mercoledì 29 luglio 2015

IN ORIGINE ERA A LUCOLI......UNA CROCE STAZIONALE PROVENIENTE DALLA CHIESA DI SAN MENNA DEVE ESSERE RESTAURATA CON L'AIUTO DEI PRIVATI. RICHIESTA DI "ADOZIONE" DA PARTE DELL'ARCIDIOCESI ATTRAVERSO IL SITO WEB


L'Arcidiocesi attraverso il suo sito chiede aiuto per restaurare dei beni ecclesiastici. 
Per chi volesse saperne di più questo è il link: http://www.culturaebeni.it/opere-adottare/lista-opere.html


UFFICIO ARTE SACRA E BENI CULTURALI ECCLESIASTICI
via Campo di Pile, snc N.I. di Pile - 67100 L'Aquila
tel 0862 332 301 - (351)
fax 0862 332321
beniculturalidiocesiaq@gmail.com

la Croce proveniente dalla Chiesa di San Menna e danneggiata dal sisma del 2009 è inserita nella lista delle opere d'arte da adottare: Croce stazionale





La croce, opera di artista ignoto, è costituita da bracci lisci che presentano terminali sagomati e proviene dalla Chiesa di San Menna di Lucoli.
L’evento sismico di aprile 2009 ha provocato profonde lesioni e parziali deformazioni sui bracci della croce.
Metallo argentato, fuso 50 x 20 cm, XVII secolo. 
l’Aquila, Palazzo Arcivescovile già chiesa di San Menna a Lucoli 
Stato del recupero: da iniziare. 
Costo complessivo del recupero: € 25.000,00

mercoledì 22 luglio 2015

LA SCIENZA DEI LUOGHI PERDUTI: LA PAESOLOGIA. QUANTA ISPIRAZIONE TROVIAMO A LUCOLI?


Foto di Roberto Soldati

Salviamo i piccoli posti dimenticati.
Le frazioni di Lucoli hanno meno abitanti: si tratta di riscoprire le terre dei nostri parenti, di uscire, guardare, imparare ad ascoltare. È una piccola forma di terapia come sostiene Franco Arminio un "paesologo" che visita i luoghi dove non va più nessuno, posti a cui non crede più nessuno. Scruta le cose, le vede da vicino. I suoi libri sono fatti con tutto il suo corpo, un corpo a corpo coi paesi. "Nessun paese è un luogo inerte. Ognuno ha un suo umore. Non ce ne sono due uguali. L'atmosfera cambia da un posto all’altro. Bisogna avere un occhio trasversale per superare ciò che, a prima vista, sembra uguale. È con quest’occhio e con questo cuore che tutto, piano piano, diviene interessante, unico. Un’osservazione partecipe diventa un'osservazione terapeutica. La paesologia come una terapia. Uscire dalle case in cui per tanto tempo ci siamo rintanati, pensando di stare al sicuro, uscire dalla baracca mefitica del proprio io. La paesologia è una strada sul crinale, a metà tra una nuova forma di impegno e una cerimonia religiosa, a metà tra poesia ed etnologia, sempre però ben lontani dalla paesanologia e dalle sue sagre". 
Questa disciplina, allo stesso tempo inesistente e indispensabile, sta tutta nell’attenzione ai paesi come sono adesso. Arminio manifesta un dolore che combatte contro la distrazione e la cecità di tanti. I paesi non sono morti, ci sono ancora, sono malati, esattamente come è malato tutto il pianeta. C’è una parola che può riassumere tutto: desolazione. Secondo lui si tratta di una malattia nuova per i paesi. Prima c’era la miseria, c’era il mondo mirabilmente descritto da Carlo Levi, c’era la lontananza e l’oppressione, c’era la comunità dei poveri, degli umili. Si è passati dalla civiltà contadina, a volte crudele, perfino spietata, a questa cosa oscena che chiama modernità incivile. 
La desolazione non deve essere un epilogo, ma un punto di partenza per un nuovo modo di abitare la terra, una nuova postura. L'autore invoca una nuova etica, un umanesimo delle montagne. 
Nel libro "Terracarne" esprime il concetto dell' autismo corale, centrato sull'incapacità di passare il tempo in compagnia e in lietezza. Scrive ad oltranza di luoghi che perdono abitanti e di abitanti che hanno perso i loro luoghi. È un invito ad abbandonare le sicurezze dell’uomo attuale, a scendere in basso, ad avvicinarsi alla terra, al mondo per come è e per come potrebbe essere nostro malgrado. È un atto di ascolto riverente, è inginocchiarsi davanti all'altare del vento e dell’aria, della luce, delle pietre. 
"La paesologia è prendere i propri occhi e modificarli, è svelare la bellezza di ciò che gli altri ci fanno credere brutto, insignificante. Bisogna uscire, andar fuori, imparare a usare il corpo come un’astronave, apprendere da tutto ciò che è piccolo, inerme, silenzioso, vinto. Pregare per la sua salvezza, che è poi anche la nostra. Una piccola apocalisse silenziosa è in corso sotto i nostri occhi. Possiamo fingere di non vederla, o possiamo chinarci e prestare nuova attenzione, donarle lo sguardo, darle una voce. I paesi non sono un problema, sono una possibile soluzione". 
Concetti bellissimi a nostro parere che illustriamo con alcune significative foto fatte a Lucoli da Roberto Soldati, centrate su particolari invisibili ai più......
Foto di Roberto Soldati

Campo Felice - Foto di Roberto Soldati

Colle di Lucoli uno sguardo verso la strada - foto di Roberto Soldati
Colle di Lucoli e il terremoto - Foto di Emanuela Mariani
Colle di Lucoli la scala per l'erba - Foto di Emanuela Mariani
Per saperne di più: https://comunitaprovvisorie.wordpress.com/
https://casadellapaesologia.wordpress.com/paesologia/

martedì 14 luglio 2015

8 LUGLIO 2006 - NEL DECENNALE DELLA SCOMPARSA DEL PROFESSOR FRANCESCO DI GREGORIO GLI FU TITOLATA UNA PIAZZA AL COLLE


La scopertura della targa

La cerimonia del 2006
RIPORTIAMO DAL SITO DELLA PRO LOCO DI LUCOLI:
....."Senza soluzione di continuità i presenti si sono recati nella nuova piazza della frazione di Colle di Lucoli, vicino alla nota “Fonte Locusù”, per l’intitolazione della piazza alla memoria del Prof. Francesco Di Gregorio. La manifestazione è iniziata con l’arrivo della banda musicale de “ Ji Briganti” che hanno eseguito alcuni brani musicali. Prendendo la parola, il Sindaco di Lucoli, Luciano Giannone, ha letto una breve biografia di Francesco Di Gregorio, sottolineandone la corposa opera letteraria. Stefania Mordenti, consigliere comunale di Lucoli ed allieva di Francesco Di Gregorio presso l’Università di L’Aquila, ha offerto una testimonianza dell’uomo e del professore, del suo eclettismo e della sua capacità di stare a suo agio nei salotti letterari come nelle feste popolari. Dopo un emozionato ringraziamento ai cittadini lucolani di Nicoletta Di Gregorio, figlia di Francesco, il Sindaco ha scoperto la targa dedicata al Professore con il sottofondo dell’inno italiano suonato da “Ji Briganti”".

Oggi quella targa è ridotta in queste condizioni:

Chiediamo all'Amministrazione Comunale di ripristinarla e salvaguardarla durante i lavori di ricostruzione dell'immobile vicino sensibilizzando anche gli autori del danno se saranno individuati.
La Frazione del Colle sta mostrando segni di ricostruzione ma la memoria della sua gente va conservata ed i lavori edili per la ricostruzione post sisma non debbono produrre cambiamenti, se accertate le responsabilità, soprattutto su quegli oggetti che sono testimonianza di stima istituzionale.

IL RIFORNIMENTO DI ACQUA PER GLI ALBERI DEL PARCO DELLA RIMEMBRANZA di LUCOLI

L'arrivo del serbatoio mobile
L'arrivo dell'acqua per le piante.
Sembra che il Cristo dall'alto ci guardi in queste operazioni laboriose che compiamo una volta a settimana per dare l'acqua, in giornate caldissime, alle nuove piante del Parco della Rimembranza di Lucoli: l'impegno è di due ore di tempo. L'acqua è presa dalla fontana della Beata Cristina e portata con un serbatoio mobile all'Abbazia dove viene ricaricato un altro serbatoio fisso.
Benedetto XVI disse: "Se vuoi coltivare la pace custodisci il creato".  "Lo sviluppo umano integrale è strettamente collegato ai doveri derivanti dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale, considerato come un dono di Dio a tutti, il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future". La coscienza ecologica "non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete". 
Il Parco della Rimembranza è una iniziativa concreta così come il Giardino Botanico della Memoria, sono due frutti della buona volontà e pazienza dei nostri soci ed anche doni per la collettività.
Il trasferimento dell'acqua al serbatoio fisso
Il sito
Grazie!

venerdì 10 luglio 2015

GLI ALBERI MONUMENTALI DI LUCOLI. FINALMENTE IL CENSIMENTO E L'AVVIO DELLA PROCEDURA DI SEGNALAZIONE DA PARTE DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE!

La legge (legge 14 gennaio 2013 n.10, “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, pubblicata in G.U. 01.02.2013) ha colmato un vuoto legislativo a livello nazionale che metteva a rischio la stessa sopravvivenza dei “grandi patriarchi verdi”. La mancanza di una legge nazionale, infatti, aveva creato un'area di autonomia legiferativa da parte delle regioni e l'esistenza di leggi e regolamenti diversi, che di fatto rischiavano di indebolire tutto l'apparato di tutela. 

L'art. 7 della nuova legge riporta le “disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale”. A tal fine sono stati definiti i criteri per identificare un albero monumentale, rendendoli univoci ed omogenei su tutto il territorio nazionale. 
Ma quando possiamo considerare un albero come monumentale?

“a) l'albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l'albero secolare tipico, che può essere considerato come raro esempio di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che rechi un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali; 
b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani; 
c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private”. 
Ed i criteri sembrano essere sufficientemente vasti da includere tutte le categorie di alberi di importante interesse.
La legge stabiliva che, entro sei mesi dall'entrata in vigore, i comuni avrebbero dovuto identificare principi e criteri per il censimento degli alberi monumentali nel proprio territorio e fornire questa informazione alla rispettiva Regione, la quale, a sua volta, entro i successivi sei mesi, doveva redigere l'elenco regionale e doveva trasmetterlo al Corpo Forestale dello Stato (CFS). E' il CFS che avrà il compito di gestire l'elenco nazionale, che dovrà essere reso pubblico e disponibile a tutti sui siti internet delle competenti istituzioni. 
I tempi non sono stati proprio quelli previsti dalla legge, in quanto il protocollo applicativo ci ha messo due anni per essere prodotto e, solo, all'inizio di questo anno si è partiti, con tutti gli strumenti appropriati, per realizzare i censimenti, il cui termine di presentazione scadrà il 31 luglio p.v.
Agli alberi moumentali è riconosciuto non solo un valore ambientale ma anche culturale: essi diventano simbolo di importanti eventi storici, culturali, tradizioni o semplicemente identificano l'identità di un luogo e della gente che vi vive. Se tutto va bene, tra un anno dovremo avere un database degli alberi monumentali italiani, ai quali potrà essere applicata una tutela specifica.

Fino ad oggi l'Abruzzo contava 363 alberi censiti secondo la localizzazione, la grandezza, i dati dendrometrici, come se rappresentassero le opere d'arte di un museo. E di vere e proprie opere d'arte si tratta, ma l'artista, in questo caso, è la natura. A breve ve ne saranno inseriti altri e tra questi anche gli esemplari di Lucoli.
La nuova Amministrazione comunale ha recepito le schede segnaletiche elaborate da NoiXLucoli Onlus (un lavoro iniziato nel 2011), relative ad alcuni alberi monumentali del territorio, ed ha avviato l'iter di classificazione e riconoscimento formale. 
Questa è la prima azione concreta della nuova Amministrazione comunale di Lucoli per dare risalto e proteggere i beni ambientali, così come prevede già la legge 38 nel 1996, all'articolo 25 comma 3, che permette di annoverare gli alberi nei registri immobiliari e ne obbliga la tutela come patrimonio della comunità.
Due degli esemplari segnalati: appartenevano al Parco della Rimembranza di Lucoli impiantato nel 1930

giovedì 2 luglio 2015

TROPPI PENSIERI? Basta camminare in mezzo alla natura e a Lucoli ce n'è tanta!

I BENEFICI della natura non smettono di stupire.
Campo Felice (foto di Roberto Soldati)
Mentre quelli della camminata sono noti già da un pezzo. In questo caso è sufficiente metterli insieme: un sentiero in mezzo al bosco, un altopiano...... Ovunque purché ci sia del verde che ci faccia dimenticare lo stress urbano. Poi, il gioco è fatto. Basta passeggiare e i pensieri negativi si riducono sensibilmente.
Gregory Bratman, dottorando in biologia all'Università di Stanford, ha condotto una ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences: 38 persone che vivono in zone urbane e che risultano senza precedenti di disturbi mentali sono state suddivise in due gruppi e invitate a camminare per 90 minuti; 19 di loro hanno passeggiato in un'area naturale vicino al campus di Stanford, l'altra metà ha camminato lungo una strada molto trafficata nel centro di Palo Alto.
Prima e dopo la passeggiata, le persone hanno compilato un questionario sofisticato per indagare la loro tendenza a "rimuginare", una riflessione fatta di pensieri negativi autoreferenziali che innescano un circolo vizioso: più si rimugina più è difficile scacciarli e così si aumenta il rischio di depressione. Questo processo mentale si scova con domande del tipo: "La mia attenzione è spesso concentrata su aspetti di me stesso che vorrei smettere di pensare" e "Trascorro molto tempo a pensare ai momenti del passato in cui mi sono sentito male e arrabbiato".
Poi, sia prima sia dopo la camminata, le 'cavie' dell'esperimento si sono sottoposte a una scansione del cervello: è stata esaminata una regione cerebrale chiamata 'corteccia pre-frontale subgenuale', un'area che è stato dimostrato essere molto attiva mentre si fanno pensieri negativi su se stessi e si mettono in atto comportamenti rinunciatari. Questa è anche l'area interessata quando si verificano fenomeni depressivi e di ciclotimia (sbalzi di umore).
Il gruppo di persone che aveva camminato in mezzo alla natura ha dato risposte differenti rispetto a quelle segnate 90 minuti prima, dimostrando di avere avuto una diminuzione sostanziale delle 'riflessioni negative' e anche il test medico-scientifico ha supportato la tesi: nella zona cerebrale interessata era diminuita l'attività neurale.
(foto Roberto Soldati)
Questo può aprire nuove frontiere nello studio di attività che utilizzino l'immersione nella natura come terapia. È dimostrato che l'urbanizzazione (il 50% della popolazione del pianeta vive in città) è una delle cause che ha portato all'aumento del numero di persone che soffrono di disturbi mentali.
La letteratura scientifica che si occupa dei vantaggi per la salute (mentale e fisica) procurati da una prolungata 'esposizione' al paesaggio naturale è in crescita. Sembra che basti guardare una fotografia per pochi secondi per percepirne già i benefici. È una recente ricerca di Kate Lee e alcuni colleghi dell'Università di Melbourne pubblicata su Environmental Psychology. Se interrompiamo un compito che ci mette in difficoltà con un 'micro-break' di 40 secondi trascorsi a guardare l'immagine di un giardino verde, le nostre performance miglioreranno. 
Dunque, la natura da un lato ci aiuta a liberare la mente da pensieri negativi, dall'altro ci aiuta a recuperare l'attenzione e la concentrazione.
Campo Felice il lago niveo (foto Rossano Soldati)
Stanford researchers find mental health prescription: Nature
Study finds that walking in nature yields measurable mental benefits and may reduce risk of depression.
by ROB JORDAN 
A Stanford-led study finds quantifiable evidence that walking in nature could lead to a lower risk of depression.
Feeling down? Take a hike.
A new study finds quantifiable evidence that walking in nature could lead to a lower risk of depression.
Specifically, the study, published inProceedings of the National Academy of Science, found that people who walked for 90 minutes in a natural area, as opposed to participants who walked in a high-traffic urban setting, showed decreased activity in a region of the brain associated with a key factor in depression.
"These results suggest that accessible natural areas may be vital for mental health in our rapidly urbanizing world," said co-author Gretchen Daily, the Bing Professor in Environmental Science and a senior fellow at the Stanford Woods Institute for the Environment. "Our findings can help inform the growing movement worldwide to make cities more livable, and to make nature more accessible to all who live in them."
More than half of the world's population lives in urban settings, and that is forecast to rise to 70 percent within a few decades. Just as urbanization and disconnection from nature have grown dramatically, so have mental disorders such as depression.
In fact, city dwellers have a 20 percent higher risk of anxiety disorders and a 40 percent higher risk of mood disorders as compared to people in rural areas. People born and raised in cities are twice as likely to develop schizophrenia.
Is exposure to nature linked to mental health? If so, the researchers asked, what are nature's impacts on emotion and mood? Can exposure to nature help "buffer" against depression? 
Natural vs. urban settings
In the study, two groups of participants walked for 90 minutes, one in a grassland area scattered with oak trees and shrubs, the other along a traffic-heavy four-lane roadway. Before and after, the researchers measured heart and respiration rates, performed brain scans and had participants fill out questionnaires.
The researchers found little difference in physiological conditions, but marked changes in the brain. Neural activity in the subgenual prefrontal cortex, a brain region active during rumination – repetitive thought focused on negative emotions – decreased among participants who walked in nature versus those who walked in an urban environment. 
"This finding is exciting because it demonstrates the impact of nature experience on an aspect of emotion regulation – something that may help explain how nature makes us feel better," said lead author Gregory Bratman, a graduate student in Stanford's Emmett Interdisciplinary Program in Environment and Resources, the Stanford Psychophysiology Lab and the Center for Conservation Biology.
"These findings are important because they are consistent with, but do not yet prove, a causal link between increasing urbanization and increased rates of mental illness," said co-author James Gross, a professor of psychology at Stanford.
Nature's services
It is essential for urban planners and other policymakers to understand the relationship between exposure to nature and mental health, the study's authors write. "We want to explore what elements of nature – how much of it and what types of experiences – offer the greatest benefits," Daily said.
In a previous study, also led by Bratman, time in nature was found to have a positive effect on mood and aspects of cognitive function, including working memory, as well as a dampening effect on anxiety.
The studies are part of a growing body of research exploring the connection between nature and human well-being. The Natural Capital Project, led by Daily, has been at the forefront of this work. The project focuses on quantifying the value of natural resources to the public and predicting benefits from investments in nature. It is a joint venture of the Stanford Woods Institute for the Environment, The Nature Conservancy, the World Wildlife Fund and the University of Minnesota's Institute on the Environment.