lunedì 30 gennaio 2017

I CAVALLI DI CAMPO FELICE


Venerdì 27 gennaio sono stati rintracciati alcuni dei proprietari dei cavalli abbandonati sulla Piana di Campo Felice. L'attività non è però terminata altri cavalli presenti non sono di loro proprietà.
Gli allevatori portano sacchi di mangime


L'azione è stata coordinata dal Prefetto. 
Come si evince dalla foto i cavalli continuavano a stazionare vicino ai resti dell'elicottero del 118 caduto a Campo Felice
Molte forze hanno collaborato ad una operazione congiunta il Comune di Lucoli, l'Esercito (alpini), la Forestale, la Campofelice SPA (che ha messo a disposizione un gatto delle nevi e personale per l'operazione), l'ANAS. 


Gli allevatori convocati sul posto e oggetto di contestazioni formali hanno portato da mangiare agli animali (perchè solo venerdì? Si sono anche presentati con un legale).
Ringraziamo il Signor Prefetto, che ha avviato un'azione per il ripristino della legalità e per la salvaguardia degli animali.
E' comunque una guerra di mondi. 
In Italia sono in molti a considerare i cavalli animali d'affezione, al pari del cane e del gatto: esseri viventi da rispettare e tutelare. 
Gli allevatori non hanno questa visione: i cavalli sono "carne" che cammina. Sono "oggetti" che caratterizzano un'attività a basso costo che rende tantissimo anche con finanziamenti comunitari.
L'attuale normativa, recepisce poco sui diritti dei cavalli con la conseguenza che spesso cavalli e altri equidi vengono trattati come beni di consumo. 
Noi siamo tra quelli che avvertono l'esigenza di un quadro legislativo che ponga fine alla vergogna della macellazione degli equidi e che contempli la difesa del loro benessere in tutti gli ambiti. 
Gli equidi, infatti, sono gli animali maggiormente utilizzati o sfruttati nei modi più diversi: competizioni legali e corse clandestine, palii, maneggi, traino di carrozze per turisti, circhi, trasporti, macellazione, vivisezione, pellicce…l'elenco è davvero troppo lungo. 
Molte di queste pratiche vengono svolte senza il minimo rispetto della vita e della sofferenza di questi nobili animali, anche perché le attuali leggi sono ampiamente insufficienti a garantire loro la tutela necessaria e a punire adeguatamente i maltrattamenti.
Gli allevatori rintracciati dalle Forze di polizia si sono ricordati (dietro sollecitazione) che avrebbero potuto avere fame lì dove li avevano lasciati a Campo Felice?
La nostra Associazione si è adoperata per divulgare attraverso i media questa pratica illecita anche in passato e vorremmo impegnarci in futuro per realizzare attività che illustrino il "linguaggio" degli equidi per contribuire al rispetto delle loro caratteristiche etologiche e della loro dignità. Condividiamo l'azione della Horse Protection Onlus ed alleghiamo il testo dell'esposto da loro presentato al Prefetto di L'Aquila.


giovedì 26 gennaio 2017

LUCOLI A RESCUE HELICOPTER CRASHED

Lucoli - Campo Felice the crashed helicopter
A rescue helicopter crashed in a mountainous region of central Italy on Tuesday, killing all six people on board, according to published reports.

Investigators “found the bodies of the six deceased in the snow,” a police spokesman told the AFP news agency.The chopper was transporting an injured skier to a hospital in L’Aquila, the capital of the Abruzzo province, when it sent out an emergency signal and then plunged from the sky near the Campo Felice ski resort, the BBC reported.

Witnesses reported hearing a massive explosion after the helicopter went down.

Authorities said they were in the preliminary stages of probing the cause of the crash.

“The area where it came down is hard to access at the best of times, and thick fog is making it even more difficult. Several teams are trying to get there,” a police spokesman told the BBC.

Last Tuesday, an avalanche hit another ski resort on the other side of the mountains, killing at least 29.

The avalanche was triggered by a powerful earthquake, burying the victims under piles of snowfall and rubble. Fifteen people have been declared dead, and 14 more are still missing.

mercoledì 25 gennaio 2017

La vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante. Si muore anche così: cercando di salvare gli altri.

"Le persone che hanno perso qualcuno da poco hanno sul viso una certa espressione, forse riconoscibile solo da coloro che hanno visto quell’espressione sul proprio. Io l’ho notata sul mio e ora la noto sugli altri. È un’espressione di estrema vulnerabilità, nudità, trasparenza.

Il dolore è diverso. Il dolore non tiene le distanze. Il dolore arriva a ondate, parossismi, ansie improvvise che ti tagliano le gambe e ti accecano e cancellano la quotidianità della vita".
Joan Didion
L'anno del pensiero magico

Joan Didion dice che il pensiero magico è un'espressione che ha imparato studiando antropologia, che il pensiero lo usavano le culture primitive, e che funziona se collochi un Se all'inizio di ogni proposito. «Se sacrifichiamo una vergine, la pioggia tornerà». Lei dice che nessuno pensa che possa capitare, che noi non pensiamo ci possa mai capitare. Quando successe quello che successe — che è una cosa che lei non pronuncia mai, che non può permettersi di dire, ché le parole giuste spariscono dal vocabolario —, quando successe, pensò: «Se avessi tenuto le scarpe, lui sarebbe tornato». Se fosse tornato, avrebbe avuto bisogno di scarpe.
Una donna che interroga la tragedia, che ripercorre attimo dopo attimo, a cercare l'errore, così da provare a porre rimedio all'inevitabile. L'ospedale sbagliato, il dottore sbagliato, l'ora sbagliata nel giorno sbagliato di un anno sbagliato. Quando la vita cambia, e cambia in un istante, aggrapparsi a un precario perché sembra l'unica soluzione, disperata e necessaria. Se avesse trovato una spiegazione, il dolore, forse, sarebbe andato via. 
Qualcuno pensò che fosse diventata pazza per la perdita del marito. 
Dice che lo è stata, ma che ora non lo è più.
«Dovevi sentire che cambiava, la marea. E dovevi abbandonarti al cambiamento».
Non ci sono commenti per la disgrazia che è accaduta ieri a Campo Felice siamo attoniti ed addolorati, non ci si "abbandona al cambiamento" determinato dalla perdita della vita di una persona che abbiamo amato o conosciuto. 
Si muore anche così: cercando di salvare gli altri.

Esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle sei vittime.


martedì 24 gennaio 2017

Sulla piana di Campo Felice c’è da gestire in questi giorni l’annoso problema del pascolo abusivo.

AGGIORNAMENTO AL 25 GENNAIO 2017

Il 24 u.s. si è verificato a Campo Felice il tragico incidente dell'elicottero dei soccorritori del 118, testimoni muti anche i poveri cavalli affamati. Le foto del 25 gennaio mostrano i cavalli seguire la scia della neve smossa dai soccorritori per ricercare erba sotto la neve.
La drammatica vista dell'elicottero - Foto R. Soldati

I cavalli salgono verso il relitto seguendo la neve smossa









I cavalli presenti sul vastissimo territorio del Comune di Lucoli, sono nella quasi totalità, abusivi. Provenienti dal Comune di L'Aquila, dall’Altopiano delle Rocche, da Rosciolo, da Corvaro. Sui nostri pascoli in alcune occasioni hanno gravitato anche 300 capi. Essi creano problemi alle colture, al manto erboso dell’area protetta SIC di Campo Felice, alla viabilità e anche dissapori rilevanti all'interno del territorio: ci sono allevatori in regola con le imposte ed i permessi che si vedono tolti i pascoli. 

Al momento non c'è un’idea precisa di quanti capi potrebbero trovarsi prigionieri della neve. Ricordiamo che tutti i capi al pascolo, secondo normativa, avrebbero dovuto essere ritirati entro il 30 novembre 2016. Potrebbero essere circa 60 in almeno tre branchi separati sopra a Cefalone, Altopiano di Campo Felice  e Monte Orsello. 

Nel territorio il problema delle mandrie vaganti continua ad essere preoccupante. Alcuni allevatori non rispettano la normativa e creano una concorrenza sleale per le imprese agricole locali e regolari e un rischio per la salute pubblica, poiché gli animali non risultano sottoposti alla prevista profilassi veterinaria e causano danni anche all’integrità dei terreni e dei pascoli in cui gli animali si stabiliscono senza alcun controllo. Tale fenomeno è proibito dalla legge 320 del 1954 ed è perseguibile in base al dettato dell’articolo 636 del Codice penale, che vieta l’introduzione e l’abbandono di animali su terreni altrui e la pratica del pascolo abusivo. 

Tutti gli enti preposti sono a conoscenza che c’è una situazione che genera problemi di vario tipo e di vario livello di gravità, la prima tra tutte: le mandrie stazionano sulle strade frequentate per le località sciistiche, non è raro trovarsele di fronte all’improvviso e causano incidenti. Siamo in un momento di emergenza per le comunità colpite da eventi naturali catastrofici ma non è male pensare anche alla tutela dei diritti degli animali che ora a Campo Felice sono abbandonati, senza cibo e saranno prede dei lupi. 

Gli umani non imparano facilmente cos'è il rispetto della vita. 

Non considerano gli altri animali come compagni con cui convivere, ma come cose da utilizzare e buttare via subito dopo. 

Il cavallo è la specie che più di tutte subisce questa cultura, che ha poco di naturale e molto di antropocentrico. Quasi mai il cavallo è considerato un amico, perché è sempre un "cavallo da": da trotto, da galoppo, da salto a ostacoli, da dressage, da scuola di equitazione, da carrozza, da circo....da macello: anche la stessa terminologia sottolinea che, nella considerazione media, non esiste come individuo, ma solo in base alla sua utilità. Non ha diritti.

Ci sono sempre tutti gli estremi per intervenire bloccando chi deve essere bloccato anche se molti allevatori operano al limite del lecito e navigano benissimo tra leggi e cavilli. Alcuni di questi allevatori dimostrano, oltre al non rispetto delle leggi in materia, anche scarsissima sensibilità e considerano il loro branco come selvatico. Ovvero, essendo il cavallo, un animale rustico e frugale, viene lasciato al pascolo brado come se fosse un selvatico. La teoria, per dirla in maniera spicciola: quello che vive è un valore, quello che muore va bene lo stesso. Si guadagna in ogni caso con pochissime spese.
C’è da dire che le sanzioni sono irrisorie e difficili da applicare, ora il reato è anche tra quelli depenalizzati. Gli organi di controllo hanno difficoltà ad operare (avvicinare un cavallo non è cosa semplice specialmente a causa delle condizioni in cui si opera ed ora siamo in inverno con diversi centimetri di neve. Nel caso in cui si rileva un animale microchippato e quindi si risale al proprietario, si eleva una sanzione che quasi certamente non verrà pagata o verrà contestata per vari motivi. Anche la denuncia penale per pascolo abusivo e per mancato controllo sanitario non è semplice da spiccare. Molti cavalli non hanno microchip ed in questo caso nessuno pagherà e nessuno verrà denunciato. Ricordiamo che il cavallo privo di microchip diventa proprietà del Comune che ne è responsabile. Il sequestro dei cavalli è soggetto a procedure complesse ed onerose. Gli animali vanno radunati e poi caricati in appositi mezzi per raggiungere la stalla di sosta. Particolarmente delicata è la fase di carico dei cavalli, che essendo inselvatichiti non sono abituati a salire sull'autocarro, occorre professionalità per procedere alle operazioni di carico, soprattutto per rispettare la normativa sul benessere animale. Poi è necessario avere un contratto con una stalla autorizzata per la sosta, cattura e trasporto. Il sequestro va organizzato con il Corpo Forestale e con il personale veterinario e ora sappiamo tutti che il Corpo Forestale non c'è più........
Si sono verificati in passato episodi di contrasto malavitoso alla vendita dei cavalli sequestrati che debbono essere venduti all’asta: minacce di ritorsioni portano spesso ad aste deserte o alla presentazione di offerte ridicole. Molto spesso i cavalli sono ricomprati dagli stessi allevatori che li avevano abbandonati.
In questo momento sollecitiamo alle Autorità Preposte una ricognizione aerea per individuare i cavalli che sono in difficoltà e per portare loro del cibo. La neve a 2000 metri potrebbe andare via anche ad aprile.
Il Comune di Lucoli dovrebbe farsi promotore di un tavolo tecnico che coinvolga tutte le Istituzioni. In emergenza maltempo e terremoto e con la difficoltà di essere ascoltati, insieme al Vice Sindaco di Lucoli, abbiamo chiesto aiuto alla nostra rete di associazioni animaliste ed ambientaliste per monitorare i cavalli e dargli assistenza e cibo...perchè noi siamo dalla parte dei cavalli!



COSA FA LA HORSE PROTECTION ONLUS              
 (cliccare sul link del testo)

Ci è venuta in aiuto IHP - L'Italian Horse Protection Onlus che è un'Associazione di Firenze nata per tentare di favorire un cambiamento e per scuotere le coscienze della gente: svolge il suo solenne impegno per gli equini, che, con la loro delicatezza, la loro profondità e la loro fierezza fanno diventare persone migliori. 

Ringraziamo il Presidente Sonny Richini per il suo efficace interessamento e lo invitiamo sin da ora a Lucoli a vedere il nostro bel territorio. http://www.horseprotection.it/
Ringraziamo l'amica giornalista Maria Trozzi infaticabile difensore dell'ambiente dalle pagine del suo blog: REPORT-AGE.COM.
https://report-age.com/2017/01/21/decine-di-cavalli-prigionieri-della-neve-senza-cibo-da-settimane-a-campo-felice/

venerdì 20 gennaio 2017

I ribelli della campagna: "Così barattiamo semi per liberare la terra". Genova, il mercato dei chicchi dimenticati dall'industria: "Da noi il denaro è bandito".

Semi della tradizione agricola d'Abruzzo
Vogliamo raccontarvi un'esperienza che si svolge a RONCO SCRIVIA (GENOVA). L'articolo è tratto dal quotidiano La Repubblica".
Una manciata di semi di zucca gialla in cambio di un pugno di fagioli di Feltre. Un cesto di limoni delle Cinque Terre per quei chicchi di frumento toscano. Conosce il cavolo lucano, perché non pianta questo bel melo trentino? Provi il peperoncino nero di Salerno, è una rarità. Niente denaro, qui si baratta. Si parla, ci si conosce. Vent'anni fa erano poche decine di fuorilegge, come minimo rischiavano un'ammenda. Adesso a ogni appuntamento sono migliaia. E alle loro spalle cresce un movimento "neorurale" che potenzialmente - tra campi, orti, giardini e balconi riadattati, in paese ed in città - conta in Italia sui tre milioni di praticanti. Almeno. 
Ieri a "Mandillo dei semi" erano oltre duemila persone. A Ronco Scrivia, un paese sulle alture di Genova. Mandillo, in dialetto, sta per fazzoletto: e dunque, scambiarsi i semi prodotti dalla propria terra - piccola o grande che sia - , riporli in un mandillo per regalarli al prossimo. Uno sconosciuto, un nuovo amico. Un mercato di idee, di ribellione, di speranze: un nuovo modo di vivere. "Libera festa del libero scambio di semi autoprodotti e lieviti di casa, esposizione di frumenti e frutta antica", recitava la locandina. In Italia ci sono almeno 80 appuntamenti così, durante l'anno. Un altro mondo possibile: di piccoli contadini indipendenti, di appassionati che tornano alla terra per tanti motivi diversi. E non importa se è un campo, un orto urbano o sociale, un giardino o un grande vaso su di un balcone nel cuore della metropoli: "L'importante è vedere che la pianta cresce. E con lei, anche noi".
Giovanni Zivelonghi era operaio in una nota una industria chimica di Verona, la Glaxo. Da quando è in pensione, è una seconda vita sulle montagne della Lessinia. "Zappo, semino, bagno, raccolgo. Vivo bene". Vuole condividere, e allora con alcuni amici è venuto fin giù vicino al mare di Genova e in alcune bustine regalava semi di tutto: zucca forte, gialla, costoluta, insalata del Tita (il "Tita" era un vecchio contadino delle sue parti, che ha lasciato una "straordinaria eredità ", racconta), fagiolini nani, tegolini del Monte Pastello. Arriva un signore di Pieve Ligure, lascia un paio di limoni e si prende una bustina. Un altro allunga dei semi di tabacco: "Fa fiori bellissimi, se avete pazienza ci potete riempire la pipa". Giovanni ringrazia. Spiega che il mese scorso ha ritrovato una signora che a Milano fa l'architetto: "Le avevo dato del radicchio rosso veronese. Piccolino, non come quello di Chioggia: mi ha detto che lo ha tenuto in casa e al caldo ha sviluppato un cuoricino stupendo. Era felice". "Giangi" Benetti, un amico, sorride: pure lui faceva l'operaio, poi si è messo a coltivare i campi. "Qui la gente scambia esperienze che a volte non ci credi: io piantavo da anni una zucca spinosa e non succedeva niente, poi è arrivato uno - di mestiere fa il bancario, pensa un po' - e mi ha spiegato come facevano dalle sue parti, in Piemonte. Ha funzionato". 
L'"altra" agricoltura. Quella che non punta al profitto ma alla qualità anche morale, alla piccola soddisfazione personale. Pure in un metro quadro, in un balcone o in un orto urbano o sociale, come quello chiesto e ottenuto da Luca Fiorelli, studente universitario di Cesate, provincia di Milano: "Un anno fa eravamo in 4: adesso siamo in 30, a coltivare".
Gli italiani riscoprono la terra, in campagna e in città. Vogliono sapere, informarsi. Il mensile Terra Nuova ha 130 mila lettori e come casa editrice ogni anno pubblica circa duecento titoli, altre case editrici - come Pentàgora - vivono di questo. Il gruppo Facebook di Terre Rurali, associazione protagonista del recupero delle varietà di frumento conta su oltre 12 mila iscritti. Sì, vent'anni fa erano dei fuorilegge. "Prima del 2000, scambiarsi semi prodotti dalla propria terra era un delitto punito dal codice con un'ammenda salata. Le uniche varietà di semi ammessi erano quelle stabili, nazionali", racconta Massimo Angelini. Che cominciò una sorta di disobbedienza civile: il primo "scambio delle sementi". Dieci anni fa il governo riconobbe la biodiversità italiana. "Da allora siamo passati da 5 o 6 varietà di frumento conosciute a 110. Tanti panifici, in Puglia e Toscana, Sicilia, li stanno adottando. È solo l'inizio".
Anche i soci della nostra Associazione hanno iniziato prima a donarsi semi, poi direttamente piante da orto ricavate dai semi della tradizione agricola dell'Abruzzo. Lo scorso anno abbiamo avuto dei raccolti interessanti di pomodori. Anche chi fosse interessato ai semi dei frutti che vivono nel Giardino della Memoria può contattarci.
La patata "Turchesa" sarà oggetto di scambio tra i nostri soci nel 2017

La Patata Turchesa è una varietà di patata tipica del territorio dell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso. La sua è una storia molto simile a quella di altri prodotti di antica memoria ed utilizzo, abbandonati a favore di altri più semplici da coltivare ed utilizzare.

Ma più che una storia, quella della Turchesa è la favola di una Principessa. E in ogni favola che si rispetti, ad un certo punto, c’è sempre l’intervento di una fatina o di un mago. Con l’ormai diffusa coltivazione della Patata del Fucino (dalla buccia liscia e senza bitorzoli) la Turchesa era praticamente scomparsa, caduta in disgrazia a causa di un carattere non facile e di quelle gobbe che la rendevano un po’ bruttina. Ma qualcuno si ricordava ancora di lei: erano i vecchi contadini che raccontavano di questa varietà di patata dal colore così particolare e talmente buona che si mangiava cotta sul coppo, oppure sotto la brace e con tutta la buccia. E, poiché, il detto non sbaglia mai e si sa che “il contadino ha scarpe grosse e cervello fino”, anche in questa favola che vi stiamo raccontando, quando la situazione sembrava ormai irreparabile, è arrivato il tocco di magia. Era il 2002 e nelle vesti di “fatina” della nostra storia è intervenuto il Parco del Gran Sasso che, grazie agli agronomi del Servizio AgroSilvoPastorale dell’Ente, ha recuperato gli ultimi 33 tuberi esistenti nelle zone di origine ad Isola del Gran Sasso e a San Giorgio di Crognaleto, in Provincia di Teramo, per avviarne la riproduzione in vitro. Dopo due anni sono nate 10.000 minipatate con cui è stata avviata la produzione in due zone, ad Assergi e Barisciano (AQ).
I nostri semi: albero denominato "susina Goccia d'Oro" cresce nel Giardino della Memoria
Per chi fosse interessato a tali iniziative di scambio semi in Abruzzo si segnala l'attività dell'Associazione Movimento Zoè di Sulmona, da anni impegnata nello sviluppo della cultura rurale, che organizza in genere nel mese di Febbraio la Fiera della Neo Ruralità – Scambio dei semi, presso i locali del Parco Nazionale Majella, all’Abbazia S. Spirito al Morrone a Badia di Sulmona (AQ).

L’evento è in primis un incontro tra coloro che stanno vivendo l’Abruzzo Rurale valorizzandone le risorse, soprattutto quelle eco-compatibili e la biodiversità. Ognuno a suo modo, chi con scelte tradizionali chi con quelle innovative in campi molto differenti come quello agricolo, zootecnico, ma anche nel turismo “sensibile”, chi con progetti sociali, architettura sostenibile, enogastronomia, artigianato, arte, mobilità sostenibile, altra educazione, villaggi ecosostenibili, democrazia partecipata, energie rinnovabili, e tanto altro… ognuno a suo modo contribuisce a creare indirettamente un movimento Neo Rurale.

giovedì 12 gennaio 2017

IL 2017 È L’ANNO NAZIONALE DEI BORGHI ITALIANI

E’ ufficiale. Il 2017 sarà l’Anno Nazionale dei Borghi Italiani. L’Italia è un Paese davvero meraviglioso dal punto di vista storico, culturale e naturalistico. E’ necessario valorizzarlo a partire dai borghi che rischiano di essere dimenticati nonostante la loro bellezza insuperabile.

I borghi d’Italia sono un patrimonio molto importante che va conservato sia a favore della popolazione locale che di viaggiatori e turisti. Vanno tutelate le bellezze naturali, artistiche, storiche e culturali che fanno parte dei borghi italiani e che li rendono inimitabili.
La decisione di rendere il 2017 un anno dedicato ai borghi autentici d’Italia arriva direttamente dal Ministero dei Beni Culturali (MIBACT).
Il nuovo Piano Strategico per il Turismo pensato per il nostro Paese riguarderà anche i nostri borghi nella loro unicità e autenticità.
Per valorizzare i borghi italiani il Ministero punterà su sostenibilità, accessibilità e innovazione. I borghi autentici d’Italia verranno riconosciuti ancora di più come luoghi dei cammini, del turismo lento, del’autenticità e della qualità della vita.
La direttiva del Ministero vuole favorire l’organizzazione di un Forum Nazionale sui borghi turistici italiani, al di sotto dei 5000 abitanti, per individuare le buone pratiche utili per la loro valorizzazione.
A questo importante tema viene dedicata la prima settimana del Piano Editoriale comune tra i social team di Enit e delle Regioni. Con l'hashtag #ItalianVillages è infatti iniziato il racconto collettivo della bellezza di quell'Italia meno conosciuta ma autentica ed affascinante. Tutti possono partecipare con foto, racconti, video o segnalazioni sui principali social media.
L'iniziativa è la prima di una serie di azioni frutto della progettualità di quel Laboratorio Social delle Regioni voluto da Enit per dare continuità ed efficacia a iniziative di comunicazione partecipate.
I contenuti saranno tradotti e rilanciati in varie lingue dalle Sedi Estere di Enit. I Borghi, secondo la direttiva del ministro Dario Franceschini, saranno protagonisti quest'anno di un grande progetto per la promozione e valorizzazione del nostro patrimonio storico ed artistico più antico. Compito dell'Enit quello di stimolare nuovi flussi turistici, anche internazionali, alla scoperta di esperienze di vita reale e di interazione diretta con i luoghi in un contesto umano, sociale e culturale sinonimo del buon vivere, di un saper fare creativo che si apre all'esterno e diviene comunità ospitale.
L'Italia dei Borghi rientra fra le priorità del Piano Strategico Triennale di Enit che già lo scorso anno aveva firmato una Convenzione con l'Associazione "I Borghi Più Belli d'Italia" per sottolinearne il ruolo e l'importanza come chiave di crescita e sviluppo delle aree interne.
Ci vogliamo provare a descrivere Lucoli?
La Chiesa della Beata Cristina - Foto di Roberto Soldati



giovedì 5 gennaio 2017

LA REGIONE ABRUZZO DIFFIDATA AD ADOTTARE IL PIANO DEL P.R. SIRENTE VELINO

Riportiamo il comunicato stampa dell'Associazione Appennino Ecosistema della quale facciamo parte.
dicembre 22, 2016



Mentre il Consiglio Regionale si appresta a porre la pietra tombale sul mai decollato ed unico Parco Regionale abruzzese, gli ecologisti chiedono che sia rispettata la legge con l’approvazione del Piano del Parco.

L’Aquila, 22/12/2016. Le Associazioni Appennino Ecosistema, Mountain Wilderness, Salviamo l’orso e LIPU hanno inviato stamattina al Presidente della Giunta Regionale Abruzzese una formale diffida ad adottare il Piano del Parco Regionale Sirente Velino.
La Regione è stata diffidata, in forza del D.lgs. n. 198/2009, art. 3 (norme sull’efficienza delle Pubbliche Amministrazioni), a provvedere all’avvio del procedimento amministrativo finalizzato all’adozione del Piano del Parco Regionale Sirente Velino, esercitando i poteri sostitutivi nei confronti dell’Ente del Parco, inerte da oltre sei anni, in base a quanto previsto dall’art. 4, comma 1, della L.R. n. 42/2011 (Nuova disciplina del Parco Regionale). La Regione è stata anche diffidata a provvedere alla nomina di tutti i membri del Consiglio Direttivo e della Comunità del Parco non ancora nominati o designati, anche esercitando i poteri sostitutivi in base a quanto previsto dall’art. 11, comma 7, della L.R. n. 38/1996 (Legge quadro sulle aree protette della Regione Abruzzo).
Nel documento, elaborato dai giuristi delle Associazioni, si lamenta che:
  • il Piano del Parco è stato predisposto nel 2010 dall’Ente Parco (presso la sede del quale è depositato), ma non è mai stato approvato dal suo Consiglio Direttivo, che manca ancora di alcuni dei suoi componenti e che non ha ancora attivato la procedura prevista dall’art. 14 della L.R. n. 38/1996;
  • l’adozione del predetto Piano da parte della Regione Abruzzo sarebbe invece dovuta avvenire al termine del predetto procedimento amministrativo, mai compiutamente avviato dall’Ente Parco;
  • la mancata approvazione del Piano del Parco Regionale Sirente Velino ha provocato gravi danni, che si protraggono fin dall’anno 1990 (entro il quale, in base all’art. 11 della L.R. n. 54/1989 di istituzione del Parco, la Regione avrebbe dovuto approvare la zonazione ed il Regolamento del Parco); si è trattato di danni all’economia delle comunità dei Comuni compresi nel territorio del Parco, di ingiustificate limitazioni ai diritti soggettivi ed agli interessi legittimi dei residenti e dei turisti generalizzate al tutto il territorio del Parco, nonché di obiettive limitazioni ai doverosi interventi di conservazione attiva degli ecosistemi e delle specie da effettuarsi particolarmente nelle zone A e B del Parco, mai compiutamente delimitate. Infatti, fino all’approvazione del Piano del Parco vigono su tutto il suo territorio, in modo generalizzato, i divieti previsti dalle “Norme transitorie di salvaguardia”, in base all’art. 8 della L.R. n. 38/1996, e quelli previsti dalle “Misure di salvaguardia”, in base agli artt. 6 e 11 della L. n. 394/1991 (che si applicano anche alle aree naturali protette regionali, con le relative sanzioni previste dall’art. 34, c. 3 della L.R. n. 38/1996);
  • nonostante l’inerzia dell’Ente Parco relativamente all’adozione del Piano, la Giunta regionale non ha utilizzato i poteri sostitutivi, ex art. 4, comma 1, della L.R. n. 42/2011;
  • nonostante l’inerzia nella designazione o nomina dei membri del Consiglio direttivo del Parco, la Giunta regionale non ha provveduto alle nomine sostitutive, ex art. 11, comma 7, della L.R. n. 38/1996.
In base alla diffida inviata, la Regione ha ora 30 giorni per rispondere alle Associazioni, pena la violazione dell’art. 328, comma 2, del codice penale (rifiuto di atti d’ufficio). Altri 60 giorni sono concessi alla Regione dalla legge per provvedere a quanto richiesto dalle normative regionali, con l’adozione del Piano del Parco. In caso di mancato adempimento, le Associazioni ricorreranno al T.A.R., al quale chiederanno di accertare l’omissione e di condannare la Regione ad adottare il Piano.
A fronte dell’attuale situazione di crisi, malfunzionamento e malcontento generalizzato nei confronti del Parco Regionale Sirente Velino, dovuta alla cronica mancata applicazione delle leggi regionali, la Regione sta per approvare una completa revisione della legge istitutiva del Parco, che comprende la riduzione dei suoi confini, in particolare nella Valle Subequana, senza alcuna base scientifica e per puri motivi localistici, con una perdita secca di quasi tutto il versante sinistro orografico della Valle dell’Aterno e di una superficie di circa 5-10.000 ettari, pari al 10-20% dell’intera superficie protetta, in zone caratterizzate da habitat e specie prioritarie a livello europeo, destinate secondo il (mai approvato) Piano del Parco a divenire zone “B” di Riserva Generale.
Si punta insomma ad avviare lo smantellamento del Parco, senza pensare che la Legge regionale prevede che l’adozione formale del Piano del Parco sarebbe già dovuta avvenire da oltre vent’anni, secondo le procedure previste dalle tre precedenti leggi, mai attuate, che ne prevedevano l’entrata in vigore entro 6 mesi (nel 1989), entro 18 mesi (nel 2000) ed entro 18 mesi (nel 2011), nonché la possibilità di esercitare i poteri sostitutivi da parte della Giunta Regionale.
Se la Regione non cambiasse rapidamente rotta, l’unica alternativa sarebbe la rinuncia alla tutela regionale e l’istituzione del Parco Nazionale del Velino Sirente, lanciata all’inizio di quest’anno da Appennino Ecosistema, che comprende l’approvazione della zonazione del territorio (secondo la bozza già elaborata dagli esperti di Appennino Ecosistema) fin dal momento dell’istituzione del nuovo Parco Nazionale. La zonazione prevista dal Piano del Parco Regionale avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili. Senza il Piano del Parco, permangono invece in vigore in modo “provvisorio” (da ormai quasi trent’anni!) assurdi ed immotivati divieti di assoluta inalterabilità dei luoghi, su tutto il territorio del Parco, persino nei centri abitati e nelle zone agricole, che fanno degli abitanti di tutti i Comuni compresi nel Parco veri e propri ostaggi della mancata applicazione della legge e dell’assoluta discrezionalità dell’Ente Parco per le autorizzazioni relative a qualsiasi intervento sul territorio.
Sarah Gregg – Direttore di Appennino Ecosistema
Carlo Alberto Pinelli – Presidente di Mountain Wilderness
Stefano Orlandini – Presidente di Salviamo l’orso
Fulvio Mamone Capria – Presidente della Lega Italiana Protezione Uccelli