giovedì 26 maggio 2016

COSA DICE LA STAMPA SU CIO' CHE SI VIVE A LUCOLI.......

Riportiamo l'articolo del Capoluogo di ieri.

Ricostruzione ferma a Lucoli, il sindaco risponde

di - 25 maggio 2016 - 10:45
Dopo la denuncia di ieri fatta a Il Capoluogo da imprese e cittadini sullo stop alla ricostruzione nel Comune di Lucoli, con residenti ed imprese che fanno i conti con lavori bloccati a causa dei mancati pagamenti, arriva la risposta del sindaco Gianluca Marrocchi.
“Una mistificazione della realtà” dice il primo cittadino, che rivendica, invece, quanto di buono fatto a fronte di una situazione pesantemente debitoria causata invece dalla vecchia Amministrazione. “Una serie di paradossi che sono il frutto di una trama tessuta al solo scopo di destabilizzare la nuova Amministrazione.”
Ecco la nota integrale.
“È paradossale come si possa mistificare la verità. È paradossale che passi il messaggio che lo stato attuale delle cose sia attribuibile alla nostra Amministrazione.
È paradossale che alla data del 31 maggio 2015 le casse comunali fossero vuote di fondi necessari per la ricostruzione post-sisma perché non risultava la rendicontazione in BDE (Banca Dati Emergenza necessaria per ottenere nuovi ed ulteriori finanziamenti) richiesta dall'Ufficio Speciale per la Ricostruzione di Fossa.
Stiamo parlando di soli 16 milioni di €uro circa rendicontati solo in minima parte e peraltro da personale in trasferta dell’USRC e non da dipendenti del Comune di Lucoli.
È paradossale affermare che ci troviamo ad oggi a dover verificare i conti del 2014. È paradossale affermare che i finanziamenti si sono fermati con la vecchia Amministrazione quando invece gli ultimi fondi del 2015 sono stati stanziati nel mese di ottobre con determinazione USRC (529 del 22 ottobre 2015) quando il Sindaco era già il sottoscritto.
È paradossale affermare che duecento condomini attendono il rimborso delle spese di trasloco senza conoscere che la causa è attribuibile alla mancata rendicontazione dal 2013; oggi questo rendiconto esiste perché fatto dalla mia Amministrazione.
È paradossale come la latitanza di certi individui abbia causato ritardi negli Uffici del Comune ed all’esterno abbia, con un ostruzionismo spicciolo, tessuto la trama che sta sfociando anche in questa manifestazione. È paradossale che si continui a parlare di un potenziale ingresso nel parco quando si è data ampia rassicurazione che verrà rispettata la volontà popolare attraverso delle consultazioni.È innegabile che ci sono ritardi derivanti dalla presenza non costante di Responsabili di Servizio nella sede comunale poiché essi prestano servizio in condivisione con altri Comuni garantendo la loro presenza a Lucoli solo per poche ore settimanali.
I paradossi elencati sono il frutto di chi tesse una trama al solo scopo di destabilizzare la nuova Amministrazione .
Va sottolineato che la mia Amministrazione sta lavorando con impegno e rigidità al fine di far quadrare i conti per evitare il commissariamento del Comune che rappresento".
http://news-town.it/cultura-e-societa/12108-riforma-parco-sirente-velino,-pietrucci-una-opportunità-da-cogliere.html
***
Letti gli articoli vorremmo esternare una considerazione anche relativa agli animi agitati e ai commenti rilasciati in risposta alla sola idea di inserimento di una porzione (peraltro già vincolata) del territorio di Lucoli in un possibile Parco Nazionale. Alcuni concetti "forti" e starati rispetto alla fase attuale di mera illustrazione del progetto sono stati affidati anche a risposte rilasciate in maniera "anonima" su questo blog, per politica editoriale e per rispetto dei canoni minimi di educazione non le abbiamo pubblicate, ma chiediamo ai nostri lettori: "Cui prodest?"

La frase latina («a chi giova?»), è tratta dal passo della Medea di Seneca, a. III, vv. 500-501, cui prodest scelus, is fecit «il delitto l’ha commesso colui al quale esso giova»; è appunto in questo senso che poniamo la domanda, ci piacerebbe scoprire perché si stanno agitando gli animi, con tempismo ad orologeria e lievitano le proteste a Lucoli, la foga delle proteste forse è strumentale e non commisurata agli argomenti in discussione, almeno relativi alla proposta/dibattito su un eventuale parco nazionale. 
Come Seneca ci domandiamo chi siano gli ispiratori di un fatto (non necessariamente delittuoso), nel presupposto che può esserlo soltanto chi se ne ripromette un vantaggio per sé (privato).
  http://www.treccani.it/vocabolario/cui-prodest/

giovedì 19 maggio 2016

MA A LUCOLI SERVE UN PARCO NAZIONALE?

 
Noi crediamo di sì.
Un parco che vincola una parte del territorio ricco di tesori naturali porta alla responsabilizzazione costruttiva dei cittadini, alimenta la fiducia nella gente, che viene chiamata, personalmente e collettivamente, a ruoli protagonisti nella gestione dei propri beni territoriali.
Un piccolo paese come Lucoli ha bisogno di visibilità per le sue risorse naturali e territoriali. Un piccolo paese è marginale in seno alla Regione e pure alla Provincia. Si deve bloccare l’abbandono dei territori e l’invecchiamento della popolazione e il parco potrebbe essere uno degli strumenti in grado di farlo. Il valore aggiunto del parco, è il suo progetto partecipato, si può attuare la concreta possibilità di uniformare il livello e il significato della tutela di un territorio in alcuni casi fino ad oggi "subìta" da qualcuno  (pensiamo a Campo Felice area SIC) in una concreta possibilità di sviluppo.
Abbiamo voluto scrivere questo articolo per porci e porvi delle domande a tutto campo sui pro e contro del progetto, le stesse che vorremmo presentare agli esperti che dibatteranno sabato prossimo al Civil Centre di Lucoli sul tema.
Su questa iniziativa va subito scritto un commento positivo, che evidenzi lo sforzo degli Amministratori locali di portare sul nostro territorio esperti in campo ambientale, geologico e naturalistico a dibattere con la popolazione locale: è una vera occasione di confronto, stimolo e crescita.
Si dibatte su un nuovo parco nazionale oggi che in Italia è in atto una vera offensiva contro habitat e biodiversità (essere controtendenza è spesso un valore).

Non tutti sono attenti a cosa si legifera in questo periodo: la legge Remaschi in Toscana, la proposta di legge Caleo di riforma delle Aree Protette, persino il piano di abbattimento del lupo, l'allenamento dei cani nelle Aree Protette in periodi di ripopolamento faunistico.…normative portate avanti da coloro, che sembravano un tempo paladini dell'ambiente e che con queste bandiere sono andati al potere.
La confusione è totale e per chi cerca di capire e fare qualcosa per i territori in cui viviamo le frustrazioni sono grandi.
Ciò che accade è la manifestazione di un problema culturale.
Noi consumiamo territorio e distruggiamo la natura, ma ci preoccupiamo solo dei danni che fanno i cinghiali, le cornacchie o il lupo cattivo. E questo perché non abbiamo il coraggio di ammettere le cause del problemi, ovvero toccare gli interessi che nascondono. E’ lo specchio di un fallimento generale. Se solo volessimo, infatti, potremmo lavorare con scienza, etica e buon senso, e trovare le soluzioni migliori.

Entrare con una porzione di territorio in un parco nazionale sarebbe un'opportunità per Lucoli?
Di principio sì, per cercare di riconsegnare ai nostri figli quello che ci è stato dato dai nostri genitori e nonni, di curarlo e mantenerlo senza perderne i pezzi, cementificandolo o costruendo opere inutili (Campo Felice insegna...).
Continuiamo con le domande: ma la gente di Lucoli (per tradizione poco avulsa alla messa in comune di risorse, sforzi, attenzione e cura collettiva) ce la potrebbe fare ad essere orgogliosa di condividere la sua vita in un parco trovandovi motivazioni ed indotto economico? I suoi amministratori espressione della Comunità sarebbero competenti per governare questa nuova realtà?
Le domande sono tante.

Così come sono sotto gli occhi di tutti i problemi generati dalla politica e dalle amministrazione dei parchi, molti determinati da logiche di spartizione e di scarsa incisività: molti parchi per questo stanno morendo. Li chiamano "carrozzoni" per questo.
In molti territori il rapporto tra parco e comunità locali spesso volge al rosso. L'accusa è mossa verso l’assunzione troppo verticistica delle decisioni: si ignorano le richieste dei comuni e quindi dei cittadini.
L'Articolo 10 della Legge 394 dedicato ai sindaci è quello sulla Comunità del parco. Che in verità al suo primo comma recita: “la Comunità del parco è costituita dai presidenti delle regioni e delle province, dai sindaci dei comuni e dai presidenti delle comunità montane nei cui territori sono ricomprese le aree del parco”. La Comunità è un organo consultivo e propositivo dell’ente parco, continua poi la legge, e il suo parere è richiesto su regolamento, piano, bilancio e – dopo la 426/98 - anche statuto. Soprattutto delibera, con il parere vincolante del consiglio direttivo, il piano socio-economico dove sono previste tutte le iniziative per la promozione economica e sociale “delle collettività eventualmente residenti” – recita candidamente la 394 – all’interno del parco e nei territori adiacenti.

La "comunità del Parco" potrebbe essere impossibile da gestire, pensiamo alla difficoltà di sentire i pareri di tutti. Eppure molte realtà sono riuscite ad organizzarsi si sono costruiti dei gruppi politici, con relativo capogruppo, e anche commissioni permanenti composte ciascuna da diverse persone sulle tematiche più importanti, dalla pianificazione al turismo. In assemblea a quel punto si va con gli argomenti già discussi e filtrati dalle commissioni.
Ma quanti parchi non hanno ancora il piano economico-sociale approvato? Lo stesso Velino Sirente, non si riesce a mettere tutti d'accordo.  Addirittura qualche tempo addietro a chi riusciva ad approvarlo il Ministero promise 500 milioni di Lire in più.

Stanziamenti: c'è anche questo da dibattere, i parchi portano progetti e finanziamenti al territorio.
C'è poi il problema della relazione con gli altri comuni che rappresentano le comunità di un parco: noi siamo l'Italia dei campanili e ognuno porta avanti i propri diritti esclusivi spesso a discapito degli altri.
Eppure nell'Europa forgiata da secoli di civilizzazione e antropizzazione del paesaggio, i parchi possono svolgere al meglio la loro missione di protezione della natura, i parchi non possono essere solo "altro"; devono piuttosto essere "dentro". Debbono essere luoghi speciali sì, ma anche parte di noi, del nostro modo di vivere e di lavorare; dimensioni di cittadinanza consapevole e responsabile, in relazione intima con la governance ordinaria del territorio e delle sue rappresentanze elettive.
Che parole retoriche! Ma come si fa a diventare consapevoli e responsabili? Intanto andando al workshop di sabato 21.......perché si parla di casa nostra e si potrebbe intravedere un futuro diverso.
A questa visione dovrebbe sempre più corrispondere anche la legislazione sui parchi, che in Italia, ha avuto dall'origine un imprinting originario di "altro" e "alternativo". Forse era inevitabile, visto proprio che, da noi i parchi sono nati più tardi che altrove in Europa, solo per la spinta di movimenti e associazioni ecologiste apertamente in lotta con un establishment e un senso comune, tutti immersi nell'idea novecentesca della crescita economica a ogni costo. Pur con questo imprinting, la legge quadro 394/91, elaborata e votata con una larga convergenza parlamentare, ha saputo cogliere la specificità europea dell'intreccio tra storia umana e storia naturale.
In questa fase di dibattito pubblico nazionale Lucoli vive un momento di discussione territoriale accanita su parco sì o parco no.

I motivi sono giusti perché tutti ci domandiamo se i parchi italiani servono bene la missione per cui sono stati istituiti.
Ci sembra che la proposta di partenza dell'Associazione Appennino Ecosistema sia buona visto che prevede di disegnare il nuovo parco nazionale su una ipotesi di zonazione, cosa non realizzata né nell'attuale parco regionale Sirente Velino né in quasi nessun altro Parco Nazionale (con l'eccezione della Majella), questa divisione in aree differenzierà le zone per le attività umane compatibili con la biodiversità esistente, ci saranno parti con quasi nessun divieto, nella foto seguente le frecce indicano tali zone.

Quindi, come già si sente dire in giro a Lucoli, non ci saranno limitazioni alla libertà degli operatori economici se non compresi nell'area di riserva integrale.


Le aree protette sono in corso di riforma legislativa proprio in questi giorni e pensiamo che una riforma dei parchi dovrebbe considerarli come una parte dell'ordinamento statutale e della governance territoriale nel suo insieme. Il funzionamento e l'efficienza degli enti parco è importante. Ma altrettanto importanti sono le relazioni con altre istituzioni, con imprese, istanze della società civile e con soggetti privati (quegli stessi che oggi a Lucoli hanno paura di acquisire troppi legami e vincoli per poter lavorare). 
Un parco apre gli orizzonti crea esperienze che mettono in valore le relazioni collaborative tra questo e più vasti territori circostanti e che allargano creativamente il raggio e la mappa delle collaborazioni con istituzioni e istanze della società, nel campo della ricerca, della formazione culturale, della nascita e della crescita di professioni e imprenditorialità orientate allo sviluppo sostenibile.

La parola parco non compare in nessuno dei 139 articoli della nostra Costituzione.
Ma i valori interpretati oggi dai parchi, le loro potenzialità per dare identità e ricchezza all'Italia sono tutti iscritti fin dal 1948, dentro l'art. 9 dei suoi principi fondamentali della Carta.

Oggi, a 70 anni da quella data e a 25 dalla legge 394, i parchi nazionali, regionali e rete natura 2000 coprono quasi il 20% del territorio e disegnano un reticolo istituzionale diffuso in tutto il paese.
Questa rete tende a espandersi ulteriormente, proprio mentre, all'opposto, si riduce la storica articolazione istituzionale, come testimoniano l'abolizione delle Province, e la spinta a ridurre e accorpare piccoli comuni, Camere di Commercio, consorzi e municipalizzate.
In questo secolo dove si deve assumere la sfida globale nello sviluppo sostenibile i parchi sono indiscutibilmente parte integrante, imprescindibile della governance pubblica.

E' per questo motivo che a Lucoli dovrebbe interessare un parco nazionale, per continuare ad esistere come territorio con una propria tradizione culturale. Questo tema ha a che fare con la qualità e la competitività del sistema di un territorio, del turismo, del suo agroalimentare, della sua enogastronomia, della sua creatività, del valore del bello, della qualità del modello di vita. È più concreto di tante ingegnerie amministrative.
Tra i tanti argomenti in discussione generale ci piacerebbe proporne (agli esperti che incontreremo il 21 a Lucoli) alcuni temi già dibattuti in ambito nazionale relativamente alla nuova normativa in corso di esame da parte del Senato e che sarebbe applicata in una nuova entità nascente di parco.
Che margini ci sarebbero in un nuovo parco nazionale per scegliere di perseguire dei temi di ricerca e innovazione? Ecco alcuni concetti che costituiscono nuove domande.......alle quali far seguire eventuali decisioni.

1) Sarebbe possibile consentire al nuovo parco nazionale di dotarsi di agenzie che possano operare con gli strumenti del diritto privato per entrare in relazione dinamica con gli attori veri dello sviluppo sostenibile, quali imprese e professioni?
2) I piani dei parchi e i piani paesaggistici non possono continuare ad essere cose diversi, in assurda competizione. Leggiamo i principi della nostra Costituzione e vedremo che sono parti della stessa cosa. E possibile assegnare al territorio del parco un ruolo di laboratorio e battistrada - e non di competitore - delle più estese previsioni e azioni di tutela del paesaggio?
3) Vanno superate tutta la mitologia, la burocrazia e le lentezze che si sono organizzate intorno alla parola "Piano", che (in questo campo l'esperienza negativa parla chiaro) ha assorbito e annullato i fini nel mezzo ed è divenuto un impiastro piuttosto che uno strumento. Cosa si potrebbe fare?
4) Argomento caldissimo: come poter intervenire per costruire nell'ambito dell'Arma dei Carabinieri e del processo di "fusione/assorbimento" del CFS un omologo italiano del Park Service degli Stati Uniti? Sarebbe un'operazione che si potrebbe fare "senza costi", riorganizzando meglio quelli che sono gli attuali CTA (Coordinamento Territoriale per l'Ambiente) e UTB, estendendone le funzioni e la collaborazione ai Parchi Regionali e aggiungendo una funzione di presidio e tutela - promozione del ricchissimo patrimonio culturale (dai Siti Unesco alle Città d'Arte). Un simile "corpo" non sarebbe solo "di polizia". Sarebbe irrobustimento dell'autorevolezza e delle risorse umane a disposizione dei parchi; sarebbe presidio, identificazione, guida, informazione, accoglienza, gestione, educazione: un investimento dell'Italia sui suoi beni comuni più preziosi.
Troppe domande?
Andiamo ad ascoltare le risposte il 21 maggio p.v. a San Menna presso il Civil Centre di Lucoli.

mercoledì 11 maggio 2016

DONATECI IL VOSTRO 5 PER 1000 PER MANTENERE IL GIARDINO DELLA MEMORIA DEL SISMA

Giardino della Memoria ed Abbazia - Foto Roberto Soldati

Il 5 per mille, l’unica norma di sussidiarietà fiscale del nostro ordinamento, è sposata con convinzione ogni anno da 16 milioni di italiani. Destinare il 5 per mille non costa nulla, ed è un gesto importante.

PERCHÉ CHIEDIAMO IL 5 PER 1000?

NoiXLucoli Onlus  è un'Associazione nata nel 2010 con lo scopo di promuovere il mutualismo, la sussidiarietà e la cura per i Beni Comuni del Territorio tra questi: l’Ambiente di Lucoli.
L’Associazione valorizza la cultura della solidarietà e della cura per la natura principalmente attraverso il mantenimento di due “monumenti verdi” che cura e coltiva rendendoli fruibili per tutta la Comunità: Il Giardino della Memoria del Sisma ed il Parco della Rimembranza.
I volontari sono meritevoli di sostegno sulla base di ciò che realizzano, della reputazione che acquisiscono, l'Associazione non ha finanziamenti pubblici ed è per questo, con i risultati del nostro lavoro sotto gli occhi di tutti, che chiediamo un aiuto concreto, finalizzato in primis alla gestione, conservazione e arricchimento del patrimonio arboreo del Giardino della Memoria del Sisma dedicato alle vittime del terremoto d’Abruzzo del 2009, ove vegetano le specie da frutto in via di estinzione di seguito elencate.

COME DESTINARE IL 5X1000 DELL’IRPEF UNA VOLTA SCELTA NOIXLUCOLI ONLUS

Nei modelli 730, CU e Unico, c’è una sezione dedicata alla destinazione del 5x1000, divisa in 6 parti. La prima in alto a sinistra è quella per il sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett. a), del d.lgs. n. 460 del 1997.

Inserite il codice fiscale di NOIXLUCOLI ONLUS: 93047640664 e apponete la vostra firma per sostenerla col  5x1000. Anche chi non compila la dichiarazione dei redditi, ovvero chi ha solo il modello CU fornitogli dal datore di lavoro o dall’ente erogatore della pensione, può destinare il 5x1000.

Vi ringraziamo.

venerdì 6 maggio 2016

IL ROSMARINO E' PER LA RIMEMBRANZA

              
Narra la leggenda che infilare un rametto di rosmarino nella tasca dell'amato che si allontana lo aiuta a ricordare le sue promesse.
È a questo detto popolare inglese che deve aver pensato Shakespeare, quando nell'Amleto ha fatto dire a Ofelia «ecco del rosmarino, è per la rimembranza».
E' a questo detto che hanno pensato i soci di NoiXLucoli Onlus quando hanno piantato rosmarino nel Giardino della Memoria del Sisma a Lucoli.
 
Ed è sicuramente a entrambi - folklore e tragedia - che si è ispirato Mark Moss, a capo del Dipartimento di psicologia della Northumbria University britannica e autore di un esperimento con il quale ha voluto capire se l'antico sapere nascondesse una verità scientifica. I risultati sono stati presentati a Nottingham alla Conferenza annuale della British Psychological Society, e confermano che il rosmarino può essere considerato davvero 'l'erba della memoria: annusarne l'aroma migliora i ricordi. Gli scienziati - riferisce il Telegraph - hanno sistemato in modo casuale 150 pensionati in una stanza in cui era stato diffuso l'aroma di rosmarino, quello di lavanda o nessuno. Gli anziani sono stati quindi sottoposti a un test di memoria, mostrando performance migliori del 15% se avevano respirato profumo di rosmarino invece che lavanda o nessun aroma.
«Può sembrare poca cosa, ma può davvero fare la differenza - assicurano i ricercatori - per esempio quando ci si deve ricordare di assumere un farmaco salvavita». Lauren Bussey, dottoranda alla Northumbria, fa notare come questa sia «la prima volta che un simile effetto è stato provato in ultra 65enni sani. Ulteriori studi sono necessari per approfondire i possibili benefici di questo aroma». Che non è il solo promosso dalla scienza. Un test indipendente dello stesso gruppo di ricerca ha dimostrato infatti che la menta piperita, sotto forma di tisana, può aiutare la memoria. E che la camomilla possiede veramente un'azione calmante. Nel secondo esperimento, 180 partecipanti hanno ricevuto a caso del tè alla menta piperita, della camomilla o semplice acqua calda. Dopo 20 minuti di riposo sono stati sottoposti a prove cognitive e di memoria, e hanno compilato un questionario sull'umore. L'analisi dei risultati ha mostrato che bere tè alla menta, invece che camomilla o acqua calda, rafforza la memoria a lungo termine e migliora prontezza e riflessi. La camomilla, al contrario, rispetto a menta e acqua rallenta significativamente la capacità di memoria e attenzione.
 Per Moss «è interessante osservare anche gli effetti contrastanti di 2 erbe diverse, come la menta piperita e la camomilla, sull'umore e le facoltà cognitive. La proprietà della menta di risvegliare i sensi o l'azione sedativa della camomilla, verificate negli esperimenti, sono in linea con le virtù attribuite da sempre a queste sostanze e ne confermano i possibili benefici». «La mia ipotesi di lavoro - prosegue lo psicologo - è che quando inaliamo i componenti dell'aroma di rosmarino, questi vengono assorbiti nel sangue attraverso il passaggio dai polmoni e arrivano al cervello dove agiscono sulla chimica dei neuroni». «Credo che i detti della saggezza popolare, che si sono tramandati di generazione in generazione fino ai giorni nostri - commenta Moss - si siano basati sull'osservazione di determinati comportamenti». E così non è un caso se «un tempo in ogni villaggio c'era chi dispensava lavanda per dormire, o camomilla per calmare». Se «gli effetti di alcune erbe sono stati documentati nei secoli e nei millenni», è perché «i nostri avi avevano notato le loro proprietà. Realizzando, per esempio, che il rosmarino aiutava a ricordare».

martedì 3 maggio 2016

Una colección de árboles de “fruta olvidada” para no olvidar a las víctimas del terremoto de L’Aquila

Por el • 19:41 Ningun Comentario



 
Desde el 24 de abril hasta el 1° de mayo, el Archeoclub de L’Aquila, con el patrocinio de numerosas asociaciones locales y del Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA), organizó itinerarios, encuentros y laboratorios para conocer el patrimonio histórico, artístico, cultural y naturalistíco de la Provincia de L’Aquila.
La jornada del 30 de abril, en cambio, fue dedicada a los tesoros de la Ciudad de Lucoli entre los cuales se detaca sin duda alguna la Abadía de San Juan Bautista en cuyo predio fue creada una plantación de árboles de fruta para recordar a las víctimas del terremoto que en el año 2009 se abatió sobre dicha región.  El bio-monumento se llama Giardino della Memoria, es decir, el Jardín de la Memoria.
La doctora Beti Piotto, integrante de RCAI e investigadora del ISPRA, destacó la importancia de la conservación de la agro-biodiversidad en un mundo en rápida mutación climática que tiende peligrosamente a la banalización alimentaria.