giovedì 25 febbraio 2016

SE IL PARCO REGIONALE DIVENISSE NAZIONALE? Una proposta di nuovi confini e non solo, dell'Associazione Appennino Ecosistema.

Verso il Parco Nazionale del Velino Sirente

Verso il Parco Nazionale del Velino Sirente: appello per trasformare il desueto Parco Regionale del Sirente -Velino in un grande Parco Nazionale con confini, zonazione e regime di protezione scientificamente fondati. La nuova Associazione “Appennino Ecosistema” mette a disposizione le proprie competenze scientifiche per ridisegnare caratteristiche, territorio e modalità di gestione della più grande area protetta a livello regionale.
 
L’Aquila, 25/05/2016. Mentre vi si svolgono i Campionati mondiali studenteschi di sci, portando al centro dell’attenzione mondiale gli stupendi paesaggi appenninici, nuove minacce incombono sui delicati e intatti ecosistemi di alta quota del massiccio del Velino. Recentemente, infatti, il Presidente della Regione Abruzzo ha annunciato la prossima realizzazione di nuovi impianti sciistici nel comprensorio della Magnola-Ovindoli, verso le creste dei Monti della Magnola confinanti con i Piani di Pezza, con il non celato obiettivo di giungere progressivamente a collegare quel comprensorio con quello di Campo Felice. La realizzazione di queste infrastrutture, di nessuna delle quali sono stati ancora valutati l’incidenza e l’impatto ambientale come prevede la legge, danneggerebbe irreparabilmente specie ed ecosistemi di alta montagna protetti a livello nazionale ed europeo. E’ ora di interrompere questo modo irrazionale di gestire il territorio basato su interventi episodici ed annunci propagandistici, per passare decisamente ad un approccio integrato e scientificamente basato, che consenta il tranquillo sviluppo delle attività turistiche e sportive nei luoghi opportuni, senza per questo determinare la perdita o il danneggiamento dei delicati ecosistemi delle nostre montagne.
Ci troviamo in una vasta area posta proprio al centro delle maggiori aree protette a livello nazionale ed europeo (i Parchi Nazionali del Gran Sasso, della Majella e d’Abruzzo), con le quali il massiccio del Velino-Sirente compone una formidabile rete ecologica, un vasto territorio di quasi 100.000 ettari protetto a livello nazionale dalla Riserva Naturale Orientata Monte Velino, a quello regionale dal Parco del Sirente-Velino (oltre che dalla Riserva Naturale Gole di San Venanzio) in Abruzzo e dalla Riserva Naturale Montagne della Duchessa nel Lazio, ed anche a livello di Unione Europea attraverso due grandi Zone di Protezione Speciale e ben sette Siti di Interesse Comunitario.
Nonostante ciò, il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, istituito nell’ormai lontano 1989, non è mai entrato compiutamente nella necessaria operatività, comportando soltanto vincoli subiti passivamente dalla popolazione. Dopo quasi trent’anni, ancora non è stato approvato il Piano del Parco (nonostante sia stato redatto da decenni e sia anche stato successivamente aggiornato), che avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili. Di fronte all’incapacità di gestire un’area così importante e vasta da parte dell’Amministrazione Regionale, che ne ha più volte mutato i confini senza seguire alcun criterio scientifico e che ripropone di volta in volta riforme peggiorative e parziali, l’unica via per garantire la necessaria protezione agli ecosistemi ed alle specie del grande massiccio del Velino-Sirente appare quella di trasformarlo in un grande Parco Nazionale.
Il nuovo Parco Nazionale potrebbe comprendere il territorio di tutte le aree protette del massiccio, a livello regionale, nazionale ed europeo, in linea con quanto richiesto dalla Strategia Nazionale sulla Biodiversità e dalla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, per un totale di circa 100.000 ettari.
L’istituzione del Parco Nazionale del Velino-Sirente, oltre a garantire la conservazione del suo immenso patrimonio di biodiversità, consentirebbe di procedere alla gestione razionale del territorio, attraverso un’attenta zonazione che sottoponga alla massima tutela le aree A e B ove sono presenti ecosistemi e specie di elevatissimo valore e liberalizzi gli usi tradizionali e turistici (incluse le attività sciistiche) nelle aree C di “pre-Parco” ove gli ecosistemi sono meno sensibili e di minore valore.
Appennino Ecosistema rivolge quindi un appello a tutte le Associazioni ecologiste e a tutte le forze politiche rappresentate nel Consiglio Regionale Abruzzese affinché si facciano promotrici di una proposta compiuta in questo senso da sottoporre al Ministero dell’Ambiente, ed alle Amministrazioni Comunali di Lucoli ed Ocre perché la sostengano, in modo da includere le porzioni più integre del territorio di loro competenza nel futuro Parco Nazionale.
Appennino Ecosistema mette fin d’ora a disposizione le competenze dei 22 ecologi, geologi, giuristi e conservazionisti che compongono il proprio Consiglio scientifico, per ridisegnare caratteristiche, territorio e modalità di gestione della più grande area protetta a livello regionale.
http://appenninoecosistema.org/notizie/

UN ARTICOLO PER RIFLETTERE: “I parchi del futuro” secondo CIPRA Italia (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi).                   

nationalpark

In questi mesi nel nostro paese si susseguono le proposte di istituzione di nuovi parchi naturali, in Appennino come sulle Alpi e lungo le coste marine. Si tratta di un segnale culturale importante, che va raccolto e al quale vanno offerte risposte, anche istituzionali.

Anche lo scontro con altre categorie sociali è comunque forte, uno scontro che vede su posizioni opposte cacciatori e agricoltori, timorosi della imposizione di altri vincoli o ancora settori immaturi verso le attenzioni dovute all’ambiente e al paesaggio. CIPRA Italia propone una riflessione sul futuro delle aree protette portando forte attenzione alle possibili azioni che permettano una reale connessione, anche operativa, fra le tante azioni che i territori vanno sviluppando: tutto questo dovrebbe avvenire nel rispetto delle linee guida che ci sono proposte dal protocollo delle aree protette e del paesaggio della Convenzione delle Alpi recuperando verso le aree protette i contenuti strategici offertici dalla Carta Europea del Turismo sostenibile.

Va anche detto che oggi i parchi, specialmente regionali, sono portati all’asfissia operativa causa restrizioni economiche sempre più pesanti. In troppe realtà non si riesce a garantirne la gestione operativa, le azioni di conservazione, le occasioni di sviluppo.

Vanno poste alcune riflessioni anche sui diversi disegni di legge che intendono modificare l’attuale legge quadro nazionale, la 394/1991. Troppi indirizzi intendono affidare ai parchi nazionali obiettivi che riguardano più lo sviluppo economico dei territori interessati che attenersi ai valori propri di un’area protetta. Noi siamo convinti che mentre si incentiva il valore della biodiversità non vi è dubbio alcuno che si costruisca anche sviluppo economico oltre a progresso culturale e scientifico. Non va poi sottaciuto quanto sta avvenendo, in modo drammatico, attorno al Parco Nazionale dello Stelvio. Mentre ricorre la celebrazione dei suoi 80 anni dalla istituzione (24 aprile 1935) la Commissione dei 12 ed il Governo, sostenuti dall’azione diretta delle province autonome di Bolzano, Trento e dalla Regione Lombardia, hanno di fatto smembrato il parco nazionale in tre minime realtà regionali. Il più grande parco delle Alpi è stato così destrutturato nel più assoluto silenzio – assenso della politica nazionale e locale.
In questo contesto contraddittorio CIPRA Italia si chiede quale futuro possano avere le proposte di istituzione di nuovi parchi nazionali o regionali, come sta avvenendo attorno al Monviso, al Centro Cadore o al Cansiglio. Per fare questo deve esservi la consapevolezza che si dovrebbe riuscire a rispondere ad alcune domande sempre più presenti nel dibattito sociale leggendo le aree protette non come valore ideologico assoluto, ma come territori che hanno saputo e possono legare il dovere della conservazione a quello delle riposte economiche rivolte alle popolazioni che nei parchi vivono.
E’ utile chiedersi e rispondere se ad oggi le norme rigide e il controllo severo abbiano funzionato sul piano dei risultati della conservazione del territorio. In molte realtà questi vincoli non hanno funzionato perché in un paese come quello italiano le deroghe rivolte alla speculazione, anche dentro i parchi, trovano sempre deroghe devastanti. In altre situazioni l’assoluta rigidità vincolistica, non recependo le trasformazioni naturalistiche in atto, hanno portato anche a perdite di biodiversità. Un po’ ovunque, va detto con coraggio, dove non si è attuata una zonizzazione partecipata, il parco ha portato le popolazioni locali a deresponsabilizzazione totale verso il dovere della conservazione del territorio, del paesaggio, delle culture locali.
E’ quindi anche utile e necessario interrogarsi sul valore reale della istituzione di nuovi enti, se siano necessari per tutelare ambienti pregiati, quale risposta offrire alle tante aree SIC e ZPS diffuse sulle nostre montagne, le risposte da coordinare rivolte ai comitati, alle associazioni, alle istituzioni che hanno individuato sul territorio parchi locali, parchi fluviali, parchi agricoli, geoparchi, biotopi che poi vengono abbandonati, non gestiti, che si ritrovano ad essere isole chiuse destinate ad un veloce degrado o a subire modifiche che le snaturano o le impoveriscono del bene che andava tutelato. Siamo in presenza di un ambientalismo che deve reinventare la sua scatola degli attrezzi anche per rispondere in modo concreto ai troppi territori che vengono abbandonati o destinati ad allevamenti intensivi tipici delle grandi pianure. Fornire risposte a questi interrogativi significa investire in energie culturali e di lavoro giovani, in nicchie ancora poco esplorate, in ricerca e cultura.

L’esempio del Trentino forse ci può aiutare. In Provincia è stata istituita una rete delle riserve. Si tratta di un investimento culturale, partecipato, che ha messo attorno ad uno stesso tavolo comuni, parchi, agricoltori, cacciatori, ambientalisti, operatori sociali ed economici.

Questi, guidati dalla Provincia, hanno saputo varare dei piani di gestione del territorio che prevede attenzioni, azioni di recupero, di investimento nella biodiversità unendo fra loro, in veri e proprio corridoi ecologici e paesaggistici, parchi fluviali con geoparchi, parchi locali con parchi agricoli, aree SIC e ZPS con singoli biotopi. Accordi volontari, a tempo determinati, vincolati da un piano di gestione che promuove lavoro e nuove occupazioni. La condivisione dei progetti è stata il motore reale di questi progetti. Ad oggi le reti di riserve istituite sono 8, altre sette sono in cantiere. Dalla Marmolada all’Adamello si sarà così costruito un ponte ecologico fino ad ieri impensabile, capace di legare i fondovalle alle vette più impervie.
Questo impegno oggi permette al mondo agricolo, agli stessi cacciatori, agli operatori turistici maggiore consapevolezza del valore del loro territorio e li porta ad un investimento di responsabilità diretta nella gestione di questo bene. Sarà un investimento che sarà allargato, man mano che maturerà, a tutta l’area di Dolomiti UNESCO e probabilmente anche nelle regioni limitrofe, dalla Lombardia al Veneto. Con questo innovativo strumento la conservazione da passaggio passivo si tramuta in azione, quindi in occasione di lavoro per più operatori del territorio, in formazione, in superamento di conflitti, in nuova pianificazione paesaggistica e urbanistica.

Con il documento proposto CIPRA Italia rinnova l’importanza strategica che le aree a parco, sia queste nazionali o regionali, rivestono nella politica della conservazione della natura e del paesaggio nel nostro paese. E si chiedono, da parte delle istituzioni, passi concreti:

  • Il rifinanziamento diretto delle aree per permetterne l’azione specifica diretta alla conservazione dei beni comuni;
  • il recupero reale e l’attuazione dei contenuti del protocollo della Convenzione delle Alpi “Protezione della natura e del paesaggio” specialmente nei passaggi che invitano alla definizione certa di connessioni fra aree meritevoli di pregio e di attenzioni conservazionistiche.
  • l’investimento in accordi transfrontalieri tesi alla istituzione di parchi europei (Alpi marittime Mercantour, oppure Stelvio Engadina con il parco PEACE).
  • l’esempio della provincia di Trento sulle reti di riserve può essere diffuso in tutto il paese;
  • Riprendere e rivedere le zonizzazioni in modo tale da permettere di raccogliere anche le legittime esigenze di chi nei parchi vive: rete dei servizi, possibilità di lavoro, sviluppo di sinergie fra i diversi settori economici.
  • Implementare in tutte le aree protette le certificazioni di profilo internazionale investendo anche nella Carta Europea del Turismo Sostenibile e il potenziamento delle filiere economiche e conservazionistiche;
  • I Piani di Sviluppo Rurale (PSR) dovrebbero incentivare in modo prioritario chi lavora i territori dei parchi e dell’insieme delle reti delle riserve. Le aree protette sono luoghi di sperimentazione di buone pratiche e sono un investimento dell’intera umanità rivolto alla conservazione dei beni comuni per le future generazioni;
  • La pianificazione deve essere costruita con il protagonismo attivo delle istituzioni locali e dei portatori di interessi collettivi, nel rispetto del mondo scientifico e della ricerca naturalistica e ambientale e deve prevedere tempi certa nella attuazione;
  • Ogni percorso deve essere partecipato offrendo agli stakeholders possibilità anche di controllo nel percorso attuativo.
Oggi, conclude CIPRA nel suo documento, ci aspetta un passaggio culturale importante: avere la capacità di unire in un unico disegno di gestione le aree delle alte quote ai fondovalle, costruire sinergie operative fra i bisogni, i lavori, i servizi delle popolazioni di montagna con quelli delle pianure e delle aree metropolitane.
Un simile processo non può trovare successo attraverso politiche centralistiche e impositive, ma solo con la costruzione di apposite reti che riescano a fare sintesi di alto profilo fra le esigenze della conservazione dei beni naturali e quelli dello sviluppo economico delle popolazioni che vivono la montagna ed i suoi ospiti.
Il Consiglio Direttivo di CIPRA Italia
(rivisto da Luigi Casanova vicepresidente di CIPRA Italia)
 

lunedì 22 febbraio 2016

Costituita all’Aquila la nuova Associazione ecologista “Appennino Ecosistema”: pilastri delle future attività la protezione degli ecosistemi montani su basi scientifiche e legalitarie.


E’ stata costituita a L’Aquila da circa 150 soci fondatori provenienti soprattutto dalla zona dell’Aquilano la nuova Associazione ecologista “Appennino Ecosistema”. Si tratta della prima entità associativa che si propone come scopo fondamentale quello di proteggere ecosistemi e specie montane con base all’Aquila. I pilastri delle attività di Appennino Ecosistema saranno la base rigorosamente scientifica e la pretesa del rispetto e dell’attuazione di tutte le normative in campo ambientale, a livello internazionale, europeo, nazionale e regionale. Scopo fondamentale di Appennino Ecosistema sarà infatti la protezione degli ecosistemi e delle specie montane, con priorità assoluta rispetto alle attività umane nelle aree protette, utilizzando le migliori conoscenze scientifiche nel campo della ricerca ecologica. Tre gli scopi primari dell’Associazione:
1) ribaltare l’attuale modello di gestione del territorio basato sul concetto di “riserve” protette in un territorio ampio e mal gestito, per affermare un nuovo modello di gestione razionale e integrata di tutto il territorio, applicando le migliori conoscenze scientifiche nel campo della ricerca ecologica, le conoscenze di base sulla biodiversità, nonché le misure previste dalla Strategia Nazionale sulla Biodiversità e dalla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (adottate ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, e quindi vincolanti per tutti gli organi dello Stato a partire dal 2010 e dal 2014);
2) lanciare un grande piano di ripristino ambientale e risanamento di tutto il territorio, per aumentarne resistenza e resilienza (anche in termini di politiche di adattamento all’impatto dei cambiamenti climatici);
3) promuovere l’applicazione di un nuovo modello di gestione del territorio partendo dall’area Appenninica, una delle “eco-regioni” con le più alte concentrazioni di valori ecologici, di biodiversità, di ecosistemi ancora in parte integri ma, allo stesso tempo, fortemente minacciata da devastanti progetti infrastrutturali. Tra le prime iniziative che saranno lanciate nei prossimi giorni, nuove proposte sulla  gestione delle risorse ecologiche del Gran Sasso e del Velino-Sirente. Per raggiungere i propri scopi, Appennino Ecosistema può contare sul solido supporto di un Consiglio scientifico di alto profilo, composto da 22 esperti nel campo dell’ecologia, della botanica, della zoologia, della geologia, delle scienze forestali e di quelle giuridiche.
Scopi primari dell'Associazione
leafRibaltare l’attuale modello di gestione del territorio basato sul concetto di “riserve” protette in un territorio ampio e mal gestito, per affermare un nuovo modello di gestione razionale e integrata di tutto il territorio. Estendere quindi il modello di gestione delle aree protette (a livello europeo, nazionale e regionale), a tutto il territorio nazionale, applicando le migliori conoscenze scientifiche nel campo della ricerca ecologica, le conoscenze di base sulla biodiversità, le misure previste dalla “Strategia Nazionale sulla Biodiversità” (adottata ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, il 7 ottobre 2010, nonché quelle contenute nella “Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici” (adottata ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, il 30 ottobre 2014, http://www.minambiente.it/pagina/adattamento-ai-cambiamenti-climatici-0). Occorre procedere al riassetto completo del territorio, con priorità al ripristino di condizioni ambientali di equilibrio, riorganizzando la destinazione d’uso del territorio, utilizzando la rete delle aree protette attuali come sistema intorno al quale far crescere l’estensione del territorio gestito con criteri razionali.
leafLanciare un grande piano di ripristino ambientale e risanamento di tutto il territorio, per aumentarne resistenza e resilienza (anche in termini di politiche di adattamento all’impatto dei cambiamenti climatici). L’adattamento al cambiamento climatico dei nostri ecosistemi può essere ottenuto soltanto migliorando e mantenendo lo stato di salute e di vitalità dei sistemi naturali. Solo sistemi naturali in condizioni di salute e vitalità possono aiutare i processi di adattamento ai mutamenti climatici e costituire la base fondamentale per il “ben-essere” dei sistemi umani. Dove i sistemi naturali sono degradati e vulnerabili, si abbassano significativamente le capacità di reazione anche da parte dei nostri sistemi sociali. Ciò significa soprattutto, prima di impostare qualsiasi approccio tecnologico-infrastrutturale come reazione all’adattamento, favorire la tutela e corretta gestione del nostro patrimonio naturale, “ricollegandolo” ad operazioni di ripristino ecologico, realizzare un sistema di reti ecologiche che possano favorire le capacità di resistenza e resilienza dei sistemi naturali. È necessaria una sola “grande opera pubblica”: il risanamento di tutto il territorio. Un’opera simile lo renderebbe meno vulnerabile ai mutamenti climatici e rafforzerebbe le nostre capacità di resistenza ad essi.
leafPromuovere l’applicazione di un nuovo modello di gestione del territorio partendo dall’area Appenninica, una delle “eco-regioni” con le più alte concentrazioni di valori ecologici, di biodiversità, di ecosistemi ancora in parte integri ma, allo stesso tempo, fortemente minacciata da devastanti progetti infrastrutturali, terremoti, frane e altri dissesti idrogeologici.

CONSIGLIO SCIENTIFICO

Nome 
Titolo 
Paese 
CV
Acosta Alicia
ecologa
Italia
Agostini Silvano
geologo
Italia
Boero Ferdinando
ecologo
Italia
Bologna Marco
zoologo
Italia
Bulgarini Fabrizio
naturalista
Italia
Canullo Roberto
ecologo
Italia
Conti Fabio
botanico
Italia
Di Plinio Giampiero
giurista
Italia
Ferri Vincenzo
zoologo
Italia
Graziani Carlo Alberto
giurista
Italia
Krause Kinga
ecologa
Polonia
Matteucci Giorgio
naturalista
Italia
Nimis Pierluigi
ecologo
Italia
Pedrotti Franco
botanico
Italia
Pezzotta Marco
geologo
Italia
Pignatti Sandro
ecologo
Italia
Pugnetti Alessandra
ecologa
Italia
Stanisci Angela
ecologa
Italia
Tassi Franco
conservazionista
Italia
Theurillat Jean-Paul
ecologo
Svizzera






NoiXLucoli Onlus ha aderito alla nuova Associazione nel rispetto del seguente articolo del suo statuto:

giovedì 18 febbraio 2016

Human behaviour can trigger large carnivore attacks in developed countries. In Lucoli there are wolves but there were no problems with humans

Molise a wolf cub hit by a car saved by the State Forestry Corps
The media and scientific literature are increasingly reporting an escalation of large carnivore attacks on humans in North America and Europe. Although rare compared to human fatalities by other wildlife, the media often overplay large carnivore attacks on humans, causing increased fear and negative attitudes towards coexisting with and conserving these species. Although large carnivore populations are generally increasing in developed countries, increased numbers are not solely responsible for the observed rise in the number of attacks by large carnivores. Here we show that an increasing number of people are involved in outdoor activities and, when doing so, some people engage in risk-enhancing behaviour that can increase the probability of a risky encounter and a potential attack. About half of the well-documented reported attacks have involved risk-enhancing human behaviours, the most common of which is leaving children unattended. Our study provides unique insight into the causes, and as a result the prevention, of large carnivore attacks on people. Prevention and information that can encourage appropriate human behaviour when sharing the landscape with large carnivores are of paramount importance to reduce both potentially fatal human-carnivore encounters and their consequences to large carnivores.
During the last few decades, large carnivore attacks on humans in developed countries have increased over time. This is expected to increase people’s apprehension and reduce their willingness to share the landscape with large carnivores. Unfortunately, such rare events are usually overplayed by the media. Indeed, media coverage of such attacks generally includes sensational texts and dreadful pictures, appealing more to the public’s emotions than their logic. Denominator neglect is a well-studied phenomenon leading humans to overestimate the risk of rare events that evoke strong emotions. Overestimating the risk of large carnivore attacks on humans irrationally enhances human fear and triggers a vicious cycle that may affect the increasingly positive conservation status of many of these contentious species. With an increasing number of large carnivore attacks on humans there is, now more than ever, a need for objective and accurate information regarding not only the long-term trend and underlying mechanisms of large carnivore attacks on humans, but also potentially risky situations and risk-enhancing human behaviours. Surprisingly, the few available studies focus on attacks by single carnivore species and thus they do not provide a comprehensive perspective concerning the pervasiveness and socio-ecological correlates of this phenomenon in developed countries.
Our main hypothesis is that lack of knowledge of people about how to avoid risky encounters with large carnivores engenders risk-enhancing behaviours, which can determine an increase in the number of attacks if more humans are sharing landscape with large carnivores. Three main predictions arise from this hypothesis: (1) an increased number of people are engaging in outdoor leisure activities in areas inhabited by large carnivores; (2) many people are not prepared to safely enjoy outdoor activities or they behave inappropriately in the countryside; and (3) large carnivore attacks are influenced by the interaction between several human- and animal-related factors.
Although large carnivore attacks on humans are influenced by the interaction between multiple human- and animal-related factors, adapting our own behaviours when coexisting with large carnivores has the potential to reduce the number of attacks to about half of today’s level. The examples provided by the numerous cases of children injured/killed while left unattended by their parents, attacks on people jogging/walking alone at twilight and during hunting, should make us reflect on our responsibilities, the possibility of decreasing the number of these tragic events and changing the observed trends. Understanding the circumstances associated with large carnivore attacks should help us to reduce them and thereby minimize the role that fear and supposition may play in large carnivore management and conservation.
We did not include the wolf in Europe, because predatory attacks on people have been extremely rare during the last six decades, with the last recorded predatory attack occurring in 1974 in Spain.

How to cite this article: Penteriani, V. et al. Human behaviour can trigger large carnivore attacks in developed countries. Sci. Rep. 6, 20552; doi: 10.1038/srep20552 (2016).

venerdì 12 febbraio 2016

IL "SEDUM AQUILANUM" IDENTIFICATO A CAMPO FELICE ATTRAVERSO IL PREZIOSO LAVORO DEGLI APPASSIONATI DI "FLORA DI LUCOLI"

SCOPERTA UNA NUOVA PIANTA A CAMPO FELICE, E' IL SEDUM AQUILANUM




L'AQUILA - Una nuova specie, appartenente alla famiglia delle Crassulaceae, che comprende le piante grasse spontanee, è stata descritta da Fabio Conti, responsabile scientifico del Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino del Parco nazionale Gran Sasso - Laga.  Il ricercatore dell'Università di Camerino, ateneo che gestisce il Centro in collaborazione con l'Ente Parco.

Nel suo studio Conti si è avvalso della collaborazione dello specialista di Crassulaceae, Lorenzo Gallo, ed ha aggiunto così aggiunto una nuova tessera al grande mosaico della flora abruzzese.

La nuova specie è stata rinvenuta a Campo Felice dove è presente con una piccola popolazione e in un ambiente umido particolarmente delicato, ragion per cui è stata immediatamente inserita tra le piante più minacciate del territorio italiano.

Ad essa è stato dato il nome di Sedum aquilanum, in omaggio alla città dell'Aquila, e andrà così ad aggiungersi ad altre piante che  già testimoniano la ricchezza e la  peculiarità della flora del suo territorio, come l'Astragalus aquilanus, la Stipa aquilana, la Genista pulchella subsp. Aquilana.

'La specie  più vicina a quella del Sedum aquilanum - spiega Conti - è il  Sedum nevadense, descritto nella Sierra Nevada e presente  in stazioni molto isolate anche  in Marocco e Provenza, dal quale si sarebbe differenziato durante il Quaternario'.


I GIORNALI RIPORTANO LA NOTIZIA DELLA SCOPERTA DELLA NUOVA SPECIE RINVENUTA A CAMPO FELICE DA PARTE DI CONTI E GALLO . VOGLIAMO RICORDARE, RIPROPONENDO UN NOSTRO POST DEL 3 OTTOBRE 2013, IL PREZIOSO LAVORO DI IDENTIFICAZIONE NELL'AREA E MONITORAGGIO DELLA STESSA SPECIE ANNUNCIATA DAI COMUNICATI STAMPA SVOLTO DAGLI AMICI CHE ARRICCHISCONO IL SITO "FLORA DI LUCOLI": Rossano Soldati ed Enzo De Santis.

ESEMPI DI BIODIVERSITA' NELL'ALTOPIANO DI CAMPO FELICE: LA SEDUM NEVADENSE. The Sedum sp. was found in Campo Felice. 3 Ottobre 2013.

La Sedum nevadense è una pianta del Mediterraneo occidentale, recentemente rinvenuta a Campo Felice, nuova per l'Italia e per l'Europa sud orientale (Minutillo F., Tondi G. & Conti F., 2009 - Sedum nevadense (Crassulaceae), new for the Italian flora. Fl. Medit. 19: 115-117.)


Sedum Nevadense

La specie botanica, è presente ma comunque rarissima, solo in Spagna e Nord Africa.
ALCUNE TAPPE DI UN'OSSERVAZIONE ATTENTA
Questa piccola e fragile entità botanica, è stata monitorata sull'altopiano di Campo Felice dal 2009 fino ad oggi. 
E' stata individuata nell’area est dell’altopiano, nella zona mediamente più umida, preferisce infatti le zolle fangose, con poca vegetazione concorrenziale. La colonia, nel 2009, aveva una estensione di ca 1.000 mq ed una buona densità di individui disposti in gruppi più o meno estesi. Nel 2010 c’è stato un regresso per motivi che non conosciamo, ma comunque le piante e fiori erano presenti e diffusi. In maniera minore di ca il 70%.

Foto di Rossano Soldati 
Nel 2011 e 2012, la riduzione dell’area e degli individui, si è rivelata molto più drastica: sono stati osservati solo pochissimi individui decentrati rispetto alla colonia originale.

Il 2013, è stato un anno sorprendente. Potrebbe aver influito la stagione fortemente umida: la colonia, ha avuto una crescita esponenziale sia come allargamento dell’area passando da ca 1.000 mq a 10/12 ha. L’area è rimasta concentrata nel raggio di quella originale allargandosi di 300/400 ml. E' presente sotto la costa di monte Cefalone, nella parte mediamente umida. Ha interessato in pochi casi zone mediamente aride, risalendo di pochi metri altitudinali, la scarpa del Cefalone. Nessun individuo è stato osservato nelle zone particolarmente umide. Nessun individuo è mai stato rinvenuto al di fuori dell’area originale e nel lato sud della strada che taglia l’altopiano. 
La concentrazione delle piantucole, è stata simile a quella dell’anno 2009. Nessuna area è risultata particolarmente densa. La fioritura è da considerare buona.

Foto di Rossano Soldati

Gli habitat sono risultati sempre uguali, privi di vegetazione o comunque con erba rada.


Foto di Rossano Soldati

La forte gelata tardiva di quest'anno, ha toccato il periodo di germinazione, essendo stati osservati alcuni individui già prima della gelata di fine giugno che ha toccato punte di -7°/-10°.
Le ulteriori minacce, oltre quelle climatiche, che potrebbero colpire la specie, già rilevate, potrebbero essere determinate dalla forte concentrazione del carico di bestiame al pascolo che, dovrebbe essere ridotto di almeno il 50%.
C'è poi il possibile inquinamento proveniente dagli autoveicoli legati allo sport sciistico che nelle giornate di punta originano una coltre nebbiosa proprio nell’area popolata dal Sedum e da altre specie a rischio.
Uno dei forti pericoli, potrebbe essere rappresentato dal nuovo lago nivale che nel 2013 ha coperto per alcuni mesi, un’area di 16 ha, fino a lambire l’area interessata dal Sedum e da altre specie molto rare come Artemisia atrata e la Klasea lycopifolia.


Lago nivale - Foto di Rossano Soldati
Il Parco Velino Sirente ed i lavori della galleria hanno forti responsabilità sulla modificazione idrogeologica di questo delicatissimo habitat. La carenza o mancanza del procedimento VIA. È il fattore maggiormente responsabile di questa grave modificazione ambientale.
In linea generale, riteniamo che il Sedum nevadense, sia in assoluto la specie maggiormente a rischio di estinzione su tutto l’altopiano e quindi dall’Italia intera. Un monito va presentato alle Istituzioni ed alle Amministrazioni locali, affinchè tutelino a sufficienza queste aree di estremo interesse scientifico e naturalistico contrastando la speculazione turistica o affaristica elaborando con maggiore professionalità e senso etico le valutazioni di impatto ambientale.


Il parcheggio di Campo Felice situato nelle vicinanze delle aree umide e popolato nei mesi invernali da molte auto Foto di Rossano Soldati

SEDUM NEVADENSE DETAIL During a floristic excursion carried out in Abruzzo (central Italy) a Sedum sp. was found in Campo Felice. Campo Felice, Lucoli (L’Aquila), depressioni umide con Sesleria uliginosa, 1528 m a.s.l., 42°13’26’’ N 13°26’50’’ E, 12.06.2009, F. Conti; ibidem, 26.06.2009, R. Soldati.
According to literature data and on the basis of the comparative morphological analysis of herbarium specimens (MA, SALA, APP) it has been identified as Sedum nevadense Coss. In the same locality some other very interesting plants occur such as Sesleria uliginosa, Ranunculus marsicus, Serratula lycopifolia and Artemisia atrata.
S. nevadense is a west oro-mediterranean plant occurring in Spain (Castroviejo & Velayos 1997), France (Haut-Var) (Raymond-Hamet 1952, 1957, Bouchard 1956), Algeria and Morocco (Maire 1976, Quézel & Santa 1962, Fennane & al. 1999). In France it is considered extinct (Olivier & al. 1995) and, although it has been sought, needs to be confirmed (Michaud, in litt.).
Plants from Abruzzo have five well developed stamens and five more reduced to a brief part of the filaments. This character was also observed in the specimens from Morocco and Spain. The new locality is the eastermost of the species’ distribution area. S. nevadense is new for SE Europe and can be considered as an Oro-Mediterranean plant.
In the new locality some hundreds of individuals of S. nevadense have been observed in a few square metres surface. Given the rarity and phytogeographical importance we recommend to include this species in the Red Book of Italian vascular Flora.

References
Bouchard, J. 1956: Plantes nouvelles ou peu signalées pour le départment du Var (2éme supplément au catalogue d’Albert et Jahandiez). – Bull. Soc. Bot. France 103: 619-624.
Castroviejo, S. & Velayos, M. 1997: Sedum L. – Pp. 121-153 in: Castroviejo S. & al., Flora Iberica 5. – Madrid.
Fennane, M., Ibn Tattou M., Mathez, J., Ouyahy, A .& El Oualidi J.(eds.) 1999: Sedum. – P. 473 in: Flore pratique du Maroc, 1. – Rabat.
Jahandiez, E. & Maire R., 1932: Sedum. – P. 321 in: Catalogue des Plantes du Maroc, 2. – Alger. Maire, R. 1976: Flora de l’Afrique du Nord, 14. – Paris.
Olivier, L., Galland, J. P. & Maurin H. 1995: Livre rouge de la flore menacée de France, 1. – Paris. Quézel, P. & Santa, S.1962: Sedum. – P. 446 in: Nouvelle Flore de l’Algérie et des régions désertiques méridionales, 1. – Paris.
Raymond-Hamet 1952: Sur une plante nouvelle pour la flore de France. – Bull. Soc. Bot. France 99: 5-7
1957: Percistance d’un minuscule fragment excentrique de l’aire de répartition géographique de deux Crassulacées. – Bull. Soc. Bot. France 104: 291-293.

http://www.abruzzo24ore.tv/news/Il-Sedum-Aquilanum-nuova-pianta-scoperta-a-Campo-Felice/168942.htm

mercoledì 10 febbraio 2016

14 FEBBRAIO 2016 CIASPOLATA A CAMPO FELICE

 
Il CAI dell’Aquila organizza per il 14 febbraio 2016, a Campo Felice, la dodicesima edizione di “Racchette in Gran Sasso” collaboreranno alcune Associazioni del Territorio: La Pro Loco, i Volontari di Lucoli ed i Tartufai di Lucoli.
La manifestazione, non agonistica ed aperta a tutti, si svolgerà quest’anno nell’incantevole scenario della vallata che collega l’altopiano di Campo Felice a Casamaina, nelle vicinanze di una fra le più rinomate stazioni invernali dell’intero Appennino. Si tratta di una escursione con le racchette da neve che si snoderà in una zona che si presta particolarmente ad attività nordiche come lo sci di fondo, lo sleddog e, per l’appunto, l’escursionismo su neve con le ciaspole.
PUNTO DI RITROVO: L’appuntamento sarà presso il ristorante “La vecchia miniera” alle ore 8,30 per le registrazioni e la consegna del pettorale. La partenza è prevista alle ore 9,30.
costo della partecipazione: 10 euro per adulto, 5 euro per i ragazzi (al di sotto di 18 anni). Nel costo di partecipazione è incluso un gadget (solo per i primi 200 iscritti), un pettorale ricordo dell’evento ed un servizio di ristoro lungo il percorso.
NOLO CIASPOLE: Per chi fosse sprovvisto di racchette da neve è possibile noleggiarle esclusivamente su prenotazione presso gli esercizi convenzionati che aderiscono all’iniziativa (vedi elenco sottostante).
PERCORSI: Al seguente link (http://www.cailaquila.it/percorsi-2016/) trovate la piantina ed il profilo altimetrico dei due percorsi che ospiteranno la dodicesima edizione di Racchette in Gran Sasso. In rosso il percorso principale ed in verde quello breve per chi non volesse affaticarsi troppo.
ISCRIZIONE: Per evitare code al momento della registrazione è preferibile iscriversi in anticipo utilizzando il modulo (scaricabile sia in formato Excel o PDF) da compilare ed inviare per email, unitamente alla copia del bonifico bancario, all’indirizzo segreteria@cailaquila.it. Sarà comunque possibile effettuare l’iscrizione il giorno stesso della manifestazione.
 

venerdì 5 febbraio 2016

CAMPIONATI MONDIALI STUDENTESCHI DI SCI A CAMPO FELICE CON ANNULLO FILATELICO

Campo Felice - Foto Roberto Soldati





Mondiali di sci con annullo filatelico

04 febbraio 2016

I Campionati mondiali studenteschi di sci entreranno anche nella storia di Poste Italiane. In occasione della cerimonia di apertura della manifestazione, che si terrà all’Aquila, il 23 febbraio, in piazza Duomo, Poste Italiane ha concesso uno speciale annullo filatelico. Gli appassionati potranno ottenere il timbro speciale sulle cartoline dalle 15 alle 20 recandosi nella postazione di Poste Italiane che sarà allestita in piazza Duomo all’Aquila. I Campionati , si disputeranno sulle nevi di Campo Felice, Ovindoli-Monte Magnola e nel Centro Fondo Cento Monti di Lucoli, dal 23 al 27 febbraio. Per avere maggiori informazioni sui Campionati è possibile accedere al sito ufficiale ISF all’indirizzo www.isfsport.org,

al sito web attivato per l’evento: www.isfski2016.org.
«Prevediamo l’arrivo di circa mille persone fra atleti e accompagnatori», ha spiegato il coordinatore del comitato organizzatore, Antonello Passacantando.
AL 23 AL 27 FEBBRAIO

Mondiali studenteschi di sci sulle 

nevi di Campo Felice




I Campionati mondiali Studenteschi di sci saranno disputati dal 23 al 27 febbraio 2016 sulle nevi di Campo Felice, Ovindoli-Monte Magnola per lo sci alpino e, al centro Fondo Centomonti di Lucoli, per lo sci nordico. La manifestazione internazionale è organizzata ogni due anni dall’International Sport Federation (Isf) e dal Miur. Partner Regione e Comune dell’Aquila. Coinvolti i Comuni di Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Lucoli e Ovindoli. Sono 18 le nazioni partecipanti. Il 23 febbraio alle 17 cerimonia di apertura con l’accensione del Tripode all’Aquila in piazza Duomo. Chiusura a Rocca di Mezzo. 

Sarà l'edizione più Sud d'Europa e vedrà la partecipazione di circa 500 atleti, nati fra il 1998 e 2002, ossia alunni delle scuole secondarie di primo grado (categoria C1) e delle scuole secondarie di secondo grado (categoria C2). Al suo esordio nel mondiale laCina; primato per il Cile invece, quale Nazione più lontana. 
Gli Atleti si daranno battaglia nelle specialità di sci alpino (Slalom speciale e Slalom gigante) e sci nordico individuale su un anello di 5 chilometri, per le categorie medie e superiori femminile e maschile e 6-8 chilometri per la categoria 2 maschile. La staffetta sarà riservata soltanto alla categoria 2. I Campionati studenteschi si svolgono ogni due anni ed assegnano i titoli di campioni del mondo di sci alle migliori squadre in assoluto nelle diverse discipline e categorie. L'evento mondiale si è svolto già quattro volte in Italia: nel 1977 e 1983 a Cortina, nel '95 a Tarvisio, nel 2010 in Trentino e nel 2012 in Valle D'Aosta che passa il Testimone all'Abruzzo.



Auguriamo agli Amministratori ed agli operatori di servizi di Lucoli un buon lavoro per la realizzazione di questo evento che richiederà attenzione e professionalità nella gestione delle presenze sul territorio anche al fine di costruire una immagine positiva della ricettività locale.