lunedì 22 maggio 2017

Oggi è la giornata mondiale della biodiversità. Preserviamo le meraviglie di Lucoli. Ci sono le risorse economiche si potrebbe presentare qualche progetto...........





Ambiente e clima, al via il bando LIFE 2017


290 milioni saranno destinati al sottoprogramma Ambiente e oltre 82 milioni al sottoprogramma Azione per il clima. Almeno il 55% delle risorse riservate al sottoprogramma Ambiente copriranno progetti dedicati alla conservazione della natura e della biodiversità.
Quest’anno la Commissione sarà particolarmente interessata a progetti “close-to-market”, ossia progetti che propongono nuove soluzioni con chiari benefici ambientali e/o climatici e con un livello di preparazione tecnica e di business tale da permettere una loro implementazione in condizioni prossime al mercato.
Il programma LIFE è suddiviso in 2 sottoprogrammi e relativi settori d’azione prioritari:
Sottoprogramma Ambiente:

  • Ambiente e uso efficiente delle risorse
  • Natura e biodiversità
  • Governance e informazione in materia ambientale
Sottoprogramma Azione per il clima:
  • Mitigazione dei cambiamenti climatici
  • Adattamento ai cambiamenti climatici
  • Governance e informazione in materia di clima

Per ciascun settore d’azione dei due sottoprogrammi sono finanziate diverse tipologie di progetti fra quelli di seguito descritti.
I progetti tradizionali si dividono in:
1) progetti pilota: progetti che applicano una tecnica o un metodo che non è mai stato applicato e sperimentato prima/altrove, che offrono potenziali vantaggi ambientali o climatici rispetto alle attuali migliori pratiche e che possono essere applicati successivamente su scala più ampia in situazioni analoghe;
2) progetti dimostrativi: progetti che mettono in pratica, sperimentano, valutano e diffondono azioni/metodologie/approcci nuovi/sconosciuti nel contesto specifico del progetto e che potrebbero essere applicati altrove in circostanze analoghe;
3) progetti di buone pratiche: progetti che applicano tecniche/metodi/approcci adeguati, efficienti e all’avanguardia, tenendo conto del contesto specifico del progetto;
4) progetti di informazione, sensibilizzazione e divulgazione: progetti volti a sostenere la comunicazione, la divulgazione di informazioni e la sensibilizzazione nell’ambito dei sottoprogrammi.

I progetti integrati sono finalizzati ad attuare su una vasta scala territoriale, (regionale, multi-regionale, nazionale o transnazionale) piani/strategie ambientali o climatici previsti dalla legislazione UE, sviluppati sulla base di altri atti UE o elaborati dalle autorità degli Stati membri principalmente nei settori della natura (inclusa, la gestione della rete Natura 2000), dell’acqua, dei rifiuti, dell’aria, garantendo la partecipazione delle parti interessate e promuovendo il coordinamento e la mobilitazione di almeno un`altra fonte di finanziamento (UE, nazionale o privata) pertinente.
I progetti di assistenza tecnica sono progetti che forniscono un sostegno finanziario per aiutare i richiedenti a elaborare progetti integrati e, in particolare, per garantire che tali progetti siano conformi alle tempistiche e ai requisiti tecnici e finanziari del programma LIFE in coordinamento con: FSE, FESR, FEASR FEAMP e Fondo di coesione.
I progetti preparatori sono progetti identificati principalmente dalla Commissione in cooperazione con gli Stati membri per rispondere alle esigenze specifiche connesse allo sviluppo e all’attuazione delle politiche e della legislazione UE in materia di ambiente o clima.
Il contributo UE per progetto copre al massimo il 60% dei costi totali ammissibili, ad eccezione dei progetti relativi al settore Natura e Biodiversità sulla conservazione di specie prioritarie o degli habitat previsti dalle Direttive Uccelli e Habitat, per i quali il cofinanziamento può raggiungere il 75%.
Le scadenze saranno le seguenti:

Progetti tradizionali: 
– sottoprogramma Azione per il clima (tutti i settori): 7 settembre 2017
– sottoprogramma Ambiente, settore “Ambiente e uso efficiente delle risorse”: 12 settembre 2017
– sottoprogramma Ambiente, settori “Natura e Biodiversità” e “Governance e informazione ambientale”: 14 settembre 2017.

Progetti preparatori (solo Sottoprogramma Ambiente): 20 settembre 2017
Progetti integrati (Sottoprogramma Ambiente e Azione per il Clima):

– 1° fase (concept note): 26 settembre 2017
– 2° fase (candidatura completa): metà marzo 2018

Progetti di assistenza tecnica (Sottoprogramma Ambiente e Azione per il Clima): 7 settembre 2017
http://www.abruzzosviluppo.it/new/2017/04/28/ambiente-clima-al-via-bando-life-2017/

lunedì 15 maggio 2017

LE RELAZIONI DI NOIXLUCOLI ONLUS CON IL KEREN KAYEMETH LEISRAEL HANNO PORTATO ALLA REALIZZAZIONE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

Il cippo del Giardino della Memoria di Lucoli con la targa del KKL
Il Keren Kayemeth LeIsrael è la più antica organizzazione ecologica al mondo. Fondata nel 1901, da oltre un secolo opera a beneficio dello sviluppo, della bonifica e del rimboschimento della Terra di Israele. KKL è leader nello sviluppo di tecnologie e competenze in molteplici settori: agricoltura, ricerca scientifica, lotta alla desertificazione, trattamento delle risorse idriche. 

Il verde di Israele è la prova concreta che il KKL investe le proprie risorse in un ampio programma ambientale, operando non solo nel paese ma come ponte per la pace, attraverso progetti comuni anche nel resto del mondo.

Alcuni soci hanno partecipato al viaggio realizzato in Israele per conoscere questo straordinario Paese e l'attività di questa Organizzazione.
Il gruppo dei partecipanti mentre si appresta a piantare alberi in un bosco che sta sorgendo vicino a Gerusalemme

Il KKL dona vita a vaste distese aride, trasformando il deserto in terreno fertile anche per le coltivazioni che daranno poi sostentamento alle popolazioni locali: nuove comunità, parchi, sentieri, strade sicure, punti verdi e di incontro per famiglie, polmoni verdi aperti ad attività adatte a tutta la popolazione, dai bambini agli adulti sino ai portatori di handicap ai quali sono dedicati siti completamente accessibili. Ma non solo verde, è leader nello sviluppo di tecnologie e competenze in molteplici settori: dall’agricoltura alla selvicoltura, dalla ricerca scientifica, alla lotta alla desertificazione, sino al trattamento e allo sfruttamento delle risorse idriche. Il KKL opera nel risanamento dei fiumi inquinati e i dei suoi spazi adiacenti, dalla rimozione degli agenti inquinanti al restauro paesaggistico, bacini e dighe create, forniscono acqua per le coltivazioni, gli allevamenti ittici e arricchiscono le falde sotterranee.

Il viaggio di studio è stato concentrato nel deserto del Negev dove sono realizzati la maggior parte dei progetti nel campo dell’energia rinnovabile: nella Regione ELOT, nel Aravà del Sud, molti di questi progetti sono supportati dal KKL. Il Consiglio Regionale ELOT si estende per 220.000 ettari, comprende 12 comunità e kibbutzim e, la Regione è abitata da circa 3.500 persone. Il clima e la costante luce del sole fanno di questa, una zona ideale per lo sviluppo di fonti energetiche alternative: l’Aravà è considerata infatti la “Silicon Valley” delle energie rinnovabili. L’area ha la più alta concentrazione di centrali solari in Israele, nonché diversi laboratori che si occupano degli studi relativi alle energie alternative.

Abbiamo fatto delle foto e le vogliamo pubblicare per i nostri lettori ritenendoci orgogliosi di aver potuto condividere queste esperienze e, soprattutto, di aver avuto il supporto del Keren Kayemeth LeIsrael a Lucoli, ricordiamo che un Architetto di questa organizzazione ha progettato con noi il Giardino della Memoria.
L'Aravà e le "oasi" dei Kibbutz (rappresentate dalla linea verde della vegetazione)

Nel Kibbutz Ketura, da noi visitato, si studiano nuove forme “pulite” per la produzione di energie rinnovabili e a basso costo, capaci quindi di essere impiegate nei villaggi più isolati e poveri del Terzo Mondo, privi di qualsiasi tipo di reti, elettrica o idrica e di comunicazioni affidabili. 

Nel Kibbutz infatti è stato costruito un piccolo villaggio in stile africano al fine di mostrare che cosa significa vivere senza allacciamenti, senza elettricità, acqua, fognature o qualsiasi altra forma di infrastrutture. Il villaggio non è progettato per attirare turisti o suscitare empatia, ma l’idea è invece di utilizzarlo come terreno di prova per nuove tecnologie che possono essere portate e sfruttate nei paesi più poveri e bisognosi.

Le capanne sono costruite in fango e paglia, con sacchetti di plastica contenenti fibre capaci di non far penetrare temperature eccessive, perché forniscono un ottimo isolamento. 
il fango con la paglia e le formelle per i mattoni

Abbiamo scoperto le tecniche per lo sviluppo della vita nel deserto: riciclare i rifiuti organici per trasformarli in gas biologici, coltivare sementi capaci di fiorire in terreni molto salini, sviluppare le erbe del deserto in materiale per la produzione di biocarburanti. Abbiamo visitato “villaggi ecologici” che utilizzano tecnologie “low-tech”, non attraverso energia elettrica convenzionale, ma forme alternative. 
Il moderno centro di studi per l'agricoltura dell'Aravà

Abbiamo toccato con mano la combinazione vincente: la moderna agricoltura e l’energia rinnovabile, che porterà un impatto significativo sul miglioramento della sicurezza alimentare.
Coltivazione di meloni nel deserto
I fondamenti del riciclo delle acque spiegati ai bambini


Il Gruppo ha visitato, tra le molte tappe, ad Eilat il Birding Center: Centro ornitologico e sito speciale per gli uccelli migratori nel mondo sempre sostenuto dal KKL.



Al termine del viaggio tutti i partecipanti hanno potuto partecipare presso la foresta Tzora del KKL (vicino Gerusalemme) ad una simbolica cerimonia di piantumazione di piccoli alberi di mandorlo. Piantare un albero è simbolo di pace, fratellanza e amore, rappresenta la continuità della vita e il legame con la Terra di Israele.

Ringraziamo il KKL per questa opportunità di viaggio che ci ha permesso di conoscere quanto fanno, con grande passione, per la natura e per il proprio Paese.
Abbiamo conosciuto persone splendide che ci hanno trasmesso una grande carica umana che arricchisce la nostra vocazione di volontari.


giovedì 4 maggio 2017

5 animali bellissimi sono in pericolo: la coturnice, il moriglione, la pavoncella, la tortora selvatica, il tordo sassello. Eppure in Italia è ancora possibile cacciarli. Un appello della LIPU.

La coturnice, il moriglione, la pavoncella, la tortora selvatica, il tordo sassello. 
Eppure in Italia è ancora possibile cacciarli.
L'importante studio di Birdlife dal titolo "Birds in Europe" (giunto al terzo aggiornamento) dimostra quanto sia drammatica la situazione per queste specie a livello europeo, e quanto il loro declino possa compromettere la biodiversità.
La Lipu ha chiesto di intervenire con la massima urgenza ad Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), regioni, ministeri dell’Ambiente e delle Politiche agricole, chiedendo di escludere senza esitazioni queste cinque specie dalla lista delle specie cacciabili in Italia. Oggi in Italia si possono cacciare troppe specie (ben 36!) anche quelle considerate in cattivo stato di conservazione.
Soffermiamoci sulla Coturnice. Qualche tempo fa nell'area del Monte Ocre, furono fermati dei bracconieri ai quali furono sequestrate le armi che erano a caccia di coturnici. La zona è caratterizzata da praterie naturali e habitat rupestri a elevata biodiversità e valore ambientale in quanto ricche di specie animali e vegetali di particolare pregio, questa zona si trova al centro dell’areale di diffusione della coturnice (Alectoris graeca ssp. saxatilis), specie fortemente minacciata e protetta a livello europeo dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE. 
Tale entità, endemica degli Appennini Centrali, conta un totale di appena poche centinaia di individui. Le popolazioni di questi uccelli del Massiccio del Velino (del quale l’area in questione costituisce la parte più settentrionale) sono tra quelle più importanti dell’intero areale di diffusione della specie, in quanto ne costituiscono il principale “serbatoio biologico”.
La principale minaccia alla conservazione della specie è considerata proprio la pressione venatoria. In base al Calendario Venatorio 2016-2017 della Regione Abruzzo ed a quello dell’Amministrazione Provinciale dell’Aquila, si ricorda che la caccia a tale specie è consentita con le seguenti osservazioni:

"CAPO E) CACCIA ALLA COTURNICE 

La caccia alla Coturnice (Alectoris graeca) è esercitabile dal 1 ottobre al 30 novembre 2016 nei soli giorni di giovedì, sabato e domenica, esclusivamente con le seguenti prescrizioni : a. La caccia alla Coturnice è consentita nei soli Distretti di gestione individuati dalle Province/Regione tramite dettagliate cartografie che saranno rese disponibili sul sito istituzionale degli ATC; b. L’apertura per le specie di cui al Capo B punto 1 nei Distretti di gestione per la caccia alla coturnice è consentita dal 1° ottobre; c. Il prelievo è consentito sulla base di Piani di abbattimento che abbiano ottenuto il parere favorevole dell’ISPRA e modalità operative predisposti a cura degli ATC sotto il coordinamento tecnico delle Province ai sensi della L.R. 10/2004, art. 30, comma 7; d. Nella ZPE del PNALM la specie è cacciabile con le seguenti prescrizioni: la caccia può essere esercitata nelle giornate fisse di mercoledì, sabato e domenica; e. Nella ZPE del PNALM, nelle zone SIC e ZPS sono consentiti l’utilizzo e la detenzione esclusivamente di munizioni spezzate; ciascun equipaggio può utilizzare al massimo due cani delle razze da ferma o da cerca, f. All’atto del prelievo di ogni coturnice il cacciatore è tenuto, oltre alla registrazione dell’abbattimento, ad inviare comunicazione telefonica o SMS all’ATC competente per territorio, specificando i propri dati anagrafici, ora di abbattimento e distretto di gestione sul quale è avvenuto il prelievo. g. I cacciatori interessati al prelievo della coturnice e che non vi hanno partecipato nella precedente stagione venatoria 2015-2016, entro il 16 settembre 2016, sono tenuti a comunicare all’ATC in cui sono iscritti o ammessi, a mezzo di specifica scheda di “partecipazione al prelievo di coturnice”, i propri dati anagrafici completi di recapito telefonico, su un modello di scheda predisposto congiuntamente dagli ATC e comunicato alla Provincia. h. Il prelievo della coturnice è consentito ai soli cacciatori che hanno frequentato i seminari formativi sulla specie organizzati dagli ATC, di concerto con la Provincia e ISPRA, che sono residenti o nativi nella Regione Abruzzo e che dopo i seminari formativi hanno provveduto alla compilazione e presentazione della scheda di partecipazione al prelievo. i. Gli ATC sono tenuti ad aggiornare i dati degli abbattimenti e a darne tempestiva comunicazione a tutti i cacciatori che partecipano al prelievo, a mezzo pubblicazione sulla piattaforma informatica della Regione, sul sito internet dell’ATC e a mezzo SMS, per evitare lo sforamento del tetto di prelievo previsto per ogni distretto di gestione. Gli ATC possono inoltre adottare ulteriori provvedimenti finalizzati a comunicare i raggiunti limiti di prelievo".

Il territorio della Foresta Demaniale Regionale, ove vivono molti esemplari è esteso 435 ettari da 1.320 metri di quota alla cresta del Monte Ocre (m 2.209), è interamente compreso in quello del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino e in due aree della Rete europea Natura 2000 (il Sito di Interesse Comunitario n. IT7110206 “Monte Sirente e Monte Velino” e la Zona di Protezione Speciale n. IT7110130 “Sirente Velino”). 
Tortora selvatica altra specie minacciata
Per chi fosse interessato all'avifauna informiamo che il 20 maggio a Parma sarà realizzato il Convegno "Birds in Europe 3sullo stato di conservazione degli uccelli in Europa, frutto di un lavoro durato più di dieci anni che ha coinvolto scienziati, ornitologi e tutti i partner europei di BirdLife International.


Per ulteriori informazioni, potete chiamare lo 0521 273043 o visitare il sito: www.lipu.it

giovedì 20 aprile 2017

Dossier Processionaria. Parola all’esperto di alberi e foreste Kevin Cianfaglione

La processionaria è il nome comunemente dato ad un fenomeno patologico degli alberi, causato dai bruchi di alcuni insetti dell’ordine dei lepidotteri (quello delle Farfalle e delle Falene). Esistono numerose specie di processionaria al mondo. Le più diffuse in Italia sono due, ossia la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea).
É tra gli insetti più distruttivi per le foreste perché riesce a defogliare interi alberi e persino vaste porzioni di bosco. Questi bruchi sono capaci cioè di privare di ogni foglia vasti tratti di boschi, durante il proprio ciclo vitale, nutrendosi di foglie e germogli. Causando facilmente a quel punto la morte degli alberi, in special modo riguardo alle conifere, che riescono a reagire peggio che le latifoglie a questi attacchi. Le piante molto colpite da tale fenomeno appartengono alla famiglia delle Pinaceae, ma sono altrettanto colpiti anche ciliegi, altre specie di Prunus, le varie specie di quercia, e gli evonimi. Le larve svernano in gruppi molto numerosi di centinaia di individui, protetti dentro dei nidi costruiti con fili sericei da esse prodotti e imbottiti dai loro peli caduti e dai loro escrementi. Preferiscono rami nelle posizioni meno folte e più assolate. Durante le giornate invernali più miti, le larve escono dai loro ripari per nutrirsi degli aghi. A fine inverno, inizio primavera, scendono al suolo in fila indiana, formando le tipiche processioni per poi interrarsi a qualche cm di profondità, dove completano la loro metamorfosi, trasformandosi dapprima in crisalidi e poi in insetto alato. Il taglio dei rami delle piante infette, deve essere fatto con perizia, attenzione e parsimonia. Esso difatti può avere una certa utilità se effettuato quando le larve sono tutte ancora nei bozzoli, prima della loro discesa a terra. I tagli devono essere realizzati con le dovute modalità, in modo da non compromettere la stabilità, la salute e la struttura delle piante, facendo inoltre, particolare attenzione ad asportare meno vegetazione possibile, in modo da evitare di favorire successivi attacchi di processionaria, aprendo la chioma e fornendo condizioni più calde e soleggiate che sono l’ideale per le larve.
bruco di Processionaria
Le larve di processionaria sono ricoperte di peli urticanti che si ritrovano anche nei nidi (bozzoli), questi possono creare dermatiti se vengono massicciamente in contatto con la pelle o le mucose. Il danno da contatto è condizionato anche dalla diversa sensibilità delle persone, si possono avere infiammazioni e reazioni allergiche anche acute. Le persone più esposte sono dunque gli operatori. Anche per questo motivo, gli interventi di disinfestazione vanno fatti da personale preparato ed equipaggiato. Il periodo più pericoloso si colloca indicativamente tra la fine del mese febbraio a la fine del mese di aprile, quando cioè le larve lasciano i nidi per scendere a terra. Il rischio diviene più insignificante a partire da maggio. Basta fare le giuste attenzioni ed essere informati, per ridurre praticamente a zero i rischi per persone e animali al seguito. Il problema principale, causato dalla presenza di processionaria, è la psicosi dilagante che si genera nella popolazione e nelle amministrazioni dei territori. In fondo, un bosco o un albero dovrebbero essere considerati con meno pericoli potenziali di quelli di una città, anche se affetti da processionaria. Così come per gli animali è più facile avere problemi a causa di trappole o esche avvelenate che non per la processionaria. Quello delle processionarie, sia sulle conifere che sulle latifoglie, è un problema forestale molto sentito anche dalla popolazione comune, tanto da essere oggetto di studio e di prove per cercare i rimedi più adeguati. Le infezioni di processionaria sono ricorrenti, con anni molto intensi ed annate blande o asintomatiche, soggette cioè a fluttuazioni d’intensità, con picchi massimi che si manifestano, mediamente, ogni 5 – 7 anni.
Ad oggi le lotte più praticate sono di vario tipo, come da quella balistica, a quella biologica, meccanica, proattiva. Questi rimedi sono tutti molto semplici ed efficaci. Va però precisato che non sono mai rimedi duraturi, poiché il problema può riproporsi di anno in anno. Le infezioni vengono facilitate se gli alberi sono debilitati (per via del’inquinamento, di danni alla chioma o alle radici) ma anche dai tagli forestali, dagli sfoltimenti, dalle pulizie e dalle potature (più forte è l'impatto di queste attività e peggio è). Queste attività infatti influiscono negativamente in 2 modi: direttamente e indirettamente. Direttamente poiché a seguito di queste attività si producono ambienti più caldi e assolati, più adatti alla processionaria. Indiretti poiché queste attività stressano, debilitando le piante, favorendo così ulteriormente le condizioni per l’infezione. Inoltre, le pulizie e gli sfoltimenti del bosco, spesso eliminando la crescita di nuove piante, eliminano anche quegli individui che potrebbero selezionarsi naturalmente come più resistenti alle svariate infezioni dei vari agenti patogeni e parassitari. Ogni soluzione tra quelle esposte ha delle peculiarità, ma nel contempo delle difficoltà di applicazione, per via dei costi o della carenza di personale specializzato. Sicuramente i consigli meno fondati e meno seri sono quelli che riguardano l’abbattimento ad hoc o il non piantare conifere. Ciò non risolverebbe mai il problema e le processionarie non attaccano solo pini o conifere. Le lotte più semplici da effettuare sono quella meccanica (asportazione delle porzioni di rami nei tempi e nei modi congrui) e quella proattiva. Nel primo caso è però necessario ricorrere a personale, formato ad hoc, che possa così agire al meglio e meno invasivamente possibile. L’ultima invece consiste nella installazione di trappole (anche fatte in casa) per catturare e impedire che le lave possano scendere a terra e terminare il loro ciclo.
una trappola per processionarie fatta con una bottiglia di plastica
Questo animale è sicuramente un insetto contro cui lottare e verso cui fare molta attenzione. Anche se occorrerebbe entrare nell’ottica e nella logica della convivenza o meglio della tolleranza, uscendo dall’illusione (erronea) dell’estirpazione totale. Questo è possibile con una educazione ambientale, riflessioni e attività mirate, senza alimentare fobie, allarmismi e psicosi. 
In fondo questi insetti fanno anche parte delle naturali dinamiche della selezione naturale e della rinaturalizzazione dei rimboschimenti, svolgendo un lavoro ecologico gratuito e molto graduale per quelle superfici dove si sia deciso di ri-naturalizzare i rimboschimenti. Le processionarie non hanno agguerriti nemici naturali (l'Upupa, uccello che se ne ciba, è una specie protetta, ma gli esemplari diminuiscono) anche se un bosco sano riesce ad ospitare varie specie che possono assurgere in qualche modo al ruolo di antagoniste alle processionarie che possono fare e fanno una buona parte del lavoro di contenimento del problema. Quelli che seguono sono i  nemici naturali:

S
t
a
d
i
o
Uova
Ooencyrtus pityocampae
Lepidottero - insetto
Baryscapus servadei
Ephippiger ephippiger
Larve
Erigorgus fermorator
Lepidottero - insetto
Phryxe caudata
Nidi invernali
Xanthandrus
comtus
Dittero Sirfide predatore
Parus major
Crisalidi
Upupa epops
Upupa Uccello
Villa brunnea
Coelichneumon rudis
Bisognerebbe coinvolgere le amministrazioni comunali, e la popolazione verso lotte mirate per la salvaguardia del patrimonio arboreo e forestale: urbano, selvatico e agreste. Comprendendo nel discorso anche le note coniferaie da rimboschimento. In questo ultimo caso, la difesa delle coniferaie significa l’evitare che questi boschi possano evolversi verso altri tipi forestali, o che essi possano essere lasciati sparire a causa dei tagli per il legname, secondo la stessa logica usata per altri habitat seminaturali come avviene talvolta per conservare i prati secondari.
Non dimentichiamo che i rimboschimenti, al di la della xenofobia vegetale sono formazioni che rappresentano un grosso valore storico, culturale ed ambientale, ed ecosistemi secondari dal notevole valore paesaggistico, ecologico, idrogeologico ed antropologico. Conservando sia specie native, che altre specie minacciate di estinzione o in condizioni critiche nei loro ambienti di origine (conservazione ex-situ).
Ringraziamo il dott. Kevin Cianfaglione, botanico, ecologo, paesaggista, esperto di alberi e foreste, per averci concesso di pubblicare questo articolo pubblicato su: EA 2219 Géoarchitecture, UFR Sciences & Techniques, Université de Bretagne Occidentale; Brest, France.
Bibliografia essenziale
Cianfaglione K., 2014 – L’importanza degli alberi e del bosco. Cultura, scienza e coscienza del territorio. (A cura di Cianfaglione K., e Di Martino V.). , Trento, Temi Ed., II Voll.
Holden C., Ostlere L., 2003 – Eczemi e dermatiti da contatto. Torino, SEEd Ed.
Longo C., Marziani G., 2006 – Biologia delle piante. Forme e funzioni elementari. Milano, Utet Scienze Mediche Ed.
Moriondo F., Capretti P., Ragazzi A., 2006 – Malattie delle piante in bosco, in vivaio e delle alberature. Bologna, Pàtron Ed.
Pignatti S., 1982 – Flora d’Italia. Bologna, Edagricole Ed. III Voll.
Pirone G., 2015 – Alberi arbusti e liane d’Abruzzo. Nuova edizione, Penne (PE), Cogecstre Ed.

Ringraziamo Maria Trozzi per il consenso a pubblicare il testo liberamente tratto. https://report-age.com/2016/05/03/dossier-processionaria-parola-allesperto-di-alberi-e-foreste-kevin-cianfaglione/

venerdì 14 aprile 2017

"Lettera ai ragazzi del Sud" di Franco Arminio.

I bambini del Colle foto degli anni '50. I ragazzi di oggi non ci sono.........

una poesia da CEDI LA STRADA AGLI ALBERI

di Arminio
Lettera ai ragazzi del Sud
Cari ragazzi,
abitate da poco una terra antica,
dipinta con le tibie di albe greche,
col sangue di chi è morto in Russia, in Albania.
Avete dentro il sangue il freddo delle navi
che andavano in America,
le grigie mattine svizzere dentro le baracche.
Era la terra dei cafoni e dei galantuomini,
coppole e mantelle nere,
era il Sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina,
un pezzo di lardo.
Ora è una scena dissanguata,
ora ognuno è fabbro della sua solitudine
e per stare in compagnia si è costretti a bere
nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra,
tra una faccia e l’altra.
Tutto è spaccato, squarciato, separato.
Sentiamo l’indifferenza degli altri
e l’inimicizia di noi stessi.
Uscite, contestate con durezza
i ladri del vostro futuro:
sono qui e a Milano e a Francoforte,
guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo.
Siate dolci con i deboli, feroci con i potenti.
Uscite e ammirate i vostri paesaggi,
prendetevi le albe, non solo il far tardi.
Vivere è un mestiere difficile a tutte le età,
ma voi siete in un punto del mondo
in cui il dolore più facilmente si fa arte,
e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.
Non lo fate per darvi arie creative,
fatelo perché siete la prua del mondo:
davanti a voi non c’è nessuno.
Il Sud italiano è un inganno e un prodigio.
Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.
Pensate che la vita è colossale.
Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

Si ringrazia Franco Arminio per l'utilizzo del suo testo.

mercoledì 12 aprile 2017

I SENTIERI RIPRISTINATI DI LUCOLI

Sentiero che collegava la Frazione di Santa Croce a Tornimparte: era divenuto impraticabile da moltissimi anni.
Il tessuto sentieristico del territorio di Lucoli è costituito da una fitta rete di percorsi che, si estende verso le frazioni collinari ed oltre, spaziando dai confini con il Comune di Tornimparte verso la Piana di Campofelice.
Questi sentieri hanno costituito, nel passato, un'importante trama di vie di comunicazione tra le frazioni del Paese ed i paesi limitrofi, nonché tra la città di l'Aquila stessa e i paesi vicini. Attualmente, anche a causa della costruzione delle strade carrozzabili, dello spopolamento e della notevole trasformazione del paesaggio collinare, tale realtà offre un insieme di percorsi che, alle quote più basse, attraversano ambienti caratterizzati prevalentemente dallo sfruttamento in termini insediativi; salendo di quota, il paesaggio invece muta radicalmente fisionomia, caratterizzato da ambienti sempre più naturali. Tutti i sentieri necessitavano di manutenzione: la natura li stava in alcuni casi cancellando.
L'Amministrazione Comunale, con l'aiuto di volontari, ha realizzato nel corso di un anno alcuni interventi di manutenzione consistiti principalmente in: sfalcio dell'erba, decespugliamento e taglio di rami, pulizia del piano di calpestio.
Questi sentieri potrebbero essere utilizzati da residenti e turisti per escursioni, o anche soltanto per brevi passeggiate non lontano da casa.
Sarebbe ottimo, a completamento dell'opera, aggiungere alcune azioni migliorative per la fruizione dei sentieri stessi, predisponendo un piano di segnaletica di indicazione verticale ed orizzontale, la dislocazione di attrezzature di arredo (quali panchine e tavoli rustici in legno).
La foto precedente e quella che segue illustrano il lavoro di pulizia fatto. Importanti sono stati i lavori di ripristino del sentiero limitrofo al Bosco di Santa Croce (appartiene all'Istituto per il Sostentamento del Clero) che è popolato da alberi che risultano nell'area già dal 1600, per i quali la nostra Associazione ha richiesto lo stato di "alberi monumentali" (nel 2011 ad oggi senza risposte). E' probabile che il nome Lucoli derivi proprio da questo "Lucus" cioè bosco. 
Questo sentiero era interrotto in più punti e non si usava da tantissimi anni.
Altro sentiero ripristinato è quello in località Fonte Nova.
Località Fonte Nova  dalla Beata Cristina fino a all'Abbazia di San Giovanni lo stato del sentiero prima e dopo
Altro sentiero ripristinato in località Funtizzola (dalla Chiesa della Beata Cristina si snoda verso i MAP del Colle).

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2017 Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, per favorire l’ambiente e, proprio per questo, ci fa piacere riportare questa notizia che riguarda una parte del bellissimo territorio di Lucoli.
Ci piace anche che ci sia stato un percorso partecipativo sulla manutenzione del territorio: una collaborazione tra cittadini e Amministrazione.
Ci riferiscono che Angelo Properzi sia stato un grande animatore del lavoro di ripristino di alcune porzioni bonificate utilizzando l'escavatore del Comune, un grazie particolare anche a lui da tutti noi entusiasti della natura.

lunedì 3 aprile 2017

Ottavo anniversario del terremoto del 2009 al Giardino della Memoria

Veduta del Giardino della Memoria del sisma del 2009 dall'alto - Foto R. Soldati
L'ottavo anniversario: che riguardi un accadimento passato felice oppure luttuoso è di fondamentale importanza ricordare l'evento. E' per questo che nella notte tra il 5 ed il 6 aprile, da quando è stato realizzato il Giardino della Memoria di Lucoli, si accendono le fiammelle delle candele sotto i nomi delle vittime del sisma d'Abruzzo del 2009.
Foto di R. Mikucionyte

Durante la notte le fiammelle hanno ricordato le vittime del 6 aprile 2009
Il nostro presente, infatti, è costituito anche da ciò che abbiamo vissuto in precedenza. 
La nostra memoria è custode di ricordi importanti che ci guidano lungo il cammino della nostra vita: ci fanno da faro, ci rammentano gli errori, ci insegnano le lezioni, sono in grado di liberare emozioni e pensieri: NoiXLucoli Onlus ha affidato la memoria al Giardino, un “luogo comune”, capace di tenere insieme la pluralità del ricordo delle persone senza camicie di forza o linguaggi troppo monolitici. Vi vivono alberi da frutto, non alberi qualsiasi, ma di frutta antica, piante che debbono essere recuperate in biodiversità e che lasciano il segno della vita che va avanti, oltre la morte.
Il Giardino della Memoria di Lucoli è uno spazio silenzioso e contemplativo che apre verso il paesaggio. Un Giardino, un luogo dell'intimità, inserito tra le montagne, un luogo di contemplazione bellissimo: il giusto tributo per ricordare tutti i giorni, con la natura, chi perse la vita il 6 aprile del 2009.

Domenica 9 aprile 2017 il Parroco ricorderà le vittime del sisma durante la messa all'Abbazia di San Giovanni Battista.
La celebrazione del 2016 al Giardino della Memoria - Foto F. Moretti

lunedì 27 marzo 2017

UNA GIORNATA DI LAVORO: I FIORI DI IRIS SBOCCERANNO A GIUGNO

Il vivaista Sebastiani fa il solco per posizionare i bulbi

Schiena rotta........ e tante grazie ai volontari
I sacchetti di bulbi di Iris Hollandica comprati in Olanda

I bulbi posti nel terreno
Ne abbiamo piantati 1000 e ne sarebbero serviti di più..........
Ringraziamo tutti gli amici che sono venuti a lavorare sabato.

Questo il risultato finale che ci attendiamo.


Le specie di Iris hollandica sono piante ibride in grado di produrre una quantità davvero numerosa di fiori dalle colorazioni accese e brillanti. Sono piante ideali per realizzare bordure, aiuole, giardini rocciosi, per abbellire o realizzare fioriere e anche come fiori recisi. I fiori possono assumere colorazioni differenti: dal giallo al bronzo, dal blu al bianco. Esistono anche specie bicolori, di particolare bellezza ed eleganza. I petali non presentano alcun tipo di profumazione. Quando la pianta cresce, la forma dei petali appare come una piccola cresta di gallo. 

Ulteriori informazioni su: Iris hollandica - Iris hollandica - Bulbi - Iris hollandica - Bulbi https://www.giardinaggio.it/bulbi/iris.asp#ixzz4cVhEe618

giovedì 23 marzo 2017

"Che l'uomo si serva abitualmente della bellezza, che la bellezza diventi il nostro pane quotidiano"

Quelle del titolo sono le parole di LUIS BARRAGÀN l'architetto-ingegnere messicano amico di Clemente Orozco e Diego Rivera, due figure chiave dell'arte messicana e internazionale.  Barragan realizzò il JARDINES DE PEDREGAL a Città del Messico.

Questa citazione è come un faro: NoiXLucoli Onlus insegue la bellezza attraverso la natura ed è per questo motivo che dedica le sue energie al Giardino della Memoria di Lucoli (AQ) per arricchirlo e renderlo più bello nel tempo e soprattutto "parlante", con fiori, colori e frutti nelle varie stagioni dell'anno.
In occasione dell'ottavo anniversario del sisma del 2009 il Giardino si arricchirà di 1.000 bulbi della specie "Iris Hollandica" che saranno piantati lungo il perimetro del terreno che custodisce il Giardino della Memoria.

Il genere Iris racchiude circa duecento specie di piante della famiglia delle Iridacee, il cui fiore è comunemente conosciuto anche con il nome di Giaggiolo. Il nome del genere deriva dalla parola greca Iris che significa arcobaleno.
Nella mitologia greca, era personificato dalla dea Iris, messaggera velocissima degli ordini celesti, soprattutto di Era, che consegnava agli dei e agli uomini scendendo e risalendo gli arcobaleni dal Monte Olimpo a terra e nelle profondità terrestri e marine.
L'Iris simboleggia la fede e la speranza ma anche il desiderio di trasmettere un messaggio dove si danno buone o cattive notizie, per fare gli auguri in generale e in particolare a chi sta per iniziare qualcosa d'importante, è per questo motivo che lo abbiamo scelto per confermare il messaggio che da anni vogliamo testimoniare con questo monumento verde di Lucoli.
Nonostante la sua bellezza e il suo aspetto abbastanza riconoscibile, l'Iris è stato spesso confuso con il Giglio. La specie che cresce in Francia, ad esempio, che compariva sullo stemma dei re d’oltralpe, altro non è che un Iris. La storia narra che Luigi VII, combatté una battaglia, in cui ne uscì vittorioso, su di un campo completamente ricoperto da questo fiore, così da farne il suo emblema. Da quel momento in poi il popolo lo soprannominò fleure de Louis ossia Fiore di Luigi, ma a causa della pronuncia contratta diventò ben presto fleur de lys, ovvero Fiore di Giglio.
Continuando nella simbologia di questo fiore possiamo scrivere che nella religione cattolica, per la sua forma, l’iris è associata al mistero della Trinità. Il fiore presenta lo stelo eretto, su cui si ergono i tre petali del fiore ed, a volte, tre foglie e tre boccioli, che richiamano questo significato di natura mistica e trascendentale.
L’iris è legata anche alla Vergine Maria ed è simbolo dell’Immacolata concezione. Nelle raffigurazioni dell’Annunciazione, soprattutto nei Paesi Bassi, in luogo dei gigli appare l’iris bianca che, per la forma slanciata delle sue foglie, viene anche considerata una premonizione dei dolori della Vergine alla quale, secondo Luca, “una spada trafiggerà l’anima”. E nei paesi di lingua tedesca l’iris è chiamata “giglio a spada”. In alcune rappresentazioni della natività, l’iris azzurro o blu è il fiore che tengono in mano i pastori che si recano ad adorare la Vergine e il Bambino. 
Ricchi di un significato religioso e laico sono anche i vari colori dei fiori di iris. 
Quelli del Giardino saranno di colore viola e significano “sapienza”, virtù legata alla terza persona della Trinità, lo Spirito Santo, che viene anche definito “Spirito di Sapienza e di Intelligenza”. Tra l’altro l’iris blu simboleggia una grande fede, nell’Ottocento era considerata simbolo di un sentimento ipocrita, che svaniva senza lasciare traccia. Ma essendo un fiore “blu” era considerato anche simbolo dell’impossibile, un raffigurazione del centro che richiama il Graal.
Proseguendo nella iconografia di questo fiore riportano che il sognare l’iris indichi coraggio e saggezza, il suggerimento di prendere maggiore consapevolezza di sé, ad aumentare l’autostima, la fiducia nelle proprie possibilità. Quando si sognano di iris in tutte le sfumature di colore significa che si desidera far emergere alcuni aspetti nascosti della propria personalità. Non dimentichiamo che iris significa “arcobaleno”, cioè una realtà fatta da tante sfumature di colore che bisogna far emergere e armonizzare per vivere una vita piena ed appagante.
Altra curiosità: l’Iris con il crisantemo e la peonia è un fiore nazionale del Giappone. Specificatamente: essendo primaverile, l’iris (shohu) è sinonimo di rinascita, di purificazione e protezione. Le sue foglie vengono usate per il bagno (protezione del corpo contro le malattie e dagli spiriti maligni), poste sui tetti delle case (protezione contro le influenze negative dall’esterno e contro gli incendi), il fiore è addirittura coltivato sui tetti di paglia delle case.
Il 5 maggio in Giappone è il giorno dell’iris, i giapponesi fanno il bagno d’iris per assicurarsi tutti i vantaggio della sua simbologia.
Gli Iris del Giardino appartengono alla specie Hollandica e fioriranno a giugno. La messa a dimora con i nostri soci è prevista per sabato 25 marzo 2017.
1889 - Iris di Vincent van Gogh.

venerdì 17 marzo 2017

Giardino della Memoria di Lucoli iniziano i lavori di mantenimento per il 2017

Fare volontariato in un piccolo territorio, è una cosa rischiosa. È come giocare in fondo a un pozzo. 
Si nasce per uscire, per vagare nel mondo. Il paese ti porta alla ripetizione. In paese è facile essere infelici. I progetti di sviluppo o interesse locale devono tenere conto di questo fatto: perché in paese non c’è progetto, c’è ripetizione e diffidenza.
In un certo senso il paese ti mette nello schema dell’oltranza e non in quello della brevità. 
Per i nostri soci è stato difficile provare ad essere innovatori, ideando il Giardino della Memoria del Sisma del 2009 (di alberi.... poi..., ce n'erano tanti). 
Mela rossa d'estate del Giardino della Memoria
Ci siamo confrontati con due blocchi di pensiero, quello dei "ripetenti" e quello degli "scoraggiatori" militanti. Spesso le due figure sono congiunte, nel senso che lo scoraggiatore è per mestiere abitudinario, non cambia passo, continua a scoraggiare, è appunto un militante. Più difficile essere militanti della gratitudine, della letizia, della costanza e del donarsi agli altri.
È come se la natura umana in paese fosse più contratta, non riuscisse a diluirsi, non ci si mischia poi con i "non residenti" ai quali in gran parte appartengono i nostri soci. 
Con queste premesse, ben declinate dallo scrittore Franco Arminio e che condividiamo, come si fa ancora a cercare di portare avanti progetti di volontariato locale, come si fa a non arrendersi? 

Noi il territorio lo abbiamo scelto anche se talvolta lo subiamo. 
Siamo arrivati da fuori, dopo il terremoto, con un piglio e una disponibilità diversi, promuovendo la bellezza e l'apertura e speriamo che il tempo ci dia ragione. Abbiamo provato a suscitare dinamiche contrarie allo spopolamento: abbiamo cercato di agitare le acque, perché pensavamo ad una comunità ruscello e non una comunità pozzanghera.
Il Giardino della Memoria del Sisma, un monumento verde donato a tutta la comunità, voleva anche essere il cuore pulsante di nuove idee, centrate sul ricordo e su un progetto botanico di frutti antichi, sono passati sette anni ed è ben vivo, rivelandosi uno dei luoghi antropoformizzati più belli di Lucoli. 
Il Giardino della Memoria del Sisma - Foto Roberto Soldati
Noi non abbiamo mollato e curiamo le piante del Giardino con sempre rinnovato interesse e risorse private (che sono scarse per tutti). Ogni anno in prossimità dell'anniversario del sisma apportiamo qualche innovazione o realizziamo migliorie.
Ieri abbiamo iniziato a prepararlo per la primavera con le potature, le concimazioni e togliendo le protezioni invernali.
L'ulivo proveniente da Gerusalemme, a ricordo dello tzunami del Giappone, viene scoperto

La potatura degli alberi
Quest'anno metteremo a dimora 1.000 rizomi di Iris Hollandica (è una pianta perenne alta fino a 65 cm, con un rizoma sotterraneo nodoso che ogni anno emette nuove foglie e scapi fiorali. I fiori sono appariscenti generalmente di colore viola scuro. Fiorisce a giugno. Vive bene nei luoghi montanilungo il perimetro del Giardino le fioriture abbelliranno ulteriormente il luogo, i rizomi si inselvatichiranno.