha portato al rinvio a giudizio di tutti i vertici Montedison coinvolti; l’inchiesta “Fangopoli” sui traffici di rifiuti tra Abruzzo, Marche, Puglia e Toscana, per la quale ha ricevuto il premio nazionale Legambiente “Ambiente e legalità”.
Per saperne di più: 
http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2014/11/04/news/animali-uccisi-blitz-della-forestale-1.10248462
http://www.marsicalive.it/?p=19785#ixzz3I54Nz5Hp

venerdì 31 ottobre 2014

IL RECUPERO DELLA MEMORIA PER I CADUTI DI LUCOLI DELLA GRANDE GUERRA NELLA FESTIVITA' DEI DEFUNTI

La tomba di un soldato di Lucoli della Grande Guerra nel cimitero di S. Giovanni


Il centenario della Grande Guerra (1915-1918), unito alla prossima festività della commemorazione dei defunti, rappresentano una importante occasione per richiamare l'attenzione sul tema della memoria dei caduti di Lucoli.

Nei quattro anni della Grande Guerra morirono in azione o per le ferite riportate almeno nove milioni di uomini, più del 13% dei mobilitati. Un numero di caduti più che doppio rispetto al totale di tutte le guerre dalla Rivoluzione francese al 1914. Nella sola battaglia della Somme, sul fronte occidentale fra il luglio e il novembre 1916, morirono più di un milione di soldati degli opposti schieramenti. La prima guerra mondiale, una guerra industriale e moderna, inaugurò la morte di massa. Ma se la morte era ovunque, il lutto apparteneva a ogni singola famiglia, che aveva bisogno di un luogo in cui piangere il proprio congiunto. La maggior parte dei soldati trovò sepoltura frettolosa in fosse comuni, ma molte migliaia letteralmente sparirono, dilaniati nelle trincee sconvolte o sepolti sotto le valanghe e nei crepacci del fronte alpino. Quelli che morivano negli ospedali delle retrovie trovavano generalmente posto nei cimiteri del villaggio più vicino, talvolta in spazi appositamente recintati. Cimiteri furono allestiti anche in prossimità dei campi di prigionia. Sul fronte orientale, assai più mobile, è incalcolabile il numero di soldati (turchi, russi, austro-tedeschi) che non poterono avere una sepoltura degna di questo nome. Di fronte all’enormità della tragedia s’impose ai governi – ma ebbe soluzione solo nel dopoguerra – anche un compito spirituale: far sì che la sepoltura rimandasse a un valore ideale, al mito del soldato sacrificatosi per il bene superiore della patria o per la gloria del suo impero. I cimiteri divennero così, negli anni fra le due guerre, “templi del culto nazionale” (G. L. Mosse), insieme ai monumenti ai caduti che costellano l’Europa.

Negli anni immediatamente successivi al conflitto la tematica fu quindi molto sentita dalle istituzioni e dalla collettività, soprattutto nel nord Italia e nacquero parchi e viali della rimembranza, luoghi del ricordo di grande forza evocativa e, nel tempo capaci di acquisire valenza monumentale e paesaggistica. La stessa motivazione concettuale ripresa dalla nostra Associazione con il giardino Botanico della Memoria dedicato alle vittime del terremoto d'Abruzzo. 
La Grande Guerra, tanto sanguinosa quanto povera di figure di "condottieri" da celebrare come eroi produrrà un'inversione di tendenza: nacquero i parchi urbani, dedicati a tutti i caduti, in cui l'elemento antropico entrò in simbiosi con quello naturale rappresentato dalle piante da mettere a dimora solitamente in numero pari a quello dei caduti che risiedevano nel centro dove si allestirono queste rappresentazioni simboliche. La funzione di tali piantagioni fu anche quella di concorrere all'educazione delle nuove generazioni.
Il messaggio sotteso a questo simbolismo legato alle alberature era quello della "rinascita", un messaggio di giovinezza piuttosto che di morte (Rosso 2006, p. 375).
Nel 1923 fu pubblicato un esaustivo quadro dello stato di realizzazione di parchi e viali (Lupi 1923, p. 115 e sgg) nella relazione si elencarono tutti i comuni nei quali risultarono istituiti i comitati per realizzare le cosiddette "selve votive". L'Abruzzo, in rapporto alla sua popolazione vantava il più alto tributo di vittime di guerra e i suoi governati si dimostrarono entusiasti della proposta ministeriale in particolare nell'area montana dell'aquilano, dove la percentuale di istituzione dei comitati sfiorò la totalità dei comuni. Nacquero centottantotto comitati ed all'Aquila furono realizzati 15 parchi e viali e forse non vi è memoria locale del fatto che uno di questi fosse a Lucoli.
A rimarcare la centralità di quei luoghi nella vita della collettività d'allora fu l'enorme mole di cartoline illustrate raffiguranti parchi e viali abruzzesi, questi luoghi furono per molto tempo oggetto di cura e devozione, sentimenti cessati al termine del conflitto della seconda guerra mondiale, visto che l'Abruzzo fu coinvolto direttamente con il fronte di guerra attestato sulla linea Gustav. 
Il parco della rimembranza di Lucoli, fu uno di quelli soppressi con una nota del 5 luglio 1932, fu abolito a causa "dello stato di deplorevole abbandono in cui era stato tenuto", ordinando al Delegato municipale di Lucoli, Giovanbattista Palumbo, di rimuovere gli ultimi "avanzi che ne sono rimasti" (ASAQ, Comune dell'Aquila, LL.PP. e comunicazioni, CL4, Busta 256, f.7).
Oggi cosa resta a Lucoli in memoria dei caduti della Grande Guerra?


Monumento ai caduti di Lucoli a Collimento
Un monumento a Collimento, un altro monumento recentemente inaugurato in nome dei caduti delle Patrie Battaglie, realizzato su iniziativa dell'Accademia Culturale Internazionale San Giovanni Crisostomo e delle croci di ferro annerite dal tempo nel cimitero di San Giovanni ove giacciono i resti di coloro che nessuno ricorda più.
Abbiamo voluto dedicare un pensiero a quelle croci anonime poste in terra a marcare una simulacro che nessuno visita più, identificate con dei numeri e neanche con un nome.
La funzione dei cimiteri è una funzione dell’immaginario. Il cimitero, e tutto ciò che vi si fa, è una sorta di “teatro dell’anima”: la terra rappresenta l’anima, la fotografia e il nome sulla tomba una sorta di coperchio che non fa “passare” il defunto. L’interiorizzazione del morto lo fa diventare una parte di noi sempre presente nonostante la sua assenza.
Le tombe dei militari che riposano a S. Giovanni non hanno nè foto nè nome, sono posate lì come pietre che non suscitano ricordi.
In occasione della festività dei defunti, del prossimo 4 novembre festa delle Forze Armate e, anche dell'11 novembre giorno della memoria per i caduti della Grande Guerra, abbiamo voluto dedicare i nostri pensieri e l'attenzione di chi ci segue alle tombe numero 78 e numero 53.
Lavoreremo per riportare alla luce i nomi dei soldati che vi giacciono per raccontare, se possibile, le loro storie e coltivare in questo modo la memoria di una comunità che non deve essere perduta.

Viene osservato l'11 novembre il "Remembrance Day" giorno in cui nel 1918 finì la Prima Guerra mondiale ed il fiore di papavero ne è il simbolo

Testo liberamente tratto dall'articolo di Aldo Giorgio Pezzi e Patrizia Luciana Tomassetti pubblicato sulla rivista "ArcHistoR anno I (2014) n.1" intitolato: "Il recupero della memoria:parchi e viali della Rimembranza. Primi esiti di una ricerca in Abruzzo".

venerdì 24 ottobre 2014

Giardino Botanico Appenninico Campo Felice Lucoli (Abruzzo) is included in the survey panel for European Arctic and Alpine Botanic Gardens

I giardini botanici alpini d'Europa

Alpine and Arctic Botanical Gardens are an extraordinary set of gardens, with their own history, outstanding collections, and specific challenges. To share knowledge and experiences within their field, the first Congress of Alpine and Arctic Botanical Gardens (“AABG I”) was held in Lautaret in 2006. In 2009, Munich proudly hosted the second congress (“AABG II”).
With the help of a private donation, Munich Botanic Garden has prepared a map of Arctic and Alpine Botanic Gardens in Europe. 66 gardens met the criteria for inclusion: 44 gardens at high altitudes (>1200 m a.s.l.); 5 gardens near the Polar Circle (>64°N); 17 gardens neither in high altitudes nor near the Polar Circle, but dedicated exclusively to alpine and arctic plant species. With 25 alpine botanic gardens, Italy holds the greatest number and one is in Lucoli (AQ): the Giardino Botanico Appenninico Campo Felice.

Crocus vernus in Campo Felice Garden - Photo R. Soldati
The panel will be available as pdf-download for the whole community of Arctic and Alpine Botanic Gardens.
One of the conclusions of the previous conference in Lautaret in 2006 was that a hardware table, which gives a survey of all the Alpine and Arctic Botanic Gardens (AABG) in Europe, would be an attractive tool for every garden and would contribute to mutual publicity.
Munich Botanic Garden prepared this panel, with the financial support of a private sponsor and the patience of Christine Freitag for the layout. It was distributed during the 2009 conference as a pdf-file, so that each garden can adjust the size of the panel to its conditions. For the whole AABG community the panel is now also available as a download from the Lautaret webpage (http://sajf.ujf-grenoble.fr/).

Criteria for the selected gardens 
To compile the list of gardens to be displayed on the panel, selective criteria for an AABG had to be agreed. Of course an AABG has to fulfill the general definition of a Botanic Garden, given by by BGCI (Wyse-Jackson 1999):

“A botanic garden is an institution holding documented collections of living plants for the purposes of scientific research, conservation, display and education.”

But many Botanic Gardens hold alpine collections interalia. Therefore the definition of an AABG was narrowed further to those gardens, which are:
• located in high altitudes; >1.200 m a.s.l., or
• located near the polar circle; >64°N, or 64 Networking
• dedicated exclusively to alpine and arctic plants

Of an estimated total of 2.500 Botanic Gardens worldwide, probably far fewer than 100 meet these criteria. In the current survey for Europe a total of 67 AABGs were registered. 45 of them are in high altitudes, 5 near the polar circle, and 17 are neither in high altitudes nor near the polar circle, but their collections are are restricted to alpine and arctic plant species. 
Layout of the panel
During the selection of the Botanic Gardens for the table, it soon became clear that there would be little space to list more than the mere names. So it was decided that the aim of the table should be to give an idea of the overall distribution of European AABG. For each garden only basic information should be given, such as name, country, elevation, and rough location.
The panel’s size is 88 x 63 cm and displays the AABG distribution on a physical map of Europe, with a magnification of the Alps region. A short introduction in four languages (English, German, French, Italian) explains what kind of Botanic Gardens are included and where further information for the individual gardens can be found.
Country by country Italy holds the greatest number of Alpine botanic Gardens with 25. It is followed by Austria (12) and Switzerland (10).

Italy
Giardino Botanico Alpino ”Saussurea” Courmayeur (Val d’Aosta), 2.180 m
Giardino Botanico Alpino ”Paradisia” Parco Nazionale Gran Paradiso (Val d’Aosta), 1.700 m
Giardino di Castel Savoia Gressoney Saint-Jean (Val d’Aosta), 1.350 m
Giardino Botanico Alpino “Fum Bitz” Parco Val Sesia (Piemonte), 1.608 m
Giardino Botanico Montano “Nostra Signora di Oropa” Santuario di Oropa (Piemonte), 1.200 m
Giardino Botanico “Alpinia” Monte Mottarone (Piemonte), 800 m
Giardino Botanico Alpino “Bruno Peyronel” Colle Barant (Piemonte), 2.290 m
Giardino Botanico Alpino “Valderia” Terme di Valdieri (Piemonte), 1.370 m
Giardino Botanico Prealpino “Ruggero Tomaselli” Cima Campo dei Fiori (Lombardia), 1.226 m
Giardino Botanico Alpino “Rezia” Bormio (Lombardia); 1.350 - 1.420 m
Giardino Botanico Alpino ”Viotte” Monte Bondone (Trentino), 1.540 m
Orto Botanico del Monte Baldo Monte Baldo (Veneto), 1.230 m
Giardino Botanico Alpino “San Marco” Monte Pasubio (Veneto), 1.040 m
Giardino Botanico Alpino Monte Corno Monte Corno (Veneto), 1.350 m
Giardino Botanico Alpino “Antonio Segni” Monte Civetta (Veneto), 1.714 m
Giardino Botanico delle Alpi Orientali Monte Faverghera (Veneto), 1.500 -1.600 m
Giardino Botanico Alpino “Giangio Lorenzoni”Pian del Cansiglio (Veneto), 1.000 m
Giardino Botanico Alpino di Pietra Corva Monte Pietra di Corvo (Lombardia), 930 m
Giardino Botanico Alpino “Esperia” Monte Cimone (Emilia Romagna), 1.500 m
Orto Botanico “Pania di Corfino“ Piè Magnano (Toscana), 1.370 m
Orto Botanico delle Alpi Apuane “Pietro Pellegrini“ Pian della Fioba (Toscana), 900 m
Giardino Botanico Alpino di Campo Imperatore Gran Sasso (Abruzzo); 2.110 m
Giardino della Flora Appenninica di Capracotta Capracotta (Molise), 1.550 m
Giardino Botanico “Nuova Gussonea“
https://sajf.ujf-grenoble.fr/sites/sajf/files/pdf/ProceedingsMunich2009.pdf

Author's note
Currently, the Botanical Garden lives in a state of neglect. Could not have an institutional role that would allow it to be asked for advice in the area of environmental impact. The botanical garden was not cured by the institutions. Since its inception, has been flooded with all kinds of environmental destruction for which no one has ever asked if it was compatible coexistence. Unfortunately, the entire plateau of Campo Felice, is subject to environmental abuses in the name of tourism. 
Our Association complaint, since it was born, all kinds of environmental damage committed also fighting against the common callousness.
Photo by "Un Giardino in diretta"
Photo by "Un Giardino in diretta"
Photo by "Un Giardino in diretta"
http://giardinoindiretta.blogspot.it/2014/07/giardino-botanico-appenninico-di-campo.html