sabato 10 giugno 2017

ROVINE .........ANCHE LA POLITICA E' IN VIA DI ABBANDONO

Scriviamo queste riflessioni, con preoccupazione, prendendo spunto dalla recente notizia delle annunciate dimissioni del Vice Sindaco del Comune di Lucoli.

Vogliamo parlare di rovine? Che cosa rimane, quando ogni cosa svanisce nonostante ogni dichiarata buona intenzione? 
Ci sono luoghi, in Italia, che ogni anno si trasformano in non-luoghi: paesi piccoli e meno piccoli che si vanno «svacantando». 
Si svuotano. Al posto dei paesi case disabitate, finestre alle quali nessuno si affaccia, borghi inutili, porte sempre chiuse, saracinesche abbassate, uffici pubblici smantellati, scuole che chiudono. 
Sono soprattutto le aree interne a spopolarsi: un fenomeno che, secondo un rapporto di Commissione europea e Legambiente, nel 2006 colpiva un comune italiano su due. Succede dal Piemonte alla Campania, dalla Lombardia alla Sicilia. Succede nella Calabria di Vito Teti, professore di Antropologia culturale all'Università della Calabria che di questi paesini è un narratore appassionato: «Il fatto che non ci sia nessuno ad abitarli, o quasi nessuno, non significa che non vi accada niente. O che ci sia poco da raccontare». Così spiega all'inizio del suo libro, "Quel che resta". L'Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni (Donzelli, pagg. 308, euro 30); e «quel che resta» è appunto il compito da affrontare: «L'assenza e il vuoto sono pieni di segni e di tracce, che vanno decifrati e interpretati caso per caso».
Interessanti queste fenomenologie sociali ed economiche descritte dallo scrittore, ma, se anche la politica non ce la fa, si ingessa, si sgretola, si contrappone, litiga, perde il senso di responsabilità verso la collettività e scava muri insuperabili, chi resta a fronteggiare l'abbandono? Chi resta per costruire il futuro? 
Sempre Teti scrive: «I paesi non hanno bisogno di celebrazione, ma di attenzione, devono essere visti con la loro forza e la loro ombra». Teti parla di riscatto: «Non mi riferisco a una storia di ruderi e di rovine da inserire in itinerari turistici o in parchi archeologici o letterari o da trasformare in case albergo. Non si invoca la restaurazione di un mondo perduto (...), si vuole affermare, oltre che il diritto alla memoria, un diverso modello di sviluppo». Cita le parole di Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace e poi di Campobasso-Bojano: «Se la montagna è verde, il mare azzurro»; cioè sono le comunità dell'interno a proteggere boschi e acque, ad assicurare «il destino delle marine, delle pianure, del mare». Sono anche gli Amministratori locali ad avere questa responsabilità.
A Lucoli c'è stato lo spopolamento, il terremoto, i borghi sono da ricostruire, la gente se ne è andata ed i turisti non tornano. Sempre Teti scrive riferendosi ad Amatrice: «Le immagini delle rovine, le visioni dei vuoti, delle assenze, dei luoghi a cui è stata sottratta la vita sono immagini perturbanti di cui abbiamo bisogno». Perché? Perché la melanconia, spiega Teti, non è solo un topos esistenziale del Centro-Sud, è «la condizione dell'uomo moderno»; e «le rovine e il vuoto dei paesi abbandonati sono lo scenario nel quale la condizione melanconica sperimenta un'intensificazione e una forma peculiari». Quelle rovine sono la nostra civiltà, sono «parti costitutive del sentimento e del pensiero occidentale»: non solo il «Mediterraneo dell'interno» è a rischio di estinzione, ma «l'impasse entro cui si aggira e si smarrisce l'Occidente» è proprio quella fra «culto delle rovine del passato e creazione di moderne rovine». 

È il «senso del crollo», che percepiamo dallo "sfascio" della politica locale: nell'incapacità di andare avanti sul bene comune, mediando, collaborando, costruendo e cancellando gli opportunismi. Eppure ogni amministratore nel suo universo singolo ha ideali, principi e si considera giusto, cos'è che fa fallire tutto? 

I paesi-presepi sono finiti. Prima il loro era un mondo perfino «troppo pieno» (tuguri stipati da otto-dieci persone, più gli animali) dove si pativano le malattie, le alluvioni, le epidemie, le frane, la mancanza di acqua e di igiene, le difficoltà nei collegamenti e soprattutto la fame (ricorda Teti che i «prodotti tipici» non erano quelli che i contadini mangiavano, bensì quelli che speravano di mangiare...). Poi, da quel mondo, migliaia e migliaia di emigranti sono partiti verso l'America, per ricostruire i «doppi» dei loro villaggi e ritornare, costruendo rapporti e portando esperienze nuove; oppure verso la costa, per andare ad abitare in un altro «doppio» marino, di solito dopo una catastrofe naturale. Infine, quei paesi e i loro «doppi» sono diventati il mondo dell'abbandono: luoghi che non si riconoscono più, senza punti di riferimento, corpi-paese ormai smembrati. 
Eppure, a Lucoli, la Pro Loco ed alcune associazioni ci provano e scommettono sul territorio, su un suo nuovo futuro e una nuova vocazione; si prova ad organizzare eventi nelle Frazioni, che si vedono all'improvviso ripopolate e, nel silenzio, «riacquistano voce», perché «i luoghi continuano a vivere fino a quando ci sono persone a essi legate, da essi provenienti, fino a quando qualcuno, magari discendente dalle persone nate nei luoghi, ne avrà ricordo». 
Ma i luoghi possono continuare a vivere nonostante la politica si sgretoli e vengano lasciati comunque a se stessi?
Come possiamo sperare in positivo leggendo queste parole lapidarie pubblicate su Facebook ma anche formalizzate in Comune: "in qualità di Vice Sindaco nonché responsabile dell’Assessorato all’Ambiente e Patrimonio, comunico di aver più volte esposto alcune problematiche riguardanti, sia l’andamento politico di questa Amministrazione che le modalità gestionali che non rispecchiano gli impegni assunti in ordine a trasparenza, e per le quali ho più volte lamentato interferenze nella attività dei singoli Assessorati e nelle Commissioni......
.....Al momento, devo purtroppo constatare una situazione stagnante e di grande caos da cui è quasi impossibile uscire fuori.
.....Il sottoscritto, si dissocia dal modus operandi posto in essere da parte della Amministrazione Comunale, anche in relazione a ciò che potrebbe esser causa di rilievi da parte della Corte dei Conti. Ritengo, infatti, di aver agito facendo ogni possibile azione volta a correggere e risanare una situazione pregressa, di mala gestione del patrimonio demaniale.
In tale contesto e’ evidente che, poiché le attività decisionali riferite a questo Assessorato vengono prese senza consultazione e partecipazione dello scrivente, si configura una piena e totale deresponsabilizzazione del sottoscritto nei confronti di futuri ed eventuali danni patrimoniali e rilevanze penali.
Stante tale richiamata situazione, credo che sia di fatto venuta meno la possibilità di mantenere in essere la collaborazione, per altro unidirezionale, con questo apparato amministrativo, che giornalmente si discosta dai presupposti politici elaborati in campagna elettorale. Infatti l’azione tecnico-amministrativa - che dovrebbe trasferire sul territorio gli impegni politici contratti con i cittadini in fase elettorale - e’ di fatto continuamente vanificata da una prassi di rinvii ed incongrue interferenze, che anziché supportare l’azione degli Assessorati ne’ rallenta o dissolve l’efficacia, trasformando le “deleghe” in un mero atto colloquiale, per altro non supportato giuridicamente ed a cui, in mancanza di adeguata fiducia operativa ed articolazione istituzionale, si sostituisce di fatto una antidemocratica concentrazione decisionale, affidata ad un ristretto nucleo operativo e tutto questo agire, si trasforma in un danno erariale al territorio.
Persistendo tale situazione e non avendo ad oggi ricevuto chiarimenti urgenti ed adeguate rassicurazioni, mi vedrò costretto a presentare le mie dimissioni dalle cariche di Assessore e di Vice Sindaco".
Chi può tranquillizzarci? Perchè le "modalità gestionali" hanno causato questo?
E' pur vero che se non si tocca il fondo e, ringraziamo chi ha avuto il coraggio di farlo, non si può pensare di cambiare.

sabato 3 giugno 2017

Il Gruppo A.N.A. "Salvatore Tosone" di Coppito al Giardino della Memoria di Lucoli


I soci di NoixLucoli Onlus hanno pensato ad una collezione viva di piante da frutto per ricordare quelli che vivi rimarranno nel pensiero collettivo,  quei 309 del terremoto d’Abruzzo del 2009. Hanno pensato che era delicato e perché no ecologico onorare la vita con la vita ed ecco il perché della costituzione di questo giardino-frutteto di antiche varietà. 


Il Giardino della Memoria di Lucoli svolge lo scopo per cui fu ideato e anche oggi, a distanza di otto anni dal sisma, aggrega consensi, persone, gruppi. 
Il "Gruppo A.N.A. Salvatore Tosone" di Coppito ha adottato un albero di melo della varietà antica detta "gelata". Gli Alpini hanno apprezzato il convincimento che anima questo piccolo scrigno di biodiversità botanica: davanti a qualsiasi minaccia la vita ci possa riservare essa avrà qualche chance solo se ci saranno persone o comunità che riusciranno a convivere col cambiamento, a sopravvivere ed a trasmettere quei geni che hanno consentito l’adattamento, cioè le antiche varietà fruttifere.  La diversità della vita, ovvero la biodiversità, è un’assicurazione per tutti noi, è una enorme cassaforte aperta e all'aperto pronta a offrire quel che serve per affrontare, ad esempio, anche i problemi determinati dalla globalizzazione che fanno scomparire i frutti non perfetti.  Per questo motivo ogni pianta coltivata nel Giardino è un piccolo tesoro.

Il momento in cui viene posta la formella di dedica
L'attestato di adozione dell'albero di melo
Il melo "gelata" adottato dagli Alpini

Il monumento con i nomi delle vittime del sisma del 2009

Un momento di raccoglimento davanti al ricordo dei nomi
Una bella giornata ed un patto di amicizia siglato tra persone che pongono in evidenza la solidarietà come valore e come elemento che permette di riconoscersi rispetto agli altri. Persone che investono risorse e stabiliscono relazioni con i simili nello sforzo di tessere una rete volta a costruire un mondo più giusto e umano.
Vi ringraziamo per il vostro abbraccio: il Giardino della Memoria per vivere ha bisogno dell'amore di tutti!

lunedì 29 maggio 2017

COSA FANNO GLI ALTRI.....QUELLI DEI PAESI SPOPOLATI......

Loro la spiegano con una battuta: "In paese siamo rimasti in quattro e incrementiamo così il numero dei residenti". 
Succede a Lottulo, frazione di San Damiano Macra, a pochi chilometri da Dronero, in provincia di Cuneo. 
Gli ultimi quattro abitanti di un pugno di case che un tempo ospitavano 450 residenti hanno deciso di ravvivare un po' l'ambiente con grandi "pupazzi giardinieri" e fioriere molto ben curate, sistemate lungo il tratto della provinciale sulla quale si affaccia il paese. 
Nessuna polemica, ma soltanto il piacere di rendere un po' più accogliente il luogo in cui si vive. Insomma, la proposta lanciata da Alessandro Gassmann contro il degrado della capitale ("Romani, rimbocchiamoci le maniche e ripuliamo la città), messa in pratica molto semplicemente da un pensionato e da sua moglie che hanno realizzato pupazzi e fioriere con materiali di recupero e che si prendono cura dei fiori con l'altra famiglia di residenti fissi: una coppia di giovani con una bambina e un altro figlio in arrivo. E naturalmente nel periodo estivo, quando gli abitanti arrivano a essere persino undici tutti collaborano a mantenere in ordine questo piccolo e coloratissimo paese-giardino, dove la sera, sotto casa, si raccontano ancora storie di caccia al cervo e di quella volta - non molto tempo fa - che i lupi presero d'assalto il pollaio del parroco, senza rimediare peraltro nemmeno un pulcino. L'iniziativa egli abitanti di Lottulo è pure contagiosa: anche nel paese che si trova poco dopo, Macra, cui si riferiscono alcune di queste immagini, i residenti hanno realizzato lungo la strada accanto alle loro case piccole scene di vita familiare sempre con pupazzi a grandezza naturale. Una di queste installazioni si trova anche nella piazza del palazzo comunale
(foto e testi di Roberto Orlando)


Troviamo l'idea bella e provocatoria....chissà che non ci venga in mente di realizzarla.

lunedì 22 maggio 2017

Oggi è la giornata mondiale della biodiversità. Preserviamo le meraviglie di Lucoli. Ci sono le risorse economiche si potrebbe presentare qualche progetto...........





Ambiente e clima, al via il bando LIFE 2017


290 milioni saranno destinati al sottoprogramma Ambiente e oltre 82 milioni al sottoprogramma Azione per il clima. Almeno il 55% delle risorse riservate al sottoprogramma Ambiente copriranno progetti dedicati alla conservazione della natura e della biodiversità.
Quest’anno la Commissione sarà particolarmente interessata a progetti “close-to-market”, ossia progetti che propongono nuove soluzioni con chiari benefici ambientali e/o climatici e con un livello di preparazione tecnica e di business tale da permettere una loro implementazione in condizioni prossime al mercato.
Il programma LIFE è suddiviso in 2 sottoprogrammi e relativi settori d’azione prioritari:
Sottoprogramma Ambiente:

  • Ambiente e uso efficiente delle risorse
  • Natura e biodiversità
  • Governance e informazione in materia ambientale
Sottoprogramma Azione per il clima:
  • Mitigazione dei cambiamenti climatici
  • Adattamento ai cambiamenti climatici
  • Governance e informazione in materia di clima

Per ciascun settore d’azione dei due sottoprogrammi sono finanziate diverse tipologie di progetti fra quelli di seguito descritti.
I progetti tradizionali si dividono in:
1) progetti pilota: progetti che applicano una tecnica o un metodo che non è mai stato applicato e sperimentato prima/altrove, che offrono potenziali vantaggi ambientali o climatici rispetto alle attuali migliori pratiche e che possono essere applicati successivamente su scala più ampia in situazioni analoghe;
2) progetti dimostrativi: progetti che mettono in pratica, sperimentano, valutano e diffondono azioni/metodologie/approcci nuovi/sconosciuti nel contesto specifico del progetto e che potrebbero essere applicati altrove in circostanze analoghe;
3) progetti di buone pratiche: progetti che applicano tecniche/metodi/approcci adeguati, efficienti e all’avanguardia, tenendo conto del contesto specifico del progetto;
4) progetti di informazione, sensibilizzazione e divulgazione: progetti volti a sostenere la comunicazione, la divulgazione di informazioni e la sensibilizzazione nell’ambito dei sottoprogrammi.

I progetti integrati sono finalizzati ad attuare su una vasta scala territoriale, (regionale, multi-regionale, nazionale o transnazionale) piani/strategie ambientali o climatici previsti dalla legislazione UE, sviluppati sulla base di altri atti UE o elaborati dalle autorità degli Stati membri principalmente nei settori della natura (inclusa, la gestione della rete Natura 2000), dell’acqua, dei rifiuti, dell’aria, garantendo la partecipazione delle parti interessate e promuovendo il coordinamento e la mobilitazione di almeno un`altra fonte di finanziamento (UE, nazionale o privata) pertinente.
I progetti di assistenza tecnica sono progetti che forniscono un sostegno finanziario per aiutare i richiedenti a elaborare progetti integrati e, in particolare, per garantire che tali progetti siano conformi alle tempistiche e ai requisiti tecnici e finanziari del programma LIFE in coordinamento con: FSE, FESR, FEASR FEAMP e Fondo di coesione.
I progetti preparatori sono progetti identificati principalmente dalla Commissione in cooperazione con gli Stati membri per rispondere alle esigenze specifiche connesse allo sviluppo e all’attuazione delle politiche e della legislazione UE in materia di ambiente o clima.
Il contributo UE per progetto copre al massimo il 60% dei costi totali ammissibili, ad eccezione dei progetti relativi al settore Natura e Biodiversità sulla conservazione di specie prioritarie o degli habitat previsti dalle Direttive Uccelli e Habitat, per i quali il cofinanziamento può raggiungere il 75%.
Le scadenze saranno le seguenti:

Progetti tradizionali: 
– sottoprogramma Azione per il clima (tutti i settori): 7 settembre 2017
– sottoprogramma Ambiente, settore “Ambiente e uso efficiente delle risorse”: 12 settembre 2017
– sottoprogramma Ambiente, settori “Natura e Biodiversità” e “Governance e informazione ambientale”: 14 settembre 2017.

Progetti preparatori (solo Sottoprogramma Ambiente): 20 settembre 2017
Progetti integrati (Sottoprogramma Ambiente e Azione per il Clima):

– 1° fase (concept note): 26 settembre 2017
– 2° fase (candidatura completa): metà marzo 2018

Progetti di assistenza tecnica (Sottoprogramma Ambiente e Azione per il Clima): 7 settembre 2017
http://www.abruzzosviluppo.it/new/2017/04/28/ambiente-clima-al-via-bando-life-2017/

lunedì 15 maggio 2017

LE RELAZIONI DI NOIXLUCOLI ONLUS CON IL KEREN KAYEMETH LEISRAEL HANNO PORTATO ALLA REALIZZAZIONE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

Il cippo del Giardino della Memoria di Lucoli con la targa del KKL
Il Keren Kayemeth LeIsrael è la più antica organizzazione ecologica al mondo. Fondata nel 1901, da oltre un secolo opera a beneficio dello sviluppo, della bonifica e del rimboschimento della Terra di Israele. KKL è leader nello sviluppo di tecnologie e competenze in molteplici settori: agricoltura, ricerca scientifica, lotta alla desertificazione, trattamento delle risorse idriche. 

Il verde di Israele è la prova concreta che il KKL investe le proprie risorse in un ampio programma ambientale, operando non solo nel paese ma come ponte per la pace, attraverso progetti comuni anche nel resto del mondo.

Alcuni soci hanno partecipato al viaggio realizzato in Israele per conoscere questo straordinario Paese e l'attività di questa Organizzazione.
Il gruppo dei partecipanti mentre si appresta a piantare alberi in un bosco che sta sorgendo vicino a Gerusalemme

Il KKL dona vita a vaste distese aride, trasformando il deserto in terreno fertile anche per le coltivazioni che daranno poi sostentamento alle popolazioni locali: nuove comunità, parchi, sentieri, strade sicure, punti verdi e di incontro per famiglie, polmoni verdi aperti ad attività adatte a tutta la popolazione, dai bambini agli adulti sino ai portatori di handicap ai quali sono dedicati siti completamente accessibili. Ma non solo verde, è leader nello sviluppo di tecnologie e competenze in molteplici settori: dall’agricoltura alla selvicoltura, dalla ricerca scientifica, alla lotta alla desertificazione, sino al trattamento e allo sfruttamento delle risorse idriche. Il KKL opera nel risanamento dei fiumi inquinati e i dei suoi spazi adiacenti, dalla rimozione degli agenti inquinanti al restauro paesaggistico, bacini e dighe create, forniscono acqua per le coltivazioni, gli allevamenti ittici e arricchiscono le falde sotterranee.

Il viaggio di studio è stato concentrato nel deserto del Negev dove sono realizzati la maggior parte dei progetti nel campo dell’energia rinnovabile: nella Regione ELOT, nel Aravà del Sud, molti di questi progetti sono supportati dal KKL. Il Consiglio Regionale ELOT si estende per 220.000 ettari, comprende 12 comunità e kibbutzim e, la Regione è abitata da circa 3.500 persone. Il clima e la costante luce del sole fanno di questa, una zona ideale per lo sviluppo di fonti energetiche alternative: l’Aravà è considerata infatti la “Silicon Valley” delle energie rinnovabili. L’area ha la più alta concentrazione di centrali solari in Israele, nonché diversi laboratori che si occupano degli studi relativi alle energie alternative.

Abbiamo fatto delle foto e le vogliamo pubblicare per i nostri lettori ritenendoci orgogliosi di aver potuto condividere queste esperienze e, soprattutto, di aver avuto il supporto del Keren Kayemeth LeIsrael a Lucoli, ricordiamo che un Architetto di questa organizzazione ha progettato con noi il Giardino della Memoria.
L'Aravà e le "oasi" dei Kibbutz (rappresentate dalla linea verde della vegetazione)

Nel Kibbutz Ketura, da noi visitato, si studiano nuove forme “pulite” per la produzione di energie rinnovabili e a basso costo, capaci quindi di essere impiegate nei villaggi più isolati e poveri del Terzo Mondo, privi di qualsiasi tipo di reti, elettrica o idrica e di comunicazioni affidabili. 

Nel Kibbutz infatti è stato costruito un piccolo villaggio in stile africano al fine di mostrare che cosa significa vivere senza allacciamenti, senza elettricità, acqua, fognature o qualsiasi altra forma di infrastrutture. Il villaggio non è progettato per attirare turisti o suscitare empatia, ma l’idea è invece di utilizzarlo come terreno di prova per nuove tecnologie che possono essere portate e sfruttate nei paesi più poveri e bisognosi.

Le capanne sono costruite in fango e paglia, con sacchetti di plastica contenenti fibre capaci di non far penetrare temperature eccessive, perché forniscono un ottimo isolamento. 
il fango con la paglia e le formelle per i mattoni

Abbiamo scoperto le tecniche per lo sviluppo della vita nel deserto: riciclare i rifiuti organici per trasformarli in gas biologici, coltivare sementi capaci di fiorire in terreni molto salini, sviluppare le erbe del deserto in materiale per la produzione di biocarburanti. Abbiamo visitato “villaggi ecologici” che utilizzano tecnologie “low-tech”, non attraverso energia elettrica convenzionale, ma forme alternative. 
Il moderno centro di studi per l'agricoltura dell'Aravà

Abbiamo toccato con mano la combinazione vincente: la moderna agricoltura e l’energia rinnovabile, che porterà un impatto significativo sul miglioramento della sicurezza alimentare.
Coltivazione di meloni nel deserto
I fondamenti del riciclo delle acque spiegati ai bambini


Il Gruppo ha visitato, tra le molte tappe, ad Eilat il Birding Center: Centro ornitologico e sito speciale per gli uccelli migratori nel mondo sempre sostenuto dal KKL.



Al termine del viaggio tutti i partecipanti hanno potuto partecipare presso la foresta Tzora del KKL (vicino Gerusalemme) ad una simbolica cerimonia di piantumazione di piccoli alberi di mandorlo. Piantare un albero è simbolo di pace, fratellanza e amore, rappresenta la continuità della vita e il legame con la Terra di Israele.

Ringraziamo il KKL per questa opportunità di viaggio che ci ha permesso di conoscere quanto fanno, con grande passione, per la natura e per il proprio Paese.
Abbiamo conosciuto persone splendide che ci hanno trasmesso una grande carica umana che arricchisce la nostra vocazione di volontari.


giovedì 4 maggio 2017

5 animali bellissimi sono in pericolo: la coturnice, il moriglione, la pavoncella, la tortora selvatica, il tordo sassello. Eppure in Italia è ancora possibile cacciarli. Un appello della LIPU.

La coturnice, il moriglione, la pavoncella, la tortora selvatica, il tordo sassello. 
Eppure in Italia è ancora possibile cacciarli.
L'importante studio di Birdlife dal titolo "Birds in Europe" (giunto al terzo aggiornamento) dimostra quanto sia drammatica la situazione per queste specie a livello europeo, e quanto il loro declino possa compromettere la biodiversità.
La Lipu ha chiesto di intervenire con la massima urgenza ad Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), regioni, ministeri dell’Ambiente e delle Politiche agricole, chiedendo di escludere senza esitazioni queste cinque specie dalla lista delle specie cacciabili in Italia. Oggi in Italia si possono cacciare troppe specie (ben 36!) anche quelle considerate in cattivo stato di conservazione.
Soffermiamoci sulla Coturnice. Qualche tempo fa nell'area del Monte Ocre, furono fermati dei bracconieri ai quali furono sequestrate le armi che erano a caccia di coturnici. La zona è caratterizzata da praterie naturali e habitat rupestri a elevata biodiversità e valore ambientale in quanto ricche di specie animali e vegetali di particolare pregio, questa zona si trova al centro dell’areale di diffusione della coturnice (Alectoris graeca ssp. saxatilis), specie fortemente minacciata e protetta a livello europeo dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE. 
Tale entità, endemica degli Appennini Centrali, conta un totale di appena poche centinaia di individui. Le popolazioni di questi uccelli del Massiccio del Velino (del quale l’area in questione costituisce la parte più settentrionale) sono tra quelle più importanti dell’intero areale di diffusione della specie, in quanto ne costituiscono il principale “serbatoio biologico”.
La principale minaccia alla conservazione della specie è considerata proprio la pressione venatoria. In base al Calendario Venatorio 2016-2017 della Regione Abruzzo ed a quello dell’Amministrazione Provinciale dell’Aquila, si ricorda che la caccia a tale specie è consentita con le seguenti osservazioni:

"CAPO E) CACCIA ALLA COTURNICE 

La caccia alla Coturnice (Alectoris graeca) è esercitabile dal 1 ottobre al 30 novembre 2016 nei soli giorni di giovedì, sabato e domenica, esclusivamente con le seguenti prescrizioni : a. La caccia alla Coturnice è consentita nei soli Distretti di gestione individuati dalle Province/Regione tramite dettagliate cartografie che saranno rese disponibili sul sito istituzionale degli ATC; b. L’apertura per le specie di cui al Capo B punto 1 nei Distretti di gestione per la caccia alla coturnice è consentita dal 1° ottobre; c. Il prelievo è consentito sulla base di Piani di abbattimento che abbiano ottenuto il parere favorevole dell’ISPRA e modalità operative predisposti a cura degli ATC sotto il coordinamento tecnico delle Province ai sensi della L.R. 10/2004, art. 30, comma 7; d. Nella ZPE del PNALM la specie è cacciabile con le seguenti prescrizioni: la caccia può essere esercitata nelle giornate fisse di mercoledì, sabato e domenica; e. Nella ZPE del PNALM, nelle zone SIC e ZPS sono consentiti l’utilizzo e la detenzione esclusivamente di munizioni spezzate; ciascun equipaggio può utilizzare al massimo due cani delle razze da ferma o da cerca, f. All’atto del prelievo di ogni coturnice il cacciatore è tenuto, oltre alla registrazione dell’abbattimento, ad inviare comunicazione telefonica o SMS all’ATC competente per territorio, specificando i propri dati anagrafici, ora di abbattimento e distretto di gestione sul quale è avvenuto il prelievo. g. I cacciatori interessati al prelievo della coturnice e che non vi hanno partecipato nella precedente stagione venatoria 2015-2016, entro il 16 settembre 2016, sono tenuti a comunicare all’ATC in cui sono iscritti o ammessi, a mezzo di specifica scheda di “partecipazione al prelievo di coturnice”, i propri dati anagrafici completi di recapito telefonico, su un modello di scheda predisposto congiuntamente dagli ATC e comunicato alla Provincia. h. Il prelievo della coturnice è consentito ai soli cacciatori che hanno frequentato i seminari formativi sulla specie organizzati dagli ATC, di concerto con la Provincia e ISPRA, che sono residenti o nativi nella Regione Abruzzo e che dopo i seminari formativi hanno provveduto alla compilazione e presentazione della scheda di partecipazione al prelievo. i. Gli ATC sono tenuti ad aggiornare i dati degli abbattimenti e a darne tempestiva comunicazione a tutti i cacciatori che partecipano al prelievo, a mezzo pubblicazione sulla piattaforma informatica della Regione, sul sito internet dell’ATC e a mezzo SMS, per evitare lo sforamento del tetto di prelievo previsto per ogni distretto di gestione. Gli ATC possono inoltre adottare ulteriori provvedimenti finalizzati a comunicare i raggiunti limiti di prelievo".

Il territorio della Foresta Demaniale Regionale, ove vivono molti esemplari è esteso 435 ettari da 1.320 metri di quota alla cresta del Monte Ocre (m 2.209), è interamente compreso in quello del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino e in due aree della Rete europea Natura 2000 (il Sito di Interesse Comunitario n. IT7110206 “Monte Sirente e Monte Velino” e la Zona di Protezione Speciale n. IT7110130 “Sirente Velino”). 
Tortora selvatica altra specie minacciata
Per chi fosse interessato all'avifauna informiamo che il 20 maggio a Parma sarà realizzato il Convegno "Birds in Europe 3sullo stato di conservazione degli uccelli in Europa, frutto di un lavoro durato più di dieci anni che ha coinvolto scienziati, ornitologi e tutti i partner europei di BirdLife International.


Per ulteriori informazioni, potete chiamare lo 0521 273043 o visitare il sito: www.lipu.it

giovedì 20 aprile 2017

Dossier Processionaria. Parola all’esperto di alberi e foreste Kevin Cianfaglione

La processionaria è il nome comunemente dato ad un fenomeno patologico degli alberi, causato dai bruchi di alcuni insetti dell’ordine dei lepidotteri (quello delle Farfalle e delle Falene). Esistono numerose specie di processionaria al mondo. Le più diffuse in Italia sono due, ossia la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea).
É tra gli insetti più distruttivi per le foreste perché riesce a defogliare interi alberi e persino vaste porzioni di bosco. Questi bruchi sono capaci cioè di privare di ogni foglia vasti tratti di boschi, durante il proprio ciclo vitale, nutrendosi di foglie e germogli. Causando facilmente a quel punto la morte degli alberi, in special modo riguardo alle conifere, che riescono a reagire peggio che le latifoglie a questi attacchi. Le piante molto colpite da tale fenomeno appartengono alla famiglia delle Pinaceae, ma sono altrettanto colpiti anche ciliegi, altre specie di Prunus, le varie specie di quercia, e gli evonimi. Le larve svernano in gruppi molto numerosi di centinaia di individui, protetti dentro dei nidi costruiti con fili sericei da esse prodotti e imbottiti dai loro peli caduti e dai loro escrementi. Preferiscono rami nelle posizioni meno folte e più assolate. Durante le giornate invernali più miti, le larve escono dai loro ripari per nutrirsi degli aghi. A fine inverno, inizio primavera, scendono al suolo in fila indiana, formando le tipiche processioni per poi interrarsi a qualche cm di profondità, dove completano la loro metamorfosi, trasformandosi dapprima in crisalidi e poi in insetto alato. Il taglio dei rami delle piante infette, deve essere fatto con perizia, attenzione e parsimonia. Esso difatti può avere una certa utilità se effettuato quando le larve sono tutte ancora nei bozzoli, prima della loro discesa a terra. I tagli devono essere realizzati con le dovute modalità, in modo da non compromettere la stabilità, la salute e la struttura delle piante, facendo inoltre, particolare attenzione ad asportare meno vegetazione possibile, in modo da evitare di favorire successivi attacchi di processionaria, aprendo la chioma e fornendo condizioni più calde e soleggiate che sono l’ideale per le larve.
bruco di Processionaria
Le larve di processionaria sono ricoperte di peli urticanti che si ritrovano anche nei nidi (bozzoli), questi possono creare dermatiti se vengono massicciamente in contatto con la pelle o le mucose. Il danno da contatto è condizionato anche dalla diversa sensibilità delle persone, si possono avere infiammazioni e reazioni allergiche anche acute. Le persone più esposte sono dunque gli operatori. Anche per questo motivo, gli interventi di disinfestazione vanno fatti da personale preparato ed equipaggiato. Il periodo più pericoloso si colloca indicativamente tra la fine del mese febbraio a la fine del mese di aprile, quando cioè le larve lasciano i nidi per scendere a terra. Il rischio diviene più insignificante a partire da maggio. Basta fare le giuste attenzioni ed essere informati, per ridurre praticamente a zero i rischi per persone e animali al seguito. Il problema principale, causato dalla presenza di processionaria, è la psicosi dilagante che si genera nella popolazione e nelle amministrazioni dei territori. In fondo, un bosco o un albero dovrebbero essere considerati con meno pericoli potenziali di quelli di una città, anche se affetti da processionaria. Così come per gli animali è più facile avere problemi a causa di trappole o esche avvelenate che non per la processionaria. Quello delle processionarie, sia sulle conifere che sulle latifoglie, è un problema forestale molto sentito anche dalla popolazione comune, tanto da essere oggetto di studio e di prove per cercare i rimedi più adeguati. Le infezioni di processionaria sono ricorrenti, con anni molto intensi ed annate blande o asintomatiche, soggette cioè a fluttuazioni d’intensità, con picchi massimi che si manifestano, mediamente, ogni 5 – 7 anni.
Ad oggi le lotte più praticate sono di vario tipo, come da quella balistica, a quella biologica, meccanica, proattiva. Questi rimedi sono tutti molto semplici ed efficaci. Va però precisato che non sono mai rimedi duraturi, poiché il problema può riproporsi di anno in anno. Le infezioni vengono facilitate se gli alberi sono debilitati (per via del’inquinamento, di danni alla chioma o alle radici) ma anche dai tagli forestali, dagli sfoltimenti, dalle pulizie e dalle potature (più forte è l'impatto di queste attività e peggio è). Queste attività infatti influiscono negativamente in 2 modi: direttamente e indirettamente. Direttamente poiché a seguito di queste attività si producono ambienti più caldi e assolati, più adatti alla processionaria. Indiretti poiché queste attività stressano, debilitando le piante, favorendo così ulteriormente le condizioni per l’infezione. Inoltre, le pulizie e gli sfoltimenti del bosco, spesso eliminando la crescita di nuove piante, eliminano anche quegli individui che potrebbero selezionarsi naturalmente come più resistenti alle svariate infezioni dei vari agenti patogeni e parassitari. Ogni soluzione tra quelle esposte ha delle peculiarità, ma nel contempo delle difficoltà di applicazione, per via dei costi o della carenza di personale specializzato. Sicuramente i consigli meno fondati e meno seri sono quelli che riguardano l’abbattimento ad hoc o il non piantare conifere. Ciò non risolverebbe mai il problema e le processionarie non attaccano solo pini o conifere. Le lotte più semplici da effettuare sono quella meccanica (asportazione delle porzioni di rami nei tempi e nei modi congrui) e quella proattiva. Nel primo caso è però necessario ricorrere a personale, formato ad hoc, che possa così agire al meglio e meno invasivamente possibile. L’ultima invece consiste nella installazione di trappole (anche fatte in casa) per catturare e impedire che le lave possano scendere a terra e terminare il loro ciclo.
una trappola per processionarie fatta con una bottiglia di plastica
Questo animale è sicuramente un insetto contro cui lottare e verso cui fare molta attenzione. Anche se occorrerebbe entrare nell’ottica e nella logica della convivenza o meglio della tolleranza, uscendo dall’illusione (erronea) dell’estirpazione totale. Questo è possibile con una educazione ambientale, riflessioni e attività mirate, senza alimentare fobie, allarmismi e psicosi. 
In fondo questi insetti fanno anche parte delle naturali dinamiche della selezione naturale e della rinaturalizzazione dei rimboschimenti, svolgendo un lavoro ecologico gratuito e molto graduale per quelle superfici dove si sia deciso di ri-naturalizzare i rimboschimenti. Le processionarie non hanno agguerriti nemici naturali (l'Upupa, uccello che se ne ciba, è una specie protetta, ma gli esemplari diminuiscono) anche se un bosco sano riesce ad ospitare varie specie che possono assurgere in qualche modo al ruolo di antagoniste alle processionarie che possono fare e fanno una buona parte del lavoro di contenimento del problema. Quelli che seguono sono i  nemici naturali:

S
t
a
d
i
o
Uova
Ooencyrtus pityocampae
Lepidottero - insetto
Baryscapus servadei
Ephippiger ephippiger
Larve
Erigorgus fermorator
Lepidottero - insetto
Phryxe caudata
Nidi invernali
Xanthandrus
comtus
Dittero Sirfide predatore
Parus major
Crisalidi
Upupa epops
Upupa Uccello
Villa brunnea
Coelichneumon rudis
Bisognerebbe coinvolgere le amministrazioni comunali, e la popolazione verso lotte mirate per la salvaguardia del patrimonio arboreo e forestale: urbano, selvatico e agreste. Comprendendo nel discorso anche le note coniferaie da rimboschimento. In questo ultimo caso, la difesa delle coniferaie significa l’evitare che questi boschi possano evolversi verso altri tipi forestali, o che essi possano essere lasciati sparire a causa dei tagli per il legname, secondo la stessa logica usata per altri habitat seminaturali come avviene talvolta per conservare i prati secondari.
Non dimentichiamo che i rimboschimenti, al di la della xenofobia vegetale sono formazioni che rappresentano un grosso valore storico, culturale ed ambientale, ed ecosistemi secondari dal notevole valore paesaggistico, ecologico, idrogeologico ed antropologico. Conservando sia specie native, che altre specie minacciate di estinzione o in condizioni critiche nei loro ambienti di origine (conservazione ex-situ).
Ringraziamo il dott. Kevin Cianfaglione, botanico, ecologo, paesaggista, esperto di alberi e foreste, per averci concesso di pubblicare questo articolo pubblicato su: EA 2219 Géoarchitecture, UFR Sciences & Techniques, Université de Bretagne Occidentale; Brest, France.
Bibliografia essenziale
Cianfaglione K., 2014 – L’importanza degli alberi e del bosco. Cultura, scienza e coscienza del territorio. (A cura di Cianfaglione K., e Di Martino V.). , Trento, Temi Ed., II Voll.
Holden C., Ostlere L., 2003 – Eczemi e dermatiti da contatto. Torino, SEEd Ed.
Longo C., Marziani G., 2006 – Biologia delle piante. Forme e funzioni elementari. Milano, Utet Scienze Mediche Ed.
Moriondo F., Capretti P., Ragazzi A., 2006 – Malattie delle piante in bosco, in vivaio e delle alberature. Bologna, Pàtron Ed.
Pignatti S., 1982 – Flora d’Italia. Bologna, Edagricole Ed. III Voll.
Pirone G., 2015 – Alberi arbusti e liane d’Abruzzo. Nuova edizione, Penne (PE), Cogecstre Ed.

Ringraziamo Maria Trozzi per il consenso a pubblicare il testo liberamente tratto. https://report-age.com/2016/05/03/dossier-processionaria-parola-allesperto-di-alberi-e-foreste-kevin-cianfaglione/

venerdì 14 aprile 2017

"Lettera ai ragazzi del Sud" di Franco Arminio.

I bambini del Colle foto degli anni '50. I ragazzi di oggi non ci sono.........

una poesia da CEDI LA STRADA AGLI ALBERI

di Arminio
Lettera ai ragazzi del Sud
Cari ragazzi,
abitate da poco una terra antica,
dipinta con le tibie di albe greche,
col sangue di chi è morto in Russia, in Albania.
Avete dentro il sangue il freddo delle navi
che andavano in America,
le grigie mattine svizzere dentro le baracche.
Era la terra dei cafoni e dei galantuomini,
coppole e mantelle nere,
era il Sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina,
un pezzo di lardo.
Ora è una scena dissanguata,
ora ognuno è fabbro della sua solitudine
e per stare in compagnia si è costretti a bere
nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra,
tra una faccia e l’altra.
Tutto è spaccato, squarciato, separato.
Sentiamo l’indifferenza degli altri
e l’inimicizia di noi stessi.
Uscite, contestate con durezza
i ladri del vostro futuro:
sono qui e a Milano e a Francoforte,
guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo.
Siate dolci con i deboli, feroci con i potenti.
Uscite e ammirate i vostri paesaggi,
prendetevi le albe, non solo il far tardi.
Vivere è un mestiere difficile a tutte le età,
ma voi siete in un punto del mondo
in cui il dolore più facilmente si fa arte,
e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.
Non lo fate per darvi arie creative,
fatelo perché siete la prua del mondo:
davanti a voi non c’è nessuno.
Il Sud italiano è un inganno e un prodigio.
Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.
Pensate che la vita è colossale.
Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

Si ringrazia Franco Arminio per l'utilizzo del suo testo.

mercoledì 12 aprile 2017

I SENTIERI RIPRISTINATI DI LUCOLI

Sentiero che collegava la Frazione di Santa Croce a Tornimparte: era divenuto impraticabile da moltissimi anni.
Il tessuto sentieristico del territorio di Lucoli è costituito da una fitta rete di percorsi che, si estende verso le frazioni collinari ed oltre, spaziando dai confini con il Comune di Tornimparte verso la Piana di Campofelice.
Questi sentieri hanno costituito, nel passato, un'importante trama di vie di comunicazione tra le frazioni del Paese ed i paesi limitrofi, nonché tra la città di l'Aquila stessa e i paesi vicini. Attualmente, anche a causa della costruzione delle strade carrozzabili, dello spopolamento e della notevole trasformazione del paesaggio collinare, tale realtà offre un insieme di percorsi che, alle quote più basse, attraversano ambienti caratterizzati prevalentemente dallo sfruttamento in termini insediativi; salendo di quota, il paesaggio invece muta radicalmente fisionomia, caratterizzato da ambienti sempre più naturali. Tutti i sentieri necessitavano di manutenzione: la natura li stava in alcuni casi cancellando.
L'Amministrazione Comunale, con l'aiuto di volontari, ha realizzato nel corso di un anno alcuni interventi di manutenzione consistiti principalmente in: sfalcio dell'erba, decespugliamento e taglio di rami, pulizia del piano di calpestio.
Questi sentieri potrebbero essere utilizzati da residenti e turisti per escursioni, o anche soltanto per brevi passeggiate non lontano da casa.
Sarebbe ottimo, a completamento dell'opera, aggiungere alcune azioni migliorative per la fruizione dei sentieri stessi, predisponendo un piano di segnaletica di indicazione verticale ed orizzontale, la dislocazione di attrezzature di arredo (quali panchine e tavoli rustici in legno).
La foto precedente e quella che segue illustrano il lavoro di pulizia fatto. Importanti sono stati i lavori di ripristino del sentiero limitrofo al Bosco di Santa Croce (appartiene all'Istituto per il Sostentamento del Clero) che è popolato da alberi che risultano nell'area già dal 1600, per i quali la nostra Associazione ha richiesto lo stato di "alberi monumentali" (nel 2011 ad oggi senza risposte). E' probabile che il nome Lucoli derivi proprio da questo "Lucus" cioè bosco. 
Questo sentiero era interrotto in più punti e non si usava da tantissimi anni.
Altro sentiero ripristinato è quello in località Fonte Nova.
Località Fonte Nova  dalla Beata Cristina fino a all'Abbazia di San Giovanni lo stato del sentiero prima e dopo
Altro sentiero ripristinato in località Funtizzola (dalla Chiesa della Beata Cristina si snoda verso i MAP del Colle).

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2017 Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, per favorire l’ambiente e, proprio per questo, ci fa piacere riportare questa notizia che riguarda una parte del bellissimo territorio di Lucoli.
Ci piace anche che ci sia stato un percorso partecipativo sulla manutenzione del territorio: una collaborazione tra cittadini e Amministrazione.
Ci riferiscono che Angelo Properzi sia stato un grande animatore del lavoro di ripristino di alcune porzioni bonificate utilizzando l'escavatore del Comune, un grazie particolare anche a lui da tutti noi entusiasti della natura.