sabato 24 maggio 2014

SAN FRANCO DI ASSERGI - STORIA DI EREMITISMO E SANTITA' ALLE PENDICI DEL GRAN SASSO. UN LIBRO SULLA VITA DEL SANTO.

31 maggio programma dell'evento di Assergi
Uno dei compiti specifici degli storici consiste nel ricercare il "vero" rispetto alle continuità postulate nel tramandare le tradizioni.

Questo atteggiamento di studio s'impone specialmente nel campo della religione, soprattutto quando si tratta del cattolicesimo, incline a mettere l'accento sulla costanza delle sue credenze fondamentali e del suo quadro istituzionale nel corso dei secoli. 
Questo problema si pone anche nel caso dei santi. 
In effetti la natura stessa dei documenti su cui si è portati a fondarsi per studiarli accentua ancora i rischi di deformazione e di appiattimento della realtà inerente a qualunque ricerca storica. Le vite dei santi e le raccolte di miracoli mirano a conformare i servitori di Dio a modelli ciascuno dei quali corrisponde a una categoria riconosciuta della perfezione cristiana - martiri vergini, confessori, ecc. - e, al di là, alla figura del Cristo. Ogni santo o santa che meriti questo nome ha in effetti cercato in vita, se non di identificarsi con la persona del figlio di Dio, per lo meno di accostarsi al massimo a questa norma assoluta. Non c'è dunque da stupirsi, da questo punto di vista, se si somigliano tutti e se i miracoli che si attribuiscono loro fanno pensare a quelli descritti dai testi evangelici, dalla moltiplicazione dei pani alla resurrezione dei morti. Partendo dai racconti il cui obiettivo preciso è di cancellare le particolarità degli individui e di trasformare la loro vita in frammenti d'eternità, è difficile immaginare cosa abbia potuto essere l'esistenza concreta di questi personaggi, che si riduce spesso a degli stereotipi. Quindi l'agiografia, e poi una certa storiografia, sono state inclini a presentare i santi, non solo come esseri d'eccezione, ma soprattutto come figure ripetitive nella vita delle quali il solo elemento suscettibile di variare era la cornice spazio‑temporale in cui s'inserivano, essa stessa, d'altra parte, tratteggiata in modo schematico come una specie di scenario adatto a valorizzare la perfezione dell'eroe o dell'eroina. 
Trattando della vita dei santi e di quella di San Franco Eremita che gode di grande venerazione ad Assergi ed è, invece, praticamente ignorato a Lucoli, ove visse venti anni della sua vita come monaco e poi come eremita nei boschi, ci troviamo sempre a interagire con la disponibilità delle fonti storiche: le abbiamo ricercate nell'Abbazia ma non ne resta traccia.

E' per questo che l'iniziativa editoriale dell'Associazione "Comitato permanente San Franco" è particolarmente lodevole e ci sentiamo di pubblicizzarla. 
Sabato 31 maggio 2014, alle ore 15.00, ad Assergi in Piazza San Franco, presso la sala S. Maria in Valle si terrà l'incontro di studio e presentazione del libro "San Franco d'Assergi – Storia di eremitismo e santità alle pendici del Gran Sasso", pubblicato da Arkhè edizioni. Il volume riprende gli atti del convegno svoltosi ad Assergi il 2 giugno 2012 e include un'appendice documentaria. E' stato curato da Ivana Fiordigigli. Nello studio che è stato pubblicato studiosi ed esperti di varie discipline si sono soffermati ad indagare su una delle più antiche tradizioni di devozione di Assergi e si sono interrogati sull'attualità di un monaco eremita, del XII-XIII secolo, che ha scelto la montagna del Gran Sasso quale sua dimora.

La storia della sua vita riportata nel sito "Santi e Beati" ci tramanda che San Franco nacque a Roio Piano (Aq) durante il pontificato di papa Adriano IV (1154-1159), da una famiglia di contadini benestanti. Sotto la guida di un sacerdote del paese, Palmerio, fece i primi studi. Dopo aver fatto il pastorello entrò nel monastero benedettino di San Giovanni Battista di Lucoli, dove rimase per vent'anni. Erano tempi terribili per la Chiesa e per l’Italia. Erano i tempi di Federico Barbarossa. Alla morte dell'abate di San Giovanni Battista gli venne offerta la carica abbaziale, ma egli rifiutò per dedicarsi alla vita eremitica che lo avrebbe presto condotto alla santità. Aspirava alla contemplazione di Dio per mezzo della natura. Per questo, chiese ed ottenne dai suoi superiori il permesso di ritirarsi a vita eremitica in qualche zona dei monti d’Abruzzo. Il primo periodo lo passò nei boschi di Lucoli, cibandosi di miele selvatico, radici di erbe e frutti selvatici. Con l’intensificarsi dell’affluenza di pellegrini che lo visitavano lasciò quel primo rifugio e si stabilì prima in una grotta tra Pizzoli e Montereale e poi in una spelonca del monte Vasto. Da lì passò in una grotta solitaria ed inaccessibile alle falde del Gran Sasso. Qui rimase per quindici anni, fino alla fine della sua vita, vivendo in modo frugale ed in contemplazione, scendendo al vicino paese di Assergi soltanto per ricevere i sacramenti, forse nella chiesa di S. Maria in Silice. Quando l'eremita, per la malferma salute, presentì prossima la sua fine, volle ricevere gli ultimi sacramenti, poi fu lasciato solo con le braccia incrociate. 
La nostra Associazione persegue finalità ambientaliste ed è con particolare interesse che ascolteremo l'intervento del biologo Fabrizio Frascaroli già autore di un interessante testo titolato "Sacred sites for the conservation of biodiversity. 2013, University of Zurich, Faculty of Science".

martedì 20 maggio 2014

IL BENE NELLE COSE COMUNI: IL GIARDINO BOTANICO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

Ci sono cose che ridanno alla parola "progetto" lo spessore che si merita. 
Come il progetto del Giardino Botanico della Memoria, una iniziativa che contribuisce ad elevare e diffondere la cultura del governo del paesaggio, sottolineando il lavoro intellettuale e manuale necessario per modificare positivamente i luoghi (ricordate com'era brulla quell'area ove ora vegetano le piante?).

Qualche tempo fa, un gruppo di uomini e donne che si sono trovati dopo il sisma del 2009 hanno deciso di percorrere la strada della memoria dedicando alle vittime del terremoto un giardino popolato da piante da frutto in via di estinzione. Non solo, quindi, cercando la trama della memoria, ma soprattutto cercando di costruire nuove relazioni tra le persone (gente di Lucoli, di Roma e tanti stranieri) rinnovando il legame necessario per fare insieme, per costruire e mantenere un bene della collettività. 
"Mantenere" forse è il verbo più difficile da praticare ai giorni nostri, non abbandonare, non lasciare ammalorare ciò che si è ricevuto o originato e donato, anche se tale azione nel tempo, produce sforzo e difficoltà. 
Quante cose donate al paese di Lucoli dalla generosità sociale post sisma sono oggi abbandonate?
Il "perseverare" non è stato per noi soci un lavoro facile, ma il credere nel "bene delle cose" ci ha aiutati. 
Il territorio di montagna è da sempre un luogo "geloso" dove una semplice parola può colpire emozioni mai sopite, gelosie, produrre schermature, resistenze ed infiniti sospetti. 
Eppure molte persone hanno voluto partecipare a questo progetto etico che resiste e va avanti, nonostante i nostri errori di frutticoltori improvvisati: la scorsa estate abbiamo avuto la prima frutta. 
Ci sono piccole cose che racchiudono un mondo: abbiamo la speranza di lavorare insieme per costruire un "monumento verde" che è un simbolo, un memento per ognuno di noi.
Non ci sono muri per chi ha davvero voglia di fare insieme e le foto che pubblichiamo ne sono la testimonianza: è maggio e le piante del Giardino sono state accudite e sono tutte in fiore, già si intravedono i frutti.
Il nostro lavoro è donato a tutti quanti lo vogliano apprezzare.






Nel Giardino ha attecchito il Morus nigra innestato dal vivaista Tullio Rosa: è il gemello (e non il figlio, ma le parole sono di Rosa e le abbiamo scritte nella targa) dell'albero monumentale che vegeta di fronte all'Abbazia di San Giovanni Battista,  che ha più di cento anni, si spera che cresca forte e vigoroso come il patriarca. 
Per questo e tanti altri  motivi si può considerare il Giardino della Memoria come una vera e propria "banca del germoplasma" degli alberi da frutto più significativi dell'intero Abruzzo.


mercoledì 7 maggio 2014

NOIXLUCOLI ONLUS ADERISCE ALLA CARTA DI FANO PER LA CONSERVAZIONE DEL LUPO


CARTA DI FANO PER LA CONSERVAZIONE DEL LUPO
Approvata dall’Assemblea Annuale Ordinaria della Federazione Nazionale Pro Natura
 il 6 aprile 2014 a Fano (PU)


L’espansione del Lupo (Canis lupus) in Italia è una importante notizia sul piano ecologico, sociale, economico e culturale: il lupo è infatti una specie simbolo dell’impegno per la conservazione della natura e del rapporto stesso tra Uomo e Natura, è una specie bandiera ed una specie ombrello tutelata a livello internazionale e nazionale.
Il nostro Paese, inoltre, svolge un ruolo chiave su scala continentale per la connessione delle popolazioni orientali (Carpazi e Balcani) con quelle occidentali (Penisola Iberica). 
Sebbene il lupo sia al centro di numerosi progetti di ricerca e di tutela di valenza internazionale, nazionale e locale, destinatari di una considerevole mole di risorse economiche, non esiste una strategia complessiva di gestione della specie e manca un supporto efficace alle economie locali potenzialmente sensibili al ritorno del carnivoro. 
La Federazione Nazioale Pro Natura riconosce, infatti, che in assenza di adeguati strumenti informativi, formativi ed organizzativo-infrastrutturali la presenza del lupo può entrare in conflitto con attività zootecniche estensive e che pertanto il settore zootecnico – anche in virtù della sua potenziale esposizione – deve essere considerato un interlocutore prioritario rispetto al quale è urgente fornire un supporto concreto ed al tempo stesso pretendere il rispetto delle normative vigenti e delle indicazioni gestionali mirate alla riduzione dei rischi di predazione. 
La Federazione Nazionale Pro Natura riconosce quali linee di azione strategiche quelle dell’informazione delle comunità locali (opinione pubblica generale e target-chiave), il sostegno delle attività zootecniche estensive, la valorizzazione delle dinamiche naturali di espansione dell’areale di distribuzione della specie come opportunità per le comunità locali (marketing territoriale) e sottolinea l’importanza di accompagnare tali processi spontanei di ricolonizzazione con un costante monitoraggio, funzionale anche ad una corretta informazione delle comunità locali e dei target più sensibili nonchè al corretto orientamento delle strategie gestionali. 
La Federazione Nazionale Pro Natura, in particolare in merito al rapporto con la zootecnia, ritiene che la corretta applicazione di strumenti e modalità gestionali di prevenzione dei danni da predazione costituisca la base di qualsiasi processo di adattamento nella logica della convivenza tra lupo e attività zootecniche. In tal senso, la Federazione Nazionale Pro Natura ritiene che qualsiasi forma di indennizzo e sostegno agli allevatori in caso di predazione debba essere vincolata alla reale applicazione di tecniche di prevenzione. 
La Federazione ritiene che solo in tal caso l’allevatore che abbia registrato danni da predazione abbia diritto ad un giustio indennizzo pari al 100% dei danni diretti, sommato al riconoscimento dei danni indiretti, e che tale indennizzo debba essere riconosciuto indistintamente nei casi di predazione da parte di lupo, canide sconosciuto o di cane, al fine di non fare gravare sugli allevatori l’eventuale fallimento delle politiche di contenimento del randagismo e dei relativi impatti. 
La Federazione Nazionale Pro Natura auspica anche l’attivazione di forme di sostegno alla corretta gestione del pascolo, anche mediante strumenti quali il “premio pascolo gestito”. 
La Federazione Nazionale Pro Natura, allo stesso modo, sollecita gli organi competenti ad incrementare i controlli in merito all’effettivo rispetto da parte degli allevatori della normativa vigente in materia di gestione sanitaria degli animali, di prescrizioni forestali, di gestione dei cani, di applicazione degli standard minimi di prevenzione, nonché di periodi ed aree di pascolo. 
La Federazione Nazionale Pro Natura sollecita la ridefinizione e l’applicazione di una strategia di contenimento e prevenzione del randagismo canino e delle forme intermedie, al fine di prevenire rischi sanitari e per la salute pubblica, contenere i casi di predazione a carico di bestiame domestico nonchè i casi di ibridazione lupo-cane. 
La Federazione Nazionale Pro Natura, riconoscendo nell’ibridazione e nel conseguente inquinamento genomico una delle principali minacce per la conservazione del lupo, sollecita la raccolta di informazioni in merito a tale fenomeno, alla sua quantificazione e distribuzione, nonché l’approfondimento degli aspetti normativi e metodologici in relazione alla gestione degli ibridi. 
La Federazione Nazionale Pro Natura sollecita inoltre l’aggiornamento e lo scambio di informazioni sulla distribuzione del lupo ed il dimensionamento della popolazione su scala nazionale, nonché l’aggiornamento degli strumenti di gestione a livello nazionale (Piano di Azione Nazionale). 
La Federazione Nazionale Pro Natura ribadisce la propria ferma contrarietà al contenimento della popolazione, anche mediante azioni simboliche e locali sul modello francese ed ancor più mediante la sistematica uccisione di soggetti sul modello svizzero, che contrasta con gli obiettivi internazionali e prioritari di conservazione della specie. 
La Federazione Nazionale Pro Natura, infine, riconosce nella dimensione culturale la vera emergenza da risolvere per poter impostare correttamente e in modo nuovo il rapporto con la specie, contenendo conseguentemente conflitti e uccisioni incontrollate. A tal fine si impegna a diffondere informazioni corrette, rigorose, supportate da solide basi scientifiche, nonché a vigilare sulla correttezza delle informazioni diffuse da terzi, ricorrendo anche ad azioni legali laddove venissero diffuse informazioni false potenzialmente impattanti sulla percezione della specie. 
Fano, 6 aprile 2014

Per la Federazione Nazionale Pro Natura
Mauro Furlani                  Vincenzo Rizzi                  Marco La Viola                 Piero Belletti            Mauro Canziani

Presidente                       Vice-presidente               Vice-presidente          Segretario generale       Coord. Op. Lupo