giovedì 30 aprile 2015

LA RESILIENZA DI LUCOLI. SOLUZIONI E AZIONI PROPOSTE DALLO STUDIO DEL DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA E PROGETTO DELLA SAPIENZA DI ROMA


Il terremoto che ha colpito nel 2009 l'Abruzzo non ha creato soltanto ingenti danni a persone e cose, ma ha anche accentuato alcune debolezze di carattere socio-economico che, già da qualche tempo, affliggevano molte realtà territoriali dell'area del cratere.
Negli anni Duemila, infatti, molte zone interne hanno vissuto una fase di progressivo declino economico, dovuta anche alla fuoriuscita dell'Abruzzo dal novero delle regioni "in ritardo di sviluppo", che ha comportato una drastica riduzione delle risorse destinate a favorire processi di sviluppo. Da queste prime considerazioni discende come queste zone debbano porsi il problema di "ripensare" il proprio modello di sviluppo. L'opera di ricostruzione fisica risulta necessaria e dovrebbe essere portata a termine nel più breve tempo possibile, ma non può essere progettata e realizzata senza una chiara visione strategica dello sviluppo futuro del territorio: in mancanza di una prospettiva economica e di un progetto di sviluppo ben delineato, la ricostruzione rischierebbe, infatti, di riprodurre lo status quo pre-terremoto, non garantendo quel rilancio economico di cui molte realtà territoriali del cratere hanno oggettivamente bisogno.
L'orizzonte temporale di breve-medio termine, che copre almeno il prossimo quinquennio, è caratterizzato dall'afflusso di risorse finanziarie "straordinarie" per la ricostruzione. Questa "iniezione" di spesa "esogena" produrrà ricadute sull'economia del territorio di cui potranno avvantaggiarsi sia le imprese, che la forza lavoro locale. L'errore più grave che potrebbe tuttavia commettere la popolazione è di rimanere "accecata" dalle spese per la ricostruzione e di pensare soltanto alle ricadute positive a breve. Tali spese avranno necessariamente carattere transitorio e sono destinate prima o poi a esaurirsi una volta che sarà completata l'opera di ricostruzione.
Occorre ragionare sulle prospettive di più lungo termine, quando l'economia locale non potrà più fare affidamento sul rilevante impulso di domanda "esogena" garantito dagli investimenti per la ricostruzione.
Abbiamo sentito da più parti dire che i piani di ricostruzione rappresentano, anche per Lucoli, un'occasione "storica" per dare maggiore solidità a un modello di sviluppo che presenta al momento caratteristiche ben definite:

Proprio in considerazione delle dinamiche di grande incertezza che possono derivare dall'eccessiva specializzazione delle località nel campo del turismo della neve dovrebbero essere avviati progetti o azioni volti a diversificare e/o migliorare l'offerta turistica. Dovendo superare la "monocultura" dello sci, le strategie di rilancio turistico dovrebbero puntare sulla diversificazione dell'offerta e sulla valorizzazione, preferibilmente in forma integrata, di risorse turistiche non alternative, ma affini e complementari a quelle tradizionali. 
I comuni dell'altopiano delle Rocche presentano un sistema turistico che, pur con le debolezze citate sopra, presenta una buona solidità e soprattutto può vantare numerose opportunità di differenziazione e integrazione. L'Università la Sapienza che ha prodotto uno studio sulla "riqualificazione e valorizzazione dell'abitato e ripianificazione territoriale" propone di avviare delle azioni pilota che favoriscano la VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO E DELLE SUE RISORSE PIU' RILEVANTI, attivando singoli interventi che possano investire filiere ampie di attività economica collegate al turismo (il commercio, l'artigianato, le produzioni tipiche, i servizi territoriali per turisti e residenti, ecc.). 
La resilienza di un territorio è segnata dal mutamento e dalla trasformazione sia della componente naturale che antropica: è l'indice per il quale la comunità dovrebbe essere in grado di sviluppare strategie di mitigazione, di adattamento e di recupero delle pressioni esterne promuovendo azioni collettive o individuali e trasformando fattori esterni (a carattere involontario) in servizi (a carattere volontario) in modo da ridurre la vulnerabilità cronica e da facilitare la crescita inclusiva.
Tra i comuni di piccole dimensioni, l'"Atlante del territorio rurale" (Caire, 2010) classifica Lucoli come territorio marginale ricadente tra quelli a baso reddito e con bassa produttività, con indici di valore aggiunto tra i più bassi del quadro aquilano e nel comprensorio regionale. 
Con simile catalogazione quali potrebbero essere per Lucoli le azioni di conservazione delle risorse naturali e territoriali in genere, che possano contribuire a determinare la resilienza del territorio nel senso di cura delle risorse territoriali?

Come si può passare dalla tutela del territorio alla predisposizione di processi produttivi - di beni e servizi - che incidano in modo significativo sull'economia locale?
Tra le soluzioni identificate dai docenti della Sapienza vengono citate: la "rilocalizzazione delle risorse territoriali", la "produzione di servizi innovativi" (con integrazione di attori pubblici e privati finalizzata a favorire una migliore mobilitazione delle risorse disponibili localmente), una "diversa governance per la gestione delle risorse locali".
"La governance dovrà essere in grado di favorire effetti positivi sotto il profilo economico, attraverso nuove procedure, o processi tecnologici nuovi, con la trasformazione delle esternalità positive, in gran parte involontarie, in servizi, attività di tipo volontario, in particolare servizi legati all'ambiente". "In questo quadro, emerge il ruolo di nuovi modelli di attribuzione a soggetti presenti sul territorio, ad esempio a imprese agricole, di funzioni pubbliche di natura ambientale e paesaggistica, con sviluppi di carattere normativo". "Nuove forme di gestione, organizzando forme di governance pubblico-private, per assicurare la condivisione delle regole di lavoro, la valorizzazione degli atti di governo,la complementarietà tra risorse e comportamenti pubblici e privati nel raggiungimento della produzione contestuale di beni pubblici (salute, ambiente, conoscenza) e privati (creazione di valore, accesso al cibo, scelte anche edonistiche di comportamento)". "Nuovi modelli di gestione associata delle attività comunali riguardanti l'ambiente ed il territorio".
A fronte di quanto, estratto dallo studio dell'Università la Sapienza, che descrive lo scenario economico del territorio, gli autori propongono anche un progetto specifico, da intendersi come un'"azione pilota" che dovrebbe riguardare Campo Felice: il GEOPARK DELL'ALTIPIANO DI LUCOLI.
Foto illustrative del progetto Geopark tratte dal libro

"L'idea è quella di creare un parco geologico dell'Altopiano di Lucoli e della Piana di Campo Felice come un volano di risarcimento dei danni, fisici e morali, prodotti dal terremoto del 6 aprile 2009 e di risveglio di quel senso di appartenenza alla terra che era andato sbiadendosi prima del tragico evento, sul'onda di uno spopolamento umano e animale, dell'intero comprensorio". "La riscoperta dei caratteri geologici dell'altopiano lucoliano avrebbe dunque il senso di fare leva sul rapporto che lega la terra alle popolazioni che la abitano per fornire loro una spinta al rilancio economico e produttivo del territorio. La fattibilità di un parco geologico deve contare sul coinvolgimento della comunità locale così da immaginare una integrazione dei servizi al turista -strutture di accoglienza del tipo familiare come B&B e agriturismi - con il ripristino di attività "rurali" quali l'allevamento di pecore e la produzione di formaggi ed altri prodotti che hanno caratterizzato la cucina e la storia gastronomica della zona. Inoltre la vicinanza con l'Aquila, con l'Università e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia potrebbe dare impulso a nuove forme di residenza stagionale di studenti e professori, in alternanza a quella dei turisti".
Foto illustrative del progetto Geopark tratte dal libro
Abbiamo riproposto, estrapolandoli dalla pubblicazione, degli stimoli che intravedono soluzioni per "valorizzare una terra fragile e per valorizzare l'ecosistema".
Sarebbe bello sviluppare un dibattito dalla pagina del nostro blog anche per fornire l'idea del sentire collettivo a coloro che si apprestano a proporsi per l'amministrazione del territorio.
Per saperne di più:
La montagna resiliente. Sicurezza, coesione e vitalità nella ricostruzione dei territori abruzzesi (2014), edito da Quodlibet.

martedì 21 aprile 2015

FORTE COME UNA QUERCIA


Quando si dice “forte come una quercia” si dice una mezza verità. Ma una mezza verità è anche una mezza bugia. Le querce, ovvero le numerose specie che appartengono al genere Quercus, compaiono spesso negli stemmi per indicare forza: dall’emblema della Repubblica Italiana a quello di molte famiglie (della Rovere, Farnese, ecc.). E la potenza di queste piante è vera tenuto conto della maestosità degli alberi e della robustezza del legno. Quello che non si dice è che le querce hanno un debolissimo tallone d’Achille rappresentato dalla loro propagazione.
Intanto, come tante altre specie arboree, la fruttificazione delle querce è irregolare. Ci sono ”pascione” e cioè anni di elevata produzione di ghiande (per comodità le chiamiamo semi ma botanicamente sono frutti) che si alternano ad anni di fruttificazione scarsa, l’entità dell’intervallo varia con la specie e con le condizioni ambientali. Quando la fruttificazione è scarsa risulta anche bassa la qualità del seme, di conseguenza non è consigliato l’impiego per eventuali rimboschimenti. Dal punto di vista eco-fisiologico, successivi anni di “magra” aiuterebbero a contenere le popolazioni di nemici naturali che diminuirebbero progressivamente la loro presenza. Nell’anno di pasciona, invece, grazie alla massiccia presenza di ghiande la specie vegetale sarebbe in grado di espandere il proprio areale di distribuzione.
Altra limitazione nella propagazione delle querce è rappresentato dalla disseminazione. Le ghiande sono semi relativamente pesanti e rimangono naturalmente vicine alla pianta madre dove la competizione risulta elevata. Vi è quindi bisogno di vettori (uccelli e/o piccoli mammiferi) per trasportare i semi altrove ed espandere così la presenza della specie. Se in territori poco antropizzati questo non è un problema, la disseminazione diventa difficile in aree frammentate, cementificate, intensamente abitate come le zone costiere.

La germinazione della ghianda
Banca dei semi  (Svalbard Global Seed Vault)
Più del 90% delle 7.000 specie di cui è stata studiata l’attitudine alla conservazione del seme ha sviluppato un meccanismo di auto-conservazione che, in modo estremamente semplificato, può descriversi così: raggiunta la maturità, i semi “spengono” tutti i processi fisiologici e si auto-essiccano (in genere fino ad un contenuto di umidità intorno al 10%). In questo stato possono meglio resistere all’inverno, al tempo, ad avversità di diverso tipo (noti sono i chicchi di cereali ancora vitali nelle tombe egizie) e quindi l’uomo ha sfruttato questa caratteristica naturale per conservare a lungo i semi destinati all’alimentazione. La possibilità di conservare a lungo i semi rappresenta un’arma potente per la difesa delle risorse genetiche, un’assicurazione per il futuro. In questo senso è stata recentemente inaugurata nelle Isole Svalbard una gigantesca Banca dei Semi (Svalbard Global Seed Vault, v. foto) che ha la missione di conservare il patrimonio genetico vegetale, principalmente quello agro-alimentare, di tutti i paesi del mondo. Viene perciò naturale chiamare “Banca” un luogo che custodisce tesori genetici per oggi e per il futuro.


In tempi di forti cambiamenti climatici preoccupante è, invece, l’esistenza effimera delle ghiande che vivono soltanto pochi mesi (dall’autunno alla primavera) e sono di difficile (e costosa) conservazione da parte dell’uomo. A differenza dei semi sopradescritti (botanicamente detti “ortodossi”), nella loro evoluzione i frutti delle querce non hanno sviluppato i processi di disattivazione fisiologica ed auto-essicazione, anzi, la disidratazione è letale. Non vi è in questi semi una “pausa” dei processi vitali per cui le ghiande sono portate a germinare subito se vi sono la condizioni. Nei nostri climi è il freddo a rallentare la germinazione fino alla primavera ma se l’autunno non è stato particolarmente severo le ghiande emettono la radice (che assorbe acqua e le mantiene in vita) e aspettano la primavera per completare la germinazione con l’emergenza della parte aerea (vedi grafico). L’assorbimento di acqua porta all’aumento di volume e quindi alla spaccatura delle vestiture esterne; i cotiledoni rimasti così parzialmente scoperti spesso acquisiscono una colorazione rossastra in inverno. Le ghiande che per motivi diversi in primavera non sono riuscite a germinare, muoiono.
La conservazione artificiale delle ghiande, che non va mai oltre i 3-4 anni, è stata intensamente studiata in Polonia ed in Francia in risposta ai crescenti periodi di scarsa fruttificazione che rallentavano i lavori di rimboschimento. La conservazione artificiale delle ghiande è comunque costosa perché abbisogna di grandi spazi e di termo-trattamenti per il controllo di funghi. La crioconservazione in azoto liquido di embrioni diventerà, probabilmente, una via percorribile per molte specie con semi di difficile conservazione come le ghiande; al momento è applicata in via sperimentale per materiale particolarmente prezioso (le collezioni rinascimentali di agrumi di Cosimo dei Medici vengono conservate anche in questo modo).
Le specie quercine sono importanti in Italia in quanto componenti fondamentali delle nostre foreste. Le descritte peculiarità delle ghiande scoprono però lati di vulnerabilità che possono essere ragionevolmente arginati se si lavora per non disturbare gli habitat naturali di queste specie favorendo inoltre la continuità del verde per consentire gli scambi genici tra popolazioni. A questo proposito è bene ricordare ancora che per i semi delle querce non vi sono attualmente vie relativamente poco costose di protezione delle risorse genetiche come la lunga conservazione dei semi in Banche dei Semi, largamente praticate, invece, per altre specie vegetali con semi che tollerano la disidratazione spinta.

Beti Piotto
ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
La quercia è il simbolo del nostro logo e grazie alla Dottoressa B. Piotto abbiamo potuto dedicargli questo articolo.

lunedì 20 aprile 2015

SI E' SVOLTA IL 19 APRILE A BOLOGNA L'ASSEMBLEA ANNUALE ORDINARIA DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA


L'Assemblea si è svolta presso il bellissimo museo Giovanni Capellini, museo di Geologia e Paleontologia della Città e dell'Università di Bologna, nella sala Diplodoco.
I convenuti hanno dibattuto attorno al gigantesco Diplodoco che rappresenta l'icona mediatica del museo. Lo splendido scheletro misura 26 metri di lunghezza e 4 di altezza, è stato donato da Andrew Carnegie a Vittorio Emanuele III nel 1909. Per la completezza dello scheletro rinvenuto, il Diplodocus carnegiei è tra i dinosauri più studiati e meglio conosciuti. Le ricerche più recenti, hanno dimostrato che le ampie cavità all'interno delle vertebre del collo e della coda lo rendevano relativamente leggero. 
La realizzazione di modelli tridimensionali ha poi permesso di studiare in dettaglio l'effettiva mobilità verticale e laterale del collo e della coda, lo scheletro esposto è comunque impressionante!

Diplodocus carnegiei
Tethyshadros insularis

Il 18 si è svolto il convegno le AREE PROTETTE IN ITALIA TRA PASSATO E FUTURO.

NoiXLucoli Onlus è federata a Pro Natura  (è membro del Consiglio Direttivo) ed ha partecipato all'Assemblea annuale.
La composizione in un grande arcipelago di federate con propri statuti, atti costitutivi e attività rappresenta un elemento distintivo e caratterizza la Federazione nazionale Pro Natura da tutte le altre associazioni. Una scelta questa praticata e perseguita sin dall’inizio (la nascita è stata nel 1948), con il rifiuto di un centralismo che ne avrebbe forse rafforzato il ruolo nazionale, ma avrebbe tolto respiro e autonomia alle decine di realtà locali che, con le loro battaglie concrete, hanno fatto e fanno la storia della Federazione nazionale Pro Natura, che mai ha ceduto alle tentazioni di divenire lobby affaristica o fiancheggiatrice dei gruppi di potere politico o economico. 
Pro Natura costituisce anche per la nostra piccola Associazione una "casa comune nazionale" pronta ad accoglierci ed a sostenerci di volta in volta, magari su battaglie ed esigenze specifiche del nostro territorio.
Pronatura rappresenta un gruppo associativo vivace ed adattabile presente in gran parte del Paese, presente con una confederazione regionale in Abruzzo, con circa un centinaio di gruppi attivi dei quali facciamo parte.
Le sfide in campo ambientale sono molte e come sempre cercheremo di declinarle lavorando come volontari nel territorio di Lucoli.

lunedì 6 aprile 2015

DAL 2010 ESISTE UN LUOGO DELLA MEMORIA A LUCOLI PER LE VITTIME DEL SISMA DEL 2009

I nomi delle 309 vittime del sisma d'Abruzzo del 2009
Il Giardino Botanico della Memoria del sisma del 2009 è un luogo di spiritualità e di grande bellezza, incastonato tra le montagne, dedicato a chi perse la vita il 6 aprile. 
Il Comune di Lucoli ebbe solo una vittima, ma grazie a questa iniziativa, permessa dal Parroco dell'Abbazia di San Giovanni Battista ed ideata e realizzata dall'Associazione NoiXLucoli Onlus in collaborazione con l'Associazione ecologista israeliana Keren Kayemeth LeIsrael, oggi è possibile "coltivare" la memoria delle trecentonove vittime del terremoto che sono simbolicamente ricordate con 64 alberi da frutto. 
Il progetto e la sua estensione
Gli alberi del Giardino della Memoria del Sisma

I disegni dei bambini della Scuola locale che illustrarono la speranza all'indomani del 6 aprile 2009

Il Giardino della Memoria è un luogo che riconcilia il visitatore con la natura e dona pace agli animi, ove la morte è celebrata dalla  natura e dalla vegetazione che muta ad ogni stagione.

La coltivazione degli "antichi pomi" (ricercati tra le vecchie specie d'Abruzzo in via di estinzione) impegna i volontari per dodici mesi l'anno, per noi questo lavoro è come una fiamma che non deve spegnersi: è il nostro atto d'amore silenzioso e costituisce la finalità principale della nostra Associazione.
Invitiamo tutti a visitare questo luogo dove la natura crea questo "monumento verde", che per noi è il più bello e più grande di tutti, che ci stupisce ogni primavera con i colori dei fiori, in estate con i frutti delle specie antiche, in autunno con gli ultimi frutti ed i colori accesi delle foglie e d'inverno con la sua mestizia grigia ma sempre viva.
NoiXLucoli Onlus dedica la fatica delle sue braccia alla memoria di coloro che sono cessati in un sospiro.
I fiori del melo cotogno