lunedì 31 luglio 2017

"IL GIARDINO DELLA MEMORIA E' UNA SCHIAVITU'"........MA E' ANCHE UN GRANDE ATTO D'AMORE.

Il ricordo, spiegava Soren Kierkegaard nell'opera In Vino veritas, non è la memoria. 
Il vecchio, ad esempio, perde la memoria ma gli resta qualcosa di profetico e poetico, i ricordi. Il ragazzo, invece, ha una forte memoria e pochi ricordi. Miopia e presbiopia delle menti. Il ricordo suscita il sentimento della perdita, la nostalgia. «Un fatto nella vita che sia ricordato, è già entrato nell'eternità».

Chi ricorda non è indifferente, mentre la memoria può essere anche un magazzino di date e di fatti. La memoria, poi, è soprattutto pubblica e storica, il ricordo è soprattutto intimo e affettivo: commemori i defunti, ricordi i tuoi cari. 

Ricordo, lo dice la parola, chiama al cuore; la memoria è più una facoltà intellettiva. 
Ci sono memorie importanti del passato che non sono funeste e ci sono ricordi teneri e dolci: quel che è vivo in loro si fa tradizione. 
Noi salviamo i ricordi e la memoria del terremoto del 2009. Non vogliamo cancellare questo evento e lo facciamo coltivando questo Giardino. 
E' estate, c'è la siccità e le piante soffrono, sono cariche di frutti ma rischiano di morire, è difficile trovare qualche ora nelle nostre vite, piene zeppe di impegni. E' difficile organizzarsi tra amici per fare delle cose insieme, come caricare una cisterna mobile, trasportarla e trasferire la sua acqua in un'altra fissa che garantisce l'irrigazione al Giardino. 
Eppure, con affanno (abbiamo solo il sabato e la domenica) lo facciamo da sette anni. 
Il serbatoio su ruote

I nuovi fiori sotto ai nomi delle 309 vittime

Il "senso" del Giardino della Memoria

Perché ci incaponiamo? Siamo dei fessi? Non abbiamo di meglio da fare? Ci diamo una risposta.
Lo facciamo per una verità elementare ma concreta: ci piace credere che vivere non basta, perché la vita non va solo pienamente vissuta, va anche pensata e poi dedicata. Non ci piace una vita egoista e che rischia di cancellare tutto mischiando il senso delle cose come in un frullatore.
Dedicare la vita a qualcosa o a qualcuno. 
Dal 2009 abbiamo deciso di dedicarla, "coltivando" anche la nostra umanità, al ricordo ed alla memoria di trecentonove persone morte in una notte, cosa che a taluno può risultare inutile e faticosa.
Questi uomini, donne e bambini ce li ricordiamo ad ogni fatica, sotto il sole o al freddo, lavorando con le nostre mani e con la soddisfazione di vedere piante che vivono e che producono frutti. 
Nella nostra tradizione culturale e religiosa il "ricordo" è generalmente un fatto privato. «Nella tradizione ebraica l'ordine di ricordare è categorico. Questo dovere, però, non si esaurisce con l'atto cognitivo del ricordare, ma deve essere connesso sia al suo significato, sia all'azione che esso implica. Oggi noi che abbiamo il ricordo inciso nei nostri cuori e nella nostra carne, dobbiamo passare la fiaccola della memoria alla prossima generazione. Vi tramandiamo anche la lezione fondamentale dell'ebraismo, quella per cui l'esercizio della memoria deve andare di pari passo con fini etici e morali. Questo deve essere il fondamento e il fulcro delle vostre energie per poter creare un mondo migliore.»* è per questo che è stato realizzato lo Yad Vashem in Israele ed è per questo che esiste, proprio in funzione del "Ricordo" e della "Memoria" da preservare e tramandare alle generazioni future. 
Questa è la filosofia per la quale il Keren Kayemeth LeIsrael Italia Onlus ci ha aiutati a Lucoli, voleva ricordare le trecentonove vittime del terremoto ma voleva anche ringraziare la Città dell'Aquila per aver salvato, nascondendoli, tanti ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Tanti concetti appresi in un incontro tra molti volontari, che danno altre motivazioni a questa nostra "schiavitù" e che ci legano ancora al Giardino dopo sette anni. 
Questo "monumento verde" è per tutti noi una grande occasione di conoscenza continua e di miglioramento umano, valori coniugati con la tradizione contadina dell'Abruzzo fatta di mele "zitelle" e di "limoncelle".........


martedì 18 luglio 2017

BIODIVERSITA' RECUPERATA PUBBLICAZIONE DELL'ISPRA SI CITA L'ESPERIENZA DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI (AQ)





Questa serie di quaderni, giunta ormai al 6° volume, raccoglie esperienze regionali incentrate sulla riscoperta e la valorizzazione delle cultivar selezionate per secoli dai contadini locali contribuendo al recupero dell’elevatissima biodiversità agricola del nostro territorio, risultato di una complessa e millenaria evoluzione storica. I frutti “antichi”, in equilibrio per secoli con le condizioni ambientali locali, rappresentano un presidio e un riferimento per la tutela dell’agrobiodiversità e per lo sviluppo di un adeguata filiera biologica in quanto portatori di germoplasma di qualità e per le loro elevate caratteristiche nutraceutiche. 
Le convenzioni e gli strumenti normativi a livello internazionale, comunitario e nazionale incentivano sempre di più politiche funzionali alla conservazione della biodiversità nel settore agricolo, al miglioramento della sicurezza alimentare, alla sostenibilità ambientale e alla salute delle popolazioni. Inoltre nell’opinione pubblica si sta sempre più diffondendo la richiesta di cibi stagionali genuini ad alto valore nutrizionale e biologici. 
I frutti antichi sono espressione di un valore che può racchiudersi in un concetto: la biodiversità, l’agrobiodiversità nel caso in esame, intesa come il risultato del processo evolutivo che ha generato la molteplicità di animali e vegetali addomesticati. Questa collana di quaderni dedicati ai frutti dimenticati e alla biodiversità recuperata ha fra i suoi meriti quello di aver contribuito al recupero e alla valorizzazione delle risorse genetiche a rischio di estinzione e di avere messo in rete gli agricoltori, custodi che con caparbietà e lungimiranza hanno conservato il germoplasma di quelli che potrebbero essere addirittura i frutti del futuro perché hanno ampiamente dimostrato nel tempo di sapersi adattare alle avversità climatiche e parassitarie, resistendo per secoli e millenni.
La protezione e la diffusione di queste preziose varietà rivestono un ruolo fondamentale anche nell’ambito del Piano d’azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi, con particolare riferimento all’eliminazione delle sostanze dannose all’ambiente. La loro diffusione permette di favorire l’ecocompatibilità delle attività agricole nelle aree protette che, in quest’ottica, potrebbero essere individuati come laboratori sperimentali viventi. L’associazione di varietà adatte alla gestione integrata e biologica con opportuni marchi di qualità, finalizzati alla compatibilità ambientale, può rappresentare, inoltre, un’occasione economica, insieme al turismo.
La Regione Abruzzo può vantare un considerevole numero di specie e varietà autoctone, patrimonio della nostra agricoltura e delle nostre genti, patrimonio che, generato dalle mille sfaccettature climatiche e pedologiche delle vallate appenniniche fino al mare, dona alla regione una forte identità ed una connotazione di accoglienza e di condivisione. Le montagne però, se da un lato accentuano le diversità, dall’altra creano ambienti contigui, versanti simili per molti aspetti, comunicanti tramite i numerosi valichi che ne consentono l’attraversamento. Tale condizione porta all’identificazione di un ambiente omogeneo definito come “dorsale appenninica” che va al di là dei confini amministrativi regionali e nel quale non è difficile ritrovare le stesse specie e le stesse varietà, diverse magari solo per il nome e per talune sfumature di gusto. Le catene montuose presentano una disposizione parallela da nord verso sud, delimitano numerose conche interne con caratteristiche climatiche sub-continentali. La fascia collinare, invece, è costituita da argille: plioceniche nel settore settentrionale, ben più antiche quelle meridionali rappresentate da argille “varicolori” dell’Oligocene che manifestano una maggiore salinità. Rare, invece, le aree pianeggianti localizzate lungo le principali aste fluviali in prossimità della foce, oppure nelle conche interne, come quella un tempo occupata dal lago Fucino bonificato nella seconda metà del XIX secolo, la Conca Aquilana o la Conca Peligna, le prime due localizzate ad altitudini maggiori. Inoltre, i grandi altopiani, ampie fosse di origine tettonica come il Piano delle Cinquemiglia, gli Altipiani delle Rocche o Campo Imperatore sul Gran Sasso, aree di scarso valore agronomico in quanto localizzate ad altitudini superiori a 1300 m. La coltivazione dei primi alberi da frutto in Abruzzo sembra abbia avuto inizio verso il periodo finale dell’Età del Bronzo, circa 3500 anni fa. Tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell’Età del Ferro si collocano i primi ritrovamenti archeologici che attestano la coltivazione dell’olivo e della vite. Le prime testimonianze della coltivazione della pianta sacra ad Atena si riferiscono al bacino del Fucino (Cosentino, 1998) e, in modo particolare, alla fascia collinare adriatica, nello specifico al sito archeologico di Fonte Tasca, tra i comuni di Archi ed Atessa (Di Fraia, 1995, 1996). L’Abruzzo è una regione che si caratterizza per la straordinaria ricchezza e diversità della sua flora che ammonta a 3363 entità floristiche (specie e sottospecie) di cui molte endemiche ed esclusive della regione (Conti, Frattaroli, Bartolucci, 2012). Oltre 100 di queste piante risultano specie progenitrici di quelle coltivate (con finalità alimentari) oppure loro affini sotto l’aspetto sistematico (Manzi, 2012b). 

Quando la stagione era ferma, in inverno, i frutti raccolti continuavano a segnare la vita di tutti i giorni: alcune varietà di mele e pere, ad es. le mele Limoncelle (dette “Franzesi”o “Melalice” o “Meloncelle”) e le pere cosiddette “demmièrne”(d’inverno) si conservavano fino a Natale e per tutto l’inverno, noci e mandorle erano “glorificate” nei dolci natalizi, i grappoli di uva più belli erano appesi ad appassire, conservati per i pranzi delle feste. Le cotogne, che si cuocevano unitamente ad alcune pere dure che non maturavano mai, in un paese della Valle Subequana (Castelvecchio Subequo ) assumevano un carattere rituale, era usanza infatti che i ragazzini maschi facessero il giro dei parenti e del paese intero portando l’augurio di Buon Anno in tutte le case. La cantilena rituale era : “Bongiorne, Boncapedanne, mille de quiste juorne, cacce ‘nu petecugne appulmunète” che tradotto suona così: -Buongiorno, Buoncapodanno, mille di questi giorni, tira fuori un melocotogno ben maturo-.
In questa interessante pubblicazione è inserita l'esperienza di salvaguardia della biodiversità del Giardino della Memoria di Lucoli e vengono citati tutti i personaggi che ci aiutano e ci hanno aiutato a realizzarlo.

Melo "cipolla"

Pero cotogno
Melo "gelata d'Abruzzo"


Susino "goccia d'oro"

Mela renetta aranciata
Concludiamo con le bellissime foto dei frutti del Giardino della Memoria.
Per leggere questo interessante quaderno vi forniamo il link: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/quaderni/natura-e-biodiversita/frutti-dimenticati-e-biodiversita-recuperata-lazio-abruzzo.
Ringraziamo l'ISPRA per la grande opportunità di divulgazione del nostro lavoro concessaci.

domenica 9 luglio 2017

MESI DI LAVORO HANNO PRODOTTO UN MERITATO RISULTATO OGGI A CAMPO FELICE


Grazie alla collaborazione dell' ex Assessore al Territorio del Comune di Lucoli con ENCI, con la Regione Abruzzo e con  il Parco Naturale Regionale Sirente Velino, è stato possibile organizzare per il 6-7-8 e 9 Luglio la manifestazione di Campo Felice, in corso di svolgimento, finalizzata alla premiazione di un Master a quaglie e per le prove d’Eccellenza per razze da ferma inglesi.

La manifestazione è stata organizzata con senso di responsabilità anche nei confronti dell'ambiente.

Ci dispiace che questo risultato arrivi in un momento in cui il Comune di Lucoli è commissariato: purtroppo, talvolta, i risultati si concretizzano nel momento sbagliato, in cui tutto sembra essere perduto, ciò non significa che non vadano riconosciuti gli sforzi fatti. 

Ringraziamo tutti coloro, tra gli amministratori, appassionati e tecnici che si sono adoperati al raggiungimento di un così importante traguardo per Campo Felice e per Lucoli.

Si ringrazia Roberto Tinari per la concessione delle foto della manifestazione









Foto Rita Mikucionyte

Foto Rita Mikucionyte

venerdì 7 luglio 2017

LA NOTIZIA SUI GIORNALI. "LUCOLI: SI DIMETTONO ASSESSORI E CONSIGLIERI, SINDACO SENZA MAGGIORANZA".



Pubblicazione: 06 luglio 2017 alle ore 12:36
LUCOLI - Con le dimissioni del vice sindaco Rossano Soldati, dell'assessore Marco Sterponi e dei consiglieri Alfredo Pace e Felicetta Sponta, il sindaco di Lucoli (L'Aquila) Gianluca Marrocchi non ha più la maggioranza per amministrare.
Il segretario comunale ha così scritto al prefetto Giuseppe Linardi per comunicare la situazione.
Il sindaco, dal canto suo, esclude le dimissioni: "Non credo di aver commesso errori e quindi sarà il prefetto a sciogliere il Consiglio comunale", ha detto al Messaggero.
Eletto due anni fa con la lista Proposta per Lucoli, Marrocchi è al suo primo mandato e non esclude la ricandidatura.


Triste epilogo di governo di un territorio.
Non siamo politici e siamo sempre stati lontani dalla politica (per questo nessun sostegno ci ha mai gratificato) ma sentiamo l’urgenza di politiche "alte" per le terre alte dell’Italia interna. La questione è "l’altezza", avere cioè uno sguardo verso il futuro. I paesi italiani sono un patrimonio universale anche se sono con mille abitanti. 
E gli amministratori di Lucoli che, "credono di non aver commesso errori", si sono incagliati e con i piedi piombati, in due anni, di futuro ne hanno costruito poco.
Come si fa a non vedere che la questione dell’Italia è la questione dei paesi? Per anni ci siamo attardati sulla questione meridionale e invece c’era una storia che riguardava tutta la penisola, era la storia dell’Italia alta, dell’Italia interna, quella delle montagne.
L’Italia ha un asso nella manica, i suoi paesi, e non lo usa. 
L’assunto è che l’Italia interna non è un  problema, ma una mancata opportunità per il paese. 
Lucoli non ce la farà mai, con queste prassi di governo locale, a fermare l’anoressia demografica dando forza ai servizi essenziali di cittadinanza: scuola, sanità, ricostruzione di una comunità. A questa base si dovrebbero aggiungere le azioni di sviluppo locale che in tutte le regioni hanno come fuoco centrale il valore dell’agricoltura e dei prodotti tipici, del paesaggio, della tutela delle ricchezze storico architettoniche e del turismo. Forse più che del teatrino della politica bisognerebbe istituire delle "scuole di montagna". Bisognerebbe riflettere sul valore di tutta una serie di mestieri che vanno perdendosi. E' per questo che una'Associazione locale ogni anno organizza una manifestazione sui mestieri artigianali (è ben poco, ma è lo stesso uno sforzo).  Ma  ci si scontra con una burocrazia troppo lenta e con una politica dal fiato corto, attratta dalle azioni che fanno notizia ed è così che si "costruisce" poco.
Siamo convinti che si debba ripartire dai luoghi il che significa ripartire da un patrimonio di biodiversità straordinario. Non parliamo di luoghi della penuria, ma di luoghi della ricchezza. E lo stesso vale per la sociodiversità anche se conflittuale, riottosa, gelosa e con una memoria sugli sgarbi ricevuti da elefante. Questo non favorisce le relazioni virtuose e la collaborazione, eppure non bisogna arrendersi.
La notizia riportata dai giornali rappresenta una fallimento, un'occasione perduta, eppure dobbiamo uscire dal clima depressivo. NoiXLucoli è convinta che la prima infrastruttura su cui lavorare è di tipo morale, è l’infrastruttura della fiducia.
Il pensatore di Rodin
Noi ci saremo e non ci fermeremo per continuare a rendere vivo questo territorio facendolo conoscere ad un pubblico esterno e facendolo vivere con interesse da quello interno.
Auguri a tutti noi!