giovedì 29 ottobre 2015

RIFIUTI IMPIANTO DI STOCCAGGIO UNICO ANCHE PER LUCOLI

Si parte con l’impianto di stoccaggio a servizio dell’Altopiano delle Rocche


La rivoluzione culturale sul riciclo è l’unica strada per il recupero dell’ambiente, contrastare i costi, avere un società più civile, ecologica e rispettosa dell’ambiente. Una società attenta che guarda al futuro. 

Entrerà in funzione entro la fine del mese il nuovo centro di stoccaggio dei rifiuti a servizio dei Comuni dell’Altopiano delle Rocche.

Lo hanno annunciano il vicesindaco di Ovindoli e l’assessore all’ambiente di Rocca di Mezzo. L’impianto, a quasi un anno dall’entrata a regine del servizio associato per la raccolta dei rifiuti “porta a porta”, è stato realizzato dai Comuni di Ovindoli (capofila), Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio e Lucoli, dove si sono registrati notevoli aumenti nella percentuale della raccolta differenziata.

Si ricorda che i sindaci, erano chiamati a regolamentare la gestione dei rifiuti urbani o ad essi assimilati, sin dal lontano DPR 915/82 , nel quale art. 8 “competenze dei comuni”  veniva demandato ad essi la regolamentazione della raccolta trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, i primi “ecocentri”, sono stati istituiti proprio a tali esigenze, alla necessità di rispondere (da parte dei comuni)  alle richieste di una politica ambientale volta al recupero della materia, alla diminuzione delle discariche, alle raccolte “finalizzate” dei materiali, in modo da evitare il conferimento in discarica per RSU, e contestualmente, raccogliere non solo i rifiuti recuperabili da raccolta nelle c.d. “campane” stradali, ma anche quei rifiuti speciali che, assimilati agli RSU, dovevano e devono essere gestiti dai comuni stessi per convenzione con i produttori, quali ad esempio imballaggi in carta e cartone, vetro, legno, pneumatici, rottami ferrosi, ecc. , ed anche i rifiuti elettronici, anch’essi assimilati ope-legis  e successivamente assimilabili agli RSU; inoltre, tali “ecocentri” hanno, evitato l’abbandono indiscriminato dei rifiuti speciali e urbani che siano, da parte dei detentori, hanno risposto alle esigenze della popolazione e dei piccoli produttori artigianali e commerciali . 

Ma cos'è un Centro di Raccolta?
La definizione del Centro di Raccolta, introdotta nel nostro Ordinamento dal d. lgs. n. 4/2008, è fornita dall’art. 183, comma 1, lett. mm) del d. lgs. n. 152/2006: “area presidiata ed allestita, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per l’attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti urbani per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei centri di raccolta è data con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, sentita la Conferenza unificata, di cui al d. lgs. n. 281/1997”. 
All’interno degli stessi, non è quindi permesso effettuare alcun tipo di trattamento del rifiuto (quali cernita, smontaggio, triturazione, miscelazione, ecc.), ad eccezione delle operazioni di riduzione volumetrica necessaria per ottimizzare il succcessivo trasporto.
Ma qual'è la normativa?
Attualmente, la disciplina attuativa è contenuta del D.M. 08.04.2008 e s.m.i., il quale prevede che:
in tali Centri, adibiti esclusivamente ad attività di stoccaggio, possono confluire solo i rifiuti urbani e assimilati elencati in allegato I, paragrafo 4.2 allo stesso D.M., conferiti in maniera differenziata rispettivamente dalle utenze domestiche e non domestiche anche attraverso il gestore del servizio pubblico, nonché dagli altri soggetti tenuti in base alle vigenti normative settoriali al ritiro di specifiche tipologie di rifiuti dalle utenze domestiche (art. 1);
la realizzazione dei Centri di Raccolta è eseguita in conformità con la normativa vigente in materia urbanistica ed edilizia e il Comune territorialmente competente ne dà comunicazione alla Regione e alla Provincia. Non è quindi necessario alcun titolo autorizzatorio proveniente da Enti terzi rispetto al Comune medesimo; il gestore del Centro di Raccolta deve essere iscritto nell’apposita Categoria “1” dell’Albo Gestori Ambientali; sotto il profilo tecnico/gestionale, devono essere rispettate le prescrizioni di cui all’Allegato 1 allo stesso DM 8.4.2008. Disciplina dell’assimilazione ai rifiuti urbani – La concreta individuazione delle tipologie di rifiuti conferibili presso i Centri di Raccolta passa quindi, in primo luogo, attraverso la esatta determinazione della categoria “rifiuti urbani” che, come noto, ricomprende (art. 184, co.2, d. lgs. n. 152/2006):
  • i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da civili abitazioni;
  • i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi diversi rispetto a quelli di cui al punto precedente, tuttaviaassimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità;
  • i rifiuti derivanti dallo spazzamento strade;
  • i rifiuti di qualsiasi natura e provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche o su quelle private ad uso pubblico, sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
  • i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi;
  • i rifiuti provenienti da esumazione ed estumulazioni.
Con espresso riferimento alla tematica dell’assimilazione, la legge riconosce ai Comuni il potere di estendere il trattamento giuridico dei rifiuti urbani (e, quindi, la loro conferibilità presso i Centri di Raccolta) anche ai rifiuti che, per provenienza, sarebbero altrimenti qualificati come speciali in quanto provenienti da luoghi diversi da quelli domestici o ad uso civile.
Condizioni per l’assimilazione. L’art. 198, co. 2, lett. g) del d. lgs. n. 152/2006 prevede che i Comuni concorrono a disciplinare con apposito regolamento l’assimilazione, per qualità e quantità, dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, secondo i criteri di cui all’art. 195, co.2 , lett. e), ferme restando le -sopra evidenziate- definizioni di cui all’art. 184, co. 2, lett. c) e d).
Ciò significa, in primo luogo, che la procedura di assimilazione deve avvenire nell’osservanza dei criteri generali rimessi all’esclusiva competenza statale; preso atto che, ad oggi, non risulta ancora emanato l’apposito Decreto Ministeriale previsto dall’art. 195, co.2 lett. e), ci si deve pertanto rifare alla deliberazione del Comitato Interministeriale per i rifiuti datata 27.07.1984.
In secondo luogo sarà necessario che i Comuni, all’interno dello spazio operativo riconosciuto dai succitati criteri di provenienza statale, disciplinino con il proprio Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani anche le specifiche condizioni quali-quantitative che consentano di identificare in quali casi ed entro quali limiti le utenze non domestiche possano conferire i propri rifiuti speciali ritenuti assimilabili – ed assimilati - agli urbani.
Resta inteso che, al di fuori delle corrette procedure di assimilazione, i rifiuti speciali non potranno essere conferiti presso i Centri di Raccolta e dovranno quindi seguire il normale iter gestionale, con destinazione degli stessi, attraverso soggetti abilitati al trasporto, ad impianti di recupero/smaltimento dotati di specifica autorizzazione.
Diversamente, le condotte gestionali assunte in violazione dei sopra esposti criteri di assimiliazione potrebbero integrare le fattispecie sanzionatorie – anche di rilevanza penale - di cui all’art. 256 del d. lgs. n. 152/2006.

Il centro per lo stoccaggio si estende su un’area di 2000 metri quadrati, situata nel territorio di Rocca di Mezzo, e sarà gestito dal consorzio Formula Ambiente-Sapi e Cns(Il Consorzio Formula Ambiente è una Società Cooperativa Sociale nel settore dei servizi ambientali, con sede legale ed amministrativa a  Cesena-FC, che da lavoro a molte persone. Trattasi di Cooperativa interessata da vicissitudini giudiziarie e possiamo riportare ciò che hanno scritto i giornali, il consorzio cesenate era legato alla coop “29 Giugno” di Salvatore Buzzi, un’inchiesta che ha avuto non pochi risvolti, Cesena inclusa. Il presidente di Formula Ambiente Maurizio Franchini, cesenate, ha da tempo convocato i soci per sostituire due consiglieri d’amministrazione e un sindaco revisore dei conti finiti in carcere). 
Durante i giorni e gli orari di apertura al pubblico gli utenti potranno conferire tutte le tipologie di rifiuti urbani e assimilati (come ingombrati, legno, ferro), segnalare eventuali disservizi, ritirare e sostituire mastelli e cassonetti rotti, ritirare le buste dell’umido. 
I lucolani dovranno fare più strada per portare i rifiuti ma questa è l'organizzazione prescelta.
Nella conferenza dei Sindaci tenutasi ad Ovindoli il 27 ottobre u.s. è stato definito un regolamento unico per i quattro Comuni che verrà ufficializzato a breve anche dal Comune di Lucoli. Tra i contenuti del regolamento anche indicazioni in merito al regime sanzionatorio per i trasgressori della corretta differenziata.
L’obiettivo dei 4 Enti, ovviamente, è quello di spingere ancora più in alto le percentuali della raccolta differenziata che, a quasi un anno dall’entrata a regime del servizio associato, ha raggiunto il 55,40 % su base annua fino al mese di settembre (63,35 % nell’ultimo trimestre) a Ovindoli; 47,92 % fino al mese di settembre; (55,41% ultimo trimestre) a Lucoli; 44,78 % fino al mese di settembre (64,98 % ultimo trimestre) a Rocca di Mezzo; 44,68 % fino al mese di settembre (78,17% ultimo trimestre) a Rocca di Cambio. 
Il ritiro dei rifiuti ingombranti raccolti nei singoli Comuni da gennaio, mese dell’attivazione del servizio raccolta porta a porta, ad agosto, ha raggiunto quantità considerevoli: Rocca Di Mezzo (17.570 Kg); Ovindoli (12.270 Kg); Lucoli (9.650 Kg); Rocca Di Cambio (7.320 Kg).
Per saperne di più:
http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2015/10/14/news/rifiuti-stoccaggio-unico-1.12267373.


Con questa nuova struttura a regime l'obiettivo dei cittadini sarà anche quello di rispettare i regolamenti definiti in ottica di riciclo per i rifiuti ingombranti e non solo, l'obiettivo del Comune di Lucoli quello di divenire "virtuoso".
Relativamente al ciclo completo di raccolta rifiuti vorremmo esercitare il nostro diritto al "pungolo", nell'ottica del miglioramento più generale del servizio di raccolta rifiuti, pensando a tutte le esigenze, e cioè a quelle dei centinaia di non residenti di Lucoli, proprietari delle "case vacanza". 
Non osiamo trattare dell'introduzione di un sistema di "tariffa puntuale" che permetterebbe il calcolo delle bollette in funzione del residuo prodotto. Ci piacerebbe una differenziazione tra residenti e non residenti come si fa nei comuni "virtuosi". Ma forse questo è un sogno....molto in la da venire.
In modo molto più spicciolo e basico ci piacerebbe sapere dove lasciare tutti i rifiuti differenziati la domenica sera, quando si parte da Lucoli, senza doverceli riportare alla residenza prioritaria. 
Le isole non ci sono più, i contenitori della differenziata da collocare fuori della casa prevedono giorni di raccolta fissati per genere differenziato e le domande sono molte: si può lasciare tutto la domenica? Come proteggersi da chi potrebbe usare i contenitori sulla strada, in assenza del proprietario, gettando rifiuti a casaccio (i burloni sono tanti)? Il regime sanzionatorio, in questo caso, colpirebbe un contribuente assente ed inconsapevole.
Ci chiediamo se non sia il caso di definire un regolamento che abbia l'obiettivo di agevolare i turisti, non residenti e proprietari di case, nello smaltimento dei rifiuti in forma differenziata, anche quando gli stessi soggiornano solo per pochi giorni nel Comune (consultare ad esempio il regolamento del Comune di Pizzoli, del Comune di Raiano, ed altri). 
E' solo un "pungolo" per migliorare l'affezione degli utenti verso l'amministrazione.



martedì 20 ottobre 2015

I "FRUTTI DIMENTICATI" DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: UN PANNELLO INCORNICIATO IN FERRO BATTUTO PER SPIEGARNE IL SENSO

I frutti "dimenticati" del Giardino della memoria - il melo "zitella"
Una mela non ha mai chiesto a nessuno di scrivere la storia della sua esistenza. 
Per quelle del Giardino della Memoria ci piacerebbe farlo, molte piante vengono da poderi abbandonati e questi frutti non si trovano più nei mercati hanno una lunga storia.
Se non ci fosse stato Ovidio a darci una mano nel conoscere tante specie botaniche e da frutto forse gente come noi non si sarebbe preoccupata di realizzare un progetto piantando degli alberi che appartengono agli antichi pomari in via di estinzione, quelli brutti ma buoni.
Ovidio, battezzato anche Nasone, era un abruzzese che nacque a Sulmona il 20 marzo dell'anno 49 prima di Cristo. I genitori l'avrebbero voluto avvocato ma lui fece lo scrittore e il filosofo e duemila anni dopo, il fascino del suo sentire è aumentato. Ci ha ispirato il suo spirito protezionistico in difesa del verde e del paesaggio, dell'ambiente, dei beni della terra, ma anche dell'anima umana. 
E' anche per questi valori che è nato a Lucoli un progetto che abbiamo dedicato alla memoria delle vittime del terremoto.
Ne abbiamo già scritto, ma pochi dei visitatori del Giardino della Memoria conoscono lo spirito di questo "monumento verde" e la ricchezza di piante in esso contenuta e così abbiamo realizzato un messaggio ad hoc da porre all'interno del Giardino.
Il testo scritto dalla nostra socia ricercatrice in materia di biodiversità: Beti Piotto, le maioliche realizzate dal maestro di Padova Quagliato, che ci sostiene da sempre, ma la struttura in ferro ci è stata donata da "ju ferraru delle Pagliare di Sassa": Giuseppe Aliucci.
Il pannello ideato per il sesto anniversario del sisma che illustra il progetto botanico del Giardino della Memoria
Un lavoro lungo e di precisione che ha richiesto diversi sopralluoghi.

La struttura in ferro per contenere il pannello ceramico ideata dal Fabbro
"ju ferraru" Giuseppe Aliucci
Quello del fabbro è uno dei mestieri più considerati e apprezzati dalla gente comune sia per la sua incommensurabile utilità sia per le grandi capacità e i grossi sforzi fisici di cui ha sempre dato prova, per cui nessuno più di lui, a nostro parere, merita l’appellativo di “mastro”. 
Lo chiamavano nel Regno delle due Sicilie “forgiaru”, proprio per dare l’idea del vero artista che “forgia”, modella, plasma, manipola un materiale alquanto difficile quale è il ferro, riuscendo, nel contempo, a creare vere e proprie opere d’arte. Lo stesso termine “fabbro” deriva dal latino “faber” che significa abile, quindi, uomo capace di prendere un pezzo di ferro e di trasformarlo nella figura o nella forma che più desidera.
Nel 1954 l’emissione della moneta da 50 lire con la riproduzione, sul lato frontale, dell’effigie del fabbro (“Vulcano”) nell'atto di battere il martello sull'incudine, lo ha elevato, di fatto, a simbolo dell’Italia che lavora e che produce.

Peppe Aliucci, lavora a Pagliare di Sassa e ci ha aiutati: questo per noi non ha prezzo. 
Siamo dei volontari con tanta buona volontà ma con pochi mezzi, tanto abbiamo fatto con le nostre sole forze, ma senza l'aiuto di persone come Peppe, che credono in noi e nel nostro progetto, non potremmo andare avanti. 
Lui ci ha fatto sentire nel giusto.
Se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia.
Grazie Peppe!
Peppe Aliucci nella sua officina a Pagliare di Sassa (foto di Fabrizio Soldati)


mercoledì 14 ottobre 2015

ARTICOLO DEL CENTRO: Progetto di Israele per l’impiego dei terreni agricoli.

In merito all'articolo (che riportiamo di seguito) comparso sul quotidiano "Il Centro", la nostra Associazione precisa che la realizzazione del Giardino Botanico della Memoria di Lucoli, ove vegetano piante da frutto in via di estinzione, è il risultato del totale autofinanziamento dei suoi soci. Il Keren Kayemeth leIstrael ha collaborato fattivamente alla stesura di una precedente progettualità, prevista in altro sito e poi abbandonata per problemi amministrativi. 
Il Keren Kayemeth ci è stato vicino patrocinando la nostra iniziativa e presenziando all'evento inaugurale, dandoci sostegno e visibilità. 
La vicinanza tra le nostre Associazioni è viva ed amichevole oltre ad essere foriera di possibili future collaborazioni. La proprietà intellettuale del progetto, così come tutti gli sforzi economici ed attuativi sono da attribuire alla sola NoiXLucoli Onlus ed ai suoi soci.


Ci congratuliamo per questa nuova attività intrapresa per la comunità locale.

Dopo l’assistenza post-terremoto ai suoi studenti l’associazione torna a collaborare con le realtà locali


11 ottobre 2015




L’AQUILA. Dopo aver assistito gli studenti israeliani presenti all’Aquila nei giorni della tragedia del sisma e aver realizzato a Lucoli un frutteto della memoria, il Keren Kayemeth Leisrael (Kkl), la più antica organizzazione ecologica del mondo, torna a visitare il capoluogo per promuovere progetti di sviluppo ecosostenibili in tutta la regione. 
Il presidente del ramo italiano dell’organizzazione Raffaele Sassun è stato ricevuto all’Emiciclo e alla Sala operativa regionale della Protezione civile per un confronto su come sfruttare al meglio le potenzialità del suolo di quella che è riconosciuta come la regione più verde d’Europa. 
Alle sue spalle, il Kkl ha l’esperienza di oltre un secolo: ha bonificato paludi e piantato più di 200 milioni di alberi solo in Israele. 
Ha livellato il terreno per la costruzione di infrastrutture e case, ha aperto strade e costruito bacini idrici per la conservazione dell’acqua piovana, ha fatto indietreggiare il deserto creando spazio per i residenti. Il Kkl ha costruito dighe e bacini idrici, ma soprattutto ha sviluppato tecnologie per il riciclo dell’acqua ad uso agricolo e industriale. Un’esperienza raccontata attraverso le installazioni dell’Expo con cui l’organizzazione ha collaborato sin dai primi tempi. 
«Forse», ha spiegato il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio nel ricevere Sassun, «il padiglione israeliano è quello che interpreta al meglio lo spirito dell’Expo, specie nelle sfide volte a strappare spazi al deserto per trasformarli in terreni coltivabili, fonte di cibo e benessere». 
Laureato in Ingegneria al Technion, Istituto tecnologico d’Israele, e dirigente di una società informatica, Sassun ha parlato dell’esperienza di varie famiglie a ridosso della Striscia di Gaza che nel giro di qualche anno hanno reso abitabile e coltivabile un pezzo di terreno altrimenti ostile. Alle nostre latitudini, le sfide sono diverse. 
Si lavora con il rischio idrogeologico, in un’ottica che vede la nostra regione compiere scelte ben precise in favore della prevenzione. Il nuovo orientamento dei fondi Por-Fesr 2014-2020 destina ben 25 milioni di euro per far fronte al dissesto idrogeologico. Altra sfida importante è quella collegata alla divulgazione di progetti di produzione di energia alternativa. 
«È solo il primo di una serie di incontri che porteremo avanti cercando come interlocutori gli imprenditori della zona», ha spiegato Raffaele Sassun. «Siamo felici di aver creato le premesse per realizzare qualcosa di importante in questa terra che porta ancora tutti i segni del sisma. Siamo orgogliosi di aver costituito un legame attraverso dei progetti tangibili come la realizzazione, a Lucoli, del Frutteto per le vittime del sisma. Abbiamo voluto diffondere, così, un messaggio di speranza per un futuro migliore, senza però dimenticare di tramandare un sistema di valori antichi, quelli legati alla natura e alla terra, che consentiva di sopravvivere al meglio sul territorio». 
Un’opera realizzata con lo stesso spirito del Frutteto del ricordo, con 40 alberi piantati in onore delle vittime di Onna, in un’iniziativa del circolo culturale “Il Cespo” voluta dal caporedattore del Centro Giustino Parisse. (fab.i.)

martedì 13 ottobre 2015

I PIOPPI NELLA PITTURA PAESAGGISTICA

Lucoli: i pioppi della Valle del Rio - Foto Rossano Soldati

Lucoli: il pioppo tremolo - Foto Rossano Soldati



Populus Alba

Populus tremula
Populus nigra
Il Pioppo (Populus) nel linguaggio dei fiori indica il timore. Narra la leggenda che il pioppo fu scelto dai soldati per la costruzione della croce di Gesù. L'albero ne fu orgoglioso e drizzò i suoi rami. Il Signore lo maledì e condannò le sue foglie a tremare in eterno ad ogni soffio di vento. Infatti una varietà di pioppo è detto "tremolo", Populus tremula è il nome botanico: è sufficiente un lievissimo alito di vento per provocare un tremolio di tutta la chioma da cui prende il nome la pianta.

Il termine "pioppo" deriva dal latino e, secondo una diceria romana riportata dagli antichi, sarebbe da legare a popolus "popolo" perché la sua folta chioma mossa dal vento produce un brusio che ricorda quello della folla. A tal proposito, si può citare un detto comune che fa derivare il nome di Piazza del Popolo di Roma da un antico boschetto di pioppi. Nella cultura celtica il pioppo - pianta dedicata ai morti in battaglia - rappresenta un segno zodiacale e i nati sotto questo segno avrebbero una tendenza al pessimismo, alla contemplazione e alla critica, sono inoltre amanti della natura ma non riescono a godere appieno dei piaceri della vita. 
A Lucoli sono presenti dei pioppi soprattutto lungo la valle del Rio che inizia da Casamaina ed è lunga circa 10 km e taglia in due il Comune fino ai confini con L’Aquila. Nella valle ci sono ambienti assai diversi come coltivi, incolti, prati, pascoli, boschi di varie essenze sempre poco estesi, boscaglie e roveti, zone aride e zone umide o acquitrinose poco estese e più o meno temporanee. Essendo quello di Lucoli un territorio essenzialmente montano e calcareo con poche zone umide, predilette dai pioppi, ci sono poche formazioni di questi alberi. Un tempo questo albero veniva sfrondato e dato in pasto a pecore e conigli, la raccolta delle foglie doveva essere fatta nel periodo di massimo sviluppo della parte fogliare e comunque sicuramente prima del loro ingiallimento. 
Sono presenti delle formazioni di pioppo tremolo sul territorio a Campofelice, fino a 1600 m. il suo habitat naturale è comunque quello del fondo valle preferibilmente arenaceo perchè più umido ed umifero.
Parliamo di alberi del territorio vista la nostra vocazione ambientalista ed appartenenza al "popolo degli alberi" e vogliamo approfondire in questo testo un argomento legato al ruolo del pioppo nella pittura paesaggistica, riprendendo un interessante saggio del Dott. Giuseppe Frison (Ricercatore in pensione dell’ex Istituto di Sperimentazione per la pioppicoltura di Casale Monferrato) che ringraziamo per avercene concesso l'utilizzo.
Il Dott. Frison ha imparato ad amare questi alberi cresciuti intorno alla casa natia, piantati dal padre. I suoi ricordi vanno "alle ore passate all’ombra delle “pioppe”, sistemato su una sedia impagliata con il carice (erba palustre), a leggere un libro, ad osservare i cardellini che portavano il cibo ai piccoli nel nido nascosto tra le foglie. Le soste più liete erano quelle pomeridiane estive quando una leggera brezza, annunciata dallo stormire delle foglie, scivolando sulla pelle mi dava una piacevole sensazione di freschezza". Rimase fedele per tutta la sua vita a quell'albero in quanto, dopo il diploma di Perito agrario e la laurea in Scienze Agrarie a Padova, fu assunto dall’Istituto di Sperimentazione per la Pioppicoltura a Casale Monferrato, dove lavorò come ricercatore fino alla pensione.
Scrive Frison che quest’albero fino a non molto tempo fa, era considerato dai forestali poco più che una pianta infestante e gli agricoltori si limitavano ad utilizzarlo a scopi ornamentali , come frangivento e fornitore di legna da ardere e di foglie da foraggio. Eppure c’è un’altra utilizzazione del legno di questa pianta che è forse la più nobile: l’impiego nell’arte per la pittura su tavola. Da studi fatti per la identificazione di legno nell’arte emerge quanto segue: “al contrario dei pittori fiamminghi che usavano solo quercia importata dal Baltico, gli italiani sembrano aver utilizzato esclusivamente legni locali, prevalentemente latifoglie. Attraverso l analisi di cataloghi e monografie, su 429 tavole italiane 320 risultano in pioppo, mentre le rimanenti 89 rappresentano tante altre essenze”. (Da: Materiali lignei nell’arte italiana (secoli XV-XVII) Raffaella Bruzzone LASA, Laboratorio di Storia Ambientale - Sezione Botanica, Università di Genova). La tavola di pioppo dipinta da Leonardo è quella più famosa (Gioconda, 77 x 53 cm, 1503-1506), ma sono ben note anche le altre due. Beato Angelico, Trittico Corsini , Tempera ad uovo su tavola di pioppo, 1450 ca, Galleria Corsini. Andrea d'Agnolo detto Andrea del Sarto. Il sacrificio di Abramo dipinto olio su tavola di pioppo 159 x 213 cm, (1527/1528).
Il pioppo non è solo stato un mezzo per la realizzazione dei dipinti ma anche un diffuso soggetto pittorico nella pittura paesaggistica dell’ottocento. Dalla fine del settecento, in tutta l’Europa il paesaggismo diventa di moda. Soprattutto in Gran Bretagna, operano schiere di artisti che, con i colori a olio e gli acquerelli, rendono immortale la campagna della loro isola. Théodore Rousseau (Pierre Etienne Théodore Rousseau) in un suo quadro rappresenta il pioppo e si tratta del cipressino. Il pioppo cipressino in Francia è stato introdotto nel 1745 e fu piantato nei pressi di Montargis, lungo il canale di Briare, per poi diventare l’albero emblematico dei filari allineati lungo i fiumi, i canali e le strade. Il successo in Francia fu clamoroso e dai francesi è stato denominato "peuplier d’Italie". Nel 1766, Pelée de St.-Maurice gli ha dedicato un’opera intitolata : “ L'art de cultiver les peupliers d'Italie avec des observations sur le chois... », che ha suscitato molto interesse anche in Italia.

Théodore Rousseau (Pierre Etienne Théodore Rousseau) - Paysage avec peupliers
Il paesaggismo entrerà nel dibattito culturale e nascerà l'impressionismo. L’impressionismo registra l'immersione totale dell’artista nella natura che non è più avvertita come nemica ma acquista una dimensione dove abbandonarsi totalmente. Con i grandi cambiamenti che si verificarono nella prima metà del XIX secolo il paesaggismo entra nel dibattito culturale. Da un lato la pubblicazione de “L’origine delle specie” (1859) di Darwin e la nascita dell’Ecologia (1866 Ernst Haeckel) e dall’altro l'industrializzazione e l'avvio del turismo cambiano il modo di percepire il rapporto tra uomo e natura. Le tracce della modernità sull'ambiente ci vengono presentate dagli artisti con uno stile assolutamente nuovo: pittura senza disegno, fatta di macchie di colore giustapposte, e pennellate a tocchi, striature, virgolette, trattini, usano solo colori puri (primari e secondari) rigorosamente accostati a contrasto. I pioppi e il succedersi delle stagioni nelle relative variazioni di tempo e di luce sono soggetti particolarmente ideali per gli studi pittorici, bastava, infatti, un cambiamento della luce, una leggera brezza o qualsiasi variazione atmosferica che la percezione non era più la stessa. Monet rappresentò molti paesaggi con pioppi.
Peupliers près de Giverny, temps couvertClaude Monet (1840 - 1926) - Huile sur toile peinte en 1891
MOA Museum of Art (Japon)
E che dire dell'amore di Vincent Van Gogh per i pioppi?



Van Gogh fu il primo pittore ad usare il colore pieno direttamente dal tubetto nell'opera precedente ciò è particolarmente evidente: è un colore violento, forte, accecante ma ancora sereno, a modo suo, aderente al vero e quindi non perturbante. Anche nell'Art Nouveau, Avanguardia e Land Art alcuni artisti appartenenti a questi movimenti hanno rappresentato il pioppo nelle loro opere.
Max-Beckmann-paysage-marin-avec-peupliers - 1924
Come scrive il Dott. Frison, la storia pittorica del pioppo, albero popolare, che trova il suo habitat naturale negli ambienti fluviali si svilupperà conl'arrivo degli impressionisti che dipingevano en plein air, ovvero al di fuori delle pareti di uno studio, a contatto con la natura, tra i campi coltivati o lungo i fiumi. Questi pittori, sulla base delle esperienze del romanticismo e del realismo, rompono con la tradizione, negano l’importanza del soggetto portando il genere profano sullo stesso piano di quello storico. Il pittore fissa sulla tela lo scorrere del tempo, le sue sensazioni di fronte alla natura, le sue emozioni di fronte ad un albero, utilizzando i cambiamenti di luce, i contrasti di luci ed ombre, colori forti e vividi. I toni chiari contrastano con le ombre complementari, gli alberi prendono tinte insolite, come l'azzurro, il nero viene quasi escluso, preferendo le sfumature del blu più scuro o del marrone. Ebbene, in questo periodo l’albero più rappresentato dagli artisti è il pioppo, ma non il pioppo cipressino, dall’indiscutibile valore paesaggistico, bensì il pioppo nero espanso e, probabilmente, l’ibrido canadese, colti anch’essi nel ruolo di alberi ornamentali anche se, a mio avviso, di minor valore estetico. E’ evidente che l’arte non può mai coincidere con il reale in quanto è necessariamente mediata, trasformata e ricreata dall’artista che vivendo vede qualcosa che lo interessa e la restituisce all’altro nella sua opera. Ecco perché ciò che conta non è mai ciò che si guarda, ma come e soprattutto chi guarda; ecco perché in arte non esiste l’albero in sé, ma esiste l’albero guardato dall’artista che lo ricrea e lo restituisce sulla tela per comunicare i propri sentimenti allo spettatore, attraverso il suo stile unico e irripetibile.

venerdì 9 ottobre 2015

CAMPOTOSTO RISCOPRE LA FILIERA DEL LINO GRAZIE AD ASSUNTA PERILLI - 11 OTTOBRE 2015


Panorama di Campotosto - Foto E. Mariani
Campotosto riscopre la filiera del lino: dalla semina, al filato, al prodotto finito (abiti, lenzuola e tanto altro). E questo grazie ad Assunta Perilli (artigiana) e Romina Laurito (archeologa) che lavorano in collaborazione con l’antropologa Flavia Carraro. 

Assunta è venuta a Lucoli ed ha scritto un interessante articolo su di una bisaccia tessuta a mano dall'ordito tradizionale antico, è una nostra amica e la sosteniamo perchè lavora con entusiasmo e competenza riscoprendo saperi artigianali antichi.
Domenica prossima, 11 ottobre, dalle 10.30 nello spazio antistante la fonte della tessitura a Campotosto ci sarà una dimostrazione pratica della trasformazione della pianta del lino in filato. Assunta Perilli ha seminato il lino alla fine del mese di maggio. Nei giorni scorsi lo ha raccolto, lo ha messo in ammollo per un periodo che va dai 5 agli 8 giorni e poi lo ha fatto asciugare. Domenica procederà ad alcuni passaggi che fanno parte della storia della tessitura a mano. Per prima cosa la pianta del lino sarà passata nella macinola (che a Campotosto si chiama macicia), poi c’è un ulteriore passaggio nella “ramla” per eliminare tutte le scorie rimaste. Il lino viene pettinato e infine c’è la filatura vera e propria. Assunta Perilli ha utilizzato semi antichissimi. La coltivazione del lino è di fatto sparita negli anni Cinquanta del secolo scorso. A Campotosto veniva coltivato soprattutto nella vallata che poi è stata occupata dal lago artificiale. Un’anziana del paese, Laurina, ha continuato a seminare il lino dentro grossi vasi e grazie a sua nipote quei preziosi semi sono giunti fino a oggi.
Zia Laurina la tesoriera dei semi di lino
Nonna Idea ha insegnato ad Assunta tutto ciò che sa
Il lino da tessere
Assunta Perilli, che collabora anche con importanti atenei italiani, ha poi scoperto che l’università di Cambridge sta portando avanti un progetto europeo: i semi di lino di Campotosto insieme ad altri selezionati in Inghilterra e in Israele saranno analizzati per capire se sia possibile caratterizzare la produzione in base alle aree geografiche. Insomma, il seme di lino di Campotosto potrebbe essere un unicum mondiale. L’équipe guidata da Assunta Perilli si è arricchita anche della presenza dell’antropologa Flavia Carraro che sarà domenica a Campotosto per studiare la tecnologia utilizzata e per intervistare coloro che prenderanno parte all’iniziativa. A Campotosto sempre grazie alla Perilli esiste un vero e proprio laboratorio di tessitura e c’è chi ancora oggi si fa fare il corredo matrimoniale come se lo facevano le nostre nonne.

La bottega di Assunta - Foto E. Mariani
Dedichiamo ad Assunta ed alle sue qualità queste parole sincere. 
In primo luogo apprezziamo la sua passione: senza non si vince. Passione ed entusiasmo non le fanno pesare il lavoro ma soprattutto sono una molla potente e vitale, stimolano le idee, la creatività. La passione per la tessitura le ha consentito di amalgamare tutti gli elementi di cui disponeva e non.......... conoscenze, motivazioni, obiettivi, aspettative, cultura, istinto, coraggio, interesse, desiderio di saperne di più e di comunicare e valorizzare tutto questo patrimonio agli altri.
Assunta è un po’ speciale, ha una bella luce che le si propaga intorno. In questo senso è contagiosa. A noi ci ha contagiati. 
Ma lei non ha solo la passione a questa ha associato la determinazione e l’impegno. Non demorde, avanza sul cammino che ha scelto, con impegno. E ancora, è curiosa, si fa domande, non indietreggia davanti ai punti interrogativi, ha la cocciutaggine di non accontentasi mai delle spiegazioni già pronte. 
Assunta è una bella persona!
In bocca al lupo da tutti i soci di NoiXLucoli Onlus.
Il lino sul fuso dopo il lavoro dell'11 ottobre u.s.

Per saperne di più:

lunedì 5 ottobre 2015

I colori dell'autunno nel Giardino della Memoria di Lucoli


Cotoneaster o Cotonastro (C. dammeri - a forma ricadente) del Giardino della Memoria di Lucoli
Molti credono che l’autunno sia una stagione un po’ malinconica perché ci si lascia dietro le spalle l’estate, il sole, le vacanze. 
Venite al Giardino della Memoria di Lucoli, in Abruzzo e capirete che non è così! 
Perché l’autunno è una girandola di colori che ci conquista con il suo splendore. E’ sufficiente fare una passeggiata nel Giardino per essere circondati da mille sfumature di rosso, di viola e dai colori dei frutti dei quali gli alberi sono pieni. 
Tra pochi giorni lo prepareremo per la ricorrenza dei defunti cambiando i fiori sotto al monumento con i nomi delle vittime del sisma.
Anche le chiazze marroni, indicatrici dell’avvicinarsi dell’inverno, sono in armonia con gli altri colori più vivaci. 
Sulle rocce si inizia a vedere il muschio che ravviva ancor più l’ambiente e che subito ci fa quasi pensare al nostro prossimo presepe. 
Vite americana (Parthenocissus quinquefolia) del Giardino della Memoria di Lucoli
Autunne
A calate de sera
nu fuoche a arde a na campagna stese
fine alla finitore de lu munne.
E quille grille, mpunte d'angunie,
a chiamà da nu funne
de liette pe sta vìe.
Nu file, appene, de fiate: cri, cri:
a quanne a quanne.
Ma chi l'ô sentì?
S'ha finate lu munne, a luna scite.

da Canzune de tutte tiempe, 1970 di Vittorio Clemente (nato a Bugnara (AQ), il 12 aprile 1895 - morto a Roma nel 1975).
Campo Felice in autunno - Foto Roberto Soldati

venerdì 2 ottobre 2015

FESTA NAZIONALE RISERVE: VIVAIO FORESTALE BARISCIANO APRE AL PUBBLICO



Appuntamento per tutti, con gli operatori specializzati dell'Ufficio Territoriale per la Biodiversita' dell'Aquila del Corpo Forestale dello Stato, con partecipazione libera tra le ore 9 e le ore 14, sui sentieri didattici del Vivaio di Barisciano, per l'esplorazione e la scoperta delle piante piu' interessanti ed importanti del nostro territorio.
Il Vivaio Forestale "Pie' delle Vigne", interamente di proprieta' statale, sorge su una superficie di 15 ettari, direttamente sul territorio dell'antichissimo Regio tratturo L'Aquila-Foggia, del quale occupa circa 1,5 km di lunghezza per 100 metri circa di larghezza.

Nel Vivaio sono coltivate piante di specie arboree ed arbustive (circa 50) destinate ad interventi di recupero ambientale da effettuare nell'area abruzzese, nonche' piante di specie arboree, arbustive ed erbacee provenienti dai semi raccolti in Abruzzo nell'ambito del Programma RENGER (Rete Nazionale per la conservazione del GERmoplasa), con l'obiettivo di preservare la biodiversita' ex situ e di consentire interventi di re-stocking e di reintroduzione in natura delle specie minacciate di estinzione.
Buona parte dei terreni e' destinata ad attivita' di educazione ambientale, con percorsi didattici appositamente realizzati e rivolti particolarmente a studenti delle scuole primarie e secondarie. In questa area del Vivaio, le attivita' didattiche sono condotte secondo il metodo europeo PAWS-Med, gia' efficacemente sperimentato in bosco: il metodo e' basato su un approccio deduttivo, attraverso il quale i fatti non sono "spiegati" ma dedotti direttamente da osservazioni compiute attivando tutti e cinque i sensi.
Gli interpreti ambientali del Corpo Forestale dello Stato si limitano a stimolare lo spirito di osservazione ed a fornire le risposte alle domande che sorgono spontanee tra i partecipanti, anche attraverso speciali attivita' che stimolano l'attivazione delle percezioni sensoriali solitamente poco utilizzate.
Il Corpo forestale dello Stato apre dunque al pubblico i suoi preziosi tesori verdi in occasione della terza edizione di "ForestAmica", la Festa Nazionale delle Riserve Naturali dello Stato organizzata in tutta Italia domenica 4 ottobre. L'obiettivo dell'evento e' di far conoscere e amare le aree protette gestite dalla Forestale come luoghi speciali, che rappresentano uno scrigno di biodiversita', dove sara' possibile immergersi pienamente nella natura.
I partecipanti all'iniziativa potranno scoprire che in Italia esiste una fitta rete di Riserve Naturali che va dalla Foresta di Tarvisio all'Aspromonte, passando per le foreste appenniniche abitate dall'Orso bruno marsicano fino alla "Terra dei fuochi", che tutela e gestisce un ricco, raro e importante patrimonio faunistico e forestale.
La giornata "ForestAmica" - afferma la forestale - sara' una vera e propria festa collettiva dove svolgere attivita' pratiche per la conservazione della natura, delle foreste e della biodiversita'. In occasione dell'evento, infatti, i visitatori riceveranno semi e piantine di cui avere cura, oltre alla tessera "Cercatori di Riserve", un "passaporto" dove sara' apposto un timbro come testimonianza del passaggio nella Riserva.
Per saperne di più: http://www.abruzzoweb.it/contenuti/festa-nazionale-riserve-vivaio-forestale-barisciano-apre-al-pubblico/579636-4/