domenica 28 settembre 2014

PRINCIPALI PIANTE TOSSICHE DI CAMPO FELICE E DINTORNI

La cancellata di un famoso giardino pieno di piante velenose.
Nessuno può resistere all’attrattiva che intrinsecamente l’Alnwick Poison Garden contiene già nel suo nome. Ed infatti il giardino dei veleni della cittadina inglese, con le sue piante killer, è molto amato sia dai ragazzi che dagli adulti che sempre più spesso accompagnano i proprio figli alla scoperta di una flora del tutto particolare.
E' in corso di pubblicazione un libro che tratta delle principali piante tossiche che vegetano a Campo Felice, è la seconda parte di uno studio scritto da Giuliano Frizzi del Dipartimento di Medicina Clinica, Scienze della Vita e dell'Ambiente dell'Università di L'Aquila e da Rossano Soldati del Giardino Botanico Appenninico di Campo Felice (Lucoli - AQ).
Lo scopo di questa pubblicazione, come quello della prima, è quello di far comprendere le principali e più diffuse piante tossiche del territorio di Campo Felice e dintorni per cercare di evitare gli avvelenamenti che esse causano accidentalmente all’uomo e agli animali.

La pubblicazione non ha velleità scientifiche ma solo divulgative, in essa si riportano, per ogni gruppo di piante il principio tossico, il suo meccanismo d’azione, la patologia che esso provoca e la sintomatologia della stessa. Si danno dei suggerimenti per prevenire eventuali intossicazioni e norme di primo soccorso, ed eventuali notizie sugli usi domestici e fitoterapici della pianta che si facevano e si fanno tutt’oggi.

I Ranuncoli ad esempio sono fiori molto comuni nei nostri prati, e fioriscono da gennaio fino ad agosto. Il contatto o l'ingestione possono risultare tossici a causa di una canfora (ranunculolo) e un glucoside (ranuncolina). 
Ranuncolo
Habitat: la pianta è diffusa nelle regioni fredde e temperato-fredde. Cresce nei boschi di latifoglie (soprattutto faggete e querceti), nelle radure e noi luoghi ombrosi. (0-1500 m.)
Proprietà farmaceutiche: Per uso esterno. Con molta prudenza e sotto controllo medico viene utilizzata contro i dolori articolari, ed in omeopatia come emenagogo.
Sostanze contenute La tossicità dei ranuncoli è piuttosto elevata, per la presenza di alcaloidi, del glicoside tossico ranuncolina.
Parti velenose della pianta:

La tossicità interessa praticamente tutta la pianta
Vi consigliamo di leggere la pubblicazione, chi fosse interessato ad acquistarne una copia può scrivere al nostro blog.

sabato 27 settembre 2014

SABATO 27 SETTEMBRE 2014 - FESTA DI SAN MICHELE ARCANGELO A VADO LUCOLI

Le feste e le chiese di San Michele Arcangelo

Il culto di San Michele Arcangelo era molto sentito nell'Europa pre rinascimentale tanto che circa la metà delle chiese presenti erano a Lui dedicate. 
A San Michele "Chi come Dio?" è attribuito il titolo di Arcangelo, lo stesso titolo con cui sono designati Gabriele "forza di Dio" e Raffaele "Dio ha curato". 
La festa di San Michele Arcangelo si tiene il 29 settembre (data dell'apparizione del 493) insieme a quella dei "colleghi Arcangeli" sopra citati. 
In molte località viene festeggiata anche l'8 maggio, data della prima apparizione di San Michele Arcangelo avvenuta nel 490. 
ll nome Michele significa, secondo alcune fonti, “Chi come Dio”, altri sostengono che l’etimo del suo nome significhi “Dio Guarisce”; comunque sia Egli è colui che diffonde la parola di Dio facendola rispettare, a volte, anche in maniera coercitiva; questo Santo rappresenta il tramite tra mondo fisico e metafisico, tra Dio e gli uomini.
L’arte sacra lo ha rappresentato con le ali, come la Vittoria alata, con una lucente armatura e con una spada sguainata e una lancia con le quali sconfigge il male identificato con Satana che gli appare sotto forma di drago; a volte porta ,anche, la lunga bacchetta degli ostiari, cioè di coloro che avevano il compito di custodire luoghi sacri; altre volte,invece, viene raffigurato con una bilancia con la quale pesa le anime, le più leggere, quindi prive di gravi peccati andranno in Paradiso, quelle appesantite dal peccato andranno all’inferno. L’iconografia Bizantina lo rappresenta come un nobile di corte, a differenza di quella occidentale che lo raffigura come un santo guerriero molto fiero e maestoso, capo delle milizie celesti. Egli è protettore dei commercianti, maestri d’arme, poliziotti, farmacisti, schermidori e fabbricanti di bilance.
Secondo la tradizione orale pare che San Michele partito da Oriente per sconfiggere il paganesimo si sia fermato in un bosco nelle vicinanze di Liscia prima di arrivare sul Gargano; tale bosco si ubica intorno a Monte Sorbo, zona che anticamente aveva un alta densità antropica, come si può rilevare dal notevole materiale archeologico qui rinvenuto e proveniente da tombe italiche.

Sempre in tema di leggenda si narra che un uomo di Palmoli, paesino dell’alto vastese confinante con Liscia (CH), intento a pascolare le mucche vicino al fiume Treste, notò che, tutti i giorni un giovane toro si perdeva per poi ritornare alla sera. Un giorno,però, l’allevatore, incuriosito da tale comportamento misterioso, decise di seguire il suo animale e vide che la vegetazione si apriva, come d’incanto, al suo passaggio come per indicare una direzione da seguire; questo strano percorso lo condusse fino ad una grotta dove vide il toro inginocchiato davanti ad un immagine lignea di San Michele Arcangelo, la quale fece sgorgare, miracolosamente, dell’acqua affinché l’uomo si potesse dissetare e riprendersi dalla scoperta per essere testimone di questo evento sovrannaturale.
In memoria di tali eventi accaduti a Liscia, i Marchesi d’Avalos, nel settecento inglobarono la grotta all’interno di una piccola chiesetta, forse, per regolare il grande afflusso dei pellegrini richiamati, qui, dalla devozione popolare all’Arcangelo Michele, culto che si perde nella notte dei tempi.
Anche a Lucoli, ne abbiamo più volte scritto, il culto è ancora vivo e tutti gli anni i fedeli assistono alla Santa Messa celebrata nella bella Chiesa dedicata all'Arcangelo.
Chiesa di San Michele Arcangelo - Foto di R. Soldati

martedì 16 settembre 2014

L'Associazione NoiXLucoli Onlus Federata a Pro Natura parteciperà sabato 20 settembre a Roma all’assemblea nazionale del Forum Salviamo il Paesaggio


L'Associazione NoiXLucoli Onlus federata a Pro Natura parteciperà Sabato 20 settembre a Roma all’assemblea nazionale del Forum Salviamo il Paesaggio



Sabato 20 settembre (dalle ore 9,30 fino alle ore 18) si terrà la sua quarta assemblea a Roma.
Parteciperanno oltre 150 Comitati Salviamo il Paesaggio locali e dei rappresentanti delle 968 organizzazioni che danno vita alla nostra grande aggregazione.
Non sarà un convegno nè una conferenza ma un'assemblea fortemente improntata all'operatività: a quasi tre anni dalla costituzione, ci si deve confrontare per decidere alcune scelte prioritarie. 
Tra queste:
a. discutere di come portare “a sistema” le battaglie territoriali e le azioni generali del Forum nazionale;
b. ragionare quale percorso attivare per incidere nel dibattito parlamentare sulle numerose PdL presentate in merito al “contenimento del consumo di suolo agricolo e al riuso del patrimonio edilizio esistente”;
c. decidere lo sviluppo da imprimere al nostro documento di linee guida per una norma nazionale diretta allo stop del consumo di suolo/territorio (ad esempio proposta di legge popolare ? …);
d. definire le modalità di rilancio della nostra campagna nazionale per il “censimento del cemento” (a maggio scorso oltre 4.000 Comuni italiani hanno variato i loro consigli comunali …);
f. valutazione di un possibile percorso legato agli studi di Paolo Maddalena (Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale) sulla “funzione sociale” di immobili e terreni inutilizzati.



Alle prime luci del mattino di sabato 20 settembre, il Parco delle Energie a Roma (area dell’ex Snia recuperata a uso di verde pubblico dopo una lotta durata anni con la proprietà – il costruttore Pulcini) ha visto un gruppo di persone via via più nutrito, proveniente da tutta Italia, prender posto sulle panche di legno allineate sotto la grande tettoia: l’assemblea del Forum Salviamo il Paesaggio stava prendendo forma. Gli interventi si sono susseguiti per tutta la giornata, in un caldo umido degno di Giakarta e forse piuttosto inquietante per essere a inizio autunno. La discussione è stata divisa per temi che hanno posto il paesaggio italiano al centro dell’organizzazione del forum, della Costituzione, della materia urbanistica, dei beni culturali, delle infrastrutture, dell’agricoltura e del consumo di suolo.

Da sinistra: Claudio Arbib, Paolo Maddalena e Alessandro Mortarino
L’apertura è toccata, com’è naturale, alla relazione del coordinamento uscente. Alessandro Mortarino , che ha riassunto i primi tre anni del Forum, evidenziando la credibilità raggiunta con gli interlocutori politici e istituzionali. Nel passare la mano, non ha mancato di segnalare le sfide per il futuro: quelle difensive, principalmente la disamina critica dell’azione governativa e parlamentare alla luce degli interessi “sviluppisti” di parte dell’economia e della finanza, e quelle propositive. Alessandro ha preso atto che il Censimento del Cemento non ha dato i risultati sperati, spesso per indifferenza ma anche per mancanza di risorse e competenze da parte delle amministrazioni: in un quadro complessivamente deludente, alcune risposte – fra cui quella del comune di Asti – mostrano peraltro l’esistenza concreta di un modello virtuoso che può essere propagandato ed esteso. 

Invitato da Alessandro a parlare a nome del gruppo candidato a proseguire l’opera di coordinamento, Claudio Arbib del Coordinamento di Roma e Provincia ha insistito sulla necessità di focalizzare l’azione su pochi obiettivi di carattere nazionale che figurino a fattor comune dell’azione di tutti i sostenitori. Fra questi, forti del lavoro di analisi svolto nell’ultimo anno sul fiorire di proposte – parlamentari e non – sul consumo di suolo, l’idea di assumere sulle spalle del Forum l’elaborazione e la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare in accordo alle linee guida che il Forum stesso ha sviluppato a partire dal 2012. Ricordando che il Forum ha un patto fondativo che offre visibilità alle battaglie locali in cambio di impegno sui temi comuni, e chiedendo quindi maggiore responsabilizzazione e collaborazione a tutte le associazioni che sostengono il Forum, Claudio ha presentato la candidatura – soggetta a una verifica stringente delle condizioni a circa metà mandato – di un team originato dal Coordinamento di Roma e Provincia e formato, oltre a lui, da Marco Bombagi, Barbara Bonomi, Cristiana Mancinelli Scotti e Stefano Salvi. 
Nell’intervento successivo, Edoardo Zanchini di Legambiente ha posto il problema dell’improvvisa desertificazione, ai piani alti della politica, del terreno che aveva fino a poco prima nutrito il dibattito sul consumo di suolo, osservando che in un clima del genere la proposta di legge del Forum subirebbe verosimilmente la sorte delle mille altre proposte che si velano di polvere nei recessi del Parlamento. Edoardo, come altri che si sono succeduti, ha richiamato d’altronde l’urgenza di esaminare il decreto “Sblocca Italia” per segnalarne le criticità e arrestarne gli effetti perversi. Chiarito che una nostra proposta di legge avrebbe comunque l’effetto di rafforzare la partecipazione del Forum e catalizzare l’opinione pubblica sugli attacchi al territorio, e che l’analisi dello “Sblocca Italia” è perfettamente coerente con la proposta di concentrarsi su temi di interesse comune, il voto sul nuovo coordinamento ha registrato due sole voci contrarie: una preoccupata dello svuotamento del Coordinamento di Roma e Provincia, l’altra non convinta dell’opportunità di affollare ulteriormente il già ricco parterre di leggi – urbanistiche e non – sull’uso dei suoli. Clou della giornata è stata la lectio magistralis dell’insigne costituzionalista Paolo Maddalena , che ha richiamato con forza il concetto di sovranità del popolo sul territorio. Si sono poi susseguiti interventi di Comitati, Associazioni e singoli cittadini. In seguito, Gualtiero Alunni del Comitato NoCorridoio RM-LT ha ricordato come fiumi di denaro pubblico (Legge Obiettivo, Project Financing, defiscalizzazione) siano stati stanziati per opere inutili per i cittadini ma ricchissime di opportunità per i corrotti, mentre solo le briciole sono rimaste per la manutenzione e la messa in sicurezza di una rete stradale sempre più fatiscente. Salvatore Lo Balbo di FILLEA-CGIL ha reclamato per i lavoratori edili il lavoro buono, quello che dà la dignità di cittadini senza dilapidare il patrimonio territoriale del nostro Paese oggetto, oggi come e più di cinquant’anni fa, all’insaziabile appetito di pochi grandi speculatori. Fra le varie proposte girate all’assemblea dai rappresentanti dei comitati che si sono alternati sul palco nel corso della giornata ricordiamo infine:
  • l’organizzazione di un dibattito pubblico con i politici nazionali per discutere sulle proposte di legge ferme in commissione;
  • la formazione di un gruppo didattico per la sensibilizzazione degli studenti medi sul tema del paesaggio;

  • la costituzione di un seminario permanente sul paesaggio e sulle sue relazioni con altri temi ambientali;

  • la cura dell’accesso a reti di consulenza legale per associazioni e comitati.
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ALTRI CONTRIBUTI 

Potete scaricare in formato pdf i vari interventi inviati alla redazione in occasione dell'assemblea (altri interventi arriveranno nei prossimi giorni, potete controllare l'elenco completo a questo link )
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LECTIO MAGISTRALIS DI PAOLO MADDALENAGuarda i video >>

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ANDREA DE LITIO LA SUA STORIA ED ALCUNI DEGLI AFFRESCHI DELL'ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

San Giorgio - Questo affresco si trova sotto
il pilastro lesionato dal sisma del 2009

Andrea De Litio nasce a Lecce dei Marsi tra il primo e il secondo decennio del Quattrocento, mentre la sua attività pittorica interessa gli anni compresi tra il 1430 e il 1480 circa. Incerte risultano le sue origini come ancora oscuro appare il suo primo apprendistato artistico che potrebbe essersi svolto all'ombra del Maestro di san Silvestro e di Beffi, autore di alcuni affreschi della cattedrale di Celano ai quali anche l'artista marsicano sembra aver dato il suo prezioso contributo.
L'Abruzzo, già a partire dal primo quarto del secolo, viveva un periodo piuttosto stimolante poiché recepiva, da un lato, le prove afferenti al gotico internazionale che giungevano da Venezia, dall'altro subiva l'influenza con la regione umbra che le servì da tramite per le esperienze tardogotiche e protorinascimentali provenienti da Firenze. 
San Lorenzo altro affresco del De Litio custodito nell'Abbazia di San Giovanni di Lucoli
Un documento del 1442 cita Andrea De Litio in qualità di pittore autonomo al fianco del magister Bartolomeo di Tommaso da Foligno impegnato, assieme a Nicola da Siena ed altri, ad affrescare alcune campate della chiesa di sant'Agostino in Norcia. 
La Madonna di Cese, ora a Celano, dipinta entro gli anni '30 del secolo, costituisce la prima traccia a noi conosciuta della sua arte e da essa possiamo valutare non solo l'impeccabile mano ma soprattutto il suo potente stile volto a dare fisicità reale ai volti, agli incarnati, non dimenticando il debito verso quella cultura devozionale molto sentita in Abruzzo.
La Madonna di Cese
La Madonna del Latte del convento di Sant'Amico, forse realizzata tra il 1439 e il 1442, costituisce invece un decisivo passo avanti verso quella coscienza delle forme tipica della rinascenza fiorentina. La posa assunta dalla testa della Vergine, la cadenza quasi impalpabile delle vesti e soprattutto l'atteggiamento del Figlio, pongono l'affresco in diretto contatto con la pittura di Filippo Lippi e con quella in voga a Firenze, città nella quale De Litio potrebbe aver soggiornato prima del 1439.
La Madonna adorante di Castelli e il Dittico già Cellino Attanasio esprimono al meglio la perfetta assimilazione dei canoni precipui del gotico cortese dell'Italia Settentrionale, con accenti transalpini. L'esilità delle figure, i corpi eterei e privi di pesantezza, i capelli lisci e fluenti, l'impostazione fisionomica compunta e riflessiva, catturano l'attenzione dell'osservatore. Nella Madonna di Castelli, la struttura della corona araldica, raffinata e rigorosa nell'ornamentazione, costituisce un pendant con le corone delle sante della cattedrale di Atri. 
Il ciclo della cattedrale di Atri, riferito con qualche dubbio agli anni '80, risulta essere l'opera fondamentale della sua maturità. Gli affreschi del coro rappresentano l'estrema sintesi di tutte le esperienze con le quali egli ha avuto modo di entrare in contatto, cioè quelle proposte dall'equipe impegnata nella dipintura della Badia Morronese, e quelle fiorentine e senesi, in particolare di Masolino, Beato Angelico, Sassetta, Paolo Uccello, nondimeno l'innovazione plastico-fisionomica di Piero della Francesca. Vicini per stile e cronologia alle scene del ciclo atriano sono quelle di Lucoli nella chiesa di san Giovanni Battista; infatti l'immagine di profilo qui presentata richiama prepotentemente quella che si sporge da una finta finestra del lato sinistro del coro di Atri e identificata in Andrea Matteo III d'Acquaviva. 
Parzialmente tratto da: http://www.terremarsicane.it/node/666
Per saperne di più: https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-q=san+giovanni+battista+lucoli+affreschi+di+andrea+De+litio
WEB 
MASTROSTEFANO ROBERTO, Andrea Delitio. La vita, le opere. 
VALLABINI OMAR, La figura di un pittore rivalutato da pochi anni, in: 
www.comunelecceneimarsi.it/de_litio.html . 
www.abruzzoheritage.com/magazine/2001_01/0101_a.htm
www.arte-argomenti.org/schede/delitio/atri.html
www.celano.terremarsicane.it/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=33
www.comuneatri.it
www.crbc.it 
www.grow.it/andreadelitio/note.html
www.isoladelgransasso.it/monumenti/delitio.asp
www.lecceneimarsi.terremarsicane.it/index.php?module=CMpro&func=listpages&subid=3 –
www.museodellamarsica.beniculturali.it/index.php?it/23/le-opere&paginate_pageNum=9
www.museonazionaleabruzzo.beniculturali.it/
www.regione.abruzzo.it/xCultura/index.asp?modello=pitturaTe&servizio=xList&stileDiv=monoLeft&template=intInde
x&b=menuPiMe298&tom=98

giovedì 4 settembre 2014

LA FUNGAIA DEL MONTE ORSELLO

Le miniere di Monte Orsello, non nascondono solo Bauxite. 




L'Orsello è la cima simbolica di Lucoli.
Forse i nostri antenati avevano già intuito che Monte Orsello è una miniera anche di biodiversità ad ampio raggio. 
Vi vivono rare specie vegetali, è il rifugio dei lupi, del gatto selvatico e delle martore. 
In questo periodo, a cominciare dallo scioglimento delle nevi, è un fermento di splendide fioriture multi colori. Le ampie radure della Portella, sono un pullulare di insetti.
A fine luglio durante una splendida escursione, vissuta tra i lilium ed insetti multicolori, in compagnia di Enzo De Santis, abbiamo scoperto, su un pendio dell’Orsello, la fungaia più antica di Lucoli, conosciuta fino ad oggi.
E’ una fungaia di Lycoperdon gigantea. Più comunemente conosciuta come Vescia.
Una vescia
La fungaia ha un diametro di ca 230 ml. Sapendo che le ife fungine, si accrescono solo apicalmente, ovvero, la fungaia si espande solo verso l’esterno e sapendo che mediamente, una fungaia si espande di ca 20 cm l’anno, se ne può calcolare approssimativamente, l’età, dal diametro reale o presunto, del cerchio formato da essa.

La crescita della fungaia, a volte, per vari motivi, può essere interrotta e quindi continuerà a crescere formando il classico ferro di cavallo, oppure vari e più o meno numerosi segmenti. La fungaia in questione, è formata da diversi segmenti, che nel complesso, formano un cerchio gigante, visibile solo da alcune angolazioni distanti dalla fungaia. Moltiplicando i 230 mlx5, possiamo dedurre che questa fungaia, ha la veneranda età di ca 1.200 anni ed è perfettamente e complessivamente produttiva. Le altre fungaie di notevoli dimensioni, conosciute prima, erano nella valle di Campoli e Campo Felice (Cento monti), sempre di Lycoperdon e misuravano al massimo 150 ml. Pari a 7/800 anni. 
Invitiamo ogni visitatore ed escursonista a portare rispetto per queste manifestazioni naturali che hanno visto e conosciuto molti nostri antenati. 
Alcuni esemplari che abbiamo ritrovato avevano un diametro di oltre 50/60 cm e pesavano ca 7/8 kg.
Pittura botanica una Lycoperdon di tanti anni fa
Testo scritto da Rossano Soldati.
Foto della gente di Lucoli: Mimmo Marrelli con vesce "bombastiche"

Foto della gente di Lucoli: (anni '80) un ricco bottino di vesce trovato a Campoli (nella foto: Giovanni Michetti, Alfredo Marrelli, Maurizio Grasso e Antonio Colagrande)

martedì 2 settembre 2014

PER RICORDARE MARIA PIA

La morte è in ogni luogo la stessa, ma la vita varia fino al momento della morte. 
Su un viso che si è spento si cerca quasi sempre traccia di quello che ha vissuto: non è la morte che ci fa paura in un volto trapassato ma la vita che ne aveva animato i lineamenti. Quella vita che noi cerchiamo in esso, cerchiamo di visualizzarla e non trovandola ci riempie di paure. 
Si ha come la sensazione di aver oltrepassato anche noi quel confine…ma chi è lì che osserva può ancora guardarsi indietro, dal posto dove è e dove può vedere ancora ogni cosa. L’attimo fuggente e l’infinito eterno sono ora tutt’uno: il principio e la fine quasi si toccano, gli attimi si agganciano agli attimi come un filo d’acciaio forte e senza punti deboli. Non ci rendiamo quasi mai conto dell’ineluttabilità della vita, in questa vita dove pare vincano sempre chi sa premiare il proprio “IO” senza confrontarsi con gli umili e i saggi: sono come urla nel silenzio perché i premi che si ottengono sono temporanei e col tempo diventano tristi trofei che la mente esibisce. Anche il cammino inverso è difficile perché inciampiamo sempre nelle medesime trappole e vince sempre chi urla di più; ma chi urla è fragile, chi aggredisce è insicuro, chi calpesta gli altri sarà sempre scontento. Qualcuno ha detto che è molto meglio fare qualcosa di clamoroso in silenzio che scegliere clamore per finire in silenzio.
Maria Pia era gentile, sempre sorridente, trovava in ogni circostanza una spiegazione di buon senso che mitigava i problemi e gli ostacoli. Non aveva paura delle prove: riusciva a trovare equilibrio ed a rituffarsi nella realtà quotidiana, reagiva sempre. 
Ricordo le sue esperienze di "lavoro agrario" nel terreno del Colle dopo la morte di suo papà (mio maestro d'orto), erano come le mie....segnate dalla fatica, dall'inadeguadezza fisica (per il solo fatto di essere donne e neanche "palestrate") e dalla voglia di imparare, ci ritrovavamo con l'affanno e chiederci: che ne dici di un caffè? Eppure non ci arrendevamo: ognuna delle due compiva un atto d'amore perché aveva raccolto un'eredità che non poteva morire.
Si ha sempre la sensazione che il destino sia una sorta di fatti che si innescano in successione ricchi di significati….ricordo il nostro ultimo incontro, dieci giorni fa, in cui abbiamo riso dell'età che avanzava, del fiato che non avevamo più e ci chiedevamo come mai non ce la facevamo neanche a fare le cose semplici come la salita dell'Ortere ed ecco..... che tu ti sei addormentata con la semplicità che ti connotava.....all'improvviso non c'eri più.
"Il destino conduce per mano chi lo segue. Trascina a forza chi gli si oppone". (Cleante filosofo greco). Tu ti sei fatta prendere per mano dalla vita e da "sorella morte".
Ciao, Maria Pia, con stima, dolore e rispetto per la tua grande vita, ti dedico i fiori della pianta del lillà, quella stessa pianta che fa da guardiana alla terra a cui tenevi tanto. Fiori, che tante volte mi hai regalati.