venerdì 31 gennaio 2014

POTENZIAMENTO IMPIANTI SCIISTICI, CEMENTIFICAZIONI, EDIFICI MAI COLLAUDATI, RIFIUTI: COSI' MUORE LA MONTAGNA. MA LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE ED IL PARCO VELINO SIRENTE COSA NE PENSANO?

VISIONE DALL'ALTO DEGLI IMPIANTI  DA SKI DI CAMPO FELICE SIAMO NEL TERRITORIO
DEL  PARCO VELINO SIRENTE
LA SECONDA FOTO RITOCCATA CON FOTOSHOP RIPORTA IL SUOLO AD UNO STATO INCONTAMINATO
PRE-IMPIANTI


La visione dall'alto dimostra quanto le piste da sci abbiano modificato ed alterato la montagna.
E' dimostrato con cifre alla mano che non c'è un grande business connesso all'attività sportiva invernale soprattutto se la stagione è tarda come quest'anno, tutti si lamentano, nello sfondo lo spettro dei cambiamenti climatici. 
A Campo Felice senza neve in inverno il paesaggio è spettrale il vento che sibila tra i seggiolini sballottati dalla tormenta, appesi a funi immobili. Piloni poco manutenuti,  le famose scale mobili mai utilizzate che giacciono sulla piana e nessuno le smaltisce, queste sono come ruderi che nessuno rimuove anche se siamo in un Parco naturale. 
Le scale mobili in ferro

E che dire dello Skidome esempio di stupidità umana: costruito con specifiche tecniche errate perchè troppo vicino all'albergo "La Vecchia Miniera" e mai collaudato, che è andato all'asta diverse volte e che nessuno compra perchè si sa che c'è l'infrazione europea ed un finanziamento da restituire.
Lo Skidome quando fu inaugurato si percepisce la pericolosissima vicinanza con il tetto dell'albergo motivo per il quale non ottenne collaudo positivo.
Dalla foto si vede quanto cemento ed asfalto furono utilizzati che deturpano un'area dell'Altopiano.

Un articolo di qualche anno fa comparso su Repubblica faceva i conti in tasca all'attività turistica invernale, si parlava soprattutto degli impianti del nord ridotti al fallimento dal riscaldamento climatico e dalla speculazione immobiliare. Oltre centottanta nel solo Nord Italia. La metà di quelli -350- che sono stati chiusi finora. Centottanta vuol dire quattromila tralicci, centinaia di migliaia di metri cubi di cemento, seicentomila metri di fune d'acciaio, cinque milioni di metri di sbancamenti e di foresta pregiata trasformata in boscaglia. Ferri contorti come i ramponi di Achab sulla gobba della balena. 
Ma non c'è solo il clima tra le ragioni del fallimento. C'è anche la speculazione. Le seggiovie sono solo lo specchietto per le allodole per sdoganare seconde case e villini (quante abitazioni turistiche vuote ci sono a Lucoli?). "Meccanismo semplice", sottolinea Luigi Casanova di Mountain Wilderness. "Si compra il terreno a basso costo, si cambia il piano regolatore, poi si fa la seggiovia e si costruiscono case al quintuplo del valore". Se il gioco è spinto, la seggiovia chiude appena esaurita la sua funzione moltiplicatrice del valore immobiliare. 
Cambiano i luoghi, ma il trucco è lo stesso. C'è un pool che compra terreni, fonda una società e lancia un progetto sciistico, con un bel nome inventato da una società d'immagine. L'idea è nobile: "rilanciare zone depresse", così chi fa obiezioni è bollato come nemico del progresso. A quel punto la mano pubblica entra nella gestione-impianti e finisce per controllare se stessa. Così il gioco è fatto. Il sindaco promette occupazione e viene rieletto: intanto parte l'assalto alla montagna. Per indovinare il seguito basta leggere la storia dei ruderi nel vento. 
"Questi mostri di ferro e cemento che nessuno smantella rientrano in un discorso più vasto" spiega il geografo Franco Michieli additando lo stato pietoso dell'arredo urbano a Santa Caterina Valfurva, Sondrio. "Il legame con la terra è saltato, i montanari ormai ignorano il brutto. Piloni, immondizie, terrapieni, sbancamenti: tutto invisibile. Si cerca di riprodurre il parco-giochi, e così si svende il valore più grosso: l'incanto dei luoghi". 
E intanto il conflitto tra ambiente e ski-business aumenta in modo drammatico. Servono piste sempre più lisce e veloci, così si lavora a colossali sbancamenti e si prosciugano interi fiumi per l'innevamento artificiale. E c'è di peggio: la monocultura dello sci finisce per "cannibalizzare" tutte le altre opzioni (albergo diffuso, mobilità alternativa ecc.) perché distrugge i luoghi. Vedi Recoaro, dove le gloriose terme sono in agonia, ma si finanzia un impianto a quota mille, dove nevica un anno su cinque. 
Ruggisce Fausto De Stefani, scalatore dei quattordici Ottomila e leader carismatico di Mountain Wilderness: "Uno: tutti gli impianti sono in passivo. Due: il clima è cambiato. Tre: gli italiani sono più poveri. Basta o non basta a dire che un modello di sviluppo va ridisegnato? E invece no, siamo furbi noi italiani. Continuiamo a vivere come progresso un fallimento che ha i suoi monumenti arrugginiti in tutto il Paese". 
Ed a Campo Felice cosa sta succedendo alla Montagna ed all'intero Altipiano?
Guardate che bolle in pentola nella cucina dei Comuni dell'"area omogenea della neve"....






Solita idea "nobile" per il "rilancio dello sviluppo e la valorizzazione aquilana del cratere, colpita dal sisma del 06.04.2009, ai fini ambientali e turistici". 
"I comuni di Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio, Ovindoli, Lucoli, sottoscrittori del protocollo d'intesa del 03.03.2011, sono interessati e coinvolti per lo sviluppo dell'area omogenea riguardante il comprensorio Velino Sirente"....la loro volontà è quella della "creazione di un'unica stazione sciistica che collega gli impianti sciistici di Ovindoli, Monte Magnolia e quelli di Rocca di Cambio-Campo Felice". E' quindi "necessario portare a conoscenza dell'Ente Parco Velino Sirente l'ambito territoriale interessato alla realizzazione del collegamento tra gli impianti sciistici....al fine di permettere allo stesso Ente parco l'adozione di tutti gli atti tecnici ed amministrativi di propria competenza". Altre sintesi del documento: "per quanto riguarda il Comprensorio Velino Sirente è previsto il collegamento degli impianti sciistici, con un approccio imprescindibile dalla tutela ambientale; tutela ambientale che, ricorda, rappresenta la ricchezza del nostro territorio. Nel caso particolare del collegamento degli impianti sciistici, bisogna capire come far per mettere insieme due realtà imprenditoriali e tutelare, allo stesso tempo il territorio" (quindi ancora non si è capito...). "Il Parco Regionale Sirente Velino deve dire se impatta o meno da un punto di vista ambientale"; "la volontà delle amministrazioni a realizzare tale collegamento auspica che la Comunità del Parco si faccia carico di tale volontà, per poi far sì che il Consiglio del Parco introduca tale collegamento nella pianificazione territoriale del Parco".
Abbiamo tutti creduto nella salvaguardia dei confini dell'Ente Parco Sirente Velino: ora ci aspettiamo che intervenga, perchè tirato in ballo dalle sue responsabilità istituzionali, con un approccio ambientale e tecnicamente appropriato in merito a questa proposta che se non valutata correttamente rischia di cementificare ulteriormente un'area protetta.
Ci piacerebbe anche stimolare un dibattito con le Associazioni Ambientaliste che a più riprese si sono occupate dell'Altopiano di Campo Felice: che cosa ne pensano di questo nuovo progetto?
Documentazione: 
http://comune-info.net/2013/01/neve-finta-e-boschi-violati/
http://www.mountainwilderness.it/news/displaynews.php?idnews=369
 

martedì 28 gennaio 2014

31,7 MILIONI DI EURO PER LA RICOSTRUZIONE NEL 2014. LO RENDE NOTO L'UFFICIO SPECIALE PER LA RICOSTRUZIONE DEI COMUNI DEL CRATERE

LEGGIAMO DALLA STAMPA LOCALE

Il documento di programmazione triennale 2013/2015 della ricostruzione pubblica dei 56 comuni del cratere sismico vede gli enti locali quali soggetti attuatori di interventi per 126.450.000 milioni ripartiti in 60,2 milioni di euro per il 2013, 31,7 per il 2014 e 34,5 per il 2015. Lo rende noto l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere. 

«Già con le sole risorse di cassa disponibili dal mese di maggio del 2013, 15,8 milioni di euro - si legge in una nota - sono stati avviati alcuni progetti ritenuti prioritari nel cratere, che si sono ad oggi concretizzati in 15 bandi e altrettanti cantieri per un importo di oltre 5 milioni di euro. A questi interventi, si sono sommati gli stanziamenti per 4 milioni di euro finalizzati a dare copertura finanziaria ai bandi per la redazione dei piani di ricostruzione per quei comuni che ancora non erano provvisti di questo strumento di pianificazione economica, temporale ed urbanistica del processo di rinascita dei centri storici». 
«Allo stato attuale - si legge ancora nella nota - le risorse disponibili garantiscono copertura finanziaria ad oltre 150 interventi di ricostruzione pubblica nei Comuni del Cratere per la riparazione delle sedi comunali, dell'edilizia residenziale pubblica, dell'edilizia cimiteriale e delle infrastrutture pubbliche danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009».
«Rimangono, inoltre, ancora da finalizzare in specifici progetti - prosegue la nota - circa 12 milioni di euro per il 2014 e 34 milioni di euro per il 2015 che al momento sono destinati alla riparazione delle reti, delle infrastrutture, degli spazi pubblici e degli immobili comunali siti all'interno della perimetrazione definita dai Pdr (Piani Di Ricostruzione). Attività non di poco conto sarà la messa in sicurezza del sottosuolo di alcuni borghi, in particolare laddove il sisma ha messo in evidenza la presenza di cavità sotterranee anche di notevole estensione sia naturali che antropiche che costituiscono una vulnerabilità per l'edilizia privata e le infrastrutture pubbliche. Tutte le informazioni e il dettaglio degli interventi che verranno realizzati su ogni Comune, sono già reperibili al link http://www.usrc.it/RicostruzionePub01.aspx. Per agevolare e potenziare le attività di monitoraggio degli interventi, in questa fase si sta procedendo all'inserimento di tutte le informazioni nel geodatabase cartografico USRC, che rappresenta il collettore di tutte le informazioni sulle attività di ricostruzione, organizzate in un Sistema Informativo Territoriale su base GIS».

16/4/2013 - Ripartizione Fondi € 120.251.806,69 (Per Area Omogenea)

Ripartizione Fondi € 9.943.667,76 (Per Comune - AO 9)
LUCOLI € 3.321.093,88
OVINDOLI € 1.370.448,69
ROCCA DI CAMBIO € 2.076.873,94
ROCCA DI MEZZO € 3.175.251,25

http://www.usrc.it/RicostruzionePri01.aspx
Per saperne di più sulle opere di ricostruzione determinate per il Comune di Lucoli ecco alcuni link:

lunedì 20 gennaio 2014

I cavalli agricoli italiani da tiro pesante rapido dell'allevamento di Anna Diamanti e Enrico Cordeschi a San Pietro


L'Associazione italiana allevatori (Aia), per la settima volta consecutiva, ha deciso di celebrare in forma solenne la festa di Sant'Antonio Abate, protettore degli animali e patrono di tutti gli allevatori, che ricorre il 17 gennaio. Più di 4 mila allevatori provenienti da tutta la Penisola si sono dati appuntamento a piazza San Pietro per partecipare alla messa celebrata dal cardinale Angelo Comastri e visitare la fattoria a cielo aperto allestita davanti al colonnato del Bernini.
Non possiamo non citare tra gli allevatori presenti quello di Anna Diamanti e Enrico Cordeschi, di Lucoli che hanno sfilato per via della Conciliazione, dando splendore all'imprenditorialità del territorio.
La celebrazione della festività di Sant'Antonio è una delle ricorrenze più sentite nelle campagne italiane. In questa giornata, da sempre, si benedicono le stalle e gli animali si tratta di una cerimonia antica, che si perde nel tempo, testimoniata dalle immagini e dalle statue votive del santo che vengono esposte all'esterno delle aziende agricole a protezione di uomini, mandrie e raccolti. Nell'omelia non sono mancate le parole di incoraggiamento per gli allevatori e le loro famiglie: «Il Signore - ha detto Comastri - ci ha fatti custodi e non padroni del Creato ed è in quest'ottica che dovete condurre la vostra attività di agricoltori. Tenendo sempre ben presente che se manca la luce della fede il Libro della vita è indecifrabile. Un valore di inestimabile importanza che vi esorto a trasmettere alle giovani generazioni».
Al termine della messa in piazza Pio XII è proseguita la tradizionale benedizione di uomini e animali, con i cavalli e i cavalieri che hanno partecipato alla sfilata lungo via della Conciliazione, aperta dalla Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo.
Due parole sui cavalli agricoli da tiro pesante. L'assenza storica di un ceppo equino di origine italiana da utilizzare nei lavori pesanti in campo agricolo e militare fu all'origine del processo di selezione di questa razza. Tra il 1911 e il 1926, l'incrocio di stalloni bretoni di ceppo Norfolk con fattrici di varia origine (Hackney, Percheron, Bretoni e Belghe/Ardennesi) permise agli allevatori di ottenere un cavallo di mole medio-pesante, ma elegante nei movimenti che risultava adeguato allo scopo prefisso. Nel 1926 furono istituite, pertanto, delle "stazioni di fecondazione selezionate" e nel 1927 nacque la prima generazione di puledri controllata per legge.
Sul finire degli
anni 1950 venne istituito il libro genealogico (LG) della razza che fu inizialmente gestito dall’Istituto d’incremento ippico di Ferrara (ex deposito stalloni dell'Esercito Italiano) e, successivamente, dall'Associazione nazionale allevatori del cavallo agricolo italiano da tiro pesante rapido (ANACAITPR) sotto il controllo del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali.
Cavallo da tiro pesante
 

venerdì 17 gennaio 2014

IL SISTEMA DEI PARCHI E DELLE AREE PROTETTE ABRUZZESI NELL'ELENCO DEI MONUMENTI NATURALI DEL MONDO DELL'UNESCO

I partecipanti alla giornata di riflessione sui Parchi, organizzata a Fontecchio il giorno 7 dicembre 2013 dall'Associazione Mountain Wilderness Italia Onlus con la collaborazione del Comune di Fontecchio, dopo aver preso visione della attuale situazione dei Parchi nazionali italiani, delle proposte di parziale modifica della legge quadro 394/91, delle criticità esistenti in particolare nei parchi nazionali e regionali abruzzese hanno formulato all'unanimità i punti di attenzione formalizzati nel documento seguente. Tra i firmatari del documento anche la nostra Associazione.
Il Presidente Nazionale di Mountain Wilderness Italia, prof. Carlo Alberto Pinelli, noto alpinista e ambientalista a livello internazionale, ha introdotto i lavori con un’ampia relazione sullo stato dei parchi nazionali, sui rischi che la legge quadro Aree Protette 394/91 corre con i disegni di legge presentati da alcune forze politiche in Parlamento, che tendono a minare l’impianto della suddetta legge con l’obiettivo di ridurre le garanzie per la tutela del paesaggio e della biodiversità. Inoltre, tra i tanti spunti offerti, ha proposto che la modifica della legge 394/91 avvenga attraverso un processo partecipato e che nei Consigli di amministrazione sia prevista la rappresentanza del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali a garanzia del ricco patrimonio paesaggistico, archeologico, artistico e culturale presente nelle aree protette italiane. Si è sviluppato un interessante e stimolante dibattito sulle criticità nelle aree protette abruzzesi, sulla strage degli orsi marsicani nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sui rischi sanitari che corrono i camosci con l’invasione del loro Habitat da parte di carvi e bovini, sulle esercitazioni militari, sulla rete senti eristica obsoleta, sulla mancata istituzione delle aree contigue (aree esposte ad una pianificazione improvvisata e aggressiva), sulla scarsa trasparenza e comunicazione degli enti parco nei confronti della comunità residente, sulla mancata approvazione dei Piani di gestione. Il prof. Marano Mario Viola, Responsabile Mountain Wilderness Abruzzo, ha chiesto ai partecipanti di sostenere la proposta Montagne d’Abruzzo Patrimonio Unesco. Al termine della giornata è stato approvato all’unanimità il documento contenente quattro punti qualificanti, che segue, da inviare alla Commissione Ambiente del Senato, al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e alla Regione Abruzzo.
La giornata di Fontecchio ha segnato una svolta nelle relazioni tra associazioni ambientaliste, comitati, enti parco, enti locali: l’inizio di un percorso unitario per impedire la riduzione e la privatizzazione dei parchi e lo stravolgimento della legge quadro Aree Protette 394/91. Il prof. Carlo Alberto Pinelli ha annunciato che a Fontecchio, nel prossimo mese di marzo, si svolgerà un convegno nazionale sui parchi con la presenza di esperti di grande rilevanza.



mercoledì 15 gennaio 2014

OBIETTIVO SUPERAMENTO EMERGENZA DETERMINATA DAL SISMA MA C'E' LA VARIABILE SICUREZZA NEL TERRITORIO.......

In tanti documenti programmatici amministrativi si legge oramai da quasi cinque anni che occorre superare l’emergenza determinata dall’evento sismico dell’aprile 2009 attraverso la ripresa socio economica e produttiva nei territori colpiti mediante il ripristino delle attività economiche e sociali.
Non è un mistero che al momento, le attività produttive localizzate su un’ampia parte del territorio regionale risultano fortemente penalizzate da diseconomie evidenziate nelle analisi del contesto ed amplificate dal recente evento calamitoso. Tali diseconomie provocano pesanti ripercussioni anche sul piano occupazionale e sociale ed enfatizzano il processo di contrazione demografica già in atto nei comuni delle aree interne e montane, ancor più se del cratere.
Il sisma ha prodotto delle flessioni economiche e produttive in certi settori, ulteriormente aggravati in una fase economica congiunturale generale contrassegnata da indici con segno negativo (crisi economica – finanziaria).
Tutto questo vale anche per Lucoli la cui ricchezza prioritaria è rappresentata dall'offerta turistica, offerta di destinazione, di un sistema territoriale sul quale poter intrecciare percorsi ed itinerari tematici, di intersezioni e complementarità fra settori e filiere, di risorse fruibili, di servizi ricettivi e complementari diffusi su un territorio percepito e fruito dal turista al di la dei confini strettamente amministrativi, un sistema di accoglienza complessivo, di accessibilità, di mobilità, di integrazione fra offerte di prodotti e di linee commerciali riconducibili anche alla cosiddetta “marca” Abruzzo.
La Frazione di Colle di Lucoli come Pompei
Dopo il sisma, infatti, il collasso dell’economia turistica, inevitabilmente connesso con i danni strutturali al patrimonio abitativo di residenti e villeggianti, ha scompaginato questa economia. Il danno commerciale, di immagine, di posizionamento, di appeal turistico, è stato enorme, le difficoltà connesse alla ricostruzione lo hanno amplificato.
I piccoli borghi giacciono, con poche eccezioni, congelati nella loro rovina strutturale, abbandonati dagli uomini.E’ qui che si innesta un’altra e più subdola emergenza quella della sicurezza dei beni, anche artistici ed architettonici, oltre che privati, presenti negli immobili lesionati ed inagibili di Lucoli.
Uno dei dipinti trafugati, ad agosto 2012, nella Chiesa di S. Maria delle Grazie della Frazione Spogna: "Visione della Beata Cristina". Beata Cristina da Lucoli, Cristo, suore, angeli, cherubini, inginocchiatoio. Stato di conservazione: discreto. Soggetto: visione della Beata Cristina da Lucoli. Estensione: 140 x 100. Materia e tecnica: tela/ pittura a olio. Data di creazione: 1700.
 

Tale emergenza è diffusa su tutto il territorio ed è esplosa dopo il sisma. L'impegno della forze dell'ordine è encomiabile, ma forse serve un potenziamento degli organici. I sindaci dei Comuni dell'Aquilano, alle prese con il dilagante fenomeno della microcriminalità, hanno bocciato l'idea di turni di vigilanza organizzati dai cittadini, per potenziare i controlli e prevenire atti criminosi. Ed hanno più volte richiesto l’aumento del numero di agenti in servizio nel cratere.
Le abitudini, dopo il terremoto, sono cambiate e di questo i cittadini devono essere consapevoli, dovrebbero avere anche un ruolo più attivo, segnalando alle forze dell'ordine movimenti sospetti.
Tutti sanno che a Lucoli sono avvenuti molti episodi di microcriminalità come i furti di rame, sempre più numerosi, messi a segno di notte, persino nei cimiteri.
La prospettiva è ancora più preoccupante, infatti con l'apertura dei cantieri legati alla ricostruzione pesante arriverà altra manodopera e i problemi di controllo del territorio aumenteranno. Anche Emilio Nusca, ex sindaco di Rocca di Mezzo e coordinatore dei sindaci del cratere, affermò in una intervista che «occorre un aumento delle forze dell'ordine in servizio nell'aquilano, in particolare nei piccoli centri e nelle zone periferiche. La rapida diffusione della microcriminalità è un dato incontrovertibile, ma il controllo spetta alle istituzioni».
E’ degli ultimissimi giorni di dicembre la notizia dei controlli richiesti sul territorio di Lucoli, alle forze del Nucleo Prevenzione Crimini, da parte del Sindaco di Lucoli Valter Chiappini, controlli giunti un momento di “pieno turistico” ma sempre emblematici ed in grado di fornire chiari messaggi.
Apprezziamo questa iniziativa dell’Amministrazione Comunale di
Lucoli che vuole rappresentare un tentativo di salvaguardia dei nostri beni sui quali incombono minacce concrete di violazione e ruberia, perché posti nell’impossibilità di essere ricostruiti, tutt'ora inagibili e quindi forzosamente privati della presenza umana dei proprietari.
Siamo convinti che sia importante svolgere un lavoro complesso e armonioso di raccolta di memoria, di tessitura, di conoscenza della Comunità, di consapevolezza delle ricchezze artistiche esistenti sul territorio, di dialogo e interazione continua tra Istituzioni e cittadini perché permette a chi di dovere (Istituzioni e forze di pubblica sicurezza) di adeguare i suoi strumenti per meglio intervenire nella tutela del territorio e delle sue ricchezze materiali, artistiche, naturali (siano esse pubbliche o private). Questo lavoro di integrazione va svolto anche dai privati cittadini, che, come più volte sollecitato da queste pagine debbono sentirsi motivati ad una cittadinanza attiva, sia collaborando con le Istituzioni, sia monitorando i loro beni per non lasciarli troppo a lungo incustoditi.
 

venerdì 10 gennaio 2014

LA RIFORMA DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE (PAC) IL RUOLO DI PRO NATURA E LE SPERANZE

Il Parlamento europeo ha approvato a grande maggioranza lo scorso novembre la riforma della Politica agricola comune (Pac). L'Assemblea ha votato tutti e cinque i testi in cui sono riunite le regole per la nuova Pac. Si è così concluso l'iter legislativo di una riforma che riguarda uno dei principali capitoli di spesa del bilancio Ue. Nei prossimi sette anni all'Italia arriveranno a vario titolo, sotto il capitolo Pac, fondi europei per 33,4 miliardi di euro. 
Si è scritto che la nuova Pac sarà più verde, più giovane e per certi aspetti più equa. Sarà più verde in quanto la riforma introduce pratiche agricole più rispettose dell'ambiente e quasi un terzo dei pagamenti diretti che l'Ue versa agli agricoltori saranno subordinati a misure ecologiche obbligatorie, come la diversificazione delle colture e la manutenzione permanente di prati e pascoli. La nuova Pac aprirà ai giovani, in quanto già dal 2014 una quota maggiore del bilancio agricolo verrà loro destinata. I produttori (fino a 40 anni) che si insedieranno per la prima volta in un'azienda agricola, otterranno infatti un incremento del 25%, per i primi 5 anni, dei pagamenti diritti Ue.
L'agricoltura europea sarà anche più equa in quanto i fondi verranno assegnati solo agli agricoltori 'attivi', ossia coloro che coltivano la terra. Inoltre, per la prima volta si riducono obbligatoriamente i pagamenti Ue alle aziende che ricevono di più, per darle a chi ha meno, o per creare nuovi posti di lavoro nelle aree rurali.
La politica agricola è uno dei più vecchi e dibattuti temi delle politiche comuni europee.
Questo settore di attività comunitarie fu originariamente sviluppato per garantire forniture di cibo a condizioni convenienti per il periodo post bellico, la conseguenza fu, che proprio per l'ottimo lavoro svolto, si dovettero gestire, poi, le politiche di governo delle eccedenze di massa. L'esistenza di questo comparto di attività comuni ha inoltre comportato la tendenza per gli agricoltori ad usare delle pratiche agricole ad alta intensità energetica, aspetto questo che ha prodotto una delle principali cause di degrado ambientale e perdita di biodiversità.
Nonostante una serie di riforme della politica agricola comune (PAC), avviata nel 1990, la PAC non è riuscita a produrre incentivi culturali per gli agricoltori spingendoli verso una maggiore sostenibilità. La Comunità Europea sta lavorando per predisporre il suo bilancio per il periodo 2013-2020 e si sta quindi presentando un'altra occasione per poter riformare la PAC. Parliamo di cifre importanti in quanto il bilancio della PAC rappresenta il 40 % del bilancio totale della Comunità Europea.
Grazie ad anni di campagne condotte per la sostenibilità svolte da parte di un gruppo di giornalisti, ricercatori e ONG le regole di trasparenza dell'Unione europea sono state cambiate nel 2007. Ciò ha reso possibile a chiunque abbia una connessione internet di poter scoprire chi riceve e cosa dalla PAC.
Le ricerche possono essere effettuate presso: www.farmsubsidy.org e attraverso il portale della Commissione europea con link a siti web nazionali: http://ec.europa.eu/agriculture/funding/index_en.htm
Link al sito web della Commissione sulla PAC :http://ec.europa.eu/agriculture/cap-post-2013/index_en.htm
Pro Natura è iscritta all'EEB (European Environmental Bureau*) ed è impegnata a livello europeo insieme ad altre Associazioni Ambientaliste nella predisposizione dei documenti e nelle attività di ricerca riguardanti l'Italia.  Il gruppo di lavoro agricoltura costituisce un forum unico dove gli ambientalisti di tutta Europa discutono questioni agricole dalle loro diverse prospettive ed esperienze. I rappresentanti di quasi tutti gli Stati membri dell'UE e di molti Paesi candidati lavorano insieme in questo gruppo. I suoi membri sono attivamente coinvolti nel rendere l'attuazione a livello nazionale della PAC più sostenibile in ottica ambientale e socialmente giusta. Dal mese di luglio 2013 abbiamo lavorato per la predisposizione di documenti tra i quali quello che riportiamo di seguito in lingua inglese dal quale si evince che quanto programmato nelle annualità precedenti è stato solo parzialmente realizzato dai nostri governi.

 
Attendiamo ora la nuova implementazione comunitaria del programma 2014-2020.
Si segnala a riguardo l'articolo: Confagricoltura L’Aquila incontra gli agricoltori

PostDateIconVenerdì 10 Gennaio 2014

L'imminente predisposizione del nuovo Piano di Sviluppo Rurale (PSR) da parte della regione Abruzzo e l’applicazione della riforma della Politica Agricola Comune (PAC) 2014-2020 appena varata dalla Commissione Europea sono i temi di una serie di seminari organizzati da Confagricoltura L’Aquila e destinati agli agricoltori.
“Gli agricoltori devono essere informati sulle novità recentemente approvate perché esse incidono profondamente sulle scelte degli imprenditori agricoli nei i prossimi 7 anni. Solo con la conoscenza delle opportunità è possibile affrontare consapevolmente le insidie del futuro che, certamente, non è roseo” afferma Fabrizio Lobene Presidente di Confagricoltura L’Aquila L’agricoltura che vuole l’Europa deve conciliare l’obiettivo della produttività con quello della sostenibilità dal momento che la domanda di derrate alimentari è destinata ad aumentare del 70% entro il 2050 unitamente alla forte crescita della domanda di mangimi, biomasse e biomateriali” Conclude Lobene.
Confagricoltura L’Aquila ricorda che negli ultimi anni si è registrata una tendenza al rallentamento dell’incremento della produttività nei paesi sviluppati. L’inversione di questa tendenza, però, deve avvenire nel rispetto della sostenibilità ambientale.
“I seminari, tenuti dai tecnici dell’organizzazione, sono aperti a tutti gli agricoltori” dichiara Stefano Fabrizi Direttore di Confagricoltura L’Aquila. “Saranno trattati anche temi di attualità quali le novità introdotte dalla Legge di stabilità in materia fiscale con l’introduzione delle nuove imposte IUC, TASI e TARI che hanno un rilevante impatto nei confronti delle imprese agricole, ed un tema molto sentito quale quello assicurativo nei confronti delle calamità naturali.” Conclude Fabrizi.
Gli  incontri si terranno nei seguenti giorni:

11 Gennaio 2014 ore 15,30
Sala Consiglio Comune Luco dei Marsi

13 Gennaio 2014 ore 15,00
Auditorium Enrico Fermi del Comune di Celano

14 Gennaio 2014  ore 15,00
Sala Consiglio Comune Ortucchio

16 Gennaio 2014 ore 15,00
Sala Consiglio Comune San Benedetto dei Marsi

21 Gennaio 2014 ore 15,00
Sala Consiglio Comune Magliano dei Marsi

23 Gennaio 2014 ore 15,00
Sala Consiglio Comune di Trasacco

30 Gennaio 2014Ore 15,30
Sala Convegni Sviluppo Italia Sulmona
Programma
La nuova P.A.C. 2014/2020 e il nuovo P.S.R.;
Le novità della legge di stabilità in agricoltura;
Il nuovo piano assicurativo nazionale.
http://www.agricolturaoggi.com/site/index.php?option=com_content&view=article&id=4170:confagricoltura-laquila-incontra-gli-agricoltori&catid=43:news-dallabruzzo&Itemid=61
 
*THE EEB: THE ENVIRONMENTAL VOICE OF EUROPEAN CITIZENS

We stand for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our aim is to ensure the EU secures a healthy environment and rich biodiversity for all.
Created in 1974, the EEB is now Europe's largest federation of environmental organisations with 140+ member organisations who gain their membership from the general public. Because of this, we are guided by the voices of 15 million European citizens, and act as the ears and voice of its members towards the EU decision makers.
We work on a vast array of environmental issues and our policy officers use experts, scientists, our members, and politicians to work towards developing and protecting environmental policies. Take a look at our

Activities section which explains what we work on and what we do, and our EEB Work Programme 2013 for much more detail on our activities this year.
Our office in Brussels closely coordinates EU-oriented activities with EEB Members at national level around Europe. We also work in coalitions, such as the
Green 10 and Spring Alliance, as well as in ad-hoc coalitions with representatives of other interest groups when appropriate.
 

mercoledì 8 gennaio 2014

Forestale del Comando di Lucoli salva a Campo Felice due appassionati di sleddog e i loro 12 cani.

Leggiamo dalla stampa locale di ieri.

(ASCA) - L'Aquila, 7 gennaio 2014 - Solo un grande spavento: grazie al tempestivo intervento della Forestale sono rimasti illesi due fratelli cinquantenni aquilani, impegnati nella pratica dello sleddog, precipitati in un lago nella piana di Campo Felice, mentre ne percorrevano la superficie ghiacciata.
Lo spessore del ghiaccio, assottigliatosi per il repentino rialzo termico, ha ceduto al passaggio dei due conduttori e della slitta trainata da 12 husky. I due uomini sono caduti nel lago rimanendo sommersi dall'acqua fino al bacino, mentre i cani, legati tra loro, non riuscivano a guadagnare la riva. Partita la richiesta d'aiuto sono intervenuti sul posto i Forestali del soccorso e vigilanza sulle piste da sci che operano a Campo Felice e quelli del Comando Stazione Forestale di Lucoli.
Il tempestivo intervento ha permesso di salvare gli animali dall'assideramento e di riportare a riva i due fratelli. Grande lo spavento per i due appassionati dello sleddog, completamente illesi, mentre i 12 husky hanno riportato solo un lieve principio di assideramento, in attesa di essere visitati da un veterinario che ne accerti definitivamente lo stato di salute.
Da qualche anno a questa parte anche in Italia va crescendo la popolarità delle corse con cani da slitta, note anche come sleddog. Questo sport – se così vogliamo chiamarlo – inizia a diffondersi nella nostra penisola alla fine degli anni Ottanta, sull’onda del successo riscosso a quell’epoca dai cani di razza Siberian Husky.
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Oggi questa pratica conta numerosi club, centri e scuole sparsi in tutta Italia, con gare e manifestazioni promozionali organizzate ogni anno e una federazione nazionale attiva dal 2003. Il 4 febbraio 2011 si è svolto a Campo Felice il Campionato Europeo di Sleddog. Le gare di sleddog possono essere praticate su percorsi brevi (6-40 Km) a ritmi molto sostenuti, oppure a tappe su tragitti più lunghi (che possono arrivare anche oltre i 1500 Km) e a ritmi più lenti ma mantenuti più a lungo.
Se è vero che i cani sono buoni corridori e ottimi marciatori, non si può sostenere che queste competizioni siano naturali.

I cani usati in queste gare, contrariamente alle apparenze, non trovano niente di entusiasmante nel trainare pesanti slitte a ritmo di corsa o in marce esasperate della durata di diverse ore.
Ciò è in evidente contrasto con la natura dell’animale, infatti in natura un lupo – progenitore del cane – si impegna in una corsa solo in caso di necessità (per caccia o fuga) oppure per gioco, mentre le lunghe perlustrazioni per gli estesi territori di caccia consistono in lente e tranquille passeggiate. Inoltre chiunque può facilmente osservare come un cane lasciato libero viva immerso nei suoi sensi, fermandosi ripetutamente per annusare, scrutare, ascoltare, mentre nella rigida disciplina imposta nelle sleddog tutto ciò viene negato all’animale. Infine, questa attività incrementa la nascita di animali per un destino in cattività: e la vita in cattività non è affatto naturale, e ciò vale anche per il cane, benché le abitudini umane possano lasciare apparire la sua costrizione in cattività come qualcosa di accettabile e normale.
Inoltre, a differenza di un atleta, che si dedica a lunghi e faticosi allenamenti e a gare estenuanti in quanto fortemente motivato, un cane da slitta – così come qualsiasi altro animale sfruttato in competizioni simili – non comprende il senso degli intensi sforzi fisici che è costretto a compiere. E l’essere sottoposti ad uno sforzo al limite della propria resistenza fisica senza essere sostenuti da una adeguata motivazione genera inevitabilmente stress e sofferenza psicologica. I cosiddetti premi (qualche bocconcino e qualche carezza), che dovrebbero rientrare in un normale modo di rapportarsi con un cane domestico, non sono tali da poter giustificare allenamenti così intensi e gare così stremanti.

Poiché l’esito di queste gare è determinato unicamente dalle prestazioni fisiche dei cani e non richiede nessuna abilità particolare né del musher (il pilota della slitta) né degli animali, è facile ipotizzare – così come avviene nelle corse con cavalli – il ricorso frequente a sostanze dopanti che ne incrementino le capacità fisiche: l’uso del doping viene infatti scoraggiato dagli stessi regolamenti dell’ISDRA (International Sled Dog Racing Association), che sanzionano «l’uso di qualsiasi sostanza (dagli steroidi all’aspirina) che possa influire sulle prestazioni di un cane».
La somministrazione di queste droghe rappresenta per l’animale un ulteriore elemento di sofferenza psicologica, in quanto l’alterazione artificiale della fisiologia viene percepita dall’animale ma risulta incomprensibile poiché estranea alle sue sensazioni fisiologiche normali.
Oltre a tutto ciò, poiché queste competizioni richiedono l’uso di soli cani sani e giovani, è facile intuire il triste destino che spetta a quei cani che subiscono traumi fisici, che si ammalano, che invecchiano. Si consideri che un musher può possedere anche un “team” di 16 cani, per cui un cane non più idoneo a correre rappresenta solo una spesa supplementare.
Anche durante le pause, i cani sono tenuti a rimanere all’aperto. In molti stati degli USA tenere un cane fuori per 10 giorni con temperature ghiacciate sarebbe considerato un reato di maltrattamento, ma le leggi dell’Alaska esentano le sleddog da queste limitazioni: invece di essere considerato un reato, questo è un requisito dell’Iditarod.
I musher possono partecipare con team da 12 a 16 cani, ma poiché molti cani rimangono feriti o stremati lungo il tragitto, solo chi arriva al traguardo con almeno sei cani può dichiararsi vincitore. Lungo il percorso sono previsti controlli medici per i cani, ma la maggior parte dei veterinari appartengono all’International Sled Dog Veterinary Medical Association, un’associazione che promuove le corse di sleddog, che pertanto ha tutto l’interesse a tenere nascosti gli aspetti più tetri di questa gara.
Secondo stime dello Sled Dog Action Coalition, almeno 142 cani sono morti nelle varie edizioni. Un musher viene sospeso se il cane muore per maltrattamenti, ma non viene squalificato se «la causa di morte è dovuta a circostanza, natura del sentiero o forza al di là del controllo del musher. Questo comprende i rischi del viaggio in terre selvagge. […] La morte di un cane è un evento spiacevole, ma ci sono casi in cui ciò può essere considerato inevitabile».

In qualità di animalisti ed ambientalisti non consideriamo favorevolmente questa pseudo attività sportiva.
Per saperne di più:
http://wwwhttp://www.corriere.it/animali/12_marzo_06/sleddog-maltratta-cani-durante-gara-musher-italiano-sospeso_eacb0690-6795-11e1-894d-3b3e16fcb429.shtml.animalstation.it/slitte-di-sofferenza-e-morte/
http://www.sos-gaia.org/news/45-il-triste-caso-dei-cani-del-moncenisio.html
http://www.geapress.org/m/cani-da-slitta-gli-husky-uccisi-in-canada-e-i-maltrattamenti-sugli-sleddogs-foto/11587

COMUNICATO STAMPA DELL'ORGANIZZAZIONE REGIONALE PRO NATURA ABRUZZO


Il lupo trovato a Poggio Picenze - foto Abruzzo24ore
E’ di oggi la notizia del ritrovamento di un esemplare di lupo maschio morto a Poggio Picenze (L’Aquila), in un campo nei pressi della zona industriale di Varranoni. Con molta probabilità l’animale è stato investito da un'auto nella notte.
Negli ultimi 6 mesi sono stati una decina i lupi morti sulle strade dell'Aquilano, e molti esemplari sono vittima anche di atti di bracconaggio nel Parco Nazionale d’Abruzzo e non solo.  Colpi di fucile,  lacci, trappole, rischiano  di decimare la popolazione di lupo appenninico.
Questo magnifico essere vivente, oggetto di tutela e protezione, viene ucciso perchè è considerato pericoloso per le greggi e per l’uomo. Tale falsa convinzione è  frutto di antichi retaggi culturali e della scarsa conoscenza della specie. Emblematiche sotto questo punto di vista sono le favole ed i racconti che hanno da sempre visto il lupo come l’ animale malvagio  per eccellenza.
“Cappuccetto Rosso”, “I tre porcellini” , il “Pierino” di una fiaba russa musicata da  Prokof'ev devono sempre confrontarsi con il lupo cattivo:  e se si va più indietro nel tempo non è possibile non ricordare la fiaba “il lupo e l’agnello” di Fedro.
Ma il lupo è cattivo solo nelle favole! Ed il timore verso questo animale ha radici ancestrali e rappresenta la paura per ciò che non riusciamo a comprendere. Infatti  il lupo, elusivo e misterioso per sua stessa natura,  è in realtà il baluardo della fauna appennica e non solo.

Organizzazione Regionale Pro Natura Abruzzo
Consultare l'articolo che segue scritto dal Prof. Mauro Furlani sul lupo. Pubblicato il 4 gennaio 2014.

Per saperne di più:

sabato 4 gennaio 2014

IL LUPO: PRESENZA INGOMBRANTE O POSSIBILE RISORSA? ARTICOLO DI MAURO FURLANI PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA

Esemplare di lupo femmina - Foto Fabrizio Soldati
Le numerose uccisioni di lupi che si susseguono in Italia, le ultime in Maremma, impongono una maggiore e più efficacie prevenzione e repressione di questi atti criminosi ma anche una riflessione sul fenomeno.
Questa specie, negli anni ’80 era ridotta ad un centinaio di individui con nuclei sparsi e separati gli uni dagli altri lungo la dorsale appenninica.
Anche se probabilmente il numero all’epoca poteva risultare sottostimato, certo la sproporzione con il numero di cani vaganti, randagi e inselvatichiti era ed è anche tutt’oggi enorme.
Un contributo importante per migliorare la situazione va accreditata all’operazione San Francesco, promosso negli anni ’80 dal prof. Franco Tassi, all’epoca Direttore del Parco d’Abruzzo. Questa operazione così efficace anche dal punto di vista mediatico è riuscita ad arginare il declino numerico e soprattutto a diffondere nella popolazione un’ immagine positiva di questo predatore.
Al successo dell’espansione numerica e dell’areale del Lupo hanno contribuito la forte trasformazione antropica che ha spopolato le aree più impervie degli Appennini, e la grande plasticità ecologica e trofica della specie frutto anche di migliaia di anni di convivenza a contatto con l’uomo.
Paradossalmente sono stati gli stessi cacciatori, involontariamente, con l’introduzione a fini venatori e la successiva grande diffusione, soprattutto di cinghiali, ma anche di altri ungulati, a creare risorse trofiche altrimenti non disponibili.
In questi anni abbiamo seguito con molto interesse e grande soddisfazione questo evento naturale, sottovalutando la ricomparsa di antichi conflitti con le popolazioni residenti e soprattutto con gli allevatori che inevitabilmente subivano dei danni da questa presenza. Danni che si sono andati a sommare con ben altri problemi a cui il mondo della pastorizia ha dovuto affrontare. Dunque chi meglio del Lupo poteva essere usato come capro espiatorio di una situazione già difficile?
A ciò si aggiunga il fatto che spesso i danni imputati ai lupi sono riconducibili anche a troppi cani vaganti e spesso anche agli ibridi che costituiscono una seria minaccia per le popolazioni di Lupi presenti. Cani vaganti e ibridi, entrambe facce dello stesso problema, la cui complessità è stata sottovalutata.
Allo stato attuale da dove cominciare per affrontare una situazione nuova? Non più quella di adottare strategie per salvaguardare una popolazione al limite dell’estinzione, ma al contrario di gestire una specie in espansione e che inevitabilmente incrementa il conflitto con gli operatori nel territorio.
Da questo punto di vista non si parte da zero. Numerose esperienze, anche con un certo grado di successo sono state sperimentate e altri progetti sono in fase di sperimentazione: da quelle di far uso di cani di guardiania, selezionati ed addestrati allo scopo, a quelli di aiutare economicamente gli allevatori ad allestire allevamenti con strutture di protezione efficaci. Utile potrebbe anche essere quello di rivalutare i prodotti, carni, formaggi ecc. provenienti da aree di accertata presenza di Lupo.
Se prevalesse la sola componente emotiva, così come appare, e non facessimo uno sforzo per un approccio laico e razionale, probabilmente non riusciremo a limitare le uccisioni così come purtroppo sta oggi accadendo.
La gestione del Lupo non può prescindere dal difficile quanto inevitabilmente tentativo di dialogo almeno con quella parte del mondo della pastorizia meno preclusa da pregiudizi e ostilità.
A mio parere appare inefficace come unica arma di contrasto, quella di affidare alla semplice repressione dei crimini di uccisione di lupi. Sarebbe strategicamente perdente, come in certe realtà sta accadendo, lasciare la questione in mano allo schiamazzo populista di alcuni improvvisati politicanti i quali cercano di cavalcare il malcontento in cambio di qualche meschino interesse personale.
Altrettanto controproducente sarebbe esorcizzare il problema relegandolo alla sola sfera etica.
Le normative internazionali le leggi nazionali impongono giustamente di considerare il Lupo una specie prioritaria. Affrontare il problema significa non relegarlo al rapporto lupo- pastore ma affrontarlo anche dal punto di vista economico. Dovrà essere l’intera società a farsi carico, anche economicamente, di una specie che giustamente, per il valore scientifico, ecologico e simbolico, è di grande importanza anche per l’intera collettività.
Per questo i danni da esso causati dovranno essere rapidamente accertati e risarciti, così come dovranno essere incentivate tutte quelle strategie efficaci, non cruente, per limitare i danni.
Mauro Furlani

Ringraziamo il Professor Mauro Furlani Presidente della Federazione Nazionale Pro Natura per averci concesso di pubblicare questo suo interessante articolo.



mercoledì 1 gennaio 2014

RIFIUTI: LUCOLI HA SIGLATO UN ACCORDO PER UNA GESTIONE UNICA CON I COMUNI DELL'ALTOPIANO DELLE ROCCHE

Leggiamo dalla stampa locale del 13 novembre u.s.
"L'accordo per un unico servizio di igiene urbana è stato stipulato tra i Comuni di Ovindoli, Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio e Lucoli.
I sindaci del comprensorio dell'Altopiano delle Rocche hanno siglant la convenzione che consente l'avvio della procedura di gara per l'affidamento del servizio di igiene urbana in modo unitario per tutti i Comuni interessati. Un documento sottoscritto dal primo cittadino di Ovindoli (L'Aquila), Pino Angelosante, insieme ai colleghi Mauro Di Ciccio, sindaco di Rocca di Mezzo, Gennarino Di Stefano (Rocca di Cambio) e Valter Chiappini (Lucoli). A partire dalla prossima primavera è previsto l'avvio del nuovo servizio di raccolta dei rifiuti con l'obiettivo di garantire elevati livelli di differenziata.
«In qualità di assessore all'Ambiente del Comune di Ovindoli ho avuto incarico di predisporre la raccolta porta a porta nei quattro comuni firmatari», spiega il vicesindaco Marco Iacutone.
«Sono soddisfatto del traguardo raggiunto, nonostante le grandi difficoltà». I comuni di Ovindoli, Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio stanno lavorando, inoltre, per attivare la gestione associata di tutte le funzioni comunali previste dalla legge."

La gestione dei rifiuti è un argomento strategico per i territori che potrebbero ricavare risorse dall'indotto turistico e lo è anche per Associazioni come la nostra interessate all'Ambiente.
Il quadro di riferimento è ancora molto frammentato nel servizio di raccolta di materiali riciclabili, che invece è importante, la disponibilità impiantistica, inoltre, risulta ancora distribuita in modo non omogeneo nelle diverse province abruzzesi. Parte dell'impiantistica di TMB (trattamento meccanico-biologico) esistente in regione risulta non operativa, per fermi impianto legati a criticità gestionali e/o societarie. Quella attiva risulta principalmente vocata alla successiva collocazione a discarica del rifiuto trattato: oltre il 70% dei flussi di rifiuti in uscita dagli impianti TMB abruzzesi nel 2012 risulta essere stato destinato a impianti fuori regione. La Regione ed i Comuni sono consapevoli che occorre accelerare le sinergie verso uno scenario di gestione "integrata", che assuma a riferimento il bacino regionale, l'accordo dei Comuni dell'Altopiano delle Rocche è un primo passo. Tutti dovrebbero contribuire per costruire un nuovo scenario, che potrà favorire da un lato l'ottimizzazione della gestione del pubblico, e dall'altro lo sviluppo della filiera industriale del riciclo e del recupero di materia nell'ottica della Green Economy. Tutto ciò potrebbe aprire a nuovi mercati, che porteranno gli investimenti privati fuori dalla cultura della discarica.


Campo Felice una discarica in disuso del Comune di Lucoli ove la nostra Associazione ha lavorato a giugno 2013.

A livello di territorio locale, a nostro parere, vanno rafforzati gli obiettivi: di prevenzione, di riduzione della produzione, dell'avvio al riutilizzo, massimizzando il riciclaggio e le politiche di prevenzione per fare in modo che, prima di tutto, si possa ridurre e riciclare. Siamo convinti che sia anche necessario, infine, promuovere serie politiche di prevenzione con il principio del "chi inquina paga".
 
Con una gestione integrata forse non vedremo più queste immagini che deturpano l'altopiano di Campo Felice. La foto riguarda un luogo del territorio di Rocca di Cambio compreso nel Parco Velino Sirente.
Quindi qualcosa si muove in Abruzzo in tale materia, ne è trstimonianza anche il workshop "Riciclabruzzo", organizzato da Legambiente e Regione Abruzzo per parlare del percorso verso il nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti, di raccolta e di selezione per il massimo riciclo di materia, e di gestione dei rifiuti verso la tariffazione puntuale.
Nel rapporto 2013 sui rifiuti, il dato di raccolta differenziata medio dell'Abruzzo dell'anno 2012 è ancora sotto di circa 30 punti percentuale rispetto alla soglia di Legge, con prestazioni medie al di sopra del 46% (conseguite nei territori delle province di Chieti e Teramo) o inferiori al 30% (nei territori delle province di Pescara e L'Aquila). Si evidenziano, tuttavia, margini tecnici ed economici di miglioramento, anche grazie agli incentivi messi in campo dalla Regione Abruzzo. L'obiettivo del 65% di raccolta differenziata è stato conseguito dall'11,48% dei 305 Comuni abruzzesi.
Sono stati 35 i Comuni migliori: Goriano Sicoli (con l'82,92% della raccolta differenziata), Massa D'Albe, Fara San Martino, Turrivalignani, Torre de' Passeri, Secinaro, Molina Aterno, Giuliano Teatino, Torrevecchia Teatina, Pratola Peligna, Torano Nuovo, Castel Di Ieri, Canzano, Cansano, Civitella Roveto, Pettorano sul Gizio, Orsogna, Balsorano, S. Egidio Alla Vibrata, Raiano, Crecchio, Pacentro, Acciano, Cocullo, Manoppello, Prezza, Tossicia, Montefino, S. Omero, Corfinio, Gagliano Aterno, Cepagatti, San Valentino in A.C., Castelvecchio Subequo ed Anversa degli Abruzzi (65,38%).
http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2013/11/14/news/comuni-uniti-per-la-raccolta-rifiuti-1.8116077

IL FALO' DELL'ANNO VECCHIO A VADO LUCOLI

Foto di Chiara Marcotulli

L'anno vecchio sarà bruciato.
Questo evento simbolico riproposto dall'Associazione Amici di San Michele di Vado Lucoli ha radici lontane e forse vuole raccontare un ritorno ai valori primigeni dell’uomo, nell’illusione di in una realtà in divenire che si vuole immaginare piena di speranza e diversa.
Il falò della "pupazza" sta divenendo una tradizione delle Frazioni di Vado Lucoli e di Lucoli Alto che si ripopolano anche per l'ultimo dell'anno.
Sono belle le tradizioni riscaldano il senso dell'appartenenza, costruiscono le comunità, come scriveva Cesare Pavese (nel romanzo "La Luna e i falò"): "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".

31 dicembre 2013 il falò dell'anno vecchio - Foto Chiara Marcotulli