giovedì 20 aprile 2017

Dossier Processionaria. Parola all’esperto di alberi e foreste Kevin Cianfaglione

La processionaria è il nome comunemente dato ad un fenomeno patologico degli alberi, causato dai bruchi di alcuni insetti dell’ordine dei lepidotteri (quello delle Farfalle e delle Falene). Esistono numerose specie di processionaria al mondo. Le più diffuse in Italia sono due, ossia la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea).
É tra gli insetti più distruttivi per le foreste perché riesce a defogliare interi alberi e persino vaste porzioni di bosco. Questi bruchi sono capaci cioè di privare di ogni foglia vasti tratti di boschi, durante il proprio ciclo vitale, nutrendosi di foglie e germogli. Causando facilmente a quel punto la morte degli alberi, in special modo riguardo alle conifere, che riescono a reagire peggio che le latifoglie a questi attacchi. Le piante molto colpite da tale fenomeno appartengono alla famiglia delle Pinaceae, ma sono altrettanto colpiti anche ciliegi, altre specie di Prunus, le varie specie di quercia, e gli evonimi. Le larve svernano in gruppi molto numerosi di centinaia di individui, protetti dentro dei nidi costruiti con fili sericei da esse prodotti e imbottiti dai loro peli caduti e dai loro escrementi. Preferiscono rami nelle posizioni meno folte e più assolate. Durante le giornate invernali più miti, le larve escono dai loro ripari per nutrirsi degli aghi. A fine inverno, inizio primavera, scendono al suolo in fila indiana, formando le tipiche processioni per poi interrarsi a qualche cm di profondità, dove completano la loro metamorfosi, trasformandosi dapprima in crisalidi e poi in insetto alato. Il taglio dei rami delle piante infette, deve essere fatto con perizia, attenzione e parsimonia. Esso difatti può avere una certa utilità se effettuato quando le larve sono tutte ancora nei bozzoli, prima della loro discesa a terra. I tagli devono essere realizzati con le dovute modalità, in modo da non compromettere la stabilità, la salute e la struttura delle piante, facendo inoltre, particolare attenzione ad asportare meno vegetazione possibile, in modo da evitare di favorire successivi attacchi di processionaria, aprendo la chioma e fornendo condizioni più calde e soleggiate che sono l’ideale per le larve.
bruco di Processionaria
Le larve di processionaria sono ricoperte di peli urticanti che si ritrovano anche nei nidi (bozzoli), questi possono creare dermatiti se vengono massicciamente in contatto con la pelle o le mucose. Il danno da contatto è condizionato anche dalla diversa sensibilità delle persone, si possono avere infiammazioni e reazioni allergiche anche acute. Le persone più esposte sono dunque gli operatori. Anche per questo motivo, gli interventi di disinfestazione vanno fatti da personale preparato ed equipaggiato. Il periodo più pericoloso si colloca indicativamente tra la fine del mese febbraio a la fine del mese di aprile, quando cioè le larve lasciano i nidi per scendere a terra. Il rischio diviene più insignificante a partire da maggio. Basta fare le giuste attenzioni ed essere informati, per ridurre praticamente a zero i rischi per persone e animali al seguito. Il problema principale, causato dalla presenza di processionaria, è la psicosi dilagante che si genera nella popolazione e nelle amministrazioni dei territori. In fondo, un bosco o un albero dovrebbero essere considerati con meno pericoli potenziali di quelli di una città, anche se affetti da processionaria. Così come per gli animali è più facile avere problemi a causa di trappole o esche avvelenate che non per la processionaria. Quello delle processionarie, sia sulle conifere che sulle latifoglie, è un problema forestale molto sentito anche dalla popolazione comune, tanto da essere oggetto di studio e di prove per cercare i rimedi più adeguati. Le infezioni di processionaria sono ricorrenti, con anni molto intensi ed annate blande o asintomatiche, soggette cioè a fluttuazioni d’intensità, con picchi massimi che si manifestano, mediamente, ogni 5 – 7 anni.
Ad oggi le lotte più praticate sono di vario tipo, come da quella balistica, a quella biologica, meccanica, proattiva. Questi rimedi sono tutti molto semplici ed efficaci. Va però precisato che non sono mai rimedi duraturi, poiché il problema può riproporsi di anno in anno. Le infezioni vengono facilitate se gli alberi sono debilitati (per via del’inquinamento, di danni alla chioma o alle radici) ma anche dai tagli forestali, dagli sfoltimenti, dalle pulizie e dalle potature (più forte è l'impatto di queste attività e peggio è). Queste attività infatti influiscono negativamente in 2 modi: direttamente e indirettamente. Direttamente poiché a seguito di queste attività si producono ambienti più caldi e assolati, più adatti alla processionaria. Indiretti poiché queste attività stressano, debilitando le piante, favorendo così ulteriormente le condizioni per l’infezione. Inoltre, le pulizie e gli sfoltimenti del bosco, spesso eliminando la crescita di nuove piante, eliminano anche quegli individui che potrebbero selezionarsi naturalmente come più resistenti alle svariate infezioni dei vari agenti patogeni e parassitari. Ogni soluzione tra quelle esposte ha delle peculiarità, ma nel contempo delle difficoltà di applicazione, per via dei costi o della carenza di personale specializzato. Sicuramente i consigli meno fondati e meno seri sono quelli che riguardano l’abbattimento ad hoc o il non piantare conifere. Ciò non risolverebbe mai il problema e le processionarie non attaccano solo pini o conifere. Le lotte più semplici da effettuare sono quella meccanica (asportazione delle porzioni di rami nei tempi e nei modi congrui) e quella proattiva. Nel primo caso è però necessario ricorrere a personale, formato ad hoc, che possa così agire al meglio e meno invasivamente possibile. L’ultima invece consiste nella installazione di trappole (anche fatte in casa) per catturare e impedire che le lave possano scendere a terra e terminare il loro ciclo.
una trappola per processionarie fatta con una bottiglia di plastica
Questo animale è sicuramente un insetto contro cui lottare e verso cui fare molta attenzione. Anche se occorrerebbe entrare nell’ottica e nella logica della convivenza o meglio della tolleranza, uscendo dall’illusione (erronea) dell’estirpazione totale. Questo è possibile con una educazione ambientale, riflessioni e attività mirate, senza alimentare fobie, allarmismi e psicosi. 
In fondo questi insetti fanno anche parte delle naturali dinamiche della selezione naturale e della rinaturalizzazione dei rimboschimenti, svolgendo un lavoro ecologico gratuito e molto graduale per quelle superfici dove si sia deciso di ri-naturalizzare i rimboschimenti. Le processionarie non hanno agguerriti nemici naturali (l'Upupa, uccello che se ne ciba, è una specie protetta, ma gli esemplari diminuiscono) anche se un bosco sano riesce ad ospitare varie specie che possono assurgere in qualche modo al ruolo di antagoniste alle processionarie che possono fare e fanno una buona parte del lavoro di contenimento del problema. Quelli che seguono sono i  nemici naturali:

S
t
a
d
i
o
Uova
Ooencyrtus pityocampae
Lepidottero - insetto
Baryscapus servadei
Ephippiger ephippiger
Larve
Erigorgus fermorator
Lepidottero - insetto
Phryxe caudata
Nidi invernali
Xanthandrus
comtus
Dittero Sirfide predatore
Parus major
Crisalidi
Upupa epops
Upupa Uccello
Villa brunnea
Coelichneumon rudis
Bisognerebbe coinvolgere le amministrazioni comunali, e la popolazione verso lotte mirate per la salvaguardia del patrimonio arboreo e forestale: urbano, selvatico e agreste. Comprendendo nel discorso anche le note coniferaie da rimboschimento. In questo ultimo caso, la difesa delle coniferaie significa l’evitare che questi boschi possano evolversi verso altri tipi forestali, o che essi possano essere lasciati sparire a causa dei tagli per il legname, secondo la stessa logica usata per altri habitat seminaturali come avviene talvolta per conservare i prati secondari.
Non dimentichiamo che i rimboschimenti, al di la della xenofobia vegetale sono formazioni che rappresentano un grosso valore storico, culturale ed ambientale, ed ecosistemi secondari dal notevole valore paesaggistico, ecologico, idrogeologico ed antropologico. Conservando sia specie native, che altre specie minacciate di estinzione o in condizioni critiche nei loro ambienti di origine (conservazione ex-situ).
Ringraziamo il dott. Kevin Cianfaglione, botanico, ecologo, paesaggista, esperto di alberi e foreste, per averci concesso di pubblicare questo articolo pubblicato su: EA 2219 Géoarchitecture, UFR Sciences & Techniques, Université de Bretagne Occidentale; Brest, France.
Bibliografia essenziale
Cianfaglione K., 2014 – L’importanza degli alberi e del bosco. Cultura, scienza e coscienza del territorio. (A cura di Cianfaglione K., e Di Martino V.). , Trento, Temi Ed., II Voll.
Holden C., Ostlere L., 2003 – Eczemi e dermatiti da contatto. Torino, SEEd Ed.
Longo C., Marziani G., 2006 – Biologia delle piante. Forme e funzioni elementari. Milano, Utet Scienze Mediche Ed.
Moriondo F., Capretti P., Ragazzi A., 2006 – Malattie delle piante in bosco, in vivaio e delle alberature. Bologna, Pàtron Ed.
Pignatti S., 1982 – Flora d’Italia. Bologna, Edagricole Ed. III Voll.
Pirone G., 2015 – Alberi arbusti e liane d’Abruzzo. Nuova edizione, Penne (PE), Cogecstre Ed.

Ringraziamo Maria Trozzi per il consenso a pubblicare il testo liberamente tratto. https://report-age.com/2016/05/03/dossier-processionaria-parola-allesperto-di-alberi-e-foreste-kevin-cianfaglione/

venerdì 14 aprile 2017

"Lettera ai ragazzi del Sud" di Franco Arminio.

I bambini del Colle foto degli anni '50. I ragazzi di oggi non ci sono.........

una poesia da CEDI LA STRADA AGLI ALBERI

di Arminio
Lettera ai ragazzi del Sud
Cari ragazzi,
abitate da poco una terra antica,
dipinta con le tibie di albe greche,
col sangue di chi è morto in Russia, in Albania.
Avete dentro il sangue il freddo delle navi
che andavano in America,
le grigie mattine svizzere dentro le baracche.
Era la terra dei cafoni e dei galantuomini,
coppole e mantelle nere,
era il Sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina,
un pezzo di lardo.
Ora è una scena dissanguata,
ora ognuno è fabbro della sua solitudine
e per stare in compagnia si è costretti a bere
nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra,
tra una faccia e l’altra.
Tutto è spaccato, squarciato, separato.
Sentiamo l’indifferenza degli altri
e l’inimicizia di noi stessi.
Uscite, contestate con durezza
i ladri del vostro futuro:
sono qui e a Milano e a Francoforte,
guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo.
Siate dolci con i deboli, feroci con i potenti.
Uscite e ammirate i vostri paesaggi,
prendetevi le albe, non solo il far tardi.
Vivere è un mestiere difficile a tutte le età,
ma voi siete in un punto del mondo
in cui il dolore più facilmente si fa arte,
e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.
Non lo fate per darvi arie creative,
fatelo perché siete la prua del mondo:
davanti a voi non c’è nessuno.
Il Sud italiano è un inganno e un prodigio.
Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.
Pensate che la vita è colossale.
Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

Si ringrazia Franco Arminio per l'utilizzo del suo testo.

mercoledì 12 aprile 2017

I SENTIERI RIPRISTINATI DI LUCOLI

Sentiero che collegava la Frazione di Santa Croce a Tornimparte: era divenuto impraticabile da moltissimi anni.
Il tessuto sentieristico del territorio di Lucoli è costituito da una fitta rete di percorsi che, si estende verso le frazioni collinari ed oltre, spaziando dai confini con il Comune di Tornimparte verso la Piana di Campofelice.
Questi sentieri hanno costituito, nel passato, un'importante trama di vie di comunicazione tra le frazioni del Paese ed i paesi limitrofi, nonché tra la città di l'Aquila stessa e i paesi vicini. Attualmente, anche a causa della costruzione delle strade carrozzabili, dello spopolamento e della notevole trasformazione del paesaggio collinare, tale realtà offre un insieme di percorsi che, alle quote più basse, attraversano ambienti caratterizzati prevalentemente dallo sfruttamento in termini insediativi; salendo di quota, il paesaggio invece muta radicalmente fisionomia, caratterizzato da ambienti sempre più naturali. Tutti i sentieri necessitavano di manutenzione: la natura li stava in alcuni casi cancellando.
L'Amministrazione Comunale, con l'aiuto di volontari, ha realizzato nel corso di un anno alcuni interventi di manutenzione consistiti principalmente in: sfalcio dell'erba, decespugliamento e taglio di rami, pulizia del piano di calpestio.
Questi sentieri potrebbero essere utilizzati da residenti e turisti per escursioni, o anche soltanto per brevi passeggiate non lontano da casa.
Sarebbe ottimo, a completamento dell'opera, aggiungere alcune azioni migliorative per la fruizione dei sentieri stessi, predisponendo un piano di segnaletica di indicazione verticale ed orizzontale, la dislocazione di attrezzature di arredo (quali panchine e tavoli rustici in legno).
La foto precedente e quella che segue illustrano il lavoro di pulizia fatto. Importanti sono stati i lavori di ripristino del sentiero limitrofo al Bosco di Santa Croce (appartiene all'Istituto per il Sostentamento del Clero) che è popolato da alberi che risultano nell'area già dal 1600, per i quali la nostra Associazione ha richiesto lo stato di "alberi monumentali" (nel 2011 ad oggi senza risposte). E' probabile che il nome Lucoli derivi proprio da questo "Lucus" cioè bosco. 
Questo sentiero era interrotto in più punti e non si usava da tantissimi anni.
Altro sentiero ripristinato è quello in località Fonte Nova.
Località Fonte Nova  dalla Beata Cristina fino a all'Abbazia di San Giovanni lo stato del sentiero prima e dopo
Altro sentiero ripristinato in località Funtizzola (dalla Chiesa della Beata Cristina si snoda verso i MAP del Colle).

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2017 Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, per favorire l’ambiente e, proprio per questo, ci fa piacere riportare questa notizia che riguarda una parte del bellissimo territorio di Lucoli.
Ci piace anche che ci sia stato un percorso partecipativo sulla manutenzione del territorio: una collaborazione tra cittadini e Amministrazione.
Ci riferiscono che Angelo Properzi sia stato un grande animatore del lavoro di ripristino di alcune porzioni bonificate utilizzando l'escavatore del Comune, un grazie particolare anche a lui da tutti noi entusiasti della natura.

lunedì 3 aprile 2017

Ottavo anniversario del terremoto del 2009 al Giardino della Memoria

Veduta del Giardino della Memoria del sisma del 2009 dall'alto - Foto R. Soldati
L'ottavo anniversario: che riguardi un accadimento passato felice oppure luttuoso è di fondamentale importanza ricordare l'evento. E' per questo che nella notte tra il 5 ed il 6 aprile, da quando è stato realizzato il Giardino della Memoria di Lucoli, si accendono le fiammelle delle candele sotto i nomi delle vittime del sisma d'Abruzzo del 2009.
Foto di R. Mikucionyte

Durante la notte le fiammelle hanno ricordato le vittime del 6 aprile 2009
Il nostro presente, infatti, è costituito anche da ciò che abbiamo vissuto in precedenza. 
La nostra memoria è custode di ricordi importanti che ci guidano lungo il cammino della nostra vita: ci fanno da faro, ci rammentano gli errori, ci insegnano le lezioni, sono in grado di liberare emozioni e pensieri: NoiXLucoli Onlus ha affidato la memoria al Giardino, un “luogo comune”, capace di tenere insieme la pluralità del ricordo delle persone senza camicie di forza o linguaggi troppo monolitici. Vi vivono alberi da frutto, non alberi qualsiasi, ma di frutta antica, piante che debbono essere recuperate in biodiversità e che lasciano il segno della vita che va avanti, oltre la morte.
Il Giardino della Memoria di Lucoli è uno spazio silenzioso e contemplativo che apre verso il paesaggio. Un Giardino, un luogo dell'intimità, inserito tra le montagne, un luogo di contemplazione bellissimo: il giusto tributo per ricordare tutti i giorni, con la natura, chi perse la vita il 6 aprile del 2009.

Domenica 9 aprile 2017 il Parroco ricorderà le vittime del sisma durante la messa all'Abbazia di San Giovanni Battista.
La celebrazione del 2016 al Giardino della Memoria - Foto F. Moretti